Aloe vera è, senza dubbio, la pianta succulenta più conosciuta dell’umanità. Utilizzata da millenni per le sue proprietà lenitive e curative, è oggi al centro di un’industria globale che spazia dalla cosmesi alla farmaceutica, dall’alimentazione funzionale all’integrazione sportiva. Il suo nome deriva dall’arabo alloeh (« sostanza amara e brillante ») e dal latino vera (« vera, autentica »), a distinguerla dalle centinaia di altre specie del genere con le quali viene spesso confusa. Gli antichi Egizi la chiamavano « pianta dell’immortalità » e la impiegavano nei rituali di imbalsamazione; le regine Nefertiti e Cleopatra la utilizzavano nei loro trattamenti di bellezza. La Bibbia, i testi ayurvedici indiani e i trattati di medicina cinese la menzionano tutti, testimoniando un uso universale e transculturale.
Aloe vera appartiene alla famiglia delle Asphodelaceae e al genere Aloe, che conta circa 500 specie distribuite in Africa, Madagascar e nella penisola arabica. A differenza delle grandi aloe arborescenti ornamentali come Aloe marlothii o Aloe vaombe, Aloe vera è una pianta di taglia modesta, quasi acaule, che si moltiplica abbondantemente per polloni basali. La sua facilità di coltura, la sua rapidità di crescita e soprattutto la ricchezza in gel mucillaginoso delle sue foglie ne fanno la sola specie del genere coltivata su scala industriale – con centinaia di migliaia di ettari nel mondo, dal Messico alla Cina, dalle Isole Canarie alla Sardegna.
Scheda sintetica
| Famiglia | Asphodelaceae (sottofamiglia Asphodeloideae) |
|---|---|
| Genere | Aloe |
| Specie | Aloe vera (L.) Burm.f. (1768) |
| Sinonimi principali | Aloe barbadensis Mill. (1768); Aloe vulgaris Lam.; Aloe indica Royle; Aloe perfoliata var. vera L. (1753) |
| Nomi comuni | Aloe vera (it., en., fr.), Aloe delle Barbados, Pianta dell’immortalità, True Aloe, Burn Plant, First Aid Plant |
| Areale naturale | Penisola arabica sud-orientale (monti Hajar, Oman nord-orientale, Emirati Arabi Uniti orientali) |
| Areale di naturalizzazione | Nord Africa, Isole Canarie, Capo Verde, Madeira, bacino mediterraneo, Caraibi, America Centrale, Florida, India, Cina meridionale |
| Habitat | Zone aride e semiaride, sabbie costiere, rocce calcaree, dal livello del mare a bassa altitudine |
| Portamento | Succulenta erbacea perenne, quasi acaule (stelo cortissimo), cespitosa per emissione di polloni |
| Altezza | 60–100 cm (rosetta); scapo fiorale fino a 90 cm |
| Fioritura | Estate (maggio–agosto nell’emisfero nord) |
| Colore dei fiori | Giallo (tubolare, pendulo) |
| Rusticità | Da 0°C a –2°C (substrato asciutto, episodi brevi); zona USDA 9a–11 |
| Moltiplicazione | Polloni basali (metodo principale), semina |
| Stato di conservazione | Non valutata (IUCN); esclusa dall’Appendice II CITES (unica specie del genere Aloe non sottoposta a regolamentazione commerciale) |
Come riconoscere Aloe vera
Aloe vera è una pianta erbacea succulenta perenne, quasi priva di fusto o munita di uno stelo cortissimo (caudiciforme) che resta nascosto alla base della rosetta. La pianta si propaga lateralmente per mezzo di rizomi sotterranei e produce abbondanti polloni (detti « pups » in inglese) attorno alla pianta madre, formando progressivamente dei cespi densi. È questa capacità di moltiplicazione vegetativa che ha permesso la diffusione colturale della specie in tutto il mondo, spesso a partire di un unico clone ancestrale.
Le foglie sono disposte in una rosetta densa, lanceolate, lunghe 30–60 cm e larghe 6–10 cm alla base, acuminate all’apice. Sono spesse, carnose, di colore verde-grigio a verde-glauco, talvolta punteggiate di macchie chiare (soprattutto nelle piante giovani o nella varietà chinensis). I margini sono bordati da piccoli denti triangolari rosati, distanziati di 10–20 mm. In sezione trasversale, la foglia rivela tre strati distinti: una cuticola esterna protettiva (la « corteccia »), uno strato mediano di lattice giallo amaro ricco di aloina e antrachinoni, e un cuore di gel trasparente e mucillaginoso (composto al 99% di acqua e per il restante 1% di polisaccaridi, in particolare acemannano, vitamine, minerali, enzimi e aminoacidi). È questo gel interno che costituisce la materia prima dell’industria dell’aloe.
L’infiorescenza è un racemo semplice, portato su uno scapo eretto di 60–90 cm. I fiori sono tubolari, penduli, lunghi 2–3 cm, di colore giallo (talvolta con sfumature aranciate). La fioritura avviene in estate, tra maggio e agosto nell’emisfero nord, ma solo su piante mature di almeno 3–4 anni, e raramente su esemplari coltivati in appartamento a causa della luce insufficiente. L’impollinazione è entomofila e ornitofila (api, colibrì). La produzione di semi è possibile ma richiede l’impollinazione incrociata tra cloni diversi, poiché molte popolazioni coltivate sono geneticamente uniformi.
Nota tassonomica. La nomenclatura di questa specie ha una storia particolarmente intricata. La prima descrizione risale a Linneo (1753), che la classificò come Aloe perfoliata var. vera. Nel 1768, Nicolaas Laurens Burman la elevò al rango di specie sotto il binomio Aloe vera nella sua Flora Indica, con una precedenza di dieci giorni sulla pubblicazione di Philip Miller che la descriveva come Aloe barbadensis. L’analisi del DNA suggerisce una parentela stretta con Aloe perryi (Yemen), Aloe forbesii e Aloe sinkatana. L’origine arabica della specie è oggi largamente accettata, sebbene la sua coltivazione antichissima renda quasi impossibile la determinazione del suo areale primitivo esatto.
Una pianta, un’industria mondiale
Aloe vera è la sola specie del genere Aloe esclusa dall’Appendice II della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species), proprio perché il suo commercio mondiale è talmente massiccio e la pianta talmente diffusa in coltura che la sua regolamentazione sarebbe impraticabile. Questa esclusione riflette una realtà economica impressionante: il mercato globale dell’aloe vera (materie prime: gel, concentrati, polveri) è stato valutato a circa 941 milioni di dollari nel 2025, con una crescita annua stimata al 6–7%, e una proiezione che lo porterà a superare 1,6 miliardi di dollari entro il 2034.
I prodotti dell’aloe
Dalla foglia di Aloe vera si ricavano due prodotti distinti. Il gel (mucillagine interna trasparente) è la materia prima principale, utilizzata in cosmesi (creme idratanti, doposole, maschere), in alimentazione (bevande funzionali a base di aloe, integratori alimentari, yogurt) e in campo medico (trattamento di ustioni superficiali, abrasioni cutanee, coadiuvante nella cicatrizzazione). Il secondo prodotto è il lattice (succo giallo concentrato, detto anche « succo condensato »), estratto dallo strato sottocutaneo della foglia, ricco di aloina e antrachinoni ad azione lassativa. Questo lattice, un tempo largamente impiegato in farmacia come purgante, è oggi soggetto a restrizioni normative in diversi paesi (la FDA statunitense ne ha vietato l’uso nei farmaci da banco nel 2002).
L’industria cosmetica e quella delle bevande funzionali sono attualmente i due principali motori della domanda mondiale. L’interesse per i prodotti naturali, biologici e « plant-based » alimenta una crescita sostenuta, particolarmente in Europa, in Nord America e nell’area Asia-Pacifico.
I grandi produttori mondiali
La geografia della produzione di Aloe vera riflette le esigenze climatiche della pianta: zone tropicali o subtropicali aride, con forte insolazione e inverni miti. Le Americhe concentrano circa il 76% delle superfici coltivate a livello mondiale.
Messico – È il primo produttore mondiale (circa 34% della produzione globale). Le coltivazioni si concentrano nella penisola dello Yucatán e negli stati di Baja California e Sonora. Il Messico è anche un polo di trasformazione industriale, con impianti di estrazione e concentrazione del gel che riforniscono il mercato nordamericano ed europeo. L’azienda Aloecorp, uno dei leader mondiali, vi ha recentemente acquisito tre stabilimenti.
Honduras e Repubblica Dominicana – Secondo e terzo produttore (circa 18% e 14% rispettivamente). La Repubblica Dominicana è un importante esportatore di prodotti biologici certificati, con circa 14 000 agricoltori biologici. Le condizioni tropicali favoriscono una crescita rapida delle piante.
Stati Uniti – La produzione si concentra nel Texas meridionale (dove Forever Living Products, il più grande produttore mondiale di prodotti a base di aloe, possiede vaste coltivazioni biologiche) e in Arizona. Altre aziende storiche includono Terry Laboratories (Phoenix, fondata nel 1973), Lily of the Desert (Coolidge, Arizona, fondata nel 1971) e Aloe Laboratories (Dallas, Texas). La maggior parte della materia prima consumata negli Stati Uniti viene tuttavia importata dal Messico.
Tailandia e Cina – La Tailandia è il primo produttore asiatico e rappresentava circa un terzo della produzione mondiale di gel. La Cina è un mercato in forte espansione, con una tradizione di medicina tradizionale che incorpora l’aloe e una capacità produttiva domestica significativa.
Brasile, Venezuela, Costa Rica – Completano il quadro dei grandi produttori americani, con coltivazioni destinate sia al mercato interno sia all’esportazione.
Le Isole Canarie: il polo europeo d’eccellenza
Le Isole Canarie (Spagna) rappresentano il principale centro di produzione di Aloe vera in Europa – e probabilmente il luogo dove la qualità del prodotto raggiunge i livelli più elevati al mondo, grazie alla combinazione di un clima mite e stabile, di un’insolazione eccezionale e di suoli vulcanici porosi e ricchi di minerali.
La storia dell’aloe alle Canarie è antica: il navigatore scozzese George Glas, nel 1764, descriveva già « aloes in shrubs » che crescevano spontaneamente nel paesaggio. Cristoforo Colombo imbarcò abbondanti scorte di aloe dalle Canarie sulle sue navi dirette verso il Nuovo Mondo – e i coloni diffusero la pianta in America con il nome di « unguento delle Canarie » (ungüento canario).
Oggi, le coltivazioni commerciali si concentrano sulle isole di Fuerteventura, Lanzarote e Gran Canaria. AVISA (Canary Aloe), con sede a Fuerteventura e oltre 30 anni di esperienza, è l’unica azienda dell’arcipelago che controlla l’intera filiera dalla coltivazione alla trasformazione in prodotti cosmetici e alimentari. Lanzaloe, a Órzola (Lanzarote), gestisce quella che è presentata come la più grande piantagione biologica di Aloe vera d’Europa, con oltre 250 000 piante e un parco visitabile gratuitamente. Vidaloe, a Fuerteventura, pratica la coltivazione ecologica certificata dal 2014. Finca Canarias opera su Gran Canaria, Tenerife, Lanzarote e Fuerteventura con visite guidate e produzione artigianale.
Secondo i produttori canari, l’aloe coltivata alle Canarie contiene una concentrazione di principi attivi fino a tre volte superiore a quella di aloe proveniente da altre regioni, grazie all’insolazione costante, all’umidità marina e alla porosità dei suoli vulcanici che impediscono il ristagno idrico. Il livello di solidi della pianta (circa 1,30%) supera ampiamente il minimo raccomandato dall’International Aloe Science Council (IASC, 0,5%).
La produzione in Italia
L’Italia non è tradizionalmente un paese produttore di aloe su scala industriale, ma la situazione è in evoluzione rapida. La crescente domanda di prodotti biologici « made in Italy » e la possibilità di valorizzare terreni marginali del Meridione hanno stimolato lo sviluppo di coltivazioni commerciali, soprattutto in tre regioni.
Sardegna – Enervitabio, con sede nel sud-ovest dell’isola, è il maggiore produttore italiano di Aloe vera e Aloe arborescens. Le sue coltivazioni biologiche certificate (CCPB) si estendono su oltre 18 ettari sotto serra, dove le piante crescono in un microclima protetto dal gelo e dall’irraggiamento eccessivo. La filiera è interamente italiana, dalla coltivazione al prodotto finito. Le foglie sono raccolte da piante di almeno sei anni d’età, per garantire un’elevata concentrazione di principi attivi.
Sicilia – L’azienda Aloe Von der Weid coltiva Aloe arborescens e Aloe vera in piena terra in Sicilia dal 1997, una delle più antiche esperienze italiane nel settore. Alle pendici dell’Etna, il suolo vulcanico ricco di minerali e il clima mite favoriscono la qualità del gel. Altre aziende siciliane producono aloe biologica sulle piane costiere della costa meridionale.
Puglia – L’azienda biologica Mater, nella riserva naturale di Torre Guaceto (Brindisi), coltiva Aloe vera var. barbadensis Miller in piena terra, sfruttando il clima caldo e secco del litorale adriatico. Le piante si sono adattate alle intense radiazioni solari estive e alla scarsità d’acqua della riserva, sviluppando foglie particolarmente carnose e concentrate in principi attivi.
La maggior parte dell’aloe consumata in Italia è ancora importata – principalmente dal Texas (Forever Living Products è il distributore dominante anche nel mercato italiano) e dall’America Latina. Tuttavia, il settore della produzione locale è in espansione, con un numero crescente di agricoltori del Centro-Sud interessati a diversificare le proprie colture. In Europa, la Spagna (Canarie e Andalusia) resta il solo paese con una produzione quantitativamente rilevante.
Il ruolo dell’IASC. L’International Aloe Science Council (IASC) è l’organismo di certificazione di riferimento per l’industria mondiale dell’aloe. La certificazione IASC garantisce che i prodotti contengono effettivamente del gel d’aloe di qualità, con un tasso minimo di solidi (acemannano e polisaccaridi) verificato in laboratorio. I rivenditori della grande distribuzione, soprattutto in Europa, esigono questa certificazione – creando di fatto un mercato a due livelli dove i prodotti non certificati faticano a trovare uno spazio sugli scaffali.
Rusticità: quanto freddo sopporta Aloe vera?
Aloe vera è originaria della penisola arabica, dove le temperature invernali sono miti. La pianta è significativamente più sensibile al freddo rispetto a molte aloe sudafricane di montagna. Tuttavia, la sua diffusione mondiale in zone a clima mediterraneo e subtropicale ha permesso di accumulare un vasto corpus di esperienze sulla sua tolleranza al gelo.
I dati di riferimento
La maggior parte delle fonti indica una tolleranza minima intorno a 0°C/–2°C per brevi episodi, su substrato perfettamente asciutto. In pratica, le foglie cominciano a subire danni (macchie acquose, imbrunimenti) non appena la temperatura scende sotto 0°C. Il gelo prolungato (diverse ore sotto 0°C) può distruggere la rosetta; tuttavia, se le radici e il meristema basale restano vivi, la pianta può ricacciare dalla base nella stagione successiva. Alcuni autori segnalano la sopravvivenza del sistema radicale fino a –4°C/–5°C in terreno molto asciutto e drenante, ma con perdita completa della parte aerea.
Le zone USDA raccomandate vanno da 9a (con protezione) a 11. Nelle zone 8b, la coltivazione permanente in piena terra è possibile solo in microclimi particolarmente protetti e con la consapevolezza che la pianta sarà periodicamente distrutta dalla parte aerea e dovrà ricacciare dalla base.
Esperienze in clima mediterraneo
Nel bacino mediterraneo, Aloe vera è largamente naturalizzata sulle coste e sulle isole: Isole Canarie, Marocco, Algeria, Tunisia, Sicilia, Sardegna, Malta, Creta, coste turche, coste levantine. In queste zone, la pianta cresce spontaneamente nelle fessure delle rocce, sui muretti a secco, nelle macerie e nelle siepi abbandonate, a testimonianza della sua antichissima coltivazione e del suo carattere subspontaneo.
In Italia meridionale – Sicilia, Sardegna, Calabria costiera, Puglia, Campania costiera – la coltivazione in piena terra è fattibile senza particolari problemi nelle zone dove le gelate sono rare o assenti (costa a clima Csa con minime invernali superiori a 2–3°C). Nelle Isole, la coltivazione in piena terra è la norma, sia a scopo ornamentale sia produttivo.
Sulla Costa Azzurra e sulla Riviera ligure, Aloe vera si coltiva in piena terra nei microclimi riparati delle fasce costiere, al piede dei muri esposti a sud, nelle rocaille ben drenate. La pianta vi è comune nei giardini privati e fiorisce regolarmente. Tuttavia, le gelate occasionali (–2°C/–4°C) possono danneggiare severamente le foglie; un riparo con tessuto non tessuto è raccomandato durante le ondate di gelo.
Nel Centro Italia (Roma, costa laziale, Toscana costiera), la coltivazione in piena terra è possibile ma rischiosa: le gelate, anche brevi, possono distruggere la parte aerea. La pianta ricaccia spesso dalla base in primavera, ma l’aspetto estetico ne soffre considerevolmente. La coltura in vaso, con svernamento in veranda o in serra fredda, è la scelta più prudente a partire dalla latitudine di Roma verso nord.
Nel Nord Italia, Aloe vera è esclusivamente una pianta d’appartamento o da terrazza estiva, da riparare durante l’inverno in un ambiente luminoso e fresco (5–15°C).
Rusticità comparata per regione
| Regione | Piena terra? | Note |
|---|---|---|
| Isole Canarie, coste marocchine | Sì, senza problemi | Clima ideale. Coltivazione industriale. Nessuna protezione necessaria. |
| Sicilia, Sardegna, isole italiane | Sì, con precauzioni minime | Coltivazione produttiva possibile. Protezione solo nelle zone interne soggette a gelo. |
| Calabria, Puglia, Campania costiere | Sì, con precauzioni | Possibile in zone costiere riparate. Protezione TNT durante le ondate di gelo. |
| Costa Azzurra, Riviera ligure di ponente | Possibile, rischioso | Comune nei giardini costieri. Danni fogliari frequenti durante le gelate. Piede di muro a sud. |
| Roma, Lazio costiero, Toscana costiera | Sconsigliato | Sopravvive in microclimi protetti ma viene regolarmente danneggiata. Vaso preferibile. |
| Centro Italia interno, Nord Italia | No | Solo in vaso, ricovero invernale obbligatorio. Pianta d’appartamento o da serra. |
| Texas meridionale, Arizona, Florida | Sì | Coltivazione industriale. Condizioni eccellenti. |
| Messico (Yucatán, Baja California) | Sì | Primo produttore mondiale. Condizioni ottimali. |
Aloe vera e Aloe arborescens: le due aloe più coltivate in Italia
In Italia, il termine generico « aloe » designa indistintamente due specie molto diverse, che vengono spesso confuse. Il confronto è utile perché le due piante non presentano le stesse qualità agronomiche e commerciali.
| Carattere | Aloe vera | Aloe arborescens |
|---|---|---|
| Origine | Penisola arabica | Africa australe (Sudafrica, Mozambico, Zimbabwe) |
| Portamento | Quasi acaule, a rosetta basale | Arbustiva, con fusti ramificati fino a 2–3 m |
| Foglie | Larghe (6–10 cm), spesse, molto ricche in gel | Strette (4–6 cm), meno carnose, più fibrose |
| Colore dei fiori | Giallo | Rosso-arancio |
| Rusticità | 0°C / –2°C | –3°C / –5°C (più rustica) |
| Resa in gel per foglia | Elevata (foglie grandi e carnose) | Più bassa (corteccia più spessa, meno gel) |
| Uso industriale | Specie di riferimento mondiale per la cosmesi e l’alimentare | Uso più locale (Italia, Giappone); ricetta di Padre Romano Zago |
| Moltiplicazione | Polloni basali (molto abbondanti) | Polloni basali, talee di fusto |
| CITES | Esclusa dall’Appendice II | Appendice II |
In sintesi: Aloe vera è preferita dall’industria per la resa in gel superiore e la facilità di lavorazione delle foglie. Aloe arborescens è più rustica e quindi più adatta alla coltivazione in piena terra nel Centro-Sud Italia, e gode di una tradizione d’uso popolare particolarmente radicata in Italia (soprattutto dopo la diffusione della ricetta attribuita a Padre Romano Zago). In Sicilia, entrambe le specie vengono coltivate commercialmente, spesso nella stessa azienda.
Come coltivare Aloe vera
Esposizione
Aloe vera richiede pieno sole per svilupparsi correttamente e produrre foglie carnose. In appartamento, collocare la pianta davanti a una finestra esposta a sud o sud-ovest, la più luminosa possibile. Un’esposizione insufficiente è la causa principale della crescita stentata e dell’assenza di fioritura nelle piante d’interno. All’esterno, nel Sud Italia, il pieno sole è ideale; in piena estate, nelle zone molto calde (entroterra siciliano, Sardegna meridionale), una leggera ombra pomeridiana può evitare scottature fogliari. Attenzione: un’esposizione eccessiva e improvvisa dopo un inverno trascorso in interiore causa facilmente ustioni marroni sulle foglie.
Substrato
Il drenaggio è il fattore chiave. In vaso, utilizzare un terriccio per cactacee o preparare un miscuglio con il 50–60% di componente minerale (pomice, perlite, sabbia grossolana) e il 40–50% di terriccio magro. I vasi in terracotta, che permettono l’evaporazione laterale dell’acqua, sono preferibili a quelli in plastica. In piena terra, l’ideale è un suolo sabbioso, calcareo o vulcanico, ben drenato. Se il terreno è argilloso, creare una butte o una rocaille rialzata con abbondante materiale drenante. Aloe vera tollera un pH leggermente alcalino (6,5–8,0).
Irrigazione
In piena terra, nel Sud Italia, la pianta può sopravvivere senza irrigazione supplementare grazie alle riserve idriche delle foglie. Tuttavia, per una produzione di gel di qualità, l’irrigazione regolare durante l’estate (una volta alla settimana, lasciando asciugare completamente il substrato tra un apporto e l’altro) produce foglie più turgide e carnose. In vaso, la regola aurea è: irrigare abbondantemente e poi lasciare asciugare completamente il substrato prima dell’irrigazione successiva. In inverno, sospendere quasi completamente le irrigazioni (un apporto leggero ogni 3–4 settimane in appartamento, nessun apporto in serra fredda). L’eccesso idrico in inverno è la causa principale di morte per marciume radicale.
Concimazione
Esigenze modeste. Un concime liquido per piante grasse, a metà dose, una volta al mese da aprile a settembre. Per le coltivazioni produttive, si consiglia la raccolta delle foglie solo da piante di almeno 3 (idealmente 6) anni, per garantire una concentrazione ottimale di principi attivi. L’irrigazione deve essere sospesa almeno 8 giorni prima della raccolta delle foglie.
Moltiplicazione
Aloe vera si moltiplica con estrema facilità per separazione dei polloni basali, che compaiono attorno alla pianta madre non appena questa raggiunge la maturità. È sufficiente separare il pollone (attendere che abbia almeno 4–5 foglie proprie e qualche radice), lasciarlo asciugare 1–2 giorni all’ombra per cicatrizzare il taglio, poi piantarlo in un substrato per cactacee. L’attecchimento è quasi garantito. La moltiplicazione per seme è possibile ma lenta e poco praticata, poiché la pianta si propaga abbondantemente per via vegetativa.
Parassiti e malattie
Aloe vera è una pianta generalmente robusta. I problemi più frequenti in coltivazione sono: le cocciniglie cotonose (Planococcus spp.) e le cocciniglie a scudetto, che si insediano alla base delle foglie e nelle ascelle; gli afidi, soprattutto in primavera sulle infiorescenze; la ruggine dell’aloe (Phakopsora pachyrhizi), che si manifesta con macchie nere circolari sulle foglie; e le macchie fogliari causate da funghi (Curvularia, Alternaria). Il marciume radicale (da eccesso idrico, soprattutto in inverno) resta la causa di mortalità più frequente in coltivazione.
Le formiche che allevano le cocciniglie rappresentano spesso il vero problema: il controllo delle formiche è frequentemente la chiave per prevenire le infestazioni di cocciniglie. In piena terra, un annaffiamento con soluzione di sapone di Marsiglia diluito è un rimedio preventivo efficace contro le cocciniglie.
Link utili
Plants of the World Online (POWO/Kew). La scheda ufficiale di Aloe vera con distribuzione, sinonimia e classificazione tassonomica aggiornata: powo.science.kew.org – Aloe vera.
International Aloe Science Council (IASC). L’organismo internazionale di certificazione e standardizzazione della qualità dell’aloe: iasc.org.
Lanzaloe – La più grande piantagione biologica d’Europa. A Órzola (Lanzarote, Isole Canarie), visita gratuita con oltre 250 000 piante: lanzaloe.com.
Enervitabio – Il maggiore produttore italiano. Coltivazione biologica certificata in Sardegna, oltre 18 ettari: enervitabio.com.
Wikipedia (en). L’articolo enciclopedico su Aloe vera, con un’ampia bibliografia scientifica: en.wikipedia.org – Aloe vera.
Bibliografia
Linnaeus, C. (1753). Species Plantarum, vol. 1, p. 320. [Prima descrizione come Aloe perfoliata var. vera.]
Burman, N.L. (1768). Flora Indica. Leiden, p. 83. [Descrizione di Aloe vera (L.) Burm.f.]
Reynolds, G.W. (1966). The Aloes of Tropical Africa and Madagascar. The Aloes Book Fund, Mbabane.
Carter, S., Lavranos, J.J., Newton, L.E. & Walker, C.C. (2011). Aloes: The Definitive Guide. Kew Publishing, Royal Botanic Gardens, Kew.
Grace, O.M., Klopper, R.R., Figueiredo, E. & Smith, G.F. (2011). The Aloe Names Book. Strelitzia 28. SANBI, Pretoria.
Surjushe, A., Vasani, R. & Saple, D.G. (2008). Aloe vera: A short review. Indian Journal of Dermatology, 53(4): 163–166.
IASC (International Aloe Science Council). Standards of Identity, Purity and Quality for Aloe Vera Products. iasc.org.
