Ceratozamia euryphyllidia

Ceratozamia euryphyllidia è una cicadea delle foreste tropicali umide di bassa quota del Messico sud-orientale, nella regione di Uxpanapa e dei Chimalapas, al confine tra Veracruz e Oaxaca. Fra le specie del genere Ceratozamia è quella con le foglioline più larghe: ognuna, a forma di uovo rovesciato, può arrivare a 17 cm di larghezza, e la pianta ha così un aspetto molto diverso da quello delle sue congeneri. Descritta nel 1986, non ha mai cambiato nome. Sopravvive soltanto in piccole popolazioni, in un paesaggio in gran parte disboscato, e la IUCN la classifica in pericolo. In Europa resta una pianta da collezione, rarissima, senza risultati di coltivazione pubblicati.

L’essenziale su Ceratozamia euryphyllidia

  • Nome accettato: Ceratozamia euryphyllidia Vázq.Torres, Sabato & D.W.Stev. (1986), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e da Species+; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in Messico
  • Distribuzione naturale: Messico, foresta di Uxpanapa-Chimalapas (Veracruz meridionale e Oaxaca orientale), da 100 a 630 m di quota
  • Stato IUCN: in pericolo (EN, criteri A4cd; B1ab(iii,v)), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 1985 (tutto il genere); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa, semi inclusi
  • Rusticità documentata: nessun dato; specie di foresta tropicale di pianura (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, sottobosco di foresta tropicale sempreverde, su suoli argillosi di cime e fianchi di colline; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto da 25 a 50 cm, in parte interrato; da 2 a 22 foglie lunghe da 0,95 a 3,4 m; foglioline da 20 a 36 cm per 8,5-17,6 cm (monografia del 2022); la descrizione originale del 1986 indicava un fusto di meno di 20 cm, meno di 10 foglie da 2 a 3,2 m e foglioline da 18 a 31 cm per 9-16 cm
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia euryphyllidia?

La si riconosce dalle foglioline larghissime, obovate, sottili e lucide, con la punta asimmetrica e il margine ondulato nella parte terminale, poco numerose su ogni foglia (da 6 a 17 paia). Ecco la descrizione della monografia del genere pubblicata nel 2022 da Lilí Martínez-Domínguez e collaboratori:

  • Fusto: lungo da 25 a 50 cm e largo da 8 a 15 cm, semi-interrato, prima eretto e poi coricato; catafilli persistenti, triangolari, bruno rossastri, lanosi quando spuntano;
  • Foglie: da 2 a 22, ascendenti, lunghe da 95 a 337 cm; verde chiaro e glauche quando spuntano, coperte di peli grigio biancastri, poi glabre; il picciolo, da 40 a 193 cm, verde o giallastro (rosa sulle foglie giovani), porta da 8 a 35 aculei sottili;
  • Foglioline: da 6 a 17 paia, opposte o subopposte, largamente obovate, membranacee, verdi e glabre su entrambe le facce, con nervature ben visibili; quelle mediane misurano da 19,9 a 35,7 cm per 8,5-17,6 cm e sono distanziate di 9-22 cm;
  • Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 27 a 35 cm per 3-4,3 cm, verde giallastri con peli rossastri quando spuntano, poi verdastri con peli neri;
  • Coni femminili: solitari, eretti, da 15 a 20 cm per 5-6 cm, verde giallastri con peli rosso scuro, poi bruno verdastri; terminano con una lunga punta, che può raggiungere 5 cm; le squame portano due corna diritte di 6-8 mm;
  • Semi: ovoidali, da 2,3 a 2,5 cm, con l’involucro carnoso bianco rossastro prima della maturità e bruno chiaro a maturità.

La descrizione originale (Stevenson, Sabato e Vázquez Torres, 1986), basata su una trentina di piante osservate in natura, presenta un quadro in parte diverso. Vi si leggono un fusto semi-interrato, corto (meno di 20 cm) e cilindrico; catafilli pubescenti, triangolari, di 5 cm per 3,5 cm; meno di 10 foglie da 2 a 3,2 m, poco pelose da giovani e poi glabre; un picciolo da 60 a 90 cm, allargato alla base e armato di aculei robusti; un rachide poco spinoso nella metà inferiore, che termina con una punta di 2-7 cm; da 6 a 13 foglioline per lato, ben distanziate, da oblanceolate a largamente obovate, da 18 a 31 cm per 9-16 cm, membranacee o traslucide, spesse 0,3-0,4 mm, con 40-70 nervature in rilievo, color rame scuro da giovani e poi verde scuro; un cono maschile verde rossastro da giovane e poi grigio chiaro, di 28 cm per 3 cm, su un peduncolo di 6-8 cm; un cono femminile rosso vino da giovane e poi da bruno a bruno scuro, di 20 cm (peduncolo compreso) per 5 cm, con l’apice mucronato, su un peduncolo di 12 cm; due ovuli per squama, con un collaretto di peli bianchi; semi lisci di 2,3-2,7 cm per 2 cm. Le differenze con la monografia sono diverse: foglie giovani ramate (e non verde chiaro), foglie meno numerose, fusto più corto e soprattutto un cono femminile semplicemente mucronato, mentre la monografia gli attribuisce una lunga punta di 5 cm, che usa per distinguerlo da Ceratozamia hondurensis.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

In Messico nessun’altra specie ha foglioline così larghe. L’unica forte somiglianza è con Ceratozamia hondurensis, dell’Honduras, che ha anch’essa grandi foglioline obovate. Secondo la monografia del 2022 si distinguono così:

  • Ceratozamia euryphyllidia: estremità delle foglioline con il margine ondulato e la punta asimmetrica; cono femminile che termina con una lunga punta, fino a 5 cm;
  • Ceratozamia hondurensis: estremità delle foglioline con il margine intero e la punta simmetrica; cono femminile che termina con una punta corta (mucrone).

Il criterio del cono femminile va usato con prudenza: già la descrizione originale del 1986 diceva il cono femminile di Ceratozamia euryphyllidia semplicemente «mucronato». In collezione l’origine geografica della pianta basta di solito a decidere, ma una pianta senza provenienza nota si identifica con sicurezza soltanto con i coni.

Tassonomia

Ceratozamia euryphyllidia è un nome accettato da The World List of Cycads e da Species+; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi e il suo statuto non è in discussione. È stata descritta nel 1986 sulla rivista Brittonia (volume 38, pagine 17-26) da M. Vázquez-Torres, S. Sabato e D.W. Stevenson: l’articolo è firmato nell’ordine inverso (Stevenson, Sabato e Vázquez Torres), ma il nome vi è attribuito a Vázquez Torres, Sabato e Stevenson.

Gli autori giudicavano che la specie più vicina fosse Ceratozamia miqueliana, con foglioline di forma simile ma più piccole, papiracee e non ondulate. La inserivano in un gruppo di specie a foglioline larghe, sottili, asimmetriche e bruscamente acuminate, con fusto interrato e coni piccoli (insieme a Ceratozamia hildae, Ceratozamia latifolia e Ceratozamia miqueliana), nel quale le dimensioni e la sottigliezza delle foglioline aumentano con l’umidità dell’ambiente: Ceratozamia euryphyllidia, della foresta più umida, ha le foglioline più grandi del genere. Aggiungevano che la pianta conserva i suoi caratteri in coltivazione come in natura.

Nella monografia del 2022 viene accostata a Ceratozamia hondurensis, l’unica altra specie a foglioline largamente obovate; la monografia non precisa la loro parentela all’interno del genere.

Etimologia e storia

L’epiteto euryphyllidia viene dal greco eurys, «largo», e phyllon, «foglia»: indica le foglioline eccezionalmente larghe della specie (The World List of Cycads, dal compendio etimologico di Haynes, 2022; monografia del 2022). Secondo la descrizione originale, il nome di forma greca fu suggerito agli autori dal botanico Rupert Barneby.

Il tipo è una pianta femminile raccolta nel giugno 1984 da M. Vázquez-Torres nel comune di Minatitlán (Veracruz), nella foresta tropicale sempreverde, a circa 120 m di quota. L’olotipo è conservato al giardino botanico di New York (NY), con duplicati negli erbari CHAPA, NY e XALU. Le prime raccolte note risalgono ai primi anni Ottanta, nei comuni di Jesús Carranza e di Minatitlán. La descrizione originale riporta il numero (Vázquez Torres 2842) e la data (22 giugno 1984) del tipo, ma omette di proposito la località, per proteggere le piante dai raccoglitori commerciali; cita tre paratipi raccolti tra 120 e 150 m nel 1982 e nel 1983 (Vázquez Torres 2374, 2451 e 2614).

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome comune. La monografia del 2022 non ne riporta alcuno in Messico, e nelle fonti consultate non è stato trovato nessun nome italiano, francese o inglese proprio della specie.

In natura

Ceratozamia euryphyllidia è endemica della foresta di Uxpanapa-Chimalapas, un grande massiccio di foresta tropicale umida a cavallo tra il Veracruz meridionale e l’Oaxaca orientale. Secondo la monografia del 2022 cresce nella foresta tropicale sempreverde, su suoli argillosi, sulla cima e sui fianchi delle colline, tra 100 e 630 m di quota. I campioni d’erbario provengono dai comuni di Minatitlán, Jesús Carranza, Uxpanapa e Hidalgotitlán (Veracruz) e da Santa María Chimalapa (Oaxaca).

Gli autori della monografia hanno censito due popolazioni, ciascuna con 20-60 piante adulte. Quella del Veracruz si riproduce (piante con coni, giovani piante e plantule), ma è piccola e circondata da terreni trasformati dall’uomo. Non è stato trovato alcuno studio di impollinazione o di fenologia dedicato alla specie.

Nel 1986 gli autori avevano visto in natura soltanto una trentina di piante e temevano che la raccolta commerciale portasse la specie all’estinzione. Le etichette delle loro raccolte descrivono una foresta tropicale alta sempreverde a Guarea, Pouteria e Guatteria, con Ciclantacee, su colline dai suoli profondi, ombreggiati, umidi e ricchi di materia organica; un’altra raccolta viene da una foresta mista a fitti boschetti del bambù Olmeca recta, un’altra ancora da dolci colline con suolo argilloso e qualche affioramento calcareo, tra 120 e 150 m.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia euryphyllidia è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa IUCN, secondo i criteri A4cd e B1ab(iii,v), in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022: il criterio A traduce un declino delle popolazioni passato e futuro, il criterio B un areale molto ridotto, frammentato e in regressione. La monografia del 2022, scritta prima di questa pubblicazione, citava ancora una categoria più grave, «in pericolo critico» (criterio B2ab), e raccomandava di mantenerla.

Sul forum francese Fous de palmiers, nel 2013, alcuni appassionati parlavano di un prelievo massiccio di piante selvatiche destinate al commercio; nessuna fonte pubblicata tra quelle consultate lo conferma.

Come tutte le specie del genere, è iscritta all’Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (il genere figurava nell’Appendice II dal 1977). Il commercio internazionale a fini commerciali di piante prelevate in natura è vietato; circolano soltanto, con i documenti richiesti, piante nate da riproduzione artificiale. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Non esiste alcuna deroga per i semi: sono soggetti alle stesse regole delle piante.

Lo stato CITES ed europeo è stato riletto su Species+ il 2 ottobre 2026; lo stato IUCN è ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, e chiedete sempre al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Nessun giardino botanico né alcuna società specializzata ha pubblicato raccomandazioni di coltivazione proprie di Ceratozamia euryphyllidia, e sui forum non è stato trovato alcun riscontro datato. Sul forum Fous de palmiers, nel 2013, alcuni appassionati la descrivevano come uno dei fogliami più belli del genere, ma anche come una pianta quasi introvabile e molto cara in Europa.

In mancanza di dati si può partire soltanto dal suo ambiente naturale: il sottobosco di una foresta tropicale calda e umida, a bassa quota, su suolo argilloso. Ciò fa pensare a una coltivazione in ombra leggera, in un’atmosfera umida e calda tutto l’anno, con un substrato che trattenga un po’ d’acqua senza mai restare fradicio. Le grandi foglioline sottili lasciano supporre che tema il sole diretto e l’aria secca; nessuna osservazione permette di confermarlo.

Moltiplicazione

Nessun dato specifico. Come tutte le Ceratozamia, ha piante maschili e piante femminili distinte; si moltiplica per semina di semi freschi, nati da un’impollinazione tra i due sessi, che in coltivazione si fa a mano. I semi si puliscono con i guanti e si seminano al caldo, in un substrato drenante.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. I rischi noti per le cicadee in coltivazione sono il marciume delle radici e del fusto in un terreno freddo e bagnato, e le cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza al freddo di Ceratozamia euryphyllidia. È una specie di foresta tropicale di pianura, che vive tra 100 e 630 m di quota: nulla permette di supporre che sopporti il gelo.

In Italia

Nessun risultato di coltivazione è stato pubblicato in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona climatica. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate. Anche nelle regioni più miti, come la Sicilia o la riviera ligure, il suo ambiente d’origine indica una pianta da serra calda o da veranda.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun riscontro di coltivazione sulla specie, e nessun episodio di gelo datato la riguarda.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun dato sul freddo fuori dalla Francia, né sui forum anglofoni né nei giardini botanici. Gli unici riferimenti disponibili per il genere riguardano specie di montagna, come Ceratozamia hildae o Ceratozamia kuesteriana, e non possono essere trasferiti a questa specie di bassa quota.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Ceratozamia euryphyllidia. Il rischio è invece ben documentato nelle altre cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono intossicarsi gravemente. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Non è noto alcun uso. La monografia del 2022 non ne riporta.

Domande frequenti

Perché le foglioline di Ceratozamia euryphyllidia sono così larghe?

Perché è il carattere proprio della specie, che le ha dato il nome: «euryphyllidia» significa «dalle foglie larghe». Le sue foglioline possono superare 17 cm di larghezza, un primato fra le Ceratozamia del Messico.

Come si distingue Ceratozamia euryphyllidia da Ceratozamia hondurensis?

Dal margine e dalla punta delle foglioline, poi dai coni. In Ceratozamia euryphyllidia l’estremità delle foglioline è ondulata e la punta asimmetrica, e secondo la monografia il cono femminile termina con una lunga punta; in Ceratozamia hondurensis il margine è intero, la punta simmetrica e il cono femminile quasi arrotondato all’apice.

È rustica?

No, nulla lo indica. Non esiste alcun dato sul freddo, e la specie vive nella foresta tropicale di pianura, tra 100 e 630 m di quota. Va coltivata al riparo dal gelo, in serra calda o in casa, anche nelle regioni italiane più miti.

Dove cresce in natura?

Soltanto nella foresta di Uxpanapa-Chimalapas, tra il Veracruz meridionale e l’Oaxaca orientale, in Messico. Vive nel sottobosco della foresta tropicale umida, su suoli argillosi.

È minacciata?

Sì. È classificata in pericolo dalla IUCN (valutazione pubblicata nel 2022); le due popolazioni censite per la monografia del 2022 contavano soltanto 20-60 adulti ciascuna, in una regione molto disboscata.

Si può acquistare liberamente in Italia?

No, non senza documenti. Come tutto il genere, figura nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A del regolamento europeo, semi compresi; possono essere venduti soltanto esemplari nati in coltivazione, con i relativi documenti.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma tutte le cicadee studiate contengono tossine pericolose per il fegato e il sistema nervoso, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Stevenson, D.W., Sabato, S. & Vázquez-Torres, M. (1986). A new species of Ceratozamia (Zamiaceae) from Veracruz, Mexico with comments on species relationships, habitats, and vegetative morphology in Ceratozamia. Brittonia 38(1): 17-26. doi:10.2307/2807413 [Protologo; titolo e pagine verificati su Crossref, testo integrale letto: diagnosi latina, descrizione, tipo e paratipi, accostamento a Ceratozamia miqueliana, etimologia, gruppi di specie e chiave vegetativa del genere. Fonte primaria.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. doi:10.3897/phytokeys.208.80382 [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Ceratozamia euryphyllidia. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42099A69867130. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42099A69867130.en [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e da Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]