Cycas falcata

Cycas falcata è una cicadea dell’isola di Sulawesi, in Indonesia, nota in due località del sud-est dell’isola principale e sull’isola di Kabaena, dove vive nell’entroterra, su calcare o su serpentinite. Descritta nel 1999 da Ken Hill, questa specie del genere Cycas deve il nome alle foglioline strette, spesso curvate a falce. Appartiene al gruppo di Cycas rumphii, ma se ne allontana per le foglie carenate, i semi piccoli e i megasporofilli armati di lunghe spine laterali. La IUCN la classifica vulnerabile (2022).

In sintesi: Cycas falcata

  • Nome accettato: Cycas falcata K.D.Hill (1999), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; piante incluse in passato in Cycas riuminiana, nel senso molto ampio di de Laubenfels e Adema (1998)
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Indonesia, Sulawesi (province di Sulawesi Selatan e Sulawesi Tenggara), compresa l’isola di Kabaena
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU, criteri B1ab(iii,v)), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: dal pieno sole all’ombra fitta, dalla foresta chiusa alla savana alberata bassa, su calcare o serpentinite
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto fino a 5 m, di 12-30 cm di diametro; foglie di 1,8-3 m
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici né sui forum consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas falcata?

Due caratteri la rendono riconoscibile: foglioline strette e spesso nettamente arcuate, portate da foglie leggermente carenate, e megasporofilli la cui lamina porta da 16 a 28 spine laterali lunghe e pungenti. Nel suo gruppo sono tratti insoliti, perché le altre specie hanno foglie piatte e megasporofilli appena dentati. Ecco la descrizione data da Lindström, Hill e Stanberg nella loro revisione del 2009:

  • Fusto: eretto, semplice o talvolta ramificato due o tre volte alla base, alto fino a 5 m e di 12-30 cm di diametro.
  • Foglie: di 180-300 cm, verde oliva, lucide, leggermente carenate (foglioline opposte inserite a circa 150°), con 100-200 foglioline; rachide terminato da una coppia di foglioline o da una spina corta; picciolo di 27-62 cm, spinoso per l’80-100% della lunghezza.
  • Foglioline mediane: spesso fortemente falciformi, di 17-30 cm per 7,5-13 mm, inserite a 60-70°, distanziate di 11-17 mm, con margini leggermente ricurvi e apice acuminato; nervatura centrale verde, molto rilevata sulla pagina superiore.
  • Catafilli: largamente triangolari, morbidi, di 4-7 cm, con una corta peluria bruna.
  • Coni maschili: non osservati dagli autori della revisione.
  • Megasporofilli: di 19-27 cm, con tomento bruno, portano 4-6 ovuli glabri; lamina strettamente triangolare di 60-70 mm per 22-32 mm, con 16-28 spine laterali più o meno pungenti di 7-12 mm; spina terminale di 15-28 mm.
  • Semi: ovoidi e appiattiti, di 42-46 mm per 25-34 mm; sarcotesta giallo-arancio, non pruinosa, senza strato fibroso; sottile strato spugnoso interno.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido. Lindström, Hill e Stanberg (2009) non escludono che la specie stessa abbia un’origine ibrida, tra una Cycas del gruppo di Cycas rumphii e una specie dai megasporofilli pettinati, ma precisano che nulla permette di dimostrarlo.

Possibili confusioni

Le specie con cui può essere confusa si distinguono soprattutto per le foglie, i megasporofilli e i semi:

  • Cycas rumphii, presente sulle coste dell’Indonesia orientale: foglie piatte, megasporofilli senza spine laterali evidenti, semi più grossi e crestati, ambiente litorale;
  • Cycas edentata, cicadea litorale dell’Indonesia occidentale e del Sud-est asiatico: foglie piatte molto lucide, foglioline più larghe, megasporofilli quasi privi di denti;
  • Cycas macrocarpa (Thailandia, penisola malese) e Cycas riuminiana (Filippine), che hanno anch’esse megasporofilli profondamente dentati, ma semi senza strato spugnoso e con sarcotesta fibrosa.

Tassonomia

Cycas falcata è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Ken Hill la descrisse nel 1999 sul Kew Bulletin (volume 54, pagina 209), su un tipo raccolto il 7 agosto 1993 sul monte Katopi, nell’isola di Kabaena, 18 km a nord-ovest di Tangkeno (McDonald & Ismael 4184, olotipo a Kew). De Laubenfels e Adema (1998) avevano incluso queste piante di Sulawesi in una concezione ampia e poco precisa di Cycas riuminiana.

Lo strato spugnoso del seme la colloca senza ambiguità nella sottosezione Rumphiae della sezione Cycas, cioè nel gruppo di Cycas rumphii. Se ne discosta però per diversi tratti: semi piccoli, megasporofilli con lunghe spine laterali, foglie carenate, foglioline strette e falciformi. Lindström e colleghi (2009) vi leggono un carattere derivato: una specie di un gruppo soprattutto litorale, i cui semi sono dispersi dal mare, che ha colonizzato ambienti interni e suoli particolari.

Etimologia e storia

L’epiteto falcata viene dal latino falcatus, «a forma di falce», e allude alle foglioline nettamente arcuate. Gli esemplari noti furono raccolti tra il 1978 e il 1993, in particolare tra Soroako e Wasuponda e sulla riva sud del lago Matano nel 1979, e intorno alla palude di Opa nel 1978. Non è documentata alcuna storia di introduzione in coltivazione.

Nomi comuni

Nelle fonti consultate non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano, né in inglese, né in indonesiano.

In natura

Cycas falcata è nota in due località dell’isola principale di Sulawesi (province di Sulawesi Selatan e Sulawesi Tenggara) e sull’isola di Kabaena, al largo della costa sud-orientale. Occupa ambienti molto vari, dalla foresta chiusa alla savana alberata bassa dominata dalle graminacee, in pieno sole come all’ombra fitta, su calcare o su serpentinite. Questo habitat interno contrasta con quello delle altre specie del suo gruppo, quasi tutte vicine alle coste.

L’impollinatore, la fenologia e gli animali che disperdono i semi non sono documentati; nel 2009 non erano stati osservati nemmeno i coni maschili.

Stato di conservazione e normativa

Cycas falcata è classificata vulnerabile (VU) dalla IUCN, secondo i criteri B1ab(iii,v) (areale ridotto, declino della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi), nella valutazione di John Donald Bösenberg pubblicata nel 2022; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2009 Lindström e colleghi la giudicavano poco minacciata a breve termine ma vulnerabile a lungo termine e raccomandavano la categoria «quasi minacciata», mentre quella ufficiale era allora «dati insufficienti» (Donaldson, 2003). Auspicavano nuovi studi sul campo. Le minacce precise che gravano sui suoi siti non sono descritte nelle fonti consultate.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas falcata rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, sono esentati, mentre il commercio internazionale delle piante richiede un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, elenca la specie con questo statuto e una distribuzione limitata all’Indonesia (ricerca del 12 ottobre 2026). Non è stata trovata alcuna protezione nazionale italiana propria della specie.

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore la prova della provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Per Cycas falcata non sono state pubblicate raccomandazioni di coltivazione e non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione sui forum francesi o italiani. Il suo ambiente naturale (clima equatoriale, suoli calcarei o serpentinitici, luce variabile) indica una pianta da serra calda alle nostre latitudini, su un substrato minerale ben drenato; è una deduzione dall’habitat, non un dato documentato. Nulla indica che la specie sia presente nel commercio europeo.

In Italia

Cycas falcata non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Sul forum Tropicamente la ricerca di «falcata» porta solo a discussioni su altre piante (orchidee, Erythrina, Opuntia, Albizia falcata), mai a questa cicadea. Non è documentata alcuna pianta coltivata in Italia.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi. Non è stato pubblicato alcun dato di germinazione proprio della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; chiedete che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. Le cocciniglie delle cicadee, tra cui Aulacaspis yasumatsui, possono colpire tutte le specie coltivate.

Rusticità

Per Cycas falcata non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Il suo areale si trova pochi gradi a sud dell’equatore, e nulla permette di affermare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Lo stesso vale per il sud-est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane: la ricerca sui forum Fous de palmiers e Tropicamente non ha dato alcun riscontro di resistenza al freddo, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures non ha pubblicato osservazioni su questa specie.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun rilievo di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità propria di Cycas falcata. Il rischio è invece ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, il BMAA. L’ASPCA classifica la cicade del Giappone (Cycas revoluta) tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso di questa specie.

Domande frequenti

Che cosa vuol dire falcata?

«A forma di falce», in latino. Il nome descrive le foglioline strette e arcuate, il carattere più visibile della specie.

Dove cresce?

A Sulawesi, in Indonesia: in due località del sud-est dell’isola principale e sull’isola di Kabaena, lontano dalle coste, su calcare o serpentinite.

È parente di Cycas rumphii?

Sì, per il seme, che come quello di Cycas rumphii ha uno strato spugnoso. Le foglie carenate, le foglioline a falce e i megasporofilli spinosi però la distinguono nettamente.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica vulnerabile dal 2022, per il suo areale molto ridotto e il declino del suo habitat.

Si trova in commercio?

Non è stata trovata alcuna offerta documentata. Nelle fonti consultate la specie non risulta coltivata in Europa.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

No, con ogni probabilità. Non esiste alcun dato sul freddo; è una pianta di clima equatoriale, da tenere in serra calda.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esiste alcuna analisi propria della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

Leggi anche su Succulentes

Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Hill, K.D. (1999). Cycas falcata (Cycadaceae), a new species from Sulawesi, Indonesia. Kew Bulletin 54(1): 209 e segg. doi:10.2307/4111041 [Protologo; non consultato direttamente (JSTOR), titolo verificato su Crossref.]
  • Lindström, A.J., Hill, K.D. & Stanberg, L.C. (2009). The genus Cycas (Cycadaceae) in Indonesia. Telopea 12(3): 385-418. doi:10.7751/telopea20095826 [Descrizione (pp. 397-400), distribuzione, habitat, statuto; testo integrale consultato.]
  • Lindström, A.J., Hill, K.D. & Stanberg, L.C. (2008). The genus Cycas (Cycadaceae) in The Philippines. Telopea 12(1): 119-145. doi:10.7751/telopea20085805 [Trattamento di Cycas riuminiana da parte di de Laubenfels e Adema; testo integrale consultato.]
  • Laubenfels, D.J. de & Adema, F. (1998). A taxonomic revision of the genera Cycas and Epicycas gen. nov. (Cycadaceae). Blumea 43(2): 351-400. [Concezione molto ampia delle specie; non consultato direttamente, citato secondo The World List of Cycads.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Cycas falcata. The IUCN Red List of Threatened Species: e.T42092A68900953. [Valutazione della Lista rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]