Encephalartos aemulans

Encephalartos aemulans è una cicadea del Sudafrica nota su una sola collina del distretto di Vryheid, nel nord del KwaZulu-Natal, dove cresce verso 1.000-1.100 m di quota contro pareti di arenaria. Questa specie del genere Encephalartos forma fusti eretti alti fino a 1,5 m, raramente 3 m, con foglie verde scuro lucide. Il nome, «che eguaglia», richiama il suo tratto più originale: i coni maschili e femminili, coperti da una fitta lana bruna, si somigliano quasi fino alla maturità. Descritta soltanto nel 1990 dal botanico sudafricano P. Vorster, è oggi classificata in pericolo critico di estinzione nella Lista rossa della IUCN, minacciata soprattutto dai prelievi dei collezionisti.

In sintesi: Encephalartos aemulans

  • Nome accettato: Encephalartos aemulans Vorster (1990), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO consultato soltanto tramite un estratto di ricerca
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Ngotshe cycad» in inglese (Species+, SANBI)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, nord del KwaZulu-Natal (distretto di Vryheid), una sola popolazione nota, verso 1.000-1.100 m
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri B1ab(v)+2ab(v), Lista rossa 2022 (valutazione datata 2020)
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; «specialmente protetta» nel KwaZulu-Natal; raccolta vietata in tutto il Sudafrica
  • Rusticità documentata: gelate leggere nell’habitat (descrizione originale); un solo riscontro di coltivazione, un semenzale appena segnato da circa −2 °C (vedi Rusticità); nessuna prova in Italia né in Francia
  • Esposizione e substrato: in natura, pareti di arenaria esposte a sud e detriti ricchi di humus; piante adulte in pieno sole, giovani piante all’ombra dei cespugli
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto eretto fino a 1,5 m (raramente 3 m) e 35 cm di spessore, spesso accompagnato da polloni; foglie di 1,2-1,45 m, talvolta 2 m
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos aemulans?

Encephalartos aemulans si riconosce dai coni privi di peduncolo visibile, avvolti in una fitta lana bruno chiaro, e dalle foglioline strette, larghe 16-18 mm, che verso la base della foglia si riducono gradualmente a spine. La descrizione originale di Vorster (1990) indica questi caratteri:

  • Portamento: pianta arborescente, non ramificata ma di solito con polloni alla base; fusto eretto fino a 1,5 m, raramente 3 m, e spesso 35 cm; corona densamente lanosa;
  • Foglie: lunghe da 1,20 a 1,45 m, talvolta 2 m, verde scuro lucido, diritte e rigide; picciolo corto, di 7-11 cm;
  • Foglioline: rivolte verso l’apice della foglia con un angolo di 15-45°, le due file formano tra loro un angolo di circa 135°; quelle mediane misurano 12,5-15 cm per 16-18 mm, sono strettamente ellittiche, leggermente falcate, con apice obliquo e pungente, con 1-3 denti sul margine superiore e 1-2 su quello inferiore; quelle basali, distanziate di 25-30 mm, si riducono a poco a poco a spine;
  • Coni maschili: da 2 a 4 per fusto quelli osservati, sessili (il peduncolo di 5-6 cm resta nascosto nella corona), lunghi 29-33 cm (fino a 38 cm) e larghi 14-18 cm, giallo limone sotto una spessa lana bruna;
  • Coni femminili: sessili, lunghi 35-41 cm e larghi 20-23 cm, verdi sotto la stessa lana bruna; squame tubercolate;
  • Semi: con polpa rosso vivo; seme interno di 25-29 mm per 15-19 mm.

Da qui viene l’epiteto: fino allo stadio quasi maturo, i coni dei due sessi hanno la stessa forma ellissoidale e lo stesso mantello lanoso. A maturità i coni femminili restano un po’ più grandi e più larghi di quelli maschili. Vorster sottolinea anche la forma delle squame maschili, molto larghe e romboidali, senza becco ricadente, diverse da quelle di tutte le specie vicine.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è segnalato alcun ibrido naturale od orticolo di Encephalartos aemulans. Vorster osserva che la regione della località tipo è eccezionalmente ricca di Encephalartos, con altre cinque specie presenti quasi a vista, ma non parla di ibridazione.

Possibili confusioni

Encephalartos aemulans somiglia a tre specie vicine, ognuna per un carattere diverso. Le foglioline piuttosto strette, ridotte a spine verso la base della foglia, ricordano Encephalartos lebomboensis. Le squame tubercolate dei coni femminili ricordano invece Encephalartos natalensis e Encephalartos altensteinii. Secondo Vorster, la specie se ne distingue nettamente per la fitta lana che copre i coni, per i coni maschili sessili, le cui squame non formano un becco ricadente, e per la somiglianza tra coni maschili e femminili.

Senza coni la distinzione è molto più difficile. Il SANBI, l’autorità scientifica sudafricana, sottolinea che l’identificazione di Encephalartos aemulans è «particolarmente problematica» per gli agenti di controllo. Una pianta venduta con questo nome senza provenienza documentata resta quindi difficile da verificare.

Tassonomia

Encephalartos aemulans è un nome accettato, senza sinonimi. Il botanico P. Vorster, dell’Università di Stellenbosch, lo ha descritto nel 1990 nel South African Journal of Botany (56(2): 239-243), dopo uno studio critico di Encephalartos natalensis che lo aveva portato a considerare le piante del nord del Natal una specie distinta. Il tipo, Vorster 2951a (foglia e cono maschile), fu raccolto il 20 aprile 1988 nel distretto di Ngotshe, verso 1.000 m; l’olotipo è conservato all’erbario nazionale di Pretoria (PRE), con isotipi a Kew (K), al Missouri Botanical Garden (MO), al Fairchild Tropical Botanic Garden, in Florida (FTG), e a San Pietroburgo (LE). Per proteggere le piante, la località precisa non è stata pubblicata.

The World List of Cycads, la lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, accetta la specie nella versione del 15 agosto 2026. Nessun cambiamento di nome la riguarda.

Etimologia e storia

Il nome viene dal latino aemulans, «che eguaglia» o «che rivaleggia», in riferimento ai coni maschili e femminili simili (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Lo spiega lo stesso Vorster nella descrizione: i coni dei due sessi sono «quasi simili», da cui l’epiteto.

La storia della specie in coltivazione è breve e legata al commercio. Già nel 1990 Vorster segnala che piante provenienti con ogni probabilità dalla località tipo si trovano in numerose collezioni private, e suggerisce di farne una riserva naturale. Secondo il SANBI, il commercio internazionale è cominciato nel 1995, cinque anni dopo la descrizione: nel 2011 erano stati esportati dal Sudafrica 869 esemplari, soprattutto plantule, con un picco di 177 plantule nel 2008.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Il nome inglese «Ngotshe cycad», dal distretto della località tipo, è riportato da Species+ e dal SANBI. Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun nome zulu o afrikaans proprio della specie.

In natura

Encephalartos aemulans è noto soltanto su una collina del distretto di Vryheid, nel nord del KwaZulu-Natal, tra 1.000 e 1.100 m di quota. Nel 1990 Vorster vi descrive una popolazione di diverse centinaia di individui e segnala due vecchie piante maschili a più fusti, a una decina di chilometri, verso 600 m. Nonostante le ricerche, non ha trovato altre popolazioni.

Le piante preferiscono le pareti di arenaria rivolte a sud, in una prateria bassa dove stanno in pieno sole. Se ne trovano anche nei detriti ricchi di humus ai piedi delle pareti, dove i piccoli esemplari crescono all’ombra dei cespugli. Tutte le piante con coni osservate da Vorster erano in piena esposizione. Sulle pareti rivolte a nord e a nord-est ha visto solo poche piante, per lo più molto vecchie. Il clima ha piogge estive, da 600 a 800 mm all’anno, con gelate leggere d’inverno.

I coni maturano da aprile all’inizio di luglio, come quelli di Encephalartos altensteinii, Encephalartos lebomboensis ed Encephalartos natalensis. Su una pianta coltivata, i coni maschili contenevano ancora polline in agosto, due mesi e mezzo dopo l’apertura: la lana fitta impediva al vento di disperdere il polline, il che fa pensare, secondo Vorster, che gli insetti siano indispensabili all’impollinazione. I semenzali naturali erano allora abbondanti. Nel 2015 il SANBI ritiene ancora che le numerose plantule della popolazione selvatica indichino un buon rinnovamento.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos aemulans è classificato in pericolo critico di estinzione (CR) nella Lista rossa della IUCN, secondo i criteri B1ab(v)+2ab(v): un’area molto ridotta e un declino continuo del numero di individui maturi (valutazione di J.D. Bösenberg, datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente).

Le stime della popolazione variano secondo le fonti. Nel 1990 Vorster parlava di diverse centinaia di piante adulte; un sorvolo aereo del 2012 ne ha stimate circa 600, secondo il SANBI, senza conteggio a terra. Le cifre più basse che circolano in rete (da 100 a 250 individui) non sono state ritrovate in una fonte primaria. Il SANBI nota che il proprietario del terreno è favorevole alla conservazione, ma che i prelievi continuano: 50 piante sono state sradicate in un solo episodio, altre sono state trovate in vendita lungo una strada, e nella piccola parte della popolazione compresa in una riserva naturale privata restavano solo cinque piante circa. Le cortecce delle piante selvatiche non mostrano alcuna traccia di prelievo per la medicina tradizionale.

Il SANBI segnala anche un problema di «riciclaggio»: dal 2002 le autorità del KwaZulu-Natal hanno rilasciato permessi di detenzione per circa 150 piante adulte di origine dubbia, mentre nessuna raccolta è mai stata autorizzata, a parte una raccolta di semi per la ricerca nel 2005. La specie è «specialmente protetta» dall’ordinanza sulla conservazione della natura del KwaZulu-Natal (n. 15 del 1974), e la raccolta di cicadee selvatiche è vietata in tutto il Sudafrica dal 2007, poi dall’avviso governativo n. 371 del 2012.

Come tutto il genere, Encephalartos aemulans è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, senza annotazioni: piante, semi e polline sono coperti. Il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato; possono essere esportate solo piante riprodotte artificialmente, da vivai registrati, con i permessi richiesti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Dal 7 febbraio 2013 l’Unione europea ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente, qualunque sia la loro taglia; il SANBI, da parte sua, raccomanda l’esportazione di plantule solo da vivai registrati presso la CITES. Queste informazioni vengono da Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, consultata il 2 ottobre 2026: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la normativa in vigore, consultate se necessario le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri) ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Encephalartos aemulans si coltiva come gli altri Encephalartos verdi del Sudafrica: una pianta da sole o mezz’ombra, in un suolo ben drenato. I dati di coltivazione pubblicati sono però rari. In natura la pianta adulta vive in pieno sole sulle pareti rocciose, mentre le giovani crescono all’ombra leggera dei cespugli: per le giovani piante conviene quindi un’esposizione al sole graduale.

Il vivaio californiano Jungle Music, a San Diego, la consiglia al sole sulla costa come nell’entroterra, e a mezz’ombra nelle regioni desertiche, in un suolo ben drenato; descrive una crescita moderata ma regolare, con una nuova corona di foglie ogni anno. Questi consigli di vivaista non sono stati confermati da un’altra fonte.

In Italia

Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos aemulans negli orti botanici italiani non è documentata. La specie non compare nelle fonti consultate: le pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, compreso lo studio pubblicato nel 1997 su Delpinoa che elenca le 34 specie di Encephalartos coltivate allora a Napoli (dati del 1993-94), la descrizione delle serre uscita nel 2019, gli Index Seminum, le fonti di Palermo e della Mortola e la banca dati BGCI PlantSearch.

Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente la specie non compare in alcuna discussione (ricerca dell’11 ottobre 2026). Non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie ce n’è una sola, e non riguarda la piena terra: un coltivatore di Belley (Ain) e di Montpellier (Hérault) la coltiva in veranda riscaldata. Riferisce sul forum francese Fous de palmiers che un pollone ricevuto senza radici nel 2011 ha prodotto la prima foglia nel dicembre 2012, ma nessuna nel 2013, cosa che attribuisce all’attecchimento senza radici; un secondo esemplare non era ancora ripartito nell’agosto 2013, pur con un caudice rimasto sodo.

Moltiplicazione

Encephalartos aemulans si moltiplica per seme e per separazione dei polloni, che la pianta produce di solito alla base. I semi devono essere freschi e fecondati: in coltivazione, senza gli insetti impollinatori, l’impollinazione manuale è spesso necessaria. Il coltivatore francese citato sopra mostra nel dicembre 2011 alcuni semenzali della specie allevati in serra. L’attecchimento di un pollone è possibile ma lento: nel suo caso è passato più di un anno prima della prima foglia.

Ogni pianta o seme in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnato dai documenti CITES. Data la difficoltà di identificazione senza coni, conviene acquistare da un fornitore che documenta l’origine dei suoi semenzali.

Malattie e parassiti

Nessuna malattia e nessun parassita propri di Encephalartos aemulans sono documentati. Come negli altri Encephalartos, i rischi in coltivazione sono il marciume delle radici in un substrato troppo umido, soprattutto dopo un trapianto, e le cocciniglie.

Rusticità

La rusticità di Encephalartos aemulans è poco conosciuta: il suo habitat conosce solo gelate leggere, ed è stato trovato un solo riscontro di coltivazione con una temperatura. Non se ne può dedurre un valore preciso.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in piena terra, né sul forum italiano Tropicamente né sul forum francese Fous de palmiers né sugli altri forum consultati, per nessuna zona climatica. L’unica pianta seguita in Francia vive in veranda riscaldata (vedi Coltivazione). In mancanza di dati, la soluzione prudente resta la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo e dalla pioggia d’inverno.

Riferimenti internazionali

In natura la descrizione originale segnala solo gelate invernali leggere sulla collina della località tipo, tra 1.000 e 1.100 m. Le sopravvivenze al freddo degli Encephalartos riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo; una pianta adulta con un fusto aereo di 1,5 m non gode di questa protezione.

Un partecipante del forum PalmTalk, la cui località non compare nell’estratto consultato, riferisce che il suo giovane semenzale di Encephalartos aemulans è sopravvissuto alla notte di Natale del 2020 a circa −2 °C (28 °F), con brina, riportando solo qualche bruciatura, ingiallimento o macchia sulle foglie. La discussione non ha potuto essere letta per intero (sito bloccato).

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos aemulans, ma il rischio è documentato per il genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944 da Van der Walt, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, presenti in quantità minore nelle altre parti della pianta. Nel cane, nel gatto e nel cavallo l’ASPCA segnala per le cicadee vomito, diarrea, lesioni al fegato e casi mortali.

Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per pulire i semi, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos aemulans. Il SANBI precisa che le piante selvatiche non mostrano tracce di scortecciamento per la medicina tradizionale, a differenza di altre cicadee del Sudafrica. L’unico uso noto è ornamentale.

Domande frequenti

Perché Encephalartos aemulans si chiama così?

Perché i suoi coni maschili e femminili si somigliano. Aemulans significa in latino «che eguaglia». I coni dei due sessi sono sessili, ellissoidali e coperti dalla stessa lana bruna quasi fino alla maturità; nella maggior parte degli Encephalartos i coni maschili sono invece nettamente più stretti.

Come distinguere Encephalartos aemulans da Encephalartos natalensis?

Soprattutto dai coni. Quelli di Encephalartos aemulans sono sessili e densamente lanosi, e i coni maschili non hanno squame a becco. Le foglioline sono inoltre strette, di 16-18 mm, e si riducono a spine verso la base della foglia. Senza coni, l’identificazione resta delicata.

Encephalartos aemulans resiste al freddo in Italia?

Non si sa. In Italia non è stata pubblicata alcuna prova in piena terra, né in Francia, e il suo habitat conosce solo gelate leggere. Un giovane semenzale ha sopportato circa −2 °C con qualche bruciatura. Coltivatelo in vaso e riparatelo dal gelo d’inverno.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Non risulta. La specie non compare nelle fonti consultate sugli orti botanici italiani, nemmeno nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate a Napoli all’inizio degli anni Novanta. Può darsi che sia presente in collezioni non documentate.

Quante piante restano in natura?

Qualche centinaio. Un sorvolo aereo del 2012 ne ha stimate circa 600 adulte, su una sola collina del KwaZulu-Natal. Il bracconaggio continua e la specie è classificata in pericolo critico dalla IUCN.

Si può acquistare legalmente?

Sì, ma solo piante riprodotte in coltivazione, con i documenti CITES. La specie è in Appendice I della CITES e nell’Allegato A nell’Unione europea, e dal 2013 l’UE esprime un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica. Diffidate delle grandi piante senza origine provata.

È tossica?

Probabilmente sì, come tutte le cicadee. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali. Tenete semi e piante fuori dalla portata dei bambini e degli animali.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Vorster, P. (1990). Encephalartos aemulans (Zamiaceae), a new species from northern Natal. South African Journal of Botany 56(2): 239-243. https://doi.org/10.1016/S0254-6299(16)31092-4 [Protologo; descrizione, fenologia, habitat, conservazione; testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos aemulans. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41765A50822864. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41765A50822864.en [Valutazione CR B1ab(v)+2ab(v), datata 19 maggio 2020; citata da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
  • SANBI (2015). Supporting document. NDF Assessment for Encephalartos aemulans. Scientific Authority of South Africa, South African National Biodiversity Institute, Pretoria. [Popolazione, minacce, commercio, normativa; consultato direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN; consultata direttamente.]
  • Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Elenco delle specie coltivate all’Orto Botanico di Napoli; testo integrale consultato.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata.]