Cycas furfuracea è una cicadea dal fogliame bluastro del Kimberley, nel nord dell’Australia Occidentale, che cresce soprattutto sui pendii rocciosi di arenaria metamorfica dei King Leopold Ranges. Questa specie del genere Cycas fu descritta nel 1918 dal botanico William Vincent Fitzgerald e si riconosce dalle foglie fortemente carenate, coperte da una peluria bianco-grigiastra: da qui il nome latino, che significa «coperta di crusca». Per decenni è stata considerata una semplice varietà di Cycas media (Cycas media var. furfuracea), ma oggi è riconosciuta come specie a sé e non è ritenuta minacciata.
In sintesi: Cycas furfuracea
- Nome accettato: Cycas furfuracea W.Fitzg. (1918), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e dalla Flora of Australia; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: Cycas media var. furfuracea (W.Fitzg.) J.Schust. (1932)
- Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano né inglese attestato
- Distribuzione naturale: Australia Occidentale, regione del Kimberley (King Leopold Ranges, dintorni di Kimbolton e alcune isole più a nord)
- Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione pubblicata nel 2022
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: suoli sabbiosi sottili o scheletrici su arenaria metamorfica silicea, spesso in pendio; anche argilla rossa su affioramenti di basalto
- Portamento e dimensioni adulte: fusto di solito fino a 1,5 m (raramente 2,5 m, fino a 4 m secondo la Flora of Australia), di 18-22 cm di diametro; foglie di 80-150 cm
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani e nessun riscontro di coltivazione trovato
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Cycas furfuracea?
Il segno distintivo è la foglia: bluastra, opaca e fortemente carenata, con le due file di foglioline che si alzano a V formando tra loro un angolo di soli 40-70°. Le foglioline sono piuttosto larghe per una Cycas australiana, spesso coperte da una peluria bianca e da una pruina blu; la foglia termina sempre con una coppia di foglioline e, verso la base, le foglioline si accorciano gradualmente fino a diventare spine sul picciolo, che è corto. La descrizione che segue riprende K.D. Hill (1996) e la Flora of Australia:
- Fusto: alto fino a 1,5 m, raramente 2,5 m, di 18-22 cm di diametro; la Flora of Australia indica «fino a 2 (4) m».
- Foglie: lunghe 80-150 cm, blu e opache, fortemente carenate, con 100-220 foglioline; picciolo di 15-26 cm, con peluria bianca rada, spinoso sul 5-50 % della lunghezza (spesso solo due o tre spine, vicino alle foglioline).
- Foglioline mediane: lunghe 7-20 cm e larghe 6,5-7,5 mm, inserite a 40-50° sul rachide e distanziate di 9-13 mm; peluria grigio-bianca soprattutto sulla pagina inferiore; margini leggermente ricurvi; nervatura mediana sporgente sopra e ancora di più sotto.
- Getti giovani: fittamente coperti di peli grigio-bianchi.
- Catafilli (le squame che proteggono l’apice): strettamente triangolari, morbidi, di 4-8 cm, con peluria bianca e bruno-arancio chiaro.
- Coni maschili: stretti, da ovoidi a fusiformi, di 30-40 cm per 7-9 cm, da bruno chiaro ad arancione; la spina apicale dei microsporofilli è sottile, fortemente rialzata, di 6-12 mm.
- Megasporofilli (le foglie fertili delle piante femminili): di 26-36 cm, con peluria grigia e bruno-arancio chiaro, portano 4-8 ovuli; lembo strettamente triangolare di 70-95 mm per 10-22 mm, regolarmente dentato (12-20 denti di 2-5 mm), con una spina terminale di 25-65 mm.
- Semi: ovoidi e appiattiti, di 32-36 mm per 27-32 mm, verdi poi gialli, pruinosi; sarcotesta (lo strato carnoso esterno) di 2-3 mm.
Hill osserva che alcuni rari individui non hanno la cera blu sulle foglie: si trovano così piante verdi in mezzo a popolazioni blu. Le piante della parte occidentale dell’areale, intorno a Kimbolton, perdono la peluria invecchiando e hanno foglioline un po’ più larghe, mentre nei King Leopold Ranges la peluria resta per diversi anni; le due forme però si sovrappongono troppo per essere separate.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.
Possibili confusioni
Le due specie più vicine vivono anch’esse nel Kimberley e formano con Cycas furfuracea la serie Furfuraceosae definita da Hill (1996); una terza specie della regione può ricordarla:
- Cycas basaltica, del Kimberley settentrionale, su basalto: foglie piatte (foglioline opposte a 180°), foglioline inserite quasi ad angolo retto, con peluria bianca ma senza pruina blu;
- Cycas pruinosa, del Kimberley orientale e meridionale: foglioline molto più strette (2,5-4 mm), glabre, con margini fortemente arrotolati, e megasporofilli con una punta sterile molto lunga;
- Cycas lane-poolei, del Kimberley nord-occidentale: foglie quasi piatte, getti nuovi verde chiaro o appena bluastri, foglioline glabre con nervatura sporgente tanto sopra quanto sotto, catafilli molto lanosi e pungenti.
Un’ultima avvertenza riguarda il nome: chi cerca «furfuracea» in italiano trova quasi soltanto Zamia furfuracea, una cicadea americana di tutt’altro genere, molto più diffusa in coltivazione e oggetto di numerose discussioni sui forum italiani. Le due piante condividono soltanto l’epiteto.
Tassonomia
Cycas furfuracea è un nome accettato da The World List of Cycads e dalla Flora of Australia; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. William Vincent Fitzgerald la descrisse nel 1918 nel suo studio sulla flora del Kimberley (Journal and Proceedings of the Royal Society of Western Australia 3: 108). Nel 1926 il botanico tedesco Robert Pilger ignorò tutte le Cycas descritte da questa regione, e nel 1932 Julius Schuster la ridusse a varietà di Cycas media, la cicadea del Queensland, in una trattazione che Hill giudica spesso priva di senso.
John Maconochie ne riconobbe di nuovo l’individualità nel 1980, e Ken Hill la ristabilì come specie nella sua revisione delle Cycas australiane (Telopea, 1996), collocandola in una nuova serie propria del Kimberley, Furfuraceosae, insieme a Cycas basaltica e Cycas pruinosa. Queste serie australiane rientrano nella sottosezione Endemicae della sezione Cycas (Lindström e colleghi 2009). Anche de Laubenfels e Adema (1998) la accettano come specie. Il nome, dunque, non è cambiato: è cambiato soltanto il suo rango.
Etimologia e storia
L’epiteto deriva dal latino furfuraceus, «coperto di crusca, forforaceo», con allusione ai peli che restano sulle foglie (Haynes 2022, citato da The World List of Cycads).
Fitzgerald aveva citato le sue raccolte «delle cime dei monti Herbert, Broome e Bold Bluff» senza designare un tipo. L’unico campione conservato, raccolto da lui nel maggio 1905 sulla cima del monte Herbert (Fitzgerald 793), è diviso tra Sydney (NSW) e Perth (PERTH) e riunisce una foglia e sporofilli maschili e femminili, cioè materiale di più piante. Nel 1996 Hill ha scelto come lectotipo la porzione di foglia conservata a Sydney, perché la foglia è il carattere più distintivo della specie e quel frammento mostra il picciolo e le foglioline basali descritti nel protologo. Nessuna storia della sua introduzione in coltivazione è documentata.
Nomi comuni
Nelle fonti consultate (flora nazionale australiana, lista mondiale delle cicadee) non è attestato alcun nome comune, né italiano né inglese, e non vi compare alcun nome aborigeno. In Italia la pianta si indica quindi soltanto con il nome scientifico.
In natura
Cycas furfuracea è una specie sporadica del Kimberley, nel nord dell’Australia Occidentale. È nota soprattutto nelle parti alte dei King Leopold Ranges (monte Herbert, Bold Bluff, gola di Brownrigg), in una seconda zona intorno a Kimbolton, più a ovest, e su alcune isole a nord, come l’isola Heywood nell’arcipelago Bonaparte. Secondo la Flora of Australia forma localmente popolamenti abbondanti nei King Leopold Ranges, su un suolo sabbioso sottile o scheletrico che ricopre arenarie metamorfiche silicee e dure, spesso in pendio. Intorno a Kimbolton cresce sia su questo substrato sia su argilla rossa, su affioramenti di basalto.
Impollinatori, fenologia e dispersori dei semi non sono documentati per questa specie nelle fonti consultate.
Stato di conservazione e normativa
Secondo The World List of Cycads, la IUCN classifica Cycas furfuracea a minor preoccupazione (LC), nella valutazione di John Donald Bösenberg pubblicata nel 2022; una prima valutazione di Ken Hill risaliva al 2010. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Già Hill (1996) non segnalava minacce particolari per questa specie, il cui areale è remoto e poco abitato.
Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas furfuracea rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae è iscritta dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES, mentre il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, conferma questo statuto (consultata il 3 ottobre 2026 e di nuovo il 12 ottobre 2026). Non è stata trovata alcuna protezione nazionale italiana propria della specie.
Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore la prova della provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Per Cycas furfuracea non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione specifica, e sui forum francesi e italiani consultati non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione. L’ambiente naturale, pendii rocciosi drenatissimi sotto un clima tropicale con una lunga stagione secca, indica una pianta che chiede calore, sole e un substrato minerale molto filtrante.
Le Cycas australiane dal fogliame bluastro, come Cycas cairnsiana o Cycas couttsiana, soffrono in Europa per mancanza di calore e marciscono facilmente sulle proprie radici, secondo l’articolo del sito dedicato al loro innesto su Cycas revoluta (segnalato in fondo alla pagina). L’osservazione riguarda il gruppo e non questa specie in particolare, che l’articolo non nomina, ma invita alla prudenza: in Italia come in Francia la pianta va coltivata in serra calda o in vaso, da ritirare in inverno, con annaffiature molto distanziate durante la stagione fredda.
In Italia
Cycas furfuracea non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Sul forum Tropicamente le ricerche su «furfuracea» e «Cycas furfuracea» restituiscono soltanto discussioni su Zamia furfuracea e su altre piante (verifica del 12 ottobre 2026): nessun coltivatore italiano vi parla di questa Cycas. Nessun riscontro in piena terra o in vaso è quindi documentato in Italia.
Moltiplicazione
La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi fertili. Non è stato pubblicato alcun dato di germinazione proprio della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; chiedete che provengano da piante coltivate.
Malattie e parassiti
Non sono documentati parassiti né malattie propri della specie. Le cocciniglie delle Cycas, tra cui la cocciniglia asiatica Aulacaspis yasumatsui, possono colpire tutte le specie coltivate, e nelle Cycas dei climi secchi l’umidità stagnante favorisce il marciume delle radici.
Rusticità
Per Cycas furfuracea non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Il Kimberley ha un clima tropicale senza gelo, e nulla permette di affermare che la pianta lo sopporti.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, per nessuna zona: riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, Sicilia e Sardegna. Nessun episodio di gelo datato riguarda questa specie.
Nemmeno nel sud della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è documentato un risultato: la ricerca sul forum francese Fous de palmiers non ha dato alcun riscontro sul freddo, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures, nel Var, non ha pubblicato osservazioni su questa specie.
Riferimenti internazionali
Fuori dall’Europa non è stato trovato alcun dato di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato, né sui forum né presso gli orti botanici.
Tossicità e precauzioni
Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità specifica per Cycas furfuracea, ma il rischio è ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli.
In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: tenete semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso di questa specie.
Domande frequenti
Che cosa significa furfuracea?
«Coperta di crusca» in latino. Il nome descrive la peluria bianco-grigiastra che riveste le foglie, soprattutto sulla pagina inferiore delle foglioline.
Dove cresce?
Nel Kimberley, nel nord dell’Australia Occidentale. Vive soprattutto nei King Leopold Ranges, su pendii di arenaria, e intorno a Kimbolton.
È una varietà di Cycas media?
No. Schuster l’aveva classificata come varietà di Cycas media nel 1932, ma Hill l’ha ristabilita come specie nel 1996 e le liste attuali seguono questa scelta.
Come si distingue da Cycas basaltica?
Dalle foglie fortemente carenate e bluastre. Cycas basaltica ha foglie piatte e verdi, con foglioline quasi perpendicolari al rachide, e cresce su basalto.
Ha qualcosa a che fare con Zamia furfuracea?
No. Le due piante condividono soltanto l’epiteto: appartengono a generi diversi e vivono in continenti diversi, l’una in Australia, l’altra in America.
È minacciata?
No. La IUCN la classifica a minor preoccupazione dal 2022.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Con ogni probabilità no. Non esiste alcun dato sul freddo e nessun riscontro italiano: è una pianta tropicale di clima senza gelo, da tenere in serra calda o in vaso ritirato in inverno.
È tossica?
Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose, soprattutto nei semi.
Leggi anche su Succulentes
- Il metodo Simon Lavaud: innestare le cicadali su Cycas revoluta per coltivare specie impossibili: perché le Cycas australiane marciscono spesso in Europa sulle proprie radici, e come il vivaista francese Simon Lavaud le innesta su Cycas revoluta, con Cycas couttsiana e Cycas siamensis «Silver» come esempi; Cycas furfuracea non vi è citata.
- Seminare le cicadali: dalla germinazione dei semi alla coltivazione delle giovani piante
- La cycas è velenosa? Pericoli per cani, gatti e bambini
Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Cycas furfuracea: https://cycadlist.org/scientific_name/127 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN (LC, valutazione del 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata il 3 ottobre 2026.
- Flora of Australia online (ABRS, da Hill 1998, Flora of Australia vol. 48), Cycas furfuracea: https://profiles.ala.org.au/opus/foa/profile/Cycas%20furfuracea — descrizione, distribuzione, habitat. Flora nazionale di riferimento, affidabile; consultata il 3 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Cycas furfuracea: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/14529/legal — appendice II della CITES (famiglia iscritta dal 4 febbraio 1977, annotazione #4) e allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 e il 12 ottobre 2026.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità delle cicadee per cani, gatti e cavalli. Centro antiveleni veterinario, affidabile; dato a livello di genere.
Bibliografia
- Fitzgerald, W.V. (1918). The botany of the Kimberleys, north-west Australia. Journal and Proceedings of the Royal Society of Western Australia 3: 102-224. [Protologo (p. 108); non consultato direttamente, citato da Hill (1996) e da The World List of Cycads.]
- Hill, K.D. (1996). A taxonomic revision of the genus Cycas (Cycadaceae) in Australia. Telopea 7(1): 1-64. doi:10.7751/telopea19963040 [Descrizione, tipificazione, distribuzione, serie Furfuraceosae (pp. 55-58); revisione di riferimento per l’Australia; testo integrale consultato.]
- Hill, K.D. (1998). Cycadaceae. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-635. CSIRO Publishing, Melbourne. [Consultata nella versione online aggiornata (profiles.ala.org.au).]
- Lindström, A.J., Hill, K.D. & Stanberg, L.C. (2009). The genus Cycas (Cycadaceae) in Indonesia. Telopea 12(3): 385-418. doi:10.7751/telopea20095826 [Definizione della sottosezione Endemicae; testo integrale consultato.]
- Laubenfels, D.J. de & Adema, F. (1998). A taxonomic revision of the genera Cycas and Epicycas gen. nov. (Cycadaceae). Blumea 43(2): 351-400. [Concezione molto ampia delle specie; non consultato direttamente, citato da The World List of Cycads e dalla Flora of Australia.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Cycas furfuracea. The IUCN Red List of Threatened Species: e.T41990A68901566. [Valutazione della Lista rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]