Aloe marlothii è una pianta succulenta arborescente originaria dell’Africa australe. È diffusa in un ampio areale che comprende il Sudafrica – dal KwaZulu-Natal al Limpopo –, il Mozambico meridionale, lo Swaziland (Eswatini), il Botswana orientale e lo Zimbabwe. Il nome specifico commemora il botanico e farmacista tedesco Hermann Wilhelm Rudolf Marloth (1855–1931), che studiò a lungo la flora sudafricana. Nei suoi habitat naturali, Aloe marlothii colonizza pendii rocciosi, creste montuose e savane d’altitudine, dal livello del mare fino a circa 1 500 metri di quota, dove forma talvolta popolazioni dense e spettacolari. Il nome comune inglese, Mountain Aloe (aloe delle montagne), riflette questa predilezione per i rilievi.
Aloe marlothii appartiene alla famiglia delle Asphodelaceae e al genere Aloe, che conta circa 500 specie distribuite in Africa, Madagascar e nella penisola arabica. Tra gli aloe arborescenti, Aloe marlothii è una delle specie più imponenti e decorative: il suo portamento maestoso, la densa rosetta di foglie spinose e la fioritura invernale a candelabro la rendono particolarmente apprezzata dai collezionisti e dai paesaggisti. La sua resistenza alla siccità e una rusticità al freddo superiore a quella di molte altre specie del genere ne fanno una candidata interessante per la coltivazione in clima mediterraneo.
Scheda sintetica
| Famiglia | Asphodelaceae (sottofamiglia Asphodeloideae) |
|---|---|
| Genere | Aloe |
| Specie | Aloe marlothii A.Berger (1905) |
| Nomi comuni | Aloe delle montagne (it.), Mountain Aloe, Bergaalwyn (afr.), Flat-flowered Aloe (en.) |
| Areale naturale | Sudafrica (KwaZulu-Natal, Mpumalanga, Limpopo, Gauteng), Mozambico, Swaziland, Botswana, Zimbabwe |
| Habitat | Pendii rocciosi, savane d’altitudine, dal livello del mare a circa 1 500 m |
| Portamento | Succulenta arborescente a fusto unico |
| Altezza in natura | 2–4 m (eccezionalmente fino a 6 m) |
| Altezza in coltura (clima mediterraneo) | 1–2,5 m dopo 10–15 anni |
| Fioritura | Autunno-inverno (ottobre–febbraio nell’emisfero nord) |
| Colore dei fiori | Rosso-arancio, arancione, giallo o rosso vivo |
| Rusticità | Da –5°C a –7°C (substrato asciutto e drenante); zona USDA 9a–12 |
| Moltiplicazione | Semina (non produce polloni) |
| Stato di conservazione | Least Concern (LC) – IUCN; Appendice II CITES |
Come riconoscere Aloe marlothii
Aloe marlothii è un aloe di grande taglia che sviluppa un fusto unico, robusto, ricoperto dalle foglie secche degli anni precedenti. Questa “gonna” di foglie morte è una caratteristica distintiva della specie: protegge il tronco dalla disidratazione e scoraggia gli animali assetati che potrebbero cercare di raggiungere le foglie succulente della rosetta apicale.
La rosetta terminale è ampia e densa. Le foglie, larghe alla base e affusolate verso la punta, possono raggiungere un metro di lunghezza negli esemplari adulti. Sono spesse, carnose, di colore verde-grigiastro o verde-azzurro, e soprattutto riccamente armate: spine bruno-rossastre con apice arancione bordano i margini fogliari, ma si trovano anche sulla pagina inferiore e, in misura variabile, su quella superiore. Questa abbondanza di spine su entrambe le facce della foglia è il criterio principale per distinguere Aloe marlothii da Aloe ferox, specie con la quale viene frequentemente confusa. In Aloe ferox, le spine sono concentrate sui margini e raramente presenti sulla superficie ventrale delle foglie.
L’infiorescenza è uno degli aspetti più spettacolari della specie. Si tratta di una pannocchia ramificata a forma di candelabro, che può portare fino a 30 racemi. A differenza della maggior parte degli aloe arborescenti, i racemi di Aloe marlothii sono portati in posizione quasi orizzontale o leggermente ascendente, un tratto che gli è valso il nome inglese di “Flat-flowered Aloe”. I fiori tubolari, lunghi circa 3 cm, sono di colore variabile: rosso-arancio nella forma tipica, ma anche giallo intenso, arancione puro o rosso vivo a seconda della provenienza. La fioritura, che in clima mediterraneo si verifica tra la fine dell’autunno e l’inverno (da novembre a febbraio), attira uccelli nettarivori e insetti impollinatori.
Nota tassonomica. Il nome Aloe marlothii A.Berger è accettato da Kew (Plants of the World Online/POWO) e dal SANBI (South African National Biodiversity Institute). Alcune fonti meno aggiornate lo classificano ancora nella famiglia delle Liliaceae o delle Xanthorrhoeaceae, ma la sistematica attuale lo colloca nelle Asphodelaceae. Non si conoscono sottospecie formalmente descritte, sebbene esista una variabilità naturale nell’intensità della spinescenza e nel colore dei fiori.
Rusticità: quanto freddo sopporta Aloe marlothii?
La questione della rusticità è cruciale per chi desidera coltivare questa specie in piena terra fuori dai tropici. La risposta non è univoca: dipende dalla combinazione di temperatura minima, umidità del substrato, durata del gelo, età della pianta e microclima locale.
I dati di riferimento
Brian Kemble, curatore della collezione di aloe al Ruth Bancroft Garden (Walnut Creek, California), ha compilato una delle liste più affidabili sulla resistenza al freddo degli aloe coltivati. Per Aloe marlothii, indica una sopravvivenza a –6,7°C (20°F) in coltura e –5,5°C (22°F) in habitat naturale, senza ulteriori precisazioni sui danni fogliari. Questi dati, raccolti su decenni di osservazioni in clima californiano (inverni miti e secchi), costituiscono un punto di riferimento importante.
Sul sito succulentes.net, l’articolo francese riporta una resistenza fino a –6°C/–7°C senza danni visibili, a condizione che il substrato sia perfettamente drenante e che l’umidità ambientale non sia eccessiva. Il Jardin Exotique d’Èze (Costa Azzurra), dove la specie è coltivata in piena terra, conferma una rusticità intorno a –6°C. I vivaisti francesi specializzati indicano generalmente una tolleranza compresa tra –3°C e –6°C a seconda delle condizioni.
Esperienze in California
La California meridionale è probabilmente la regione al mondo dove Aloe marlothii viene coltivata con maggior successo fuori dal suo areale naturale. A San Diego, Los Angeles, Santa Barbara e lungo tutta la costa pacifica tra le zone USDA 9b e 11, questa specie prospera in piena terra senza alcuna protezione invernale e senza irrigazione supplementare nei giardini costieri. Vivai specializzati come Fairview Nursery (Vista, presso San Diego), Desert Theater (vicino Escondido) e Cold Spring Aloes (Montecito, presso Santa Barbara) coltivano e vendono esemplari magnifici, alcuni alti diversi metri. In questa regione, il clima secco in inverno rappresenta la condizione ideale.
Tuttavia, anche in California, le esperienze non sono tutte positive. Un coltivatore di Sonoma (zona USDA 9b, a nord di San Francisco) ha riferito sul forum Agaveville di aver perso esemplari giovani durante un inverno relativamente mite, con minime appena sotto 0°C (30°F), descrivendo la specie come una delle meno rustiche della propria collezione. Un altro coltivatore nella stessa discussione ha però segnalato che i propri esemplari avevano sopportato senza problemi temperature intorno a –4°C (metà dei 20°F). Queste discrepanze suggeriscono che la taglia e la maturità della pianta, nonché il microclima, giocano un ruolo determinante.
Esperienze nel sud della Francia
Sulla Costa Azzurra e nella Riviera francese, Aloe marlothii è coltivata in piena terra in diversi giardini, sia pubblici sia privati. Al Jardin Exotique d’Èze, a picco sul mare tra Nizza e Monaco, la specie cresce insieme ad altri aloe arborescenti come Aloe ferox e Aloe principis. In queste situazioni privilegiate – esposizione a sud, suolo drenante, protezione dai venti del nord – la pianta si comporta egregiamente. La Société Nationale d’Horticulture de France segnala che Aloe marlothii può essere coltivata in piena terra lungo la costa mediterranea, la costa aquitanica e persino sulle coste bretoni, dove fiorisce abbondantemente.
Il punto critico rimane l’umidità invernale. In Provenza interna o nelle zone collinari dove le piogge invernali sono più abbondanti e il drenaggio meno garantito, il rischio di marciume radicale aumenta considerevolmente. In queste situazioni, è indispensabile coltivare Aloe marlothii su una rocaille sopraelevata o su un pendio, con un substrato fortemente minerale.
Esperienze in Italia
In Italia, la coltivazione di Aloe marlothii in piena terra è possibile e documentata nelle regioni costiere a clima mite. I Giardini La Mortella sull’isola d’Ischia, uno dei più celebri giardini mediterranei del Paese, ospitano esemplari di Aloe marlothii in piena terra nell’ambito di una collezione di oltre 150 specie e varietà di aloe, trasferita dal collezionista Carlo Riccardi (Lanuvio, Roma). La collezione dei Giardini La Mortella dimostra che numerose specie di aloe, comprese quelle arborescenti, si adattano ottimamente al clima dell’isola, dove le minime invernali scendono raramente sotto i 3–4°C.
Sulla costa tirrenica dalla Liguria alla Calabria, sulle coste ioniche, in Sardegna e in Sicilia, la coltivazione in piena terra è fattibile a condizione di garantire un ottimo drenaggio e un’esposizione riparata dai venti freddi del nord. I Vivai Capitanio (specializzati in succulente) propongono Aloe marlothii come pianta adatta ai giardini costieri, segnalando che tollera gelate moderate se il substrato è asciutto. Indicano inoltre la possibilità di costituire siepi impenetrabili con questa specie, sfruttando la densità della vegetazione e la spinescenza delle foglie.
Nelle zone interne del Centro Italia, dove le minime possono scendere a –5°C o oltre, la coltivazione in piena terra diventa più rischiosa. A Roma e nel Lazio costiero, la specie può sopravvivere con alcune precauzioni (copertura con tessuto non tessuto durante le ondate di gelo, substrato estremamente drenante, esposizione al piede di un muro esposto a sud). Nelle Marche, in Umbria o nelle zone interne della Toscana, la coltura in vaso con svernamento in serra fredda o veranda è la scelta più prudente.
E il Nord Italia? La regione dei laghi
La domanda è legittima: le sponde dei grandi laghi prealpini – Garda, Como, Maggiore – godono di un microclima notoriamente mitigato rispetto alla pianura padana circostante. È proprio lungo le rive del lago di Garda, soprattutto sulla sponda bresciana e nella zona di Limone, Gardone Riviera e Sirmione, che si possono osservare Aloe arborescens, Opuntia ficus-indica, agrumi e bougainvillee in piena terra – piante che sarebbero impensabili nella pianura a pochi chilometri di distanza.
Tuttavia, per Aloe marlothii, la regione dei laghi presenta due ostacoli significativi rispetto alla costa mediterranea.
Il primo è la temperatura. Anche nelle zone più miti del lago di Garda, le medie di gennaio si aggirano intorno ai 4–5°C, con minime che in un anno ordinario possono toccare –2°C/–3°C. Ma durante gli inverni eccezionali – come il febbraio-marzo 2018 (ondata di gelo “Burian”) o il febbraio 2012 – le temperature sono scese a –5°C/–7°C, persino sulle sponde lacustri. Per Aloe marlothii, queste soglie rappresentano il limite critico assoluto e il rischio di perdita è reale.
Il secondo ostacolo, forse più insidioso, è l’umidità. I forum italiani di appassionati di piante esotiche sono unanimi: le aloe sono più delicate degli agrumi nella regione dei laghi, non tanto per il freddo in sé quanto per l’umidità invernale, che favorisce i marciumi. Le nebbie padane, le piogge prolungate e le temperature massime contenute di dicembre-gennaio (spesso inferiori a 10°C per settimane) creano condizioni molto sfavorevoli per le succulente.
Verdetto per il Nord Italia. La coltivazione di Aloe marlothii in piena terra nella regione dei laghi è sconsigliata, salvo in microclimi eccezionali (al piede di un muro a sud, su un pendio rochoso ben drenato, a ridosso delle rive) e accettando il rischio di perdere la pianta durante un inverno rigido. La soluzione più ragionevole consiste nel coltivare la pianta in un grande vaso di terracotta, godendone il portamento esotico sulla terrazza da aprile a ottobre, per poi ripararla in una serra fredda, una veranda o un locale luminoso e poco riscaldato durante l’inverno.
Rusticità comparata per regione
| Regione | Piena terra? | Note |
|---|---|---|
| California meridionale (San Diego, Los Angeles) | Sì, senza problemi | Clima ideale: inverno secco, gelate rarissime. Nessuna protezione necessaria. |
| Costa Azzurra, Riviera ligure di ponente | Sì, con precauzioni | Substrato molto drenante, esposizione a sud. Protezione con TNT durante le ondate di gelo. |
| Sicilia, Sardegna, coste calabre e pugliesi | Sì, con precauzioni | Ottima riuscita nelle zone costiere. Evitare le zone interne soggette a geli intensi. |
| Costa tirrenica (Liguria – Campania), isole (Ischia, Capri) | Sì, con precauzioni | Vedi Giardini La Mortella (Ischia). Substrato drenante obbligatorio. |
| Roma, Lazio costiero | Possibile, rischioso | Piedi di muro a sud, copertura invernale. Rischio con inverni eccezionali. |
| Centro Italia interno (Toscana, Umbria, Marche) | Sconsigliato | Coltura in vaso con svernamento in serra fredda. |
| Laghi prealpini (Garda, Como, Maggiore) | Sconsigliato | Freddo + umidità = combinazione fatale. Solo in vaso con svernamento. |
| Pianura Padana | No | Solo in vaso, ricovero invernale obbligatorio. |
| Spagna mediterranea (Valencia, Malaga, Baleari) | Sì | Condizioni simili alla California: inverno mite e secco. Ottima riuscita. |
Come coltivare Aloe marlothii
Esposizione
Aloe marlothii richiede pieno sole per esprimere il meglio di sé. In Italia meridionale e nelle zone costiere, la pianta può essere collocata in una posizione esposta per l’intera giornata. L’orientamento a sud, meglio ancora contro un muro chiaro che restituisca calore per irraggiamento, è la scelta ottimale in tutte le zone dove il gelo è possibile. Nei climi più caldi (Sicilia, Sardegna meridionale), una leggera ombra pomeridiana non arreca danni. La specie tollera anche la mezz’ombra luminosa, ma la crescita sarà più lenta e la fioritura meno abbondante.
Substrato
Il drenaggio è il fattore determinante per il successo. In piena terra, l’ideale è un suolo minerale e sassoso, come quello di una rocaille naturale. Se il terreno del giardino è argilloso o compatto, occorre creare una sopraelevazione (aiuola rialzata, butte) e incorporare abbondante materiale drenante: pomice, lapillo vulcanico, ghiaia, sabbia grossolana di fiume. Un terriccio tipico per la messa a dimora potrebbe essere composto da un terzo di terra di giardino, un terzo di sabbia grossolana o pomice e un terzo di ghiaietto fine. In vaso, utilizzare un miscuglio per cactacee o preparare un substrato con il 60–70% di componente minerale (pomice, lapillo, perlite) e il 30–40% di terriccio molto magro.
Irrigazione
Aloe marlothii è estremamente resistente alla siccità. In piena terra, nelle zone a clima mediterraneo, la pianta può sopravvivere senza alcun apporto d’acqua supplementare, grazie alle riserve idriche accumulate nelle foglie. Tuttavia, per ottenere esemplari vigorosi e di bell’aspetto, è consigliabile irrigare una o due volte alla settimana durante i mesi estivi, lasciando asciugare completamente il substrato tra un’annaffiatura e l’altra. In autunno, ridurre gradualmente gli apporti idrici. In inverno, sospendere le irrigazioni: il substrato deve rimanere asciutto, condizione essenziale per massimizzare la resistenza al freddo. Foglie eccessivamente gonfie sono un segno di eccesso idrico; foglie opache e assottigliate indicano una carenza.
Concimazione
Le esigenze nutrizionali sono modeste. Un concime liquido per piante grasse, somministrato una volta al mese da aprile a settembre, è sufficiente. In piena terra, una leggera distribuzione di stallatico pellettato alla base della pianta in primavera supporta la crescita senza rischi. Evitare concimi troppo azotati che favorirebbero una crescita molle, più sensibile al gelo.
Protezione invernale
Nelle zone dove il gelo è possibile ma occasionale (zone USDA 9a–9b), le seguenti precauzioni possono fare la differenza tra la sopravvivenza e la perdita della pianta: coprire la rosetta con un cappuccio di tessuto non tessuto (TNT) durante le notti più fredde; pacciamare la base con uno spesso strato di corteccia o ghiaia grossolana per proteggere il colletto; verificare che il substrato non sia intriso d’acqua prima di un’ondata di gelo. Per le piante in vaso, il ricovero in una serra fredda o in un ambiente luminoso tra 2°C e 12°C, senza irrigazione o con irrigazioni estremamente sporadiche, è la strategia più sicura.
Moltiplicazione
A differenza di molti aloe, Aloe marlothii non produce polloni alla base. La moltiplicazione avviene esclusivamente per semina. I semi, leggerissimi e muniti di una piccola ala cartacea che ne favorisce la dispersione eolica, si seminano in primavera in un substrato per cactacee, appena ricoperti da un velo di sabbia fine. Il contenitore deve essere mantenuto a una temperatura di almeno 25°C, in posizione luminosa ma non al sole diretto, e il substrato deve rimanere umido (non fradicio) fino alla germinazione, che avviene generalmente in 10–15 giorni. Dopo la germinazione, distanziare le annaffiature lasciando asciugare il substrato tra un apporto e l’altro. La crescita è lenta: prima che appaia un abbozzo di fusto, occorreranno 5–6 anni.
Parassiti e malattie
Aloe marlothii è una pianta globalmente robusta. I problemi fitosanitari più comuni sono: le cocciniglie cotonose (Planococcus spp.) e le cocciniglie a scudetto, che si insediano alla base delle foglie o lungo i margini; gli acari della galla dell’aloe (Aceria aloinis), che provocano deformazioni tumorali sui tessuti fogliari (una infestazione grave e difficile da eradicare); la ruggine dell’aloe, una micosi che si manifesta con macchie nerastre sulle foglie. Il marciume radicale, provocato da eccesso idrico in combinazione con temperature basse, resta la causa di morte più frequente in coltivazione.
Aloe marlothii e Aloe ferox: come distinguerli
| Carattere | Aloe marlothii | Aloe ferox |
|---|---|---|
| Spine sulle superfici fogliari | Presenti su entrambe le pagine (sopra e sotto) | Assenti o rare sulla pagina ventrale |
| Infiorescenza | Racemi quasi orizzontali (a candelabro appiattito) | Racemi eretti (a candelabro verticale) |
| Foglie secche | Persistenti sul fusto (“gonna” marcata) | Persistenti, ma talvolta cadenti |
| Rusticità (Brian Kemble) | –6,7°C (20°F) | –6,7°C (20°F), fiori danneggiati |
| Produzione di polloni | No (raramente) | No (raramente) |
Link utili
Per approfondire la conoscenza di Aloe marlothii, ecco alcune risorse raccomandate:
Scheda SANBI (PlantZAfrica). La scheda ufficiale del South African National Biodiversity Institute, con descrizione botanica completa, ecologia, usi tradizionali e consigli di coltivazione nel contesto sudafricano: pza.sanbi.org/aloe-marlothii.
Lista di Brian Kemble sugli aloe rustici. La tabella di riferimento compilata dal curatore del Ruth Bancroft Garden (California), che riporta le temperature minime sopportate in coltura e in habitat per decine di specie di aloe: smgrowers.com – Brian Kemble’s List of Hardy Aloes.
Gardenia.net – Scheda Aloe marlothii. Informazioni generali sulla specie, con dati di coltivazione adattati al clima nordamericano e mediterraneo: gardenia.net.
Giardini La Mortella (Ischia). La pagina dedicata alla collezione di aloe dell’isola d’Ischia, con la storia del trasferimento della collezione Riccardi e informazioni sulla coltivazione in piena terra in clima italiano: lamortella.org.
Bibliografia
Reynolds, G.W. (1950). The Aloes of South Africa. Balkema, Cape Town.
Van Wyk, B.-E. & Smith, G.F. (2014). Guide to the Aloes of South Africa. 3ª edizione. Briza Publications, Pretoria.
Carter, S., Lavranos, J.J., Newton, L.E. & Walker, C.C. (2011). Aloes: The Definitive Guide. Kew Publishing, Royal Botanic Gardens, Kew.
Grace, O.M. et al. (2013). A revised generic classification for Aloe (Xanthorrhoeaceae subfam. Asphodeloideae). Phytotaxa, 76(1): 7–14.
Kemble, B. (s.d.). List of Hardy Aloes. San Marcos Growers / Ruth Bancroft Garden.
