Ceratozamia alvarezii

Ceratozamia alvarezii è una piccola cicadea endemica della Sierra Madre del Chiapas, in Messico, dove è nota soltanto nei comuni di Cintalapa e di Jiquipilas, in foreste di querce e di pini su rocce calcaree, tra 900 e 1.450 m di quota. Descritta nel 1999, questa specie del genere Ceratozamia si riconosce dal fusto spesso ramificato e dalle foglie con numerose foglioline strette. La IUCN la classifica in pericolo.

L’essenziale su Ceratozamia alvarezii

  • Nome accettato: Ceratozamia alvarezii Pérez-Farr., Vovides & Iglesias (1999), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla monografia del 2022; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; in Chiapas «espadaña cimarrona», «palma» e «palmita»
  • Distribuzione naturale: Messico, Chiapas (Sierra Madre del Chiapas, comuni di Cintalapa e di Jiquipilas), da 900 a 1.450 m
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri A2acd; B1ab(i,iii,v)+2ab(i,iii,v); C1), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1985); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, foresta rada di querce o di pini e querce, su rocce calcaree
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto da 10 a 60 cm, spesso ramificato; foglie da 0,36 a 1,25 m
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia alvarezii?

È una pianta di piccole dimensioni, con il fusto spesso ramificato e foglie che portano numerose foglioline strette, da lineari a lanceolate, larghe meno di un centimetro. La descrizione originale (Pérez-Farrera e collaboratori, 1999) e la monografia del 2022 forniscono queste misure:

  • Fusto: subgloboso e poi cilindrico con l’età, in parte interrato, lungo da 10 a 50 cm (fino a 60 cm secondo la monografia) e largo da 9 a 30 cm, liberamente ramificato secondo la descrizione originale;
  • Foglie: da 4 a 18 secondo la descrizione originale (da 2 a 30, a volte 40, secondo la monografia), in una corona aperta, lunghe da 54 a 109 cm (da 36 a 125 cm secondo la monografia), brune quando spuntano; picciolo da 14 a 42 cm e rachide da 25 a 66 cm, entrambi armati di aculei corti e robusti;
  • Foglioline: da 24 a 62 per foglia secondo la descrizione originale, opposte o subopposte, lineari-lanceolate, piatte, coriacee (papiracee secondo la monografia), verde scuro sulla pagina superiore, lunghe da 16 a 32,5 cm e larghe da 4 a 9 mm; da 5 a 9 nervature; articolazione verde;
  • Coni maschili: da cilindrici a conici, da 11 a 31 cm per 2,5-4,5 cm, da verde chiaro a verde oliva, poi giallo crema;
  • Coni femminili: da cilindrici a forma di botte, da 14,5 a 19 cm (fino a 27 cm secondo la monografia), verde oliva poi bruno ocra, su un peduncolo spesso ed eretto;
  • Semi: da 1,7 a 2,5 cm (da 2,5 a 3 cm e sferici secondo la monografia), con polpa bianca e poi giallo crema.

I cromosomi sono stati contati: 2n = 16, come nelle altre Ceratozamia studiate.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.

Possibili confusioni

Ceratozamia alvarezii somiglia soprattutto alle altre specie a foglioline strette del Messico meridionale:

  • Ceratozamia mirandae, anch’essa del Chiapas, è la più vicina secondo la monografia: a livello di popolazione ha foglie e coni femminili più grandi, e semi più corti;
  • Ceratozamia matudae ha anch’essa foglioline strette, ma il peduncolo del cono femminile è lungo, sottile e coricato, e l’articolazione delle foglioline è gialla;
  • Ceratozamia norstogii è una pianta molto più grande, con il fusto eretto non ramificato e il rachide attorcigliato a spirale;
  • Ceratozamia sabatoi, del Querétaro e dell’Hidalgo, ha foglioline più larghe e più lunghe, con 9-14 nervature;
  • Ceratozamia chimalapensis, dell’Oaxaca, ha un fogliame simile, ma coni femminili molto più lunghi e semi ovali.

Tassonomia

Ceratozamia alvarezii non ha mai cambiato nome. I suoi autori la collocavano nel gruppo delle specie a foglioline lineari-lanceolate definito da Stevenson e collaboratori (1986), insieme a Ceratozamia matudae, Ceratozamia sabatoi e Ceratozamia kuesteriana.

Gli studi genetici recenti la collocano però in un altro insieme. Lo studio di Habib e collaboratori (2023), basato su 3.954 geni nucleari, colloca Ceratozamia alvarezii nel sottoclade norstogii del clade Miqueliana, insieme a Ceratozamia norstogii, Ceratozamia mirandae, Ceratozamia chimalapensis e Ceratozamia vovidesii. A seconda dei dati analizzati, risulta il gruppo fratello di tutte queste specie oppure la parente più stretta di Ceratozamia chimalapensis. Uno studio sulla morfologia dei coni (2024) osserva che la forma ellittica delle squame maschili, comune a Ceratozamia alvarezii, Ceratozamia whitelockiana, Ceratozamia mirandae e Ceratozamia chimalapensis, è una novità evolutiva propria di questo clade.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Miguel Álvarez del Toro (1917-1996), naturalista, già direttore dell’Istituto di storia naturale del Chiapas e considerato uno dei primi difensori della natura in Messico: grazie ai suoi sforzi sono nate le prime riserve biologiche dello Stato.

La specie è stata scoperta durante esplorazioni botaniche in una zona da poco dichiarata riserva della biosfera della Sierra Madre del Chiapas. L’esemplare tipo, una pianta maschile, è stato raccolto il 4 marzo 1996 da Miguel Angel Pérez-Farrera (n. 889) al Rancho El Cafetal, nel comune di Cintalapa, a 950 m; l’olotipo è conservato nell’erbario CHIP, gli isotipi negli erbari F, MEXU e MO. Prima di descriverla, gli autori hanno coltivato per due anni piante di questa specie e di Ceratozamia matudae nelle stesse condizioni, per verificare che le differenze si mantenessero. La descrizione è uscita nel 1999 sulla rivista Novon, con una tavola di Edmundo Saavedra disegnata da una pianta viva dell’orto botanico Clavijero di Xalapa.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano. La monografia del 2022 riporta, dalle etichette d’erbario, i nomi spagnoli «espadaña cimarrona» e «palma» o «palmita», usati in Chiapas. «Palma» e «palmita» si applicano anche ad altre cicadee e a diverse palme.

In natura

Ceratozamia alvarezii vive nella Sierra Madre del Chiapas, al confine tra la foresta di pini e querce e la foresta di querce, su rocce calcaree, tra 900 e 1.450 m. La descrizione originale descrive, a 950 m, una foresta di Quercus magnifolia, Quercus elliptica e Pinus oocarpa, con un sottobosco arbustivo di Calliandra houstoniana.

Nel 1999 gli autori conoscevano soltanto due popolazioni, in un’unica zona geografica, e hanno omesso di proposito le località precise per scoraggiare la raccolta illegale. La monografia del 2022 cita raccolte nei due comuni, tra 900 e 1.450 m.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia alvarezii è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa IUCN, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (criteri A2acd; B1ab(i,iii,v)+2ab(i,iii,v); C1). Già nel 1999 gli autori la giudicavano minacciata, perché le foreste di querce in cui vive venivano trasformate in terreni agricoli.

Come tutto il genere, è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985. In Italia, come in tutta l’Unione europea, figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026; Species+ la cita espressamente. I semi non godono di alcuna esenzione. Possono essere commercializzate soltanto piante nate da riproduzione artificiale, accompagnate dai loro documenti. Stati consultati il 2 ottobre 2026 su The World List of Cycads e Species+; verificate la normativa in vigore.

Coltivazione

Non è stata trovata alcuna scheda di coltivazione pubblicata per Ceratozamia alvarezii. L’orto botanico Clavijero di Xalapa coltiva dagli anni Novanta piante provenienti dalla località tipo, e gli autori hanno constatato che in coltivazione conservano i caratteri osservati in natura. Il suo ambiente, una foresta rada di media quota su calcare, fa pensare a una pianta da luce filtrata e da suolo ben drenato; sono deduzioni, non risultati di coltivazione.

Moltiplicazione

La semina è l’unico metodo documentato per il genere. Poiché la pianta è dioica, servono semi fecondati. In teoria il fusto ramificato potrebbe fornire polloni, ma nessuna fonte descrive la loro radicazione per questa specie.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia per questa specie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Ceratozamia alvarezii al freddo o alla siccità.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, in nessuna zona climatica (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole). Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è segnalata alcuna coltivazione, né sul litorale mediterraneo, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca del 2 ottobre 2026).

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro datato è stato trovato con le ricerche sul web; le discussioni di PalmTalk sono accessibili solo per estratti, senza risultati per questa specie. Il suo ambiente, tra 900 e 1.450 m in una foresta di pini e querce del Chiapas, è più fresco delle foreste tropicali di pianura, ma per le sue stazioni non è stata pubblicata alcuna temperatura minima.

Tossicità e precauzioni

Nessuno studio di tossicità riguarda questa specie o il genere. Nelle altre cicadee, i semi e i tessuti contengono cicasina e macrozamina, da cui deriva il metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. La monografia del 2022 segnala tuttavia che i semi di Ceratozamia alvarezii vengono consumati localmente, senza precisare come sono preparati: non è in alcun modo una garanzia di innocuità. Tenete semi e foglie lontano da bambini e animali, e in caso di ingestione contattate un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Secondo un’etichetta d’erbario citata dalla monografia del 2022 (raccolta tipo del 1996), i semi sono usati come alimento. Non è indicato alcun dettaglio sulla loro preparazione.

Domande frequenti

Dove cresce Ceratozamia alvarezii?

Soltanto in Chiapas, in Messico, nella Sierra Madre, nei comuni di Cintalapa e di Jiquipilas, in foreste di querce e di pini su calcare, tra 900 e 1.450 m.

Da dove viene il suo nome?

Da Miguel Álvarez del Toro, naturalista del Chiapas morto nel 1996, pioniere della tutela della natura in Messico e fondatore delle prime riserve dello Stato.

Come distinguerla da Ceratozamia mirandae?

Con difficoltà, perché le due specie si somigliano molto. A livello di popolazione, Ceratozamia alvarezii ha foglie più corte, coni femminili più piccoli e semi più lunghi.

È minacciata?

Sì. È classificata in pericolo dalla IUCN dal 2022: il suo areale è molto ridotto e le sue foreste vengono disboscate per l’agricoltura.

Resiste al freddo?

Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna prova né alcun riscontro di coltivazione, e non si conosce alcuna temperatura minima per il suo ambiente.

I suoi semi sono commestibili?

No, vanno considerati tossici. Un consumo locale è segnalato, ma senza indicazioni sulla preparazione, e i semi delle cicadee contengono tossine gravi per il fegato e il sistema nervoso.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Pérez-Farrera, M.A., Vovides, A.P. & Iglesias, C. (1999). A new species of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales) from Chiapas, Mexico. Novon 9(3): 410-413. [Descrizione originale, habitat, cromosomi, chiave; testo integrale consultato.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. DOI: 10.3897/phytokeys.208.80382. [Testo integrale consultato.]
  • Habib, S., Gong, Y., Dong, S., Lindstrom, A., Stevenson, D.W., Wu, H. & Zhang, S. (2023). Phylotranscriptomics shed light on intrageneric relationships and historical biogeography of Ceratozamia (Cycadales). Plants 12(3): 478. DOI: 10.3390/plants12030478. [Filogenesi; testo integrale consultato.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F., Gernandt, D.S., Huesca-Domínguez, I. & Stevenson, D.W. (2024). Evolutionary trends of reproductive phenotype in Cycadales: an analysis of morphological evolution in Ceratozamia. Annals of Botany 134(4): 631-650. DOI: 10.1093/aob/mcae058. [Forma delle squame maschili; testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia alvarezii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42122A2959813. DOI: 10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42122A2959813.en. [Categoria e criteri ripresi da The World List of Cycads; Lista rossa non consultata direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. DOI: 10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento; consultata direttamente.]