Macrozamia diplomera

Macrozamia diplomera è una cicadea endemica del nord-ovest del Nuovo Galles del Sud, in Australia, dove cresce in foresta secca sulle sabbie povere della regione di Coonabarabran e del Pilliga, tra i monti Warrumbungle e il fiume Mooki. Questa specie del genere Macrozamia forma da un fusto sotterraneo un ciuffo denso di foglie erette, verde pallido, e si riconosce dalle foglioline per lo più biforcate, divise in due vicino alla base. Descritta nel 1866 come varietà, con il nome di Encephalartos spiralis var. diplomera, è stata elevata al rango di specie soltanto nel 1959. Le viene anche attribuito uno dei peggiori avvelenamenti di pecore causati da una cicadea in Australia, vicino a Coonabarabran, nel 1929.

In sintesi: Macrozamia diplomera

  • Nome accettato: Macrozamia diplomera (F.Muell.) L.A.S.Johnson (1959), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Encephalartos spiralis var. diplomera F.Muell. (1866, basionimo); Macrozamia tridentata f. diplomera (F.Muell.) J.Schust. (1932)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano o inglese attestato nelle fonti consultate
  • Distribuzione naturale: Australia, nord-ovest del Nuovo Galles del Sud (versanti nord-occidentali, dall’est dei monti Warrumbungle al fiume Mooki; Pilliga, Coonabarabran, Baradine)
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: −7 °C senza danni per una giovane pianta in serra non riscaldata nel Rossiglione, in Francia (data del freddo non precisata); in media 76 giorni di gelo all’anno a Coonabarabran (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura foresta sclerofilla secca e rada, su sabbie profonde e povere; in coltivazione suolo molto drenante
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 20-40 cm di diametro; da 12 a 50 foglie di 60-120 cm
  • In Italia: in serra all’Orto Botanico di Napoli secondo un elenco del 1984; segnalato all’Orto Botanico di Pavia da BGCI PlantSearch (consultato nel 2026)
  • Tossicità: molto tossico; specie associata alla morte di circa 2 200 pecore vicino a Coonabarabran nel 1929 (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia diplomera?

È l’unico Macrozamia che unisca una corona folta di foglie piatte, diritte ed erette, foglioline inferiori ridotte a spine e foglioline mediane spesso biforcate. La Flora of Australia (Hill, 1998) lo caratterizza per le foglie piatte e rigide, verde pallido opaco, e per le foglioline rigide e pungenti, spesso divise in due. Le sue misure sono le seguenti:

  • Fusto: sotterraneo, di 20-40 cm di diametro
  • Foglie: da 12 a 50 per corona, lunghe 60-120 cm, piatte (non carenate); picciolo di 10-20 cm; rachide non attorcigliato
  • Foglioline: 70-120 per foglia, semplici o divise in due, di 13-21 cm × 5-8 mm (segmenti di 2-5 mm), più chiare sotto, con la punta pungente; diverse foglioline inferiori ridotte gradualmente a spine
  • Coni maschili: fusiformi, di 20-29 cm × 6-7 cm
  • Coni femminili: ovoidi, di 15-18 cm × 11-12 cm
  • Semi: ovoidi, lunghi fino a 32 mm e larghi 20-24 mm, con polpa rossa secondo la flora

Due coltivatori australiani che hanno osservato la specie per una decina d’anni, autori della scheda dell’associazione PACSOA, descrivono un insieme di caratteri utili sul terreno:

  • le foglie, erette all’inizio, verde pallido e poi opache con l’età, sono in genere 10-20 per pianta, talvolta 5, talvolta più di 30
  • le foglioline sono rivolte in avanti, a circa 40° dal rachide, e restano su uno stesso piano
  • la divisione delle foglioline avviene molto vicino al rachide, di solito a meno di 1 cm; dà normalmente due segmenti, talvolta tre o quattro, molto raramente cinque; verso l’apice della foglia le ultime foglioline restano intere
  • sulla stessa pianta si trovano foglie con foglioline per lo più divise (il caso più comune), altre con foglioline per lo più intere e altre ancora che mescolano i due tipi
  • il callo alla base delle foglioline è giallo pallido, talvolta arancione o rossastro
  • la polpa dei semi è rossa o gialla

David Jones, in Cycads of the World (citato dalla PACSOA), paragona la corona di foglie obliquamente erette a un volano da badminton.

Ibridi

Secondo la PACSOA, Macrozamia diplomera sembra ibridarsi naturalmente con Macrozamia polymorpha dove le due specie crescono vicine. Gli autori propongono una spiegazione: gli emù, attirati dalla polpa colorata dei semi, potrebbero trasportarli da una popolazione all’altra; essi hanno trovato semi di cicadea privati della polpa negli escrementi, probabilmente di emù, in mezzo a un popolamento. Questa ipotesi non è stata verificata da uno studio pubblicato. Non sono segnalati ibridi ottenuti in coltivazione.

Possibili confusioni

La confusione più frequente è con Macrozamia reducta, molto simile per dimensioni e aspetto, che cresce più a sud-est, nella regione di Newcastle e di Cessnock. Secondo la PACSOA, un popolamento di Macrozamia diplomera fa pensare in un primo momento a Macrozamia reducta, ma il fogliame è nettamente più pallido, e l’esame delle foglioline divise toglie ogni dubbio, perché quelle di Macrozamia reducta sono sempre intere. Le piante con foglioline per lo più intere restano le più difficili da identificare.

Altre specie del Nuovo Galles del Sud hanno foglioline divise: Macrozamia heteromera, Macrozamia glaucophylla, Macrozamia stenomera e Macrozamia polymorpha. La PACSOA distingue Macrozamia diplomera per le dimensioni, il numero di foglie, il rachide inizialmente diritto ed eretto e le foglioline distese su uno stesso piano.

Tassonomia

Macrozamia diplomera (F.Muell.) L.A.S.Johnson appartiene alla famiglia delle Zamiaceae. Ferdinand von Mueller lo descrisse per la prima volta nel 1866, nei suoi Fragmenta Phytographiae Australiae (vol. 5, p. 172), come varietà di una specie più ampia, Encephalartos spiralis var. diplomera. A quell’epoca diversi Macrozamia australiani erano classificati nel genere africano Encephalartos. Nel 1932 J. Schuster lo collocò in Macrozamia tridentata, come forma diplomera.

Fu L.A.S. Johnson, nel 1959, nella sua revisione delle Zamiaceae australiane (Proceedings of the Linnean Society of New South Wales, ser. 2, 84: 98), a farne una specie a sé, con il nome attuale. Questo lavoro, che riconosceva 14 specie di Macrozamia, ha fatto da base alle flore successive (Jones, 1991). Non abbiamo potuto consultare il testo di Johnson né conoscere il dettaglio dei suoi argomenti. Il nome Encephalartos spiralis var. diplomera si incontra ancora nei testi più vecchi.

Secondo la PACSOA è l’unico Macrozamia a foglioline divise classificato nella sezione Macrozamia, mentre le altre specie del Nuovo Galles del Sud a foglioline divise appartengono alla sezione Parazamia. The World List of Cycads non utilizza le sezioni. La stessa fonte osserva che le sue plantule, piccole e con le foglie rivolte da uno stesso lato, somigliano piuttosto a quelle della sezione Parazamia.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal greco diplo-, «doppio», e -meros, «parte», con riferimento alle foglioline divise in due (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Il nome del genere, Macrozamia, unisce il greco makros, «grande», al nome del genere Zamia.

The World List of Cycads non cita alcun esemplare tipo oltre a quello della varietà di Mueller. Tra gli esemplari di riferimento della Flora of Australia figurano raccolte di L.A.S. Johnson vicino a Bugaldie (1961) e di A.N. Rodd e A. Blombery vicino a Premer.

L’episodio più noto della sua storia è l’avvelenamento di pecore del 1929 vicino a Coonabarabran (vedi Tossicità e precauzioni). La scheda della PACSOA è la versione rivista di un articolo di uno dei suoi autori uscito nel marzo 1992 nel numero 55 di Principes minor.

Nomi comuni

Le fonti consultate non attestano alcun nome comune per questa specie, né in italiano né in inglese. In Australia si parla in generale di «burrawang» o di «zamia» per i Macrozamia, ma questi nomi non sono propri di Macrozamia diplomera.

In natura

Macrozamia diplomera vive in una regione secca e soggetta al gelo dell’interno del Nuovo Galles del Sud. Secondo la Flora of Australia è sparso nella foresta sclerofilla secca su suoli silicei poveri, nella parte meridionale dei versanti nord-occidentali, dall’est dei monti Warrumbungle fino al fiume Mooki. PlantNET lo colloca soprattutto tra Bugaldie e Premer, su suoli sabbiosi o sassosi. La PACSOA lo descrive nel Pilliga, intorno a Coonabarabran, fino verso Baradine a nord e verso Gunnedah a est.

Cresce nella sabbia profonda, in un paesaggio piatto e secco, per lo più in vasti popolamenti di piante isolate, talvolta in colonie fitte, sotto una copertura di eucalipti, con qua e là dei Callitris (pini cipresso australiani). Alcune piante sviluppano sotto il fusto un fittone lungo 1,2-1,5 m, sottile come una corda, che scende dritto nella sabbia, forse per raggiungere l’umidità degli strati profondi (PACSOA). Di solito il fusto non si ramifica; gli autori hanno però visto una pianta danneggiata da una livellatrice, sul bordo di una pista, che portava tre teste e due polloni sotterranei.

A Coonabarabran, a 509 m di quota, cadono in media 735 mm di pioggia all’anno, distribuiti su 80 giorni, un terzo in estate e il resto più o meno ugualmente ripartito nelle altre stagioni. La temperatura scende almeno una volta alla settimana a −3,6 °C in luglio e sale a 35,9 °C in gennaio; gela in media 76 giorni all’anno (PACSOA, secondo il Bureau of Meteorology).

I coni compaiono in modo molto irregolare: gli autori della PACSOA hanno visto una sola grande fioritura in dieci anni di osservazione. I coni sono in genere solitari, ma non sono rare le piante con diversi coni maschili o femminili.

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia diplomera non è minacciato: la Lista Rossa della IUCN lo classifica a minor preoccupazione (LC), secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, come la riporta The World List of Cycads (Lista Rossa non consultata direttamente).

Come tutte le cicadee del genere, è iscritto nell’appendice II della CITES e, nell’Unione europea, quindi anche in Italia, nell’allegato B del regolamento sul commercio delle specie selvatiche (Species+, consultato il 2 ottobre 2026). Il commercio internazionale di piante e semi richiede dei permessi. Nel 2014 un coltivatore del forum francese Fous de palmiers riteneva che i piccoli Macrozamia allora venduti in Europa provenissero spesso da semi raccolti illegalmente in Australia; questo parere non è verificato, ma ricorda l’interesse di acquistare piante coltivate, con i relativi documenti. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione.

Coltivazione

Macrozamia diplomera si coltiva come gli altri piccoli Macrozamia di clima secco: suolo molto drenante, sole o mezz’ombra luminosa, annaffiature moderate. Le fonti sulla sua coltivazione sono rare e vengono soprattutto da appassionati.

  • Suolo: in natura sabbie profonde e povere; in coltivazione serve un miscuglio molto drenante, sabbioso o ghiaioso. Il lungo fittone osservato in alcune piante consiglia un vaso profondo.
  • Luce: la pianta vive sotto una copertura rada di eucalipti e di Callitris; le conviene un’esposizione luminosa. Nessuna fonte affidabile precisa la sua tolleranza al pieno sole in Europa.
  • Acqua: nel suo areale cadono circa 735 mm di pioggia all’anno, con un’estate un po’ più piovosa; annaffiate con regolarità durante la crescita e lasciate asciugare il substrato tra un apporto e l’altro. Evitate un terreno freddo e fradicio in inverno.
  • Crescita: lentissima secondo la PACSOA. Un coltivatore del Rossiglione indicava nel 2014 che una pianta nata da seme, coltivata da circa 18 anni, aveva un fusto di appena 3,5-4 cm di diametro; un altro partecipante al forum se ne stupiva, osservando che una pianta del genere era ancora lontana dall’età riproduttiva.

In Italia

Negli orti botanici. È uno dei pochi Macrozamia di cui si trovi traccia in Italia. Un articolo pubblicato nel 1984 su Delpinoa, la rivista dell’Orto Botanico di Napoli, dedicato all’analisi dei cromosomi dei Macrozamia (Moretti, vol. 23-24, annate 1981-82), elenca Macrozamia diplomera tra le nove specie di Macrozamia allora coltivate in serra a Napoli. È un elenco di oltre quarant’anni fa, che non dice se la pianta sia ancora presente. La banca dati internazionale BGCI PlantSearch, consultata il 10 ottobre 2026, segnala la specie all’Orto Botanico di Pavia; la banca dati non indica la data di aggiornamento per ciascun giardino ed è molto incompleta per l’Italia.

Riscontri di coltivazione. La ricerca del nome sul forum italiano Tropicamente non dà alcun risultato: non esiste quindi alcun dato di coltivazione per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie se ne conosce una sola, quella del coltivatore del Rossiglione, nei Pirenei Orientali, che ha tenuto una pianta da seme per circa 18 anni in una serra non riscaldata (vedi Rusticità). È un’esperienza in ambiente protetto, che non dice nulla del comportamento della pianta in piena terra all’aperto.

Moltiplicazione

Si moltiplica per seme. Poiché le piante sono maschili o femminili, servono entrambi i sessi e, in coltivazione, un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. Le plantule sono piccole e crescono molto lentamente (PACSOA). I polloni sono eccezionali: gli unici segnalati si sono formati su una pianta ferita da macchine. Non è stato trovato alcun dato di germinazione proprio della specie.

Malattie e parassiti

Le fonti affidabili non documentano alcun problema proprio della specie. Per i Macrozamia coltivati in Europa, i forum citano soprattutto le cocciniglie e il marciume in un terreno freddo e bagnato (vedi la pagina del genere).

Rusticità

Esiste un solo riscontro di coltivazione: una giovane pianta ha sopportato −7 °C senza alcun danno in una serra non riscaldata nel Rossiglione, in Francia. In natura la specie subisce circa 76 giorni di gelo all’anno.

In Italia e nel sud della Francia

In Italia non è stato trovato alcun riscontro, né in piena terra né in vaso. Il solo dato vicino viene dalla Francia mediterranea. Un coltivatore del Rossiglione (Pirenei Orientali, Francia) riferisce sul forum Fous de palmiers, nel marzo 2014, che la sua pianta di Macrozamia diplomera, nata da seme e coltivata da circa 18 anni, ha superato −7 °C senza alcun danno in una serra non riscaldata, mentre alla stessa temperatura il suo Macrozamia communis piantato all’aperto era defogliato al 50 %. Non precisa né la data di questo freddo né se la pianta fosse in vaso o in piena terra nella serra. Aggiungeva che i dati australiani andavano confermati, perché in Francia le escursioni termiche sono minori che in Australia.

Questo riscontro riguarda una pianta riparata: la serra la protegge dal vento, dalla pioggia e dall’irraggiamento notturno, e la temperatura registrata non corrisponde a quella che avrebbe subito una pianta all’aperto. Non è stata trovata alcuna coltivazione in piena terra in Francia, in nessuna regione, e nessun episodio di freddo documentato, come quello del febbraio 2012, riguarda questa specie.

Nella stessa discussione, un altro coltivatore riferiva nel 2014 il parere di un vivaista australiano specializzato in cicadee, che collocava Macrozamia diplomera tra le specie più rustiche del genere, quelle dei dintorni di Coonabarabran e del Pilliga, senza indicare temperature.

Riferimenti internazionali

Fuori dalla Francia non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione datato. I dati climatici di Coonabarabran (gelate frequenti, minima raggiunta ogni settimana in luglio verso −3,6 °C) mostrano soltanto che in natura la specie sopporta gelate ripetute, con un fusto sotterraneo protetto dal suolo.

Tossicità e precauzioni

Macrozamia diplomera è molto tossico, in particolare nei semi e nelle foglie. David Jones, in Cycads of the World (seconda edizione, citato dalla PACSOA), gli attribuisce, e non a Macrozamia heteromera come hanno scritto altri autori, un avvelenamento avvenuto nel 1929 vicino a Coonabarabran, durante il quale circa 2 200 pecore sarebbero morte dopo aver mangiato i semi caduti da coni in disfacimento. Sempre secondo questa fonte, alcuni osservatori pensano invece che le pecore avessero brucato le foglie durante una siccità. Non abbiamo potuto consultare il rapporto veterinario originale.

Healy (1967), veterinario ricercatore del Nuovo Galles del Sud, cita da parte sua un caso descritto da Seddon, Belschner e King (1931): il 30 % di un gregge di 6 000 pecore merinos morto dopo aver mangiato i semi maturi di un Macrozamia allora chiamato Macrozamia spiralis, senza indicazione di luogo nel suo testo. Non abbiamo potuto verificare se si tratti dello stesso episodio.

Nei Macrozamia i semi contengono macrozamina, che nell’intestino libera una tossina per il fegato, e le foglie giovani provocano nei bovini una paralisi irreversibile del treno posteriore (vedi la pagina del genere). Non è stata trovata alcuna analisi chimica propria di questa specie. Usate i guanti per maneggiare i semi, teneteli fuori dalla portata di bambini, cani e bestiame e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è stato trovato alcun uso proprio di Macrozamia diplomera. La sintesi di Asmussen (2011) sul consumo dei semi di Macrozamia da parte degli aborigeni non cita questa specie (vedi la pagina del genere).

Domande frequenti

Perché le sue foglioline sono biforcate?

È un carattere della specie, che le ha dato il nome («in due parti»). La maggior parte delle foglioline si divide in due vicino al rachide, talvolta in tre o quattro, ma una stessa pianta può portare foglie con foglioline intere.

È la specie che ha avvelenato le pecore a Coonabarabran?

Sì, secondo David Jones, citato dalla PACSOA: circa 2 200 pecore sarebbero morte nel 1929 vicino a Coonabarabran. Alcuni autori avevano attribuito l’episodio a Macrozamia heteromera, e si discute ancora sul ruolo dei semi o delle foglie.

Macrozamia diplomera resiste al freddo?

Piuttosto bene, secondo i rari indizi. Una giovane pianta ha sopportato −7 °C senza danni in una serra non riscaldata nel Rossiglione, e in natura la specie subisce 76 giorni di gelo all’anno. Non è stata pubblicata alcuna prova in piena terra, né in Italia né in Francia.

Dove vederlo in Italia?

Forse negli orti botanici di Napoli e di Pavia, ma la sua presenza attuale non è confermata. Napoli lo coltivava in serra secondo un elenco del 1984; Pavia lo dichiara nella banca dati BGCI PlantSearch, senza data di aggiornamento.

Come distinguerlo da Macrozamia reducta?

Dalle foglioline e dal colore. Macrozamia diplomera ha per lo più foglioline divise e un fogliame verde pallido, mentre Macrozamia reducta, verde scuro, ha sempre foglioline intere. Gli areali sono distinti.

Cresce in fretta?

No, cresce molto lentamente. Una pianta coltivata in Francia da circa 18 anni aveva nel 2014 un fusto di appena 3,5-4 cm di diametro.

Ha bisogno di un terreno sabbioso?

Sì, preferibilmente. La specie vive su sabbie profonde e povere, e alcune piante vi sviluppano un fittone di oltre un metro. Si consigliano un substrato molto drenante e un vaso profondo.

È protetto?

Sì, dalla CITES (appendice II) e, nell’Unione europea, dall’allegato B del regolamento sul commercio delle specie selvatiche, come tutti i Macrozamia. Non è minacciato secondo la IUCN (LC, 2022).

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Mueller, F. von (1866). Fragmenta Phytographiae Australiae 5: 172. [Descrizione di Encephalartos spiralis var. diplomera, basionimo; riferimento rilevato su The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Johnson, L.A.S. (1959). The families of cycads and the Zamiaceae of Australia. Proceedings of the Linnean Society of New South Wales, ser. 2, 84(1): 64-117 (p. 98 per questa specie). [Elevazione al rango di specie; non consultato.]
  • Hill, K.D. (1998). Zamiaceae. In: Flora of Australia 48. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Descrizione e distribuzione; consultate nella versione online della flora.]
  • Jones, D.L. (2002). Cycads of the World, 2a ed. Smithsonian Institution, Washington. [Attribuzione a questa specie dell’avvelenamento del 1929; citata dalla PACSOA, non consultato.]
  • Jones, D.L. (1991). Notes on Macrozamia Miq. (Zamiaceae) in Queensland with the description of two new species in section Parazamia (Miq.) Miq. Austrobaileya 3(3): 481-487. [Ruolo della revisione di Johnson (1959) nella storia del genere; testo integrale consultato.]
  • Healy, P.J. (1967). Macrozamia poisoning. Flock and Herd. [Sintesi veterinaria; testo consultato.]
  • Seddon, H.R., Belschner, H.G. & King, R.O.C. (1931). New South Wales Department of Agriculture, Report 6: 70. [Caso di avvelenamento di pecore; citato da Healy (1967), non consultato.]
  • Moretti, A. (1984). Quinacrine fluorescence analysis of the chromosomes of Macrozamia. Delpinoa n.s. 23-24 (1981-82): 129-136. [Tabella 1: specie esaminate, tutte coltivate in serra all’Orto Botanico di Napoli, tra cui Macrozamia diplomera; testo integrale consultato l’11 ottobre 2026.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia diplomera. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41999A48716513. [Categoria LC; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, pagina della Lista Rossa non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]