Zamia stevensonii è una cicadea con fusto aereo del Panama centrale, nota nei dintorni del canale di Panama, nella provincia di Panamá, dove cresce nella foresta tropicale a bassa quota. Descritta nel 2012 da A. S. Taylor Blake e Greg Holzman dopo sedici anni di studio, questa specie del genere Zamia era stata prima confusa con altre Zamia panamensi a fusto, in particolare con Zamia elegantissima, a cui è vicina. Prima della descrizione circolava tra i collezionisti come Zamia sp. «blanco», per le sue foglie giovani bianche. La IUCN la classifica in pericolo.
In sintesi: Zamia stevensonii
- Nome accettato: Zamia stevensonii A.S.Taylor & Holzman (2012), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; nome di collezione Zamia sp. «blanco»
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano né nome locale noto; «blanco», nome usato nel commercio delle cicadee per le foglie giovani bianche
- Distribuzione naturale: Panama, provincia di Panamá (zona del canale, compreso il parco nazionale Chagres); foresta tropicale umida, da 110 m a oltre 700 m
- Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione pubblicata nel 2022 (gli autori della descrizione proponevano «in pericolo critico» nel 2012)
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (tutto il genere, semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura sottobosco di foreste secondarie, su suoli forestali basici coperti di humus; in coltivazione, calore costante e forte umidità (Cycadales.eu)
- Portamento e dimensioni adulte: fusto solitario fino a 1,5 m per 2-8 cm, spesso quasi assente; in media 11 foglie (fino a 27), di 25-120 cm, bianche alla comparsa
- In Italia: nessun orto botanico documentato; una pianta in collezione privata a Ravenna mostrata sul forum Tropicamente nel 2013 (vedi Coltivazione)
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia stevensonii?
Il primo indizio sono le foglie giovani, che escono quasi sempre bianche e glabre prima di diventare verde lucido o verde scuro. È una delle quattro Zamia terrestri del Panama con fusto fuori terra, e la più piccola; somiglia soprattutto a Zamia elegantissima. Le misure che seguono vengono dalla descrizione originale, basata su più di 500 piante osservate sul campo (Taylor Blake e Holzman, 2012).
- Fusto: solitario, alto fino a 1,5 m (raramente supera 1 m) con un diametro di 2-8 cm; molte piante con coni non hanno quasi fusto aereo. La pianta ricaccia in fretta dopo una ferita.
- Foglie: fino a 27 per corona (11 in media), lunghe 25-120 cm, con 3-25 paia di foglioline (11,5 in media). Il picciolo, verde medio, misura 28-63 cm e porta pochissimi aculei, o nessuno. All’ombra le foglie giovani possono uscire bianco-giallastre prima di diventare bianco neve.
- Foglioline: oblunghe, un po’ falcate verso la base, acuminate, a superficie piana, senza la piega longitudinale di Zamia pseudomonticola e di Zamia fairchildiana; il margine è finemente dentato, soprattutto nel terzo o nel quarto superiore. Foglioline apicali di 7-24 cm per 2-5 cm, mediane di 10-25 cm per 2-5 cm, basali di 9-21 cm per 1,5-4 cm.
- Coni maschili: solitari o a due o tre, da cilindrici a conico-allungati, di 5,5-17 cm per 2,5-4 cm, coperti da un tomento dorato rossastro o giallo brunastro; peduncolo di 4-10 cm. I microsporofilli formano 13-16 colonne e 20-38 file; le sacche polliniche si trovano soltanto sulla faccia inferiore, mentre Zamia pseudomonticola e Zamia fairchildiana le portano su entrambe le facce.
- Coni femminili: solitari, raramente a due, da cilindrici a cilindrico-globosi, di 4,5-16 cm per 4-9 cm nella descrizione (fino a 20 cm di lunghezza secondo il commento dello stesso articolo); tomento giallo brunastro alla comparsa, poi verdi o verde grigiastri con tomento fulvo o bruno; peduncolo fino a 10 cm, quasi sempre coperto di brattee. I megasporofilli formano 3-7 colonne e 3-9 file.
- Semi: da ovoidi a globosi, di 1,8-2,1 cm per 1,2-1,5 cm, con sarcotesta rosso vivo a maturità; da 24 a oltre 126 per cono secondo la descrizione inglese (oltre 144 secondo la diagnosi latina).
- Plantule: le prime foglie portano in genere quattro foglioline ovali a punta acuta, bianche o quasi alla comparsa.
Ibridi
Non è noto alcun ibrido.
Possibili confusioni
Le quattro Zamia panamensi con fusto aereo sono state spesso confuse o mal delimitate. Hanno areali separati, cosa che aiuta a identificarle (Taylor Blake e Holzman, 2012):
- Zamia pseudomonticola: nord-ovest della provincia di Chiriquí, sopra i 1000 m;
- Zamia fairchildiana: piccola zona forestale del sud-ovest della provincia di Chiriquí;
- Zamia elegantissima: a nord del canale, nella provincia di Colón, e più a est fino a una parte del territorio guna (Kuna Yala); la specie più simile;
- Zamia stevensonii: vicino al canale, nella provincia di Panamá.
Secondo gli autori le due specie dell’ovest si somigliano di più tra loro, e così le due dell’est; differenze vegetative e riproduttive permettono comunque di separare nettamente ciascuna delle quattro.
Rispetto a Zamia elegantissima, la chiave degli autori usa due criteri semplici: foglie giovani bianche e base del fusto di meno di 8 cm di diametro in Zamia stevensonii; foglie giovani verde chiaro o verde giallastro e base del fusto di oltre 8 cm (fino a 21 cm) in Zamia elegantissima. Zamia stevensonii ha inoltre meno foglie e foglioline, coni e semi più piccoli e plantule per lo più a quattro foglioline, contro sei in Zamia elegantissima.
Tassonomia
The World List of Cycads accetta il nome Zamia stevensonii; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi. Fu descritta nel 2012 da A. S. Taylor Blake e Greg Holzman su The Botanical Review (volume 78, pagine 335-344), in un articolo intitolato «A new Zamia species from the Panama Canal area».
Dopo sedici anni di ricerche su questa pianta, gli autori decisero di descriverla come specie nuova, sottolineandone la somiglianza con Zamia elegantissima e le differenze da Zamia pseudomonticola e Zamia fairchildiana. Notano anche differenze negli impollinatori di queste specie, tutti curculionidi del genere Rhopalotria e coleotteri del genere Pharaxonotha. Secondo loro la pianta era stata attribuita prima a Zamia fairchildiana, poi a Zamia elegantissima. La descrizione si basa su misure prese sul campo per oltre vent’anni, su più di 500 piante, nei due siti conosciuti (Taylor Blake e Holzman, 2012; il riassunto parla di sedici anni di ricerche).
Etimologia e storia
L’epiteto stevensonii onora Dennis William Stevenson, dell’Orto botanico di New York. Gli autori ricordano i suoi lavori di sistematica sulle cicadee del Panama e dei tropici americani, e che fu il primo a pubblicare una chiave utilizzabile delle cicadee panamensi (Taylor Blake e Holzman, 2012; vedi anche Haynes, 2022).
Il tipo (A. S. Taylor CCh23052012) fu raccolto il 23 maggio 2012 dagli stessi autori nella provincia di Panamá, a circa 110 m, su un suolo nero e soffice coperto di foglie morte, vicino a un lago d’acqua dolce, in una vegetazione erbacea e soprattutto arbustiva, con qualche albero. L’olotipo è conservato nell’erbario dell’Università di Panamá (PMA), con isotipi a New York (NY) e a Xalapa (XAL) (Taylor Blake e Holzman, 2012).
Prima della descrizione la pianta circolava tra gli appassionati con il nome di Zamia sp. «blanco», che gli autori spiegano con il colore delle foglie giovani. Nel 2013 un partecipante del forum francese Fous de palmiers annunciava l’acquisto di semi di «Zamia stevensonii (sp. blanco)», e un coltivatore di Ravenna mostrava sul forum italiano Tropicamente le foglie nuove della sua pianta con il nome di «Zamia stevensonii (blanco)».
Nomi comuni
Non esiste alcun nome italiano, e gli autori precisano che la specie non ha un nome locale noto a Panama. «Blanco» (bianco in spagnolo) è il nome con cui è largamente conosciuta nel commercio delle cicadee; viene dal colore bianco delle foglie giovani (Taylor Blake e Holzman, 2012). Gli appassionati lo usavano ancora nel 2013.
In natura
Zamia stevensonii è endemica della zona del canale di Panama, nella provincia di Panamá; si trova in particolare vicino alle sorgenti del río Chagres, nel parco nazionale Chagres. Cresce nella foresta tropicale umida di bassa quota, soprattutto in foresta secondaria, vicino a laghi e fiumi, da 110 m a oltre 700 m, su suoli forestali basici coperti di humus, soffici o compatti. Il clima è tropicale, con una stagione delle piogge che va in genere dall’inizio di aprile alla fine di dicembre. Gli autori conoscevano due siti, divisi in cinque sottositi frammentati (Taylor Blake e Holzman, 2012).
Riproduzione. Le piante maschili raggiungono la maturità in circa quattro anni, le femminili in circa otto. I coni si formano da fine luglio a inizio settembre, secondo l’intensità della stagione delle piogge; il polline viene liberato e i coni femminili sono ricettivi da metà novembre a inizio dicembre, una sola volta all’anno. I semi impiegano da uno a due anni a maturare, e a volte si formano semi senza embrione per mancanza di polline.
Impollinazione. Prove di esclusione del vento e degli insetti hanno mostrato che l’impollinazione è affidata agli insetti: un coleottero non ancora descritto del genere Pharaxonotha (Erotylidae), presente in tutte le popolazioni e considerato l’impollinatore principale, e, nella maggior parte delle popolazioni, un curculionide vicino al genere Rhopalotria.
Popolazioni. La specie è abbondante soltanto lungo il canale, e il numero totale di individui non è noto. Il sito meglio conservato si trova in un parco nazionale che ospitava una postazione dell’esercito statunitense, restituita al Panama dopo i trattati Torrijos-Carter. Gli autori segnalano prelievi illegali per la vendita e uno scarso reclutamento di giovani piante.
Stato di conservazione e normativa
Zamia stevensonii è classificata in pericolo (EN) nella Lista Rossa della IUCN, secondo i criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v), che indicano un areale molto ridotto con declino della qualità dell’habitat e del numero di adulti (valutazione di A. Taylor-Blake pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Nella descrizione originale gli autori proponevano la categoria «in pericolo critico» (CR B1B2ab(ii,v)), per la distruzione dell’habitat in un areale ridotto; la valutazione del 2022 ha scelto «in pericolo».
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia stevensonii rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, la cita espressamente sotto l’iscrizione del genere.
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Zamia stevensonii è presente in alcune collezioni di appassionati europei almeno dal 2013, secondo i forum Fous de palmiers e Tropicamente, ma i messaggi pubblicati non descrivono le condizioni di coltura. Il vivaio francese Cycadales.eu, che ne vende piantine, la presenta come una specie puramente tropicale, che detesta le temperature inferiori a 20 °C e superiori a 32 °C e richiede un’umidità dell’aria del 70-90 %. Simon Lavaud, dello stesso vivaio, la colloca nel suo gruppo «difficile» delle Zamia delle foreste di bassa quota dell’America centrale e meridionale, per il quale consiglia un substrato drenante da neutro ad acido, notti intorno ai 22 °C (brevi cali verso i 15 °C sono tollerati), giornate di 28-30 °C e un’umidità del 70-90 %; segnala Zamia stevensonii come piuttosto sensibile ai picchi di calore, che danneggiano le foglie nuove (Lavaud, 2023).
A Panama, gli autori della descrizione indicano che la specie si vede spesso nei giardini ed è venduta nei vivai locali. In natura la descrivono come molto robusta: resiste alla siccità e ricaccia perfino da piccoli frammenti di fusto. Sono osservazioni di campo, non consigli di coltivazione.
L’origine, le pianure tropicali del Panama centrale, orienta verso la serra calda e un substrato drenante; questa indicazione non è stata convalidata da prove pubblicate.
In Italia
Nessun orto botanico italiano documenta la specie nelle liste pubblicate (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch). L’unico riscontro italiano viene dal forum Tropicamente: nel giugno 2013 un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) mostrava le foglie nuove della sua pianta, etichettata «Zamia stevensonii (blanco)», senza indicare se fosse in vaso, in serra o all’aperto, né a quali temperature fosse stata esposta. Nella stessa discussione, nel luglio 2009, lo stesso coltivatore spiegava di tenere in vaso la maggior parte delle sue cicadee; nulla permette però di dire come sia coltivata questa pianta.
Moltiplicazione
Come tutte le Zamia, la specie ha piante maschili e piante femminili distinte e si moltiplica per seme; semi sono circolati nel commercio specializzato (forum Fous de palmiers, 2013). In natura i semi impiegano da uno a due anni a maturare, e i fusti feriti o tagliati ricacciano, anche da piccoli frammenti (Taylor Blake e Holzman, 2012); non è stata pubblicata alcuna prova di talea in coltivazione. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4, ma la loro origine deve essere legale.
Malattie e parassiti
In natura i bruchi della farfalla Eumaeus godarti (Lycaenidae) mangiano le foglie giovani e vecchie e danneggiano anche i coni femminili; consumano molto fogliame senza danni gravi per la popolazione, e i più piccoli sembrano cacciati dagli uccelli. Un crisomelide del genere Alacoscelis attacca le foglie giovani (Taylor Blake e Holzman, 2012). Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie in coltivazione. In coltivazione le Zamia temono soprattutto i marciumi in terreno freddo e zuppo d’acqua e le cocciniglie.
Rusticità
Per Zamia stevensonii non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Vive a bassa quota nel Panama centrale, in clima tropicale, e nulla fa pensare che sopporti il gelo.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione in piena terra è stata segnalata in Italia, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. La pianta mostrata a Ravenna nel 2013 non è accompagnata da alcun dato sulle temperature subite. Nel sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, il forum Fous de palmiers la cita solo a proposito di un acquisto di semi (2013), senza riscontri di coltivazione. L’unica soluzione realistica è la serra calda.
Riferimenti internazionali
Non è stata pubblicata alcuna misura di freddo, né sui forum né dagli orti botanici. A Panama la specie è coltivata nei giardini, in clima tropicale.
Tossicità e precauzioni
Non è stato pubblicato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia stevensonii. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso per questa specie.
Domande frequenti
Chi è Stevenson?
Dennis William Stevenson, botanico dell’Orto botanico di New York, specialista delle cicadee. La specie gli è dedicata per i suoi numerosi contributi al loro studio.
Che cos’è la Zamia «blanco»?
È la stessa pianta. «Blanco» è il nome con cui circolava tra i collezionisti prima di essere descritta nel 2012 come Zamia stevensonii; viene dalle foglie giovani, che escono bianche.
Come si distingue da Zamia elegantissima?
Dalle foglie giovani e dal fusto. Quelle di Zamia stevensonii escono bianche e il fusto misura meno di 8 cm di diametro alla base; quelle di Zamia elegantissima escono verde chiaro o verde giallastro, su un fusto più grosso (fino a 21 cm). Le due specie vivono anche in zone diverse: vicino al canale la prima, a nord del canale (Colón) e più a est la seconda.
Quanto diventa grande?
Resta piccola. Il fusto supera di rado 1 m (1,5 m al massimo) per 2-8 cm di diametro, e le foglie misurano 25-120 cm; molte piante adulte non hanno quasi fusto aereo.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo, per un areale molto ridotto e il declino dell’habitat e delle popolazioni; nel 2012 gli autori proponevano perfino «in pericolo critico», segnalando prelievi illegali.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Quasi certamente no. Non esiste alcun dato sul freddo, e la specie vive nelle pianure tropicali: va tenuta in serra calda.
È tossica?
Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia stevensonii: https://cycadlist.org/scientific_name/557 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN e criteri, etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- The Botanical Review, Taylor Blake e Holzman 2012: https://doi.org/10.1007/s12229-012-9105-4 — descrizione originale: morfologia e misure, tipo, habitat, fenologia, impollinatori, parassiti, chiave delle Zamia panamensi con fusto aereo. Letteratura primaria; testo integrale letto.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia stevensonii: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/65562/legal — iscrizione alla CITES e nell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- Cycadales.eu, Zamia stevensonii 3cm (scheda prodotto, in francese): https://cycadales.eu/produit/zamia-stevensonii-3cm/ — antico nome commerciale «El Blanco», condizioni di coltivazione (20-32 °C, umidità 70-90 %), specie puramente tropicale. Vivaio specializzato, valore indicativo; letta il 25 ottobre 2026.
- Cycadales.eu (Simon Lavaud), Comment cultiver les Zamia en climat tempéré (6 gennaio 2023, aggiornato il 27 maggio 2023, in francese): https://cycadales.eu/comment-cultiver-les-zamia-en-climat-tempere/ — Zamia stevensonii nel gruppo delle foreste di bassa quota dell’America centrale e meridionale, sensibilità delle foglie nuove ai picchi di calore. Vivaio specializzato: consigli d’esperienza per un gruppo di specie; riletto il 25 ottobre 2026.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Noël en avance pour les fous de Cycadales !»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=13490&start=105 — nome di collezione «sp. blanco», semi nel commercio (2013). Forum di coltivatori, valore indicativo.
- Tropicamente, discussione «Le foglie nuove delle Cycadacee»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/le-foglie-nuove-delle-cycadacee/page/2/ — pianta coltivata a Ravenna (messaggio del 4 giugno 2013); stessa discussione, prima pagina, per la coltivazione in vaso delle cicadee dello stesso coltivatore (2009). Forum di coltivatori, valore indicativo; consultato l’11 ottobre 2026.
Bibliografia
- Taylor Blake, A.S. & Holzman, G. (2012). A new Zamia species from the Panama Canal area. The Botanical Review 78(4): 335-344. doi:10.1007/s12229-012-9105-4 [Protologo; testo integrale letto: descrizione, tipo, habitat, fenologia, impollinazione, parassiti, categoria proposta.]
- Lavaud, S. (2023). Comment cultiver les Zamia en climat tempéré. Cycadales.eu. [Consigli di coltivazione per gruppi di specie; letto direttamente.]
- Taylor-Blake, A. (2022). Zamia stevensonii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T66911767A66911778. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T66911767A66911778.en [Valutazione IUCN; riferimento verificato su Crossref, pagina non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]