Encephalartos heenanii è una cicadea dell’Africa australe, originaria delle montagne al confine tra l’eSwatini (regione di Piggs Peak) e la provincia sudafricana di Mpumalanga, dove cresceva su pendii molto ripidi coperti di prateria, tra foreste indigene. Questa specie del genere Encephalartos, con le giovani foglie e i coni coperti da una fitta lana bruna, fu descritta nel 1972 da Robert Allen Dyer a partire dalle piante segnalate da Denis Heenan. Oggi è estinta in natura: nel 1995 erano state contate 115 piante, nel 2013 un sorvolo ne ha vista una sola, e la specie sopravvive soltanto nei giardini e nelle collezioni. Nei primi anni Novanta un esemplare era coltivato all’Orto Botanico di Napoli.
In sintesi: Encephalartos heenanii
- Nome accettato: Encephalartos heenanii R.A.Dyer (1972), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non consultato (accesso bloccato)
- Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese woolly cycad (SANBI) e Heenan’s cycad
- Distribuzione naturale: eSwatini (distretto di Piggs Peak) e Sudafrica (Mpumalanga); scomparsa dalla natura
- Stato IUCN: estinta in natura (EW), Lista rossa 2022; in precedenza in pericolo critico di estinzione (CR)
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere sfavorevole dell’UE alle importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente; specie specialmente protetta in Mpumalanga
- Rusticità documentata: non documentata (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura pendii molto ripidi con prateria bassa e pareti rocciose, in valli profonde tra foreste; in coltivazione non documentati
- Portamento e dimensioni adulte: pianta ramificata alla base, fusti alti fino a circa 2,25 m e larghi 25-35 cm; foglie di 1-1,3 m (descrizione originale)
- Tossicità: non documentata per la specie; semi tossici in altri Encephalartos (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos heenanii?
Si riconosce dalla lunga lana bruna che copre le giovani foglie e i coni, e dai coni maschili e femminili quasi identici. La descrizione originale di Dyer (1972), pubblicata su Bothalia e consultata in versione integrale, ne riporta i caratteri seguenti:
- Portamento: pianta ramificata alla base; fusti eretti o ascendenti, talvolta coricati con l’età, alti fino a circa 2,25 m e larghi 25-35 cm; catafilli dell’apice molto lanosi, con lunghi peli bruni;
- Foglie: coperte di lunghi peli bruni da giovani, poi quasi glabre salvo alla base; lunghe 100-130 cm e larghe 15-20 cm; rachide un po’ ritorta; picciolo di circa 20 cm;
- Foglioline: un po’ distanziate alla base, più fitte sopra, talvolta leggermente sovrapposte; margine intero, molto raramente con una o due spine nelle giovani piante; quelle mediane lunghe 12-15 cm e larghe circa 1,5 cm, rigide, con 20-30 nervature sporgenti sulla pagina inferiore; quelle basali non sono ridotte a spine, ma una o due possono essere lobate e un po’ spinose;
- Coni: solitari, di solito posti di lato rispetto all’ultima corona di foglie, coperti da una lana bruna irsuta di circa 1 cm che nasconde quasi le squame; maschili e femminili hanno quasi la stessa taglia e la stessa forma, ma il cono maschile è molto più leggero;
- Cono maschile: quasi cilindrico, lungo 27-30 cm e largo 15-17 cm, su un peduncolo di 8-9 cm;
- Cono femminile: largamente ovoide, lungo 23-30 cm e largo 17-18 cm, su un peduncolo di 5-6 cm; semi ancora immaturi di 3,75-4 cm.
Dyer segnala un caso curioso: Heenan aveva osservato sulla stessa pianta un cono quasi glabro accanto a un cono normalmente lanoso. Il SANBI distingue inoltre una forma a foglie corte e una forma a foglie lunghe; la forma a foglie corte, la più ricercata, è stata la prima presa di mira dai bracconieri.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido. Al momento della scoperta Dyer aveva considerato l’ipotesi di un ibrido naturale tra Encephalartos paucidentatus, abbondante a 1,5 km di distanza, ed Encephalartos laevifolius, un po’ più lontano. Non trovò alcun argomento in questo senso, e la raccolta di coni freschi nel 1971 confermò che si trattava di una specie distinta.
Possibili confusioni
La specie più vicina è Encephalartos paucidentatus. Secondo la descrizione latina di Dyer, Encephalartos heenanii se ne distingue per la pianta più ramificata alla base, i fusti più piccoli, le foglie più corte, le foglioline non ricurve, i coni fittamente coperti di lana bruna e le squame maschili con un rigonfiamento più spesso e più corto. In Encephalartos paucidentatus i coni, giallastri e appena lanosi, sono anche molto diversi secondo il sesso: i maschili, di 40-50 cm, sono molto più sottili dei femminili, mentre in Encephalartos heenanii si somigliano.
Tassonomia
Encephalartos heenanii è un nome accettato, senza sinonimi. Robert Allen Dyer lo pubblicò nel 1972 su Bothalia (10(4): 539-546), con il titolo «A new species of Encephalartos from Swaziland». L’olotipo (D. Heenan, PRE 30904), conservato nell’erbario nazionale di Pretoria, fu raccolto nel settembre 1969 nel distretto di Piggs Peak, nello Swaziland (oggi eSwatini), «su pareti rocciose»; The World List of Cycads segnala isotipi a Monaco di Baviera (M), Pretoria e Stoccolma (S). Coni maschili e femminili furono raccolti nel giugno 1971.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Denis Heenan (1927-2003), residente nello Swaziland, che riconobbe la pianta come specie distinta e la segnalò a Dyer (Haynes, 2022). Secondo Dyer, Heenan lo avvertì nell’agosto 1969; allora non era disponibile alcun cono fresco, e i resti di quelli vecchi erano distrutti dagli insetti. Le osservazioni sul terreno di Denis Heenan e di suo figlio David, fotografato accanto a una pianta nella pubblicazione, permisero la descrizione.
La specie è entrata nelle collezioni molto prima di scomparire dalla natura. Secondo il SANBI non è mai stato rilasciato alcun permesso di raccolta in natura, ma alcune piante potrebbero essere state prelevate prima delle leggi provinciali degli anni Settanta, alcune plantule erano disponibili nel vivaio di Hartebeesthoek (1975-1998), e alcune piante sarebbero state salvate da zone di estrazione aurifera. Il commercio internazionale è iniziato nel 1988: fino alla fine del 2011 sono stati esportati dal Sudafrica 216 esemplari, il 93 % dei quali dopo il 1995, proprio mentre la popolazione selvatica crollava.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano. Il SANBI usa in inglese «woolly cycad», la cicadea lanosa; l’enciclopedia delle cicadee delle società di palme della Florida (archivio 1998-2000) usa «Heenan’s cycad». I nomi in afrikaans e in siswati citati da alcuni siti non sono stati verificati.
In natura
Secondo il SANBI, Encephalartos heenanii cresceva su pendii molto ripidi coperti di prateria bassa, in valli profonde tra foreste indigene; Dyer precisa «su pareti rocciose». La specie era nota nel distretto di Piggs Peak, in eSwatini, e in una riserva naturale provinciale di Mpumalanga.
Il SANBI la ritiene forse adattata al fuoco, come le altre cicadee di prateria; il fuoco è però oggi soppresso nella regione a causa delle piantagioni di pini, il che minacciava ancora le ultime piante. Quote, temperature e piogge del suo habitat non sono indicate nelle fonti consultate.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos heenanii è estinto in natura (EW) secondo la valutazione di Bösenberg (2022) per la Lista rossa della IUCN, citata da The World List of Cycads; la pagina della IUCN non ha potuto essere letta (accesso bloccato). In precedenza era classificato in pericolo critico di estinzione (CR, criteri B1ab(ii,iv,v)+2ab(ii,iv,v)). Il documento del SANBI (2012, aggiornato nel 2015) ricostruisce il crollo:
- nel 1995 nella riserva di Mpumalanga erano state contate 115 piante, cioè 326 fusti;
- nel 2006 ne restavano circa 24, cioè 45 fusti, tutte della forma a foglie lunghe;
- nel 2013 un sorvolo in elicottero ha individuato una sola pianta;
- le piante sono scomparse anche dai pochi siti noti in eSwatini.
La causa è il bracconaggio per i giardini e le collezioni, nonostante la presenza delle piante in un’area protetta. I bracconieri responsabili del prelievo di almeno 100 fusti sono stati arrestati e incarcerati dopo un’indagine durata diversi anni; in un caso del 2006 alcuni ladri hanno cercato di cancellare con una smerigliatrice le cicatrici d’incendio di tre piante, segno della loro origine selvatica. Nel 2011-2012 il 43 % dei posti di guardia della riserva era vacante, e l’agenzia provinciale non ha avuto alcun bilancio di funzionamento dal 2011 al 2014.
La specie è specialmente protetta dalla legge di Mpumalanga sulla conservazione della natura (n. 10 del 1998), e la raccolta di cicadee selvatiche è vietata in tutto il Sudafrica dal 2007 (avviso governativo n. 371 del 2012 per il testo attuale). Come tutto il genere, figura nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo (regolamento (UE) 2026/1383 per l’elenco in vigore), valido anche in Italia. Secondo Species+, il gruppo di esame scientifico dell’Unione europea ha espresso un parere sfavorevole, in vigore dal 7 febbraio 2013, sulle importazioni dal Sudafrica di piante di questa specie riprodotte artificialmente. Per un’importazione in Italia ci si rivolge alle autorità CITES nazionali (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri). Banche dati consultate il 2 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore ed esigete i documenti d’origine prima di qualsiasi acquisto.
Diffidate anche delle offerte di semi. Nel gennaio 2011 un collezionista italiano raccontava sul forum Tropicamente di aver ricevuto da un sedicente venditore camerunese un’offerta di «grandi quantità» di semi freschi di specie rare, tra cui Encephalartos heenanii, e persino di Encephalartos woodii, di cui non esiste alcuna pianta femminile: un’offerta palesemente fraudolenta, tanto più che Encephalartos heenanii forma raramente coni anche in coltivazione.
Coltivazione
La specie sopravvive ormai solo in coltivazione, e la sua conservazione dipende dalle collezioni. Il giardino di Ganna Walska Lotusland, a Santa Barbara (California), ne è l’esempio meglio documentato:
- possiede tre piante adulte e lavora con il gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN a una «colonia di assicurazione», una collezione di salvaguardia; ne sono raccomandate due, una nel paese d’origine e una altrove;
- alla fine del 2010 una pianta femminile ha prodotto un cono; è stata impollinata più volte all’inizio di marzo 2011 con polline della stessa specie, fornito dal collezionista Loran Whitelock;
- i semi sono stati raccolti il 16 settembre 2011, una prima volta negli Stati Uniti secondo Whitelock; seminati il 27 gennaio 2012, hanno cominciato a germinare il 20 febbraio;
- nel 2019 Lotusland coltivava 21 piante nate da quei semi; un collezionista della California meridionale conserva polline per future impollinazioni, e il giardino spera di rimandare plantule in Sudafrica.
Secondo Lotusland la specie forma molto raramente coni, anche in Sudafrica. Le citazioni di collezionisti americani su morti inspiegabili in coltivazione, riprese da alcune schede, non hanno potuto essere verificate.
In Italia
Negli orti botanici. L’Orto Botanico di Napoli possedeva un esemplare di Encephalartos heenanii nei primi anni Novanta. Lo studio sul polimorfismo enzimatico degli Encephalartos pubblicato nel 1997 sulla rivista dell’Orto, Delpinoa, lo elenca tra i 121 esemplari di 34 specie coltivati a Napoli (dati del 1993-94), con l’indicazione d’origine «Sudafrica, Swaziland»; gli autori precisano che le piante studiate provenivano da raccolte in natura o da altre istituzioni botaniche. Il dato ha più di trent’anni, e nessuna fonte più recente consultata dice se la pianta sia ancora viva: per una specie oggi estinta in natura, una verifica presso l’Orto sarebbe utile. La specie non compare nelle fonti consultate su Palermo, Firenze e La Mortola.
Riscontri di coltivazione. Sul forum Tropicamente la specie compare solo nell’offerta fraudolenta di semi citata sopra. Non esiste alcun dato di coltivazione per nessuna regione italiana.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, ma per questa specie non esiste alcuna esperienza francese documentata. Sul forum Fous de palmiers un partecipante riferiva nel 2011 di aver visto in Sudafrica un collezionista piantare in una zona fredda una pianta con un fusto di un metro, senza sapere se avrebbe superato l’inverno; la testimonianza indiretta, senza luogo né temperatura, non fornisce alcun dato.
Moltiplicazione
La moltiplicazione passa soprattutto per l’impollinazione manuale e la semina, come ha mostrato Lotusland. Esistono anche i polloni, perché la pianta si ramifica alla base; nelle cicadee, secondo il SANBI, i polloni rimasti nel terreno dopo lo sradicamento della pianta principale talvolta sopravvivono. Il polline può essere conservato dai collezionisti per fecondare una femmina il cui cono compare anni dopo.
Malattie e parassiti
Nessuna malattia e nessun parassita propri della specie sono documentati. Dyer nota soltanto che nel 1969 i resti dei vecchi coni erano molto danneggiati dagli insetti.
Rusticità
Per Encephalartos heenanii non esiste alcun dato di rusticità.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, né in Italia (forum Tropicamente) né in Francia (forum Fous de palmiers), per nessuna zona climatica; la pianta di Napoli citata sopra era, con ogni probabilità, coltivata in serra come la grande maggioranza delle cicadee dell’Orto, ma la fonte non lo precisa. Vista la rarità e il valore della specie, la coltivazione in vaso, al riparo dal gelo e dalla pioggia in inverno, è l’unica precauzione ragionevole.
Riferimenti internazionali
Nelle fonti consultate non è stata pubblicata alcuna temperatura minima dell’habitat, e non è stata trovata alcuna prova documentata fuori dall’Africa australe, a parte la coltivazione a Santa Barbara, in un clima mediterraneo mite. Le zone USDA indicate da alcune schede in rete non si basano su alcuna misura. Come per gli altri Encephalartos, la tolleranza di una giovane pianta con il caudice interrato non dice nulla su quella di un adulto con il fusto aereo.
Tossicità e precauzioni
Non esistono dati pubblicati sulla tossicità di Encephalartos heenanii, ma il rischio è documentato nel genere: i semi degli Encephalartos contengono glicosidi tipici delle cicadee, come la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso nell’uomo e negli animali. Considerate quindi la pianta tossica e tenete i semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione rivolgetevi a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale proprio della specie.
Domande frequenti
Encephalartos heenanii esiste ancora in natura?
No. La IUCN lo classifica estinto in natura dal 2022. L’ultimo sorvolo documentato, nel 2013, aveva individuato una sola pianta in una riserva di Mpumalanga, e i siti dell’eSwatini erano già vuoti.
Quante piante restavano, e quando?
115 piante (326 fusti) nel 1995, circa 24 (45 fusti) nel 2006 e una sola nel 2013, secondo il SANBI. Le cifre più spettacolari che circolano in rete, come «272 fusti nel 1996» o «zero nel 2019», non corrispondono ai documenti ufficiali consultati.
Perché è scomparso?
Per il bracconaggio. Le piante sono state sradicate per le collezioni, anche dentro una riserva naturale, mentre cresceva il commercio legale di plantule. Anche l’assenza di incendi, dovuta alle piantagioni di pini, potrebbe aver danneggiato le ultime piante.
Come riconoscerlo?
Dalla lana bruna. Le giovani foglie e i coni sono coperti di lunghi peli bruni, e i coni maschili e femminili hanno quasi la stessa taglia e la stessa forma. Le foglioline hanno il margine intero, e quelle basali non sono ridotte a spine.
Si può vedere in un orto botanico italiano?
Forse, ma senza conferma. All’inizio degli anni Novanta l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava un esemplare, secondo uno studio pubblicato nel 1997; nessuna fonte più recente ne conferma la presenza.
Si può acquistare?
Con grande difficoltà, e solo con i documenti. La specie è nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A del regolamento europeo, e l’UE ha espresso un parere sfavorevole alle importazioni dal Sudafrica. Qualsiasi pianta proposta deve dimostrare un’origine da coltivazione; le offerte di semi in grande quantità sono da considerare fraudolente.
È tossico?
Va considerato tale. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos heenanii: https://cycadlist.org/scientific_name/299 — nome accettato, pubblicazione, tipo (Heenan, Piggs Peak, 1969), distribuzione, stato IUCN, etimologia (Haynes 2022). Lista di riferimento delle cicadee (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente.
- Bothalia, Dyer (1972), A new species of Encephalartos from Swaziland: https://journals.abcjournal.aosis.co.za/index.php/abc/article/view/1558 — descrizione originale completa, storia della scoperta. Protologo pubblicato in una rivista scientifica, affidabile; testo integrale consultato.
- SANBI, NDF Assessment for Encephalartos heenanii (2012, aggiornato nel 2015): https://www.sanbi.org/wp-content/uploads/2026/03/Encephalartos-heenanii-NDF-supporting-document.pdf — crollo della popolazione, bracconaggio, commercio, tutela legale, habitat. Documento ufficiale dell’autorità scientifica sudafricana, affidabile; consultato direttamente.
- Center for Plant Conservation, Encephalartos heenanii – A Pollination Success Story (2019): https://saveplants.org/?p=977 — piante di Lotusland, colonia di assicurazione, 21 piante nate da seme. Testo di un orto botanico, affidabile; consultato direttamente.
- Ganna Walska Lotusland, bollettino dei soci, autunno 2012: https://www.lotusland.org/wp-content/uploads/2023/01/2012-Fall.pdf — date dell’impollinazione, della raccolta e della semina. Pubblicazione di un orto botanico, affidabile; consultata direttamente.
- Species+, Encephalartos: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13006/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’UE, pareri del gruppo di esame scientifico. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36 (1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — un esemplare di Encephalartos heenanii coltivato all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94. Rivista dell’Orto botanico, fonte datata; tabella letta direttamente.
- Tropicamente, discussione «Semi di Encephalartos Woodii» (gennaio 2011): https://www.tropicamente.it/forums/topic/semi-di-encephalartos-woodii/ — offerta fraudolenta di semi. Forum italiano di coltivatori, testimonianza; letta direttamente.
Bibliografia
- Dyer, R.A. (1972). A new species of Encephalartos from Swaziland. Bothalia 10(4): 539-546. [Protologo; testo integrale consultato.]
- Hurter, P.J.H. (1994). Focus on Encephalartos heenanii. Encephalartos 40: 4-7. [Rivista della Cycad Society of South Africa; non consultata.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos heenanii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41888A51055983. [Categoria EW; riferimento ripreso da The World List of Cycads, pagina non consultata.]
- Scientific Authority of South Africa / SANBI (2015). NDF Assessment for Encephalartos heenanii. South African National Biodiversity Institute, Pretoria. [Popolazione, bracconaggio, commercio; consultato direttamente.]
- Mills, P. (2019). Encephalartos heenanii – A Pollination Success Story. Center for Plant Conservation. [Lotusland; consultato direttamente.]
- Ganna Walska Lotusland (2012). Lotusland Newsletter for Members, autunno 2012. [Prima raccolta di semi negli Stati Uniti; consultato direttamente.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Un esemplare coltivato a Napoli; tabella 1 consultata.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]