Il genere Stangeria

Il genere Stangeria comprende una sola specie, una cicadea dell’Africa australe che si scambia facilmente per una felce: un fusto sotterraneo a forma di carota, da cui escono poche foglie pennate con foglioline larghe e nervate. Vive su una stretta fascia costiera dell’est del Sudafrica, dal Capo Orientale al KwaZulu-Natal, e raggiunge appena il sud del Mozambico. La somiglianza con una felce è tale che i primi botanici a descriverla la classificarono tra le felci, con il nome di Lomaria eriopus, finché un cono non ne rivelò la vera natura. La specie ha portato anche il nome di Stangeria paradoxa. A lungo collocato in una famiglia a sé, le Stangeriaceae, il genere è oggi incluso da POWO nelle Zamiaceae. È iscritto dal 1975 all’appendice I della CITES e classificato vulnerabile dalla IUCN (valutazione del 2022), minacciato soprattutto dalla raccolta del fusto per la medicina tradizionale.

In sintesi: Stangeria

  • Nome accettato (POWO): Stangeria T.Moore (1853), genere monotipico
  • Numero di specie: una sola, Stangeria eriopus (Kunze) Baill. (POWO, The World List of Cycads)
  • Nomi precedenti: Lomaria eriopus Kunze (1839), descritta come felce; Stangeria paradoxa T.Moore (1853); più raramente Stangeria schizodon W.Bull (1872) e Stangeria katzeri Regel (1874)
  • Famiglia: Zamiaceae secondo POWO e The World List of Cycads; Stangeriaceae nelle classificazioni meno recenti, famiglia ancora usata dalla nomenclatura della CITES (Species+)
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; Natal grass cycad, Stanger’s cycad (inglese), bobbejaankos (afrikaans), imfingo (zulu), umfingwani (xhosa)
  • Distribuzione naturale: fascia costiera dell’est del Sudafrica (Capo Orientale, KwaZulu-Natal), fino all’estremo sud del Mozambico; Species+ cita anche l’Eswatini
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU A2acd+4acd), valutazione del 2022 citata da The World List of Cycads
  • CITES: appendice I dal 1° luglio 1975; allegato A nell’Unione europea (regolamento (CE) n. 338/97, allegati in vigore fissati dal regolamento (UE) 2026/1383)
  • Rusticità documentata: foglie distrutte verso −4 °C; sopravvivenza a −7 °C in piena terra (febbraio 2012, fogliame distrutto) al Jardin zoologique tropical (Var, Francia), dove la pianta, poco vigorosa in terra, è ora coltivata in vaso e cresce molto meglio; sui forum, piante perse nella Francia occidentale durante l’ondata di freddo del febbraio 2012 (minima non precisata) e una leggera bruciatura a −5 °C in Florida nel 2026 (vedi Coltivazione)
  • Portamento: fusto interamente sotterraneo; foglie di circa 30 cm (forma di prateria) fino a 2 m (forma di foresta)
  • Tossicità: cicasina e macrozamina dosate nel fusto sotterraneo; pianta tossica come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Caratteri del genere Stangeria

Una Stangeria si riconosce anzitutto dalle foglioline: larghe, piatte, percorse da una robusta nervatura mediana da cui partono numerose nervature laterali quasi parallele, che si biforcano. Nessun’altra cicadea ha questo tipo di nervatura, che ricorda quella di una felce.

  • Fusto: interamente sotterraneo, nudo, tuberoso e a forma di carota, talvolta ramificato per dicotomia; le descrizioni pubblicate gli attribuiscono 10-25 cm di diametro.
  • Foglie: pennate, poco numerose, che escono direttamente dal suolo. Le dimensioni variano molto secondo l’ambiente: fino a 2 m nelle foreste umide, talvolta appena 30 cm nelle praterie bruciate ogni anno.
  • Coni: come in tutte le cicadee, la pianta è dioica. I coni, portati da un breve peduncolo, sono coperti di peli argentei da giovani. Il cono maschile, cilindrico, raggiunge circa 25 cm di lunghezza; quello femminile, ovoide e verde, circa 18 cm di lunghezza e 10 cm di larghezza (descrizioni della Gymnosperm Database e di Wikipedia).
  • Semi: lunghi 2-3 cm, liberati quando il cono femminile si disgrega a maturità.
  • Impollinazione: da parte di insetti; i coni emanano un leggero odore che attira coleotteri. Non è stato consultato alcuno studio dettagliato sugli impollinatori.

Tassonomia e classificazione

Stangeria è un genere accettato da POWO, che lo colloca nella famiglia Zamiaceae con gli altri otto generi di cicadee a coni compatti. La sua unica specie si chiama Stangeria eriopus (Kunze) Baill.

Da Lomaria a Stangeria eriopus

Il botanico tedesco Gustav Kunze attribuì dapprima alcune piante raccolte in Sudafrica a una felce già nota, Lomaria coriacea Schrad., sulla rivista Linnaea nel 1836. Nel 1839, sempre su Linnaea, ne fece una nuova specie di felce, Lomaria eriopus. Nel 1853 Thomas Moore descrisse il genere Stangeria e la specie Stangeria paradoxa nell’Hooker’s Journal of Botany and Kew Garden Miscellany, con l’epiteto paradoxa a sottolineare la confusione con le felci. Nel 1892 il botanico francese Henri Baillon trasferì nel genere di Moore l’epiteto più antico: il nome corretto è quindi Stangeria eriopus, e Stangeria paradoxa non è più che un sinonimo. The World List of Cycads mette in sinonimia anche due nomi orticoli dell’Ottocento, Stangeria schizodon W.Bull (1872) e Stangeria katzeri Regel (1874).

Una famiglia a sé, poi le Zamiaceae

Le classificazioni basate sulla morfologia collocavano Stangeria in una famiglia propria, le Stangeriaceae, spesso insieme al genere australiano Bowenia, anch’esso con foglie da felce. Gli studi molecolari hanno mostrato che questo raggruppamento non riflette la parentela reale. L’analisi di cinque geni nucleari pubblicata da Salas-Leiva e collaboratori nel 2013 (Annals of Botany) colloca Stangeria come gruppo fratello dell’insieme formato da Microcycas e Zamia, due generi americani, mentre Bowenia appartiene a un altro ramo. Gli autori osservano che il risultato concorda con un fossile, Eostangeria, che presenta tratti comuni a Stangeria e a Zamia. La classificazione delle gimnosperme di Christenhusz e collaboratori (2011), seguita da POWO, ha quindi incluso Stangeria nelle Zamiaceae. Il cambio di famiglia non modifica né il nome del genere né quello della specie. La CITES segue invece ancora la sua lista di riferimento del 2013: la sua banca dati Species+ classifica sempre Stangeria nelle Stangeriaceae.

Una o più specie?

Le piante di foresta e quelle di prateria sono così diverse che la possibilità di riconoscere più specie è stata discussa per oltre un secolo, secondo PlantZAfrica (SANBI). Le due forme passano dall’una all’altra senza un limite netto e sono oggi interpretate come adattamenti all’ambiente: POWO e The World List of Cycads accettano una sola specie.

Etimologia e storia del genere

Il genere è dedicato a William Stanger (1811-1854), medico, geologo e botanico inglese, primo ispettore generale del catasto (surveyor-general) della colonia britannica del Natal dal 1845; in precedenza aveva partecipato alla spedizione britannica sul Niger del 1841. Alcune fonti lo chiamano «Max»: è un errore, perché le banche dati biografiche (JSTOR Global Plants, S2A3) riportano William Stanger. Porta il suo nome anche la città di Stanger, oggi KwaDukuza, nel KwaZulu-Natal. L’epiteto eriopus, scelto da Kunze, significa «piede lanoso»: unisce il greco erion («lana») e pous («piede»), per le basi delle foglie coperte di lanugine, secondo Haynes (2022), citato da The World List of Cycads.

Secondo PlantZAfrica e Wikipedia, fu Stanger a inviare una pianta viva in Inghilterra. La pianta vi formò un cono, al Chelsea Physic Garden di Londra secondo Wikipedia, rivelando che si trattava di una cicadea e non di una felce. Moore ne trasse il nuovo genere nel 1853. Le fonti consultate non concordano sulla data esatta della raccolta e della comparsa del cono (verso il 1851).

Nomi comuni

Non è stato trovato alcun nome italiano attestato: in italiano si usa il nome scientifico, oppure il termine generico di «cicadea». I nomi in uso vengono dal Sudafrica, secondo PlantZAfrica (SANBI):

  • Natal grass cycad e Stanger’s cycad, in inglese;
  • bobbejaankos («cibo del babbuino»), in afrikaans;
  • imfingo, in zulu, e umfingwani, in xhosa.

Alcune fonti in inglese citano anche «Hottentot’s head». È un nome ambiguo e spregiativo, che indica anche altre piante.

Biogeografia ed ecologia

Stangeria vive su una fascia costiera di circa 800 km lungo l’oceano Indiano, nei mosaici di foreste costiere del Capo Orientale, del KwaZulu-Natal e del Maputaland. Le popolazioni, sparse, vanno da Bathurst, nel Capo Orientale, a Kosi Bay, nel nord del KwaZulu-Natal, e superano appena il confine del Mozambico. Le piante si trovano raramente a più di 50 km dal mare, e non a meno di 2 o 3 km, perché non sopportano la salsedine portata dal vento.

La presenza in Mozambico è indicata dalla Gymnosperm Database e da altre fonti, ma POWO limita l’areale al Capo Orientale e al KwaZulu-Natal, e PlantZAfrica lo ferma «appena a sud del confine con il Mozambico». Si tratta quindi al massimo di poche popolazioni dell’estremo sud del Paese.

Il clima di questa costa è caldo e umido in estate, la stagione delle piogge, e più fresco e secco in inverno, con gelate rare. La stessa specie occupa ambienti molto diversi, il che spiega le sue due forme:

  • forma di foresta: nelle foreste di pianura dense e umide, sotto un’ombra fitta, nelle zone più piovose; grandi foglie larghe fino a 2 m;
  • forma di prateria: in pieno sole nelle praterie basse, esposte ogni anno al fuoco e alla siccità; foglie corte, talvolta 30 cm, con cuticola spessa, spesso una sola foglia eretta per corona, con foglioline corte e coriacee.

Tra le due si trovano anche piante a mezz’ombra sotto gli alberi dei parchi costieri. Nelle praterie il fusto sotterraneo permette alla pianta di sopravvivere agli incendi annuali e di ricrescere in seguito.

Usi tradizionali e raccolta

Il fusto sotterraneo di Stangeria è molto usato nella medicina tradizionale sudafricana (il muthi), soprattutto come ingrediente di preparati magici, ma anche come emetico; PlantZAfrica cita anche un uso contro il mal di testa. Uno studio pubblicato nel 1994 da Osborne e collaboratori ha stimato che 3 410 fusti, pari a circa 2 380 kg, erano stati venduti nel solo mese di luglio 1992 sui mercati di piante medicinali di Victoria e di Isipingo, a Durban. Le sue analisi hanno trovato un tenore insolitamente alto di solfato di sodio, che potrebbe spiegare l’effetto emetico, oltre alla cicasina. Queste informazioni sono date a titolo documentario: la pianta è tossica e non va consumata.

Normativa e conservazione

Stangeria eriopus è classificata vulnerabile nella Lista Rossa IUCN (categoria VU, criteri A2acd+4acd). The World List of Cycads cita la valutazione più recente, pubblicata nel 2022 da J.D. Bösenberg, che sostituisce quella del 2010. Le due cause principali sono la raccolta per la medicina tradizionale, descritta sopra, e la scomparsa dell’habitat su una costa molto ambita. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente: categoria e anno vengono da The World List of Cycads (versione del 15 agosto 2026).

La specie è iscritta all’appendice I della CITES dal 1° luglio 1975, come tutti gli Encephalartos e poche altre cicadee. Il commercio internazionale a fini commerciali è possibile soltanto per piante riprodotte artificialmente, accompagnate dai documenti richiesti. Nell’Unione europea la CITES è applicata dal regolamento (CE) n. 338/97: Stangeria eriopus figura nel suo allegato A, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Le regole sono le stesse in Italia e negli altri Paesi dell’Unione. I semi non godono di alcuna esenzione, a differenza di quelli delle cicadee dell’appendice II. Prima di acquistare, importare o vendere una Stangeria, verificatene lo stato e i documenti richiesti su Species+, su EUR-Lex e presso l’autorità CITES nazionale. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali. Species+ è stato consultato il 1° ottobre 2026.

Coltivazione

Stangeria è una delle cicadee sudafricane più facili da coltivare, a patto di evitarle il gelo prolungato. PlantZAfrica la descrive come una pianta che cresce bene in coltivazione, rigogliosa in una serra ombreggiata e umida, ideale per i giardini d’ombra ma capace di vivere in pieno sole senza bruciature delle foglie, e più tollerante all’umidità della maggior parte delle cicadee sudafricane.

  • Esposizione: di preferenza ombra leggera o mezz’ombra. PlantZAfrica precisa che la pianta può crescere anche in pieno sole senza bruciature fogliari. Il Foster Botanical Garden di Honolulu, alle Hawaii, consiglia sole filtrato e aria umida.
  • Suolo: drenante, perché il fusto sotterraneo può marcire in un terreno fradicio, come nelle altre cicadee.
  • Rinvaso: il Foster Botanical Garden segnala una ripresa lenta quando le radici vengono tagliate al trapianto. Rinvasate senza danneggiare la grossa radice carnosa.
  • Vicino al mare: l’orto botanico di Dunedin, in Nuova Zelanda, indica che la specie non sopporta la salsedine. In natura non cresce a meno di 2 km dal mare. Evitate quindi le posizioni esposte in riva al mare.
  • Moltiplicazione: soprattutto per seme, con semi raramente disponibili. PlantZAfrica riferisce una prova di talea di foglie intere, trattate con ormoni e poste in sabbia sterilizzata: circa l’80 % ha formato nuove radici.

In Italia: orti botanici e clima

Negli orti botanici. Stangeria eriopus è citata nelle due collezioni italiane di cicadee meglio documentate, secondo le loro pubblicazioni. All’Orto Botanico di Napoli, la descrizione del giardino del 2007 (volume uscito nel 2011) colloca Stangeria tra i generi «ampiamente rappresentati», e la descrizione delle serre pubblicata nel 2019 (volume 2014-2015) cita Stangeria eriopus tra le cicadee africane delle Serre Califano, accanto a Encephalartos arenarius ed Encephalartos sclavoi. Al Giardino dei Semplici di Firenze, il Museo di Storia Naturale elenca Stangeria tra gli otto generi della sua collezione di cicadee, coltivata per lo più in vaso nella serra fredda (pagina non datata, letta nell’ottobre 2026). In entrambi i casi le piante sono in serra: non è stata trovata alcuna menzione di Stangeria in piena terra in un giardino italiano.

Riscontri di coltivazione in Italia. Non è stato trovato alcun riscontro datato di un coltivatore italiano (luogo, data, temperatura) sul forum Tropicamente o altrove. Nessun dato esiste quindi per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole maggiori.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures e dei giardini del sud-est della Francia (Var, Alpi Marittime, Bocche del Rodano, Hérault, Rossiglione, Corsica) è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna e la Puglia: le loro esperienze possono quindi orientare il coltivatore italiano. Restano esperienze francesi, senza equivalenza precisa di temperatura con una località italiana.

Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, una pianta coltivata in piena terra, a mezz’ombra sotto alberi e arbusti, è sopravvissuta all’ondata di freddo del febbraio 2012 (−7 °C sul posto), con tutto il fogliame distrutto dal gelo. Le sue foglie si distruggono a partire da circa −4 °C, ma il fusto, protetto nel terreno, le permette di ripartire nella bella stagione. Poco vigorosa in piena terra, la pianta è stata messa in vaso dopo una decina d’anni. Passa l’inverno al riparo in una serra non riscaldata e resta all’aperto da Pasqua alle prime gelate. In vaso cresce molto meglio che in piena terra. Altrove in Francia esistono soltanto riscontri di amatori (vedi sotto): un insuccesso nell’ovest durante l’ondata di freddo del febbraio 2012 e una coltivazione riuscita in piena terra nella Corsica del Sud. Per il coltivatore italiano, la soluzione più sicura resta quindi il vaso, ricoverato al riparo dal gelo in inverno, fuorché forse nei giardini costieri più miti, dove un tentativo in piena terra, all’ombra e in terra ricca di humus, ha qualche possibilità.

Riscontri pubblicati sui forum. Sono osservazioni di amatori: hanno valore indicativo e non costituiscono una regola generale. I messaggi del forum Fous de palmiers sono stati riletti nelle discussioni nell’ottobre 2026. Nessun riscontro francese indica insieme un luogo, una data e una temperatura.

  • Un coltivatore di Saint-Sulpice-des-Landes (Loire-Atlantique, Francia) indica sul forum Fous de palmiers di aver perso le sue Stangeria eriopus durante l’ondata di freddo del febbraio 2012 (messaggio del novembre 2015). Non precisa né la temperatura nel suo giardino, né se la coltivazione fosse in piena terra o in vaso, né la protezione. Le stazioni di Météo-France più vicine hanno registrato −11,5 °C a Soudan (19 km) e −10 °C ad Ancenis (22 km), il 12 febbraio 2012.
  • Un coltivatore della Corsica del Sud (Francia) indica sul forum Fous de palmiers di coltivare da molto tempo, all’aperto in piena terra, grandi piante di Stangeria eriopus, maschio e femmina, che producono coni ogni anno. Secondo lui la specie è più bella all’ombra, con foglie di almeno 1,5 m, chiede acqua d’estate e una terra ricca di humus, e cresce male in vaso (messaggi dell’aprile 2017). Non indica una temperatura minima.
  • Un coltivatore della Florida centrale (Stati Uniti) indica sul forum PalmTalk che la sua Stangeria eriopus, probabilmente in piena terra, ha subito una leggera bruciatura del fogliame nel febbraio 2026 a −5 °C (23 °F), mentre Cycas thouarsii ed Encephalartos ferox sono stati bruciati al 100 % nello stesso giardino. La protezione non è precisata (dato noto da un estratto di ricerca).

I due riscontri di Corsica e del Jardin zoologique tropical non si contraddicono del tutto: in Corsica la pianta cresce bene in piena terra all’ombra e in terra umifera, mentre nel Var, in piena terra sotto alberi, è rimasta poco vigorosa e cresce meglio in vaso. Le condizioni di suolo, ombra e acqua estiva sembrano contare quanto il freddo.

Tossicità e precauzioni

Sì, Stangeria è tossica. Lo studio di Osborne e collaboratori (1994) ha dosato la cicasina allo 0,17 % nel fusto fresco e allo 0,21 % nel fusto secco, insieme a una tossina affine, la macrozamina. L’organismo trasforma la cicasina in metilazossimetanolo (MAM), tossico per il fegato e il sistema nervoso, sia nell’uomo sia negli animali. Non sono stati trovati dati specifici del genere sugli avvelenamenti di animali domestici, ma il rischio è ben documentato in altre cicadee, in particolare per i cani che masticano i semi. Usate guanti per maneggiare i semi e tenete la pianta fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

La specie del genere Stangeria

  • Stangeria eriopus (Kunze) Baill. (1892): unica specie del genere; costa orientale del Sudafrica ed estremo sud del Mozambico; forme di foresta e di prateria; vulnerabile (VU, IUCN 2022), appendice I della CITES dal 1975.

Domande frequenti

Stangeria è una felce?

No. È una cicadea, cioè una pianta a semi nudi che produce coni. Le sue foglie con nervature da felce hanno ingannato i botanici: fu descritta nel 1839 come felce, Lomaria eriopus, prima che un cono ne rivelasse la natura.

Quante specie comprende il genere Stangeria?

Una sola, Stangeria eriopus. Le forme di foresta e di prateria, molto diverse d’aspetto, appartengono alla stessa specie secondo POWO e The World List of Cycads.

Stangeria paradoxa e Stangeria eriopus sono la stessa pianta?

Sì. Stangeria paradoxa è il nome dato da Moore nel 1853. Nel 1892 Baillon trasferì l’epiteto più antico di Kunze, eriopus, che ha la priorità; Stangeria paradoxa è quindi un sinonimo.

Stangeria appartiene alle Stangeriaceae o alle Zamiaceae?

Alle Zamiaceae, secondo POWO. Gli studi molecolari hanno mostrato che Stangeria è vicina ai generi americani Zamia e Microcycas, e non a Bowenia. Il nome Stangeriaceae resta frequente nei libri meno recenti.

Stangeria sopporta il gelo?

Soltanto un poco. Le foglie si distruggono verso −4 °C, ma il fusto interrato può ripartire se il suolo non gela in profondità. Al Jardin zoologique tropical, nel Var, una pianta è sopravvissuta in piena terra al febbraio 2012 (−7 °C), con il fogliame distrutto; poco vigorosa in terra, è ora coltivata in vaso, dove cresce molto meglio: in serra non riscaldata d’inverno, all’aperto da Pasqua alle prime gelate. È il metodo più sicuro anche in gran parte dell’Italia. Non è stato trovato alcun riscontro datato di un coltivatore italiano.

Dove vedere una Stangeria in Italia?

Nelle serre dell’Orto Botanico di Napoli, che la cita nella descrizione delle sue serre pubblicata nel 2019, e al Giardino dei Semplici di Firenze, che elenca il genere nella sua collezione. Le serre di Napoli, destinate alla conservazione, non sono sempre visitabili: informatevi prima della visita.

Si può acquistare legalmente una Stangeria?

Sì, se proviene da coltivazione ed è accompagnata dai documenti richiesti. La specie è nell’appendice I della CITES dal 1975 e nell’allegato A del regolamento europeo: le piante prelevate in natura non possono essere oggetto di commercio internazionale. Chiedete al venditore la prova dell’origine.

Stangeria è tossica?

Sì. Il fusto sotterraneo contiene cicasina e macrozamina, come le altre cicadee. Tenete pianta e semi fuori dalla portata di bambini e animali e contattate un centro antiveleni in caso di ingestione.

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Fonti

Siti di riferimento

  • Plants of the World Online (POWO), Stangeria: https://powo.science.kew.org/taxon/urn:lsid:ipni.org:names:13533-1 — genere accettato, famiglia Zamiaceae, areale limitato al Capo Orientale e al KwaZulu-Natal. Banca dati di riferimento (Kew), autorità nomenclaturale del sito; consultata per estratti di ricerca, accesso diretto bloccato.
  • IPNI, Lomaria eriopus e Stangeria paradoxa: https://www.ipni.org/n/297234-1 — riferimenti di pubblicazione di Kunze (1839) e di Moore (1853). Banca dati di riferimento; consultata per estratti.
  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Stangeria eriopus: https://cycadlist.org/scientific_name/430 — una specie accettata, protologo, sinonimi (tra cui Stangeria katzeri e Stangeria schizodon), distribuzione, stato IUCN e anno della valutazione (2022), etimologia dell’epiteto. Lista del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN, affidabile; consultata direttamente il 1° ottobre 2026.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Stangeria eriopus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/14479/legal — appendice I della CITES dal 1° luglio 1975, allegato A nell’Unione europea, collocazione nelle Stangeriaceae, distribuzione (compreso l’Eswatini). Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata il 1° ottobre 2026.
  • PlantZAfrica (SANBI), Stangeria eriopus: https://pza.sanbi.org/stangeria-eriopus — forme di foresta e di prateria, distribuzione, nomi comuni, uso medicinale, minacce, coltivazione e talea di foglie. Istituzione sudafricana di riferimento; consultata per estratti.
  • The Gymnosperm Database, Stangeria: https://www.conifers.org/za/Stangeria.php — storia della descrizione, areale di 800 km fino al sud del Mozambico, distanza dal mare, coni. Banca dati specializzata, affidabile; consultata per estratti.
  • JSTOR Global Plants, Stanger, William (1811-1854): https://plants.jstor.org/stable/10.5555/al.ap.person.bm000034832 — identità e date di William Stanger. Banca dati istituzionale, affidabile.
  • Wikipedia (in inglese), Stangeria e William Stanger (surveyor): https://en.wikipedia.org/wiki/Stangeria — descrizione, coni, cono formato al Chelsea Physic Garden, carriera di Stanger. Fonte secondaria, usata per estratti e verificata incrociando le fonti.
  • Sibilio G., «The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy», Delpinoa 56-57: 69-103 (vol. 2014-2015, uscito in rete nel 2019): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_56-57_2014-15_%5B2019%5D/Delpinoa_n_s_56-57_2014-15_%5B2019%5D_069-103.pdf — Stangeria eriopus tra le cicadee africane delle Serre Califano. Pubblicazione del giardino, la più recente sulle specie.
  • Menale B., De Luca P., «L’Orto Botanico di Napoli», Delpinoa 49: 111-135 (vol. 2007, uscito nel 2011): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D/Delpinoa_n_s_49_2007_%5B2011%5D_111-135.pdf — Stangeria tra i generi «ampiamente rappresentati» a Napoli. Pubblicazione del giardino, affidabile per quella data.
  • Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, «Cycads»: https://www.msn.unifi.it/vp-915-cycads.html — Stangeria tra gli otto generi della collezione del Giardino dei Semplici, piante per lo più in vaso in serra fredda. Pagina istituzionale non datata, letta il 10 ottobre 2026.
  • PalmTalk, discussione «2026_02 preliminary cold damage to my palms after 23F, central Florida»: https://www.palmtalk.org/forum/topic/92884-2026_02-preliminary-cold-damage-to-my-palms-after-23f-central-florida/ — leggera bruciatura a 23 °F (−5 °C) nel febbraio 2026 in Florida centrale. Forum di coltivatori, osservazione amatoriale a valore indicativo; nota da estratto di ricerca, discussione non letta (sito bloccato).
  • Dunedin Botanic Garden, «Strange cycad still a curiosity»: https://www.dunedin.govt.nz/bg/collections/garden-life-article/strange-cycad-still-a-curiosity — intolleranza alla salsedine, distanza dal mare in natura, coltivazione in serra. Orto botanico municipale, affidabile; consultato per estratti.
  • Plants of Hawaii, Stangeria eriopus (Foster Botanical Garden, Honolulu): https://www.plantsofhawaii.org/detail/{833EDD62-8BF1-404A-B22F-3DCA987CB38E} — sole filtrato, suolo drenato, ripresa lenta dopo il taglio delle radici. Scheda legata a un orto botanico; consultata per estratti.
  • Forum Fous de palmiers, discussione «Stangeria eriopus»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=16218 — piante perse a Saint-Sulpice-des-Landes durante l’ondata di freddo del febbraio 2012 (messaggio #p386723); coltivazione in piena terra, all’ombra, nella Corsica del Sud (messaggi #p431605 e #p431633). Forum francese di coltivatori, osservazioni amatoriali a valore indicativo; discussione letta per intero nell’ottobre 2026.
  • Jardin zoologique tropical, La Londe-les-Maures (Var, Francia) — osservazioni di prima mano sulla pianta coltivata in piena terra e poi in vaso (febbraio 2012, −7 °C sul posto), pubblicate nella pagina francese del genere su questo sito. Osservazione diretta del giardino.

Bibliografia

  • Kunze, G. (1839). Lomaria eriopus. Linnaea 13: 152. [Descrizione della specie come felce; rilevato tramite IPNI, testo non consultato.]
  • Moore, T. (1853). [Descrizione di Stangeria paradoxa.] Hooker’s Journal of Botany and Kew Garden Miscellany 5: 228. [Pubblicazione del genere; rilevato tramite IPNI, titolo dell’articolo non verificato.]
  • Baillon, H. (1892). Histoire des plantes 12: 68, in nota. [Combinazione Stangeria eriopus; rilevato tramite IPNI, testo non consultato.]
  • Osborne, R., Grove, A., Oh, P., Mabry, T.J., Ng, J.C. & Seawright, A.A. (1994). The magical and medicinal usage of Stangeria eriopus in South Africa. Journal of Ethnopharmacology 43. [Commercio sui mercati di Durban, cicasina, solfato di sodio; articolo con revisione paritaria, consultato tramite il riassunto, paginazione non verificata.]
  • Christenhusz, M.J.M., Reveal, J.L., Farjon, A., Gardner, M.F., Mill, R.R. & Chase, M.W. (2011). A new classification and linear sequence of extant gymnosperms. Phytotaxa 19: 55-70. [Classificazione seguita da POWO; Stangeria nelle Zamiaceae.]
  • Salas-Leiva, D.E. et al. (2013). Phylogeny of the cycads based on multiple single-copy nuclear genes: congruence of concatenated parsimony, likelihood and species tree inference methods. Annals of Botany 112(7): 1263-1278. [Stangeria gruppo fratello di Microcycas e Zamia; articolo con revisione paritaria.]
  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa n.s. 56-57 (2014-2015): 69-103. [Descrizione delle serre napoletane, con Stangeria eriopus; consultato il 10 ottobre 2026.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Stangeria eriopus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41939A50797225. [Categoria VU A2acd+4acd; riferimento rilevato su The World List of Cycads, pagina della Lista Rossa non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Phytotaxa 550: 1-31. [Etimologia dell’epiteto eriopus, «piede lanoso»; citato da The World List of Cycads, titolo dell’articolo non rilevato, testo non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. doi:10.5281/zenodo.21958524. [Lista di riferimento: specie accettata, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]