Zamia montana

Zamia montana è una cicadea della Colombia, nota soprattutto nel dipartimento di Antioquia, sulla cordigliera Occidentale, dove cresce nelle foreste pluviali premontane e montane tra 1750 e 2080 m: è la cicadea neotropicale che vive alle quote più alte. Questa specie del genere Zamia, descritta nel 1875 e un tempo collocata nel genere Aulacophyllum (Aulacophyllum montanum), ha un fusto che può diventare arborescente e larghe foglioline solcate dalle nervature. Ritenuta forse estinta, è stata ritrovata nel 2014 in pochi frammenti di foresta; la IUCN la classifica in pericolo critico (valutazione del 2022).

In sintesi: Zamia montana

  • Nome accettato: Zamia montana A.Braun (1875), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Aulacophyllum montanum (A.Braun) Regel (1876); il nome «Zamia kalbreyeri», scritto su un’etichetta d’erbario, non è mai stato pubblicato validamente; la banca dati della CITES (Species+) tratta ancora Zamia oligodonta come sinonimo
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Colombia, cordigliera Occidentale; endemica di Antioquia secondo la revisione del 2015, Antioquia e Risaralda secondo The World List of Cycads; 1750-2080 m
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri B1ab(iii,v), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura foresta pluviale premontana e montana, su suoli ricchi di sostanza organica e acidi (pH 4,2-5,9); nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto arborescente fino a 150 cm per 20 cm, eretto o decombente; da 1 a 10 foglie lunghe fino a 307 cm (revisione del 2015)
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia montana?

Zamia montana si riconosce dalla combinazione di tre caratteri: foglioline obovate a punta acuminata, segnate da nervature ben visibili, aculei radi sul picciolo e portamento arborescente. Rispetto alle altre specie sudamericane a foglioline nervate, le nervature formano solchi sulla pagina superiore ma sporgono appena su quella inferiore, mentre nelle altre specie sporgono nettamente (Calonje e collaboratori, 2015). La descrizione di quella revisione indica:

  • Fusto: arborescente, fino a 150 cm per 20 cm, solitario o talvolta ramificato, eretto o decombente.
  • Foglie: da 1 a 10, lunghe fino a 307 cm; picciolo lungo fino a 170 cm, con radi aculei lunghi fino a 2 mm; rachide inerme o con pochi aculei nel terzo inferiore, con fino a 30 foglioline opposte o quasi.
  • Foglioline: oblanceolate, a base strettamente cuneata e apice acuminato, coriacee, con margini fortemente revoluti tranne in punta, interi ma talvolta irregolari e leggermente sinuosi all’estremità; le mediane misurano 19,5-41 cm per 5,9-10,5 cm e sono distanziate di 6-10 cm.
  • Coni maschili: da 1 a 3 per fusto, lunghi fino a 13,5 cm e larghi 3,5 cm, con peluria beige-gialla, su un peduncolo di 2,5-3,5 cm.
  • Coni femminili: uno per fusto, eretti, cilindrici, lunghi fino a 33 cm e larghi 16 cm, con peluria beige-gialla da giovani (il colore a maturità non è stato osservato), con apice sterile ottuso lungo fino a 5 cm.
  • Semi ed eofilli: sconosciuti.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

La specie con cui è stata confusa più a lungo è Zamia oligodonta, del dipartimento di Risaralda: tra il 2009 e il 2015 le due specie sono state riunite sotto il nome di Zamia montana. Secondo la revisione di Calonje e collaboratori (2015), Zamia oligodonta ha un fusto quasi sempre sotterraneo, al massimo 3 foglie per volta, foglioline da strettamente ellittiche a ellittiche, ondulate, con punta lungamente acuminata o caudata e nervature che sporgono nettamente sulla pagina inferiore. Zamia montana ha invece un tronco arborescente, fino a 10 foglie e foglioline obovate con nervature poco sporgenti di sotto. Il margine irregolare, quasi a grossi denti, all’estremità delle foglioline compare in entrambe le specie e non serve a distinguerle.

Gli autori confrontano inoltre le due specie con le altre Zamia sudamericane a foglioline nervate; tra queste, Zamia wallisii vive anch’essa nell’Antioquia.

Tassonomia

The World List of Cycads accetta il nome Zamia montana; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie fu descritta nel 1875 dal botanico tedesco Alexander Braun nei Monatsberichte der Königlichen Preussischen Akademie der Wissenschaften zu Berlin (pagine 376-377). Il materiale originale, raccolto da Gustav Wallis e coltivato dal vivaio di James Veitch, è probabilmente andato distrutto: l’erbario di Berlino fu bombardato durante la seconda guerra mondiale. Ne resta un’illustrazione disegnata da August Eichler nel 1881, conservata a Kew. Nel 2001 Dennis Stevenson ha quindi designato come neotipo una raccolta di James L. Zarucchi e colleghi del 24 settembre 1987 (n. 5724), fatta a 1750 m sulla strada Nutibara-Murrí, nel comune di Frontino (Antioquia); il neotipo è conservato a New York (NY), con duplicati a Bogotá (COL), Medellín (HUA) e al Missouri Botanical Garden (MO) (Calonje e collaboratori, 2015).

Nel 1876 Eduard Regel trasferì la specie nel genere Aulacophyllum, da lui creato per le Zamia con foglioline fortemente nervate e con foglie che sembravano spuntare tutte insieme. Il gruppo comprendeva però anche specie senza foglioline nervate, come Aulacophyllum ortgiesii, oggi sinonimo di Zamia chigua, e la distinzione tra produzione simultanea e successiva delle foglie non regge. Bentham e Hooker riportarono Aulacophyllum in Zamia nel 1880, e tutti gli autori successivi li hanno seguiti. Il nome «Zamia kalbreyeri», attribuito a U. Dammer su un esemplare dell’erbario di Berlino e citato da Schuster nel 1932, non è mai stato pubblicato validamente e non ha alcuno statuto tassonomico (Calonje e collaboratori, 2015); Species+ lo elenca ancora come sinonimo.

Nel 2009 Lindström incluse Zamia oligodonta, descritta nel 2003, nella sinonimia di Zamia montana. Gli studi di campo condotti nel 2014 da Michael Calonje, Gustavo Morales, Cristina López-Gallego e Francisco Javier Roldán hanno mostrato che le due specie sono ben distinte, e la loro revisione, pubblicata su Phytotaxa nel 2015, le ha di nuovo separate. The World List of Cycads segue questa revisione; la banca dati della CITES, invece, al 2026 tratta ancora Zamia oligodonta come sinonimo di Zamia montana.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino montanus, «di montagna», e si riferisce all’habitat da submontano a montano della specie nell’Antioquia (The World List of Cycads, da Haynes 2022). Calonje e collaboratori (2015) sottolineano che si tratta della cicadea neotropicale che cresce alle quote più alte.

La storia delle raccolte si può ricostruire dagli esemplari d’erbario citati nella revisione del 2015. Il materiale originale fu raccolto da Gustav Wallis; Wilhelm Kalbreyer raccolse la specie a Paramillo (Antioquia) il 26 luglio 1880. Tra gli esemplari esaminati nella revisione, i successivi risalgono al periodo 1986-1991 e provengono dal comune di Frontino, tra 1750 e 2080 m. Nel 2004 Stevenson la considerava forse estinta, finché le ricerche del 2014 non hanno ritrovato popolazioni ancora vive; nel frattempo diversi luoghi di raccolta della fine degli anni Ottanta e dell’inizio dei Novanta erano stati completamente disboscati.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome comune, né in italiano né in spagnolo.

In natura

Secondo la revisione del 2015, Zamia montana è endemica del dipartimento di Antioquia, dove cresce nelle foreste pluviali premontane e montane basse della cordigliera Occidentale, tra 1750 e 2080 m. The World List of Cycads indica oggi come areale l’Antioquia e il Risaralda; le fonti consultate non spiegano su quali dati si basi la menzione del Risaralda, dipartimento in cui vive Zamia oligodonta.

Il clima, ricavato dai modelli WorldClim, è fresco e piovoso: 2400-2500 mm di pioggia all’anno, con due massimi (ottobre-novembre e aprile-maggio) e mesi più asciutti in dicembre-marzo e luglio-agosto; temperatura media annua di 19,2 °C, con valori compresi tra 11,9 e 25,7 °C. I suoli sono ricchi di sostanza organica, con molto alluminio e poco calcio, magnesio e potassio, e un pH tra 4,24 e 5,86 (Calonje e collaboratori, 2015).

Della fenologia si sa pochissimo: coni maschili immaturi o quasi maturi sono stati raccolti a metà aprile, e nel luglio 2014 è stato osservato un cono femminile immaturo ma quasi di dimensioni definitive. Bruchi di una farfalla del genere Eumaeus sono stati visti mangiare le foglie nuove; gli impollinatori non sono ancora stati osservati.

Stato di conservazione e normativa

Zamia montana è classificata in pericolo critico (CR) dalla IUCN, secondo i criteri B1ab(iii,v), in una valutazione di Cristina López-Gallego pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads). La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

La revisione del 2015 descrive una situazione drammatica. La specie era nota da una sola popolazione molto frammentata, composta di quattro sottopopolazioni in lembi di foresta separati da pascoli: circa 100 adulti in tutto, su un areale di circa 3 km² e una superficie occupata inferiore a 0,2 km². Alcuni di questi lembi dovevano essere disboscati dagli abitanti entro un anno; in foreste appena tagliate gli autori hanno trovato piante abbattute pochi giorni prima. Su circa 80 piante censite, soltanto quattro erano intatte, una sola era fertile e non è stato osservato alcun rinnovo. Le minacce principali sono il disboscamento per creare pascoli e le colture, come quella del lulo (Solanum quitoense). La specie non è nota in alcuna area protetta. Gli autori raccomandavano di mantenerla in pericolo critico (criteri A3ac, B1ab(i-v)+2ab(i-v)), come già la lista rossa delle cicadee colombiane (Galeano e collaboratori, 2005, citati dalla revisione), e chiedevano la creazione di aree protette e un programma di conservazione ex situ; le località precise non sono state pubblicate per limitare i prelievi illegali.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia montana rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultazione dell’11 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Nessuna fonte consultata documenta la coltivazione di Zamia montana: non è stata trovata alcuna indicazione pubblicata, alcun riscontro di coltivatori né alcuna offerta commerciale. La revisione del 2015 chiede proprio l’avvio di un programma di conservazione ex situ, segno che la specie mancava allora nelle collezioni.

In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch). Sul forum Tropicamente la ricerca «zamia montana» dà soltanto messaggi su altre piante; nessun riscontro è stato trovato nemmeno sul forum francese Fous de palmiers.

Il suo habitat, una foresta pluviale di montagna fresca e molto piovosa, su suoli acidi e ricchi di humus, è molto diverso da quello delle Zamia di pianura; nessuna prova di coltivazione permette però di tradurlo in consigli pratici.

Moltiplicazione

Come tutte le Zamia, la specie è dioica: la moltiplicazione passerebbe per la semina di semi fecondati, quindi per un’impollinazione tra una pianta maschile e una femminile. I semi di Zamia montana non sono ancora stati descritti, e non esiste alcun dato di germinazione.

Malattie e parassiti

In natura i bruchi di una farfalla del genere Eumaeus mangiano le foglie nuove (Calonje e collaboratori, 2015). Non è documentata alcuna malattia; in coltivazione non esiste alcun dato.

Rusticità

Per Zamia montana non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Il suo habitat, il più elevato tra quelli delle cicadee neotropicali, è fresco (media annua di 19,2 °C, valori modellizzati tra 11,9 e 25,7 °C), ma nessuna fonte indica gelate nel suo areale né prove di coltivazione al freddo: qualsiasi valore di rusticità sarebbe inventato.

In Italia e nel sud della Francia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, in nessun paese.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia montana. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso per questa specie.

Domande frequenti

È una palma?

No. Nonostante il tronco e le grandi foglie, Zamia montana è una cicadea (Zamiaceae), una gimnosperma che si riproduce con coni, senza parentela stretta con le palme.

Dove cresce?

Sulla cordigliera Occidentale della Colombia, nell’Antioquia (e nel Risaralda secondo The World List of Cycads), in foreste pluviali di montagna tra 1750 e 2080 m: nessun’altra cicadea neotropicale cresce così in alto.

Come si distingue da Zamia oligodonta?

Dal tronco arborescente, fino a 1,5 m, dalle foglie più numerose (fino a 10) e dalle foglioline obovate con nervature poco sporgenti di sotto. Zamia oligodonta ha un fusto quasi sempre sotterraneo, al massimo 3 foglie e foglioline ellittiche, ondulate, con nervature sporgenti.

Perché si diceva che fosse estinta?

Perché nel 2004 Dennis Stevenson la considerava forse estinta: diversi luoghi in cui era stata raccolta erano stati disboscati. Nel 2014 gli autori della revisione del 2015 hanno ritrovato circa 100 adulti in pochi lembi di foresta.

È minacciata?

Sì, gravemente. La IUCN la classifica in pericolo critico (2022), e nel 2015 la specie era nota da un’unica popolazione frammentata, minacciata dal disboscamento per i pascoli.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Non si sa. Non esiste alcun dato di coltivazione né di resistenza al freddo, e la specie è praticamente assente dalle collezioni.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Braun, A. (1875). [Descrizione di Zamia montana.] Monatsberichte der Königlichen Preussischen Akademie der Wissenschaften zu Berlin 1875: 376-377. [Protologo; non consultato, citato da The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Morales, G., López-Gallego, C. & Roldán, F.J. (2015). A taxonomic revision of Zamia montana and Zamia oligodonta, with notes on their conservation status. Phytotaxa 192(4): 279-289. doi:10.11646/phytotaxa.192.4.5 [Revisione con studi di campo; trattamento della specie letto per intero nella trascrizione di Plazi.]
  • Stevenson, D.W. (2001). Orden Cycadales. Flora de Colombia 21: 1-91. [Designazione del neotipo; citato da Calonje e coll. 2015, non consultato.]
  • López-Gallego, C. (2022). Zamia montana. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42113A69834535. [Valutazione in vigore; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]