Encephalartos latifrons è una cicadea arborescente del Sudafrica, endemica della provincia del Capo Orientale, dove cresce su affioramenti rocciosi di quarzite degli antichi distretti di Albany e di Bathurst. Questa specie del genere Encephalartos si riconosce dalle foglioline larghissime, verde scuro e lucide, armate di lobi triangolari pungenti, e dalle foglie con l’estremità ricurva all’indietro. Descritta da Lehmann nel 1837 (fascicolo uscito nel 1838), fu considerata per un periodo una varietà di Encephalartos horridus, con il nome di Encephalartos horridus var. latifrons. È una delle cicadee più minacciate dell’Africa: è classificata in pericolo critico di estinzione e nel 2015, secondo l’autorità scientifica sudafricana, ne restavano allo stato selvatico circa 45 piante. In Italia l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava un esemplare all’inizio degli anni Novanta.
In sintesi: Encephalartos latifrons
- Nome accettato: Encephalartos latifrons Lehm. (1837, uscito nel 1838), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos horridus var. latifrons (Lehm.) Miq. (1842)
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Albany cycad» in inglese
- Distribuzione naturale: Sudafrica, Capo Orientale (antichi distretti di Albany, Bathurst e Uitenhage), tra circa 115 e 725 m di altitudine
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR A2acd; C1+2a(i)), Lista rossa 2022
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere sfavorevole dell’UE alle importazioni dal Sudafrica dal 7 febbraio 2013; raccolta in natura vietata in Sudafrica
- Rusticità documentata: nessuna osservazione datata in coltivazione; l’habitat conosce solo circa 5 giorni di gelo all’anno (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura affioramenti rocciosi di quarzite, in posizione aperta, nel fynbos
- Portamento e dimensioni adulte: tronco fino a circa 3 m, spesso ramificato alla base; foglie di 90-100 cm; foglioline mediane fino a circa 14 cm per 6 cm
- Tossicità: non studiata per la specie; semi tossici negli altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: un esemplare all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); nessuna prova di coltivazione all’aperto pubblicata
Come riconoscere Encephalartos latifrons?
Encephalartos latifrons si riconosce dalle foglioline eccezionalmente larghe per il genere, ovali, verde scuro e lucide, il cui margine inferiore porta alcuni lobi triangolari profondi e pungenti, spesso ritorti fuori dal piano della fogliolina. La revisione di M.P. Henderson (1945), basata sulla collezione viva del giardino botanico di Kirstenbosch, ne dà la descrizione più dettagliata:
- Tronco: eretto; la pianta più alta di Kirstenbosch misurava nel 1945 8-9 piedi (circa 2,5-2,7 m); Palmer e Pitman (1972) parlano di tronchi di oltre 3 m, talvolta ramificati alla base;
- Foglie: finemente pubescenti da giovani, poi glabre, verde scuro, rigide, lunghe fino a 90-100 cm, con l’estremità più o meno ricurva, a volte completamente arrotolata all’indietro; picciolo fino a 20 cm, con il rigonfiamento basale spesso circondato da un collare biancastro ben visibile;
- Foglioline: sovrapposte, da ovali a ovato-lanceolate, quelle mediane lunghe fino a circa 14 cm e larghe 6 cm, terminate da una corta spina bruno scuro; il margine inferiore porta in genere al massimo 4 lobi triangolari profondi e pungenti, quello superiore è intero o con uno o due lobi; le foglioline della base sono ridotte, ma non fino a diventare spine;
- Cono maschile: l’unico osservato nel 1945 era solitario, oblungo-cilindrico, alto circa 50 cm e largo 16-17 cm, quasi sessile, verde bluastro;
- Cono femminile: solitario, oblungo, sessile, alto circa 60 cm e largo 23 cm, verde;
- Semi: rossi, lunghi circa 5 cm e larghi 2-2,5 cm.
In natura le foglie morte restano a lungo attaccate al tronco e formano una caratteristica «gonna» sotto la corona, secondo Swart e coautori (2019). Gli stessi autori annoverano la specie tra le cicadee a crescita più lenta e con l’intervallo più lungo tra due produzioni di coni, secondo Kemp (1986).
Ibridi
Nelle fonti consultate non è segnalato alcun ibrido naturale di Encephalartos latifrons. In coltivazione circolano piante vendute con nomi di ibridi: sul forum italiano Tropicamente un coltivatore di Ravenna ha fatto germinare nel 2013 un seme venduto come Encephalartos arenarius × Encephalartos latifrons, e alcuni partecipanti del forum francese Fous de palmiers coltivano piante vendute come Encephalartos latifrons × Encephalartos transvenosus. L’origine di queste piante non è verificabile: solo la provenienza da un vivaio serio e, col tempo, l’aspetto della pianta adulta permettono di giudicare.
Possibili confusioni
La confusione più antica è quella con Encephalartos horridus, altra specie del Capo Orientale dalle foglioline lobate: diversi vecchi sinonimi di Encephalartos latifrons nascono da qui. Henderson (1945) sottolinea però che le due specie differiscono nettamente per l’aspetto generale, per le foglie e per i coni. Encephalartos horridus ha un fogliame molto glauco e resta molto più piccolo, mentre Encephalartos latifrons forma un tronco e conserva foglie verde scuro e lucide.
La seconda confusione riguarda Encephalartos arenarius, le cui foglioline sono anch’esse larghe e lobate. Palmer e Pitman (1972) ricordano che questa specie cresce nelle boscaglie delle dune di sabbia del distretto di Alexandria e non raggiunge le dimensioni di un albero. Anche Swart e coautori (2019) osservano che le larghe foglioline di Encephalartos latifrons lo fanno spesso confondere con Encephalartos arenarius. Nelle giovani piante la distinzione è ancora più difficile: il coltivatore di Ravenna ricorda nel 2012 che un semenzale acquistato con questo nome può somigliare ad altre specie e che occorrono diversi anni per accertarne l’identità.
Tassonomia
Encephalartos latifrons è un nome accettato da The World List of Cycads. Fu pubblicato da Lehmann nel Tijdschrift voor Natuurlijke Geschiedenis en Physiologie (volume 4, fascicolo 4, p. 424, tavola 9), datato 1837 ma uscito nel 1838; non è citato alcun campione tipo, e la tavola 9 è indicata come probabile lectotipo. L’IPNI cita la stessa pubblicazione («iv. (1837-38) 424»). Nel 1842 Miquel la ridusse al rango di varietà di Encephalartos horridus nella sua Monographia Cycadearum; quel nome è oggi un sinonimo. Nessuno studio recente ha rimesso in discussione il rango di specie.
La variabilità della specie resta poco conosciuta. Henderson (1945) descrive, accanto all’«Encephalartos latifrons tipico» di Bathurst, due piante di Kirstenbosch che chiama «Encephalartos sp. aff. latifrons»: hanno foglie più lunghe e glauche, foglioline più strette, più distanziate e meno lobate, e il cono maschile di una delle due è leggermente diverso. Conclude che la specie è probabilmente variabile e che servirebbero altre raccolte per decidere. A queste piante non è stato dato un nome proprio.
Etimologia e storia
L’epiteto latifrons viene dal latino latus, «largo», e frons, «fronda» o «foglia», con riferimento alle larghe foglioline (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Il nome del genere Encephalartos, creato dallo stesso Lehmann, è spiegato nella pagina del genere.
La storia della specie è legata al giardino botanico nazionale di Kirstenbosch, a Città del Capo. Nel 1945 Henderson vi descrive «una bellissima collezione di questa specie rara», nata da piante di Bathurst e di Grahamstown, e segue lo sviluppo di un cono femminile: spuntato alla fine di febbraio 1944, raggiunse le dimensioni definitive in settembre e cominciò a disgregarsi alla fine di novembre. Secondo un estratto della scheda PlantZAfrica del SANBI (sito non consultato direttamente), la collezione risale a Harold Pearson, primo direttore di Kirstenbosch, che riunì oltre 300 cicadee, e il botanico Charles Joseph Chamberlain giudicò la specie molto lenta durante una visita nella valle di Trappes, vicino a Grahamstown, nel 1912.
Questa collezione è diventata un bersaglio. Secondo la Global Initiative Against Transnational Organized Crime (2021), nell’agosto 2014 alcuni ladri portarono via dal giardino di Kirstenbosch 24 Encephalartos latifrons, in due notti di pioggia, per un valore di oltre 65.000 dollari americani; da allora l’esemplare più prezioso del giardino è protetto da una gabbia.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano per Encephalartos latifrons. In inglese la specie si chiama «Albany cycad», dall’antico distretto di Albany; il nome compare in Species+ e nei documenti del SANBI. Palmer e Pitman (1972) riportano un vecchio nome inglese formato su un termine oggi considerato offensivo in Sudafrica, che non è più usato.
In natura
Encephalartos latifrons vive solo nel Capo Orientale. Henderson (1945) conosceva la forma tipica solo delle divisioni di Uitenhage e di Bathurst (vicino a Paardepoort e nella valle di Trappes); Palmer e Pitman (1972) la collocano nei distretti di Bathurst e di Albany, nelle boscaglie dei pendii rocciosi. Secondo Swart e coautori (2019), le piante formano gruppi su affioramenti di quarzite, nel fynbos a quarzite del Suurberg, insieme ad alberi come Oldenburgia grandis e Loxostylis alata, talvolta al margine del bosco. La regione si trova all’incontro di due punti caldi di biodiversità, la regione floristica del Capo e il punto caldo di Maputaland-Pondoland-Albany.
Il clima è mite: piogge distribuite durante l’anno, con massimi in primavera (da settembre a novembre) e in autunno (marzo-aprile), circa 720-770 mm all’anno nei due siti studiati, e in media appena 5 giorni di gelo all’anno in questo tipo di vegetazione. Le popolazioni studiate si trovano tra 115 e 176 m di altitudine vicino alla costa, e tra 480 e 725 m più all’interno. Il fuoco passa regolarmente: all’incirca ogni due anni nel sito interno, a intervalli di oltre quindici anni nel sito costiero (Swart e coll., 2019).
I coni maschili liberano il polline da giugno ad agosto, e il cono femminile si disgrega tra dicembre e gennaio liberando da 275 a 790 ovuli (Swart e coll., 2019). Dal 2013 al 2017, una popolazione scoperta nel 2013 ha mostrato una vera rigenerazione naturale: 97 piante, di cui il 55% plantule, due femmine per ogni maschio e un’annata di forte produzione di coni nel 2014-2015, quando portarono coni l’80% dei maschi e il 56% delle femmine. Durante lo studio non è morta alcuna pianta giovane o adulta, ma il 21% delle plantule è scomparso, un terzo a causa del fuoco; gli altri stadi hanno ributtato circa tre mesi dopo gli incendi.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos latifrons è in pericolo critico di estinzione. The World List of Cycads cita la valutazione della Lista rossa della IUCN del 2022 (Bösenberg), con i criteri A2acd; C1+2a(i). La valutazione precedente (Donaldson, 2010), ripresa dal SANBI, adottava anche il criterio B2ab(ii,iii,v).
I dati disponibili mostrano un crollo di lunga data. Secondo i confronti fotografici e le piante in collezione, le popolazioni selvatiche hanno perso più dell’80% degli effettivi in un secolo (SANBI, 2015). Swart e coautori (2019) attribuiscono il declino prima alla coltivazione dell’ananas nel distretto di Bathurst, che consumò terre vergini fino al 1957, poi ai prelievi per i giardini a partire dagli anni Sessanta: gli archivi dei permessi mostrano la scomparsa di numerosi adulti tra il 1960 e il 1990. Il primo censimento, nel 1991, contava solo 63 adulti in cinque popolazioni, tre delle quali ridotte a una sola pianta. Nel 2015 il SANBI contava circa 45 piante selvatiche, ripartite in modo quasi uguale tra le due località principali, più 17 piante confiscate e reimpiantate, di cui 14 sopravvissute. Sono note solo tre popolazioni con più di due piante (Swart e coll., 2019).
Le minacce attuali indicate dal SANBI (2015) sono il bracconaggio delle piante, il prelievo di polloni, polline, semi e coni dalle piante rimaste, un limitato prelievo di corteccia, e i progetti di parchi eolici e di una cava di calce, che faciliterebbero l’accesso alle piante. Nel 2009 un caso giudiziario riguardava la detenzione e il trasporto illegali di 25 adulti e 151 giovani piante. I microchip applicati a tutte le piante selvatiche non hanno dissuaso i ladri.
Normativa, secondo Species+ (consultato il 2 ottobre 2026) e il SANBI:
- CITES: Appendice I dal 4 febbraio 1977, come tutto il genere; il commercio internazionale di piante selvatiche a fini commerciali è vietato, e le piante riprodotte artificialmente sono trattate come esemplari dell’Appendice II (articolo VII della Convenzione);
- Unione europea: Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, valido anche in Italia; il gruppo di consultazione scientifica dell’UE ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D), prima il 3 dicembre 2010, poi di nuovo il 20 giugno 2011 e il 7 febbraio 2013; quest’ultimo parere è in vigore;
- Sudafrica: raccolta di cicadee selvatiche vietata dal febbraio 2007 (regolamento TOPS, sostituito dall’avviso governativo n. 371 del maggio 2012); specie iscritta all’allegato 3 (flora in pericolo) dell’ordinanza n. 19 del 1974 del Capo; piano di gestione della biodiversità specifico per la specie pubblicato nel giugno 2011 (avviso governativo n. 416 del 2011);
- esportazioni: 1.125 esemplari esportati dal Sudafrica tra il 1980 e la fine del 2011, l’83% dei quali dopo il 1995; il SANBI giudica dannoso questo commercio e ammette l’esportazione di semenzali solo da vivai registrati presso la CITES.
Per un appassionato italiano ciò significa che un Encephalartos latifrons può essere acquistato solo con i documenti CITES ed europei che provano che proviene da coltivazione. In Italia i controlli spettano al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Servizio CITES dei Carabinieri. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la situazione su Species+ e su EUR-Lex.
Coltivazione
Encephalartos latifrons è una pianta da collezione, rara e lentissima, per la quale non esistono quasi riscontri di coltivazione pubblicati. Le sole indicazioni affidabili vengono dal suo habitat: una pianta di pietraie di quarzite, ben drenate e soleggiate, in un clima mite senza una vera stagione secca.
- Esposizione: pieno sole per una pianta adulta; un partecipante del forum Fous de palmiers consiglia nel 2013 di non esporre troppo un giovane semenzale, e poi di passarlo al pieno sole perché la corona resti compatta;
- Substrato: molto drenante, minerale, come gli affioramenti rocciosi in cui vive la specie;
- Irrigazione e concimazione: il coltivatore di Ravenna ritiene nel 2012 che una buona concimazione e un buon drenaggio aiutino la pianta, che non ama i climi umidi; è un parere di coltivatore, senza prove pubblicate;
- Produzione di coni: rara; secondo un estratto della scheda PlantZAfrica, le piante di Kirstenbosch hanno prodotto coni da una a sette volte in venticinque anni.
In Italia
Negli orti botanici. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli (dati del 1993-94), ha esaminato un esemplare di Encephalartos latifrons di origine sudafricana coltivato nell’Orto Botanico; gli autori precisano che le piante studiate erano state raccolte in natura o fornite da altre istituzioni botaniche. Le pubblicazioni più recenti del giardino (2007, 2019) non citano più la specie, e non si sa se questa pianta esista ancora. La specie non figura nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009) né nelle fonti raccolte su Palermo, Firenze e la Mortola. Le collezioni italiane di cicadee sono presentate nell’articolo Cicadee negli orti botanici italiani.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie è soprattutto oggetto di pareri. Un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna, zona USDA 8a/8b secondo la sua firma) la colloca nel 2012 tra gli Encephalartos a foglia larga e verde, ritenuti meno resistenti al freddo, la descrive come lenta, con foglie nuove ogni qualche anno, e ricorda che un semenzale si identifica con certezza solo dopo anni; nel 2013 fa germinare un seme venduto come ibrido con Encephalartos arenarius. Nel marzo 2009 un collezionista italiano, che non indica la sua località, ricorda un Encephalartos latifrons comprato in Sudafrica «a peso d’oro e poi morto miserevolmente», senza precisarne le cause. Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione all’aperto per nessuna zona climatica italiana.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie non ne esistono: sul forum Fous de palmiers le sole menzioni riguardano piante vendute come ibridi con Encephalartos transvenosus, e un coltivatore della zona di Tolosa scrive nell’agosto 2026 che non pensa di lasciarle fuori d’inverno. Non è una prova.
Moltiplicazione
Encephalartos latifrons si moltiplica soprattutto per seme, con impollinazione manuale, perché gli impollinatori naturali non sono presenti in coltivazione. Le piante della popolazione costiera sono impollinate artificialmente dagli anni Ottanta (Swart e coll., 2019). I semi devono attendere diversi mesi che l’embrione completi il suo sviluppo prima di germinare (Giddy, 1974). Secondo il SANBI (2015), in Sudafrica è quasi impossibile trovare semenzali, perché i commercianti preferiscono aspettare che le piante crescano per venderle a caro prezzo; circa 3.000 semenzali nati da semi raccolti senza permesso dopo il 2006 attendevano la regolarizzazione nell’ambito del piano di gestione, e il 20% era morto per mancanza di cure.
La specie produce anche polloni alla base del tronco. Il SANBI ricorda che i polloni hanno un ruolo secondario nella rigenerazione delle cicadee e che quelli rimasti dopo lo sradicamento di una pianta talvolta sopravvivono. In coltivazione un pollone può essere prelevato solo da una pianta detenuta legalmente.
Malattie e parassiti
I dati su Encephalartos latifrons sono pochi. Swart e coautori (2019) hanno osservato una pianta femminile i cui tre coni erano stati invasi da un fungo non identificato: annerirono senza disgregarsi e i semi erano malformati e sterili, ma la pianta sopravvisse. In natura il fuoco uccide una parte delle giovani plantule. Nessuna fonte consultata descrive un parassita proprio della specie.
Rusticità
La rusticità di Encephalartos latifrons non è documentata: non è stata trovata alcuna prova datata in piena terra, né in Italia né in Francia né altrove. Il suo habitat, quasi senza gelo, fa pensare che non sopporti inverni freddi, ma nessun valore misurato permette di quantificarlo.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione di Encephalartos latifrons, né sul forum italiano Tropicamente né su quello francese Fous de palmiers, né per le coste né per l’entroterra. Il coltivatore di Ravenna classifica la specie tra gli Encephalartos a foglia larga e verde meno resistenti al freddo, ma è un’opinione, senza osservazioni; in Francia le uniche piante citate sono ibridi che i proprietari non lasciano all’aperto d’inverno.
Riferimenti internazionali
Nel suo habitat la specie conosce in media solo 5 giorni di gelo all’anno (Rebelo e coll., citati da Swart e coll., 2019), a bassa e media altitudine. Come negli altri Encephalartos, una giovane pianta con il caudice interrato sfrutta l’inerzia termica del suolo, mentre un esemplare adulto con il tronco fuori terra non ne gode; un’eventuale tolleranza giovanile non vale quindi per una pianta adulta. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo e dalla pioggia d’inverno, resta l’unica opzione prudente nei climi temperati.
Tossicità e precauzioni
Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos latifrons, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata fin dal 1944 per Encephalartos horridus, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici (cicasina, macrozamina) che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. I cani che masticano i semi sono i più esposti. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è descritto alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos latifrons. Il SANBI (2015) segnala solo un limitato prelievo di corteccia dalle piante selvatiche, senza precisarne la destinazione; a livello di genere, le cortecce delle cicadee sono vendute per la medicina tradizionale sudafricana (muthi), secondo la Global Initiative (2021).
Domande frequenti
Quanti Encephalartos latifrons restano in natura?
Qualche decina di piante adulte. Il SANBI ne contava circa 45 nel 2015, divise tra due località, più 14 piante confiscate e reimpiantate. Una popolazione scoperta nel 2013 conta 97 piante, in maggioranza plantule, e si rigenera naturalmente (Swart e coll., 2019).
Perché Encephalartos latifrons è così minacciato?
Perché le sue popolazioni, già piccole, sono state distrutte dall’agricoltura e poi saccheggiate dai collezionisti. La coltivazione dell’ananas ha cancellato una parte dell’habitat nel Novecento, e i prelievi di piante, polloni, coni e semi continuano. La specie produce coni raramente, il che limita la rigenerazione.
Che differenza c’è tra Encephalartos latifrons ed Encephalartos horridus?
Sta soprattutto nel portamento e nel colore. Encephalartos horridus resta piccolo e ha foglie molto glauche, blu-grigie; Encephalartos latifrons forma un tronco e porta foglie verde scuro e lucide, con foglioline più larghe. Entrambe le specie hanno foglioline lobate e pungenti, da cui le vecchie confusioni.
Si possono confondere Encephalartos latifrons ed Encephalartos arenarius?
Sì, soprattutto da giovani. Entrambe le specie hanno foglioline larghe e lobate. Encephalartos arenarius cresce sulle dune di Alexandria e non raggiunge le dimensioni di un albero; Encephalartos latifrons cresce su rocce di quarzite e forma un tronco di 2-3 m. Un semenzale venduto senza un’origine sicura resta difficile da identificare per anni.
Encephalartos latifrons resiste al freddo in Italia?
Non si sa, ed è poco probabile. Non è stata pubblicata alcuna prova e il suo habitat conosce solo pochi giorni di gelo all’anno. Coltivatelo in vaso, in un substrato molto drenante, e ricoveratelo al riparo dal gelo e dalla pioggia d’inverno.
Si può comprare legalmente un Encephalartos latifrons?
Sì, ma solo una pianta proveniente da coltivazione, con i suoi documenti. La specie è nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A nell’Unione europea, e l’UE ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni di piante riprodotte artificialmente dal Sudafrica. Prima di qualsiasi acquisto esigete i certificati e verificate la normativa in vigore.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Encephalartos latifrons: https://cycadlist.org/scientific_name/316 — nome accettato, pubblicazione (1837, uscita nel 1838), sinonimo, distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN 2022 e riferimenti. Lista di riferimento delle cicadee, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos latifrons: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/20997/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’UE, storia dei pareri del gruppo di consultazione scientifica dell’UE, nome comune inglese. Banca dati ufficiale, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- IPNI, Encephalartos latifrons: https://www.ipni.org/n/297103-1 — riferimento della pubblicazione originale. Indice nomenclaturale di riferimento; consultato direttamente.
- SANBI, parere di commercio non dannoso (NDF) per Encephalartos latifrons (2012, aggiornato nel 2015): https://www.sanbi.org/wp-content/uploads/2026/03/Encephalartos-latifrons-NDF-supporting-document.pdf — effettivi, declino, minacce, normativa sudafricana, piano di gestione, esportazioni. Documento dell’autorità scientifica sudafricana, affidabile; consultato direttamente.
- Global Initiative Against Transnational Organized Crime, Risk Bulletin n. 22 (2021): https://riskbulletins.globalinitiative.net/esa-obs-022/02-loved-to-death-poaching-for-the-horticultural-market-threatens-cycads.html — furto di 24 piante a Kirstenbosch nell’agosto 2014. Rapporto di un’organizzazione specializzata, affidabile per i fatti riferiti; consultato direttamente.
- Università di Pretoria, archivio istituzionale, Swart e coll. (2019): https://repository.up.ac.za/handle/2263/75944 — testo dell’articolo sulla struttura e la sopravvivenza delle popolazioni. Versione d’autore di un articolo con revisione paritaria, affidabile; consultata direttamente.
- Internet Archive, Journal of South African Botany vol. 11 (1945): https://archive.org/details/journalofsouthaf11unse — revisione di Henderson, descrizione della collezione di Kirstenbosch. Letteratura primaria digitalizzata, affidabile; consultata direttamente.
- The Gymnosperm Database, Encephalartos latifrons: https://conifers.org/za/Encephalartos_latifrons.php — citazioni di Palmer e Pitman (1972). Base enciclopedica seria, di seconda mano; consultata direttamente.
- SANBI PlantZAfrica, Encephalartos latifrons: https://pza.sanbi.org/node/10133 — collezione di Pearson, osservazione di Chamberlain nel 1912, frequenza dei coni a Kirstenbosch. Sito del giardino botanico nazionale sudafricano, affidabile ma bloccato: letto solo tramite estratti di ricerca.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — un esemplare di Encephalartos latifrons di origine sudafricana coltivato all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Tropicamente, discussioni «Encephalartos Latifrons», «Le foglie nuove delle Cycadacee» e «Dioon edule var. angustifolium»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-latifrons/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/ ; https://www.tropicamente.it/forums/topic/dioon-edule-var-angustifolium/ — pareri di coltivatori italiani (2012), seme venduto come ibrido (2013), pianta morta (2009). Forum italiano di coltivatori, testimonianze senza valore di prova; messaggi letti l’11 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «Encephalartos latifrons in situ, Afrique du Sud» e «Essais de culture de cycadales en Caroline du Nord»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=15656 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=20178 — consigli di esposizione, ibridi coltivati. Forum francese di coltivatori, testimonianze; consultato direttamente.
Bibliografia
- Lehmann, J.G.C. (1837, uscito nel 1838). Encephalartos latifrons. Tijdschrift voor Natuurlijke Geschiedenis en Physiologie 4(4): 424, tav. 9. [Descrizione originale; non consultata, riferimento verificato su The World List of Cycads e IPNI.]
- Miquel, F.A.W. (1842). Monographia Cycadearum. Utrecht, p. 59. [Combinazione Encephalartos horridus var. latifrons; non consultato, riferimento secondo The World List of Cycads.]
- Henderson, M.P. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65 (pp. 22-27). [Descrizione, distribuzione, collezione di Kirstenbosch; consultato direttamente.]
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