Macrozamia heteromera è una piccola cicadea senza tronco visibile dell’interno del Nuovo Galles del Sud, in Australia, che cresce soprattutto sui monti Warrumbungle e a sud-ovest di questo massiccio, in boschi secchi di eucalipti. Appartiene al genere Macrozamia e si riconosce da un carattere raro tra le cicadee: le sue foglioline sono per lo più biforcate, divise una o due volte. Descritta già nel 1884, ha a lungo compreso piante oggi separate in diverse specie, tra cui Macrozamia glaucophylla, l’antica varietà Macrozamia heteromera var. glauca. Nelle collezioni europee è quasi assente, ma l’Orto Botanico di Napoli la coltivava in serra all’inizio degli anni Ottanta.
In sintesi: Macrozamia heteromera
- Nome accettato: Macrozamia heteromera C.Moore (1884), pubblicato sul Journal and Proceedings of the Royal Society of New South Wales 17: 122 (The World List of Cycads; POWO non consultato direttamente)
- Nomi precedenti e sinonimi: Macrozamia heteromera f. heteromera (Schuster, 1932); altri due nomi di Schuster (f. harmsii, var. dicranophylloides) sono nomi dubbi; le varietà glauca e tenuifolia di Moore corrispondono oggi a Macrozamia glaucophylla e a Macrozamia stenomera
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in inglese, nelle fonti consultate
- Distribuzione naturale: Australia, interno del Nuovo Galles del Sud: monti Warrumbungle e regione a sud-ovest; segnalato anche a Warialda e a Howell (PlantNET)
- Stato IUCN: a minor preoccupazione (LC), valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads; Lista Rossa non consultata direttamente)
- CITES e altre tutele: appendice II (annotazione #4); allegato B nell’Unione europea; nessuna iscrizione trovata negli elenchi australiani delle specie minacciate
- Rusticità documentata: nessun valore misurato né riscontro di coltivazione; classificata tra i Macrozamia più rustici da uno specialista australiano, secondo un messaggio di forum (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura boschi secchi sotto copertura di eucalipti, su suoli silicei poveri, sabbiosi o sassosi, derivati da rocce vulcaniche acide; in coltivazione non documentati
- Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 8-25 cm di diametro secondo le fonti; da 2 a 10 foglie di 45-90 cm
- In Italia: coltivata in serra all’Orto Botanico di Napoli secondo un articolo uscito nel 1984, che ne ha studiato i cromosomi; presenza attuale non confermata (vedi In Italia)
- Tossicità: semi contenenti macrozamina (Ladd et al., 1993, citati da Asmussen); tossicità di tutto il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Macrozamia heteromera?
È una piccola pianta con poche foglie verde medio, le cui foglioline strette sono quasi tutte biforcate. Secondo la Flora of Australia (Hill, 1998), si distingue dalle specie vicine per le foglioline verde medio, strette, generalmente divise, e per le foglioline altrettanto divise delle plantule.
- Fusto: sotterraneo, di 15-25 cm di diametro secondo la Flora of Australia, di 8-15 cm secondo la flora del Nuovo Galles del Sud (PlantNET).
- Foglie: da 2 a 8 per corona secondo la Flora of Australia, fino a 10 secondo PlantNET e la PACSOA (per lo più 4-6), lunghe 45-90 cm, mediamente carenate, verde medio, da opache a semilucide, dapprima erette poi distese.
- Picciolo: di 15-20 cm (5-12 cm secondo PlantNET), senza spine: le foglioline inferiori non si riducono a spine.
- Foglioline: da 60 a 100 per foglia (80-130 secondo PlantNET), lunghe 10-21 cm, divise una o due volte, raramente semplici; i segmenti sono larghi 1,5-4 mm, con stomi sulle due facce. Secondo la PACSOA la divisione più frequente dà due segmenti, ma una fogliolina può biforcarsi vicino al rachide e dare tre, quattro e molto raramente cinque segmenti; le ultime foglioline, verso l’apice, restano spesso intere. Si inseriscono a «V» sul rachide, con un callo giallo crema alla base.
- Coni maschili: fusiformi, di 14-21 cm per 4,5-5,5 cm; fino a quattro per pianta (PACSOA).
- Coni femminili: ovoidi, di 12-17 cm per 7-9 cm (10-25 cm secondo PlantNET); in genere solitari, talvolta in coppia (PACSOA).
- Semi: ovoidi e appiattiti, di 26-31 mm per 20-25 mm, con sarcotesta rossa (scarlatta secondo PlantNET).
Le differenze di misura tra la Flora of Australia e PlantNET derivano forse dal fatto che le due flore non hanno esaminato le stesse popolazioni; le fonti non le spiegano.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido che coinvolga Macrozamia heteromera. La PACSOA segnala invece un’importante popolazione di ibridi tra due specie vicine dello stesso complesso, Macrozamia diplomera e Macrozamia polymorpha, nel sud della foresta di Pilliga; prima del 1998 queste piante erano raggruppate con Macrozamia heteromera sotto il nome di «forma verde».
Possibili confusioni
Macrozamia heteromera appartiene a un gruppo di piccole specie dell’interno del Nuovo Galles del Sud con foglioline spesso biforcate, facili da confondere tra loro.
- Macrozamia glaucophylla: più grande, con foglie più lunghe, sempre blu o grigie, dall’aspetto «cespuglioso» (Flora of Australia, PACSOA).
- Macrozamia stenomera: foglioline divise più volte, il che secondo la PACSOA lo rende facile da riconoscere.
- Macrozamia polymorpha: dimensioni e numero di foglie simili, ma foglioline generalmente intere.
- Macrozamia diplomera: specie vicina, talvolta confusa con lui nella storia degli avvelenamenti del bestiame (vedi Tossicità e precauzioni).
Tassonomia
Macrozamia heteromera è accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu descritta da Charles Moore nel 1884 sul Journal and Proceedings of the Royal Society of New South Wales (17: 122). Il raccoglitore del tipo non è noto: si tratta di una raccolta fatta verso il 1845 nelle Warrumbungle Ranges, conservata nell’erbario di Sydney (NSW 40720) e designata come lectotipo da L.A.S. Johnson nel 1959.
Nello stesso articolo Moore descriveva due varietà. La prima, Macrozamia heteromera var. glauca, è oggi un sinonimo di Macrozamia glaucophylla D.L.Jones (1998); la seconda, Macrozamia heteromera var. tenuifolia, un sinonimo di Macrozamia stenomera L.A.S.Johnson (1959), secondo The World List of Cycads. Nel 1932 Julius Schuster moltiplicò forme e varietà; due dei suoi nomi, f. harmsii e var. dicranophylloides, sono oggi considerati dubbi. Secondo la PACSOA, la revisione del complesso fatta da David Jones nel 1998 ha separato da Macrozamia heteromera le specie Macrozamia glaucophylla e Macrozamia polymorpha. In concreto, una pianta etichettata Macrozamia heteromera prima del 1998, soprattutto se blu, può appartenere a una di queste specie.
La Flora of Australia definisce questo complesso con foglie che portano stomi sulle due facce, quasi dello stesso colore sopra e sotto, e foglioline spesso divise. La PACSOA colloca Macrozamia heteromera nella sezione Parazamia, quella delle piccole specie senza foglioline spinose. Lo studio filogenomico di Habib et al. (2022), condotto su 39 specie, conclude che questa tradizionale divisione in sezioni non rispecchia la storia evolutiva del genere.
Anche la citologia vi ha contribuito, a Napoli: nell’articolo uscito nel 1984, Aldo Moretti, dell’Istituto di Botanica dell’Università di Napoli, ha esaminato con la chinacrina, un colorante fluorescente che evidenzia l’eterocromatina, i cromosomi di nove Macrozamia coltivati in serra all’Orto Botanico di Napoli, tra cui Macrozamia heteromera. Tutte le specie hanno mostrato lo stesso cariotipo, con 2n = 18 cromosomi (quattro coppie di metacentrici, quattro di submetacentrici e una di telocentrici) e bande fluorescenti intense nelle regioni centromeriche; per Macrozamia heteromera questi risultati concordano con quelli pubblicati da Marchant nel 1968.
Etimologia e storia
L’epiteto unisce il greco hetero-, «diverso», e -merus, «parte», con allusione alle foglioline talvolta divise e variamente biforcate (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads). Secondo la PACSOA, Moore aveva notato il loro carattere «diverso» e «variabile».
Prima della revisione del 1998 gli amatori distinguevano una «forma blu» e una «forma verde» di Macrozamia heteromera. Secondo la PACSOA, la prima corrisponde a Macrozamia glaucophylla; la seconda riuniva il vero Macrozamia heteromera, Macrozamia polymorpha e gli ibridi del sud della Pilliga.
Nomi comuni
Non è stato trovato alcun nome comune attestato, né in italiano né in inglese: si usa il nome scientifico. La parola «burrawang», applicata a diversi Macrozamia del Nuovo Galles del Sud, non è propria di questa specie.
In natura
Macrozamia heteromera vive soprattutto sui monti Warrumbungle e a sud-ovest di questo massiccio (Flora of Australia); PlantNET lo colloca principalmente nella regione della Pilliga e dei Warrumbungle, con stazioni a Warialda e a Howell. Tra le raccolte citate dalla Flora of Australia figurano il parco nazionale dei Warrumbungle, Mendooran e Gilgandra. Cresce in modo sparso in boschi secchi di eucalipti, su suoli silicei poveri che ricoprono rocce vulcaniche acide. Secondo la PACSOA occupa i pendii ondulati pedemontani e le colline sassose, in esemplari isolati, talvolta in piccoli popolamenti localizzati, ma mai in grandi popolamenti fitti; i coni compaiono in modo molto irregolare.
Per il clima la PACSOA cita Coonabarabran, a 509 m di quota: 735 mm di pioggia all’anno, distribuiti su 80 giorni, minime invernali di −3,6 °C e massime estive di 35,9 °C raggiunte almeno una volta alla settimana in luglio e in gennaio, e 76 giorni di gelo all’anno.
Stato di conservazione e normativa
Macrozamia heteromera non è minacciato. La Lista Rossa della IUCN lo classifica a minor preoccupazione (LC), secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 e ripresa da The World List of Cycads. Nell’Atlas of Living Australia non compare alcuna iscrizione negli elenchi australiani delle specie minacciate.
Per il commercio internazionale rientra, come gli altri Macrozamia, nell’appendice II della CITES, con l’annotazione #4 che esenta in particolare i semi (iscrizione in vigore al 5 marzo 2026), e nell’Unione europea, e quindi in Italia, nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati sono oggi fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026, secondo Species+, consultato il 2 ottobre 2026. Esigete una pianta nata da seme e verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione.
Coltivazione
Nessuna fonte pubblicata descrive la coltivazione di Macrozamia heteromera, e nessun coltivatore ne parla sui forum consultati. Le indicazioni seguenti si basano sul suo habitat e sull’esperienza acquisita con il genere.
- Suolo: molto drenante, povero, sabbioso o sassoso, come i suoli silicei del suo areale.
- Luce: in natura, sotto la copertura rada di un bosco di eucalipti.
- Annaffiatura: al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, l’esperienza acquisita con il genere Macrozamia (non con questa specie, che il giardino non coltiva) indica che d’estate, se non piove, un’annaffiatura alla settimana è il minimo e due sono l’optimum; un gelo che arriva su un suolo impregnato d’acqua è più pericoloso di un gelo secco. Il clima del Var è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia: questi riferimenti, pur restando un’esperienza francese, valgono anche per il coltivatore italiano.
- Crescita: molto lenta. Secondo un vivaista specializzato del forum francese Fous de palmiers (2014), per questi piccoli Macrozamia servono almeno 15-20 anni per ottenere una pianta adulta.
In Italia
Negli orti botanici. Macrozamia heteromera è documentata all’Orto Botanico di Napoli: l’articolo di Aldo Moretti pubblicato nel 1984 sulla rivista del giardino, Delpinoa (vol. 23-24, annate 1981-82), la elenca tra le nove specie di Macrozamia coltivate in serra e ne ha esaminato i cromosomi (vedi Tassonomia). Il dato ha oltre quarant’anni: nel volume 2007 (uscito nel 2011) il genere Macrozamia figura ancora tra quelli «ampiamente rappresentati» nella collezione, ma senza elenco delle specie, e la descrizione delle serre pubblicata nel 2019 cita soltanto Macrozamia moorei. La presenza attuale della specie non è quindi confermata. Inoltre la pianta di Napoli fu studiata prima della revisione del 1998: secondo la tassonomia attuale, una pianta allora chiamata Macrozamia heteromera poteva appartenere anche a Macrozamia glaucophylla o a Macrozamia polymorpha; nessuna fonte permette di verificarlo. Le serre di Napoli, destinate alla conservazione, non sono sempre visitabili. Non è stata trovata alcuna altra menzione negli orti botanici italiani.
Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente la ricerca del nome, fatta nell’ottobre 2026, non dà alcun risultato. Non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia o la Sardegna.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene per seme. Servono una pianta maschile, una femminile e, fuori dall’Australia, un’impollinazione manuale; i coni sono rari e irregolari. Le plantule hanno già foglioline divise, il che aiuta a identificarle (Flora of Australia). Pulite i semi con i guanti.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. Nei Macrozamia un suolo fradicio favorisce il marciume delle radici, e le cocciniglie sono il parassita citato più spesso sui forum.
Rusticità
La resistenza al freddo di Macrozamia heteromera non è nota: non è stato misurato alcun valore e non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione.
In Italia e nel sud della Francia
Sul forum italiano Tropicamente e sul forum francese Fous de palmiers, riletti nell’ottobre 2026, non è stata trovata alcuna prova all’aperto, in nessuna regione. Il clima del sud-est della Francia (Var, Alpi Marittime, Bocche del Rodano, Linguadoca, Corsica) è vicino a quello di molte regioni italiane, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano; per questa specie, però, esistono soltanto pareri indiretti:
- Nel 2014 un membro del forum Fous de palmiers ha riferito la classifica di uno specialista australiano delle cicadee, Bruce Ironmonger, che colloca Macrozamia heteromera tra i Macrozamia «più rustici», quelli dei dintorni di Coonabarabran e della Pilliga; questa classifica non indica alcuna temperatura.
- Un altro membro dello stesso forum, nel Rossiglione (Pirenei Orientali, Francia), precisava nel 2014 che in questo gruppo il suo Macrozamia diplomera aveva sopportato −7 °C senza danni in serra non riscaldata: si tratta però di un’altra specie.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro. Il clima di Coonabarabran (76 giorni di gelo all’anno, minime settimanali di −3,6 °C in luglio) dà un’idea delle condizioni dell’areale, senza dire che cosa la pianta sopporti. La scheda inglese del sito, che annuncia una rusticità di −5 / −8 °C, non cita alcuna fonte; questo valore non è ripreso. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, al riparo dalle gelate umide, resta la scelta prudente.
Tossicità e precauzioni
Sì, Macrozamia heteromera è tossico. Secondo Asmussen (2011), le analisi di Ladd et al. (1993) hanno trovato macrozamina nelle mandorle di sei Macrozamia, tra cui Macrozamia heteromera, con tenori inferiori a quelli di Macrozamia miquelii e di Macrozamia moorei. Questa sostanza libera nell’intestino una potente tossina del fegato, e le foglie dei Macrozamia provocano nei bovini un danno nervoso irreversibile (Healy, 1967).
La PACSOA corregge un errore diffuso: la morte in massa di pecore nella regione di Coonabarabran nel 1929 non è dovuta a Macrozamia heteromera ma, senza alcun dubbio, a Macrozamia diplomera, come mostra un rapporto veterinario uscito nel giugno 1930 sull’Agricultural Gazette of New South Wales, con la fotografia di una delle piante in causa. Tenete la pianta e i semi fuori dalla portata di bambini, cani e gatti, usate guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Non è stato trovato alcun uso proprio di Macrozamia heteromera. Lo studio di Asmussen (2011) sul consumo dei semi di Macrozamia da parte degli Aborigeni cita la specie soltanto per il suo contenuto di macrozamina.
Domande frequenti
Perché le foglioline di Macrozamia heteromera sono biforcate?
È un carattere della specie e di alcune specie vicine dell’interno del Nuovo Galles del Sud. Le sue foglioline si dividono una o due volte, da cui il nome, che significa «dalle parti diverse». Nessuna fonte consultata ne spiega l’utilità per la pianta.
È la stessa pianta di Macrozamia glaucophylla?
No. Macrozamia glaucophylla, l’antica «forma blu» o var. glauca di Macrozamia heteromera, è una specie distinta dal 1998: più grande, con foglie più lunghe e sempre blu o grigie. Macrozamia heteromera ha foglie verde medio.
Macrozamia heteromera ha avvelenato delle pecore nel 1929?
No. Secondo la PACSOA, l’intossicazione del 1929 vicino a Coonabarabran è dovuta a Macrozamia diplomera, come ha stabilito un rapporto veterinario del 1930. Macrozamia heteromera resta comunque tossico.
Resiste al gelo?
Non si sa. Vive in una regione dove gela spesso, e uno specialista australiano lo colloca tra i Macrozamia più rustici, ma non è stato pubblicato alcun valore né alcuna prova. Coltivatelo prima in vaso, al riparo dalle gelate umide.
Dove vederlo in Italia?
L’unica fonte trovata è l’Orto Botanico di Napoli, che lo coltivava in serra all’inizio degli anni Ottanta; la sua presenza attuale non è confermata e le serre di conservazione non sono sempre aperte al pubblico. Informatevi presso il giardino prima della visita.
La specie è minacciata?
No. La IUCN la classifica a minor preoccupazione (2022). Come tutte le cicadee, rientra tuttavia nella CITES.
Si può coltivare in Italia?
Forse, ma nessuno lo ha documentato. La pianta è rarissima in commercio e cresce molto lentamente. Un vaso profondo, un substrato sabbioso molto drenante e uno svernamento all’asciutto sono le precauzioni più sicure.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Macrozamia heteromera: https://cycadlist.org/scientific_name/393 — nome accettato, pubblicazione originale, lectotipo, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN 2022; esportazione dei nomi (varietà, forme e nomi dubbi). Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Flora of Australia (ABRS), Macrozamia heteromera, di K.D. Hill: https://profiles.ala.org.au/opus/foa/profile/Macrozamia%20heteromera — descrizione con misure, caratteri del complesso, distribuzione, habitat, cromosomi, raccolte. Flora ufficiale australiana; consultata direttamente.
- PlantNET, flora del Nuovo Galles del Sud, Macrozamia heteromera: https://plantnet.rbgsyd.nsw.gov.au/cgi-bin/NSWfl.pl?page=nswfl&lvl=sp&name=Macrozamia~heteromera — descrizione, distribuzione (Warialda, Howell). Flora istituzionale; consultata direttamente.
- PACSOA Wiki, Macrozamia heteromera: https://www.pacsoa.org.au/wiki/index.php/Macrozamia_heteromera — storia delle forme, habitat, clima di Coonabarabran, divisione delle foglioline, coni, intossicazione del 1929, affinità. Società specializzata, affidabile per le osservazioni di campo; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Macrozamia heteromera: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/14960/legal — appendice II della CITES (annotazione #4), allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale; consultata il 2 ottobre 2026.
- EUR-Lex, regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:31997R0338 — quadro giuridico dell’allegato B nell’Unione europea. Testo ufficiale.
- Orto Botanico di Napoli, Moretti A., «Quinacrine fluorescence analysis of the chromosomes of Macrozamia», Delpinoa 23-24: 129-136 (vol. 1981-82, uscito nel 1984): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_23-24_1981-82_%5B1984%5D/Delpinoa_23-24_1981-82_%5B1984%5D_129-136.pdf — Macrozamia heteromera coltivata in serra a Napoli (tabella 1), cariotipo e fluorescenza dei cromosomi. Pubblicazione scientifica del giardino, affidabile per quella data; letta per intero l’11 ottobre 2026.
- Orto Botanico di Napoli, Menale B. e De Luca P., «L’Orto Botanico di Napoli», Delpinoa 49: 111-135 (vol. 2007, uscito nel 2011): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D_111-135.pdf — genere Macrozamia «ampiamente rappresentato» nella collezione, senza elenco delle specie. Pubblicazione del giardino; letta il 10 ottobre 2026.
- Orto Botanico di Napoli, Sibilio G., «The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy», Delpinoa 56-57: 69-103 (vol. 2014-2015, uscito nel 2019): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_56-57_2014-15_%5B2019%5D/Delpinoa_n_s_56-57_2014-15_%5B2019%5D_069-103.pdf — descrizione delle Serre Califano, dove tra i Macrozamia è citato soltanto Macrozamia moorei. Pubblicazione del giardino; letta il 10 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Notes concernant la rusticité des Macrozamia»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=17538 — classifica di rusticità riferita (#p323061), crescita e origine delle piante del commercio (#p323091), Macrozamia diplomera a −7 °C (#p323121). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo; discussione letta per intero.
- Tropicamente, ricerca «heteromera»: https://www.tropicamente.it/forums/search/heteromera/ — nessun messaggio sulla specie. Forum italiano di coltivatori; ricerca fatta l’11 ottobre 2026.
Bibliografia
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