Lepidozamia hopei

Lepidozamia hopei è una grande cicadea dal portamento di palma che vive nelle foreste tropicali umide del Queensland nord-orientale, in Australia, tra capo Tribulation e Cardwell. È considerata la cicadea attuale più alta, con fusti segnalati fino a 20 m: nel sottobosco forma un piccolo albero coronato da foglie pennate di 2-3 m. È una delle due specie del genere Lepidozamia. Fu pubblicata dapprima con il nome di Catakidozamia hopei e si trova ancora come Macrozamia hopei in opere e cataloghi meno recenti.

In sintesi: Lepidozamia hopei

  • Nome accettato (POWO): Lepidozamia hopei (W.Hill) Regel (1876), pubblicato su Gartenflora 25; The World List of Cycads scrive soltanto «Regel» (vedi Tassonomia)
  • Nomi precedenti e sinonimi: Catakidozamia hopei W.Hill (1865), Macrozamia hopei W.Hill (1886), Macrozamia denisonii var. hopei (W.Hill) J.Schust. (1932)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Hope’s cycad» e «zamia palm»
  • Distribuzione naturale: Australia, Queensland nord-orientale, da capo Tribulation a Cardwell, dal livello del mare a 600 m
  • Stato IUCN: a minor preoccupazione (LC), valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads; Lista Rossa non consultata direttamente)
  • CITES: appendice II (annotazione #4: semi esenti); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: sopravvivenza a −4 °C sotto riparo in un vivaio (Kraa, 1993); nessun riscontro con temperature in Italia né in Francia, dove la specie è nota soltanto in vaso o al riparo (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: da mezz’ombra a ombra, suolo ricco di humus, fresco e drenante; sopporta male il pieno sole
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto in genere semplice, oltre 17 m e fino a 20 m secondo le fonti; foglie di 2-3 m; foglioline larghe 1,5-3 cm
  • In Italia: coltivata in serra all’Orto Botanico di Napoli (1984; citata ancora nel 2019) (vedi In Italia)
  • Tossicità: semi tossici, come in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Lepidozamia hopei?

Lepidozamia hopei si riconosce dal fusto eretto coperto dalle basi delle vecchie foglie, dalle grandi foglie pennate senza spine e dalle foglioline larghe, di 1,5-3 cm, inserite sulla faccia superiore dell’asse fogliare. La descrizione della flora delle foreste tropicali australiane (CSIRO) e della PACSOA indica i caratteri seguenti:

  • Fusto: in genere semplice, talvolta ramificato, di circa 30 cm di diametro secondo la PACSOA; la corteccia lascia colare un essudato molto appiccicoso, e la sezione del fusto mostra strati alterni di corteccia e di legno
  • Foglie: lunghe fino a 3 m, arcuate, con circa 150 foglioline o più; le foglie secche restano sulla pianta ma si staccano facilmente
  • Foglioline: verde lucido, di 20-40 cm per 1,5-3 cm, inserite al centro della faccia superiore dell’asse, percorse da 15-25 nervature parallele (17-30 secondo la flora orticola del Victoria), senza nervatura mediana
  • Coni maschili: di circa 25-30 cm per 20 cm secondo il CSIRO, fino a 60 cm secondo la PACSOA e 70 cm nei grandi esemplari secondo l’autorità di gestione delle Wet Tropics
  • Coni femminili: ovoidi, di 40-60 cm o più per 20-30 cm, fino a 80 cm secondo la PACSOA e l’autorità delle Wet Tropics
  • Semi: di 4-5,5 cm (fino a 6,2 cm) per 2,5-3,5 cm, con involucro carnoso rosso vivo; un cono femminile ne produce un centinaio secondo un’associazione locale per la protezione del casuario

La pianta è dioica. Il primo fogliame di una plantula conta da otto a quattordici foglioline lineari, e la giovane pianta forma una radice ingrossata a forma di carota.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è stato trovato alcun ibrido di Lepidozamia hopei. Le due Lepidozamia vivono molto lontane l’una dall’altra e hanno ciascuna il proprio curculionide impollinatore.

Possibili confusioni

La confusione più frequente avviene con Lepidozamia peroffskyana, l’altra specie del genere, spesso venduta giovane con lo stesso aspetto. Il criterio migliore è la larghezza delle foglioline: 1,5-3 cm in Lepidozamia hopei, 0,5-1,5 cm in Lepidozamia peroffskyana, che ha anche meno nervature (7-14). Aiuta anche la provenienza: Lepidozamia hopei viene dal Queensland tropicale, Lepidozamia peroffskyana dal Queensland sud-orientale e dal Nuovo Galles del Sud.

Le Macrozamia se ne distinguono per le foglioline inserite sui lati dell’asse, spesso munite alla base di un callo colorato, assente nelle Lepidozamia. Infine, con il fusto slanciato e la corona di foglie lucide, un grande esemplare può essere scambiato per una palma: i coni e la consistenza coriacea delle foglioline lo tradiscono.

Tassonomia

Lepidozamia hopei è un nome accettato da POWO e da The World List of Cycads. Il genere Lepidozamia appartiene alle Zamiaceae e forma con Macrozamia un piccolo gruppo di generi australiani, vicino agli Encephalartos africani.

La specie fu descritta nel 1865 da Walter Hill, direttore dell’orto botanico di Brisbane, con il nome di Catakidozamia hopei, sul Gardeners’ Chronicle. Secondo la flora del CSIRO, che segue K.D. Hill (1998), questa descrizione si basava su una pianta viva coltivata dalla ditta orticola tedesca Haage & Schmidt. Nel 1876 Eduard Regel la pubblicò nel genere Lepidozamia, sulla rivista Gartenflora. Seguirono altre combinazioni: Macrozamia hopei W.Hill (1886) e Macrozamia denisonii var. hopei (1932) sono sinonimi; Macrozamia hopei C.Moore, datato 1883 dalla flora del CSIRO e 1884 da The World List of Cycads, è un nome non valido secondo quest’ultima. I nomi in Macrozamia che si incontrano ancora indicano dunque tutti questa specie.

La citazione dell’autore non è la stessa ovunque. POWO e IPNI, seguiti da questo sito, scrivono Lepidozamia hopei (W.Hill) Regel e considerano Catakidozamia hopei come basionimo; datano la pubblicazione alla pagina 5 di Gartenflora 25. The World List of Cycads scrive Lepidozamia hopei Regel, pagina 6, e cita una nota di L.A.S. Johnson (1959): Regel ignorava la pubblicazione di Walter Hill e citò soltanto un nome di giardino, «Katakidozamia Hopei», diffuso da Haage & Schmidt; il suo nome non è quindi fondato, in senso nomenclaturale, su quello di Hill. Il nome della specie non cambia: varia soltanto la citazione dell’autore.

Etimologia e storia

L’epiteto hopei onora Louis Hope (1817-1894), di Cleveland, nel Queensland, considerato in Australia il padre dell’industria dello zucchero dello Stato e mecenate attivo dell’orticoltura, dell’agricoltura e della botanica, secondo il compendio etimologico di J.L. Haynes (2022) ripreso da The World List of Cycads. Il nome del genere unisce il greco lepis, lepidos, «squama», al nome del genere Zamia (orti botanici nazionali australiani).

La storia della specie è legata all’orticoltura: fu nominata a partire da piante coltivate, e il suo nome di genere attuale le fu dato da un botanico che lavorava a San Pietroburgo senza conoscere la descrizione australiana. Il tipo della specie non è precisato da The World List of Cycads, che lo indica con «?».

Nomi comuni

Non è stato trovato alcun nome italiano attestato: si usa il nome scientifico. In inglese la specie è chiamata «Hope’s cycad» (flora del CSIRO, autorità delle Wet Tropics) e «zamia palm» (flora del CSIRO); quest’ultimo nome è fuorviante, perché la pianta non è né una Zamia né una palma. Alcuni nomi aborigeni circolano in rete attribuiti a The World List of Cycads, ma non figurano nella scheda della specie in quella banca dati e non vengono ripresi qui.

In natura

Lepidozamia hopei è endemica del Queensland nord-orientale. Secondo la flora del CSIRO è limitata alla zona compresa tra capo Tribulation e Cardwell, dal livello del mare a 600 m, dove cresce come piccolo albero di sottobosco nelle foreste tropicali umide ben sviluppate, di pianura e di quota. La PACSOA precisa che vive negli strati bassi della foresta e che si trova talvolta nel letto dei ruscelli. Un bell’esemplare si può vedere lungo il sentiero Blue Arrow del parco di Mount Whitfield, a Cairns, secondo l’autorità di gestione delle Wet Tropics.

I record di altezza riguardano esemplari molto vecchi: oltre 17 m secondo l’Encyclopædia Britannica, fino a 20 m secondo l’autorità delle Wet Tropics e la Gymnosperm Database. La maggior parte delle piante è molto più bassa.

Il casuario mangia i frutti, e i ratti indigeni consumano l’involucro carnoso dei semi (Cooper e Cooper, 1994, citati dal CSIRO). Il curculionide Tranes insignipes si sviluppa nei coni maschili e trasporta il polline: è considerato l’impollinatore della specie, senza una dimostrazione sperimentale completa come quella disponibile per Lepidozamia peroffskyana (Hsiao et al., 2023). Nessuna fonte consultata attribuisce l’impollinazione ai tripidi, come si legge talvolta.

Stato di conservazione e normativa

Lepidozamia hopei non è considerata minacciata. The World List of Cycads cita la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 sulla Lista Rossa della IUCN, che la classifica a minor preoccupazione (LC); la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Gran parte del suo areale si trova nelle foreste delle Wet Tropics. Nel Queensland la specie rientra nella categoria «special least concern» del Nature Conservation Act 1992, che regola la raccolta e il commercio delle piante selvatiche.

Come tutte le cicadee che non figurano nell’appendice I, la specie è iscritta all’appendice II della CITES, con l’annotazione #4 in vigore dal 5 marzo 2026: il commercio internazionale delle piante richiede permessi, ma semi, polline e colture in vitro in contenitori sterili ne sono esenti. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, figura nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026 (Species+, consultato il 2 ottobre 2026). Acquistate piante nate da seme, di provenienza tracciabile, e verificate la normativa in vigore su EUR-Lex e presso l’autorità CITES nazionale: queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Lepidozamia hopei si coltiva bene, ma ha bisogno di calore, ombra e umidità. La PACSOA la descrive come facile e decorativa in clima tropicale, subtropicale e anche temperato caldo, a condizione di offrirle una posizione molto umida e ombreggiata; la flora del CSIRO indica che cresce anche in pieno sole ma sta meglio a mezz’ombra, e che si adatta bene a un grande vaso.

  • Luce: da mezz’ombra a ombra piuttosto fitta; secondo il vivaista Will Kraa (1993) la specie tollera più ombra della congenere ma non ama il pieno sole
  • Substrato: ricco di humus, fresco e drenante; le due Lepidozamia tollerano un drenaggio imperfetto meglio di molte cicadee, ma crescono meglio in un suolo arieggiato (Kraa)
  • Irrigazione: regolare e abbondante durante la crescita; quando spuntano le foglie nuove, la mancanza d’acqua le fa ricadere e indurire deformate (Kraa)
  • Crescita: rapida in clima caldo e umido, molto lenta in clima temperato; la PACSOA nota che cresce fino a Nowra, nel Nuovo Galles del Sud, molto più lentamente di Lepidozamia peroffskyana, e che begli esemplari adulti ornano l’orto botanico di Coffs Harbour
  • Vaso: la pianta forma una robusta radice a fittone e chiede un contenitore profondo; in casa, tenete d’occhio le cocciniglie

In Italia

Negli orti botanici. L’Orto Botanico di Napoli è l’unico giardino italiano in cui la specie sia documentata. Un articolo pubblicato nel 1984 sulla rivista del giardino, Delpinoa (vol. 23-24, annate 1981-82), la elenca tra le cicadee australiane coltivate in serra; nel volume 2007 (uscito nel 2011) il genere Lepidozamia figura tra quelli «ampiamente rappresentati» nella collezione, e la descrizione delle serre pubblicata nel 2019 (volume 2014-2015) cita ancora Lepidozamia hopei tra le cicadee asiatiche e australiane delle Serre Califano. La specie compare anche nell’Index Seminum di Napoli 2012-2013, con origine australiana e senza indicazione di zona, il che fa pensare a semi di provenienza esterna più che a una pianta del giardino. Il Giardino dei Semplici di Firenze, che coltiva otto generi di cicadee, non ha Lepidozamia. Le serre di Napoli, destinate alla conservazione, non sono sempre visitabili.

Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente, riletto nell’ottobre 2026, la specie compare soprattutto a proposito di acquisti di semi. Un solo riscontro di coltivazione è stato trovato, incompleto: un coltivatore, di cui non è indicata la località, riferisce nel giugno 2015 che la sua Lepidozamia hopei, nata da seme, è cresciuta senza problemi all’aperto, a mezz’ombra estate e inverno, producendo una o due foglie all’anno per cinque anni, mentre le sue Lepidozamia peroffskyana da seme erano morte dopo tre o quattro anni. Non indica alcuna temperatura. Non è stato trovato alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia o la Sardegna.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia: le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano, pur restando esperienze francesi. In Francia non è stato segnalato alcun esemplare in piena terra. I coltivatori del forum Fous de palmiers la tengono in vaso, ricoverata d’inverno, e uno di loro la giudica più sensibile di Lepidozamia peroffskyana al ritorno al sole dopo lo svernamento (vedi Rusticità).

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene soltanto per seme, perché la specie non produce polloni. La germinazione è lenta: 228-382 giorni secondo la flora del CSIRO, fino a dodici mesi secondo l’autorità delle Wet Tropics, e circa sei mesi-un anno per i semi freschi delle due Lepidozamia secondo Will Kraa, che li fa germinare in vermiculite leggermente umida, in un sacchetto chiuso, e li invasa appena spunta la radichetta. Un calore di fondo di circa 27 °C accelera nettamente la germinazione, secondo la banca dati Useful Tropical Plants. Togliete l’involucro carnoso con i guanti. Una pianta isolata non dà semi fertili: servono un esemplare maschile, uno femminile e un’impollinazione manuale.

Malattie e parassiti

Le cocciniglie sono il problema principale in casa: possono rovinare in fretta una bella pianta, ma si tolgono facilmente a mano (Kraa). Favoriscono anche la fumaggine. I curculionidi perforatori segnalati su Lepidozamia peroffskyana in Australia non sono stati documentati per questa specie nelle fonti consultate. Le affermazioni che circolano in rete su una minaccia crescente della farfalla Chilades pandava in Australia non sono state confermate e non vengono riprese.

Rusticità

Lepidozamia hopei è più freddolosa di Lepidozamia peroffskyana. L’unico valore pubblicato da una fonte specializzata viene da un vivaio di cui non è precisata la località, dove la specie ha sopportato −4 °C sotto riparo; non è stato trovato alcun riscontro con temperature né in Italia né in Francia.

In Italia e nel sud della Francia

In Italia l’unico riscontro trovato, senza località né temperature, riguarda una coltivazione all’aperto a mezz’ombra durata cinque anni (vedi In Italia). Sul forum francese Fous de palmiers, riletto nell’ottobre 2026, non è stata trovata alcuna prova in piena terra né alcun inverno con temperature indicate: i coltivatori la tengono in vaso. Mancano quindi i dati per il litorale mediterraneo francese e per le ondate di freddo del 1985 e del 2012. Due riscontri incompleti ne precisano tuttavia le esigenze:

  • Un coltivatore, di cui non è indicata la località, riferisce sul forum Fous de palmiers di svernare da quattro anni una giovane pianta nella parte al riparo dal gelo del suo patio, senza alcun danno al fogliame con minime di 4-5 °C (messaggio del maggio 2012).
  • Un altro partecipante, anch’egli senza località, segnala sullo stesso forum che la sua Lepidozamia hopei ha preso un colpo di sole nell’aprile 2012 ricevendo soltanto il sole del mattino, mentre una Lepidozamia peroffskyana più piccola, posta accanto, non ha sofferto.

Riferimenti internazionali

In un articolo della rivista della PACSOA (Palms & Cycads n. 39, 1993), il vivaista Will Kraa riferisce che Lepidozamia hopei è sopravvissuta nel suo vivaio a notti di gelo ripetute, talvolta oltre dodici ore sotto zero, fino a −4 °C, sotto una copertura, con giornate che risalivano a 16-20 °C. La località del vivaio non è precisata. Nelle stesse condizioni Lepidozamia peroffskyana sopportava senza danni −6 °C in gelo diretto.

Secondo l’opera di Loran Whitelock (2002), citata dalla banca dati Useful Tropical Plants, la specie cresce anche in clima temperato caldo e nella California meridionale subisce ogni inverno alcuni gradi di gelo senza bruciature del fogliame, ma vi cresce molto lentamente. Un vivaio californiano la dichiara resistente fino alla metà o alla parte bassa della fascia dei 20 °F (da circa −4 a −7 °C), senza rilevazioni datate. Non è stato trovato alcun insuccesso dovuto al caldo o alla siccità.

Tossicità e precauzioni

Sì, Lepidozamia hopei è tossica. L’autorità di gestione delle Wet Tropics precisa che i suoi semi rosso vivo sono tossici, e l’Australian Native Plants Society ricorda, per le Lepidozamia, che i semi delle cicadee contengono composti che hanno causato avvelenamenti mortali nell’uomo e nel bestiame. Non è stata trovata alcuna analisi propria della specie. I grossi semi rossi attirano bambini e cani: raccoglieteli appena cadono, usate guanti per pulirli e, in caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

I semi erano consumati dai popoli aborigeni dopo un trattamento destinato a eliminarne le tossine. La PACSOA riferisce che molti grandi esemplari in foresta portano ancora tacche intagliate nel fusto, che servivano da appoggio per arrampicarsi a raccogliere i coni. Lo studio comparativo di Brit Asmussen (2011) tratta dei metodi di preparazione dei semi di Lepidozamia e delle altre cicadee australiane; non è stato consultato nel dettaglio.

Domande frequenti

Lepidozamia hopei è davvero la cicadea più alta del mondo?

Sì, secondo la maggior parte delle fonti. L’Encyclopædia Britannica le attribuisce oltre 17 m, l’autorità delle Wet Tropics e la Gymnosperm Database fino a 20 m. Questi record riguardano esemplari molto vecchi in foresta.

Come distinguere Lepidozamia hopei da Lepidozamia peroffskyana?

Dalla larghezza delle foglioline. Misurano 1,5-3 cm in Lepidozamia hopei e 0,5-1,5 cm in Lepidozamia peroffskyana. La prima viene dal Queensland tropicale, la seconda dal Queensland sud-orientale e dal Nuovo Galles del Sud.

Lepidozamia hopei si può coltivare all’aperto in Italia?

Non è documentato con temperature. L’unico riscontro italiano parla di una pianta cresciuta all’aperto a mezz’ombra per cinque anni, senza località né minime; l’unico valore pubblicato è una sopravvivenza a −4 °C sotto riparo in un vivaio. Coltivatela in un grande vaso, ricoverato al riparo dal gelo; per la piena terra Lepidozamia peroffskyana è una candidata migliore.

Lepidozamia hopei sopporta il pieno sole?

Male. Preferisce la mezz’ombra; alcuni coltivatori segnalano bruciature dopo lo svernamento, anche con il solo sole del mattino. Abituatela alla luce in modo molto graduale.

Lepidozamia hopei cresce in fretta?

Dipende dal clima. La crescita è rapida in clima caldo e umido, ma molto lenta in clima temperato, e i semi impiegano spesso quasi un anno a germinare.

Dove vedere Lepidozamia hopei in Italia?

All’Orto Botanico di Napoli, dove la specie è documentata in serra dal 1984 ed è citata ancora in una pubblicazione del 2019. Le serre del giardino, destinate alla conservazione, non sono sempre aperte al pubblico: informatevi prima della visita.

Lepidozamia hopei è pericolosa per i cani?

Sì. Come tutte le cicadee è tossica, soprattutto nei semi rossi. Raccogliete i semi caduti e consultate un veterinario al minimo dubbio di ingestione.

Macrozamia hopei e Lepidozamia hopei sono la stessa pianta?

Sì. Macrozamia hopei e Catakidozamia hopei sono vecchi nomi di Lepidozamia hopei, ancora presenti in opere e cataloghi meno recenti.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Hill, W. (1865). Catakidozamia hopei. Gardeners’ Chronicle 22(47): 1107. [Prima descrizione; rilevata tramite The World List of Cycads e la flora del CSIRO, non consultata.]
  • Regel, E. (1876). Lepidozamia hopei. Gartenflora 25: 5-6. [Pubblicazione nel genere Lepidozamia; pagina 5 secondo POWO e IPNI, pagina 6 secondo The World List of Cycads; non consultata.]
  • Johnson, L.A.S. (1959). The families of cycads and the Zamiaceae of Australia. Proceedings of the Linnean Society of New South Wales 84: 64-117. [Nota nomenclaturale sull’autore della specie, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
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  • Cooper, W. & Cooper, W.T. (1994). Fruits of the Rain Forest. [Animali che consumano i semi, citati dalla flora del CSIRO; editore non verificato, opera non consultata.]
  • Wilson, G.W. & Rowles, P.C. (1997). Notes on the biology of Lepidozamia hopei Regel (Zamiaceae). Encephalartos 52: 12-17. [Biologia e impollinazione, citato da Hsiao et al. 2023; non consultato.]
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  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa n.s. 56-57 (2014-2015): 69-103. [Cicadee delle Serre Califano; consultato il 10 ottobre 2026.]
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