Cycas wadei è una cicadea arborescente endemica dell’isola di Culion, a nord di Palawan, nelle Filippine, dove domina una vasta prateria a Imperata percorsa spesso dal fuoco. Descritta nel 1936 da Elmer D. Merrill, questa specie del genere Cycas è la specie tipo della sezione Wadeae, un piccolo gruppo isolato, proprio delle Filippine, dai semi costoluti. Le sue foglioline strettissime la fanno riconoscere a prima vista. La IUCN la classifica in pericolo critico.
In sintesi: Cycas wadei
- Nome accettato: Cycas wadei Merr. (1936), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato
- Nomi precedenti e sinonimi: segnalata come Cycas sp. aff. cairnsiana (Foxworthy 1911), poi come Cycas cairnsiana (Merrill 1923); Lindström et al. (2008) vi riferiscono Cycas circinalis subsp. riuminiana var. curranii forma graminea J.Schust. (1932)
- Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano; in tagalog bayit, oliva (la pianta) e pitógo (il seme); in inglese «Wade’s pitogo» (Species+)
- Distribuzione naturale: Filippine, isola di Culion (provincia di Palawan)
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR B1ab(iii,v)), valutazione di U. Ferreras e T. Marler (2020, pubblicata nel 2022)
- CITES e altre tutele: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: prateria aperta a Imperata, in pieno sole, su basse colline con una stagione secca marcata
- Portamento e dimensioni: fusto fino a 5 m, di 10-20 cm di diametro; corona di 30-100 foglie di 0,75-1,80 m; secondo la descrizione originale, fusto spesso ramificato, ingrossato alla base (30-48 cm) e, in molte piante adulte, alto meno di 1 m
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici né riscontri di coltivazione sui forum consultati
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Cycas wadei?
Dall’insieme di foglioline strettissime (3-8 mm) e di semi il cui guscio duro porta coste longitudinali simmetriche. I coni maschili sono molli e cerosi, senza spina terminale rialzata, e i macrosporofilli sono profondamente pettinati, come nelle altre specie della sezione Wadeae. La descrizione che segue riprende Lindström, Hill e Stanberg (2008).
- Fusto: arborescente, fino a 5 m, di 10-20 cm di diametro; 30-100 foglie nella corona.
- Foglie: 75-180 cm, verde scuro o verde-grigio, semilucide, da leggermente a moderatamente carenate, con 160-208 foglioline; rachide terminato di solito da una spina di 2-30 mm; picciolo di 20-40 cm, glabro, spinoso per il 60-100 % della lunghezza.
- Foglioline mediane: 15-29 cm per 3-8 mm, nettamente più chiare sotto, ristrette a 2,5-3 mm alla base, distanziate di 5-8 mm; margini piani; apice a punta pungente.
- Catafilli: strettamente triangolari, morbidi, pelosi, di 70-90 mm.
- Coni maschili: fusiformi, verdi o color crema, di 40-70 cm per 7-10 cm; microsporofilli cerosi di 21-30 mm, senza spina o con una spina rudimentale, ripiegata.
- Macrosporofilli: 14-22 cm, con peluria bruna, portano 2-4 ovuli glabri; lamina orbicolare di 70-100 mm per 55-80 mm, profondamente pettinata, con 20-30 spine laterali morbide di 14-35 mm; spina terminale di 26-45 mm.
- Semi: da subglobosi a ovoidi, di 17-40 mm per 15-30 mm; sarcotesta gialla di 3-4 mm; sclerotesta con coste longitudinali; nessuno strato spugnoso.
La descrizione originale di Merrill (1936) dà valori in parte diversi. Il fusto arriva a 5,3 m, ma è spesso molto più corto (meno di 1 m in molte piante adulte), spesso ramificato, ingrossato alla base (30-48 cm di diametro), poi assottigliato (10-20 cm sotto la corona) e segnato da anelli ben visibili. Le foglie misurano circa 75 cm per 25-30 cm, con un picciolo di circa 20 cm armato di due file di spine corte di 1,5 mm e con peli color cannella nelle foglie giovani, poi glabre; le foglioline, circa 90 per lato, sono rigide, piane e larghe appena 4-5 mm, le mediane di 15-20 cm, le più basse di 8 cm. I coni maschili misurano 40-70 cm per 9-10 cm, con microsporofilli di circa 3 cm; i macrosporofilli arrivano a 22 cm, coperti di peli rossicci, portano di solito due ovuli (da uno a tre) e hanno una lamina ovale fino a 10 cm per 8 cm, divisa in una quindicina di lobi per lato, lunghi al massimo 3,5 cm. I frutti, da ovoidi a ellissoidi, bruni e lucidi, misurano 3,2-4 cm per 2,5-3 cm, con un guscio legnoso segnato da 9-15 coste longitudinali. Merrill indicava già come caratteri più evidenti le foglioline eccezionalmente strette e il guscio nettamente costoluto. Segnalava anche che una pianta maschile messa a dimora al Bureau of Science di Manila si era ramificata più volte, ogni testa con un cono, senza ferite apparenti.
Le differenze rispetto a Lindström et al. (2008) riguardano il numero di lobi del macrosporofillo (una quindicina per lato contro 20-30 spine laterali), il numero di ovuli (di solito due contro due-quattro), la lunghezza delle foglie (circa 75 cm contro 75-180 cm) e il diametro del fusto, che Merrill misura anche alla base ingrossata. Le fonti consultate non commentano queste differenze.
Ibridi
Per questa specie non è documentato alcun ibrido.
Possibili confusioni
- Cycas curranii, di Palawan: anch’essa ha semi costoluti, ma grandi il doppio, e foglioline circa due volte più larghe. Zamora e Co (1986) avevano riunito sotto il nome di Cycas wadei piante di Palawan che appartengono a questa specie.
- Cycas saxatilis, delle falesie calcaree di Palawan: foglioline più larghe (10-14 mm), foglie meno carenate.
- Cycas cairnsiana, australiana, a cui Merrill l’aveva paragonata in un primo tempo: altra sezione, semi lisci.
Tassonomia
Cycas wadei è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. Lindström, Hill e Stanberg (2008) ne hanno fatto il tipo di una nuova sezione, Wadeae, definita dai coni maschili molli e cerosi, dai macrosporofilli pettinati, dagli ovuli glabri e dai semi gialli con guscio fortemente costoluto. La sezione, che conta solo tre specie endemiche delle Filippine (Cycas wadei, Cycas curranii e Cycas saxatilis), è isolata dal punto di vista tassonomico: mostra legami con gruppi del continente asiatico, da cui sarebbe stata separata dal rifting della crosta all’inizio del Terziario. Hill l’aveva chiamata in precedenza, senza una descrizione valida, sottosezione Wadeanae (1993).
Prima della descrizione la specie ha portato altri nomi: Cycas sp. aff. cairnsiana (Foxworthy 1911), poi Cycas cairnsiana (Merrill 1923). Nel 1932 Schuster creò per la raccolta di Merrill del 1902 un quadrinomio sotto Cycas circinalis (subsp. riuminiana var. curranii forma graminea), che Lindström e colleghi riferiscono a questa specie designandone un lectotipo. De Laubenfels e Adema (1998) l’hanno mantenuta; secondo Lindström et al. è anzi l’unico nome filippino che applicavano correttamente. Merrill stesso collocava la specie nella sezione Indosinenses, vicino a Cycas inermis, e considerava sbagliati sia il proprio accostamento a Cycas cairnsiana sia l’attribuzione di Schuster a Cycas circinalis, due specie che egli poneva nella sezione Lemuriae.
Etimologia e storia
L’epiteto onora il medico statunitense H. Windsor Wade (1886-1968), stabilitosi nelle Filippine, che segnalò la specie a Merrill (Lindström et al. 2008; Haynes 2022). Secondo Merrill, Wade dirigeva da molti anni la ricerca nel lebbrosario di Culion e gli aveva fornito quasi tutte le informazioni sulla pianta: fotografie, frutti maturi, altro materiale e misure delle piante in natura. Aveva anche trapiantato diverse piante nel lebbrosario.
Elmer D. Merrill aveva raccolto una pianta sterile già l’11 febbraio 1902, durante un’escursione nell’interno partendo da Halsey Harbour (Merrill 657). Vari tentativi di ritrovarla fallirono, perché partivano dal lebbrosario, sulla costa est, mentre Merrill aveva camminato verso est dalla costa ovest; il 4 aprile 1923 H. W. Wade e G. A. Perkins la ritrovarono finalmente, dopo circa sette ore di cammino, e mandarono a Manila una foglia e alcuni microsporofilli. W. H. Brown raccolse poi abbondante materiale (coni maschili, macrosporofilli, frutti maturi), e A. W. Herre foglie con macrosporofilli e frutti il 27 aprile 1931 (n. 1061). Due delle piante trapiantate da Wade furono sistemate a Manila, nel giardino del Bureau of Science; nel 1936 alcune plantule crescevano all’orto botanico di New York e al Coconut Grove Palmetum, in Florida, e semi vitali erano stati inviati a Kew e a Berlino. Merrill descrisse la specie nel 1936 (Philippine Journal of Science 60(3): 234-236, tav. 1-4) sulla raccolta di W. H. Brown nel «Cogonal Grande»; l’olotipo di Manila è andato perduto, probabilmente distrutto durante la seconda guerra mondiale, e The World List of Cycads indica un lectotipo a New York.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano. In tagalog la pianta è chiamata bayit (di preferenza a bait, vait) oppure oliva (oliba, uliba, uliva), e il seme pitógo (bitogo, patubo, pitugo, potago), secondo Amoroso (1986) e Bonta e Osborne (2007), citati da Lindström et al. (2008). Questi nomi non sono propri della specie. Species+ riporta anche il nome inglese «Wade’s pitogo».
In natura
Cycas wadei è nota solo nell’isola di Culion, sulle basse colline all’interno di Halsey Harbour, nell’ovest dell’isola. Cresce in una vasta zona aperta di prateria a Imperata, chiamata localmente «cogonal grande» o «patag grande», con una stagione secca marcata e incendi frequenti. Le foglioline strette sarebbero un adattamento a queste condizioni stagionalmente aride, parallelo a quello di Cycas australiane come Cycas cairnsiana e Cycas calcicola o indiane come Cycas beddomei (Lindström et al. 2008). Una segnalazione a Mindoro (Mansalay), senza esemplare d’erbario, resta da confermare. Durante la visita del 1902 Merrill aveva osservato piante di 1-2 m, sui pendii dolci e aperti della prateria.
Nel 2008 la popolazione superava le 5 000 piante, non mostrava segni di declino e si rinnovava attivamente, con tutte le classi d’età ben rappresentate. La cocciniglia Aulacaspis yasumatsui, che devasta le Cycas coltivate di Luzon, sembrava tenuta sotto controllo a Culion da predatori locali (Lindström et al. 2008).
Stato di conservazione e normativa
La IUCN classifica Cycas wadei in pericolo critico (CR) secondo i criteri B1ab(iii,v): areale minuscolo, con un declino della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi. La valutazione è di Ulysses Ferreras e Thomas Marler: secondo Crossref è stata condotta nel 2020 e pubblicata nel 2022, e GBIF conferma la categoria; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. La specie compariva già nel libro rosso IUCN del 1997 ed era classificata in pericolo critico nella Lista rossa del 2011 (Agoo e Madulid 2012). Nel 2008 Lindström e colleghi giudicavano invece la popolazione stabile e proponevano «quasi minacciata», pur osservando che il terreno, a quanto pare privato, non gode di alcuna protezione e che un cambiamento d’uso del suolo minaccerebbe gravemente la specie.
Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas wadei rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, registra la specie e conferma questo statuto (consultazione del 13 ottobre 2026).
Queste indicazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Cycas wadei è una delle Cycas filippine più presenti in coltivazione. I suoi semi sono stati ampiamente diffusi: esemplari adulti esistono in collezioni di tutto il mondo, l’orto botanico Fairchild di Miami ha distribuito negli ultimi anni semi delle sue piante coltivate e, all’inizio degli anni Novanta, sono circolate grandi quantità di semi raccolti in natura, da cui derivano molte piante coltivate (Lindström et al. 2008). È coltivata anche a Manila dagli anni Venti o Trenta: nel 1936 Merrill segnala piante adulte al Bureau of Science e al lebbrosario di Culion, e plantule all’orto botanico di New York e al Coconut Grove Palmetum, in Florida.
Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Cycas wadei. Il suo ambiente naturale, una prateria tropicale aperta, secca per una parte dell’anno e spesso incendiata, suggerisce in Italia la coltivazione in vaso, al riparo e al caldo d’inverno (serra o veranda riscaldata), in un substrato minerale molto drenante e in piena luce: sono indicazioni di prudenza, non risultati di prove.
In Italia
Cycas wadei non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Sul forum Tropicamente la ricerca di «wadei» non dà alcun risultato. Fuori dall’Italia, il solo indizio trovato è un messaggio del 2010 sul forum francese Fous de palmiers, in un filo dedicato alle cicadee in Europa, che menziona una pianta ottenuta da un altro collezionista, senza alcun dettaglio di coltivazione.
Moltiplicazione
La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi. Non sono stati pubblicati dati di germinazione propri della specie; i semi delle Cycas si seminano di solito freschi, in un substrato drenante e al caldo. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4: chiedete che provengano da piante coltivate.
Malattie e parassiti
Non è documentata alcuna malattia propria della specie. Nelle Filippine la cocciniglia Aulacaspis yasumatsui si diffonde rapidamente e colpisce in modo grave le Cycas coltivate a Luzon, Negros e Panay; nel 2008 la sua presenza nelle popolazioni selvatiche non era confermata (Lindström et al. 2008). A Culion, predatori locali sembravano tenerla sotto controllo.
Rusticità
Per Cycas wadei non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Culion ha un clima tropicale senza gelo: nulla permette di affermare che la pianta sopporti temperature sotto zero.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Anche nel sud della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, il forum Fous de palmiers non contiene alcun riscontro di freddo per questa specie, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures non ha pubblicato osservazioni in merito.
Riferimenti internazionali
Nonostante la diffusione nelle collezioni, non è stato trovato alcun valore di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato, né sui forum né negli orti botanici.
Tossicità e precauzioni
Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità propria di Cycas wadei. Il rischio è invece ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, il BMAA. L’ASPCA classifica la Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso proprio della specie. L’esistenza di un nome tagalog per il seme (pitógo) non basta a dimostrarne un uso.
Domande frequenti
Chi era Wade?
H. Windsor Wade (1886-1968), medico statunitense responsabile della ricerca al lebbrosario di Culion: ritrovò la specie nel 1923 con G. A. Perkins, fornì a Merrill quasi tutto il materiale e ne mise a dimora alcune piante nel lebbrosario.
Dove cresce Cycas wadei?
Soltanto nell’isola di Culion, a nord di Palawan (Filippine), in una prateria aperta spesso incendiata.
Come riconoscerla?
Dalle foglioline strettissime (3-8 mm) e dai semi con guscio costoluto.
In che cosa si distingue da Cycas curranii?
Cycas curranii, di Palawan, ha foglioline due volte più larghe e semi due volte più grandi.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo critico: una sola popolazione, su un terreno non protetto.
Si trova in coltivazione?
Sì. I suoi semi circolano da tempo ed esistono esemplari adulti in numerose collezioni, anche se in Italia nessuna presenza è documentata.
È rustica in Italia?
Con ogni probabilità no. Non esiste alcun dato di freddo, e la sua isola non conosce il gelo.
È velenosa?
Bisogna presumerlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Cycas wadei: https://cycadlist.org/scientific_name/235 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN (CR, valutazione pubblicata nel 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata il 13 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Cycas wadei: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/20131/legal — appendice II della CITES (famiglia iscritta dal 4 febbraio 1977, annotazione #4), allegato B dell’Unione europea, nome inglese. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 13 ottobre 2026.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- GBIF, statuto IUCN di Cycas wadei: https://api.gbif.org/v1/species/2683230/iucnRedListCategory — categoria attuale della Lista rossa (CR). Banca dati internazionale che riprende la Lista rossa; consultata il 13 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, «Les cycadales en Europe»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=111157#p111157 — menzione (2010) di una pianta ottenuta da un altro collezionista. Forum francese di collezionisti; informazione di contesto, consultata il 13 ottobre 2026.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità delle cicadee per cani, gatti e cavalli. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato a livello di genere.
Bibliografia
- Lindström, A.J., Hill, K.D. & Stanberg, L.C. (2008). The genus Cycas (Cycadaceae) in The Philippines. Telopea 12(1): 119-145. doi:10.7751/telopea20085805 [Sezione Wadeae, descrizione, storia, habitat, nomi tagalog, statuto; testo integrale consultato.]
- Merrill, E.D. (1936). A new Philippine species of Cycas. Philippine Journal of Science 60(3): 233-237, tav. 1-4. [Protologo; testo integrale letto: storia delle raccolte, descrizione latina e inglese, esemplari, piante in coltivazione, etimologia. Fonte primaria.]
- Agoo, E.M.G. & Madulid, D.A. (2012). Cycas sancti-lasallei (Cycadaceae), a new species from the Philippines. Blumea 57(2): 131-133. doi:10.3767/000651912X657503 [Chiave delle Cycas filippine; testo integrale consultato.]
- Laubenfels, D.J. de & Adema, F. (1998). A taxonomic revision of the genera Cycas and Epicycas gen. nov. (Cycadaceae). Blumea 43(2): 351-400. [Concezione molto ampia delle specie; testo integrale consultato.]
- Ferreras, U. & Marler, T. (2022). Cycas wadei. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42097A69828324. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42097A69828324.en [Valutazione del 2020; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, categoria confermata tramite GBIF, pagina non consultata.]
- Amoroso, V.B. (1986). Morphological study of the sporophylls of Philippine Cycas. Philippine Journal of Science 115(3): 177-198. [Nomi vernacolari; non consultato, citato da Lindström et al. (2008).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte dell’etimologia ripresa da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]