Cycas media

Cycas media è una cicadea arborescente endemica del Queensland orientale, in Australia, diffusa e localmente comune nelle foreste aperte o chiuse che vanno dal sud di Mackay fino alla costa della penisola di Capo York. Robert Brown la descrisse nel 1810 insieme a Cycas angulata: questa specie del genere Cycas è quindi una delle due prime cicadee australiane ad aver ricevuto un nome. Nel 1873 George Bentham vi riunì tutte le Cycas dell’Australia, e per decenni il nome ha coperto piante oggi attribuite ad altre specie; circolano ancora nomi antichi come Cycas normanbyana e Cycas kennedyana, oggi sinonimi di Cycas media. La specie comprende tre sottospecie e la IUCN la classifica a minor preoccupazione.

In sintesi: Cycas media

  • Nome accettato: Cycas media R.Br. (1810), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) con tre sottospecie, media, banksii K.D.Hill ed ensata K.D.Hill; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Cycas gracilis Miq. (1863), Cycas normanbyana F.Muell. (1874), Cycas kennedyana F.Muell. (1882), Cycas rumphii subsp. normanbyana (F.Muell.) Schuster, Cycas gracilis var. glauca Regel e var. viridis Regel (Hill 1996)
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «nut palm» (Flora of Australia) e, in una parte del Queensland, «ricketty bush» (Hill 1992)
  • Distribuzione naturale: Australia, Queensland orientale, dal sud di Mackay alla costa della penisola di Capo York, a est di Coen; Species+ indica anche la Papua Nuova Guinea, in disaccordo con la letteratura tassonomica (vedi Tassonomia)
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione di J.D. Bösenberg (2020) pubblicata nella Lista rossa 2023-1, dopo quella di K.D. Hill (2010); anche le tre sottospecie sono valutate LC
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessuna soglia misurata; un solo riscontro, francese e in vaso: 40 % del fogliame necrotizzato dopo notti a −5/−6 °C a Concarneau, in Bretagna, nel gennaio 2009 (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura foreste di eucalipti e foreste chiuse, talvolta foresta pluviale; suoli ben drenati, spesso sabbiosi, in pendio (sottospecie media)
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto alto fino a 3 m, raramente 6 m, di 10-18 cm di diametro; foglie di 0,70-2,30 m
  • In Italia: coltivata all’aperto alla Mortola con il nome di Cycas normanbyana (catalogo del 1897) e data per perduta nel 1912; elencata nel 2009 nella collezione dell’Orto botanico di Messina; nessun riscontro di piena terra recente (vedi Coltivazione)
  • Tossicità: tossica; causa nota di una malattia neuromuscolare del bestiame nel Queensland (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas media?

Tra le Cycas australiane, Cycas media si riconosce dalle foglie verde lucido e glabre, dalle foglioline quasi piatte, con la nervatura mediana molto più sporgente sulla pagina inferiore che su quella superiore, e dai semi relativamente piccoli (Hill 1996; Flora of Australia). La descrizione seguente sintetizza quelle di K.D. Hill (1992) e della Flora of Australia:

  • Fusto: alto fino a 3 m, raramente 6 m, di 10-18 cm di diametro, rivestito dalle basi persistenti delle foglie e dei catafilli.
  • Foglie: lunghe 70-230 cm, piatte o appena carenate (le due file di foglioline formano un angolo di 140-180°), da verde medio a verde scuro, da semilucide a molto lucide, con 160-300 foglioline; picciolo di 30-70 cm, spinoso per il 10-80 % della sua lunghezza. I getti giovani sono coperti da una fitta peluria bruno-arancio chiaro, che non persiste.
  • Foglioline mediane: 13-24 cm per 5-10 mm, ristrette a 2,5-4,5 mm alla base, distanziate di 7-13 mm, glabre, con margini da leggermente a nettamente ricurvi.
  • Catafilli (le squame che proteggono la gemma): lineari, pungenti, lunghi 6-12 cm.
  • Coni maschili: ovoidi, di 15-25 cm per 8-15 cm, da arancioni a bruno-arancio; microsporofilli con lamina di 25-33 mm, terminati da una spina rivolta verso l’alto di 6-10 mm.
  • Megasporofilli (le foglie fertili delle piante femminili): lunghi 20-37 cm, con peluria rossiccia o grigia, portano 4-10 ovuli; lamina da strettamente triangolare a ovata, di 35-100 mm per 17-32 mm, regolarmente dentata da 18-32 spine laterali di 4-10 mm; spina apicale di 15-45 mm.
  • Semi: ovoidi, di 31-39 mm per 26-35 mm, verdi poi giallo-arancio, non pruinosi; sarcotesta (lo strato carnoso esterno) spessa 3-4 mm.

Il wiki della società australiana PACSOA riprende una nota del 1990 che descrive un individuo alto 2,7 m con un diametro di 64 cm, 42-45 foglie e una quarantina di megasporofilli. Sono le misure di una sola pianta, anteriori alla revisione di Hill, e non vanno lette come valori tipici della specie.

Le tre sottospecie si distinguono così (Hill 1996; Flora of Australia):

  • subsp. media: foglioline larghe 5-7 mm, con margini nettamente ricurvi; catafilli più lunghi di 6-9 cm; foglie di 70-180 cm; semi di 34-39 mm per 32-35 mm;
  • subsp. banksii: foglioline di 7-10 mm, con margini leggermente ricurvi; catafilli più lunghi di 7-10 cm; foglie di 100-200 cm; semi di 31-36 mm per 26-32 mm;
  • subsp. ensata: foglioline di 7,5-9 mm; catafilli lunghissimi, duri e acuminati, di 10-12 cm; foglie di 140-230 cm; semi di 33-36 mm per 29-32 mm.

Nella chiave di Hill (1996) banksii è separata da catafilli inferiori a 90 mm, mentre la sua descrizione, come quella della Flora of Australia, arriva a 100 mm: la lunghezza dei catafilli non sempre basta a distinguere banksii da ensata, che però occupano areali ben separati.

Ibridi

Dove Cycas media incontra le specie vicine sono documentate popolazioni intermedie. K.D. Hill (1992, 1996) segnala intergradazioni con Cycas platyphylla presso Irvinebank, a ovest dell’Atherton Tableland, e con Cycas ophiolitica tra Mackay e St Lawrence, oltre a forme di transizione tra le sottospecie media e banksii intorno a Gordonvale e alla catena di Herberton. Nelle foglioline più larghe e più falcate delle piante vicine alla costa, intorno a Cooktown, vedeva inoltre un possibile apporto di Cycas silvestris (Hill 1992).

Hill attribuiva a uno sciame ibrido tra Cycas media e Cycas ophiolitica anche le popolazioni delle catene di Broadsound e di Connors, nel Queensland centro-orientale. Paul Forster le ha descritte nel 2011 come una specie distinta, Cycas terryana, respingendo questa interpretazione; The World List of Cycads accetta la specie, e nessuno studio genetico pubblicato ha finora permesso di chiudere la questione. Non si tratta quindi di un «ibrido stabilizzato» accertato, ma di un’ipotesi di Hill contestata da Forster.

Possibili confusioni

  • Cycas megacarpa, più a sud (da Mount Morgan a Goomeri): foglie in genere più corte e più carenate, meno foglioline, semi più grossi e fusto più sottile. In Australia è stata coltivata con il nome di Cycas kennedyana, il cui tipo appartiene però a Cycas media (Hill 1996);
  • Cycas silvestris, del nord-est della penisola di Capo York: foglioline più larghe e fusto liscio, che dopo pochi anni perde le basi delle foglie e i catafilli;
  • Cycas ophiolitica: foglie carenate, foglioline più o meno glauche, più strette e più fitte, picciolo con peluria grigia o bianca, meno ovuli per megasporofillo (Hill 1992);
  • Cycas terryana: foglie e rachide molto fragili, peluria fulva chiara sui getti giovani e sui catafilli, bruno-arancio invece in Cycas media (Forster 2011);
  • Cycas orientis, del Territorio del Nord: foglioline dai margini piatti, non ricurvi (chiave di Hill 1996).

Tassonomia

Cycas media è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Nella sua revisione delle Cycas australiane, K.D. Hill (1996) la colloca nella sezione Cycas, sottosezione Endemicae, e ne fa la specie tipo della serie Endemicosae, che riunisce tre specie della costa orientale australiana: Cycas silvestris, Cycas media e Cycas megacarpa. Le sottospecie banksii ed ensata sono state descritte nella stessa revisione.

La storia del nome spiega molte confusioni. Robert Brown descrive Cycas media e Cycas angulata nel 1810. Nel 1873 George Bentham riduce tutte le specie australiane a Cycas media, pur avvertendo che il gruppo richiedeva uno studio critico sul terreno. Ferdinand von Mueller descrive poi Cycas normanbyana (1874) e Cycas kennedyana (1882) su materiale insufficiente, e nel 1926 Robert Pilger riconosce per tutta l’Australia soltanto Cycas media, Cycas cairnsiana e Cycas normanbyana. Nel 1932 Schuster include Cycas armstrongii e Cycas angulata nella varietà tipica di Cycas media e tratta tre specie del Kimberley come sue varietà: di qui i nomi Cycas media var. furfuracea, var. basaltica e var. lane-poolei, che corrispondono oggi a Cycas furfuracea, Cycas basaltica e Cycas lane-poolei (Hill 1996). È in questo senso largo, oggi abbandonato, che il nome ha potuto coprire piante del Territorio del Nord e dell’Australia Occidentale.

È stato K.D. Hill (1992) a mettere ordine nel complesso: ha posto in sinonimia Cycas normanbyana e Cycas kennedyana, i cui caratteri distintivi ricorrono a caso nella maggior parte delle popolazioni di Cycas media, e ha descritto diverse specie vicine, tra cui Cycas megacarpa, Cycas ophiolitica e Cycas silvestris. Allora includeva provvisoriamente in Cycas media alcune piante della regione di Port Moresby, in Papua Nuova Guinea, chiedendo ulteriori studi. Ha poi trattato le Cycas di questo gruppo in Nuova Guinea in un articolo del 1994, che non è stato consultato, e la sua revisione del 1996, come la Flora of Australia e The World List of Cycads, limita Cycas media al Queensland orientale. Species+, la banca dati della CITES, indica ancora la Papua Nuova Guinea nella distribuzione della specie: la divergenza deriva probabilmente dalla vecchia concezione della specie, ma nessuna fonte lo afferma esplicitamente.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino medius, «che sta in mezzo, intermedio»; a che cosa alludesse Brown resta incerto (Haynes 2022, ripreso da The World List of Cycads). Le sottospecie onorano Joseph Banks (banksii) e richiamano, per ensata, una spada (latino ensatus), con allusione ai catafilli lunghi e acuminati (Hill 1996).

Il tipo è una raccolta di Robert Brown conservata al British Museum (olotipo, numero di Bennett 3106 p.p., attribuito anche alla sua raccolta di Cycas angulata), con un isotipo a Kew. Fu fatta probabilmente il 16 ottobre 1802 sull’isola Calder, nell’arcipelago delle Cumberland, al largo di Mackay (Hill 1992, 1996). La pianta era però già stata raccolta prima: secondo Hill (1996), Joseph Banks, botanico del primo viaggio di Cook, fu il primo europeo a raccogliere la sottospecie che porta il suo nome, nel 1770, presso l’Endeavour River.

In Europa la specie è coltivata da molto tempo, e la sua storia passa per la Riviera ligure: il catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto nel giardino di Thomas Hanbury alla Mortola, presso Ventimiglia, cita Cycas normanbyana, oggi Cycas media. L’Hortus Mortolensis del 1912 la elenca ancora, ma nelle note di coltivazione la dà per «perduta», senza indicarne la causa.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In inglese la Flora of Australia riporta «nut palm». Hill (1992) riferisce che in una parte del Queensland la specie è chiamata «ricketty bush», con allusione ai «rickets», la malattia che provoca nel bestiame. Nel commercio orticolo i nomi Cycas normanbyana e Cycas kennedyana sono stati largamente usati per forme di Cycas media, ma anche, a torto, per altre due specie del Queensland più meridionali (Hill 1996).

In natura

Cycas media è diffusa e localmente comune nel Queensland orientale, in foresta aperta o chiusa e talvolta in foresta pluviale, dal sud di Mackay alla costa della penisola di Capo York, a est di Coen (Hill 1996; Flora of Australia). Non cresce né nel Territorio del Nord né in Australia Occidentale né in Nuova Guinea. Ogni sottospecie occupa una parte dell’areale:

  • subsp. media: da Cardwell a St Lawrence, localmente abbondante nelle foreste costiere di eucalipti, in genere su siti ben drenati, spesso sabbiosi e in pendio;
  • subsp. banksii: dal nord di Cooktown al sud di Cairns, abbondante vicino alla costa, soprattutto nelle foreste alte di eucalipti;
  • subsp. ensata: pianura costiera a nord di Silver Plains, fino verso Lockhart River, nelle zone di transizione tra foresta alta di eucalipti e foresta pluviale, insieme alla palma Livistona muelleri, su sabbie alluvionali profonde in terreno pianeggiante.

Il wiki della PACSOA descrive stazioni vicine alla costa, su pendii cespugliosi, in burroni e fino sulle creste, quasi tutte con tracce di incendi, e mostra una pianta che rifà la corona di foglie dopo un incendio. Secondo il riassunto del suo studio, Robert Ornduff (1991) non ha trovato nel nord del Queensland differenze di numero di foglie né di altezza tra piante maschili e femminili; coleotteri di due generi sono stati raccolti sui coni maschili durante il rilascio del polline, e l’ape senza pungiglione Trigona carbonaria vi è stata osservata mentre raccoglieva polline.

Stato di conservazione e normativa

Cycas media non è minacciata. La Lista rossa della IUCN la classifica a minor preoccupazione (LC): secondo i metadati di Crossref, l’ultima valutazione, firmata da J.D. Bösenberg il 18 settembre 2020, è stata pubblicata nella Lista rossa 2023-1, dopo quella di K.D. Hill (realizzata nel 2009 e pubblicata nel 2010); anche le sottospecie media, banksii ed ensata sono state valutate LC (Bösenberg, 2019, pubblicazione nel 2023). GBIF conferma queste categorie; il sito della Lista rossa non ha potuto essere consultato direttamente. Già nel 1996 Hill non considerava minacciate né media né banksii, e chiedeva un’esplorazione più completa per ensata, abbondante ma isolata.

La pressione principale documentata viene dall’allevamento: poiché la pianta avvelena il bestiame, tutte le cicadee sono state a lungo iscritte tra le piante infestanti nocive nel Queensland, e molti proprietari hanno condotto campagne di eradicazione, ancora praticate in alcune zone all’inizio degli anni Novanta (Hill 1992).

Come tutte le specie del genere eccetto Cycas beddomei, Cycas media rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES, mentre il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Non è documentata alcuna protezione nazionale italiana propria della specie. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, conferma questo statuto (consultazione del 17 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore la prova della provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Nessun orto botanico o istituto ha pubblicato raccomandazioni di coltivazione proprie di Cycas media. Il vivaista francese Simon Lavaud (Cycadales.eu), in una nota del 2021 sulla coltivazione delle Cycas australiane in clima europeo, la colloca tra le specie di difficoltà «moyenne» (media), il gruppo più facile, insieme a Cycas megacarpa, Cycas ophiolitica e Cycas silvestris. I suoi consigli valgono per l’insieme delle Cycas australiane e non per questa sola specie: substrato molto minerale (pomice o altre rocce vulcaniche), pieno sole, serra anche non riscaldata per allungare la stagione di crescita, annaffiature generose quando le notti raggiungono 18-20 °C e le giornate 30 °C, ridotte sotto i 20 °C e sospese quando le notti scendono sotto i 10 °C, perché l’acqua data al fresco espone al marciume delle radici.

I riscontri dei coltivatori vanno nella stessa direzione. Sul forum francese Fous de palmiers un collezionista che coltiva in vaso una quarantina di specie di cicadee riferisce nel settembre 2013 che la sua Cycas media non ha subito perdite ma non cresce normalmente. In Francia la coltivazione in vaso, ritirata o riparata d’inverno, resta l’unica pratica documentata; non è documentato alcun tentativo in piena terra.

In Italia

La presenza della specie in Italia è documentata soprattutto dagli orti botanici. Alla Mortola, presso Ventimiglia, il catalogo del 1897 delle piante coltivate all’aperto nei giardini Hanbury cita Cycas normanbyana, sinonimo di Cycas media; l’Hortus Mortolensis del 1912 la dà per perduta, senza indicarne la causa, e nessuno dei due testi dice come la pianta si comportasse. La pagina «Cicadee» dell’Orto botanico «Pietro Castelli» di Messina, datata 23 febbraio 2009, elenca Cycas media R.Br. tra le cicadee della collezione, che riunisce esemplari in piena terra in un’aiuola e numerose specie in vaso, senza precisare dove si trovi questa pianta; la sua presenza attuale non è stata verificata. La specie non compare negli altri inventari pubblicati consultati (Napoli, Palermo, Firenze, Roma, Pisa, BGCI PlantSearch).

Sul forum Tropicamente i riscontri sono scarsi e nessuno riguarda la piena terra. Nel dicembre 2008 un partecipante osserva che da qualche anno si vedevano nel commercio esemplari d’importazione di Cycas media, «spesso di difficile ripresa». Nell’ottobre 2009 un collezionista di Monza (Lombardia) la elenca tra le piccole cicadee che intende tenere in casa d’inverno, e un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna, zona USDA 8a-8b) la colloca tra le specie da zona 9b-10a, precisando di averlo letto e non di averlo sperimentato.

Le esperienze del sud-est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, non colmano questa lacuna: il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) non ha pubblicato osservazioni su questa specie, e nessun riscontro è stato trovato per la Costa Azzurra, la Provenza o la Linguadoca. In mancanza di dati, la scelta più prudente anche nelle zone più miti (coste liguri e tirreniche, Sicilia, Sardegna, Puglia) resta il vaso, con un ricovero invernale all’asciutto: è una deduzione dai consigli di Lavaud e dai riscontri francesi, non un risultato sperimentato in Italia.

Moltiplicazione

Cycas media è dioica: servono una pianta maschile e una femminile per ottenere semi, e la semina è la via abituale di moltiplicazione. Sul forum Fous de palmiers un coltivatore riferisce nel gennaio 2008 che 4 semi su 10, seminati in un acquario allestito come germinatoio, sono germinati, mentre gli altri erano marciti (neri e vuoti) dopo quasi sei mesi. Non esistono dati di germinazione pubblicati per la specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; chiedete che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita propri di Cycas media in coltivazione. In Europa il rischio principale segnalato per le Cycas australiane è il marciume delle radici quando il substrato resta umido con il fresco (Lavaud 2021). I coleotteri osservati sui coni maschili in natura (Ornduff 1991) non sono descritti come parassiti.

Rusticità

Per Cycas media non è stata misurata né pubblicata alcuna soglia di resistenza al freddo. L’unico riscontro datato è francese e riguarda una pianta in vaso: non permette di fissare un limite. Nelle fonti pubblicate non compare alcun valore come −2/−3 °C né alcuna zona USDA per questa specie; la nota di Simon Lavaud del 2021, in particolare, non ne indica.

In Italia e in Francia

In Italia non è documentato alcun dato sul freddo. La presenza di Cycas normanbyana nel catalogo delle piante all’aperto della Mortola, nel 1897, mostra che la specie fu tentata sulla Riviera ligure di Ponente, ma la fonte non dice nulla della sua tenuta al freddo, e nel 1912 la pianta era perduta.

In Francia un coltivatore di Concarneau (Finistère, Bretagna) riferisce sul forum Fous de palmiers che, dopo tre notti fredde all’inizio di gennaio 2009, con −5/−6 °C nel punto più freddo del suo giardino, il fogliame della sua Cycas media in vaso era necrotizzato al 40 %; riteneva che la crescita dell’estate successiva non fosse compromessa. Il messaggio lascia intendere che la pianta fosse rimasta all’aperto, senza precisarlo, e il seguito non è riportato. È un’esperienza francese che può interessare anche i coltivatori italiani delle zone con gelate occasionali, ma va trasposta con prudenza: riguarda una sola pianta, in vaso, sulla costa atlantica, in un clima oceanico diverso da quello mediterraneo. In Francia non è stato pubblicato nessun altro risultato, né in piena terra né in vaso, e il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures non ha osservazioni su questa specie.

Riferimenti internazionali

Non è documentato alcun rilievo di freddo datato altrove, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Sì, Cycas media è tossica, ed è una delle Cycas la cui tossicità è meglio conosciuta in Australia. Hill (1992) ricorda che la maggior parte degli organi delle Cycas contiene, in una fase o nell’altra, glicosidi del metilazossimetanolo (la cicasina e i suoi derivati), e che Cycas media è largamente nota nel Queensland come causa dei «rickets», una malattia neuromuscolare degenerativa del bestiame. La Flora of Australia precisa che il seme crudo è velenoso. Il genere contiene anche un amminoacido neurotossico, la BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Tenete semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

I semi di Cycas media erano un’importante risorsa alimentare per gli aborigeni australiani (Hill 1992). La Flora of Australia, sulla base di Whitelock (2002), ne descrive la preparazione: i semi venivano arrostiti sul fuoco e lasciati nella cenere fino al giorno dopo; tolto il guscio, la mandorla veniva macinata in farina, che restava ancora un giorno in un sacchetto di tessuto immerso in un corso d’acqua prima di essere consumata. Secondo la stessa fonte, l’amido ricavato dal fusto può servire da appretto e da colla. Questi procedimenti non vanno imitati: una detossificazione incompleta espone a un’intossicazione grave.

Domande frequenti

Dove cresce Cycas media?

Nel Queensland orientale, in Australia, dal sud di Mackay alla costa della penisola di Capo York. È diffusa e localmente comune nelle foreste di eucalipti e nelle foreste chiuse.

Cresce anche in Nuova Guinea o nel nord dell’Australia?

No, secondo la revisione di Hill (1996), la Flora of Australia e The World List of Cycads. Nel 1992 Hill vi aveva attribuito provvisoriamente alcune piante di Port Moresby, e Species+ indica ancora la Papua Nuova Guinea. Le Cycas del Territorio del Nord e dell’Australia Occidentale un tempo chiamate Cycas media appartengono oggi ad altre specie.

Come distinguerla da Cycas megacarpa?

Dalle foglie più lunghe e più piatte, con più foglioline, dai semi più piccoli e dal fusto più spesso. Cycas megacarpa cresce più a sud, da Mount Morgan a Goomeri.

Che cosa significa media?

«Che sta in mezzo, intermedio», in latino. Robert Brown non ha spiegato la sua scelta, e l’allusione resta incerta.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Non è documentato. La Mortola la coltivava all’aperto nel 1897, ma nel 1912 la pianta era perduta, e oggi non esiste alcun riscontro italiano di piena terra. La soluzione prudente resta il vaso, con un ricovero invernale all’asciutto.

Resiste al gelo?

Non si sa con precisione. L’unico riscontro pubblicato, a Concarneau nel 2009, riferisce il 40 % del fogliame necrotizzato su una pianta in vaso dopo notti a −5/−6 °C; nessun limite è stato misurato.

È tossica?

Sì. I semi crudi sono velenosi e la pianta è nota nel Queensland per provocare una malattia neuromuscolare del bestiame.

È minacciata?

No. La IUCN la classifica a minor preoccupazione, come le sue tre sottospecie; resta comunque protetta dalla CITES (appendice II), come quasi tutte le Cycas.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Brown, R. (1810). Prodromus florae Novae Hollandiae et Insulae Van Diemen 1: 348. R. Taylor, Londra. [Protologo; non consultato direttamente, riferimento ripreso da Hill 1992 e da The World List of Cycads.]
  • Hill, K.D. (1992). A preliminary account of Cycas (Cycadaceae) in Queensland. Telopea 5(1): 177-206. doi:10.7751/telopea19924964 [Tipificazione, sinonimia, descrizione, ibridi, tossicità per il bestiame; testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D. (1994). The Cycas media group (Cycadaceae) in New Guinea. Australian Systematic Botany 7(6): 527-541. doi:10.1071/SB9940527 [Trattamento delle piante della Nuova Guinea; non consultato direttamente.]
  • Hill, K.D. (1996). A taxonomic revision of the genus Cycas (Cycadaceae) in Australia. Telopea 7(1): 1-64. doi:10.7751/telopea19963040 [Serie Endemicosae, sottospecie banksii ed ensata, distribuzione, storia dei nomi; testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D. (1998). Cycadaceae. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-635. CSIRO Publishing, Melbourne. [Consultata nella versione online aggiornata (profiles.ala.org.au).]
  • Forster, P.I. (2011). Cycas terryana P.I.Forst. (Cycadaceae), a new species from central Queensland. Austrobaileya 8(3): 356-363. doi:10.5962/p.299813 [Confronto con Cycas media e discussione dell’ipotesi ibrida di Hill; testo integrale consultato.]
  • Ornduff, R. (1991). Size classes, reproductive behavior, and insect associates of Cycas media (Cycadaceae) in Australia. Botanical Gazette 152(2): 203-207. doi:10.1086/337880 [Consultato soltanto il riassunto indicizzato da Semantic Scholar.]
  • Hill, K.D. (2010). Cycas media. The IUCN Red List of Threatened Species 2010: e.T42035A10634093. doi:10.2305/IUCN.UK.2010-3.RLTS.T42035A10634093.en [Valutazione LC; riferimento rilevato su Crossref e The World List of Cycads; pagina non consultata.]
  • Bösenberg, J.D. (2023). Cycas media. The IUCN Red List of Threatened Species 2023-1: e.T42035A68904786. doi:10.2305/IUCN.UK.2023-1.RLTS.T42035A68904786.en [Valutazione LC datata 18 settembre 2020; riferimento rilevato su Crossref, categoria confermata da GBIF; pagina non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]