Stangeria eriopus

Stangeria eriopus è una cicadea a fusto sotterraneo della costa orientale del Sudafrica, dal Capo Orientale al KwaZulu-Natal, dove cresce sia nelle foreste costiere sia nelle praterie basse. Unica specie del genere Stangeria, somiglia tanto a una felce da essere stata descritta dapprima come tale, con il nome di Lomaria eriopus; fu poi conosciuta come Stangeria paradoxa, prima di ricevere il nome attuale nel 1892. Le sue foglie, talvolta lunghe appena 30 cm nella prateria, raggiungono i 2 m in foresta. Classificata vulnerabile dalla IUCN e iscritta all’appendice I della CITES, è minacciata soprattutto dalla raccolta del fusto per la medicina tradizionale.

In sintesi: Stangeria eriopus

  • Nome accettato (POWO): Stangeria eriopus (Kunze) Baill. (1892), Histoire des plantes 12: 68, in nota
  • Nomi precedenti e sinonimi: Lomaria eriopus Kunze (1839), basionimo; Stangeria paradoxa T.Moore (1853); Stangeria schizodon W.Bull (1872); Stangeria katzeri Regel (1874)
  • Famiglia: Zamiaceae secondo POWO e The World List of Cycads; Stangeriaceae nella nomenclatura della CITES (Species+)
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese Natal grass cycad e Stanger’s cycad, in afrikaans bobbejaankos
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, Capo Orientale e KwaZulu-Natal, su una fascia costiera tra 27° e 33° S; presenza nel Mozambico meridionale e in eSwatini indicata soltanto da alcune fonti (vedi In natura)
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU A2acd+4acd), valutazione di J.D. Bösenberg datata 2020 e pubblicata nella Lista Rossa 2022-1
  • CITES: appendice I dal 1° luglio 1975; allegato A nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: foglie distrutte verso −4 °C; una pianta in piena terra a mezz’ombra è sopravvissuta all’ondata di freddo del febbraio 2012 (−7 °C) al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var, Francia), con il fogliame distrutto; piante perse nella Loira Atlantica nella stessa ondata di freddo (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: di preferenza ombra leggera o mezz’ombra, sole tollerato; suolo ricco di humus e drenante, fresco d’estate
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto interamente sotterraneo, a forma di carota, fino a 20 cm di diametro; foglie di 0,3-2 m secondo l’ambiente
  • In Italia: citata all’Orto Botanico di Napoli (2019) e, come genere, al Giardino dei Semplici di Firenze; coltivata in vaso da amatori (vedi In Italia)
  • Tossicità: cicasina e macrozamina dosate nel fusto; pianta tossica (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Stangeria eriopus?

Stangeria eriopus si riconosce dalle foglioline: larghe e piatte, hanno una nervatura mediana ben marcata da cui partono numerose nervature secondarie, sottili e quasi parallele, che si biforcano. Nessun’altra cicadea ha questa nervatura, che ricorda una fronda di felce.

Le descrizioni riprese dalla Gymnosperm Database, secondo Jones (1993), indicano i riferimenti seguenti:

  • Fusto: sotterraneo, carnoso, a forma di carota, fino a 20 cm di diametro; può ramificarsi e formare più teste. Le radici sono ingrossate, quasi tuberose
  • Foglie: pennate, erette o arcuate, verde scuro e glabre, lunghe 0,3-2 m; il picciolo, di 10-80 cm, è ingrossato e peloso alla base, senza aculei
  • Foglioline: da 10 a 40 per foglia, lunghe 7-50 cm e larghe 1,4-6 cm; quelle inferiori hanno un breve picciolo, quelle superiori sono saldate al rachide. Il margine può essere intero, ondulato, lobato o dentato
  • Coni: la pianta è dioica. Il cono maschile, strettamente cilindrico, misura 10-25 cm per 3-4 cm; il cono femminile, ovoide, 8-35 cm per 6-10 cm. Entrambi sono coperti da peli argentei da giovani e portati da un peduncolo di 5-25 cm
  • Semi: ovoidi, di 3-3,5 cm per 2-2,5 cm, con involucro carnoso (sarcotesta) rosso porpora a maturità

L’aspetto dipende molto dall’ambiente. Nella prateria, spesso percorsa dal fuoco, le foglie sono corte, con foglioline dure e arrotondate in punta; in foresta raggiungono 1-2 m e portano numerose foglioline flessibili (PlantZAfrica, SANBI). La Gymnosperm Database aggiunge che le piante di prateria hanno spesso una sola foglia eretta per testa, su un ceppo molto ramificato, mentre quelle di foresta ne portano fino a sei e formano coni meno spesso.

Ibridi

Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido. Poiché il genere conta una sola specie, senza parenti stretti nel suo areale, nessun incrocio naturale è atteso. Le piante vendute con i nomi di «forma di foresta» (forest form) e «forma di prateria» (grassland form) appartengono alla stessa specie e non sono ibridi.

Possibili confusioni

La confusione più classica è con una felce: l’hanno commessa gli stessi botanici dell’Ottocento, e una pianta senza coni, con foglie che escono direttamente dal suolo, ricorda davvero una felce. La nervatura delle foglioline, il fusto carnoso interrato e, naturalmente, i coni permettono di decidere.

Tra le cicadee soltanto il genere australiano Bowenia ha anch’esso un fogliame da felce. Le sue foglie sono però divise due volte (bipennate), mentre quelle di Stangeria eriopus lo sono una volta sola, e le sue foglioline non hanno nervatura mediana. Le Cycas hanno sì una nervatura mediana, ma senza nervature secondarie visibili, e foglie molto più strette.

Tassonomia

Stangeria eriopus è il nome accettato da POWO e da The World List of Cycads. La specie porta l’epiteto più antico, pubblicato da Gustav Kunze nel 1839 per una felce, Lomaria eriopus. Thomas Moore creò nel 1853 il genere Stangeria con una specie che chiamò Stangeria paradoxa. Henri Baillon trasferì nel 1892 l’epiteto di Kunze nel genere di Moore, secondo la regola della priorità: Stangeria paradoxa divenne un sinonimo. The World List of Cycads collega alla specie anche due nomi orticoli, Stangeria schizodon W.Bull (1872) e Stangeria katzeri Regel (1874).

È cambiata la famiglia, non il nome. Le classificazioni fondate sulla morfologia collocavano Stangeria in una famiglia propria, le Stangeriaceae, spesso insieme a Bowenia. Lo studio di Salas-Leiva e collaboratori (2013, Annals of Botany), fondato su diversi geni nucleari, colloca invece Stangeria come gruppo fratello dei generi americani Microcycas e Zamia, mentre Bowenia appartiene a un’altra linea. La classificazione delle gimnosperme di Christenhusz e collaboratori (2011), seguita da POWO, colloca quindi Stangeria nelle Zamiaceae. La CITES, che segue la sua lista di riferimento del 2013, la iscrive ancora nelle Stangeriaceae.

Le forme di foresta e di prateria hanno a lungo alimentato il dibattito sull’esistenza di più specie (PlantZAfrica). Passano dall’una all’altra senza un limite netto e non sono riconosciute come taxa distinti né da POWO né da The World List of Cycads.

Etimologia e storia

L’epiteto eriopus viene dal greco erion, «lana», e pous, «piede»: il «piede lanoso» indica le basi delle foglie coperte di peli lanosi (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Il genere onora William Stanger (1811-1854), geometra generale (surveyor-general) della colonia del Natal dal 1845. Alcune fonti lo chiamano erroneamente «Max» e datano al 1859 la descrizione di Kunze: le banche dati biografiche (JSTOR Global Plants) indicano William Stanger, e IPNI data la pubblicazione al 1839.

Kunze aveva dapprima attribuito raccolte sudafricane a una felce nota, Lomaria coriacea, nel 1836, prima di farne Lomaria eriopus nel 1839. Fu una pianta inviata in Inghilterra da Stanger a formare un cono e a rivelare che si trattava di una cicadea; Moore ne trasse il genere nel 1853. Le fonti non concordano sulla data esatta della raccolta, che la Gymnosperm Database colloca nel 1851.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano: si usa il nome scientifico. I nomi in uso vengono soprattutto dal Sudafrica (PlantZAfrica, SANBI): Natal grass cycad e Stanger’s cycad in inglese, bobbejaankos («cibo del babbuino») in afrikaans, imfingo in zulu e umfingwani in xhosa. Species+ cita anche Hottentot’s head in inglese e Hottentottenhoofd in olandese, nomi spregiativi applicati anche ad altre piante. Altrove si trovano 蕨苏铁 («cycas felce») in cinese in Species+ e オオバシダソテツ («cycas felce a grandi foglie») in giapponese sul sito di amatori botanic.jp.

In natura

Stangeria eriopus vive sulla costa sud-orientale del Sudafrica, tra 27° e 33° S, mai a più di 50 km dal mare ma al riparo dagli spruzzi salini (Jones, 1993, citato dalla Gymnosperm Database). POWO e The World List of Cycads limitano l’areale al Capo Orientale e al KwaZulu-Natal. La Gymnosperm Database lo estende al Mozambico meridionale, e Species+ cita il Mozambico e eSwatini: la presenza fuori dal Sudafrica resta quindi da confermare.

La specie occupa foreste sempreverdi rade o fitte e praterie basse, su sabbie come su pesanti argille nere. Le piogge, di 750-1 000 mm all’anno, cadono soprattutto d’estate; le gelate sono rare (Jones, 1993). Nella prateria il fusto interrato le permette di sopravvivere agli incendi e di ripartire. Secondo la Gymnosperm Database è l’unica cicadea nota i cui coni maturi non producono calore; emettono un odore fruttato.

Stato di conservazione e normativa

Stangeria eriopus è classificata vulnerabile nella Lista Rossa della IUCN (VU, criteri A2acd+4acd), secondo la valutazione di J.D. Bösenberg datata 5 novembre 2020 e pubblicata nella versione 2022-1 della Lista Rossa (doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41939A50797225.en), che sostituisce una valutazione del 2010. La categoria viene da The World List of Cycads e la data dalla registrazione del DOI: la Lista Rossa stessa non ha potuto essere consultata. I criteri indicano un declino passato e futuro della popolazione, legato alla raccolta (vedi Usi tradizionali) e alla scomparsa dell’habitat lungo una costa molto urbanizzata.

La specie è iscritta all’appendice I della CITES dal 1° luglio 1975. Il commercio internazionale a fini commerciali è ammesso soltanto per piante riprodotte artificialmente, con i permessi richiesti, e i semi non sono esenti. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, figura nell’allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, nell’elenco fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026 (Species+, consultato il 3 ottobre 2026). Prima di acquistare o vendere una pianta verificate i testi in vigore e chiedete la prova della sua origine.

Coltivazione

Stangeria eriopus è una cicadea di coltivazione piuttosto facile, purché la si protegga dal gelo e dall’acqua stagnante. PlantZAfrica la descrive come rigogliosa in serra ombreggiata e umida, ideale per i giardini d’ombra, ma capace di crescere al sole senza bruciarsi, e più tollerante all’umidità della maggior parte delle cicadee sudafricane.

  • Esposizione: ombra leggera o mezz’ombra. Un coltivatore della Corsica del Sud indica sul forum Fous de palmiers (aprile 2017) che la pianta è più bella all’ombra, con foglie di almeno 1,5 m
  • Suolo: ricco di humus e drenante; lo stesso coltivatore consiglia una terra umifera e acqua d’estate
  • Irrigazione: regolare durante la stagione calda, ridotta in inverno; come nelle altre cicadee, il fusto interrato può marcire in un suolo freddo e fradicio
  • Vicino al mare: da evitare in posizione esposta, perché in natura la specie non sopporta gli spruzzi salini

In vaso. I pareri divergono. Jones (1993), citato dalla Gymnosperm Database, la presenta come facile in vaso, anche in casa. Il coltivatore della Corsica del Sud ritiene invece che cresca male in vaso. Un coltivatore di Belley (Ain) e Montpellier (Hérault) indica sullo stesso forum (novembre 2015) che le sue piante, in vaso e non rinvasate per mancanza di spazio, sono cresciute poco in due anni, e pensa che abbiano bisogno di spazio. Un contenitore profondo, adatto al fusto carnoso, e rinvasi che non feriscano le radici sembrano quindi preferibili. Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures, nel Var, una pianta è coltivata in vaso: all’aperto da Pasqua alle prime gelate, in serra non riscaldata d’inverno.

In Italia

Negli orti botanici. Stangeria eriopus è citata nelle due collezioni italiane di cicadee meglio documentate. All’Orto Botanico di Napoli la descrizione del giardino del 2007 (volume uscito nel 2011) colloca Stangeria tra i generi «ampiamente rappresentati», e la descrizione delle serre pubblicata nel 2019 (volume 2014-2015) cita Stangeria eriopus tra le cicadee africane delle Serre Califano, accanto a Encephalartos arenarius ed Encephalartos sclavoi. Al Giardino dei Semplici di Firenze il Museo di Storia Naturale elenca Stangeria tra gli otto generi della sua collezione di cicadee, coltivata per lo più in vaso nella serra fredda (pagina non datata, letta nell’ottobre 2026). In entrambi i casi le piante sono in serra: non è stata trovata alcuna menzione della specie in piena terra in un giardino italiano.

Riscontri di coltivazione. Sono osservazioni di amatori, rilette sul forum Tropicamente nell’ottobre 2026; hanno valore indicativo.

  • Emilia-Romagna, Ravenna: un coltivatore riferisce di avere una piccola pianta della forma di foresta, acquistata con una sola foglia, che produce circa una foglia all’anno e che, essendo piccola, è stata tenuta in casa d’inverno (messaggi del febbraio 2012 e del gennaio 2013); nel 2012 ha emesso la foglia nuova solo in ottobre. Ricorda che la specie non ama il pieno sole e vuole un terreno drenante, ricco di sostanza organica e di sabbia, in un vaso profondo per le grosse radici a forma di carota.
  • Due coltivatori, di cui non è indicata la località, riferiscono che la pianta ha sopportato temperature di uno o due gradi sotto zero senza grandi danni (febbraio 2009) o «valori leggermente negativi» senza protezione (gennaio 2013, pianta in piena terra all’ombra di arbusti). Non precisano la temperatura minima né la durata del freddo.

Non esiste alcun dato datato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico o le isole maggiori.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures e dei giardini del sud-est della Francia (Var, Alpi Marittime, Bocche del Rodano, Hérault, Rossiglione, Corsica) è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna e la Puglia: le loro esperienze possono quindi orientare il coltivatore italiano, pur restando esperienze francesi, senza equivalenza precisa con una località italiana. Al Jardin zoologique tropical una pianta in piena terra, a mezz’ombra sotto alberi e arbusti, è sopravvissuta all’ondata di freddo del febbraio 2012 (−7 °C sul posto) con il fogliame interamente distrutto; poco vigorosa in piena terra, è stata messa in vaso dopo una decina d’anni e da allora cresce molto meglio. In Corsica del Sud, al contrario, un coltivatore coltiva da molto tempo in piena terra grandi piante che producono coni ogni anno (vedi Rusticità). Suolo, ombra e acqua estiva sembrano quindi contare quanto il freddo: per il coltivatore italiano la soluzione più sicura resta il vaso, ricoverato al riparo dal gelo d’inverno, fuorché forse nei giardini costieri più miti.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme, per talea di foglia o per frammenti di radice.

  • Semina: la pianta è dioica, quindi servono un esemplare maschile e uno femminile con coni nello stesso momento, e in genere un’impollinazione manuale. I semi si trovano raramente. Jones (1993) segnala che piante coltivate possono formare coni già a quattro anni e che in coltivazione sono stati osservati cambiamenti di sesso
  • Talee di foglia: PlantZAfrica riferisce una prova su foglie intere, con le foglioline accorciate, immerse in un ormone radicante e poste in sabbia sterilizzata: circa l’80 % ha formato nuove radici
  • Frammenti di radice: il coltivatore della Corsica del Sud indica sul forum Fous de palmiers (aprile 2017) che, dissotterrando una pianta, ha rimesso in terra la parte alta e conservato i pezzi di radice profonda, che hanno dato due piccole piante in due anni

Malattie e parassiti

Nessuna fonte consultata descrive una malattia o un parassita proprio di Stangeria eriopus. Il rischio principale, comune alle cicadee, è il marciume del fusto e delle radici in un substrato freddo e intriso d’acqua. Come per le altre cicadee coltivate, tenete d’occhio le cocciniglie, soprattutto in serra.

Rusticità

Stangeria eriopus sopporta un po’ di gelo, ma non un freddo forte o prolungato. Le foglie sono distrutte verso −4 °C; il fusto, protetto nel suolo, può ripartire se non gela. In natura le gelate sono rare.

In Italia

Nessun riscontro italiano indica insieme un luogo, una data e una temperatura (vedi In Italia). I coltivatori che la tengono in vaso la ricoverano d’inverno in casa o in serra fredda.

Esperienze in Francia

  • Litorale mediterraneo: al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) una pianta in piena terra, a mezz’ombra sotto alberi e arbusti, è sopravvissuta all’ondata di freddo del febbraio 2012, con una minima di −7 °C sul posto; tutto il fogliame è stato distrutto dal gelo, ma la pianta è ripartita nella bella stagione. Le sue foglie si distruggono a partire da circa −4 °C. Poco vigorosa in piena terra, è stata messa in vaso dopo una decina d’anni e cresce molto meglio.
  • Corsica: un coltivatore della Corsica del Sud (zona 10a/b secondo lui) indica sul forum Fous de palmiers (aprile 2017) di coltivare da molto tempo in piena terra grandi piante che producono coni ogni anno. Non indica una temperatura minima.
  • Costa atlantica: un coltivatore di Saint-Sulpice-des-Landes (Loira Atlantica, Francia) indica sullo stesso forum di aver perso le sue piante durante l’ondata di freddo del febbraio 2012 (messaggio del novembre 2015). Non precisa né la temperatura nel suo giardino, né se la coltivazione fosse in piena terra o in vaso, né la protezione. Il 12 febbraio 2012 le stazioni di Météo-France più vicine hanno registrato −11,5 °C a Soudan (19 km) e −10 °C ad Ancenis (22 km).

Riferimenti internazionali

Un coltivatore della Florida centrale (Stati Uniti) indica sul forum PalmTalk che la sua Stangeria eriopus, probabilmente in piena terra, ha subito soltanto una leggera bruciatura del fogliame nel febbraio 2026 a −5 °C (23 °F), mentre altre cicadee dello stesso giardino sono state bruciate interamente. La protezione non è precisata, e il riscontro è noto soltanto da un estratto di ricerca. Nessuna istituzione consultata pubblica una soglia di rusticità misurata per la specie.

Tossicità e precauzioni

Sì, Stangeria eriopus è tossica. Osborne e collaboratori (1994) hanno dosato la cicasina allo 0,17 % nel fusto fresco e allo 0,21 % nel fusto secco, con una tossina affine, la macrozamina. Nell’organismo la cicasina libera metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso. Non è stato trovato alcun dato proprio della specie sugli animali domestici, ma il rischio è ben documentato in altre cicadee, in particolare per i cani che masticano i semi. Usate guanti per maneggiare i semi e tenete la pianta fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione contattate un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Il fusto sotterraneo è molto usato nella medicina tradizionale del Sudafrica. Secondo Osborne e collaboratori (1994) entra soprattutto in preparazioni magiche, ma serve anche come emetico, effetto che potrebbe spiegarsi con il suo contenuto insolito di solfato di sodio. Gli autori stimano che 3 410 fusti, circa 2 380 kg, siano stati venduti nel solo luglio 1992 sui mercati di piante medicinali di Victoria e di Isipingo, a Durban. PlantZAfrica cita anche un uso della radice da parte di xhosa e zulu come purgante e contro il mal di testa. Queste informazioni hanno valore documentario: la pianta è tossica e non va consumata.

Domande frequenti

Stangeria eriopus è una felce?

No. È una cicadea, una pianta a semi nudi che forma coni. Le sue foglioline nervate hanno ingannato i botanici: Kunze la descrisse nel 1839 come felce, Lomaria eriopus, prima che un cono comparisse su una pianta coltivata in Inghilterra.

Stangeria paradoxa e Stangeria eriopus sono la stessa pianta?

Sì. Stangeria paradoxa è il nome dato da Moore nel 1853. Baillon riprese nel 1892 l’epiteto più antico di Kunze, che ha la priorità. Il nome Stangeria paradoxa si incontra ancora nei libri meno recenti.

La forma di foresta e quella di prateria sono due specie?

No. POWO e The World List of Cycads riconoscono una sola specie. Le due forme, molto diverse d’aspetto, passano dall’una all’altra e sono interpretate come adattamenti all’ambiente: grandi foglie flessibili all’ombra della foresta, foglie corte e dure nelle praterie soleggiate e percorse dal fuoco.

Stangeria eriopus sopporta il gelo?

Poco. Le foglie sono distrutte verso −4 °C, ma il fusto interrato può ripartire. Al Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures una pianta è sopravvissuta in piena terra, a mezz’ombra, all’ondata di freddo del febbraio 2012 (−7 °C), ma con tutto il fogliame distrutto; poco vigorosa in terra, cresce molto meglio da quando è in vaso. In Italia coltivatela in vaso, al riparo dal gelo in inverno, fuorché forse nei giardini costieri più miti.

Va tenuta al sole o all’ombra?

Di preferenza all’ombra leggera. Secondo PlantZAfrica sopporta il sole, ma le sue foglie sono più grandi e più belle all’ombra, in un suolo ricco di humus annaffiato d’estate.

Si può acquistare legalmente una Stangeria eriopus?

Sì, se proviene da coltivazione ed è accompagnata dai documenti richiesti. La specie è nell’appendice I della CITES dal 1975 e nell’allegato A del regolamento europeo: le piante prelevate in natura non possono essere oggetto di commercio internazionale. Chiedete al venditore la prova dell’origine.

Dove vedere Stangeria eriopus in Italia?

Nelle serre dell’Orto Botanico di Napoli, dove è citata in una pubblicazione del 2019, e forse al Giardino dei Semplici di Firenze, che elenca il genere nella sua collezione in serra fredda. Informatevi presso i giardini prima della visita.

Stangeria eriopus è tossica?

Sì. Il suo fusto contiene cicasina e macrozamina, come le altre cicadee. Tenete la pianta e i semi fuori dalla portata di bambini e animali, e chiamate un centro antiveleni in caso di ingestione.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Kunze, G. (1839). Lomaria eriopus. Linnaea 13: 152. [Descrizione della specie come felce; riferimento rilevato su IPNI e The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Moore, T. (1853). [Descrizione del genere Stangeria e di Stangeria paradoxa.] Hooker’s Journal of Botany and Kew Garden Miscellany 5: 228. [Riferimento rilevato su The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Baillon, H. (1892). Histoire des plantes 12: 68, in nota. [Combinazione Stangeria eriopus; riferimento rilevato su The World List of Cycads.]
  • Jones, D.L. (1993). Cycads of the World. Reed, Chatswood. [Descrizione, habitat, coltivazione; citato dalla Gymnosperm Database, opera non consultata direttamente.]
  • Osborne, R., Grove, A., Oh, P., Mabry, T.J., Ng, J.C. & Seawright, A.A. (1994). The magical and medicinal usage of Stangeria eriopus in South Africa. Journal of Ethnopharmacology 43(2): 67-72. doi:10.1016/0378-8741(94)90005-1 [Commercio sui mercati di Durban, solfato di sodio, cicasina e macrozamina; articolo con revisione paritaria, consultato tramite il riassunto.]
  • Christenhusz, M.J.M., Reveal, J.L., Farjon, A., Gardner, M.F., Mill, R.R. & Chase, M.W. (2011). A new classification and linear sequence of extant gymnosperms. Phytotaxa 19: 55-70. [Classificazione seguita da POWO, Stangeria nelle Zamiaceae.]
  • Menale, B. & De Luca, P. (2011). L’Orto Botanico di Napoli. Delpinoa n.s. 49 (2007): 111-135. [Collezioni napoletane; consultato il 10 ottobre 2026.]
  • Salas-Leiva, D.E. et al. (2013). Phylogeny of the cycads based on multiple single-copy nuclear genes: congruence of concatenated parsimony, likelihood and species tree inference methods. Annals of Botany 112(7): 1263-1278. doi:10.1093/aob/mct192 [Stangeria gruppo fratello di Microcycas e Zamia; articolo con revisione paritaria.]
  • Sibilio, G. (2019). The greenhouses of the Botanical Garden of Naples, Italy. Delpinoa n.s. 56-57 (2014-2015): 69-103. [Cicadee delle Serre Califano; consultato il 10 ottobre 2026.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Stangeria eriopus. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41939A50797225. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T41939A50797225.en [Vulnerabile, A2acd+4acd; valutazione datata 5 novembre 2020 secondo la registrazione del DOI; pagina della Lista Rossa non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia di eriopus; citato da The World List of Cycads.]
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