Zamia inermis è una cicadea endemica del centro dello Stato di Veracruz, nel Messico orientale, ed è una delle specie più preziose del genere Zamia per la conservazione: se ne conosce una sola popolazione naturale, divisa in tre piccole sottopopolazioni, nel comune di Actopan, dove cresce nella foresta tropicale secca su suoli basaltici. Descritta nel 1983 da Andrew P. Vovides, J.D. Rees e Mario Vázquez Torres nella Flora de Veracruz, deve il nome, «senza armi», al picciolo e al rachide privi di aculei, cosa rara nel genere. La IUCN la classifica in pericolo critico.
In sintesi: Zamia inermis
- Nome accettato: Zamia inermis Vovides, J.D.Rees & Vázq.Torres (1983), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in spagnolo
- Distribuzione naturale: Messico, Veracruz centrale (comune di Actopan); una sola popolazione naturale nota
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri A2acd+4acd; B1ab(i,ii,iii,v), valutazione del 2022
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, annotazione #4: semi esentati); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato misurato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura sottobosco di foresta tropicale secca di bassa quota, su suoli basaltici di origine vulcanica
- Portamento e dimensioni adulte: fusto in parte aereo alto circa 30 cm, talvolta ramificato; foglie con 27-32 paia di foglioline strette, lunghe 20-30 cm
- In Italia: proposta nell’Index Seminum 2012-13 dell’Orto Botanico di Napoli, con una pianta nelle serre Califano (vedi Coltivazione)
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia inermis?
Il carattere decisivo è nel nome: picciolo e rachide sono del tutto privi di aculei, mentre la grande maggioranza delle Zamia ne porta. A questo si aggiungono un fusto in parte aereo e foglie con molte foglioline strette e intere.
- Fusto: in parte aereo, grigio cenere, alto circa 30 cm o più, con un diametro simile; può ramificarsi negli esemplari vecchi.
- Foglie: da poche a una ventina secondo l’età e il vigore della pianta, pennate, da erette ad arcuate; picciolo sottile, liscio, senza aculei.
- Foglioline: da 27 a 32 paia per foglia, sessili, coriacee, lineari-lanceolate, opposte o quasi opposte, con l’apice acuto, la base attenuata e il margine intero, leggermente revoluto; quelle mediane misurano 20-30 cm di lunghezza per soli 9-12 mm di larghezza, verde chiaro lucido. Le articolazioni alla base delle foglioline sono larghe 4-6 mm.
- Coni maschili: cilindrici, fino a 2,5 cm di diametro, beige-giallastri, con l’apice acuto, su un peduncolo densamente tomentoso giallo chiaro; fino a sei per corona.
- Coni femminili: uno o due per corona, eretti, cilindrici, lunghi 13-23 cm e larghi 8-10 cm, da bruno chiaro a beige tomentoso, con l’apice apicolato, su un peduncolo bruno tomentoso di 6-8 cm.
- Semi: ovoidi, lunghi 1,7-2,5 cm, con un involucro carnoso rosa da immaturo, rosso a maturità.
Il numero cromosomico 2n = 16 attribuito alla specie, lo stesso di Zamia fischeri, risale agli studi di Vovides (1983) sui cromosomi delle cicadee messicane; non abbiamo potuto verificarlo sul testo dell’articolo.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo. L’isolamento dell’unica popolazione nota rende improbabile qualsiasi contatto naturale con altre Zamia, e la coltivazione è orientata alla conservazione a partire da piante di origine nota.
Possibili confusioni
L’assenza di aculei sul picciolo e sul rachide, unita alle foglioline lineari-lanceolate intere, la distingue dalla maggior parte delle Zamia messicane:
- Zamia fischeri, della Sierra Madre Oriental (Tamaulipas, San Luis Potosí, Querétaro, Hidalgo), ha anch’essa un picciolo senza aculei, ma è molto più piccola: fusto sotterraneo, foglie corte e foglioline piccole (3-5 cm), papiracee e fortemente dentate nella metà superiore;
- Zamia vazquezii, l’altra piccola Zamia endemica di Veracruz, ha un fusto sotterraneo, un picciolo che può portare qualche aculeo e foglioline da ovali a obpiriformi, fortemente dentate;
- Zamia furfuracea, anch’essa di Veracruz ma delle dune e delle zone costiere, ha foglioline spesse, coriacee e coperte di una peluria farinosa: nessuna confusione possibile;
- Zamia loddigesii, presente in diversi Stati messicani tra cui Veracruz, porta aculei spesso numerosi sul picciolo e sul rachide.
Tassonomia
Zamia inermis fu descritta nel 1983 da Andrew P. Vovides, J.D. Rees e Mario Vázquez Torres nel fascicolo 26 (Zamiaceae) della Flora de Veracruz, pagine 22-24, figura 3 (The World List of Cycads). Il tipo è la raccolta A. Vovides 666, del 6 giugno 1981, nel Veracruz; l’olotipo è conservato nell’erbario XAL, a Xalapa. La specie non ha sinonimi.
La pianta sarebbe stata raccolta per la prima volta nel 1973 dalla botanica Zenaida López Romero, una decina d’anni prima della descrizione formale; non abbiamo potuto verificarlo sul protologo. La revisione delle Zamia del «Mega-Messico» di Nicolalde-Morejón, Vovides e Stevenson (2009) mantiene la specie e il suo endemismo nel Veracruz centrale.
Etimologia e storia
L’epiteto viene dal latino inermis, «disarmato», e si riferisce al picciolo e al rachide privi di aculei (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Secondo le fonti consultate, dagli anni Ottanta la specie è oggetto di programmi di conservazione coordinati in particolare dall’Instituto de Ecología di Xalapa e dal suo orto botanico Francisco Javier Clavijero.
Nomi comuni
Nelle fonti consultate non è attestato alcun nome vernacolare per questa specie, né in italiano né in spagnolo.
In natura
Zamia inermis è endemica di un settore molto limitato del Veracruz centrale, nel comune di Actopan. Se ne conosce una sola popolazione naturale, divisa in tre sottopopolazioni vicine: è il soggetto dei due studi del 2017 sul suo rischio di estinzione, uno demografico (Octavio-Aguilar e collaboratori) e uno genetico (Iglesias-Andreu e collaboratori). Lo studio demografico stimerebbe la popolazione in circa 654 individui su meno di 10 km²; il dato non ha potuto essere ricontrollato sul testo.
L’habitat è una foresta tropicale secca di bassa quota (circa 150-300 m), su suoli basaltici di origine vulcanica, con una stagione secca ben marcata, diversamente dalle foreste umide o nebulose dove vivono molte altre Zamia messicane. La pianta cresce nel sottobosco, sotto una copertura arborea moderata. Come in tutte le cicadee, le radici coralloidi ospitano cianobatteri che fissano l’azoto.
Stato di conservazione e normativa
Zamia inermis è classificata in pericolo critico (CR) nella Lista Rossa della IUCN, secondo i criteri A2acd+4acd; B1ab(i,ii,iii,v), nella valutazione del 2022 riportata da The World List of Cycads (Lista Rossa non consultata direttamente). I criteri indicano una forte riduzione della popolazione, osservata e prevista, e un areale molto piccolo con declino dell’habitat.
Le minacce citate sono la conversione agricola delle ultime foreste secche di Actopan, la frammentazione dell’habitat e le raccolte illegali del passato, a cui si aggiungono fattori interni: rinnovamento naturale insufficiente, squilibrio tra piante maschili e femminili e scarsa diversità genetica. Lo studio genetico del 2017 segnalerebbe un’eterozigosità osservata di circa 0,15 e forti differenze genetiche tra la popolazione selvatica e le collezioni ex situ (dati non ricontrollati sul testo), un punto importante per chi conserva la specie in coltivazione.
Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, Zamia inermis rientra nell’appendice II della CITES, dove il genere figura dal 4 febbraio 1977; l’annotazione #4 esenta in particolare semi, polline e plantule ottenute in vitro in contenitori sterili. Nell’Unione europea, quindi anche in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97 (elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026). Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio e chiedete i documenti di provenienza.
Coltivazione
Zamia inermis è ricercata dai collezionisti per la sua rarità e il fogliame fine ed elegante, ma resta poco diffusa fuori dalle collezioni istituzionali. Non è stata pubblicata alcuna guida di coltivazione basata su prove; le indicazioni seguenti derivano dal suo ambiente naturale.
In Italia
L’Orto Botanico di Napoli ha proposto materiale di Zamia inermis nel suo Index Seminum 2012-13, con la sigla delle serre Califano: la pianta vi era quindi coltivata in serra (fonte datata; la presenza attuale non è stata verificata). La specie non compare nelle edizioni successive consultate né negli altri inventari italiani esaminati (pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e il forum Tropicamente non la cita. La collezione di cicadee dell’Orto napoletano è presentata nell’articolo sulle cicadee negli orti botanici italiani.
In vaso
In vaso servono un contenitore profondo e un substrato molto drenante e minerale, che ricordi i suoli basaltici sciolti dell’habitat: terriccio, pomice o lapillo, sabbia grossa, poca sostanza organica. L’ambiente naturale suggerisce una luce intensa ma filtrata e un ritmo stagionale: annaffiature regolari nella stagione calda, molto ridotte durante il riposo invernale, lasciando asciugare il substrato tra un’annaffiatura e l’altra. Un concime equilibrato e poco dosato durante la crescita è sufficiente; le cicadee mostrano clorosi in caso di carenza di magnesio o di manganese.
All’aperto
La piena terra è immaginabile soltanto in un clima senza gelo, in un punto riparato e con un suolo profondo e drenante. Non esiste alcun riscontro di coltivazione all’aperto, né in Italia né in Francia.
Moltiplicazione
Si moltiplica per seme. La specie è dioica: servono piante adulte dei due sessi, che arrivano tardi alla maturità, e un’impollinazione manuale in coltivazione, preziosa per la conservazione perché la popolazione selvatica si rinnova poco. I semi maturi hanno l’involucro carnoso rosso; si tolgono la polpa con i guanti e si seminano rapidamente, su un substrato drenante tenuto umido ma mai fradicio, al caldo. La germinazione può richiedere da qualche settimana a diversi mesi. I rari polloni basali possono essere staccati e radicati, ma ogni individuo ha un grande valore genetico.
Malattie e parassiti
I rischi sono quelli comuni alle cicadee coltivate. La cocciniglia asiatica delle cycas, Aulacaspis yasumatsui, è il parassita più temuto nelle collezioni: colonizza la pagina inferiore delle foglioline e, senza trattamento, porta la pianta al deperimento. I marciumi delle radici e del fusto compaiono con un’acqua eccessiva o un substrato poco drenante, condizioni che questa specie dei suoli vulcanici sopporta particolarmente male. Cocciniglie farinose e acari possono comparire in serra o in casa nei periodi secchi.
Rusticità
Non esiste alcun dato misurato sulla resistenza di Zamia inermis al freddo. È una specie della foresta tropicale secca di bassa quota del Veracruz, e nessuna fonte documenta come reagisca al gelo.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stata segnalata alcuna coltivazione all’aperto in Italia, in nessuna regione, e nessun episodio di gelo datato la riguarda; l’unica presenza italiana documentata, a Napoli, è in serra. Nemmeno nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, esiste un riscontro. In attesa di prove, coltivatela al riparo dal gelo, in serra temperata o in casa in un ambiente luminoso.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro di freddo, in nessun paese. Le zone di rusticità talvolta indicate per questa specie non si basano su prove pubblicate e non le riportiamo.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia inermis, ma il rischio è documentato nelle cicadee: tutte le parti, e soprattutto i semi, contengono composti tossici per il fegato e il sistema nervoso (cicasina, BMAA), e l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. L’involucro carnoso rosa o rosso dei semi attira bambini e animali: teneteli fuori dalla loro portata e usate i guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale per questa specie, forse per la sua rarità e il suo piccolo areale. Oggi il suo interesse è ornamentale e soprattutto conservazionistico: le piante in commercio dovrebbero provenire esclusivamente da semina in collezioni verificate.
Domande frequenti
Perché si chiama «inermis»?
Perché è «disarmata»: in latino inermis significa «senza armi», e il picciolo e il rachide della pianta non hanno aculei, a differenza della maggior parte delle Zamia.
Come distinguerla da Zamia fischeri, che ha anch’essa il picciolo senza aculei?
Dalle dimensioni e dalle foglioline. Zamia fischeri è molto più piccola, con fusto sotterraneo e foglioline di 3-5 cm fortemente dentate; Zamia inermis ha un fusto in parte aereo e 27-32 paia di foglioline intere lunghe 20-30 cm. Le due specie vivono inoltre in regioni diverse.
Dove cresce in natura?
Solo nel comune di Actopan, nel Veracruz centrale (Messico), in un’unica popolazione divisa in tre sottopopolazioni, nella foresta tropicale secca su suoli basaltici.
Perché è così minacciata?
Per l’areale minuscolo, la trasformazione agricola della foresta secca e, secondo gli studi del 2017, uno scarso rinnovamento naturale, uno squilibrio tra i sessi e una bassa diversità genetica.
Si trova in Italia?
Sì, almeno in passato: l’Orto Botanico di Napoli la proponeva nel suo Index Seminum 2012-13, con una pianta nelle serre. La presenza attuale non è verificata.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Non è documentato. Non esiste alcun dato di resistenza al gelo: la scelta prudente è il vaso, con svernamento al riparo, in serra temperata o in casa.
I semi sono tossici?
Sì. Come in tutte le cicadee, i semi contengono tossine pericolose; manipolateli con i guanti e teneteli lontano da bambini e animali.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia inermis: https://cycadlist.org/scientific_name/484 — autori, pubblicazione (Flora de Veracruz 26: 22-24, fig. 3, 1983), tipo, distribuzione, statuto IUCN e criteri, etimologia (Haynes 2022). Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Orto Botanico di Napoli, Index Seminum 2012-13: https://www.ortobotaniconapoli.it/images/index-seminum/Index_Seminum_12_13_Naples_Botanical_Garden_Italy.pdf — Zamia inermis proposta allo scambio, serre Califano. Lista annuale dell’istituzione, datata; non è un inventario completo.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — appendice II della CITES per il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4; allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE.
- ASPCA, Cardboard Cycad: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/cardboard-cycad — tossicità di Zamia furfuracea, citata qui a livello di genere. Centro antiveleni veterinario, affidabile.
- Tropicamente, ricerca nel forum: https://www.tropicamente.it/forums/search/inermis/ — nessun messaggio su questa specie (consultata l’11 ottobre 2026).
Bibliografia
- Vovides, A.P., Rees, J.D. & Vázquez Torres, M. (1983). Zamiaceae. Flora de Veracruz 26: 22-24, fig. 3. Instituto Nacional de Investigaciones sobre Recursos Bióticos, Xalapa. [Protologo; riferimento rilevato su The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Octavio-Aguilar, P., Rivera-Fernández, A., Iglesias-Andreu, L.G., Vovides, A.P. & Núñez de Cáceres-González, F.F. (2017). Extinction risk of Zamia inermis: a demographic study in its single natural population. Biodiversity and Conservation 26(4): 787-800. doi:10.1007/s10531-016-1270-z [Studio demografico dell’unica popolazione; riferimento verificato su Crossref, testo non consultato.]
- Iglesias-Andreu, L.G., Octavio-Aguilar, P., Vovides, A.P., Meerow, A.W., de Cáceres-González, F.N. & Galván-Hernández, D.M. (2017). Extinction risk of Zamia inermis (Zamiaceae): a genetic approach for the conservation of its single natural population. International Journal of Plant Sciences 178(9): 715-723. doi:10.1086/694080 [Studio genetico; riferimento e pagine verificati su Crossref, testo non consultato.]
- Vovides, A.P. (1983). Systematic studies on the Mexican Zamiaceae. I. Chromosome numbers and karyotypes. American Journal of Botany 70(7): 1002-1006. doi:10.1002/j.1537-2197.1983.tb07899.x [Cariotipi di sette cicadee messicane, tra cui tre Zamia; riassunto consultato.]
- Nicolalde-Morejón, F., Vovides, A.P. & Stevenson, D.W. (2009). Taxonomic revision of Zamia in Mega-Mexico. Brittonia 61(4): 301-335. doi:10.1007/s12228-009-9077-9 [Revisione regionale; non consultata.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia di inermis, ripresa da The World List of Cycads.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]