Encephalartos barteri

Encephalartos barteri è l’unica cicadea dell’Africa occidentale: vive in Benin, in Ghana, in Nigeria e in Togo, su colline rocciose di savana alberata, lontano da tutte le altre specie del genere Encephalartos. È una pianta a tronco corto, alto al massimo 3 m, con foglie verdi di 1-1,65 m e foglioline strette. Descritta nel 1868 in base a una raccolta fatta dieci anni prima in Nigeria da Charles Barter, comprende due sottospecie, una delle quali propria dell’altopiano di Jos. È classificata vulnerabile nella Lista rossa della IUCN, minacciata dagli incendi della savana, dal degrado del suo habitat e dalla raccolta di semi e di giovani piante.

In sintesi: Encephalartos barteri

  • Nome accettato: Encephalartos barteri Carruth. ex Miq. (1868), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) con due sottospecie, subsp. barteri e subsp. allochrous L.E.Newton (1978); POWO consultato soltanto tramite un estratto di ricerca
  • Nomi antichi e sinonimi: Encephalartos heteropterus Miq. ex J.Schust., nome pubblicato solo in sinonimia (1932), quindi non valido
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; nomi locali in Ghana e in Nigeria, e «ghost palm» in inglese, secondo un estratto di Burkill (vedi Nomi comuni)
  • Distribuzione naturale: Benin (Atakora, Borgou, Collines, Donga, Zou), Ghana, Nigeria (Kwara, Plateau), Togo
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU), criteri A2cd+4cd, Lista rossa 2022 (valutazione datata 2020)
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES; Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa
  • Rusticità documentata: nessuna; specie tropicale descritta come molto sensibile al freddo da un vivaio californiano (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, colline rocciose di savana alberata; luce filtrata o mezz’ombra e suolo ben drenato consigliati in coltivazione
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco fino a 3 m e 20-25 cm di diametro; foglie di 94-165 cm (Melville, 1957)
  • Tossicità: non documentata per la specie; tossine note nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos barteri?

Encephalartos barteri si riconosce dalle foglie verdi, strette e allungate, con foglioline sottili e flessibili, e dal suo areale: è l’unico Encephalartos dell’Africa occidentale. La revisione di Ronald Melville (1957), fatta per la Flora of Tropical East Africa, ne dà la descrizione seguente:

  • Tronco: alto fino a 3 m e largo 20-25 cm, coperto dalle basi delle foglie e da squame con feltro grigio;
  • Foglie: lineari-oblunghe, lunghe 94-165 cm e larghe 15-26 cm, arrotondate all’apice; rachide profondamente solcato tra le foglioline; base ingrossata del picciolo coperta da un feltro grigio irsuto;
  • Foglioline: quelle mediane lineari-lanceolate, di 10-16 cm per 10-15 mm, flessibili, con una punta pungente, da 0 a 6 denti spinosi e 20-24 nervature parallele; le foglioline inferiori si riducono a semplici spine;
  • Coni maschili: quasi cilindrici, di 8-23 cm per 3-5 cm, portati da un peduncolo di 8-20 cm;
  • Coni femminili: oblunghi-ellissoidali, di 12-35 cm per 8-15 cm, verde oliva scuro, su un peduncolo di 5-12 cm;
  • Semi: ovoidali o quasi rotondi, più o meno a tre angoli, di 21-30 mm per 18-23 mm, scarlatti.

La sottospecie allochrous si distingue, secondo l’etimologia proposta da Haynes (2022), per le giovani foglie che cambiano colore, dal bruno al verde oliva e poi al verde scuro. La descrizione originale di Newton (1978) non ha potuto essere consultata per precisare le altre differenze.

Ibridi

Non è noto alcun ibrido naturale: nessun’altra cicadea cresce nell’areale di Encephalartos barteri. Nelle fonti consultate non è segnalato nemmeno alcun ibrido orticolo.

Possibili confusioni

In natura la confusione più comune è inattesa: secondo il progetto di conservazione condotto in Benin nel 2022, gli abitanti confondono spesso Encephalartos barteri con la palma da olio (Elaeis guineensis), alla quale somiglia per il portamento, anche se le due piante non hanno nulla in comune dal punto di vista botanico. Una cicadea si riconosce dai coni e dalle foglioline rigide inserite lungo un rachide spesso.

Tra le cicadee la confusione è soprattutto storica. Nel 1957 Melville attribuiva ancora alla specie piante del nord-ovest dell’Uganda e del vicino Sudan, dove convive con Encephalartos septentrionalis, e si chiedeva se esistessero forme intermedie. The World List of Cycads limita oggi Encephalartos barteri all’Africa occidentale e colloca Encephalartos septentrionalis nella Repubblica Centrafricana, nella Repubblica Democratica del Congo, nel Sud Sudan e in Uganda. Quest’ultimo ha foglioline nettamente più larghe (17-28 mm, con 26-43 nervature secondo Melville).

Tassonomia

Encephalartos barteri fu pubblicato nel 1868 dal botanico F.A.W. Miquel negli Archives néerlandaises des sciences exactes et naturelles (3: 243), su un nome proposto da William Carruthers, da cui l’autore «Carruth. ex Miq.». Il tipo è la raccolta Barter 1692, fatta nel 1858 a Jeba, in Nigeria; un isotipo è conservato a Kew, secondo Melville (1957). Il nome Encephalartos heteropterus Miq. ex J.Schust. fu pubblicato soltanto in sinonimia, nel 1932, nella monografia di Schuster per il Pflanzenreich: non è valido.

La specie comprende due sottospecie accettate. Nel 1978 Leonard E. Newton descrisse nel Botanical Journal of the Linnean Society (77(2): 125-129) la subsp. allochrous, in base alla raccolta Newton 1209, fatta a Gilli, nello Stato di Plateau, in Nigeria (olotipo a Kew). Questa pubblicazione ha creato automaticamente il nome della sottospecie tipo, subsp. barteri. Melville aveva già segnalato nel 1957 piante diverse dal tipo per le squame dei coni femminili, una raccolta a ovest di Abene, in Ghana, altre coltivate a Vom, in Nigeria, e provenienti da Bokkos, sull’altopiano.

Secondo The World List of Cycads, la subsp. barteri è presente in Benin, in Ghana, in Nigeria (Stato di Kwara) e in Togo, mentre la subsp. allochrous è limitata allo Stato di Plateau, in Nigeria. La lista indica nei riferimenti la data del 1851 per l’articolo di Miquel, ma il 1868 nella scheda e nell’IPNI; è questa la data adottata qui.

Etimologia e storia

La specie onora Charles Barter (1821-1859), che ne raccolse il tipo nel nord della Nigeria (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). La raccolta risale al 1858, un anno prima della sua morte. L’epiteto della sottospecie allochrous viene dal greco allochroos, «che cambia colore», probabilmente per il colore mutevole delle giovani foglie, secondo la stessa fonte.

Encephalartos barteri è servito anche alla ricerca di base: nel 1959 G.K. Berrie pubblicava su Nature uno studio sulla mitosi nelle microspore della specie. Le sue popolazioni del Benin e del Ghana sono oggetto di lavori di conservazione dalla fine degli anni Duemila.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. Secondo un estratto di ricerca dell’opera di Burkill, The Useful Plants of West Tropical Africa (2ª edizione), ripreso da JSTOR Global Plants (non consultato direttamente), la specie è chiamata «mamponmerɛ» in akan (Ghana), «kpadei-atã», «palma del fantasma», in adangme-krobo (Ghana), e «kaldo» presso gli Angas (Nigeria); vi figurano anche i nomi inglesi «ghost palm» e «Hosanna palm». Species+ non riporta alcun nome comune. In Benin il progetto di conservazione del 2022 nota soltanto che gli abitanti la scambiano spesso per una palma da olio.

In natura

Encephalartos barteri vive nella zona di savana alberata che si estende dal Ghana alla Nigeria. In Ghana cresce in modo sporadico su pendii rocciosi; la popolazione più grande del paese si trova attorno ad Akosombo, e altri due siti sono stati studiati, Labolabo e Abotriansa (progetto di ricerca di Alex Asase, 2013-2016). In Benin sono state segnalate sette popolazioni, distribuite nelle tre zone climatiche del paese, dalla zona guineana a sud a quella sudanese a nord; quattro di esse (Gangamou, Doh, Igbomakoro e Wannou) si trovano fuori da qualunque area protetta.

Secondo la valutazione della IUCN del 2010, citata dal vivaio Jungle Music, la specie occupa affioramenti di arenaria e di granito nella savana alberata o ai margini della foresta, nonché praterie punteggiate di arbusti. Nel 2008 Ekué e coautori hanno confrontato cinque popolazioni del Benin: la forma delle foglioline vi varia nettamente da una popolazione all’altra, senza relazione con la distanza che le separa (secondo il riassunto dell’articolo, il cui testo completo non è stato consultato).

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos barteri è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa della IUCN, secondo i criteri A2cd+4cd: un declino di almeno il 30 % della popolazione, passato e in corso, dedotto dalla riduzione dell’habitat e dallo sfruttamento (valutazione di J.D. Bösenberg, datata marzo 2020 e pubblicata nel 2022, secondo The World List of Cycads). Anche le due sottospecie sono state valutate separatamente nel 2022, ma le loro categorie non hanno potuto essere verificate: The World List of Cycads le indica come «non valutate», e la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

Le minacce documentate variano da un paese all’altro. In Ghana il progetto di Alex Asase, finanziato dalla fondazione Rufford, individua negli incendi della savana la minaccia principale, seguita dalla raccolta di legna da ardere e dal passaggio del bestiame. In Benin il progetto di Gabriel Michel Monteiro (2022) segnala che la raccolta continua di semi e di giovani piante esaurisce le popolazioni, e che non era ancora stata condotta alcuna azione concreta di conservazione; il progetto mira a coinvolgere gli abitanti dei villaggi nella sorveglianza delle popolazioni.

Come tutto il genere, Encephalartos barteri è iscritto all’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977, senza annotazioni: piante, semi e polline sono coperti. Il commercio internazionale di piante prelevate in natura a fini commerciali è vietato; possono essere esportate solo piante riprodotte artificialmente, da vivai registrati, con i permessi richiesti. In Italia, come in tutta l’Unione europea, la specie figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Per le piante riprodotte artificialmente importate dal Sudafrica, l’Unione europea ha espresso nel 2011 un parere favorevole fino a 7 cm di diametro del caudice, poi, dal 7 febbraio 2013, un parere sfavorevole oltre questa taglia. Queste informazioni vengono da Species+, la banca dati ufficiale della CITES e dell’Unione europea, consultata il 2 ottobre 2026: prima di qualsiasi acquisto o importazione verificate la normativa in vigore, consultate se necessario le autorità CITES italiane (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Servizio CITES dei Carabinieri) ed esigete la prova che la pianta proviene da coltivazione. Queste indicazioni non sostituiscono i testi ufficiali.

Coltivazione

Encephalartos barteri è una pianta tropicale, rara in coltivazione e riservata ai climi caldi o alla serra. Le uniche indicazioni pubblicate vengono da un vivaio californiano e non sono confermate da altre fonti.

Il vivaio Jungle Music, a San Diego, la giudica difficile da coltivare nella sua regione a causa della sensibilità al freddo, e la consiglia solo nelle zone eccezionalmente calde e senza gelo. Raccomanda luce filtrata o ombra nei climi più freschi o umidi, una terra di medio impasto ben drenata, e nota una discreta tolleranza all’acqua, senza arrivare al suolo fradicio. Descrive coni femminili verdi e coni maschili verdi con riflessi bluastri.

In Italia

Negli orti botanici. La presenza di Encephalartos barteri negli orti botanici italiani non è documentata. La specie non compare nelle fonti consultate: le pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli (compreso l’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate a Napoli nel 1993-94, pubblicato nel 1997, e la descrizione delle serre uscita nel 2019), gli Index Seminum, le fonti di Palermo e della Mortola e la banca dati BGCI PlantSearch.

Riscontri di coltivazione. Sul forum italiano Tropicamente non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione. L’unica menzione della specie (2011) è il ricordo, da parte di un appassionato italiano, di colonie viste in Ghana una decina d’anni prima, senza alcun dato utile alla coltivazione. In Italia la specie può quindi essere coltivata solo in serra calda o in veranda riscaldata, in vaso profondo e in un substrato drenante, con uno svernamento all’asciutto: questo consiglio deriva dal clima dell’areale naturale, non da prove pubblicate.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano. Per questa specie, però, non ce ne sono: sul forum Fous de palmiers e nelle altre fonti francofone consultate non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, né in piena terra né in vaso.

Moltiplicazione

Encephalartos barteri si moltiplica per seme, con semi freschi e fecondati. Poiché la raccolta di semi e di giovani piante in natura è una delle minacce individuate in Benin, acquistate solo semi o piante provenienti da coltivazione, con i documenti CITES. Non è stato trovato alcun dato pubblicato sulla germinazione o sulla produzione di polloni della specie in coltivazione.

Malattie e parassiti

Nessun parassita animale proprio di Encephalartos barteri è documentato. Un fungo parassita è stato invece descritto sulla specie: una nuova specie del genere Pseudocercospora, pubblicata nel 2019 nell’Asian Journal of Mycology in base a materiale del Benin. In coltivazione i rischi abituali sono il marciume delle radici in un suolo troppo umido e freddo, e le cocciniglie.

Rusticità

Encephalartos barteri non è rustico: non è stato pubblicato alcun dato di resistenza al freddo, e il suo areale, tra la zona guineana e quella sudanese, è tropicale.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione, né in Italia né in Francia, né in piena terra né in vaso, per nessuna zona climatica. La pianta può essere coltivata solo al riparo, in serra o in veranda riscaldata d’inverno, anche nelle regioni italiane più miti.

Riferimenti internazionali

L’unica indicazione viene dal vivaio Jungle Music, che la descrive come «molto sensibile al freddo» a San Diego, senza indicare temperature né episodi precisi. Non è stato trovato alcun riscontro datato su PalmTalk né su Tropicamente.

Tossicità e precauzioni

Non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio di Encephalartos barteri, ma il rischio è documentato per il genere: la tossicità di Encephalartos horridus è stata dimostrata già nel 1944 da Van der Walt, e i semi delle cicadee contengono glicosidi tossici, tra cui la cicasina, presenti in quantità minore nelle altre parti della pianta. Nel cane, nel gatto e nel cavallo l’ASPCA segnala per le cicadee vomito, diarrea, lesioni al fegato e casi mortali.

Considerate quindi la pianta tossica: usate i guanti per pulire i semi, raccogliete quelli che cadono e tenete piante e semi fuori dalla portata dei bambini e degli animali. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è stato possibile verificare alcun uso tradizionale di Encephalartos barteri. L’opera di Burkill, che censisce le piante utili dell’Africa occidentale, tratta la specie, ma è stato possibile leggerne solo un estratto con i nomi locali. Il progetto di conservazione in Benin prevedeva un’indagine etnobotanica, i cui risultati non erano pubblicati nel primo rapporto consultato.

Domande frequenti

Esistono cicadee in Africa occidentale?

Sì, una sola: Encephalartos barteri. Cresce in Benin, in Ghana, in Nigeria e in Togo. È anche l’unica gimnosperma indigena del Benin, secondo i ricercatori che la studiano.

Quali sono le sue due sottospecie?

La subsp. barteri, presente dal Ghana alla Nigeria, e la subsp. allochrous, descritta nel 1978 e limitata allo Stato di Plateau, in Nigeria. Il nome allochrous, «che cambia colore», alluderebbe alle giovani foglie che passano dal bruno al verde.

Si può coltivare Encephalartos barteri in Italia?

Sì, ma solo al riparo. È una specie tropicale, descritta come molto sensibile al freddo, e non è stata pubblicata alcuna prova all’aperto. Coltivatelo in vaso, in serra o in veranda riscaldata d’inverno.

Si può vedere in un orto botanico italiano?

Non risulta. La specie non compare nelle fonti consultate sugli orti botanici italiani, nemmeno nell’elenco delle 34 specie di Encephalartos coltivate a Napoli all’inizio degli anni Novanta.

Perché è minacciato?

A causa degli incendi, del degrado dell’habitat e dei prelievi. In Ghana gli incendi della savana sono la minaccia principale; in Benin la raccolta di semi e di giovani piante esaurisce popolazioni spesso situate fuori dalle aree protette. La IUCN lo classifica vulnerabile.

Come distinguerlo da una palma?

Dai coni e dalle foglioline. Un Encephalartos porta veri coni maschili o femminili al centro della corona, e le sue foglioline rigide, a nervature parallele e terminate da una spina, non somigliano alle foglioline flessibili della palma da olio.

È tossico?

Probabilmente sì, come tutte le cicadee. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi degli Encephalartos contengono tossine. Tenete semi e piante fuori dalla portata dei bambini e degli animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Miquel, F.A.W. (1868). Nouveaux matériaux pour servir à la connaissance des Cycadées. Archives néerlandaises des sciences exactes et naturelles 3: 241-246 (Encephalartos barteri: 243). [Protologo; non consultato.]
  • Melville, R. (1957). Encephalartos in Central Africa. Kew Bulletin 12(2): 237-257. https://www.jstor.org/stable/4114417 [Descrizione, tipo, distribuzione; testo integrale consultato (copia della Cycad Society).]
  • Newton, L.E. (1978). A new cycad subspecies from Nigeria. Botanical Journal of the Linnean Society 77(2): 125-129. https://doi.org/10.1111/j.1095-8339.1978.tb01379.x [Protologo della subsp. allochrous; non consultato.]
  • Berrie, G.K. (1959). Mitosis in the microspore of Encephalartos barteri Carruth. Nature 183: 834. https://doi.org/10.1038/183834a0 [Riferimento verificato su Crossref; non consultato.]
  • Ekué, M.R.M., Gailing, O., Hölscher, D., Sinsin, B. & Finkeldey, R. (2008). Population genetics of the cycad Encephalartos barteri ssp. barteri (Zamiaceae) in Benin with notes on leaflet morphology and implications for conservation. Belgian Journal of Botany 141: 78-94. [Riassunto letto da estratto di ricerca; testo completo non consultato.]
  • Burkill, H.M. (1985-2004). The Useful Plants of West Tropical Africa, 2ª ed. Royal Botanic Gardens, Kew. [Nomi locali; rilevati da estratto di ricerca (JSTOR Global Plants), volume e pagina non verificati; non consultato.]
  • Meswaet e coll. (2019). A new species of Pseudocercospora on Encephalartos barteri from Benin. Asian Journal of Mycology 2(1). https://doi.org/10.5943/ajom/2/1/4 [Riferimento verificato su Crossref; non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos barteri. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41912A50823986. https://doi.org/10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41912A50823986.en [Valutazione VU A2cd+4cd, datata 4 marzo 2020; citata da The World List of Cycads, pagina della Lista rossa non consultata (sito bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. https://doi.org/10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; testo non consultato.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. https://doi.org/10.5281/zenodo.21958524 [Nome accettato, autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN; consultata direttamente.]
  • Van der Walt, S.J. (1944). Recent investigations into the toxicity of plants, etc., in the Union of South Africa. Onderstepoort Journal of Veterinary Science and Animal Industry 20(1). https://repository.up.ac.za/handle/2263/59542 [Tossicità di Encephalartos horridus; scheda consultata.]