Zamia tolimensis è una grande cicadea con tronco della Colombia, endemica del versante orientale della cordigliera Centrale, nel dipartimento di Tolima, dove cresce tra 1400 e 2000 m in foreste umide di montagna. Descritta nel 2011, questa specie del genere Zamia è una delle più grandi del genere: il tronco arriva a 4 m, le foglioline falcate misurano fino a 45 cm e i coni maschili oltre 30 cm. Le raccolte del Tolima erano state prima attribuite a Zamia poeppigiana, una specie amazzonica. La IUCN la classifica in pericolo.
In sintesi: Zamia tolimensis
- Nome accettato: Zamia tolimensis Calonje, H.E.Esquivel & D.W.Stev. (2011), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; le piante del Tolima erano prima identificate come Zamia poeppigiana
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano; «palma de yuca» (spagnolo, uso locale nel Tolima)
- Distribuzione naturale: Colombia, dipartimento di Tolima (comuni di Rioblanco e, per le raccolte antiche, di Planadas), versante orientale della cordigliera Centrale, tra 1400 e 2000 m; forse anche nel vicino Huila
- Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione pubblicata nel 2022; «in pericolo critico» proposto dagli autori nel 2011
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura sottobosco di foreste pluviali e umide di montagna, su pendii ripidi, suolo argilloso coperto di humus; clima fresco (13-21 °C) e piovoso; nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
- Portamento e dimensioni adulte: tronco aereo fino a 4 m e 30 cm di diametro; fino a 34 foglie lunghe al massimo 3,25 m
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia tolimensis?
La si riconosce dal grande tronco, dalla corona di numerose foglie e dalle lunghe foglioline strette, nettamente falcate, a margine intero o con pochi denti soltanto verso la punta. Il picciolo porta rari aculei. I dati che seguono vengono dalla descrizione originale (Calonje e collaboratori, 2011), completata dal piano d’azione colombiano per la conservazione delle Zamia (López-Gallego, 2015) e dal confronto pubblicato nel 2012 con Zamia huilensis (Calonje e collaboratori, 2012):
- Tronco: aereo, da globoso a cilindrico, alto fino a 4 m e con un diametro di 10-30 cm, eretto o talvolta coricato, in genere solitario ma a volte ramificato; catafilli fino a 15 cm per 4 cm.
- Foglie: in rosetta in cima al tronco, fino a 34, erette o arcuate, lunghe al massimo 3,25 m; picciolo fino a 80 cm, con la base ingrossata e glabra, che porta da 0 a 15 aculei (raramente fino a 30) di 3,4 mm al massimo; rachide fino a 2,45 m, senza aculei o con qualcuno nel terzo inferiore. Le foglie giovani sono verde chiaro e glabre, poi verde vivo lucido.
- Foglioline: fino a 46 paia per foglia, lineari-lanceolate con una lunga punta acuminata, percorse da un solco longitudinale netto, da diritte a fortemente falcate, di consistenza cartacea, senza picciolulo né nervatura mediana; basali di 39-45 cm per 3-3,4 cm, mediane di 30-45 cm per 2,2-4 cm, distanziate di 3-5,2 cm, apicali di 13-40 cm per 2-4 cm. Il margine è intero o porta al massimo 16 denti, limitati alla metà terminale.
- Coni maschili: da 4 a 9 per fusto, fino a 31 cm per 4,5 cm, beige-giallo alla comparsa e poi coperti da una fine peluria beige a maturità secondo la descrizione originale (bruni e pubescenti secondo il piano d’azione colombiano), su un peduncolo fino a 28,5 cm; ogni squama porta 41-63 sacche polliniche riunite in un solo gruppo sulla faccia inferiore.
- Coni femminili: solitari, eretti, cilindrici, di 35-37 cm per 11-13 cm a maturità, con l’apice ottuso, coperti da una fine peluria da beige-gialla a beige secondo la descrizione originale (bruni secondo il piano colombiano), su un peduncolo corto di 7-9 cm, nascosto dai catafilli; gli ovuli, bianchi, sono attaccati ad appendici appiattite e pelose che sporgono dalle squame.
- Semi: ovoido-piramidali, con involucro carnoso rosso, di 3-3,8 cm per 2,2-2,6 cm; il guscio duro misura 2,8-3,6 cm per 2,1-2,4 cm.
Ibridi
Non è noto alcun ibrido.
Possibili confusioni
La descrizione originale confronta Zamia tolimensis con le due specie più simili, Zamia lindenii (Ecuador occidentale e Perù nord-occidentale) e Zamia poeppigiana (Amazzonia peruviana), che non crescono in Colombia. Se ne distingue per le foglioline meno dentate, i rari aculei del picciolo, i coni femminili beige-gialli su peduncoli più corti e le sacche polliniche più numerose, riunite in un solo gruppo su ogni squama maschile (Calonje e collaboratori, 2011).
La chiave della descrizione precisa questi criteri. In Zamia tolimensis: foglioline mediane intere o con meno di 16 denti nella metà terminale; picciolo con al massimo 30 aculei (di solito meno di 15), che non vanno oltre il terzo inferiore del rachide; almeno 40 sacche polliniche per squama, in un solo gruppo; coni femminili beige o beige-gialli, con l’asse glabro e un peduncolo corto (7-9 cm); guscio del seme largo più di 2,1 cm. In Zamia lindenii e Zamia poeppigiana: foglioline con di solito 18 denti o più, già dalla metà inferiore; picciolo con 35 aculei o più; meno di 38 sacche polliniche per squama, in due gruppi; coni femminili bruno scuro o grigi, con l’asse peloso e un lungo peduncolo (oltre 12 cm); guscio largo al massimo 1,8 cm. A maturità i coni femminili restano eretti in Zamia tolimensis, mentre si inclinano in Zamia poeppigiana e pendono in Zamia lindenii (Calonje e collaboratori, 2011).
In Colombia la specie più vicina è Zamia huilensis, della cordigliera Orientale (dipartimento di Huila), che condivide il tronco, i coni femminili a peduncolo corto e le sacche polliniche riunite. Le differenze sono nette (Calonje e collaboratori, 2012):
- Zamia tolimensis: tronco fino a 4 m; foglioline falcate di 30-45 cm, intere o con meno di 16 denti nella metà terminale; coni maschili fino a 31 cm; 41-63 sacche polliniche per squama; foreste della cordigliera Centrale, tra 1400 e 2000 m;
- Zamia huilensis: tronco fino a 1,1 m; foglioline diritte di 16-29 cm, con 20 denti o più già dalla metà inferiore; coni maschili fino a 14 cm; 37-43 sacche polliniche; foreste della cordigliera Orientale, tra 1000 e 1750 m.
Tassonomia
The World List of Cycads accetta il nome Zamia tolimensis; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi. Fu descritta nel 2011 da Michael Calonje, Héctor Eduardo Esquivel e Dennis W. Stevenson, con C. Calonje e D. Pava, sulla rivista Brittonia (volume 63, pagine 442-451), in un articolo che fa anche il punto sul complesso di Zamia poeppigiana e propone una chiave delle tre specie.
Nelle trattazioni delle cicadee della Colombia pubblicate da Stevenson nel 2001 e nel 2004, le raccolte del Tolima erano riunite sotto Zamia poeppigiana. Le ricerche sul campo hanno mostrato che appartenevano a una grande specie con tronco distinta. La stessa pubblicazione stabilisce che Zamia poeppigiana è una specie delle foreste amazzoniche del Perù e che Zamia lindenii vive nelle foreste costiere dell’Ecuador e del Perù nord-occidentale: nessuna delle due cresce in Colombia (Calonje e collaboratori, 2012). Anche il piano d’azione colombiano del 2015 considera Zamia poeppigiana assente dal paese. Secondo l’articolo del 2011, allora provenivano dal Tolima soltanto due raccolte: quella del botanico russo Georg Woronow nel 1923 e quella dello statunitense Elbert Little nel 1944, entrambe probabilmente nell’attuale comune di Planadas. Una terza, attribuita al Tolima o all’alta valle del Magdalena e citata come paratipo di Zamia incognita, veniva in realtà dai dintorni di Balao, in Ecuador, e appartiene a Zamia lindenii. Gli autori collocano Zamia tolimensis in un «complesso di Zamia poeppigiana» insieme a Zamia lindenii e Zamia poeppigiana, di cui danno descrizioni riviste (Calonje e collaboratori, 2011).
Etimologia e storia
L’epiteto tolimensis si riferisce al Tolima, il dipartimento colombiano dove la specie è stata raccolta (Calonje e collaboratori, 2011; Haynes, 2022).
L’olotipo fu raccolto il 23 giugno 2010 nel comune di Rioblanco, tra 1500 e 1650 m, da H. E. Esquivel, M. Calonje, D. Pava e C. Calonje (n. 3601). È conservato nell’erbario dell’Università del Tolima (TOLI), con isotipi in altri tredici erbari colombiani (Calonje e collaboratori, 2011). Le due popolazioni di Rioblanco erano state individuate durante un inventario floristico dell’Università del Tolima, e H. E. Esquivel vi aveva riconosciuto una specie forse nuova; furono studiate dal 22 al 24 giugno 2010 dall’Università del Tolima e dal suo erbario, con il Montgomery Botanical Center e l’arboreto Dolmetsch di Cali. Gli studi su distribuzione e abbondanza sono stati condotti nel 2011 e nel 2012 dall’Università del Tolima e dal Montgomery Botanical Center (López-Gallego, 2015). Sul forum francese Fous de palmiers, un appassionato salutava alla fine del 2012 «la descrizione recente di Zamia tolimensis, una Zamia gigante della Colombia».
Nomi comuni
Non esiste alcun nome italiano. Il piano d’azione colombiano riporta il nome «palma de yuca», usato dagli abitanti dei luoghi in cui cresce la specie (López-Gallego, 2015). La descrizione originale lo spiega con l’aspetto di palma della pianta e con la somiglianza del giovane fusto con un tubero di manioca, la yuca (Calonje e collaboratori, 2011).
In natura
Zamia tolimensis è endemica della Colombia. Cresce sul versante orientale della cordigliera Centrale, nel solo dipartimento di Tolima, tra 1400 e 2000 m (López-Gallego, 2015), in foreste umide di montagna, descritte come foreste umide di bassa montagna e foreste pluviali montane (Calonje e collaboratori, 2012). Le piante si stabiliscono nel sottobosco, su suoli ben drenati e sotto una buona copertura forestale. La descrizione originale precisa che crescono su pendii ripidi, in suoli argillosi coperti da uno strato di humus, e che nelle due popolazioni studiate (tra 1400 e 1650 m) la vegetazione era dominata dalla palma dell’avorio vegetale Phytelephas schottii; Elbert Little, che l’aveva raccolta nel 1944 verso i 2000 m, la associava a Clusia, melastomatacee e felci arboree. La specie potrebbe esistere anche nel vicino Huila. È l’unica Zamia descritta della cordigliera Centrale della Colombia, e una delle poche del paese che vivono sopra i 1000 m, con Zamia montana e Zamia wallisii (Calonje e collaboratori, 2011).
I coni sembrano prodotti piuttosto di rado. Vi sono stati osservati i coleotteri impollinatori specialisti delle Zamia colombiane, del genere Pharaxonotha, e i bruchi delle farfalle del genere Eumaeus, che divorano foglie giovani e vecchie. I semi sembrano cadere soprattutto ai piedi della pianta. Diversamente da altre Zamia colombiane, le popolazioni mostrano una produzione moderata di semi, plantule e giovani piante, segno di un certo rinnovo (López-Gallego, 2015). Il clima dell’areale è fresco e piovoso: 2400-2600 mm di pioggia all’anno, distribuiti in due stagioni delle piogge (da marzo a maggio e poi a novembre), con luglio come mese più secco, e temperature di 13-21 °C, secondo dati climatici modellizzati (WorldClim) citati dalla descrizione originale. Nel giugno 2010 gli autori osservarono coni maschili nascenti, in piena emissione di polline o vecchi, e coni femminili a vari stadi, fino a coni di taglia adulta con semi rosa, a due o tre mesi dalla maturità; un cono maschile sul punto di liberare il polline ospitava centinaia di coleotteri Pharaxonotha, e bruchi di Eumaeus mangiavano le foglie giovani in entrambe le popolazioni (Calonje e collaboratori, 2011). Uno studio del 2023 sulle farfalle Eumaeus della Colombia illustra una foglia di Zamia tolimensis danneggiata da Eumaeus minyas, la specie che vive nella valle del Magdalena (Sierra-Botero e collaboratori, 2023).
Stato di conservazione e normativa
Zamia tolimensis è classificata in pericolo (EN) nella Lista Rossa della IUCN, secondo i criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v), che indicano un areale molto ridotto e un declino dell’habitat e del numero di siti (valutazione di M. Calonje e C. López-Gallego pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente). La lista rossa nazionale colombiana del 2015 la classifica in pericolo critico (CR). Già nel 2011 gli autori raccomandavano questa categoria (CR B1ab(i-v)+2ab(i-v)+D): per prudenza consideravano soltanto le due popolazioni note, cioè un areale di circa 25 km² e una superficie occupata di 0,2 km², mentre l’insieme delle raccolte, antiche comprese, copre circa 1000 km² (Calonje e collaboratori, 2011).
Secondo il piano d’azione colombiano (López-Gallego, 2015), lo studio che ha preceduto la descrizione aveva trovato due piccole popolazioni con meno di 50 adulti ciascuna; la scheda della specie stima altrove meno di 250 individui per popolazione, nella regione di Rioblanco. Queste popolazioni vivono in piccoli frammenti di foresta (meno di 100 ettari) degradati, in mezzo a pascoli e coltivazioni: la maggior parte dell’habitat è stata distrutta dall’agricoltura e dall’allevamento, e i frammenti rimasti subiscono il taglio selettivo e la caccia. Non è stato segnalato alcun prelievo per il commercio. La specie non è presente in alcuna area protetta; piante sono conservate all’Orto botanico di Medellín e nella collezione dell’Università del Tolima.
La descrizione originale dà cifre precise: nel giugno 2010 le due popolazioni visitate occupavano frammenti di foresta di meno di un ettaro; la prima contava 11 piante adulte, con pochi coni e plantule, la popolazione tipo 53 adulti, con molti coni e plantule. Secondo gli abitanti, la specie era comune in altri frammenti vicini che il conflitto armato impediva allora di visitare, come i siti di Planadas dove era stata raccolta nel 1923 e nel 1944, una ventina di chilometri più a sud. La minaccia principale era la distruzione dell’habitat per la coltivazione del caffè e l’allevamento (Calonje e collaboratori, 2011).
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia tolimensis rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, la cita espressamente sotto l’iscrizione del genere.
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Non è stata pubblicata alcuna indicazione di coltivazione propria di Zamia tolimensis, e non è documentato alcun riscontro di coltivazione in Europa. Simon Lavaud, del vivaio specializzato francese Cycadales.eu, la colloca con Zamia huilensis, Zamia lindenii e Zamia encephalartoides nel suo gruppo delle Zamia sudamericane di ecosistemi con stagione secca, di difficoltà «media»: secondo lui, queste specie non pongono alcun problema in serra al riparo dal gelo nel sud della Francia, perché si possono tenere all’asciutto d’inverno, evitando il marciume delle radici (Lavaud, 2023). La descrizione originale descrive però una foresta montana fresca e umida, dove luglio è solo il mese meno piovoso: questa classificazione è un riferimento colturale, non una descrizione dell’habitat. Il piano d’azione colombiano non raccomanda la specie per programmi di commercializzazione (López-Gallego, 2015).
L’ambiente d’origine dà qualche indicazione. A differenza della maggior parte delle Zamia, è una pianta di montagna: vive tra 1400 e 2000 m, in foreste fresche e umide, sotto copertura, dove la temperatura varia da 13 a 21 °C e cadono 2400-2600 mm di pioggia all’anno (dati modellizzati citati da Calonje e collaboratori, 2011). Una serra temperata o calda e umida, luce filtrata e un substrato ben drenato sarebbero la soluzione più coerente, ma non è stata convalidata da prove pubblicate. Le grandi dimensioni da adulta (tronco di 4 m, foglie di 3,25 m) ne fanno comunque una pianta da grande serra o da orto botanico.
In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch).
Moltiplicazione
Non sono stati pubblicati dati sulla germinazione o sull’allevamento delle plantule. Come tutte le Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili distinte e si moltiplica per seme; in natura si osservano plantule (López-Gallego, 2015). Il piano d’azione raccomanda un programma di moltiplicazione per rafforzare le popolazioni.
Malattie e parassiti
In natura i bruchi delle farfalle del genere Eumaeus consumano le foglie giovani e vecchie (López-Gallego, 2015); lo studio del 2023 citato sopra attribuisce i danni osservati a Eumaeus minyas (Sierra-Botero e collaboratori, 2023). Non è documentata alcuna malattia. In coltivazione le Zamia temono soprattutto i marciumi in terreno freddo e zuppo d’acqua e le cocciniglie.
Rusticità
Per Zamia tolimensis non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Vive nelle Ande, tra 1400 e 2000 m, in un clima tropicale di montagna più fresco di quello delle pianure (13-21 °C secondo dati climatici modellizzati), ma non è stata pubblicata alcuna temperatura minima reale né alcuna prova all’aperto: il suo comportamento davanti al gelo è sconosciuto.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, il forum Fous de palmiers la cita una sola volta, per annunciarne la descrizione. In mancanza di dati, va coltivata al riparo dal gelo.
Riferimenti internazionali
Non è stata pubblicata alcuna misura di freddo, né sui forum né dagli orti botanici. Negli Stati Uniti, i Longwood Gardens (Pennsylvania) e l’orto botanico dell’università delle Hawaii a Hilo la dichiarano a BGCI, senza indicazioni di coltivazione (consultazione del 25 ottobre 2026).
Tossicità e precauzioni
Non è stato pubblicato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia tolimensis. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Gli abitanti dei luoghi in cui cresce la specie non hanno riferito alcun uso (López-Gallego, 2015).
Domande frequenti
Che cosa significa il nome Zamia tolimensis?
«Del Tolima». L’epiteto indica il dipartimento colombiano di Tolima, l’unico luogo in cui la specie è conosciuta.
Quanto diventa grande?
Molto, per una Zamia. Il tronco arriva a 4 m di altezza e 30 cm di diametro, le foglie a 3,25 m, le foglioline a 45 cm e i coni maschili a 31 cm.
È una Zamia poeppigiana?
No. Le piante del Tolima sono state a lungo classificate con questo nome, ma dal 2011 formano una specie distinta. Zamia poeppigiana vive nell’Amazzonia peruviana e non cresce in Colombia.
Come si distingue da Zamia huilensis?
Dalle dimensioni e dalle foglioline. Zamia tolimensis è molto più grande, con foglioline falcate di 30-45 cm, poco o per nulla dentate; Zamia huilensis ha foglioline diritte di 16-29 cm, dentate già dalla metà inferiore.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo, e la lista rossa colombiana del 2015 in pericolo critico. Le popolazioni sopravvivono in piccoli frammenti di foresta circondati da pascoli, fuori da qualsiasi area protetta.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Non si sa. È una pianta di montagna, ma non esiste alcun dato sul freddo; per prudenza va tenuta al riparo dal gelo.
È tossica?
Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia tolimensis: https://cycadlist.org/scientific_name/561 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN e criteri, etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Ministero colombiano dell’Ambiente, Plan de acción para la conservación de las zamias de Colombia (2015): https://www.minambiente.gov.co/wp-content/uploads/2021/10/Plan-de-accio%CC%81n-para-la-conservacio%CC%81n-de-las-zamias-de-Colombia-2015.pdf — scheda della specie: descrizione, habitat, ecologia, popolazioni, minacce, collezioni, nome locale. Documento ufficiale redatto dall’Università di Antioquia; letto per intero.
- Caldasia, A new arborescent species of Zamia (Cycadales, Zamiaceae) from the department of Huila, eastern cordillera of Colombia (2012): https://revistas.unal.edu.co/index.php/cal/article/view/39144 — tabella comparativa e chiave di Zamia tolimensis e Zamia huilensis, storia delle identificazioni. Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.
- Brittonia, Calonje e collaboratori 2011: https://doi.org/10.1007/s12228-011-9190-4 — descrizione originale: morfologia, tipo, habitat, clima, fenologia, popolazioni, categoria proposta, chiave del complesso di Zamia poeppigiana. Letteratura primaria; testo integrale letto.
- Ecology and Evolution, Sierra-Botero e collaboratori 2023: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10085819/ — figura 1 (foglia di Zamia tolimensis danneggiata da Eumaeus minyas). Articolo con revisione paritaria in accesso libero; testo integrale letto l’11 ottobre 2026 tramite Europe PMC.
- Cycadales.eu (Simon Lavaud), Comment cultiver les Zamia en climat tempéré (6 gennaio 2023, aggiornato il 27 maggio 2023, in francese): https://cycadales.eu/comment-cultiver-les-zamia-en-climat-tempere/ — Zamia tolimensis nel gruppo delle Zamia sudamericane di ecosistemi con stagione secca, comportamento in serra al riparo dal gelo nel sud della Francia. Vivaio specializzato: consigli d’esperienza per un gruppo di specie; letto il 25 ottobre 2026.
- BGCI PlantSearch, Zamia tolimensis: https://plantsearch.bgci.org/ — quattro giardini dichiaranti (Longwood Gardens e università delle Hawaii a Hilo negli Stati Uniti; orti botanici di Bogotá e Medellín in Colombia). Banca dati mondiale delle collezioni degli orti botanici; una dichiarazione non prova che la pianta sia ancora viva; interrogata tramite la sua API il 25 ottobre 2026.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia tolimensis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/65564/legal — iscrizione alla CITES e nell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
Bibliografia
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- Calonje, M., Esquivel, H.E., Morales, G., Mora-Lizcano, Y.A. & Stevenson, D.W. (2012). A new arborescent species of Zamia (Cycadales, Zamiaceae) from the department of Huila, eastern cordillera of Colombia. Caldasia 34(2): 283-290. [Confronto con Zamia huilensis; testo integrale consultato.]
- López-Gallego, C. (2015). Plan de acción para la conservación de las zamias de Colombia. Ministerio de Ambiente y Desarrollo Sostenible e Universidad de Antioquia, Bogotá. [Documento ufficiale; letto per intero.]
- Sierra-Botero, L., Calonje, M., Robbins, R.K., Rosser, N., Pierce, N.E., López-Gallego, C. & Valencia-Montoya, W.A. (2023). Cycad phylogeny predicts host plant use of Eumaeus butterflies. Ecology and Evolution 13(4): e9978. doi:10.1002/ece3.9978 [Testo integrale letto.]
- Calonje, M. & López-Gallego, C. (2022). Zamia tolimensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T66912030A66912052. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T66912030A66912052.en [Valutazione IUCN; riferimento verificato su Crossref, pagina non consultata (accesso bloccato).]
- Lavaud, S. (2023). Comment cultiver les Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu. [Consigli di coltivazione per gruppi di specie; letto direttamente.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]