Zamia erosa

Zamia erosa è una piccola cicadea delle Grandi Antille, presente a Cuba, in Giamaica e a Porto Rico, dove cresce soprattutto sulle colline calcaree della costa settentrionale. Questa specie del genere Zamia, descritta nel 1903 da Orator F. Cook e Guy N. Collins, è stata a lungo conosciuta, nelle collezioni e nei cataloghi, con il nome di Zamia amblyphyllidia, pubblicato nel 1987: nel 2010 uno studio ha dimostrato che i due nomi indicano la stessa pianta e che vale il più antico. Appartiene al complesso di Zamia pumila ed è classificata vulnerabile dalla IUCN.

L’essenziale su Zamia erosa

  • Nome accettato: Zamia erosa O.F.Cook e G.N.Collins (1903), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: Zamia amblyphyllidia D.W.Stev. (1987), sinonimo dal 2010; nome ancora usato nel commercio e in alcuni elenchi di orti botanici
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales; complesso di Zamia pumila
  • Nomi comuni: «marunguey» o «marungüey», nome indigeno delle Zamia a Porto Rico; nessun nome italiano
  • Distribuzione naturale: Cuba, Giamaica, Porto Rico (costa settentrionale)
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU), valutazione del 2022, criterio C1
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessuna misura per la specie; un vivaio specializzato la colloca tra le Zamia caraibiche che tollerano temperature vicine a 0 °C (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, fessure di colline calcaree boscose; in coltivazione, substrato minerale drenante, da leggermente a molto calcareo (vivaio specializzato)
  • Portamento e dimensioni da adulta: grossa radice tuberosa e carnosa, una o due foglie per fusto, foglioline larghe a margine irregolarmente dentato (descrizione originale); misure dettagliate non verificate
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia erosa?

Si riconosce soprattutto dalle foglioline: larghe, con l’apice arrotondato o smussato e il margine irregolarmente dentato, come rosicchiato, nella parte superiore. I due nomi della specie descrivono proprio questi due tratti: erosa, dal latino erosus, «irregolarmente intaccato o dentato», si riferisce al margine (The World List of Cycads); amblyphyllidia, dal greco amblys, «smussato», e phyllidion, «fogliolina», all’apice arrotondato (Haynes, 2022).

La descrizione originale di Cook e Collins (1903), riassunta da Calonje e colleghi (2010), parla di una grossa radice carnosa che cresce nelle fessure delle colline calcaree boscose, di una o due foglie soltanto e di foglioline larghe, a margine eroso-dentato. Come le altre specie del complesso di Zamia pumila, ha un fusto in gran parte sotterraneo. Le misure dettagliate della pianta e dei coni (lunghezza delle foglie, numero di paia di foglioline, dimensioni dei coni) non hanno potuto essere verificate su una fonte primaria per questa scheda e non sono riportate.

Uno studio sulle Zamia di Porto Rico (Newell, 1986) ha misurato le foglioline in tre popolazioni: quelle di Arecibo, sulla costa nord, avevano foglioline più larghe e più numerose per foglia, mentre quelle di Susúa, nel sud-ovest, foglioline molto più lunghe e strette. Secondo la tassonomia attuale, le piante di Arecibo dovrebbero corrispondere a Zamia erosa e quelle di Susúa a Zamia portoricensis, ma lo studio, precedente alla revisione dei nomi, non lo dice esplicitamente.

Ibridi

Non è descritto alcun ibrido. Uno studio genetico con 31 marcatori microsatelliti su dieci popolazioni di Porto Rico (Meerow e colleghi, 2012) ha trovato tracce di mescolanza soltanto tra Zamia portoricensis e Zamia pumila, non con Zamia erosa, che mostra invece una differenziazione tra popolazioni più di tre volte maggiore di quella delle altre due specie.

Possibili confusioni

Le Zamia delle Antille si somigliano molto e sono state a lungo riunite in un’unica specie. A Porto Rico, alla fine degli anni Ottanta, se ne distinguevano tre per la larghezza delle foglioline (Calonje e colleghi, 2010):

  • Zamia erosa (allora Zamia amblyphyllidia), nel nord, a foglioline larghe;
  • Zamia pumila, nel centro-sud dell’isola, a foglioline di larghezza intermedia; la specie è presente anche a Hispaniola e a Cuba;
  • Zamia portoricensis, nel sud-ovest, a foglioline strette.

Fuori da Porto Rico, la confusione più probabile è con Zamia integrifolia, il coontie della Florida, delle Bahamas, delle isole Cayman e di Cuba: le fotografie del 1899 e del 1901 che oggi servono da tipo di Zamia erosa erano etichettate «Zamia integrifolia». La provenienza resta l’indizio più sicuro. In commercio, infine, la specie circola spesso ancora come Zamia amblyphyllidia: con questo nome era offerta dall’Index Seminum 2012-13 dell’Orto Botanico di Napoli e scambiata tra amatori francesi nel 2009-2010.

Tassonomia

La storia del nome è una delle più intricate delle cicadee americane. Nel 1903 Cook e Collins descrissero Zamia erosa nel loro lavoro sulle piante utili di Porto Rico (Contributions from the U.S. National Herbarium 8(2): 267), da una pianta trovata a sud di Vega Baja, nel nord-centro dell’isola, senza citare un esemplare d’erbario. Nel 1980 James Eckenwalder riunì tutte le Zamia delle Antille e della Florida in una Zamia pumila in senso molto ampio e designò come lectotipo di Zamia erosa un esemplare che, secondo gli studi successivi, era stato raccolto nel centro-sud dell’isola, oltre la Cordigliera centrale, e aveva foglioline strette, diverse dalla descrizione.

Nel 1987 Dennis W. Stevenson descrisse Zamia amblyphyllidia (Fairchild Tropical Garden Bulletin 42(3): 26) per le Zamia a foglioline larghe e smussate. Nel 2010 Michael Calonje, Alan W. Meerow e lo stesso Stevenson pubblicarono su Taxon (59(2): 637-642) la soluzione: la designazione di Eckenwalder non poteva essere un lectotipo, perché non si basava su materiale originale di Cook e Collins, e andava corretta in neotipo; questo neotipo era però in grave contrasto con la descrizione originale e fu sostituito. Il nuovo neotipo è costituito da fotografie d’archivio del 1899 e del 1901, conservate allo U.S. National Herbarium (foglio NA n. 88468, negativo n. 2376), che mostrano piante conformi alla descrizione; le osservazioni fatte dagli autori vicino alla località tipo hanno confermato che Zamia erosa è la specie chiamata Zamia amblyphyllidia. Il nome del 1903, più antico, ha la priorità (Calonje e colleghi, 2010; The World List of Cycads). È uno dei rari casi in cui l’autore di un nome firma l’articolo che lo rende sinonimo.

Gli studi molecolari collocano Zamia erosa nel complesso di Zamia pumila, il gruppo delle Zamia delle Antille e della Florida, insieme a Zamia portoricensis e Zamia pumila (Calonje e colleghi, 2019).

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino erosus, «irregolarmente intaccato, dentato», per il margine delle foglioline (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Il sinonimo amblyphyllidia si riferisce all’apice smussato delle stesse foglioline: i due nomi descrivono due aspetti della stessa foglia. Le fotografie che oggi fanno da tipo risalgono al 1899 e al 1901 (The World List of Cycads).

Nomi comuni

A Porto Rico le Zamia sono chiamate con un nome di origine indigena, «marunguey» o «marungüey» (al plurale «marungueyes»), che compare anche in diversi toponimi dell’isola (Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara, 2013); il nome non è proprio di Zamia erosa, ma vale per le Zamia dell’isola in generale. Non esiste un nome italiano.

In natura

The World List of Cycads indica Cuba, la Giamaica e Porto Rico. A Porto Rico la specie occupa la costa settentrionale (Meerow e colleghi, 2012); la località tipo è a sud di Vega Baja, su colline calcaree boscose. La popolazione più studiata è quella della foresta di Cambalache, vicino ad Arecibo, nella regione carsica del nord dell’isola.

Impollinazione. Il coleottero Pharaxonotha portophylla, descritto nel 2008 da Franz e Skelley, è stato raccolto nei coni di Zamia amblyphyllidia (oggi Zamia erosa) nella foresta di Cambalache e in quelli di Zamia portoricensis nella foresta di Susúa; gli autori lo presentano come impollinatore delle Zamia di Porto Rico. Come negli altri rapporti tra Pharaxonotha e cicadee, i coni maschili servono da luogo di accoppiamento, di deposizione delle uova e di sviluppo delle larve.

Demografia. Negrón-Ortiz, Gorchov e Breckon (1996) hanno seguito per tre anni tutti gli stadi di vita delle piante di Cambalache. La germinazione avviene in due fasi distinte: prima esce la radichetta, poi, da uno a sette mesi dopo, la prima foglia. I semi liberati presto, prima della stagione secca, germinano più in fretta ma muoiono di più durante la prima stagione secca rispetto a quelli liberati circa due mesi dopo; dopo tre anni la sopravvivenza delle due coorti è simile, intorno al 2-3 %. Le piante con dieci foglioline o meno non producono quasi mai coni.

Stato di conservazione e normativa

Zamia erosa è classificata vulnerabile (VU) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione del 2022 di J.D. Bösenberg e D.W. Stevenson, per il criterio C1, che riguarda una popolazione limitata in declino. Una valutazione precedente, firmata da Stevenson, era stata pubblicata nel 2010.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia erosa rientra nell’Appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale delle piante è consentito, ma richiede un permesso di esportazione rilasciato dal paese d’origine. L’iscrizione porta l’annotazione #4, che esclude dai controlli CITES i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026.

Species+ non ha una scheda propria per questa specie, coperta dall’iscrizione «Zamia spp.». Stato CITES ed europeo verificato su Species+ il 3 ottobre 2026; stato IUCN ripreso da The World List of Cycads (consultata l’11 ottobre 2026), perché la Lista rossa non è stata consultabile direttamente. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio e chiedete al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Secondo il vivaio specializzato francese Cycadales.eu (2023), le Zamia della Florida e dei Caraibi, tra cui Zamia erosa, sono le più facili del genere. Tollerano temperature vicine a 0 °C, sopportano bene gli inverni di tipo mediterraneo, resistono alla siccità, perché il loro ambiente conosce periodi secchi talvolta molto marcati, e vengono quasi tutte da suoli calcarei, come quelli dell’Europa meridionale. Il vivaio consiglia:

  • Substrato: drenante, da leggermente a molto calcareo, composto per circa l’80 % di materiale minerale; queste specie tollerano male le condizioni acide.
  • Acqua: ogni tipo d’acqua è tollerato, anche calcarea.
  • Inverno: da 1 a 10 °C, con risalite diurne verso 15-20 °C; tolleranza piuttosto alta ai periodi freschi prolungati, se il substrato resta abbastanza asciutto ma non secco del tutto.
  • Estate: da 15 a 20 °C di notte e da 25 a 30 °C di giorno, fino a 40 °C con annaffiature abbondanti; servono almeno quattro-sei mesi di temperature estive all’anno.

Sono indicazioni per l’intero gruppo caraibico, non misure sulla sola Zamia erosa. Negli Stati Uniti la sua coltivazione nella Florida centrale è stata descritta in un articolo della Cycad Newsletter (Broome, 2009), non consultato per questa scheda.

Moltiplicazione

Per seme, da piante maschili e femminili, con impollinazione manuale in assenza dei coleotteri impollinatori. In natura la germinazione avviene in due tempi: la radichetta esce per prima, la prima foglia da uno a sette mesi più tardi (Negrón-Ortiz e colleghi, 1996); bisogna quindi pazientare prima di giudicare un semenzale. I semi sono esclusi dai controlli CITES (annotazione #4), il che ne facilita gli scambi.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. Per le Zamia caraibiche, il vivaio Cycadales.eu indica come rischio principale il marciume delle radici in un substrato troppo umido quando fa freddo, da prevenire con un substrato minerale e un inverno piuttosto asciutto.

Rusticità

Non esiste alcuna misura di resistenza al freddo propria di Zamia erosa. La specie appartiene però al gruppo di Zamia più tollerante del genere, e il vivaio Cycadales.eu la colloca tra le specie caraibiche che sopportano temperature vicine allo zero.

In Italia

La specie è presente almeno in un orto botanico italiano: l’Index Seminum 2012-13 dell’Orto Botanico di Napoli offriva materiale di «Zamia amblyphyllidia», oggi Zamia erosa, coltivata nelle Serre Califano, cioè in serra; non compare più negli elenchi successivi, e la sua presenza attuale non è verificata. Non è stata segnalata alcuna coltivazione in piena terra in Italia, né sulle riviere ligure e tirrenica, né nelle isole o altrove, e il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie con nessuno dei due nomi (ricerche dell’11 ottobre 2026).

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è documentata una prova in piena terra di Zamia erosa. Il clima del Sud-Est della Francia è però vicino a quello di molte regioni italiane, dalle riviere ligure e tirrenica alla Sicilia, alla Sardegna e alla Puglia, e i riscontri su una specie dello stesso gruppo possono orientare il lettore italiano, senza essere trasferiti tali e quali: al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) una Zamia integrifolia, la Zamia più resistente del complesso, è sopravvissuta a −7 °C nel febbraio 2012, con danni alle foglie. Secondo il vivaio Cycadales.eu, Zamia integrifolia subisce danni alle foglie da −5 °C ma può sopravvivere, defogliata, a temperature molto più basse; per le altre specie caraibiche, Zamia erosa compresa, il vivaio parla soltanto di temperature «vicine a zero». Nessuna fonte afferma che Zamia erosa sia altrettanto resistente di Zamia integrifolia.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun riscontro datato di gelo sulla specie. La coltivazione nella Florida centrale è oggetto di un articolo della Cycad Newsletter (Broome, 2009), che non è stato possibile consultare.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Zamia erosa. Il rischio è però documentato nel genere e nelle altre cicadee: nelle Zamia sono stati trovati glicosidi tossici (cicasina, macrozamina, metilazossimetanolo), e l’ASPCA, il centro antiveleni veterinario statunitense, cita per Zamia furfuracea la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Secondo Pagán-Jiménez e Lazcano-Lara (2013), le Zamia sono descritte come una delle principali piante alimentari degli abitanti di Hispaniola e di Porto Rico, prima e dopo l’arrivo degli europei: le due isole in cui si sviluppò la società taína, la più complessa delle Antille precolombiane. Le fonti consultate parlano delle Zamia di queste isole in generale, non specificamente di Zamia erosa. Questi usi tradizionali non vanno imitati: la pianta resta tossica.

Domande frequenti

Zamia erosa e Zamia amblyphyllidia sono la stessa pianta?

Sì. Nel 2010 Calonje, Meerow e Stevenson hanno dimostrato che indicano la stessa specie; vale il nome più antico, Zamia erosa (1903). Zamia amblyphyllidia (1987) è oggi un sinonimo, ma resta frequente nel commercio.

Che cosa significano i due nomi?

erosa significa «irregolarmente dentata», per il margine delle foglioline; amblyphyllidia «a foglioline smussate», per il loro apice arrotondato.

Dove cresce?

A Cuba, in Giamaica e a Porto Rico, dove occupa la costa settentrionale; la popolazione più studiata è quella della foresta di Cambalache, vicino ad Arecibo.

È minacciata?

Sì, moderatamente: è classificata vulnerabile (VU) dalla IUCN dal 2022.

Chi la impollina?

Un piccolo coleottero, Pharaxonotha portophylla, descritto nel 2008 dai coni delle piante di Cambalache, che si riproduce nei coni maschili.

È facile da coltivare?

Sì, secondo un vivaio specializzato: come le altre Zamia caraibiche vuole un substrato minerale e calcareo, tollera l’acqua dura, la siccità e inverni freschi, purché il substrato resti piuttosto asciutto.

Si può tenere all’aperto in Italia?

Non ci sono prove documentate. Un vivaio la giudica tollerante a temperature vicine a 0 °C; senza dati sul gelo, è più prudente svernarla al riparo, come fa l’Orto Botanico di Napoli.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Cook, O.F. & Collins, G.N. (1903). Economic plants of Porto Rico. Contributions from the United States National Herbarium 8(2): 57-269 (Zamia erosa: 267). [Descrizione originale; non consultata direttamente (Biodiversity Heritage Library inaccessibile), contenuto noto tramite Calonje e colleghi 2010.]
  • Stevenson, D.W. (1987). Again the West Indian zamias. Fairchild Tropical Garden Bulletin 42(3): 23-27. [Descrizione di Zamia amblyphyllidia; non consultato.]
  • Calonje, M., Meerow, A.W. & Stevenson, D.W. (2010). The typification of Zamia erosa and the priority of that name over Z. amblyphyllidia. Taxon 59(2): 637-642. doi:10.1002/tax.592031 [Riassunto letto; dettagli noti tramite The World List of Cycads e una sintesi secondaria.]
  • Meerow, A.W., Francisco-Ortega, J., Calonje, M., Griffith, M.P., Ayala-Silva, T., Stevenson, D.W. & Nakamura, K. (2012). Zamia (Cycadales: Zamiaceae) on Puerto Rico: asymmetric genetic differentiation and the hypothesis of multiple introductions. American Journal of Botany 99(11): 1828-1839. doi:10.3732/ajb.1200494 [Riassunto letto.]
  • Negrón-Ortiz, V., Gorchov, D.L. & Breckon, G.J. (1996). Population structure in Zamia (Zamiaceae) in northern Puerto Rico. II. Seed germination and stage-structured population projection. International Journal of Plant Sciences 157(5): 605-614. doi:10.1086/297381 [Contenuto del riassunto noto tramite un catalogo bibliografico; testo integrale non consultato.]
  • Franz, N.M. & Skelley, P.E. (2008). Pharaxonotha portophylla (Coleoptera: Erotylidae), new species and pollinator of Zamia (Zamiaceae) in Puerto Rico. Caribbean Journal of Science 44(3): 321-333. doi:10.18475/cjos.v44i3.a7 [Contenuto noto tramite il riassunto di una comunicazione degli stessi autori (2007); testo integrale non consultato.]
  • Newell, S.J. (1986). Variation in leaflet morphology among three populations of Zamia L. in Puerto Rico. Taxon 35(2): 234-242. doi:10.2307/1221265 [Riassunto letto.]
  • Calonje, M., Meerow, A.W., Griffith, M.P., Salas-Leiva, D., Vovides, A.P., Coiro, M. & Francisco-Ortega, J. (2019). A time-calibrated species tree phylogeny of the New World cycad genus Zamia L. (Zamiaceae, Cycadales). International Journal of Plant Sciences 180(4): 286-314. doi:10.1086/702642 [Posizione nel complesso di Zamia pumila; non consultato direttamente.]
  • Pagán-Jiménez, J.R. & Lazcano-Lara, J.C. (2013). Toponymic data helps to reveal the occurrence of previously unknown populations of wild Zamia pumila L. on volcanic substrates in south central Puerto Rico. Ethnobiology Letters 4: 53-62. doi:10.14237/ebl.4.2013.9 [Riassunto letto; riguarda Zamia pumila e il nome indigeno del genere.]
  • Broome, T. (2009). Growing Zamia erosa and Z. pumila in central Florida. The Cycad Newsletter 32(2): 5-6. [Citato da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. & Stevenson, D.W. (2022). Zamia erosa. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T187835A69874722. [Valutazione citata da The World List of Cycads; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]