Paysandisia archon su Trachycarpus fortunei: sintomi, trattamenti e come salvare la palma del Giappone

Trachycarpus fortunei, la palma del Giappone o palma di Fortune, è una delle palme più amate nei giardini italiani. Rustica, elegante, capace di resistere a temperature di –10°C e oltre, è da sempre la scelta ideale per chi desidera un tocco esotico anche nell’Italia settentrionale. Eppure, da poco più di vent’anni, questa palma resistente a quasi tutto ha trovato un nemico contro cui la sua tempra non basta: Paysandisia archon, il castnide delle palme, una grande falena sudamericana le cui larve scavano gallerie devastanti all’interno dello stipite.

La combinazione tra lo stipite relativamente sottile di T. fortunei (10–25 cm di diametro) e la voracità delle larve rende questa palma una delle specie più vulnerabili all’attacco del castnide. Le conseguenze sono drammatiche: lungo la costa gardesana, nel bresciano, in Trentino e in tutta l’Italia centro-settentrionale, migliaia di esemplari sono già morti o gravemente compromessi. In ampi territori del Garda, del mantovano e del cremonese, questa palma un tempo onnipresente è virtualmente scomparsa dal paesaggio.

Questo articolo si propone come guida completa e aggiornata al 2025 per i proprietari di Trachycarpus fortunei: come riconoscere un attacco, quali sono i sintomi specifici su questa specie, come intervenire e, soprattutto, come prevenire. Perché con Paysandisia archon, la prevenzione non è un’opzione: è la condizione stessa della sopravvivenza della pianta.

1. Trachycarpus fortunei: ritratto di una palma amata

Trachycarpus fortunei (Hook.) H. Wendl. (sinonimo storico: Chamaerops excelsa) è una palma sempreverde della famiglia Arecaceae, originaria delle regioni montuose dell’Asia orientale: Cina centrale e meridionale, Giappone, Myanmar e India settentrionale. È una palma di montagna, che nel suo areale nativo cresce fino a 2.400 m di altitudine, il che spiega la sua straordinaria resistenza al freddo.

Introdotta in Europa dallo scozzese Robert Fortune nel 1849, che la portò dal Giappone ai Kew Gardens di Londra, è diventata nel corso di quasi due secoli la palma ornamentale più diffusa nei climi temperati del continente. In Italia, è presente ovunque: dalle rive dei laghi prealpini (Garda, Como, Maggiore, Iseo) alla Liguria, dalla Toscana al Trentino, dall’Emilia-Romagna al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. In Ticino svizzero, la sua espansione spontanea è stata tale da farla classificare come specie invasiva.

1.1. Caratteristiche morfologiche

L’aspetto di T. fortunei è inconfondibile: un tronco unico, eretto e slanciato, alto 5–12 m (fino a 20 m nei climi più favorevoli), con un diametro di soli 10–25 cm, rivestito da un denso feltro di fibre brunastre derivanti dalla decomposizione delle vecchie guaine fogliari. Le foglie sono palmate (a ventaglio), larghe fino a 1,5 m, con un picciolo di 50–100 cm finemente dentellato. La lamina è divisa in 25–65 segmenti induplicati, verde scuro sulla pagina superiore e glaucescenti in quella inferiore. Le punte dei segmenti, inizialmente erette, tendono a diventare pendule con l’età. Le infiorescenze sono pannocchie vistose, pendenti, di colore giallo. I frutti, drupe reniformi nerastre, sono molto apprezzati dagli uccelli, che ne favoriscono la disseminazione.

1.2. Perché è così diffusa in Italia

Il successo di T. fortunei in Italia si spiega con un insieme unico di qualità: è tra le palme più resistenti al freddo al mondo (sopporta da –10°C a –15°C, con danni al 50% a –13°C e morte solo a –17°C circa); tollera il gelo, la neve, l’aerosol marino e i venti; si adatta a suoli diversi (calcarei, silicei, acidi, neutri o alcalini); cresce sia in pieno sole che in mezzombra; richiede manutenzione minima (irrigazioni moderate, concimazione 1–2 volte l’anno, rimozione delle foglie secche); ha una crescita lenta ma costante (7–8 cm all’anno), che la rende stabile e longeva.

La sua diffusione capillare nei giardini privati, nei parchi pubblici, lungo i lungolago e nelle piazze del Nord e del Centro Italia spiega anche perché l’impatto di Paysandisia archon è stato così devastante: il parassita ha trovato un serbatoio enorme di ospiti prediletti, tutti con lo stipite sottile ideale per le sue larve.

2. Perché T. fortunei è così vulnerabile al castnide

Tra le circa venti specie di palme attaccate da P. archon in Italia, T. fortunei è, insieme a Chamaerops humilis, la più colpita. La mortalità è nettamente superiore a quella osservata su Phoenix canariensis (dove la pianta sopravvive nel 90–95% dei casi). Diversi fattori concorrono a questa vulnerabilità specifica:

Diametro ridotto dello stipite – Con soli 10–25 cm di diametro, lo stipite di T. fortunei offre un volume limitato di tessuto vascolare. Bastano 6–8 larve attive contemporaneamente per compromettere fatalmente la conduzione linfatica e distruggere il meristema apicale. Su una Phoenix canariensis dal tronco di 50–80 cm, lo stesso numero di larve causerebbe danni visibili ma raramente letali.

Struttura fibrosa dello stipite – Il denso rivestimento di fibre che avvolge il tronco di T. fortunei costituisce un habitat ideale per l’ovodeposizione: la femmina di P. archon inserisce le uova tra queste fibre, alla base dei rachidi fogliari, dove trovano protezione e umidità.

Diffusione in zone a clima mite – Le aree dove T. fortunei è più diffusa in Italia (laghi prealpini, Liguria, Toscana) coincidono con le zone che offrono condizioni climatiche ottimali per il ciclo di P. archon: inverni non troppo rigidi che permettono la sopravvivenza larvale, ed estati calde che favoriscono il volo e la riproduzione degli adulti.

Gestione spesso trascurata – La rusticità di T. fortunei ha paradossalmente giocato a suo sfavore: molti proprietari, abituati a una pianta “che cresce da sola”, non hanno mai adottato protocolli di monitoraggio fitosanitario. L’infestazione viene spesso scoperta solo quando i danni sono già gravi.

3. Riconoscere l’attacco: i sintomi specifici su Trachycarpus

L’identificazione tempestiva dell’infestazione è il fattore determinante per la sopravvivenza della palma. Su T. fortunei, alcuni sintomi sono particolarmente caratteristici.

3.1. Sintomi precoci (intervento ancora possibile)

Perforazioni a semicerchio delle foglie – È il segno più specifico e il più precoce. Le giovani larve di P. archon perforano le foglie quando queste sono ancora arrotolate nel getto centrale. Quando la foglia si distende, le perforazioni appaiono come tagli netti a settore circolare, disposti in serie regolare. Su T. fortunei, queste perforazioni a ventaglio sono particolarmente visibili e diagnostiche. Attenzione: non confondere con i danni meccanici del vento, che producono lacerazioni irregolari.

Rosura marrone scuro – Ammassi di segatura compatta e scura (escrementi e residui di scavo delle larve) che fuoriescono dallo stipite e si accumulano tra le fibre alla base delle foglie o lungo il tronco. Questo materiale, duro al tatto, è il segno inconfondibile dell’attività larvale in corso all’interno della pianta.

Fori di galleria – Piccole aperture rotonde visibili sui piccioli fogliari o nella parte sommitale dello stipite, corrispondenti all’ingresso o all’uscita delle gallerie larvali.

3.2. Sintomi avanzati (prognosi riservata)

Ingiallimento e appassimento delle foglie centrali – Quando le foglie più giovani della corona, quelle del getto centrale, ingialliscono e si seccano, significa che le larve hanno probabilmente raggiunto il meristema apicale. A questo stadio, la possibilità di salvare la pianta è fortemente ridotta, perché la gemma apicale – grande quanto una mandorla – può già essere compromessa.

Deformazione dello stipite e delle foglie – Le gallerie larvali destabilizzano la struttura interna del tronco, causando curvature anomale e sviluppo irregolare delle nuove foglie.

Sviluppo anomalo di gemme ascellari – In risposta al danno al meristema principale, la pianta può tentare di emettere germogli laterali, un segnale che il punto vegetativo centrale è già gravemente danneggiato.

Esuvie di crisalide – La presenza di esuvie (involucri brunastri della crisalide) sporgenti dal tronco o tra le fibre è la prova che almeno una generazione del parassita ha completato il suo ciclo sulla pianta. È un segnale tardivo, ma utile per confermare la diagnosi e verificare se l’infestazione è ancora attiva.

3.3. Diagnosi differenziale

Su T. fortunei, i sintomi di Paysandisia possono essere confusi con quelli del punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus), sebbene quest’ultimo prediliga nettamente le palme del genere Phoenix. La distinzione principale è la rosura: su P. archon è compatta, asciutta, marrone scuro e visibile all’esterno dello stipite; su R. ferrugineus è più umida e fibrosa. Anche i marciumi fungini dello stipite (Fusarium, Rhizoctonia) possono mimare alcuni sintomi, ma non producono rosura né perforazioni fogliari.

4. Il caso emblematico del Lago di Garda

La regione del Lago di Garda rappresenta il caso più drammatico di devastazione causata da P. archon su T. fortunei in Italia, e merita un approfondimento specifico perché offre insegnamenti preziosi per tutti i proprietari di palme.

I primi casi di morte improvvisa di palme gardesane furono segnalati a Maderno, Padenghe e Bogliaco già nel 2013. Inizialmente scambiato per il punteruolo rosso, il responsabile fu presto identificato dagli agronomi come P. archon. Da allora, la situazione è precipitata. Secondo i dati riportati dagli agronomi bresciani nel 2017, la mortalità lungo la gardesana interessava nel 95% dei casi palme dei generi Chamaerops e Trachycarpus, con quasi mille casi nel solo tratto tra Padenghe e Toscolano.

Ad Arco e Riva del Garda (sponda trentina), si contavano rispettivamente 2.000 e 1.500 palme da abbattere. Il comune di Desenzano del Garda ha emesso un’ordinanza sindacale (n. 54/2017) con pesanti sanzioni per chi non segnala né tratta le piante infestate. Nel 2024, l’infestazione si è estesa alla Vallagarina e alla Piana Rotaliana. A Salò, nel marzo 2024, il comune era ridotto a tentare l’endoterapia come “ultima spiaggia” per salvare le circa 200 palme superstiti del centro storico, molte delle quali già sostituite da aranci amari o oleandri.

L’agronomo Fiorenzo Pandini, tra i primi a lanciare l’allarme, ha sintetizzato la situazione in modo eloquente: «Le palme del genere Chamaerops e Trachycarpus, da quando è comparsa la Paysandisia archon, hanno visto crollare il loro valore, perché la loro piantagione è rischiosa se la pianta viene abbandonata a sé stessa». In ampi territori del Garda, del mantovano e del cremonese, queste palme sono ormai scomparse.

La lezione del Garda è chiara: senza monitoraggio costante e interventi preventivi, l’infestazione da P. archon su T. fortunei è rapidamente irreversibile a scala di paesaggio. Una singola femmina depone circa 100 uova, distribuendole su 10–20 palme diverse: una sola femmina può infestare tutte le palme di un giardino in una sola stagione.

5. Proteggere la palma: calendario annuale degli interventi

La difesa di T. fortunei contro P. archon richiede un approccio integrato, combinando prevenzione, monitoraggio e interventi curativi secondo un calendario stagionale preciso. Il protocollo seguente è basato sulle raccomandazioni dei Servizi Fitosanitari Regionali, sulla sperimentazione dell’Università Politecnica delle Marche e sull’esperienza degli agronomi di campo.

5.1. Fine inverno – inizio primavera (febbraio–aprile)

Ispezione approfondita – Esaminare ogni palma alla ricerca di rosura alla base delle foglie, fori nello stipite, esuvie di crisalide. Sezionare eventuali foglie secche asportate per verificare la presenza di gallerie.

Pulizia e potatura – È il momento migliore per rimuovere le foglie secche e le fibre in eccesso, operazione che facilita sia l’ispezione sia la successiva applicazione dei trattamenti. Non potare mai in estate, quando gli adulti volano e le ferite fresche attirano l’ovodeposizione.

Primo trattamento con nematodi – Quando le temperature risalgono stabilmente sopra i 15°C (generalmente tra metà marzo e aprile), effettuare la prima applicazione di nematodi entomopatogeni Steinernema carpocapsae nel cono apicale della palma. Dose: 8–10 milioni di nematodi per pianta in 0,8–1 litro d’acqua. Distribuire a bassa pressione, preferibilmente in giornata nuvolosa o nelle ore serali. Le condizioni di umidità primaverili sono ideali per la sopravvivenza dei nematodi.

5.2. Primavera avanzata – estate (maggio–settembre)

Monitoraggio mensile – Ispezionare le palme almeno una volta al mese durante tutta la stagione calda. Prestare particolare attenzione alle nuove foglie che si distendono: le perforazioni a semicerchio sono il primo segnale visibile.

Trattamenti chimici preventivi (esoterapia) – Da fine maggio a settembre, durante il periodo di volo degli adulti e di ovodeposizione, irrorare a doccia il capitello e il cuore della palma con un insetticida attivo contro i lepidotteri, ripetendo ogni 25–30 giorni. L’obiettivo è colpire le giovani larve prima che penetrino in profondità nello stipite. Principi attivi utilizzabili: in biologico, piretrine pure, Spinosad, Azadiractina; in convenzionale, Deltametrina, Acetamiprid, Emamectina benzoato, tra gli altri. La scelta del principio attivo deve essere fatta in conformità con le autorizzazioni vigenti e, per i trattamenti in area urbana, con le normative locali.

Endoterapia (per piante di alto valore) – L’iniezione di insetticida sistemico direttamente nello stipite, a circa 20 cm di profondità, rappresenta un complemento efficace in ambito urbano dove le irrorazioni aeree sono limitate. L’Emamectina benzoato è la molecola che mostra la migliore risalita nello stipite. L’efficacia è al 100% il primo anno, con una coda al 50% la seconda annata. Le prove condotte sezionando i tronchi trattati hanno evidenziato larve in disseccamento, mentre quelle sulle piante non trattate erano intatte e vigorose.

5.3. Fine estate – autunno (settembre–novembre)

Secondo trattamento con nematodi – È il momento più efficace per l’applicazione dei nematodi entomopatogeni. Le temperature di 15–25°C e l’umidità autunnale creano le condizioni ottimali. I nematodi si muovono in un film d’acqua libera all’interno delle gallerie, raggiungendo le larve anche in profondità. Le sperimentazioni dell’Università Politecnica delle Marche (Nardi et al., 2009) hanno dimostrato un’efficacia curativa del 91–100%. Per le piante già infestate, ripetere il trattamento 3–4 volte a intervalli di 15–20 giorni.

Ispezione autunnale – Sezionare lo stipite delle piante eventualmente abbattute per censire le larve e verificare l’efficacia dei trattamenti. Questo è il periodo in cui si possono individuare più facilmente le gallerie con le larve svernanti.

5.4. Inverno (dicembre–febbraio)

Nessun trattamento attivo – Le basse temperature rendono inefficaci sia i nematodi (che necessitano di almeno 10–15°C) sia i trattamenti chimici per irrorazione. Le larve svernano protette all’interno dello stipite. È il momento per pianificare la strategia dell’anno successivo e, se necessario, procedere all’abbattimento e alla distruzione delle piante irrecuperabili.

6. Focus: i nematodi entomopatogeni, la difesa biologica più efficace

L’impiego di nematodi entomopatogeni della specie Steinernema carpocapsae rappresenta oggi la strategia di difesa più promettente contro P. archon su T. fortunei, soprattutto per i privati che non dispongono del patentino per i fitofarmaci e per tutti i contesti in cui la lotta chimica è limitata (giardini urbani, vicinanza ad abitazioni, aree protette).

6.1. Come funzionano

I nematodi S. carpocapsae sono vermi microscopici che si muovono attivamente alla ricerca delle larve ospiti in un film d’acqua libera. Una volta raggiunta la larva di P. archon, penetrano attraverso le aperture naturali (cavità orale, spiracoli tracheali, ano) e rilasciano il batterio simbionte Xenorhabdus nematophila. Questo batterio si moltiplica rapidamente nei tessuti dell’insetto, provocando una setticemia mortale in 24–72 ore. I nematodi si riproducono poi all’interno della larva morta, rilasciando una nuova generazione che prosegue la ricerca di altre larve.

6.2. Applicazione pratica su Trachycarpus

Lo stipite relativamente sottile e la corona compatta di T. fortunei facilitano l’applicazione dei nematodi rispetto ad altre palme di maggiori dimensioni. Ecco il protocollo consigliato:

Conservazione: i nematodi sono organismi vivi. Conservare le confezioni in frigorifero a 2–6°C, al buio, e utilizzare entro la data di scadenza (idealmente entro 10 giorni dal ricevimento).

Preparazione: adattare gradualmente il prodotto alla temperatura ambiente. Sciogliere la polvere in acqua a temperatura inferiore a 25°C e pH 4–8. Mantenere la sospensione in agitazione costante.

Dosaggio: 8–10 milioni di nematodi per pianta. La formulazione con chitosano (Nemopak SC Palme® di Bioplanet) prolunga la sopravvivenza dei nematodi sulla parte aerea della pianta per diverse settimane.

Applicazione: distribuire la sospensione direttamente nel cono apicale della palma e sull’inserzione delle foglie, bagnando abbondantemente. Operare a bassa pressione (annaffiatoio, pompa a mano, lancia). Su T. fortunei, l’altezza moderata della maggior parte degli esemplari (3–7 m) consente spesso l’applicazione da una scala, senza necessità di piattaforme elevatrici.

Condizioni ottimali: temperature dell’aria 15–25°C; giornata nuvolosa o piovosa, oppure applicazione serale; umidità elevata. Mai trattare in pieno sole o con temperature superiori a 30°C.

Frequenza: in preventivo, 2–3 applicazioni l’anno (marzo–aprile, settembre–ottobre, eventualmente giugno). In curativo (pianta già infestata), almeno 3–4 applicazioni ravvicinate ogni 15–20 giorni.

6.3. Prodotti commerciali disponibili in Italia

Palmanem® (Koppert)Steinernema carpocapsae in polvere da sciogliere in acqua. Disponibile in confezioni da 50 e 500 milioni di nematodi. Consentito in agricoltura biologica. Non richiede patentino.

Nemopak SC Palme® (Bioplanet)S. carpocapsae con liquido applicatore a base di chitosano (polisaccaride naturale da chitina di crostacei). La formulazione brevettata con chitosano prolunga la vitalità dei nematodi fuori dal suolo. Una confezione (50 milioni di nematodi + 500 ml di chitosano) tratta 2–3 palme di grandi dimensioni, o 4–5 Trachycarpus di taglia media.

Capsanem® (Koppert) – Altra formulazione di S. carpocapsae disponibile in due confezioni (50 e 500 milioni). Utilizzabile anche per altri lepidotteri xilofagi.

7. Quando purtroppo è troppo tardi

Malgrado tutti gli sforzi, alcune piante non possono essere salvate. Su T. fortunei, quando la gemma apicale è distrutta, la pianta è condannata: questa palma, a differenza di Chamaerops humilis, non emette polloni basali e non può rigenerarsi da un’unica gemma. La morte può sopraggiungere in 2–3 anni dall’inizio dell’infestazione, ma talvolta anche più rapidamente in caso di attacchi massicci.

In questo caso, le disposizioni di legge impongono l’abbattimento, la trinciatura fine e la distruzione del materiale (per combustione o triturazione a maglia fine che impedisca la sopravvivenza delle larve). È obbligatorio segnalare il rinvenimento al Servizio Fitosanitario Regionale. Lasciare in piedi una pianta morta infestata equivale a mantenere un focolaio attivo che minaccia tutte le palme circostanti.

In caso di sostituzione, valutare se ripiantare un Trachycarpus è opportuno: in aree fortemente infestate, senza un programma di trattamenti continuativo, una nuova pianta verrà probabilmente attaccata nel giro di una o due stagioni. Alcune alternative possibili includono palme meno colpite come Phoenix canariensis (che tuttavia è soggetta al punteruolo rosso) o, per chi preferisce evitare del tutto il rischio, specie non-Arecaceae dall’aspetto esotico simile (Cycas revoluta, Butia capitata in zone miti).

8. Dieci regole d’oro per proteggere il vostro Trachycarpus

1. Ispezionare regolarmente. Almeno una volta al mese da aprile a ottobre. Cercate rosura, perforazioni fogliari, fori nello stipite.

2. Non potare mai in estate. La potatura tra giugno e settembre espone tessuti freschi nel momento di massima attività del parassita. Potare in febbraio-marzo.

3. Trattare preventivamente con nematodi. Due applicazioni l’anno (primavera e autunno) con Steinernema carpocapsae costano meno della sostituzione di una palma morta.

4. Agire ai primi sintomi. Quando le foglie centrali ingialliscono, la battaglia è già quasi persa. Intervenite alle prime perforazioni fogliari.

5. Bagnare bene il cuore della palma. Qualunque sia il trattamento (nematodi o chimico), il prodotto deve raggiungere il cono apicale e l’inserzione delle foglie: è lì che si trovano le uova e le giovani larve.

6. Rispettare il calendario. Nematodi in primavera e autunno (fresco e umido); trattamenti chimici in estate (periodo di volo e ovodeposizione). L’ordine inverso è inefficace.

7. Pulire le fibre dello stipite. Una pulizia periodica delle fibre accumulate sul tronco riduce i siti di ovodeposizione e facilita l’ispezione visiva.

8. Coordinatevi con i vicini. Una palma trattata accanto a dieci palme non trattate è una battaglia persa. La femmina di P. archon vola su diversi chilometri e può infestare 10–20 piante per ciclo.

9. Segnalate al Servizio Fitosanitario. La segnalazione è obbligatoria per legge e contribuisce alla cartografia dell’infestazione, che è essenziale per le strategie di contrasto a scala territoriale.

10. Abbattete e distruggete le piante irrecuperabili. È un atto doloroso ma necessario per proteggere le palme circostanti.

9. Riferimenti e risorse utili

9.1. Pubblicazioni scientifiche

Mori E., Rustici P., Dapporto L., Pasquali L., Petrucci F. & Mazza G. (2023) – Invasions by the palm borer moth Paysandisia archon in Italy and assessment of its trophic spectrum. Biological Invasions 25: 1373–1386. DOI: 10.1007/s10530-022-02981-6. — Studio di riferimento sulla distribuzione in Italia (18/20 regioni) e sullo spettro trofico, con modelli predittivi sul cambiamento climatico.

Nardi S., Ricci E., Lozzi R., Marozzi F., Ladurner E., Chiabrando F., Isidoro N. & Riolo P. (2009) – Use of entomopathogenic nematodes for the control of Paysandisia archon. IRIS UniPM. — Sperimentazione di campo nelle Marche su Trachycarpus fortunei: efficacia dei nematodi del 91–100%.

Isidoro N., Riolo P., Verdolini E., Peri E. & Beaudoin-Ollivier L. (2017)Paysandisia archon: taxonomy, distribution, biology and life cycle. In: Handbook of Major Palm Pests, Wiley. Wiley Online Library. — Monografia completa dell’equipe dell’Università Politecnica delle Marche, con dettagli sul ciclo biologico.

Muñoz-Adalia E.J. & Colinas C. (2020) – The invasive moth Paysandisia archon in Europe: biology and control options. J. Appl. Entomol. 144: 341–350. — Revisione delle strategie di controllo con focus sulla lotta biologica.

9.2. Risorse istituzionali

EPPO Global Database – Paysandisia archon (PAYSAR): gd.eppo.int/taxon/PAYSAR. — Distribuzione, piante ospiti, regolamentazione aggiornata al 2025.

Fondazione Edmund Mach – Fitoemergenze: fitoemergenze.fmach.it/lepidottero-delle-palme. — Eccellente risorsa trentina con schede dettagliate su biologia, sintomi e trattamenti nematodi.

Regione Veneto – Servizio Fitosanitario: regione.veneto.it/web/fitosanitario/paysandisia-archon. — Scheda pratica per privati e operatori con indicazioni sui trattamenti.

Verdepubblico.it – Speciale emergenza Paysandisia: verdepubblico.it/speciale-emergenza-tignola-delle-palme-paysandisia/. — Dossier completo sulle esperienze gardesane con dati di campo e protocoli d’intervento.