Encephalartos inopinus, la cicadea di Lydenburg, è una cicadea sudafricana con tronchi ramificati fin dalla base, eretti o prostrati, e foglie blu-verdi le cui sottili foglioline si allargano e poi si ricurvano verso il basso; il suo descrittore la paragonava a un Dioon messicano. Questa specie del genere Encephalartos, descritta nel 1964, è sempre stata nota solo in una piccola zona di gole delle valli dell’Olifants e dello Steelpoort, nell’antico distretto di Lydenburg, oggi nella provincia del Limpopo secondo The World List of Cycads. Il bracconaggio l’ha quasi, o forse del tutto, cancellata dalla natura: 677 piante contate nel 1992, 81 nel 2004 e nessuna ritrovata nei sorvoli del 2008 e del 2012. La IUCN la classifica in pericolo critico (valutazione pubblicata nel 2022). In coltivazione è considerata più sensibile al marciume della maggior parte delle altre cicadee. In Italia l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava quattro esemplari nel 1993-94.
In sintesi: Encephalartos inopinus
- Nome accettato: Encephalartos inopinus R.A.Dyer (1964), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Species+ e GBIF
- Sinonimi: nessuno secondo The World List of Cycads
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Lydenburg cycad» (PlantZAfrica, Species+)
- Distribuzione naturale: Sudafrica, valli dell’Olifants e dello Steelpoort, antico distretto di Lydenburg; provincia del Limpopo secondo The World List of Cycads e l’autorità scientifica sudafricana, del Mpumalanga secondo PlantZAfrica; forse estinta allo stato selvatico
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR), valutazione di J.D. Bösenberg datata 7 maggio 2020 e pubblicata nel 2022; già CR nel piano d’azione IUCN del 2003
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, con parere sfavorevole dell’UE per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica; specie specialmente protetta nel Limpopo; raccolta in natura vietata in Sudafrica dal febbraio 2007
- Rusticità documentata: «relativamente resistente al gelo» secondo PlantZAfrica; circa 0 °C senza danni a Ravenna nel 2012 (pianta in vaso, a quanto pare); nessun valore negativo misurato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura pareti e affioramenti di dolomia in gole, in una boscaglia decidua da rada a fitta, con circa 375 mm di pioggia soprattutto estiva; in coltivazione sole o mezz’ombra e substrato molto drenante
- Portamento e dimensioni adulte: fino a otto tronchi di 17-25 cm di diametro, alti circa 2 m, quelli prostrati lunghi fino a circa 4,5 m; foglie di 0,8-1,5 m; coni maschili di 18-25 cm, coni femminili di circa 31 cm (Dyer, 1964, 1965 e 1971; PlantZAfrica)
- In Italia: quattro esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); coltivato, a quanto pare in vaso, da un appassionato di Ravenna (forum Tropicamente, 2012-2013)
- Tossicità: semi tossici, come in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Encephalartos inopinus?
Si riconosce dai tronchi relativamente sottili, ramificati fin dalla base, alcuni dei quali finiscono prostrati, e soprattutto dal fogliame: foglie blu-verdi, con rachide quasi diritto e spesso un po’ ritorto verso l’apice, che portano lunghe foglioline strette, prive o quasi di denti, allargate e poi ricurve, le inferiori rivolte verso il basso e ridotte ad alcune spine. Dyer giudicava questo fogliame «tra i più aggraziati del genere». La descrizione originale (Dyer, 1964), completata da quella dei coni (Dyer, 1971), indica:
- Tronchi: ramificati fin dalla base, lunghi circa 2 m (raramente 3 m secondo Dyer, 1965) e larghi 17-23 cm con le basi delle foglie; nel 1969 il tronco eretto più alto misurato in natura raggiungeva circa 1,5 m e il più lungo, prostrato, quasi 4,5 m; PlantZAfrica descrive piante con un solo tronco o con tre-otto tronchi, che emettono polloni liberamente;
- Foglie: lunghe 80-110 cm nella descrizione originale (fino a 1,5 m secondo Dyer, 1965), con un picciolo di 10-20 cm; rachide glabro, quasi diritto, talvolta un po’ rialzato e ritorto verso l’apice; base della foglia coperta da una fitta lanugine bruna che si consuma con l’età; fogliame blu-verde coperto da una pruina argentea secondo PlantZAfrica;
- Foglioline: le mediane lineari, assottigliate, lunghe 14-21 cm e larghe 8-13 mm, pungenti all’apice, glauche di sotto da giovani e poi verdi, a margini interi o raramente con uno o due dentini minuscoli; le superiori leggermente rivolte verso l’alto, le mediane aperte quasi ad angolo retto, le inferiori rivolte verso il basso, un po’ falcate, poi bruscamente ridotte a due-sei spine per lato;
- Coni: da uno a diversi per corona, con squame verdi fittamente coperte di piccole papille bianche che danno loro un aspetto verde chiaro opaco, carattere distintivo tra le specie sudafricane; PlantZAfrica descrive fino a cinque coni maschili e da uno a tre coni femminili per corona, i femminili blu-verdi da giovani e poi giallo-verdastri a maturità, i maschili che restano bluastri;
- Coni maschili: quasi cilindrici, lunghi 18-25 cm e larghi 6,5-8 cm, su un peduncolo di 6-8 cm;
- Coni femminili: largamente cilindrici, alti circa 31 cm e larghi 15 cm per l’unico cono descritto, ancora immaturo, su un peduncolo di 5-6 cm.

Ibridi
Non è documentato alcun ibrido naturale di Encephalartos inopinus. Dyer notava nel 1964 che nessun’altra specie di Encephalartos era nota per molte miglia attorno. In coltivazione il rischio di ibridazione esiste quando più specie producono coni contemporaneamente.
Possibili confusioni
Per il fogliame la specie somiglia poco agli altri Encephalartos sudafricani: Dyer (1965) diceva che ricorda un Dioon messicano, e PlantZAfrica la paragona ai Dioon e alla cubana Microcycas. La sua parentela resta incerta: Dyer la definiva un «enigma» finché i coni femminili erano sconosciuti, e il piano di gestione sudafricano del 2017 indica che nessuna specie è considerata affine. Il rischio di confusione riguarda soprattutto le giovani piante e i semi venduti con questo nome: nel 2013 un collezionista riferiva sul forum francese Fous de palmiers che un amico sudafricano aveva comprato quattro semi di Encephalartos inopinus che non erano germinati, e sospettava che fossero in realtà di Encephalartos longifolius.
Tassonomia
Robert Allen Dyer descrisse la specie nel 1964 su Bothalia (8(2): 169-170), senza conoscerne i coni, sulla base di due piante del distretto di Lydenburg, allora nel Transvaal. Il tipo (Dyer, Verdoorn e Codd 5788, olotipo a Pretoria) fu raccolto nell’agosto 1964 a Kromellenboog, circa un miglio a est della miniera di amianto, su una parete esposta a sud che domina lo Steelpoort. Dyer riprese la specie nella sua revisione del genere in Sudafrica (Bothalia 8(4), 1965), poi nel 1971 descrisse i coni maschili e femminili, raccolti nel gennaio 1969 (Bothalia 10(2): 369-371). The World List of Cycads non le riconosce alcun sinonimo.
Etimologia e storia
L’epiteto latino inopinus significa «inatteso»: Dyer lo scelse per la coincidenza tra la scoperta di una specie «inattesa» e il nome della fattoria dove era stata trovata, Onverwagt, «inatteso» in olandese (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads; PlantZAfrica).
La prima pianta fu trovata per caso nel 1955. Il dottor Helmoed van Hoepen ne portò un pollone a Johannesburg, dove fu coltivato, ma la pianta madre, a una certa distanza da Penge, sembrava poi scomparsa. Una seconda pianta, scoperta da C.A. Els su una parete a est di Kromellenboog, fu esaminata nell’agosto 1964 da una spedizione dell’Istituto di ricerca botanica di Pretoria, il che permise la descrizione. Nel 1969 G.J. Alberts, del servizio di conservazione della natura del Transvaal, percorse la valle dell’Olifants per delimitare l’areale della specie e valutare le raccolte non autorizzate: trovò piante piuttosto sparse, ma nessuna colonia con giovani piante che provasse una rigenerazione da seme (Dyer, 1971).
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano. PlantZAfrica e Species+ usano il nome inglese «Lydenburg cycad», la cicadea di Lydenburg. Non è stato attestato nessun altro nome.
In natura
Encephalartos inopinus è stato noto solo nelle valli dell’Olifants e dello Steelpoort, tra Penge e Kromellenboog e poco oltre, nell’antico distretto di Lydenburg. Le fonti recenti collocano questa zona nel Limpopo (The World List of Cycads, autorità scientifica sudafricana, piano di gestione del 2017), PlantZAfrica nel Mpumalanga.
La specie cresce su pareti e affioramenti rocciosi di dolomia, in gole profonde, in mezzo a una boscaglia decidua da rada a fitta (PlantZAfrica). Secondo l’autorità scientifica sudafricana, le piante crescono soprattutto in una boscaglia fitta, su suolo scheletrico o senza suolo, su pendii ripidi esposti a nord. Nel 1969 circa metà delle piante censite occupava pareti e rocce esposte a nord, le altre esposizioni varie, alcune anche a sud (Dyer, 1971). Le piogge annue sono di circa 375 mm, soprattutto in estate (PlantZAfrica).
La riproduzione naturale sembra essere sempre stata scarsa. PlantZAfrica segnala che i babbuini distruggono i coni femminili immaturi e che i bruchi di una falena, Zeronopsis leopardina, divorano le foglie nuove dei polloni. Secondo il piano di gestione sudafricano del 2017, l’insetto impollinatore della specie non è mai stato identificato.
Stato di conservazione e normativa
Encephalartos inopinus è classificato in pericolo critico (CR) nella Lista rossa IUCN. La valutazione in vigore, di J.D. Bösenberg, è datata 7 maggio 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (GBIF, Crossref); The World List of Cycads indica i criteri A2ad+4ad; B1ab(v)+2ab(v); C2a(i,ii); D, cioè un declino massiccio di una popolazione minuscola e molto localizzata. La valutazione precedente, di J.S. Donaldson (datata 2009, pubblicata nel 2010), la classificava già CR. Nel 2003 il piano d’azione IUCN (Donaldson, 2003) stimava la popolazione in 250-300 piante in rapido declino, minacciata dai prelievi e dal fallimento della riproduzione, e al di fuori di qualsiasi riserva.
Il documento dell’autorità scientifica sudafricana sul parere di commercio non dannoso (approvato nel febbraio 2012, aggiornato nel maggio 2015) descrive questo crollo. Censimenti in elicottero hanno contato 677 piante nel 1992, 113 nel 2001 e 81 nel 2004, cioè un calo dell’83 % e poi del 28 %; i sorvoli del 2008 e del 2012 non hanno ritrovato alcuna pianta, e la specie è forse estinta allo stato selvatico. La causa è il bracconaggio per il commercio orticolo e le collezioni private. Non sarebbe mai stato rilasciato alcun permesso di raccolta in natura per questa specie, ma alcune piante possono essere state prelevate prima delle leggi provinciali degli anni Settanta, e il vivaio pubblico di Hartebeesthoek, attivo dal 1975 al 1998, ha diffuso piantine. Il commercio internazionale, iniziato nel 1986, è avvenuto per il 96 % dopo il 1995; il suo picco, tra il 1995 e il 2001, con un record di 881 esemplari esportati nel 1997, coincide con il crollo della popolazione selvatica. Alla fine del 2011 erano stati esportati dal Sudafrica 2.149 esemplari. Il documento osserva anche che il 30-50 % delle cicadee strappate in natura muore entro pochi anni, che i microchip non hanno scoraggiato i bracconieri e che i servizi di conservazione del Limpopo erano gravemente a corto di personale. Conclude che il commercio delle piante riprodotte artificialmente è stato dannoso e che le esportazioni di piantine devono provenire solo da vivai registrati presso la CITES.
Il piano di gestione della biodiversità degli Encephalartos in pericolo critico e in pericolo, pubblicato nella Gazzetta ufficiale sudafricana il 21 aprile 2017, prevede di costituire una banca genetica al Lowveld National Botanical Garden con piantine donate da coltivatori privati e membri della Cycad Society, e di studiare l’istituzione di una riserva naturale sulle terre comunitarie intorno a Penge, dove la specie cresceva. Osserva che le poche piante dei vivai pubblici producono raramente coni e che il ritorno in natura non è prevedibile a breve o medio termine.
La raccolta di cicadee selvatiche è vietata in tutto il Sudafrica dal febbraio 2007, e la specie è specialmente protetta dalla legge ambientale del Limpopo (2003). Come tutte le specie del genere, Encephalartos inopinus è iscritto nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica, un parere sfavorevole dell’Unione europea riferito a tutto il genere, emesso il 3 dicembre 2010, è stato ritirato l’11 marzo 2011; un parere sfavorevole specifico è stato emesso il 20 giugno 2011, confermato il 7 febbraio 2013, ed è tuttora in vigore; una nuova consultazione sull’intero genere è aperta dal 16 settembre 2026. I semi sono soggetti alle stesse regole delle piante. In Italia una pianta messa in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti CITES ed europei richiesti. Banche dati consultate il 21 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Le fonti affidabili sulla coltivazione sono poche. Secondo PlantZAfrica, Encephalartos inopinus si adatta ai climi temperati e subtropicali, sopporta sia il sole sia la mezz’ombra e tollera il gelo, ed è un’ottima pianta da vaso. Richiede pochissima acqua ed è più sensibile al marciume della maggior parte delle altre cicadee: PlantZAfrica consiglia di migliorare il drenaggio o di piantarla su un pendio, come in natura. Nel suo habitat vive su un suolo roccioso quasi inesistente, con piogge estive e un inverno secco.
In Italia
Secondo uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto Botanico di Napoli, Delpinoa, l’Orto coltivava nel 1993-94 quattro esemplari di Encephalartos inopinus (tabella 1); la loro presenza attuale non è stata verificata. Sul forum Tropicamente un collezionista di Ravenna scriveva nel maggio 2012 che la sua pianta, a quanto pare in vaso, aveva sopportato circa 0 °C senza danni e che non annaffia i suoi Encephalartos in inverno; insisteva sul drenaggio, perché la specie marcisce facilmente, e consigliava in piena terra un terreno in pendenza. Nel 2013 notava che la pianta non aveva prodotto foglie nuove quell’anno.
In Francia e riferimenti internazionali
In Francia è stata trovata una sola testimonianza datata: ad Agen un membro di Fous de palmiers mostrava nel giugno 2011 la nuova corona di foglie del suo Encephalartos inopinus, senza precisare se fosse in vaso o in piena terra. Nella Repubblica Ceca un collezionista descriveva nell’aprile 2015, sullo stesso forum, i suoi Encephalartos in vaso, all’aperto da maggio a settembre, in una piccola serra in primavera e in autunno, e svernati da novembre a febbraio in una cantina poco illuminata, a 7-10 °C di notte e 15-18 °C di giorno: il suo piccolo Encephalartos inopinus con 7 cm di caudice vi produceva due foglie nuove.
Moltiplicazione
Secondo PlantZAfrica la specie si moltiplica facilmente per seme e per polloni, che produce liberamente. I primi stadi sono però delicati: nel 2011 un membro di Fous de palmiers che aveva fatto un tirocinio in un vivaio sudafricano riferiva che le plantule di Encephalartos inopinus sono molto sensibili ai funghi durante la germinazione e le prime foglie, e che il vivaio le annaffiava ogni settimana con un fungicida (mancozeb o simile), il che aveva nettamente migliorato la percentuale di riuscita. In natura i polloni contano poco per la rigenerazione, che avviene soprattutto da seme (autorità scientifica sudafricana, 2015). Semi e polloni rientrano nell’Appendice I della CITES, e nessuna pianta deve essere prelevata in natura.
Malattie e parassiti
Il marciume delle radici e del tronco è il rischio principale: PlantZAfrica giudica la specie più vulnerabile della maggior parte delle cicadee. Le plantule sono sensibili agli attacchi fungini (vedi Moltiplicazione). Nel paese d’origine i bruchi di Zeronopsis leopardina mangiano le foglie giovani dei polloni e ne rallentano la crescita (PlantZAfrica).
Rusticità
PlantZAfrica dice la specie «relativamente resistente al gelo» e capace di sopportare il sole e il gelo, senza indicare valori. L’unico riferimento misurato trovato è quello di Ravenna: circa 0 °C sopportati senza danni, nel 2012, da una pianta a quanto pare in vaso e tenuta all’asciutto in inverno.
In Italia
A parte il caso di Ravenna, non è documentato alcun dato italiano. Come per gli altri Encephalartos, le sopravvivenze al freddo riguardano spesso giovani piante con caudice sotterraneo, protette dall’inerzia termica del suolo; una pianta adulta con tronchi aerei, talvolta prostrati, non ne beneficia. Nel suo habitat l’inverno è secco e la pianta cresce sulla roccia nuda: con inverni umidi, una pianta in piena terra corre più rischi di marciume di un vaso svernato al riparo dalla pioggia.
Riferimenti internazionali, utili per l’Italia
In Francia non è documentato alcun dato di rusticità, e nemmeno altrove fuori dal Sudafrica; i valori di rusticità «USDA» che circolano per questa specie non si basano su alcuna misura pubblicata consultata.
Tossicità e precauzioni
Come le altre cicadee, Encephalartos inopinus contiene glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. PlantZAfrica classifica la specie tra le piante velenose. Nessuno studio riguarda la tossicità propria della specie, ma la pianta non va considerata innocua. Tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso tradizionale proprio di Encephalartos inopinus. La specie è ricercata soprattutto per giardini e collezioni, il che ha alimentato il bracconaggio.
Domande frequenti
Encephalartos inopinus esiste ancora in natura?
Forse no. I censimenti sono passati da 677 piante nel 1992 a 81 nel 2004, e nessun sorvolo ha ritrovato piante nel 2008 né nel 2012. L’autorità scientifica sudafricana ritiene che la specie sia forse estinta allo stato selvatico; sopravvive in coltivazione.
Dove cresceva?
Nelle gole delle valli dell’Olifants e dello Steelpoort, nell’antico distretto di Lydenburg, oggi nel Limpopo secondo la maggior parte delle fonti, su pareti di dolomia spesso esposte a nord.
Perché si chiama «inatteso»?
Perché Dyer volle ricordare la scoperta a sorpresa di una nuova specie in una fattoria chiamata Onverwagt, «inatteso» in olandese.
Come riconoscerlo?
Dai tronchi sottili ramificati fin dalla base, spesso prostrati, e dalle foglie blu-verdi con lunghe foglioline strette, quasi senza denti, ricurve verso il basso; i coni sono coperti di piccole papille bianche.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Non ci sono prove documentate di coltivazione in piena terra in Italia. È considerata relativamente resistente al gelo in Sudafrica e una pianta ha sopportato circa 0 °C a Ravenna, ma è molto sensibile al marciume: substrato molto drenante, poca acqua e inverno all’asciutto sono essenziali.
Si possono acquistare semi o piante?
Solo se provenienti da coltivazione e con i documenti CITES ed europei richiesti. L’Unione europea ha un parere sfavorevole in vigore per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica, e l’autorità sudafricana ha giudicato il commercio dannoso per la specie.
È tossico?
Va considerato tale, come tutte le cicadee, in particolare i semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos inopinus: https://cycadlist.org/scientific_name/307 — nome accettato, autore, pubblicazione (Bothalia 8(2): 169-170, 1964), tipo (Dyer, Verdoorn e Codd 5788, Kromellenboog, olotipo PRE), distribuzione, stato IUCN e criteri, etimologia. Lista di riferimento delle cicadee (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente il 21 ottobre 2026.
- The Cycad Society of South Africa, copia della descrizione originale e della descrizione dei coni (Dyer, 1964 e 1971): https://www.cycad.org/documents/descriptions/Encephalartos/Encephalartos-inopinus.pdf — diagnosi, descrizione, scoperta, coni, prospezione del 1969. Fonte primaria; pagina pubblica, testo letto con riconoscimento ottico dei caratteri il 21 ottobre 2026.
- SANBI, Scientific Authority, «NDF Assessment for Encephalartos inopinus», documento di supporto (approvato nel febbraio 2012, aggiornato nel maggio 2015): https://www.sanbi.org/wp-content/uploads/2026/03/Encephalartos-inopinus-NDF-supporting-document.pdf — censimenti dal 1992 al 2012, habitat, bracconaggio, commercio, tutela, conclusioni sulle esportazioni. Documento ufficiale dell’autorità scientifica CITES del Sudafrica, affidabile; letto il 21 ottobre 2026.
- Gazzetta ufficiale sudafricana n. 40793 del 21 aprile 2017, piano di gestione della biodiversità degli Encephalartos in pericolo critico e in pericolo: https://cer.org.za/wp-content/uploads/2004/09/Cycad-species.pdf — situazione della specie, banca genetica, progetto di riserva a Penge, impollinatore sconosciuto. Testo ufficiale (copia ospitata dal Centre for Environmental Rights), affidabile; letto il 21 ottobre 2026.
- PlantZAfrica (SANBI), Encephalartos inopinus: https://pza.sanbi.org/encephalartos-inopinus — descrizione, coni, habitat, nome inglese, storia, ecologia, coltivazione. Scheda istituzionale (T. Mukoma e L.N. Le Roux, Lowveld National Botanical Garden, luglio 2004), affidabile; consultata il 21 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos inopinus: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/21141/legal — Appendice I della CITES, Allegato A dell’UE, pareri dell’UE (2010-2011, 2011, 2013, 2026), nome inglese. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata tramite la sua API pubblica il 20 ottobre 2026.
- GBIF, Encephalartos inopinus: https://www.gbif.org/species/2683758 — stato IUCN in vigore (CR, Bösenberg 2022). Banca dati di riferimento, affidabile; consultata tramite l’API il 20 ottobre 2026.
- Crossref, valutazione IUCN: https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41890A51057232.en — autore e data della valutazione (7 maggio 2020). Metadati ufficiali; consultati tramite l’API.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — quattro esemplari di Encephalartos inopinus coltivati all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto Botanico di Napoli; testo integrale letto.
- Forum Tropicamente, discussione «Encephalartos inopinus»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/encephalartos-inopinus/ (Ravenna, maggio 2012) e discussione «Le foglie nuove delle Cycadacee»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/ (Ravenna, 2013). Forum italiano di coltivatori, valore indicativo; letto il 21 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers (Francia): https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=147577 (plantule e fungicida in un vivaio sudafricano, 2011); https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=134435 (Agen, 2011); https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=365570 (Repubblica Ceca, in vaso, 2015); https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?p=268401 (semi dubbi, 2013). Forum di coltivatori, valore indicativo; messaggi letti il 21 ottobre 2026.
Bibliografia
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