Encephalartos turneri

Encephalartos turneri è una cicadea arborescente del nord del Mozambico, endemica della provincia di Nampula, dove cresce su colline granitiche. Questa specie del genere Encephalartos, descritta negli anni Ottanta (1985 secondo il fascicolo della rivista, 1988 secondo le banche dati), porta il nome del collezionista zimbabwese Ian S. Turner. Si distingue per le foglioline embricate con la punta ricurva a uncino e per i coni giallastri. Classificata a rischio minimo dalla IUCN, resta rara in coltivazione; in Italia alcuni appassionati la coltivano, ma non è documentata negli orti botanici.

In sintesi: Encephalartos turneri

  • Nome accettato: Encephalartos turneri Lavranos & D.L.Goode (1988), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dall’IPNI; POWO non consultato direttamente (accesso bloccato)
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Turner’s cycad»
  • Distribuzione naturale: Mozambico, provincia di Nampula
  • Stato IUCN: a rischio minimo (LC), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, dal 4 febbraio 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessun valore affidabile (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura basse colline granitiche, al sole o a mezz’ombra, per lo più nelle fessure del granito; in coltivazione sole o mezz’ombra, suolo ben drenato (vivaio)
  • Portamento e dimensioni adulte: tronchi alti fino a 3 m e larghi 80 cm, i più alti spesso coricati, con polloni alla base; foglie fino a 1,5 m; coni di 28-30 cm (descrizione originale)
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: alcune piante coltivate da appassionati (forum Tropicamente, 2009-2011); nessuna presenza documentata negli orti botanici

Come riconoscere Encephalartos turneri?

Encephalartos turneri si riconosce dalle foglioline larghe, che si sovrappongono e la cui punta si ripiega a uncino, e dai coni giallastri coperti da una pruina rosa. Per i suoi autori questi due caratteri, insieme alla forma a navicella delle foglioline, la separano da tutte le altre specie del genere. La descrizione originale, pubblicata nella rivista portoghese Garcia de Orta (Lavranos e Goode), ne dà i dettagli seguenti:

  • Tronchi: la pianta emette di solito polloni alla base; tronchi cilindrici, alti fino a 3 m e larghi 80 cm, i più alti spesso coricati, coperti da basi fogliari spaziate in modo irregolare; squame (catafilli) strettamente ovali, acuminate, con lana biancastra.
  • Foglie: lunghe fino a 150 cm e larghe 37 cm verso la metà, abbastanza diritte ed erette, le più vecchie meno; rachide arrotondato, spesso 20 mm vicino alla base, un po’ lanoso nel terzo inferiore, verde e poi giallastro con l’età, con qualche spina acuta nei primi 10 centimetri.
  • Foglioline: verde scuro lucido, glabre, distanti circa 25 mm verso la base della foglia, più fitte e un po’ embricate verso l’alto; lunghe fino a 200 mm e larghe 30 mm, a forma di navicella, terminate da una sola punta acuta ricurva a uncino; nella metà inferiore della foglia, zero o una spina sul margine inferiore e da zero a tre sul margine superiore, vicino alla base; nella metà superiore, margini interi; consistenza molto spessa.
  • Coni: da uno a tre alla volta in entrambi i sessi, glabri, giallastri con una pruina rosa ben visibile.
  • Coni maschili: subcilindrici, un po’ rigonfi, nettamente assottigliati alle due estremità, lunghi circa 30 cm e larghi 8,5 cm, su un peduncolo lungo 12 cm e spesso 22 mm; squame mediane di 30 mm per 25 mm, quasi perpendicolari all’asse.
  • Coni femminili: più o meno ovoidi, lunghi circa 28 cm e larghi 14 cm, su un peduncolo di circa 5 cm; squame lunghe 60 mm, con la faccia esterna larga 70 mm e spessa 35 mm (misure sul fresco), rugosa e glabra.
  • Semi: scarlatti, lunghi 60 mm e larghi 25 mm.

Vorster e Heibloem (1995) riassumono la specie confrontandola con un’altra cicadea dell’Africa orientale:

  • foglioline embricate secondo la disposizione detta succuba, larghe fino a 3 cm, con l’apice a uncino e non assottigliato in una punta sottile;
  • cono femminile strettamente ovoide, del tutto sessile (senza peduncolo), con squame sporgenti (la descrizione originale indica tuttavia un peduncolo di circa 5 cm);
  • fino a tre coni maschili, su peduncoli di 12 cm al massimo;
  • coni di entrambi i sessi giallastri, con una pruina rosa ben visibile.

Il vivaio californiano Jungle Music parla di tronchi che raggiungono circa tre metri negli esemplari molto vecchi, di foglie di 1,5-2 m, verde brillante, e di foglioline concave, ellittiche, leggermente uncinate, armate di spine come il picciolo; segnala anche una peluria camoscio sulla parte alta del tronco e sui piccioli al momento della crescita. La descrizione originale indica foglie di 1,5 m al massimo e foglioline a margini interi nella metà superiore della foglia.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido di Encephalartos turneri.

Possibili confusioni

Secondo il vivaio Jungle Music, Encephalartos turneri ricorda a prima vista Encephalartos sclavoi, della Tanzania, senza che vi siano dubbi sulla loro separazione. Vorster e Heibloem (1995) lo confrontano con Encephalartos imbricans, dell’Uganda, oggi ricondotto a Encephalartos equatorialis: entrambi hanno foglioline embricate, ma quelle di Encephalartos turneri si sovrappongono secondo la disposizione inversa (succuba e non incuba), sono più larghe e terminano a uncino, e i suoi coni sono giallastri e non verdi.

Lavranos e Goode giudicavano oscure le affinità della specie. In Mozambico le specie del complesso di Encephalartos manikensis, nel centro-ovest, hanno coni verdi; Encephalartos ferox, nel sud, e Encephalartos gratus, nel nord-ovest, hanno coni rosso-arancio, e il primo ha foglie molto diverse. Heenan aveva segnalato loro, nel sud della Tanzania, piante dal fogliame altrettanto spesso, ma con coni verdi e senza uncino all’apice delle foglioline. Citavano infine una specie allora non descritta delle colline di Marungu, a sud-est di Voi, in Kenya, con coni da gialli a giallo-arancio, ma senza foglioline a navicella né uncino.

Sul forum francese Fous de palmiers alcuni coltivatori hanno esitato, nel 2009 e nel 2013, tra Encephalartos turneri e altre specie, tra cui Encephalartos natalensis, per piante comprate senza provenienza precisa. Senza coni, l’identificazione di una giovane pianta resta incerta.

Tassonomia

Encephalartos turneri è un nome accettato, senza sinonimi. J. J. Lavranos e D. L. Goode lo hanno descritto in Garcia de Orta, Série de Botânica 7(1-2): 11-14. The World List of Cycads e l’IPNI datano la pubblicazione al 1988; Vorster e Heibloem (1995) e il piano d’azione della IUCN (2003) citano lo stesso riferimento con l’anno 1985. L’articolo stesso porta a piè di pagina «7 (1-2), 1985» e indica un manoscritto ricevuto il 22 febbraio 1985: 1985 è dunque la data del volume, mentre la data di uscita effettiva non è indicata. L’olotipo (I. Turner sub J.J. Lavranos 22553) proviene da colline granitiche situate a circa 22 km a sud-est di Nampula; la pianta raccolta da Ian Turner era stata coltivata a «Springs Farm», ad Arcturus, nello Zimbabwe (grafia della descrizione originale). L’olotipo è conservato nell’erbario LISC (Lisbona), gli isotipi negli erbari LISC, LMU e SRGH.

Il nome non è mai cambiato. La posizione della specie nel genere non è stata studiata nelle fonti consultate.

Etimologia e storia

L’epiteto onora Ian S. Turner, dello Zimbabwe, studioso e collezionista di cicadee molto stimato, che fornì gli esemplari e le note di campo utilizzati per la descrizione (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Turner stesso ha pubblicato una nota sulla specie nel 1998 nella rivista Encephalartos, non consultata qui.

Nel 2007 il bollettino della Cycad Society americana ha dedicato tre articoli alla specie: una presentazione generale, un resoconto di campo e un’esperienza di coltivazione nella Florida centrale; questi testi non hanno potuto essere consultati. Secondo il vivaio Jungle Music, negli anni Novanta ci fu un’importante raccolta di semi, che da allora non si è più ripetuta. Fotografie di piante in natura, scattate nel 2010, nel 2013 e nel 2014 nella provincia di Nampula, sono pubblicate nella galleria di The World List of Cycads.

Nomi comuni

Per Encephalartos turneri non è attestato alcun nome comune italiano. In inglese Species+ indica «Turner’s cycad» (cicadea di Turner), nome ripreso nel titolo di un articolo del 2007. Non è stato trovato alcun nome in lingua locale.

In natura

Encephalartos turneri è endemico della provincia di Nampula, nel nord del Mozambico (The World List of Cycads). La località tipica è formata da piccole colline granitiche a sud-est della città di Nampula. Secondo la descrizione originale le piante crescono a circa 22 km a sud-est di Nampula, su basse colline di granito, a mezz’ombra o in pieno sole, per lo più incastrate nelle fessure della roccia. I tronchi vecchi sono spesso coricati, con la cima raddrizzata. Gli autori non sapevano se le piante fossero talvolta esposte al fuoco; notavano che le foglioline cadono poco dopo la morte e la caduta della foglia. Sul forum italiano Tropicamente una fotografia pubblicata nel 2014 colloca piante sui monti Jaiane, nel distretto di Rapale, a una trentina di chilometri da Nampula, tra 700 e 1.000 m di altitudine.

Il vivaio Jungle Music descrive colline coperte da praterie e da boschi frammentati, con suolo sassoso e secco, dove le piante crescono soprattutto al sole, tra le rocce, in un clima caldo e secco. Cita anche la provincia di Niassa, che The World List of Cycads non riporta. La biologia dell’impollinazione e la dinamica delle popolazioni non sono documentate nelle fonti consultate.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos turneri è classificato a rischio minimo (LC) nella Lista rossa IUCN, secondo la valutazione di Bösenberg (2022) citata da The World List of Cycads; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2003 il piano d’azione della IUCN stimava la popolazione in circa 10.000 piante, con un debole declino, nessuna area protetta nota, e indicava l’uso tradizionale come minaccia; la specie era classificata «in pericolo» nella lista rossa delle piante del 1997.

La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Secondo Species+, la CITES ha sospeso tutte le esportazioni dal Mozambico tra il 2012 e il 2018, e l’Unione europea ha sospeso dal 2008 al 2017 le importazioni di esemplari selvatici della specie da quel paese; queste misure non sono più in vigore. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso un parere favorevole per caudici di 7 cm di diametro al massimo (2011) e un parere sfavorevole oltre questa misura (2013). Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore.

Coltivazione

La coltivazione di Encephalartos turneri è poco documentata da fonti indipendenti. Al giardino botanico tropicale di Nong Nooch, in Thailandia, che coltiva quasi tutti gli Encephalartos, la specie è coltivata e impollinata a mano (vedi Moltiplicazione). Il vivaio Jungle Music indica che è coltivata con successo da alcuni appassionati nella California meridionale, al sole o a mezz’ombra nelle zone costiere, in luce filtrata nei climi desertici, e che esige un suolo ben drenato. Questi consigli commerciali coincidono con quelli che valgono per tutto il genere: substrato minerale e drenante, annaffiature nella stagione calda, inverno quasi all’asciutto.

In Italia

Sul forum italiano Tropicamente un collezionista del Salento (che in altri messaggi scrive da Nardò, in provincia di Lecce) ha mostrato nell’ottobre 2009 le nuove foglie emesse durante l’estate da un suo Encephalartos turneri, insieme ad altre cicadee, senza indicare se la pianta fosse in vaso o in piena terra. Nel maggio 2010 un altro appassionato, di cui non è nota la località, riferisce di aver comprato in rete, da due venditori, diversi Encephalartos, tra cui un Encephalartos turneri, arrivati con le radici completamente secche; rinvasati in un substrato con una buona quota di terriccio, erano «in ottimo stato» qualche mese dopo. Nel maggio 2014 un coltivatore della zona di Napoli chiedeva sul forum la resistenza al freddo della specie, senza ricevere risposta. La specie non figura tra i 34 Encephalartos coltivati all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997), né nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009), né nelle altre fonti sugli orti botanici italiani.

Moltiplicazione

La semina è l’unico metodo descritto. Il curatore delle cicadee di Nong Nooch precisa nel 2022 che, per ottenere semi, Encephalartos turneri va impollinato a secco, depositando il polline così com’è nel cono femminile: il metodo «umido», che consiste nell’iniettare con una siringa polline mescolato ad acqua e che funziona con altri Encephalartos, non è adatto a questa specie. Il vivaio Jungle Music segnala che la specie emette polloni alla base senza formare grandi cespi.

Sul forum Tropicamente lo stesso appassionato che aveva comprato le piante in rete riferisce nel maggio 2011 di aver perso una giovane pianta da seme di questa specie, insieme a due altri Encephalartos, praticando un’annaffiatura mensile; non precisa né la località né le condizioni esatte, e non dice se la causa sia stata un eccesso o una mancanza d’acqua.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Encephalartos turneri. L’unico insuccesso di coltivazione rilevato riguarda l’annaffiatura (vedi Moltiplicazione).

Rusticità

Per Encephalartos turneri non è stato trovato alcun valore di resistenza al freddo misurato e datato.

In Italia

Non è stato trovato alcun episodio di freddo documentato in Italia per questa specie. La domanda posta nel 2014 sul forum Tropicamente da un coltivatore campano è rimasta senza risposta, e il collezionista salentino che la coltivava non ne ha riportato danni da gelo.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione al freddo in Francia: i messaggi del forum Fous de palmiers riguardano l’identificazione o l’acquisto di semi, non lo svernamento. Per tutti gli Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve; una specie a tronco aereo non gode di tale protezione da adulta. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, svernata al riparo dal gelo e all’asciutto, è la soluzione prudente.

Riferimenti internazionali

Un articolo del 2007 descrive la coltivazione della specie nella Florida centrale, ma non ha potuto essere consultato. Un estratto di ricerca del forum americano PalmTalk evoca una pianta poco danneggiata da temperature di 17-19 °F (−8/−7 °C), che però avrebbe perso le foglie vecchie a 20 °F (−7 °C) con venti di 60 mph (quasi 100 km/h); senza luogo, senza data e senza dettagli sulla coltivazione, questa testimonianza, che il forum bloccato non ha permesso di leggere, non è considerata un riferimento.

Tossicità e precauzioni

Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos turneri, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Il piano d’azione della IUCN (2003) cita l’uso tradizionale come minaccia per Encephalartos turneri, senza precisare di quale uso si tratti. Nessuna fonte consultata lo descrive.

Domande frequenti

Come riconoscere Encephalartos turneri?

Dalle foglioline e dai coni. Le foglioline, a forma di navicella, si sovrappongono verso l’alto della foglia e terminano a uncino; i coni, giallastri, portano una pruina rosa che gli autori della descrizione non avevano visto in nessun’altra specie del genere.

Dove cresce?

Nella provincia di Nampula, nel nord del Mozambico. Lo si trova su colline granitiche, in particolare a sud-est della città di Nampula.

È minacciato?

Poco, secondo la IUCN, che lo classifica a rischio minimo. Nel 2003 la popolazione era stimata in circa 10.000 piante, senza aree protette note.

Chi era Turner?

Ian S. Turner, collezionista e studioso dilettante di cicadee dello Zimbabwe. Fornì gli esemplari e le note di campo che permisero di descrivere la specie.

Resiste al freddo in Italia?

Non lo si sa davvero. Non è stata pubblicata alcuna misura affidabile né alcuna esperienza italiana di gelo; una testimonianza non verificabile evoca danni intorno a −7 °C. Conviene svernarlo al riparo dal gelo.

Come ottenere semi di Encephalartos turneri?

Con un’impollinazione manuale a secco. Servono una pianta maschio e una pianta femmina; a Nong Nooch il polline mescolato ad acqua non dà risultati con questa specie, a differenza di altri Encephalartos.

È tossico?

Va considerato tale. Non esistono dati per la specie, ma gli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Lavranos, J.J. & Goode, D.L. (1988). Encephalartos turneri (Cycadaceae), a new species from Mozambique. Garcia de Orta, Série de Botânica 7(1-2): 11-14. [Protologo; testo integrale letto: descrizione latina e inglese, dimensioni, tipo, affinità, habitat. L’articolo porta «7 (1-2), 1985» e la data di ricezione del 22 febbraio 1985; The World List of Cycads e l’IPNI datano la pubblicazione al 1988. Letteratura primaria.]
  • Vorster, P. & Heibloem, P. (1995). Encephalartos imbricans (Zamiaceae): a new species from Uganda. Novon 5: 388-394. [Confronto dettagliato con Encephalartos turneri; testo integrale consultato.]
  • Turner, I.S. (1998). Encephalartos turneri. Encephalartos 55: 8-11. [Citato dal piano d’azione della IUCN; non consultato.]
  • Levine, M. (2007). Encephalartos turneri – Turner’s cycad. Cycad Newsletter 30(2): 11-12; Capela, P. (2007). In the field with Encephalartos turneri. Cycad Newsletter 30(2): 12-13; Broome, T. (2007). Encephalartos turneri in Central Florida. Cycad Newsletter 30(2): 14. [Citati da The World List of Cycads; non consultati.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos turneri. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41946A51044317. [Valutazione LC, citata da The World List of Cycads; non consultata, sito inaccessibile.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Effettivo, minacce e stato nel 2003; testo integrale consultato.]
  • Lindstrom, A. (2022). The cycad collection at Nong Nooch Tropical Botanical Garden, Thailand. CYCADS 6(1). [Impollinazione a secco; testo integrale consultato.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplari coltivati all’Orto Botanico di Napoli, tabella 1; testo integrale consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]