Paysandisia archon in Italia: come riconoscerla, prevenirla e salvare le palme

Paysandisia archon (Burmeister, 1880) è un lepidottero appartenente alla famiglia Castniidae, superfamiglia Cossoidea, originario dell’America meridionale. Unico rappresentante europeo della sua famiglia, questo grande lepidottero diurno è divenuto in meno di un quarto di secolo uno dei più temibili fitofagi delle palme ornamentali del bacino del Mediterraneo. L’Italia, con il suo vasto patrimonio di palme piantate in parchi, giardini storici, lungomare e vivai, si trova oggi al centro dell’areale di espansione di questa specie invasiva, con conseguenze economiche, paesaggistiche ed ecologiche rilevanti.

1. Origini e areale nativo

Paysandisia archon prende il nome dalla città di Paysandú, nell’Uruguay occidentale, regione in cui la specie fu descritta per la prima volta da Hermann Burmeister nel 1880. Il suo areale nativo si estende nell’Argentina nordorientale (province di Entre Ríos, Corrientes, Misiones), nell’Uruguay occidentale, nel Paraguay sudorientale e nel Brasile meridionale (Rio Grande do Sul). In queste regioni, il castnide vive a spese di palme spontanee, in particolare del genere Trithrinax (T. campestris), senza causare danni economici significativi. La pressione dei nemici naturali – parassitoidi, predatori e patogeni – mantiene le popolazioni a livelli contenuti.

2. Introduzione in Europa e cronologia dell’invasione italiana

2.1. L’arrivo in Europa

L’introduzione di P. archon in Europa è avvenuta accidentalmente, verosimilmente prima del 1995, attraverso l’importazione massiccia di palme ornamentali dall’Argentina, in particolare esemplari di Trithrinax campestris i cui stipiti celavano larve vive. Le prime segnalazioni ufficiali risalgono al 2001, quasi simultaneamente in Catalogna (Spagna) e in Provenza-Alpi-Costa Azzurra (Francia). Da qui, favorite dal commercio vivaistico intra-europeo e dalla capacità di volo degli adulti, le popolazioni si sono progressivamente espanse verso est e verso sud, raggiungendo le Isole Baleari (2003), il Regno Unito (segnalazioni sporadiche, 2002), la Grecia, la Slovenia, la Croazia, Cipro, la Bulgaria e la Svizzera. L’EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization) classifica oggi la specie come «Present, widespread» in Italia e «Present, restricted distribution» in Francia e Slovenia.

2.2. La cronologia italiana

La presenza di P. archon in Italia segue una progressione ben documentata, ricostruita dalle segnalazioni dei Servizi Fitosanitari Regionali e dall’EPPO Reporting Service:

2002 – Primi avvistamenti di adulti sul lungomare di Salerno (Campania). È la prima segnalazione italiana (Espinosa et al., 2003).

2003 – Il parassita viene osservato nelle Marche (provincia di Ascoli Piceno), dove provoca gravi perdite nei vivai di palme (Riolo et al., 2004).

2004 – Rinvenimento in Toscana (provincia di Pistoia) e in Puglia (inizialmente limitato ai vivai, poi su vecchie palme nei pressi di Bari nel 2006).

2005 – Segnalazione in Sicilia (Colazza et al., 2005).

2008 – Primo ritrovamento in Liguria (singola palma infestata, prontamente distrutta).

2009 – Comparsa in Veneto su Trachycarpus fortunei. Le piante infestate vengono abbattute.

2010 – Segnalazioni in Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia e nuovamente in Liguria.

2011 – Rinvenimento in Basilicata.

2010–2020 – Espansione progressiva in Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Molise, Trentino-Alto Adige. La regione del Lago di Garda diviene un focolaio particolarmente critico, con migliaia di Trachycarpus colpiti ad Arco e Riva del Garda.

2021 – Segnalazione in Sardegna (Ramassini et al., 2021).

2023 – Lo studio di Mori et al. (Biological Invasions) stabilisce la presenza in 18 regioni su 20, con modelli predittivi che indicano un forte aumento dell’idoneità climatica nei prossimi decenni.

2024–2025 – Espansione in Vallagarina e nella Piana Rotaliana in Trentino; ulteriori rinvenimenti nel bresciano (Salò, Desenzano). Nel 2025, prima segnalazione in Calabria (Mazza & Mori, 2025, Redia 108: 291–292). L’EPPO registra la specie ormai presente in tutte le regioni italiane, con la sola eccezione della Valle d’Aosta.

3. Area di distribuzione attuale sul territorio italiano

Secondo i dati EPPO aggiornati al 2025 e confermati dallo studio di Mori et al. (2023), P. archon è attualmente segnalato in 19 regioni italiane su 20. Le regioni interessate sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Umbria e Veneto. L’unica regione priva di segnalazioni è la Valle d’Aosta, probabilmente a causa delle condizioni climatiche alpine sfavorevoli e della scarsa presenza di palme ornamentali.

I focolai più critici si concentrano lungo le fasce costiere tirrenica e adriatica, nella regione dei laghi prealpini (Garda, Como, Maggiore) dove le palme Trachycarpus sono tradizionalmente impiegate nel paesaggio urbano, e nelle aree vivaistiche della Toscana e delle Marche. I modelli di distribuzione elaborati da Mori et al. (2023) secondo gli scenari climatici RCP 2.6 e RCP 8.5 prevedono un significativo aumento dell’idoneità climatica per P. archon nel periodo 2041–2070, con espansione verso le aree alpine e le zone interne oggi ancora marginali.

4. Specie ospiti

Tutte le piante ospiti conosciute di P. archon appartengono alla famiglia Arecaceae. La letteratura scientifica documenta attacchi su una ventina di specie, con gradi di suscettibilità molto variabili. La scheda dell’EPPO e i lavori di Isidoro et al. (2017) e Mori et al. (2023) permettono di distinguere ospiti principali e secondari nel contesto italiano.

4.1. Ospiti principali: elevata suscettibilità

Chamaerops humilis

Chamaerops humilis (palma nana mediterranea) – È la specie più colpita in assoluto. Le infestazioni pesanti, con 6–8 larve per pianta, possono uccidere un esemplare in 2–3 anni. Questa specie riveste un’importanza ecologica particolare essendo l’unica palma autoctona del Mediterraneo occidentale, presente allo stato spontaneo in Sicilia, Sardegna e lungo le coste tirreniche.

Trachycarpus fortunei

Trachycarpus fortunei (palma del Giappone, palma excelsa) – Ampiamente diffusa in Italia settentrionale, soprattutto nell’area dei laghi prealpini e in Toscana. Le infestazioni gravi sono frequenti e spesso letali. È l’ospite principale nelle regioni del Nord Italia.

La palma del Giappone è tra le specie più colpite: scoprite la nostra guida completa alla protezione di Trachycarpus fortunei contro Paysandisia archon, con calendario dei trattamenti e protocollo nematodi.

Phoenix canariensis

Phoenix canariensis (palma delle Canarie) – Ospite regolare, ma le dimensioni maggiori dello stipite conferiscono una certa tolleranza: la mortalità diretta è più rara (stimata attorno al 5–10%), sebbene i danni estetici e fisiologici restino considerevoli. Questa specie subisce anche gli attacchi del punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus), rendendo la doppia infestazione particolarmente devastante.

Per saperne di più sulle infestazioni di Paysandisia archon su Phoenix canariensis, consultate il nostro articolo.

4.2. Ospiti secondari: suscettibilità moderata o occasionale

Sono state documentate infestazioni, generalmente meno gravi, sui seguenti generi e specie: Brahea armata, Butia capitata (= B. odorata), Jubaea chilensis, Latania spp., Livistona spp. (L. chinensis, L. decora), Phoenix dactylifera (dattero), Phoenix theophrasti (palma di Teofrasto, endemica cretese), Sabal spp., Syagrus romanzoffiana, Trithrinax campestris e Washingtonia spp. (W. filifera, W. robusta). Lo studio di Mori et al. (2023), condotto presso l’Orto Botanico “Giardino dei Semplici” di Firenze (la più ricca collezione di palme d’Italia), ha ampliato lo spettro trofico conosciuto con nuove osservazioni.

5. Ciclo biologico

Il ciclo di sviluppo di P. archon è relativamente lungo e varia in funzione della latitudine e delle condizioni climatiche. Alle latitudini italiane, la specie compie generalmente una generazione all’anno (univoltina), ma nelle regioni meridionali più calde il ciclo può abbreviarsi, mentre in condizioni sfavorevoli le larve tardive possono svernare due volte, allungando il ciclo a quasi due anni.

5.1. Adulto: immagine

L’adulto è una falena diurna di grandi dimensioni, con un’apertura alare di 90–110 mm (le femmine sono tendenzialmente più grandi dei maschi, con un’apertura media di 86 mm contro 75 mm nei maschi). Le ali anteriori sono di colore bruno-olivastro, con una sfumatura longitudinale più scura e talvolta una piccola macchia chiara centrale. Le ali posteriori sono di un vistoso colore arancio-rosso, attraversate da una larga banda nera trasversale contenente 5–6 macchie bianche. Le antenne sono clavate e uncinate all’estremità. Il volo, potente e rumoroso, è attivo nelle ore più calde della giornata. Gli adulti sono buoni volatori: studi di radiotelemetria hanno dimostrato capacità di dispersione di diversi chilometri.

Paysandisia archon
Paysandisia archon (Adulto)

Il periodo di volo va da metà maggio a settembre–ottobre, con un picco tra giugno e agosto. Gli adulti non si alimentano e la loro vita è breve (circa 2–3 settimane), interamente dedicata alla riproduzione. I maschi adottano un comportamento di “perching”, posizionandosi su punti elevati per intercettare le femmine in volo (Riolo et al., 2014).

5.2. Ovodeposizione e uova

La femmina depone da 100 a 300 uova (talvolta fino a 400 secondo alcune fonti), singolarmente o in piccoli gruppi, inserendole nelle fibre alla base dei rachidi fogliari o nel cuore della palma. Le uova sono fusiformi, di colore rosa pallido, simili a chicchi di riso allungati, lunghe circa 5 mm. Il numero di costolature longitudinali varia da 6 a 8 sulla superficie dell’uovo (Sarto i Monteys et al., 2005). L’incubazione dura da 12 a 21 giorni in funzione della temperatura.

5.3. Larva: bruco

Le giovani larve neomate sono di colore aranciato e misurano pochi millimetri. Subito dopo la schiusa penetrano nei tessuti della palma, scavando gallerie nei piccioli fogliari e nello stipite. Man mano che crescono, assumono una colorazione bianco-crema con il capo marrone scuro e sviluppano pseudozampe ventrali. A maturità, le larve raggiungono dimensioni considerevoli: 7–9 cm di lunghezza e circa 15 mm di diametro.

Lo stadio larvale è il più lungo e il più dannoso. Le larve scavano gallerie ascendenti e discendenti nel cuore della palma, nutrendosi dei tessuti vascolari e del meristema apicale. Da queste gallerie fuoriesce un’abbondante rosura di colore marrone scuro, segno caratteristico dell’infestazione. Le larve nate tra giugno e agosto raggiungono la maturità nella primavera dell’anno successivo dopo un solo svernamento; quelle nate più tardi nell’anno svernano una prima volta allo stadio larvale giovanile, poi una seconda volta come larve mature, concludendo il ciclo nella primavera del secondo anno.

5.4. Impupamento e crisalide

La larva matura costruisce un bozzolo robusto intrecciando fibre vegetali della pianta ospite e seta, generalmente all’imboccatura di una galleria. La crisalide è di tipo obtetto, di colore bruno-rossastro, e la metamorfosi richiede dai 40 ai 70 giorni secondo la temperatura. Prima dello sfarfallamento, la crisalide si spinge attraverso la sezione del bozzolo coperta di seta fino all’apertura della galleria. Dopo l’emergenza dell’adulto, l’esuvia della crisalide resta visibile per lungo tempo sull’esterno della pianta, costituendo un utile indice diagnostico dell’infestazione.

6. Sintomi e danni

I danni provocati da P. archon derivano dall’attività trofica delle larve all’interno dello stipite e della corona fogliare. I principali sintomi da monitorare sono: la presenza di abbondante rosura marrone scuro che fuoriesce dallo stipite e si accumula alla base delle foglie; perforazioni “a ventaglio” delle foglie, visibili quando le lamine si distendono; fori di gallerie assiali o trasversali su piccioli e stipiti; sviluppo anomalo di gemme ascellari; deformazione dello stipite e delle foglie; ingiallimento e appassimento delle foglie giovani centrali; nei casi estremi, morte improvvisa della pianta per distruzione della gemma apicale.

La gravità del danno dipende dalla specie ospite, dall’intensità dell’attacco e dall’età della pianta. Su Chamaerops humilis e Trachycarpus fortunei, il cui stipite è relativamente sottile, infestazioni con 6–8 larve possono condurre alla morte in 2–3 anni. Su Phoenix canariensis, più robusta, la sopravvivenza è generalmente possibile ma con gravi segni di deperimento. La diagnosi differenziale con il punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) e con patogeni fungini (Fusarium, Rhizoctonia) va condotta con attenzione: la rosura all’esterno dello stipite e le perforazioni fogliari a settore circolare sono i segni più specifici di P. archon.

7. Strategie di lotta e trattamenti

Il controllo di P. archon è particolarmente complesso poiché le larve vivono protette all’interno dello stipite, dove i prodotti fitosanitari hanno difficoltà a penetrare. In Europa, a differenza dell’areale nativo, l’insetto non ha nemici naturali efficaci. La lotta richiede pertanto un approccio integrato, combinando monitoraggio costante, prevenzione e interventi curativi.

7.1. Misure preventive e monitoraggio

La prevenzione è la prima linea di difesa. Essa comprende: il controllo rigoroso del materiale vivaistico alla commercializzazione, evitando l’importazione di palme da zone infestate; il monitoraggio periodico delle piante (ispezione visiva della corona, della base fogliare e dello stipite alla ricerca di rosura, fori e perforazioni); l’evitare la potatura estiva, che espone tessuti freschi durante il periodo di volo e di ovodeposizione (preferire la fine dell’inverno o l’inizio della primavera); la segnalazione obbligatoria dell’infestazione al Servizio Fitosanitario Regionale competente.

7.2. Lotta meccanica

In caso di piante irrimediabilmente compromesse (gemma apicale distrutta), la misura più efficace resta l’abbattimento, la trinciatura fine e la distruzione (preferibilmente per combustione) del materiale infestato, secondo le disposizioni di legge. Questa operazione impedisce il completamento del ciclo delle larve residue e riduce la pressione del parassita sulle piante circostanti. Per i focolai precoci, l’estrazione manuale delle larve accessibili, previa apertura chirurgica dello stipite, può essere tentata su piante di piccole dimensioni, ma rimane un intervento aleatorio.

7.3. Lotta biologica

Il metodo biologico più efficace e meglio documentato è l’impiego di nematodi entomopatogeni, in particolare Steinernema carpocapsae. Questi nematodi, organismi tipicamente terricoli di dimensioni microscopiche, penetrano nelle larve dell’insetto attraverso le aperture naturali (cavità orale, spiracoli, ano) e rilasciano il batterio simbionte Xenorhabdus nematophila, che provoca la morte per setticemia in 24–72 ore. La tecnologia brevettata di formulazione con chitosano (polisaccaride derivato dalla chitina dei crostacei) consente l’applicazione efficace anche fuori dal suolo, mantenendo i nematodi attivi sulla corona della palma per diverse settimane.

Sperimentazioni condotte nelle Marche dall’Università Politecnica delle Marche (Nardi et al., 2009) hanno dimostrato un’efficacia del 91–100% in applicazione curativa. I nematodi sono utilizzabili sia in prevenzione sia in cura, e sono autorizzati in agricoltura biologica. Le condizioni ottimali di applicazione prevedono: temperature comprese tra 15 e 25°C; periodi freschi e piovosi (autunno e primavera); distribuzione a bassa pressione nel cono apicale della palma; dosi di 8–10 milioni di nematodi per pianta in 0,8–1 litro d’acqua. I prodotti commerciali di riferimento in Italia includono Palmanem® (Koppert) e Nemopak SC Palme® (Bioplanet). Per le piante già infestate, si raccomandano almeno 3–4 applicazioni.

Tra gli altri agenti biologici, i funghi entomopatogeni del genere Beauveria (B. bassiana) e del genere Metarhizium mostrano un certo potenziale, ma le sperimentazioni sono ancora in fase iniziale.

7.4. Lotta chimica

La lotta chimica presenta limitazioni significative dovute alla localizzazione endofitica delle larve. Tuttavia, due approcci sono praticabili:

Trattamenti esoterapici (irrorazione apicale) – Consistono nell’irrorazione a doccia del capitello e del cuore della palma con insetticidi ad azione per contatto e ingestione, da ripetere ogni 25–30 giorni durante il periodo di volo (maggio–settembre) per colpire le giovani larve prima che penetrino in profondità nello stipite. I principi attivi utilizzabili comprendono: in agricoltura biologica, piretrine pure, Spinosad, Azadiractina (olio di Neem); in agricoltura convenzionale, Deltametrina, Cipermetrina, Lambda-cialotrina, Acetamiprid, Abamectina, Emamectina benzoato, Etofenprox. La recente regolamentazione europea ha revocato l’autorizzazione per Imidacloprid e Thiamethoxam su palme (dal 2018).

Endoterapia (iniezioni al tronco) – Tecnica che consiste nell’iniezione di insetticidi sistemici direttamente nello stipite, a una profondità di circa 20 cm, affinché il principio attivo venga traslocato per via vascolare fino alla gemma apicale. L’Emamectina benzoato si è dimostrata la molecola più efficace per questa via di somministrazione, grazie alla sua capacità di risalita all’interno dello stipite. Questa tecnica, attuata con sistemi come Arbocap® o SOSPALM®, è particolarmente indicata in ambito urbano dove le irrorazioni aeree sono soggette a limitazioni normative. La persistenza del prodotto è tuttavia limitata (30–40 giorni), rendendo necessarie applicazioni ripetute.

7.5. Lotta integrata: la strategia raccomandata

L’approccio più efficace combina: un monitoraggio regolare (almeno mensile durante la stagione calda); trattamenti preventivi con nematodi entomopatogeni a fine estate–inizio autunno e in primavera; irrorazioni chimiche mirate nei mesi estivi durante il periodo di volo; endoterapia come complemento su piante di alto valore paesaggistico; l’abbattimento e la distruzione delle piante irrecuperabili per ridurre la pressione di inoculo. È fondamentale intervenire ai primi sintomi: quando le foglie centrali sono già gialle o secche, la probabilità di salvare la pianta è fortemente ridotta.

8. Quadro normativo

P. archon è stata inserita nell’allegato II, parte A, sezione II della Direttiva 2009/7/CE della Commissione (10 febbraio 2009), recepita in Italia con il D.Lgs. 214/2005 modificato, come organismo nocivo di cui deve essere vietata l’introduzione e la diffusione. Il Decreto del MIPAAF del 7 settembre 2009 ha reso obbligatoria la segnalazione e la lotta. Tuttavia, il Regolamento UE 2019/2072 la classifica come organismo regolamentato solo per le zone protette (Irlanda, Malta, Irlanda del Nord) dove l’organismo è assente. In Italia, le disposizioni variano da regione a regione: alcune hanno emesso ordinanze di lotta obbligatoria (come il Trentino), altre si limitano a raccomandazioni.

9. Bibliografia

9.1. Pubblicazioni scientifiche

Mori E., Rustici P., Dapporto L., Pasquali L., Petrucci F. & Mazza G. (2023) – Invasions by the palm borer moth Paysandisia archon in Italy and assessment of its trophic spectrum. Biological Invasions 25: 1373–1386. DOI: 10.1007/s10530-022-02981-6. — Studio fondamentale e più aggiornato sulla distribuzione italiana, basato su citizen science e modellazione climatica. Documenta la presenza in 18 regioni su 20 e amplia lo spettro trofico con osservazioni originali dall’Orto Botanico di Firenze.

Mazza G. & Mori D.R. (2025) – First record of Paysandisia archon Burmeister, 1880 (Insecta Lepidoptera Castniidae) in Calabria (southern Italy). Redia 108: 291–292. DOI: 10.19263/REDIA-108.25.35. — Prima segnalazione in Calabria, che porta a 19 su 20 le regioni italiane colonizzate.

Isidoro N., Riolo P., Verdolini E., Peri E. & Beaudoin-Ollivier L. (2017)Paysandisia archon: taxonomy, distribution, biology and life cycle. In: Handbook of Major Palm Pests. Wiley. DOI: 10.1002/9781119057468.ch6. — Capitolo di riferimento monografico: tassonomia, distribuzione mondiale, biologia e ciclo di vita dettagliato. Opera del gruppo di ricerca dell’Università Politecnica delle Marche, il più attivo in Italia su questa specie.

Sarto i Monteys V. & Aguilar L. (2005) – The castniid palm borer, Paysandisia archon (Burmeister, 1880), in Europe: comparative biology, pest status and possible control methods. Nachrichten des Entomologischen Vereins Apollo 26: 61–94. Semantic Scholar. — Studio pionieristico fondamentale che descrive per la prima volta in dettaglio il ciclo biologico in Europa, basato su osservazioni in Catalogna. Resta un testo di riferimento per la biologia comparata con altre Castniidae.

Muñoz-Adalia E.J. & Colinas C. (2020) – The invasive moth Paysandisia archon in Europe: biology and control options. Journal of Applied Entomology 144: 341–350. — Revisione aggiornata che sintetizza la biologia dell’insetto e le strategie di lotta disponibili, con un focus particolare sui trattamenti a base biologica.

Nardi S., Ricci E., Lozzi R., Marozzi F., Ladurner E., Chiabrando F., Isidoro N. & Riolo P. (2009) – Use of entomopathogenic nematodes for the control of Paysandisia archon. IRIS UniPM. — Sperimentazione di campo nelle Marche che dimostra l’efficacia dei nematodi Steinernema carpocapsae (91–100%) nel controllo curativo di P. archon. Studio di riferimento per la lotta biologica.

Riolo P., Nardi S., Carboni M., Riga F., Piunti A., Ferracini C., Alma A. & Isidoro N. (2004)Paysandisia archon (Lepidoptera, Castniidae): prima segnalazione di danni del pericoloso minatore delle palme sulla riviera adriatica. Informatore Fitopatologico 10: 28–31. — Primo rapporto dettagliato dei danni in Italia, con focus sulle Marche.

Ramassini W., Fois F., Foddi F., Cocco A., Lentini A. & Nannini A. (2021) – Considerazioni sulla presenza in Sardegna di Paysandisia archon. Mediterraneaonline/naturalistica 4: 60–65. — Documentazione della presenza in Sardegna, una delle ultime regioni ad essere colonizzata.

Sarto i Monteys V. (2002) – The discovery, description and taxonomy of Paysandisia archon (Burmeister, 1880): a castniid species recently found in south-western Europe. Nota Lepidopterologica 25: 3–15. — Descrizione tassonomica completa per l’Europa e storia della scoperta.

9.2. Libro

Moskvina O. (2023)Salviamo le palme delle nostre città: dalla Paysandisia archon. Independently published, 80 pp. ISBN: 979-8378699490. — Pubblicazione divulgativa in italiano, accessibile ai non specialisti, con indicazioni pratiche di prevenzione e cura.

9.3. Risorse istituzionali e banche dati online

EPPO Global Database – Scheda di Paysandisia archon (codice PAYSAR): distribuzione, piante ospiti, regolamentazione, fotografie. gd.eppo.int/taxon/PAYSAR. — Risorsa di riferimento internazionale, costantemente aggiornata, per lo stato fitosanitario in ogni paese.

Fondazione Edmund Mach – Fitoemergenze – Pagina dedicata al lepidottero delle palme, con informazioni sulla biologia, i sintomi, i metodi di contenimento e l’utilizzo dei nematodi. fitoemergenze.fmach.it/lepidottero-delle-palme. — Eccellente risorsa del Trentino, con schede tecniche dettagliate sull’applicazione dei nematodi entomopatogeni.

Regione Veneto – Servizio Fitosanitario – Scheda su Paysandisia archon: sintomi, distribuzione regionale, modalità di intervento. regione.veneto.it/web/fitosanitario/paysandisia-archon. — Scheda regionale ben strutturata con indicazioni pratiche per privati e operatori.

Progetto LIFE+ CSMON-LIFE – Scheda di citizen science su P. archon: descrizione, biologia, impatto ambientale. csmon-life.eu/pagina/dettaglio_specie/114. — Primo progetto italiano di citizen science sulla biodiversità, con dati utili per comprendere la diffusione in ambiente antropizzato.

Progetto ALIEM – Rete transfrontaliera – Scheda del castnide delle palme nel contesto della cooperazione mediterranea (Italia–Francia). aliem-network.eu. — Informazioni nel quadro della cooperazione transfrontaliera italo-francese per la gestione delle specie invasive.

Papilionea.it – Scheda entomologica italiana con cartografia dettagliata della distribuzione. papilionea.it/paysandisia-archon/. — Portale entomologico italiano con mappa di distribuzione, iconografia e riferimenti bibliografici.