Ceratozamia hondurensis

Ceratozamia hondurensis è l’unica specie del genere Ceratozamia nota in Honduras, dove cresce nelle foreste tropicali umide del dipartimento di Atlántida, sul versante caraibico, tra 20 e 600 m di quota. È una grande cicadea dalle foglioline larghissime, affine alla messicana Ceratozamia euryphyllidia. Descritta soltanto nel 2008, non ha mai avuto un altro nome. In Honduras la chiamano «camotillo», un nome legato all’uso dei suoi fusti come veleno. La IUCN la classifica in pericolo critico di estinzione, e nelle collezioni europee è praticamente assente.

L’essenziale su Ceratozamia hondurensis

  • Nome accettato: Ceratozamia hondurensis J.L.Haynes, Whitelock, Schutzman & R.S.Adams (2008), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15) e da Species+; POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «camotillo» in Honduras (Atlántida)
  • Distribuzione naturale: Honduras, dipartimento di Atlántida, da 20 a 600 m di quota
  • Stato IUCN: in pericolo critico di estinzione (CR, criterio B1ab(i,ii,iii,iv,v)), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 1985 (tutto il genere); Allegato A nell’Unione europea, Italia compresa, semi inclusi
  • Rusticità documentata: nessun dato; specie di foresta tropicale di bassa quota (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, sottobosco di foresta tropicale sempreverde; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto da 20 a 50 cm, in parte interrato; da 3 a 25 foglie lunghe da 1,2 a 3,2 m; foglioline da 23 a 34,5 cm per 8-12,8 cm (monografia del 2022); fusto sotterraneo largo da 15 a 25 cm, fino a 20 foglie o più lunghe da 1,4 a 2,8 m e foglioline da 24 a 30 cm per 9-13 cm secondo la descrizione originale (2008)
  • Tossicità: fusti usati localmente per preparare un veleno secondo la monografia del 2022 (la descrizione originale dice soltanto che la pianta è ritenuta tossica, senza alcun uso locale rilevato); da considerare pericolosa (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Ceratozamia hondurensis?

La si riconosce dalle grandi foglie ascendenti con poche foglioline (da 10 a 18 paia), larghe, da obovate a oblanceolate, sottili, con il margine intero e la punta simmetrica. Ecco la descrizione della monografia del genere pubblicata nel 2022 da Lilí Martínez-Domínguez e collaboratori:

  • Fusto: lungo da 20 a 50 cm e largo circa 20 cm, semi-interrato, prima eretto e poi coricato; catafilli persistenti, triangolari, bruno rossastri, coperti di una peluria bruna quando spuntano;
  • Foglie: da 3 a 25, ascendenti, lunghe da 120 a 322 cm; verde chiaro quando spuntano, coperte di peli grigio biancastri, poi glabre; il picciolo, da 56 a 150 cm, porta da 8 a 34 aculei sottili di 2,6-5 mm;
  • Foglioline: da 10 a 18 paia, opposte o subopposte, da obovate a largamente oblanceolate, membranacee, verdi e glabre sopra, glauche sotto; quelle mediane misurano da 23 a 34,5 cm per 8-12,8 cm e sono distanziate di 8,5-16 cm;
  • Coni maschili: solitari, cilindrici, eretti, da 30 a 35 cm per 4-5 cm, verde giallastri e poi crema giallastri con peli nerastri;
  • Coni femminili: solitari, eretti, da 18 a 22 cm per 8-10 cm, con l’apice che termina in una punta corta; verde giallastri con peli rosso scuro quando spuntano, poi bruno verdastri con peli nerastri; le squame, da 72 a 120, portano due corna ricurve di 6-8 mm;
  • Semi: ovoidali, da 2,1 a 2,6 cm, con l’involucro carnoso da bianco giallastro a giallo prima della maturità e bruno chiaro a maturità.

La descrizione originale (Haynes, Whitelock, Schutzman e Adams, 2008) presenta la pianta come un arbusto di sottobosco con fusto sotterraneo solitario largo da 15 a 25 cm; catafilli di 4,5-6,5 cm, pubescenti, da rosso vino a bordeaux violaceo, con la punta acuminata; fino a 20 foglie o più, da erette ad arcuate, lunghe da 1,4 a 2,8 m, con prefogliazione circinata, lanose e verde vivo quando spuntano, poi verde lime lucido e glabre, infine verde scuro lucido e coperte di licheni e muschi; picciolo di 60-70 cm, poco o mediamente armato; rachide di 80-180 cm, armato di piccoli aculei nella metà o nei due terzi inferiori; da 6 a 16 paia di foglioline ben distanziate, membranacee, quasi simmetriche, oblanceolate, da 24 a 30 cm per 9-13 cm, con 40-55 nervature opache in rilievo sulla pagina inferiore, il margine da intero a leggermente crenato e da liscio a leggermente ondulato verso l’apice; plantule con quattro foglioline; cono maschile fusiforme-cilindrico, eretto, apparentemente sessile, verde con piccoli peli neri, di 27-35 cm per 4-5 cm, su un peduncolo nascosto di 1,8-3,5 cm, con le corna rosse in punta; cono femminile da cilindrico a botticella, verde opaco con peli bruno nerastri, ogni squama orlata di peli bordeaux violacei, da eretto a inclinato e mai pendente, di 18-21 cm per 10-12,5 cm, con un apice arrotondato-acuto di 3-5 cm formato da squame sterili ridotte, su un peduncolo tomentoso di 5-15 cm; semi lisci, da ovoidali a globosi, di 2-2,5 cm per 1,5-2 cm, 200 o più per cono, con polpa bianca a maturità che imbrunisce in fretta. Le differenze con la monografia riguardano soprattutto il numero di paia di foglioline (da 6 a 16 contro 10-18) e il colore dei catafilli (rosso vino contro bruno rossastro).

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

Nel suo paese la specie non si può quasi confondere: è l’unica Ceratozamia dell’Honduras. In collezione la confusione possibile è con Ceratozamia euryphyllidia, del Messico sud-orientale, che ha anch’essa foglioline larghissime. Secondo la monografia del 2022:

  • Ceratozamia hondurensis: foglioline con il margine intero e la punta simmetrica; cono femminile con una punta corta (mucrone);
  • Ceratozamia euryphyllidia: estremità delle foglioline con il margine ondulato e la punta asimmetrica; cono femminile che termina con una lunga punta, fino a 5 cm.

La descrizione originale del 2008 indicava altri criteri rispetto a Ceratozamia euryphyllidia: foglioline mediane più spesse, quasi simmetriche e oblanceolate (e non sottilissime, nettamente asimmetriche e largamente obovate), più allungate (rapporto tra lunghezza e larghezza di 2,65 contro 1,85); foglie giovani verde lime lucido (e non verde pallido o bluastro e glauche); piccioli poco o per nulla glauchi quando spuntano; basi delle foglie glabre; cono maschile più grande, con il peduncolo più corto (1,5-3,5 cm contro 6-8 cm), verde con peli neri dall’inizio alla fine (e non verde rossastro e poi grigio chiaro); cono femminile verde (e non rosso vino e poi bruno), senza la pronunciata punta mucronata di Ceratozamia euryphyllidia; corna delle squame rosse in punta, rivolte verso l’esterno e verso il basso. La separava inoltre da Ceratozamia zoquorum e da Ceratozamia becerrae per le foglioline membranacee, il picciolo armato e le nervature opache.

Tassonomia

Ceratozamia hondurensis è un nome accettato da The World List of Cycads e da Species+; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi. È stata descritta nel 2008 su The Cycad Newsletter, il bollettino della Cycad Society (volume 31, numeri 2-3, pagine 16-21), da J.L. Haynes, L.M. Whitelock, B. Schutzman e R.S. Adams, con il titolo «A New Endemic Ceratozamia from Honduras (Cycadales: Zamiaceae)». Gli autori la collegavano al complesso di Ceratozamia miqueliana, per la grande somiglianza con Ceratozamia euryphyllidia, nonostante la distanza che le separa.

Il tipo pone un problema che la monografia del 2022 ha risolto. Il protologo citava due esemplari della raccolta A.E. Brant e R. Zúniga 2830 (scritto «Brand» nella monografia): l’olotipo nell’erbario EAP (Zamorano, Honduras) e un isotipo nell’erbario del Missouri (MO). Secondo la monografia, però, l’erbario EAP non conserva alcuna traccia di questo campione, introvabile anche nell’erbario TEFH. Gli autori hanno quindi designato come lectotipo l’esemplare del Missouri, e come isolectotipo un duplicato ritrovato nell’erbario nazionale del Messico (MEXU). The World List of Cycads indica ancora l’olotipo a EAP.

Etimologia e storia

L’epiteto hondurensis rimanda all’Honduras, il paese di cui la specie è endemica (The World List of Cycads; monografia del 2022).

La pianta tipo è stata raccolta il 13 aprile 1994 nel comune di Esparta (Atlántida), 0,5 km a sud-est di Jilamo Nuevo, lungo il río Jilamito, a circa 50 m di quota. Altre raccolte risalgono allo stesso anno nel comune di Tela, poi al 1996 e al 2003 vicino a La Ceiba; la descrizione formale è arrivata soltanto nel 2008.

La descrizione originale ricostruisce una storia più antica. Il più vecchio campione noto è stato raccolto tra il dicembre 1927 e il marzo 1928 da Paul C. Standley nel nord-ovest dell’Honduras (Standley 56779, erbario della Smithsonian Institution); etichettato dapprima «Zamia», poi Zamia tuerckheimii da D.W. Stevenson, nel 1998 ha ricevuto da B. Schutzman il nome inedito «Ceratozamia telensis», dalla città di Tela, vicino alla quale si credeva allora che vivesse l’unica popolazione. Standley aveva raccolto la pianta una seconda volta nel 1947. Circolavano anche fotografie di piante coltivate con il nome di una Zamia non descritta. Nel 2003 una spedizione di Bonta e Haynes, dedicata soprattutto a Dioon mejiae, ha trovato le due popolazioni allora conosciute quasi distrutte, una per la distruzione dell’ambiente, l’altra per i prelievi illegali, ma ha scoperto una popolazione in buona salute a pochi chilometri dalla prima; nel 2006 sono state ritrovate piante, tra cui una femmina con un cono, vicino alla seconda.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano. In Honduras, nel dipartimento di Atlántida, la specie è chiamata «camotillo» (Haynes e collaboratori, 2008, citati dalla monografia del 2022). Questo nome non è esclusivo della specie: uno studio etnobotanico del 2019 sulle cicadee del Messico e dell’America centrale settentrionale mostra che si applica a diverse cicadee della regione ed è associato al loro uso come veleno.

In natura

Ceratozamia hondurensis è endemica del dipartimento di Atlántida, sulla costa caraibica dell’Honduras. Secondo la monografia del 2022 cresce nella foresta tropicale sempreverde, tra 20 e 600 m di quota; i campioni esaminati provengono dai comuni di Esparta, La Ceiba e Tela, tra cui una pianta coltivata sul posto.

Secondo la descrizione originale, la specie vive sul versante caraibico della cordigliera Nombre de Dios, tra 20 e 600 m, su ripide sponde di fiumi, sotto la fitta copertura della foresta tropicale umida sempreverde, talvolta allo scoperto vicino al letto del corso d’acqua. I suoli, derivati dai graniti intrusivi della costa settentrionale, sono un po’ acidi e ricchi di humus. Il clima è tropicale, con piogge abbastanza regolari tutto l’anno (da 1.800 a oltre 2.800 mm annui) e una stagione più secca da marzo a giugno; l’umidità è tale che le foglie vecchie si coprono di licheni e muschi. Un cono femminile immaturo è stato visto nel settembre 2006 e coni femminili in disfacimento nel gennaio 2005. Le popolazioni sono piccole, distinte e molto distanziate; la più grande conta forse un centinaio di piante e si riproduce, con plantule viste a meno di un metro da una pianta femminile.

Non è stato pubblicato alcuno studio di popolazione, di impollinazione o di fenologia dedicato alla specie. La monografia sottolinea che i dati sullo stato delle popolazioni sono insufficienti, ma che la specie ha sofferto del commercio illegale, come dimostrano i sequestri effettuati dalle dogane dell’Honduras. La descrizione originale segnalava già che una popolazione situata in un’area protetta era stata quasi annientata dai prelievi, e che l’abitudine della specie di crescere lungo i fiumi la esponeva alle piene di uragani paragonabili a Mitch.

Stato di conservazione e normativa

Ceratozamia hondurensis è classificata in pericolo critico di estinzione (CR) nella Lista rossa IUCN, secondo il criterio B1ab(i,ii,iii,iv,v), in una valutazione di J.D. Bösenberg e J. Haynes pubblicata nel 2022: l’areale della specie è minuscolo e tutti gli indicatori seguiti (areale, habitat, numero di località e di individui) sono in declino. La monografia del 2022, scritta prima di questa pubblicazione, indicava che la specie non era ancora nella Lista rossa. Già nel 2008 gli autori della descrizione proponevano la categoria «in pericolo critico» (CR A2acd+3cd; B1b(i-v); C1+2a(ii)), notando che la specie era presente in due aree protette, forse tre.

Sul piano normativo, Ceratozamia hondurensis rientra, come tutto il genere Ceratozamia, nell’Appendice I della CITES, dal 1° agosto 1985. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97 (lista aggiornata dal regolamento (UE) 2026/1383, in vigore dal 29 giugno 2026), semi compresi: acquisto, vendita, trasporto a fini commerciali e importazione richiedono documenti che provino che le piante o i semi provengono da riproduzione artificiale.

I sequestri doganali segnalati in Honduras ricordano che circolano piante prelevate in natura: rifiutate qualsiasi pianta senza documento di provenienza.

Lo stato CITES ed europeo è stato riletto su Species+ il 2 ottobre 2026; lo stato IUCN è ripreso da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, e chiedete sempre al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Ceratozamia hondurensis, e sui forum francofoni, italiani o anglofoni consultati non è stato trovato alcun riscontro. La specie è pochissimo presente nelle collezioni.

Il suo ambiente naturale offre le uniche indicazioni disponibili: il sottobosco di una foresta tropicale umida di bassa quota, con un clima caldo tutto l’anno. Una coltivazione in serra calda, all’ombra leggera, in un substrato ricco di humus ma drenante, è la pista più logica; non è stata convalidata da prove pubblicate.

Moltiplicazione

Nessun dato specifico. Come tutte le Ceratozamia, ha piante maschili e piante femminili; si moltiplica per semina di semi freschi nati da un’impollinazione, che in coltivazione si fa a mano. I semi vanno maneggiati con i guanti.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. Come per le altre cicadee, sorvegliate il marciume delle radici in un terreno freddo e bagnato e le cocciniglie.

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza al freddo di Ceratozamia hondurensis. Vive al livello del mare o quasi, in clima tropicale umido: nulla permette di supporre che sopporti il gelo.

In Italia

Nessun risultato di coltivazione è stato pubblicato in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona climatica. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate. È una pianta da serra calda, anche nelle regioni più miti.

Esperienze francesi

Nemmeno in Francia è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione, né sul litorale mediterraneo, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, né altrove. Il forum Fous de palmiers non contiene alcun messaggio sulla specie, e nessun episodio di gelo datato la riguarda.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun dato sul freddo fuori dalla Francia. Le prove all’aperto pubblicate per il genere riguardano specie di montagna del Messico nord-orientale e non valgono per questa specie di pianura tropicale.

Tossicità e precauzioni

Ceratozamia hondurensis è una delle rare Ceratozamia la cui tossicità è attestata da un uso locale. La monografia del 2022 riporta che i suoi fusti servono a preparare un infuso destinato ad avvelenare animali o persone, secondo un’etichetta d’erbario, e che vengono anche trasformati a scopo medicinale (Bonta e collaboratori, 2019). Non è stata pubblicata alcuna analisi chimica propria della specie. La descrizione originale (2008) è più prudente: la pianta vi è soltanto «ritenuta tossica», come le Zamia della costa caraibica che portano lo stesso nome di «camotillo», e un’indagine abbastanza estesa nell’Honduras centrale e settentrionale non aveva rivelato alcun uso locale, né tra i meticci né tra le popolazioni indigene; l’unico uso rilevato era l’esportazione illegale come pianta ornamentale.

Il rischio è invece ben documentato nelle altre cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, la BMAA. Cani, bestiame ed esseri umani possono intossicarsi gravemente. Considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione, chiamate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

In Honduras la monografia del 2022 documenta due usi: la preparazione di un veleno a partire dai fusti, e un uso medicinale dei fusti trasformati, segnalato dallo studio etnobotanico di Bonta e collaboratori (2019). Queste informazioni sono riportate per il loro interesse etnobotanico e non costituiscono in alcun caso un consiglio d’uso.

Domande frequenti

Ceratozamia hondurensis cresce anche fuori dall’Honduras?

No. È endemica del dipartimento di Atlántida, in Honduras, ed è l’unica Ceratozamia conosciuta in quel paese.

Che cosa significa «camotillo»?

È il nome locale della specie nell’Atlántida. Viene dato anche ad altre cicadee dell’America centrale ed è associato al loro uso come veleno; non è quindi un nome esclusivo di questa specie.

Come si distingue da Ceratozamia euryphyllidia?

Dalle foglioline e dai coni. Ceratozamia hondurensis ha foglioline con il margine intero e la punta simmetrica, e un cono femminile con una punta corta; Ceratozamia euryphyllidia ha foglioline con l’estremità ondulata e asimmetrica, e un cono femminile con una lunga punta.

È rustica?

No. Non esiste alcun dato sul freddo, e la specie vive nella foresta tropicale di bassa quota. Va coltivata al riparo dal gelo, in serra calda.

È tossica?

Sì, va considerata pericolosa. I suoi fusti servono localmente a preparare un veleno, e tutte le cicadee studiate contengono tossine gravi per il fegato e il sistema nervoso.

È minacciata?

Sì. È classificata in pericolo critico di estinzione dalla IUCN (valutazione pubblicata nel 2022), con un areale minuscolo, e piante selvatiche sono state sequestrate dalle dogane dell’Honduras.

Si può acquistare liberamente in Italia?

No, non senza documenti. Come tutto il genere, è iscritta nell’Appendice I della CITES e nell’Allegato A del regolamento europeo, semi compresi.

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Fonti

Siti di riferimento

  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Ceratozamia hondurensis: https://cycadlist.org/scientific_name/25 — autori, protologo, tipo, distribuzione, stato IUCN (valutazione del 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
  • PhytoKeys, Monograph of Ceratozamia (2022): https://phytokeys.pensoft.net/article/80382/ — descrizione dettagliata, tipo, distribuzione, quote, habitat, nomi comuni, usi, discussione della specie. Articolo sottoposto a revisione paritaria, ad accesso libero; testo integrale consultato.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Ceratozamia hondurensis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/65508/legal — Appendice I della CITES dal 1° agosto 1985 (iscrizione del genere), Allegato A dell’Unione europea (regolamento (UE) 2026/1383). Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 2 ottobre 2026.
  • Regolamento (CE) n. 338/97, versione consolidata: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1997/338/oj?locale=it — applicazione della CITES nell’Unione europea, Italia compresa. Testo ufficiale.
  • Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
  • Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, Ethnobotany of Mexican and northern Central American cycads (Zamiaceae) (2019): https://doi.org/10.1186/s13002-018-0282-z — nome «camotillo» associato agli usi come veleno in America centrale. Articolo sottoposto a revisione paritaria, ad accesso libero; testo consultato.

Bibliografia

  • Haynes, J.L., Whitelock, L.M., Schutzman, B. & Adams, R.S. (2008). A New Endemic Ceratozamia from Honduras (Cycadales: Zamiaceae). The Cycad Newsletter 31(2-3): 16-21. [Protologo; testo integrale letto: diagnosi, descrizione, tipo e campioni, storia, habitat, suoli, clima, fenologia, popolazioni, nomi, minacce, stato proposto, confronto con Ceratozamia euryphyllidia. Fonte primaria.]
  • Martínez-Domínguez, L., Nicolalde-Morejón, F., Vergara-Silva, F. & Stevenson, D.W. (2022). Monograph of Ceratozamia (Zamiaceae, Cycadales): an endangered genus. PhytoKeys 208: 1-102. doi:10.3897/phytokeys.208.80382 [Monografia del genere; testo integrale consultato.]
  • Bonta, M., Pulido-Silva, M.T., Diego-Vargas, T., Vite-Reyes, A., Vovides, A.P. & Cibrián-Jaramillo, A. (2019). Ethnobotany of Mexican and northern Central American cycads (Zamiaceae). Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine 15: 4. doi:10.1186/s13002-018-0282-z [Usi e nomi locali; testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D. & Haynes, J. (2022). Ceratozamia hondurensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T187828A1828192. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T187828A1828192.en [Valutazione pubblicata nella versione 2022-1 della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e da Crossref, pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]