Zamia pyrophylla

Zamia pyrophylla è una cicadea delle foreste pluviali di bassa quota del Chocó, in Colombia, nota soltanto nella valle del fiume Atrato, intorno a Quibdó, tra 10 e 100 m di altitudine. Questa specie del genere Zamia, descritta nel 2010, deve il nome alle foglie giovani arancioni e rosse, che inverdiscono a poco a poco dalla punta verso la base. Le sue piante erano prima attribuite a Zamia amazonum. La IUCN la classifica in pericolo critico (valutazione del 2022).

In sintesi: Zamia pyrophylla

  • Nome accettato: Zamia pyrophylla Calonje, D.W.Stev. & A.Lindstr. (2010), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; le piante erano prima riferite a Zamia amazonum
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Colombia, dipartimento del Chocó, valle dell’Atrato (comuni di Quibdó e di Atrato), da 10 a 100 m
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri B1ab(iii,v), valutazione del 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: foresta pluviale tropicale di bassa quota; sopravvive anche in pieno sole nei pascoli appena disboscati; substrato non documentato
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo, di rado ramificato, fino a 10 cm di diametro o più; 1 o 2 foglie di 1,1-3,4 m, con 8-16 paia di foglioline (le mediane di 24,5-55 cm per 4-7,1 cm)
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia pyrophylla?

Il carattere più vistoso è il colore delle foglie giovani, «arancio e rosso incandescenti» secondo gli autori della specie: inverdiscono dalla punta verso la base e danno alla pianta l’aspetto di una fiamma. I dati che seguono vengono dalla descrizione originale (Calonje e collaboratori, 2010), completata dalla tabella comparativa pubblicata nel 2018 da Michael Calonje e colleghi:

  • Fusto: sotterraneo, di rado ramificato, da globoso a cilindrico, fino a 10 cm di diametro o più; catafilli fino a 8,5 cm per 3 cm.
  • Foglie: una o due alla volta, più spesso una sola, lunghe 1,1-3,4 m; picciolo di 0,75-2,4 m, con la base bruscamente ingrossata (fino a 4 cm di larghezza) e armato fittamente di aculei robusti, talvolta ramificati, lunghi fino a 5 mm; rachide di 0,3-1 m, arcuato verso l’esterno; nelle foglie giovani picciolo e rachide sono coperti da una peluria bruno-rossiccia.
  • Foglioline: 8-16 paia secondo la descrizione originale (da 4 a 32 foglioline nella tabella del 2018), da lanceolate a oblanceolate, diritte o appena falcate, a margine intero su tutta la lunghezza; le basali misurano 28-51 cm per 2,2-7,2 cm, le mediane 24,5-55 cm per 4-7,1 cm, le apicali 19-34,5 cm per 2,1-6,6 cm.
  • Foglie giovani: color vinaccia allo spuntare, poi arancioni o rossastre, inverdiscono gradualmente dalla punta verso la base di ogni fogliolina, un carattere proprio della specie secondo gli autori; la tabella del 2018 parla di un insieme di arancio, giallo e rosso.
  • Coni: gli assi dei coni maschili e femminili sono pelosi, con peli bianchi e bruno-rossicci mescolati, carattere raro nel genere. I coni maschili, conico-cilindrici, eretti o un po’ divaricati, sono da 5 a più di 15 per pianta e misurano 7,1-8,1 cm per 1,5-1,7 cm al momento dell’emissione del polline. I coni femminili, cilindrici, in genere solitari (fino a tre), eretti a maturità, misurano 8-15,5 cm per 4-4,5 cm e terminano con una punta acuta o acuminata di 0,5-4 cm; le loro squame passano dall’ambra bruciata al ruggine al momento della ricettività, poi al nero a maturità.
  • Squame maschili: da fulve a crema nella metà inferiore, macchiettate di vinaccia o di bruno in quella superiore; portano 15-20 sacche polliniche sulla faccia inferiore e 12-15 sulla faccia superiore, disposizione che nel 2010 gli autori conoscevano soltanto in otto delle 68 Zamia allora riconosciute.
  • Squame femminili: in 7-10 file di 5-11, molto sporgenti, di aspetto angoloso, con la faccetta terminale profondamente incavata e una punta pungente.
  • Semi: ovoidi, di 10-15,6 mm per 9,5-13,2 mm secondo la descrizione originale («meno di 12 mm» secondo la chiave del 2018), con sarcotesta rossa e carnosa che a maturità diventa sottile come carta.
  • Plantule: prime foglie con picciolo inerme di 19-25 cm, che portano di solito quattro foglioline di 6,1-6,5 cm per 1,7-2,2 cm; lunghe radici apogeotrope, cioè che crescono verso la superficie.

Uno studio sull’anatomia delle foglioline del genere (Glos e collaboratori, 2022) ha trovato nel tessuto delle foglioline di Zamia pyrophylla delle sclereidi, cellule dalla parete molto spessa e lignificata, come in altre sei sole specie tra quelle esaminate.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

Le foglie giovani color fuoco bastano di solito a riconoscerla, ma tre specie possono trarre in inganno:

  • Zamia paucifoliolata, di Buenaventura (Valle del Cauca), la più simile d’aspetto: foglie giovani di un verde chiaro uniforme, da 2 a 18 foglioline più larghe (6-11,5 cm), squame maschili punteggiate di bruno rossastro, semi di oltre 18 mm;
  • Zamia ipetiensis e Zamia cunaria, di Panama orientale: foglioline nettamente dentate nella metà superiore, picciolo e rachide con una leggera peluria bianca e aculei semplici, squame maschili uniformemente fulve o crema, coni femminili a sommità ottusa con squame piatte o appena sporgenti, foglie giovani in genere verdi, talvolta brune; le foglie sono anche più corte, al massimo 2,5 m in Zamia cunaria e 1,7 m in Zamia ipetiensis (Calonje e collaboratori, 2010, su comunicazione di Alberto Taylor);
  • Zamia amazonum, dell’Amazzonia, a cui le piante del Chocó erano attribuite prima del 2010: secondo la descrizione originale porta 2-6 foglie alla volta, con fino a 30 paia di foglioline, ha assi dei coni glabri e nessuna sacca pollinica sulla faccia superiore delle squame maschili, e le sue foglioline giovani, brune, inverdiscono dalla base verso la punta.

Tassonomia

Zamia pyrophylla è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu descritta nel 2010 sulla rivista Brittonia (volume 62, pagine 80-85) da Michael Calonje e Claudia Calonje (Montgomery Botanical Center), Dennis Stevenson (Orto botanico di New York), Yan Arley Ramos (erbario CHOCO) e Anders Lindström. Nel 2001 Stevenson aveva classificato tre raccolte del Chocó sotto Zamia amazonum, notando che differivano dal materiale tipico; una spedizione dell’erbario CHOCO e del Montgomery Botanical Center, nel marzo 2009, esaminò diverse centinaia di piante in cinque popolazioni, comprese piante con coni, e concluse che si trattava di una specie nuova. Gli autori giudicavano allora «enigmatici» i suoi rapporti con le altre Zamia. Raccolte fatte 100 km a nord-ovest di Quibdó, con foglioline dentate all’apice e di solito quattro paia di foglioline, restavano di attribuzione incerta (Calonje e collaboratori, 2010).

Nel 2018 Calonje e colleghi hanno collocato Zamia pyrophylla in un piccolo gruppo insieme a Zamia paucifoliolata, Zamia cunaria e Zamia ipetiensis, definito dalla morfologia: fusto sotterraneo non ramificato, foglia spesso solitaria, assi dei coni pelosi, sacche polliniche su entrambe le facce delle squame maschili. Le due specie colombiane si distinguono da quelle panamensi per le foglioline intere e le squame femminili più sporgenti.

Etimologia e storia

L’epiteto pyrophylla viene dal greco pyr, «fuoco», e phyllon, «foglia»: allude alle foglie giovani arancioni e rosse, che inverdiscono dalla punta verso la base e danno alla pianta l’aspetto di un fuoco (Calonje e collaboratori, 2010; Haynes, 2022).

Il tipo fu raccolto il 3 e 4 marzo 2009 nel comune di Quibdó (Chocó), tra 60 e 100 m, da Michael Calonje e colleghi (n. COL09-014); l’olotipo è conservato all’erbario CHOCO dell’Università tecnologica del Chocó, con isotipi negli erbari COL, CHOCO, CUVC e HUA (Calonje e collaboratori, 2010). Il lavoro sul campo fu condotto da questa università con il Montgomery Botanical Center e finanziato in particolare da François e Angela Dolmetsch. Al Montgomery Botanical Center una pianta viva (accessione 20100027) è collegata a un campione d’erbario raccolto da Kress ed Echeverry (n. 89-2571).

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano né in spagnolo.

In natura

Zamia pyrophylla è nota soltanto nella valle dell’Atrato, nei comuni di Quibdó e di Atrato (Chocó, Colombia), su circa 25 km². Cresce nella foresta pluviale tropicale tra 10 e 100 m di altitudine. Grazie al fusto sotterraneo sopravvive al primo disboscamento e può prosperare e produrre coni in pieno sole nei pascoli, se viene lasciata in pace: gli autori l’hanno vista spesso emettere foglie nuove in campi appena disboscati, ma non l’hanno trovata nei disboscamenti più vecchi, il che suggerisce che non sopporti il taglio ripetuto delle foglie (Calonje e collaboratori, 2010).

Clima. La regione di Quibdó è una delle più piovose del pianeta: 8558 mm di pioggia all’anno in media. La stagione meno piovosa va da gennaio a marzo (febbraio è il mese più secco), quella delle piogge da aprile a dicembre (agosto è il mese più umido). La temperatura media è di 28 °C, con estremi di 15 e 41 °C (dati citati da Calonje e collaboratori, 2010).

Riproduzione e fauna associata. La fenologia è poco conosciuta: nel marzo 2009 gli autori osservarono coni maschili e femminili a tutti gli stadi di maturazione. I coni maschili che liberavano il polline ospitavano numerosi coleotteri del genere Pharaxonotha, impollinatori noti di altre Zamia. Bruchi di una farfalla del genere Eumaeus mangiavano le foglie giovani, e farfalle adulte deponevano le uova sulle foglie nuove e sui giovani coni maschili. La specie è abbastanza comune in alcune località, e in foresta si insediano plantule (Calonje e collaboratori, 2010).

Stato di conservazione e normativa

Zamia pyrophylla è classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN, secondo i criteri B1ab(iii,v), in una valutazione di Cristina López-Gallego e Michael Calonje pubblicata nel 2022: areale molto ridotto, declino della qualità dell’habitat e del numero di adulti. Già nel 2010 il Montgomery Botanical Center indicava che la specie era minacciata dalla distruzione del suo habitat. Nella descrizione originale gli autori proponevano la categoria «in pericolo critico» secondo i criteri B1b+2b, per un areale noto di circa 25 km² e per la minaccia diretta dell’espansione agricola (Calonje e collaboratori, 2010). La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia pyrophylla rientra nell’Appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale delle piante è consentito, ma richiede un permesso di esportazione rilasciato dal paese d’origine. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026), che esclude dai controlli CITES i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, e i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, nomina la specie e conferma questo statuto (consultazione del 3 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Zamia pyrophylla. La specie è conservata in collezione al Montgomery Botanical Center, in Florida. Nel 2012 un coltivatore francese che preparava un viaggio in America latina la citava sul forum Fous de palmiers tra le Zamia colombiane «estremamente rare e spettacolari», senza coltivarla.

In Italia non figura negli elenchi pubblicati degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina del 2009, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), né nei messaggi del forum Tropicamente. Il suo habitat, la foresta pluviale del Chocó, indica una pianta da serra calda e molto umida; nessuna prova di coltivazione è stata pubblicata.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono una pianta maschile e una femminile per ottenere semi. Non sono stati pubblicati dati sulla germinazione; la descrizione originale segnala soltanto che le plantule emettono lunghe radici apogeotrope, che crescono verso la superficie del suolo, e prime foglie con quattro foglioline. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; assicuratevi che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

In natura i bruchi di una farfalla del genere Eumaeus mangiano le foglie giovani (Calonje e collaboratori, 2010). In coltivazione non è documentato alcun parassita né alcuna malattia.

Rusticità

Non esiste alcun dato di resistenza al freddo per Zamia pyrophylla. È una pianta della foresta pluviale equatoriale di bassa quota: nulla permette di supporre che sopporti il gelo. Nella sua regione d’origine la temperatura più bassa citata è di 15 °C.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona: coste ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico o isole. Le ricerche sul forum italiano Tropicamente e sul forum francese Fous de palmiers non hanno dato alcun riscontro di coltivazione, e nessun episodio di gelo datato la riguarda; manca quindi anche l’esperienza del sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. La pianta va tenuta in serra calda.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna rilevazione di freddo né alcun riscontro di coltivazione fuori dall’Italia e dalla Francia, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Zamia pyrophylla. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e per il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso per questa specie.

Domande frequenti

Che cosa significa il suo nome?

«Foglia di fuoco», dal greco pyr e phyllon: le foglie giovani, color vinaccia allo spuntare, assumono toni arancioni e rossi, poi inverdiscono dalla punta verso la base.

Dove cresce?

Soltanto nel Chocó, in Colombia, nelle foreste pluviali di bassa quota della valle dell’Atrato, intorno a Quibdó, tra 10 e 100 m; sopravvive anche nei pascoli appena disboscati.

Come distinguerla da Zamia paucifoliolata?

Dal colore delle foglie giovani (verde chiaro in Zamia paucifoliolata), dalle foglioline più numerose e più strette e dai semi più piccoli.

È una forma di Zamia amazonum?

No. Le piante del Chocó erano attribuite a Zamia amazonum prima del 2010, ma lo studio di cinque popolazioni ha mostrato che formano una specie distinta. Zamia amazonum porta più foglie e più foglioline, ha assi dei coni glabri e nessuna sacca pollinica sulla faccia superiore delle squame maschili.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo critico (2022): il suo areale è piccolissimo e il suo habitat arretra.

È rustica?

No, con ogni probabilità. Non esiste alcun dato sul freddo; è una pianta della foresta pluviale tropicale, da serra calda.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia pyrophylla: https://cycadlist.org/scientific_name/546 — autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN (CR, valutazione del 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
  • Phytotaxa, Zamia paucifoliolata, a new species of Zamia from Valle del Cauca, Colombia (2018): https://doi.org/10.11646/phytotaxa.385.2.4 — tabella comparativa e chiave (Zamia pyrophylla, Zamia paucifoliolata, Zamia ipetiensis). Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.
  • Montgomery Botanical Center, Michael Calonje and Colleagues Describe a New Cycad Species from Colombia (2010): https://www.montgomerybotanical.org/?p=3140 — contesto della descrizione, cinque popolazioni, vecchia confusione con Zamia amazonum, minacce. Istituzione botanica; informazione di contesto.
  • The Botanical Review, Leaflet Anatomical Diversity in Zamia (Glos e collaboratori, 2022): https://doi.org/10.1007/s12229-021-09272-0 — sclereidi delle foglioline, accessione viva al Montgomery Botanical Center. Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Zamia pyrophylla: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/65560/legal — Appendice II della CITES (iscrizione del genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4), Allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
  • Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
  • Forum Fous de palmiers, discussione «À la recherche de Zamia lindenii»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=12431 — specie citata come rarissima (2012). Testimonianza di un amatore.

Bibliografia

  • Calonje, M., Stevenson, D.W., Calonje, C., Ramos, Y.A. & Lindström, A.J. (2010). A new species of Zamia from Chocó, Colombia (Cycadales, Zamiaceae). Brittonia 62(1): 80-85. doi:10.1007/s12228-009-9094-8 [Protologo; testo integrale letto: descrizione, tipo, habitat e clima, fenologia, fauna associata, stato proposto, confronto con Zamia amazonum, Zamia cunaria e Zamia ipetiensis.]
  • Calonje, M., López-Gallego, C. & Castro, J. (2018). Zamia paucifoliolata, a new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from Valle del Cauca, Colombia. Phytotaxa 385(2): 85-93. doi:10.11646/phytotaxa.385.2.4 [Testo integrale consultato.]
  • Glos, R.A.E., Salzman, S., Calonje, M. et al. (2022). Leaflet anatomical diversity in Zamia (Cycadales: Zamiaceae) shows little correlation with phylogeny and climate. The Botanical Review 88(4): 437-452. doi:10.1007/s12229-021-09272-0 [Testo integrale consultato.]
  • López-Gallego, C. & Calonje, M. (2022). Zamia pyrophylla. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T187844A1829656. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T187844A1829656.en [Valutazione della Lista Rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads e verificato su Crossref, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]