Macrozamia macdonnellii è una cicadea con tronco e foglie blu dell’Australia centrale, l’unica cicadea dei monti MacDonnell e delle catene vicine, nel sud del Territorio del Nord, attorno ad Alice Springs. Appartiene al genere Macrozamia, le cui altre specie vivono tutte a più di mille chilometri di distanza, sulle coste e sui rilievi dell’est e del sud-ovest del continente. Descritta dapprima nel genere Encephalartos, con il nome di Encephalartos macdonnellii, si distingue per le foglie di un blu deciso e per i semi, forse i più grossi di tutte le cicadee. Ricercata dai collezionisti, resta rara e costosa in coltivazione.
In sintesi: Macrozamia macdonnellii
- Nome accettato: Macrozamia macdonnellii (F.Muell. ex Miq.) A.DC. (1868), pubblicato nel Prodromus di de Candolle, 16(2): 537 (The World List of Cycads); l’Atlas of Living Australia scrive l’autore «(F.Muell. ex Miq.) F.Muell. ex A.DC.»
- Nomi precedenti e sinonimi: Encephalartos macdonnellii F.Muell. ex Miq. (1863), basionimo
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «MacDonnell Ranges Cycad» (Flora of Australia)
- Distribuzione naturale: Australia, sud del Territorio del Nord: monti MacDonnell e catene associate, tra cui la George Gill Range e le Harts Ranges
- Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads; valutazione datata 21 agosto 2020, Crossref)
- CITES e altre protezioni: appendice II (annotazione #4); allegato B nell’Unione europea; in Australia «vulnerabile» ai sensi della legge federale EPBC dal 16 luglio 2000
- Rusticità documentata: un solo riscontro, francese: giovani semenzali hanno sopportato −3 °C per qualche ora senza danni nel Gard (messaggio del 2018); nessun valore misurato su piante adulte (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura burroni, gole e versanti ombreggiati, su suoli scheletrici; in coltivazione pieno sole e substrato molto minerale e drenante
- Portamento e dimensioni adulte: tronco di 0,4-3 m per 60-80 cm di diametro; da 50 a 120 foglie blu di 1,5-2,2 m (Flora of Australia)
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani; coltivata da seme, in vaso, da un coltivatore di Ravenna (forum Tropicamente, 2013-2015)
- Tossicità: nessun dato proprio; semi non consumati dagli aborigeni; tossicità di tutto il genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Macrozamia macdonnellii?
È un Macrozamia con tronco, dalle foglie di un blu intenso, con semi e coni femminili molto grossi; in natura nessun’altra cicadea cresce nelle vicinanze. Salvo indicazione contraria, le misure vengono dalla Flora of Australia (Hill, 1998):
- Tronco: aereo, alto 0,4-3 m e largo 60-80 cm; PACSOA indica «fino a circa 3 m»
- Foglie: da 50 a 120 per corona, lunghe 150-220 cm, moderatamente carenate, blu e opache, con 120-170 foglioline
- Picciolo: lungo 12-25 cm e largo 15-25 mm all’altezza della prima fogliolina; le foglioline inferiori sono ridotte a spine
- Foglioline: semplici, di 20-30 cm × 7-11 mm, dello stesso colore o quasi sulle due facce, con margini piatti e punta pungente
- Coni maschili: fusiformi, di 25-40 cm × 8-10 cm
- Coni femminili: ovoidi, di 40-50 cm × 20-27 cm, con squame terminate da un largo scudo e da una spina di 0-20 mm
- Semi: ovoidi, di 60-80 mm × 40-53 mm, con polpa arancione o bruno-arancione; secondo la Flora of Australia sono «forse i più grossi di tutte le cicadee»
Secondo uno specialista francese di cicadee, sul forum Fous de palmiers (2018), la specie resta molto blu anche in un clima piovoso e si confonde soltanto allo stadio di plantula, con Macrozamia fraseri o con Macrozamia moorei; l’adulto è più robusto di Macrozamia moorei o di Macrozamia johnsonii, con piccioli più larghi alla base.
Ibridi
Non si conosce alcun ibrido. Separata da oltre 1 400 km da qualsiasi altra specie del genere, la pianta non può ibridarsi in natura, e nessun ibrido orticolo è documentato.
Possibili confusioni
In natura non c’è confusione possibile: è l’unica cicadea dell’Australia centrale. In coltivazione la confusione nasce soprattutto dalle etichette.
- Macrozamia moorei: nel 2018, sul forum Fous de palmiers, un grande esemplare coltivato in Thailandia e presentato come Macrozamia macdonnellii si è rivelato un Macrozamia moorei, dalle foglie molto più verdi. Macrozamia moorei ha foglie grigio-verdi e un tronco più alto, e vive nel Queensland.
- Macrozamia fraseri: specie dell’Australia Occidentale, con cui le giovani plantule possono essere confuse secondo lo stesso specialista.
Tassonomia
Macrozamia macdonnellii è accettato da The World List of Cycads e dall’Australian Plant Census. La specie fu pubblicata nel 1863 da Friedrich Anton Wilhelm Miquel, su un nome di Ferdinand von Mueller, come Encephalartos macdonnellii F.Muell. ex Miq., nei Verslagen en Mededeelingen der Koninklijke Akademie van Wetenschappen, Afd. Natuurkunde 15: 376; il tipo è conservato all’erbario di Melbourne (MEL). Nel 1868 Alphonse de Candolle la trasferì nel genere Macrozamia, nel Prodromus (16(2): 537).
Il trasferimento rispecchia la definizione dei generi nell’Ottocento: diverse cicadee australiane descritte da Mueller in Encephalartos, un genere africano, furono ricondotte a Macrozamia, genere creato da Miquel nel 1842 per le specie australiane. Per il lettore, Encephalartos macdonnellii e Macrozamia macdonnellii indicano quindi la stessa pianta; si usa soltanto il secondo nome.
La Flora of Australia avvicina la specie ai Macrozamia dell’Australia Occidentale, per il picciolo ben distinto e per le foglie con stomi sulle due facce. Lo studio genetico di Ingham e colleghi (2012, rivista Diversity and Distributions), basato su due regioni del DNA cloroplastico, arriva a un’altra conclusione: Macrozamia macdonnellii condivide un aplotipo con cinque specie dell’est e deriva quindi, in tempi abbastanza recenti, da linee dell’Australia orientale, mentre le specie dell’Australia Occidentale formano una linea isolata da molto tempo. I due punti di vista, morfologico e genetico, non coincidono.
Etimologia e storia
L’epiteto onora Sir Richard G. MacDonnell (1814-1881), governatore dell’Australia Meridionale (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads; la menzione «XVIII secolo» in questa fonte è un errore). La catena in cui cresce la pianta porta lo stesso nome.
Secondo Asmussen (2011), l’esploratore John McDouall Stuart e i suoi compagni ne osservarono i semi attraversando i monti MacDonnell all’inizio degli anni 1860. Ingham e colleghi (2012) ricordano che la specie viene spesso presentata come un «relitto antico» delle foreste umide che coprivano un tempo il centro del continente; i loro dati genetici sfumano questa immagine (vedi Tassonomia).
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano: si usa il nome scientifico. In inglese, la Flora of Australia e l’Atlas of Living Australia riportano «MacDonnell Ranges Cycad». Nessun nome aborigeno è stato trovato in una fonte affidabile.
In natura
Macrozamia macdonnellii vive nei monti MacDonnell, nel sud del Territorio del Nord, e nelle catene associate (Flora of Australia). PACSOA cita i monti MacDonnell e le Harts Ranges; altre fonti aggiungono le Krichauff e George Gill Ranges. La Flora of Australia lo descrive molto sparso su suoli sottili, su pendii rocciosi, in praterie a Triodia o in boschi radi. Tra le raccolte citate figurano la Chewings Range, il monte Conway vicino a Standley Chasm, Palm Valley e King Creek, nella George Gill Range.
Lo studio di Preece, Duguid e Albrecht (2007), condotto su 143 siti in 13 località, mostra che la specie è presente soprattutto dove l’irraggiamento solare è debole (forte ombra), dove le massime sono basse, sui pendii ripidi, nei punti umidi vicini alle linee di scorrimento delle acque e su suoli scheletrici. Il fuoco e la percentuale di roccia predicono male la sua presenza; il microclima è il principale fattore limitante, il che rafforza l’idea di un relitto climatico.
Impollinazione
Macrozamia macdonnellii è impollinato da un tripide che gli è proprio, Cycadothrips albrechti. Mound e Terry descrissero questo insetto nel 2001 sull’International Journal of Plant Sciences, in un articolo dedicato all’impollinazione della specie, a partire da individui di Serpentine Gorge, dove si riproduce nei coni maschili. Secondo Brookes e colleghi (2015), la linea di Cycadothrips albrechti si è separata da quella di Cycadothrips chadwicki, il tripide dei Macrozamia dell’est, ben prima della comparsa delle loro piante ospiti attuali: nel corso della sua storia il tripide ha quindi cambiato ospite.
Stato di conservazione e normativa
Macrozamia macdonnellii non è minacciato su scala mondiale, ma è protetto in Australia. La Lista Rossa della IUCN lo classifica a minor preoccupazione (LC), secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022 e riportata da The World List of Cycads.
In Australia è iscritto come «vulnerabile» ai sensi della legge federale EPBC del 1999 dal 16 luglio 2000 (Flora of Australia; Atlas of Living Australia). Ingham e colleghi (2012) suggeriscono che alcune popolazioni isolate, portatrici di aplotipi unici, potrebbero essere trattate come unità di conservazione distinte.
Per il commercio internazionale rientra nell’appendice II della CITES, con l’annotazione #4 che esenta in particolare i semi (iscrizione in vigore al 5 marzo 2026), e nell’allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia (regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026), secondo Species+, consultato il 2 ottobre 2026. Le piante in vendita devono provenire da semina o da coltivazioni legali; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione.
Coltivazione
Macrozamia macdonnellii chiede calore, molta luce e un substrato molto drenante; l’eccesso d’acqua è il pericolo principale. Secondo PACSOA gli serve una posizione calda e asciutta, in pieno sole, con un drenaggio eccellente.
- Substrato: molto minerale. Sul forum Fous de palmiers un vivaista specializzato consigliava nel 2018 circa 80 % di pomice e 20 % di fibra di cocco, con un concime a lenta cessione; un altro coltivatore, nel Var, è passato a circa 70 % di pomice.
- Vaso: profondo, perché la radice fittonante, quasi tuberosa, è molto fragile; i coltivatori del forum usano vasi alti 24-30 cm e rinvasano subito dopo l’emissione delle foglie, da maggio a luglio.
- Luce: pieno sole per un colore blu intenso, secondo i coltivatori. In natura la pianta cerca però i versanti ombreggiati (Preece et al., 2007): sotto un sole molto forte, una leggera ombra nelle ore calde resta possibile.
- Concime: regolare; senza, le nuove foglie ingialliscono, secondo lo stesso vivaista.
- Annaffiatura: al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var), l’esperienza con il genere Macrozamia indica che in estate, se non piove, un’annaffiatura alla settimana è il minimo; per questa specie lasciate asciugare bene il substrato tra un’annaffiatura e l’altra. Nel 2021 un coltivatore della Côte Bleue, vicino a Marsiglia, la giudicava «senza problemi in piena terra», a patto di annaffiarla in estate per ottenere un po’ di crescita.
- Crescita: lenta. Sul forum Tropicamente un coltivatore la definiva nel 2011 «di una lentezza esasperante: una foglia ogni anno bisestile, e intanto ne perde due». In Francia un esemplare coltivato in vaso dal 2018 è stato messo in piena terra a Six-Fours-les-Plages (Var) nel settembre 2021, senza seguito noto.
In Italia
Nessuna presenza della specie è documentata negli orti botanici italiani, secondo le fonti esaminate. Il riscontro italiano più completo viene dal forum Tropicamente: un coltivatore di Ravenna (Emilia-Romagna) ha acquistato tre semi nel 2013, «i semi di cicadea più grossi e pesanti» che avesse mai visto, aspettando la fine dell’estate perché l’embrione maturasse. Due semi su tre erano germinati nel febbraio 2014; il primo aveva poi perso la radice, che si era seccata, e la crescita si era fermata. Nel dicembre 2013 teneva la plantula in un vaso alto e stretto (30 × 10 cm), in terriccio drenante, in ufficio a circa 20 °C, poco annaffiata, e dichiarava di non volerla provare all’aperto a Ravenna, data la rarità della pianta. Nel marzo 2015 stava spuntando la prima foglia di uno dei tre semi radicati. Lo stesso coltivatore riteneva possibile un tentativo nel sud Italia, senza alcuna prova a sostegno: nessuna coltivazione in piena terra in Italia è documentata.
Esperienze in Francia, utili per l’Italia
Il clima del Jardin zoologique tropical e dei giardini del sud-est della Francia (Var, Bocche del Rodano, Gard) è vicino a quello di molte regioni italiane, in particolare delle coste liguri e tirreniche, della Sicilia, della Sardegna e della Puglia. I riscontri francesi citati sopra e nella sezione Rusticità (annaffiatura estiva, substrato a base di pomice, −3 °C sopportati da giovani piante nel Gard) possono quindi orientare il coltivatore italiano, pur restando esperienze francesi, senza equivalenza precisa di temperatura con una località italiana.
Moltiplicazione
Si moltiplica soltanto per seme. Sul forum Tropicamente il coltivatore di Ravenna già citato riferisce che i suoi tre semi, acquistati nel 2013, sono germinati dopo un mese, dopo tre mesi e poi nel luglio 2014, senza aver ancora emesso foglie a quella data; li faceva germinare in un sacchetto di plastica chiuso, su argilla espansa e sabbia umide ma senza acqua libera, al tepore di un router. Sul forum Fous de palmiers il vivaista già citato raccomanda di non staccare il seme finché nutre la plantula e di maneggiare la radice con cura al rinvaso. Pulite i semi con i guanti.
Malattie e parassiti
Nessun parassita proprio della specie è documentato. Il rischio principale in coltivazione è il marciume delle radici in un substrato troppo umido, segnalato dai coltivatori.
Rusticità
Non si conosce il limite di resistenza al freddo di Macrozamia macdonnellii: l’unico riscontro in cifre riguarda giovani semenzali a −3 °C, e nessun giardino né istituzione ha pubblicato misure.
In Italia e nel sud della Francia
Nessun dato esiste per l’Italia: l’unico coltivatore italiano documentato tiene le sue piante in vaso, al chiuso in inverno. In Francia:
- Un coltivatore del Gard (Francia) riferisce sul forum Fous de palmiers, in un messaggio dell’aprile 2018, che le sue piante di Macrozamia macdonnellii, nate da una semina del 2014 e con una ceppaia di circa 6 cm, avevano già sopportato −3 °C per qualche ora senza danni al fogliame; non precisa né la data né se fossero in vaso o in piena terra. Ritiene che sopporterebbero un freddo maggiore in un suolo molto drenante, con un rapido rialzo delle temperature durante il giorno.
Nessun altro riscontro è documentato. Nel 2014 lo specialista australiano la cui classificazione di rusticità dei Macrozamia è stata riportata sul forum Fous de palmiers non si pronunciava su questa specie. Un coltivatore di Six-Fours-les-Plages la definiva nel 2022 «il più rustico dei Macrozamia», senza dati a sostegno.
Riferimenti internazionali
Nessun riscontro datato, con luogo e temperatura, è pubblicato fuori dalla Francia. In natura le piante vivono in burroni riparati e su versanti ombreggiati di una regione arida, il che dice poco sulla loro resistenza in posizione esposta.
Tossicità e precauzioni
Va considerato tossico, anche se non è documentata alcuna analisi propria della specie. La Flora of Australia osserva che i semi non erano consumati dagli aborigeni. Nei Macrozamia i semi contengono azossiglicosidi, tra cui la macrozamina, tossici per il fegato, e le foglie provocano nei bovini un danno nervoso (Healy, 1967), irreversibile secondo McKenzie (2006). Tenete la pianta e i semi lontano da bambini, cani e gatti, usate i guanti per pulire i semi e, in caso di ingestione, rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
A differenza della maggior parte dei Macrozamia, nessuna testimonianza attesta un uso aborigeno di questa specie (Asmussen, 2011). Secondo Latz (1995, 1999), citato da Asmussen, i semi non venivano consumati per la rarità e la distribuzione ristretta della pianta, per le sue fruttificazioni abbondanti ma rare e per la mancanza d’acqua, che rendeva impossibile la lunga lisciviazione necessaria a eliminare le tossine.
Domande frequenti
Dove cresce Macrozamia macdonnellii?
Nell’Australia centrale. È l’unica cicadea dei monti MacDonnell e delle catene vicine, attorno ad Alice Springs, nel Territorio del Nord, dove si rifugia nei burroni, nelle gole e sui versanti ombreggiati.
Perché le sue foglie sono blu?
È un carattere della specie. La Flora of Australia descrive foglie blu e opache, e i coltivatori constatano che il colore resta anche in un clima piovoso; secondo loro il pieno sole lo rende più intenso.
Macrozamia macdonnellii resiste al gelo?
Non si sa davvero. L’unico riscontro, francese, riguarda giovani semenzali a −3 °C, senza danni. Nessun dato riguarda le piante adulte: in vaso, svernatelo al riparo dal gelo e soprattutto all’asciutto.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Nessuno l’ha documentato. L’unico coltivatore italiano noto, a Ravenna, lo tiene in vaso e al chiuso in inverno; in Francia una pianta è stata messa in piena terra nel Var nel 2021, senza seguito noto. Una prova all’aperto resterebbe un esperimento, da tentare soltanto in un suolo molto drenante e in un clima mite e asciutto d’inverno.
Ha davvero i semi più grossi delle cicadee?
Forse. La Flora of Australia indica semi lunghi 6-8 cm e li definisce, con prudenza, «forse i più grossi di tutte le cicadee».
La specie è minacciata?
Non su scala mondiale: la IUCN la classifica a minor preoccupazione (2022). È però iscritta come «vulnerabile» in Australia dal 2000.
Perché costa così tanto?
Perché i semi sono rari. Secondo un vivaista specializzato del forum Fous de palmiers (2013), le popolazioni sono molto isolate e difficili da raggiungere, e i permessi di raccolta difficili da ottenere; la crescita lenta rende care anche le giovani piante.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Macrozamia macdonnellii: https://cycadlist.org/scientific_name/400 — nome accettato, basionimo, pubblicazioni originali, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN 2022. Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee; consultata il 2 ottobre 2026.
- Flora of Australia (ABRS), Macrozamia macdonnellii, di K.D. Hill: https://profiles.ala.org.au/opus/foa/profile/Macrozamia%20macdonnellii — descrizione con misure, distribuzione, habitat, nome inglese, stato EPBC, affinità, semi. Flora ufficiale australiana; affidabile.
- Atlas of Living Australia, Macrozamia macdonnellii: https://bie.ala.org.au/species/https://id.biodiversity.org.au/node/apni/2917134 — nome comune, stato federale, autore del nome. Banca dati istituzionale; consultata il 26 ottobre 2026.
- PACSOA Wiki, Macrozamia macdonnellii: https://www.pacsoa.org.au/wiki/index.php/Macrozamia_macdonnellii — areale, dimensioni, consigli di coltivazione. Società specializzata; scheda breve.
- Species+ (UNEP-WCMC), Macrozamia macdonnellii: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/25994/legal — appendice II della CITES (annotazione #4), allegato B dell’Unione europea, sinonimo Encephalartos macdonnellii. Banca dati ufficiale; consultata il 2 ottobre 2026.
- ThripsWiki, Cycadothrips albrechti: https://thrips.info/wiki/Cycadothrips_albrechti — descrizione del tripide impollinatore, località tipo, riferimento a Mound e Terry (2001). Banca dati tassonomica specializzata.
- Jardin zoologique tropical, La Londe-les-Maures (Var, Francia) — consigli di annaffiatura estiva per i Macrozamia, pubblicati nella pagina francese del genere su questo sito. Osservazioni di prima mano del giardino.
- Tropicamente, discussioni «Macrozamia Macdonnelli» e «Sulla semina delle cicadee»: https://www.tropicamente.it/forums/topic/macrozamia-macdonnelli/ e https://www.tropicamente.it/forums/topic/sulla-semina-delle-cicadee/ — crescita lenta (#post-48397), semina e coltivazione in vaso a Ravenna (#post-48432, #post-48443, #post-48456, #post-48458, #post-48461, #post-27943). Forum italiano di coltivatori, a valore indicativo.
- Forum Fous de palmiers, discussioni «Macrozamia macdonnellii» e «Notes concernant la rusticité des Macrozamia»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=15913 e https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=17538 — riscontro del Gard (#p456365), identificazione (#p456551), consigli di coltivazione (#p456960, #p457515), messa a dimora a Six-Fours (#p500534, #p502440). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo.
Bibliografia
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- Preece, L.D., Duguid, A.W. & Albrecht, D.E. (2007). Environmental determinants of a restricted cycad in central Australia, Macrozamia macdonnellii. Australian Journal of Botany 55(6): 601-607. https://doi.org/10.1071/BT06122 [Articolo con revisione paritaria.]
- Ingham, J.A., Forster, P.I., Crisp, M.D. & Cook, L.G. (2013). Ancient relicts or recent dispersal: how long have cycads been in central Australia? Diversity and Distributions 19(3): 307-316 (online nel 2012). https://doi.org/10.1111/j.1472-4642.2012.00936.x [Articolo con revisione paritaria.]
- Brookes, D.R., Hereward, J.P., Terry, L.I. & Walter, G.H. (2015). Evolutionary dynamics of a cycad obligate pollination mutualism. Molecular Phylogenetics and Evolution 93: 83-93. https://doi.org/10.1016/j.ympev.2015.07.003 [Letto il riassunto.]
- Asmussen, B. (2011). «There is likewise a nut…» A comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Macrozamia and Lepidozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. https://doi.org/10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Testo integrale.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia; rilevata tramite The World List of Cycads.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia macdonnellii. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42011A48868285. [Minor preoccupazione; valutazione datata 21 agosto 2020 (Crossref).]
- McKenzie, R.A. (2006). Toxicology for Australian Veterinarians: cicadee (Cycas, Macrozamia, Lepidozamia, Bowenia), pp. 282-288. Animal Health Australia, Australian Animal Pathology Standards Program (PDF): https://aapspextranet.animalhealthaustralia.com.au/wp-content/uploads/2019/04/tav7_17_unknowntoxins_pt2.pdf [Testo veterinario australiano di riferimento; descrive la sindrome dei bovini come irreversibile, fino alla paralisi del treno posteriore, senza terapia.]