Encephalartos umbeluziensis è una piccola cicadea a tronco sotterraneo del sud del Mozambico e dell’eSwatini (l’antico Swaziland), che cresce all’ombra degli alberi nelle forre e lungo i corsi d’acqua del bacino del fiume Umbeluzi, da cui prende il nome. Descritta nel 1951 dal botanico sudafricano Robert Allen Dyer, questa specie del genere Encephalartos è stata a lungo confusa con il più robusto Encephalartos villosus, da cui si distingue per le foglie più corte, le foglioline basse non ridotte a spine e i coni più piccoli. La IUCN la classifica in pericolo (valutazione del 2022). In Italia l’Orto Botanico di Napoli ne coltivava cinque esemplari negli anni Novanta, e la specie figura nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina.
In sintesi: Encephalartos umbeluziensis
- Nome accettato: Encephalartos umbeluziensis R.A.Dyer (1951), secondo The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e l’IPNI; POWO non consultato direttamente
- Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos villosus var. umbeluziensis (R.A.Dyer) J.Lewis (Flora Zambesiaca, 1960-61), combinazione registrata dall’IPNI; in un elenco mozambicano del 2004 la specie compare per errore come Encephalartos striatus (Flora of Mozambique)
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Umbeluzi cycad» (Species+)
- Distribuzione naturale: Mozambico (distretto di Maputo, l’antico Lourenço Marques) ed eSwatini, nel bacino del fiume Umbeluzi (Mbeluzi)
- Stato IUCN: in pericolo (EN B1ab(iii,v)+2ab(iii,v); C1), valutazione del 2022 (Bösenberg), secondo The World List of Cycads
- CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (iscrizione di tutto il genere, dal 4 febbraio 1977); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa; parere sfavorevole dell’UE dal 2013 per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente
- Rusticità documentata: nessun valore misurato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura all’ombra di alti alberi nelle forre e lungo i corsi d’acqua (Dyer, 1951); in coltivazione mezz’ombra o sole, suolo ben drenato
- Portamento e dimensioni adulte: tronco sotterraneo lungo fino a circa 30 cm e largo 25 cm; 2-5 foglie per volta, lunghe 1-2 m; coni maschili fino a 30 (35) cm, cono femminile fino a 30 cm (Dyer, 1951)
- Tossicità: non studiata per la specie; rischio documentato per il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
- In Italia: cinque esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94 (Delpinoa, 1997); citato nella collezione dell’Orto Botanico di Messina (pagina del 2009); nessuna esperienza di coltivazione pubblicata dagli appassionati
Come riconoscere Encephalartos umbeluziensis?
Si riconosce dal tronco interamente sotterraneo, dalle poche foglie lunghe 1-2 m, verde scuro, con il picciolo nudo e le foglioline basse che non si trasformano in spine, e dai coni relativamente piccoli. La descrizione originale di Dyer (1951), pubblicata nella serie The Flowering Plants of Africa con una tavola a colori, ne dà i caratteri seguenti:
- Tronco: sotterraneo, con una spessa radice tuberosa alla base, lungo fino a circa 30 cm e largo 25 cm, coperto dalle basi compatte e persistenti delle foglie, densamente lanoso.
- Foglie: 2-5, che spuntano insieme, lunghe 1-2 m, leggermente ricurve o arcuate all’ombra fitta, quasi erette e diritte nei luoghi esposti; lanose da giovani, poi glabre; cuscinetto basale densamente lanoso, largo 4-5 cm e lungo 7-8 cm; picciolo relativamente sottile, lungo 10-30 cm e spesso 7-12 mm alla base; rachide arrotondato sotto e non solcato sopra.
- Foglioline: verde chiaro da giovani, presto verde scuro su entrambe le facce, distanti circa 1 cm, inserite sul rachide più o meno in linea retta e leggermente ritorte alla base, in modo che la pagina superiore guardi verso l’alto quasi ad angolo retto con il rachide; quelle mediane lineari, lunghe 5-20 cm (raramente 30 cm) e larghe 8-15 mm; ridotte verso l’apice e la base del rachide, ma quelle basali non diventano vere spine, anche se a volte seccano e prendono un falso aspetto spinoso; apice acuminato e pungente, di solito con una sola spina terminale, a volte con una spina in più sul margine superiore e 1-3 su quello inferiore.
- Coni maschili: verde oliva che vira al giallo zolfo, subcilindrici, lunghi fino a circa 30 cm (raramente 35 cm) e larghi 6-8 cm, su un peduncolo di 10-12 cm; polline simile a terra da follone, senza odore sgradevole.
- Cono femminile: verde con sfumature gialle e rosa quando non è ancora maturo, lungo fino a 30 cm e largo 12 cm, con circa 12 spirali di squame fitte, su un peduncolo lungo fino a 15 cm.
- Semi: rosso scarlatto, lunghi circa 3,5 cm e spessi 2 cm, a sei facce disuguali.
Dyer osserva che in natura, all’ombra degli alberi delle forre, le foglie sono di solito allargate e curve, mentre nelle piante coltivate diventano più erette e rigide.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido di Encephalartos umbeluziensis. Dyer (1951) sottolineava anzi che, nonostante il gran numero di piante delle due specie studiate in coltivazione e in natura, non era mai stata trovata alcuna pianta con caratteri intermedi tra Encephalartos umbeluziensis ed Encephalartos villosus.
Possibili confusioni
La confusione classica è con Encephalartos villosus, la specie da cui Encephalartos umbeluziensis è stato separato. Secondo Dyer (1951) le due specie si distinguono senza difficoltà quando le si osserva fianco a fianco:
- Encephalartos villosus è in genere più robusto, con foglie più lunghe e curve, e le foglioline si riducono a spine evidenti verso la base del picciolo, cosa che non accade in Encephalartos umbeluziensis;
- le foglioline di Encephalartos villosus sono in genere di un verde più lucido, più grandi e più assottigliate, con le pagine disposte più o meno nello stesso piano del rachide, «come una persiana chiusa»; in Encephalartos umbeluziensis sono inclinate rispetto al rachide, «come una persiana aperta per tre quarti»;
- i coni e i semi di Encephalartos villosus sono più grandi.
Fuori dal confronto con Encephalartos villosus, la provenienza resta l’indizio migliore: le piante in commercio senza documenti d’origine vanno identificate con prudenza, soprattutto da giovani.
Tassonomia
Encephalartos umbeluziensis è un nome accettato. Dyer lo pubblicò nel gennaio 1951 nella tavola 1100 del volume 28 di The Flowering Plants of Africa. Il tipo è una pianta raccolta da B. A. Key sulle rive del fiume Umbeluzi, nella boscaglia vicino a Lourenço Marques (oggi Maputo), conservata come olotipo nell’erbario nazionale di Pretoria (PRE 28429), con isotipi a Grahamstown, Monaco di Baviera, Kirstenbosch e Durban; The World List of Cycads data la raccolta al settembre 1945. Dyer cita anche altre stazioni naturali, tutte in Mozambico (a sud-ovest di Goba, in un burrone sotto il monumento; vicino alla riva dell’Umbeluzi), e numerose piante coltivate in Mozambico, nello Swaziland (a Stegi) e in Sudafrica.
Secondo Dyer, la pianta del distretto di Lourenço Marques era «sotto studio da diversi anni», e la discussione verteva sui suoi rapporti con Encephalartos villosus: furono soprattutto le osservazioni del defunto B. A. Key, di Johannesburg, a confermare che meritava il rango di specie. Nel 1960-61 J. Lewis, nella Flora Zambesiaca, la ridusse a varietà di Encephalartos villosus (Encephalartos villosus var. umbeluziensis), combinazione registrata dall’IPNI; The World List of Cycads e Species+ la trattano oggi come specie distinta. La Flora of Mozambique segnala infine che un elenco delle piante del Mozambico del 2004 la citava per errore come Encephalartos striatus, un nome che The World List of Cycads considera sinonimo di Encephalartos villosus.
Etimologia e storia
L’epiteto si riferisce al fiume Umbeluzi (Mbeluzi), lungo il quale e lungo i cui affluenti cresce la specie (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads, che colloca il fiume nello Swaziland; le stazioni naturali citate da Dyer sono nel tratto mozambicano).
La storia della specie è quella di una lunga separazione da Encephalartos villosus, durata diversi anni prima della descrizione del 1951 e legata al lavoro dell’appassionato B. A. Key, morto prima della pubblicazione. Il tipo stesso è una pianta da lui raccolta e coltivata, e le piante studiate da Dyer erano in parte già coltivate a Johannesburg, a Pretoria, a Città del Capo e in altre località del Sudafrica.
Nomi comuni
Per Encephalartos umbeluziensis non è attestato alcun nome comune italiano. In inglese Species+ indica «Umbeluzi cycad» (cicadea dell’Umbeluzi). Non è stato trovato alcun nome nelle lingue locali.
In natura
Encephalartos umbeluziensis vive nel sud del Mozambico e nell’eSwatini (The World List of Cycads). Le stazioni naturali citate da Dyer (1951) sono tutte nel distretto mozambicano di Lourenço Marques, l’attuale provincia di Maputo, nelle forre e lungo i corsi d’acqua che scendono verso il fiume Umbeluzi, all’ombra di alti alberi. La Flora of Mozambique la considera quasi endemica del paese.
Nel 2003 il piano d’azione della IUCN stimava la popolazione tra 1.000 e 1.500 piante, in forte declino, minacciate dai prelievi eccessivi e dalla distruzione dell’habitat, con almeno una popolazione in un’area protetta. La biologia dell’impollinazione e la dispersione dei semi non sono documentate nelle fonti consultate.
Stato di conservazione e normativa
The World List of Cycads classifica Encephalartos umbeluziensis in pericolo (EN B1ab(iii,v)+2ab(iii,v); C1), secondo la valutazione di Bösenberg (2022): areale ridotto, declino della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi, popolazione piccola e in diminuzione. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Nel 2003 il piano d’azione della IUCN la classificava vulnerabile; lo stesso documento la indicava tra le specie presenti nelle collezioni dei giardini botanici, in una banca genetica e in collezioni private.
La specie rientra nell’Appendice I della CITES, in virtù dell’iscrizione dell’intero genere in vigore dal 4 febbraio 1977, e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie protette (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), valido anche in Italia: acquisto, vendita ed esposizione a fini commerciali richiedono documenti che attestino l’origine legale della pianta. Per le importazioni dal Sudafrica di piante riprodotte artificialmente (codici di origine A e D) è in vigore dal 7 febbraio 2013 un parere sfavorevole del gruppo di consultazione scientifica dell’UE, senza la deroga per le piccole piante concessa ad altre specie; il 16 settembre 2026 è stata aperta una nuova consultazione. Species+ registra anche sospensioni passate del commercio con il Mozambico (2012-2018), non più in vigore. Banche dati consultate l’11 ottobre 2026: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.
Coltivazione
Le fonti affidabili sulla coltivazione di Encephalartos umbeluziensis sono poche. Dyer (1951) mostra che la specie era già coltivata negli anni Quaranta in diverse città del Sudafrica e in Mozambico, e che in coltivazione le foglie diventano più erette e rigide che in natura. Il suo ambiente naturale, forre ombreggiate di bassa quota lungo i corsi d’acqua, suggerisce una mezz’ombra luminosa, un substrato drenante ma non arido e annaffiature regolari nella stagione calda, con un inverno più asciutto, come per gli altri Encephalartos a tronco sotterraneo.
In Italia
All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati cinque esemplari di Encephalartos umbeluziensis, provenienti dallo Swaziland e dal Mozambico, nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa; la specie non è citata nelle pubblicazioni successive del giardino consultate (2007 e 2019), e la sua presenza attuale non è accertata. Figura anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina datata 23 febbraio 2009, senza indicare se sia in piena terra o in vaso. Sul forum Tropicamente non è stato trovato alcun messaggio sulla specie.
Moltiplicazione
La semina è il metodo abituale: i semi scarlatti vanno puliti dall’involucro carnoso, con i guanti, e seminati freschi in un substrato minerale tiepido. Il tronco sotterraneo, con la sua radice tuberosa, consiglia vasi profondi. Le fonti consultate non documentano polloni. Ricordiamo che anche i semi rientrano nell’Appendice I della CITES e che l’importazione di piante dal Sudafrica è oggi soggetta a parere sfavorevole dell’UE.
Malattie e parassiti
Nelle fonti consultate non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Encephalartos umbeluziensis. Come per tutti gli Encephalartos, il rischio principale in coltivazione è il marciume delle radici e del caudice in un substrato freddo e bagnato.
Rusticità
Per Encephalartos umbeluziensis non è stato trovato alcun valore di resistenza al freddo, misurato o riferito da un coltivatore. La specie vive a bassa quota, nella valle dell’Umbeluzi, e la sua tolleranza al gelo non è documentata.
In Italia
Non è stato trovato alcun riscontro italiano, né negli orti botanici né sul forum Tropicamente. Le piante di Napoli erano coltivate in un orto in cui la grande maggioranza delle cicadee è in serra, senza indicazioni sulle condizioni di questa specie.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non è stato trovato alcun riscontro francese documentato. Va ricordato che, negli Encephalartos, le sopravvivenze osservate nelle zone fredde riguardano spesso giovani piante con il caudice interrato, protette dall’inerzia termica del suolo e talvolta dalla neve: una specie a tronco sotterraneo come questa ne beneficia anche da adulta, ma le sue foglie restano esposte, e nessuna misura dice fino a che temperatura.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun riscontro datato e misurato sui forum e nelle fonti internazionali consultabili. In mancanza di dati, la coltivazione in vaso, svernata all’asciutto e al riparo dal gelo, è la soluzione prudente in quasi tutta Italia.
Tossicità e precauzioni
Nessuno studio ha riguardato la tossicità di Encephalartos umbeluziensis, ma la pianta non va considerata innocua: la tossicità degli Encephalartos è dimostrata per Encephalartos horridus fin dal 1944, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina e la macrozamina, che colpiscono il fegato, l’apparato digerente e il sistema nervoso. Usate i guanti per pulire i semi, tenete piante e semi fuori dalla portata di bambini e animali e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è descritto alcun uso tradizionale di questa specie.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra Encephalartos umbeluziensis ed Encephalartos villosus?
Le dimensioni e le foglioline basse. Encephalartos villosus è più robusto, con foglie più lunghe e curve, foglioline lucide disposte nel piano del rachide e foglioline basse ridotte a spine; Encephalartos umbeluziensis è più piccolo, con foglioline inclinate e senza vere spine alla base della foglia, e ha coni e semi più piccoli.
Encephalartos umbeluziensis è una varietà di Encephalartos villosus?
No, secondo la tassonomia attuale. J. Lewis lo ridusse a varietà nella Flora Zambesiaca (1960-61), ma The World List of Cycads e Species+ lo trattano come specie distinta, come Dyer, che non aveva trovato alcuna pianta intermedia.
Da dove viene il nome?
Dal fiume Umbeluzi (Mbeluzi), tra l’eSwatini e il sud del Mozambico. La specie cresce nelle forre e lungo i corsi d’acqua del suo bacino.
È minacciato?
Sì. The World List of Cycads lo classifica in pericolo (2022): l’areale è piccolo e la popolazione, stimata in 1.000-1.500 piante nel 2003, è in declino a causa dei prelievi e della distruzione dell’habitat.
Dove si può vedere in Italia?
Le fonti lo citano all’Orto Botanico di Napoli (cinque esemplari nel 1993-94) e all’Orto Botanico di Messina (elenco del 2009). La presenza attuale non è stata verificata: conviene informarsi presso i giardini prima della visita.
Resiste al freddo?
Non lo si sa. Non esiste alcuna misura pubblicata. Il tronco sotterraneo protegge la pianta dal freddo meglio di un tronco aereo, ma in Italia il vaso, svernato al riparo, resta la scelta prudente.
È tossico?
Va considerato tale. La specie non è stata studiata, ma gli Encephalartos sono tossici, in particolare i semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads, Encephalartos umbeluziensis: https://cycadlist.org/scientific_name/355 — nome accettato, autore, pubblicazione (Fl. Pl. Africa 28: pl. 1100, 1951), tipo (Key PRE 28429, settembre 1945), distribuzione, stato IUCN EN (Bösenberg, 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN (versione 2026.08.15), affidabile; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, protologo di Encephalartos umbeluziensis (Dyer, 1951): https://cycadlist.org/storage/proto/Encephalartos_umbeluziensis.pdf — diagnosi, descrizione, località, piante coltivate, confronto con Encephalartos villosus. Fonte primaria; testo integrale letto.
- IPNI, Encephalartos umbeluziensis: https://www.ipni.org/n/297140-1 — riferimento della pubblicazione originale; combinazione Encephalartos villosus var. umbeluziensis: https://www.ipni.org/n/77274600-1. Indice internazionale dei nomi delle piante, affidabile; consultato direttamente.
- Flora of Mozambique, Encephalartos umbeluziensis: https://www.mozambiqueflora.com/speciesdata/species.php?species_id=173680 — statuto di quasi endemica, citazione errata come Encephalartos striatus nel 2004, bibliografia regionale. Banca dati botanica regionale, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Encephalartos umbeluziensis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/21925/legal — Appendice I della CITES (iscrizione del genere, 4 febbraio 1977), Allegato A dell’UE (regolamento (UE) 2026/1383), parere sfavorevole del gruppo di consultazione scientifica dal 7 febbraio 2013 e consultazione aperta il 16 settembre 2026, sospensioni passate per il Mozambico, nome inglese. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- Gaudio L. e coll., «Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae)», Delpinoa 35-36: 55-64 (vol. 1993-94, uscito nel 1997): https://www.ortobotaniconapoli.it/images/Delpinoa/Delpinoa_n_s_35-36_1993-94_%5B1997%5D/Delpinoa_35-36_1993-94_%5B1997%5D_055-064.pdf — cinque esemplari di Encephalartos umbeluziensis (Swaziland, Mozambico) coltivati all’Orto Botanico di Napoli (tabella 1). Rivista dell’Orto botanico, affidabile ma datata; consultata direttamente.
- Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, pagina «Cicadee» (23 febbraio 2009): https://www.ortobotanico.messina.it/cicadee/ — Encephalartos umbeluziensis nell’elenco delle cicadee della collezione (esemplari in piena terra in un’aiuola e numerose specie in vaso, senza indicare quali). Sito istituzionale; consultato l’11 ottobre 2026.
- Tropicamente, ricerca «umbeluziensis»: https://www.tropicamente.it/forums/search/umbeluziensis/ — nessun messaggio. Forum italiano di coltivatori; ricerca dell’11 ottobre 2026.
- Università di Pretoria, UPSpace, Van der Walt (1944): https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 — prima dimostrazione della tossicità di Encephalartos horridus. Archivio universitario, affidabile; scheda consultata direttamente; dato a livello di genere.
Bibliografia
- Dyer, R.A. (1951). Encephalartos umbeluziensis. The Flowering Plants of Africa 28: tav. 1100. [Protologo; testo integrale letto: diagnosi, descrizione, tipo, località, confronto con Encephalartos villosus. Letteratura primaria.]
- Lewis, J. (1960). Cycadaceae (including Zamiaceae). Flora Zambesiaca 1(1). [Combinazione come varietà di Encephalartos villosus; citata dall’IPNI (p. 565) e dalla Flora of Mozambique, non consultata.]
- Osborne, R. (1990). Focus on Encephalartos umbeluziensis. Encephalartos 21: 3-9. [Rivista di società specializzata; citata da The World List of Cycads, non consultata.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto; citata da The World List of Cycads, testo non consultato.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos umbeluziensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41927A51046251. [Valutazione EN; citata da The World List of Cycads, Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
- Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Stato VU nel 2003, effettivo, minacce, collezioni ex situ; testo integrale consultato.]
- Gaudio, L., Aceto, S., Caputo, P., Cozzolino, S., Siniscalco Gigliano, G., Moretti, A. & De Luca, P. (1997). Enzyme polymorphism in Encephalartos Lehmann (Zamiaceae). Delpinoa n.s. 35-36 (1993-1994): 55-64. [Esemplari coltivati all’Orto Botanico di Napoli, tabella 1; testo integrale consultato.]
- Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; riassunto consultato; dato a livello di genere.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento: nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, sinonimi, stato IUCN; consultata direttamente.]