Cycas beddomei

Cycas beddomei è una piccola cicadea endemica delle colline aride dei Ghati orientali meridionali, nello Stato indiano dell’Andhra Pradesh, dove cresce su pendii rocciosi e aperti delle colline di Seshachalam e di Velikonda. Descritta nel 1883 da William Turner Thiselton-Dyer e dedicata al botanico forestale Richard Henry Beddome, questa specie del genere Cycas è l’unica del genere iscritta nell’Appendice I della CITES, dal 1987. In passato è stata trattata come varietà di Cycas circinalis (Cycas circinalis var. beddomei); l’IUCN la classifica in pericolo (2022).

In sintesi: Cycas beddomei

  • Nome accettato: Cycas beddomei Dyer (1883), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Cycas circinalis var. beddomei (Dyer) J.Schust. (1932); nomi di vivaio anteriori alla descrizione: Cycas pluma W.Bull (1877, nome di catalogo), Cycas boddami e Cycas squamosa (vedi Etimologia e storia)
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales; sezione Cycas, sottosezione Cycas
  • Nomi comuni: «cicas di Beddome» (nome italiano riportato da Species+); in inglese Beddome’s cycad; in telugu peritha (per ita), madanakamakshi e kondaeetha (vedi Nomi comuni)
  • Distribuzione naturale: India, Andhra Pradesh: colline di Seshachalam (colline di Tirupati-Kadapa) e di Velikonda, nei distretti di Chittoor, Kadapa e Nellore, tra 500 e 1165 m di quota
  • Stato IUCN: in pericolo (EN B1ab(ii,iii,v)+2ab(ii,iii,v)), valutazione di Rao e colleghi pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES dal 22 ottobre 1987 (prima Appendice II), unica Cycas in questa situazione, semi compresi; Allegato A nell’Unione europea; l’India vieta l’esportazione commerciale degli esemplari prelevati in natura
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, pendii secchi e aperti, in boscaglia rada o prateria, soprattutto sulla parte alta dei versanti e su suoli neri; nessun dato di coltivazione
  • Portamento e dimensioni: fusto fino a 2 m di altezza e 12-23 cm di diametro, spesso pollonifero alla base; foglie di circa 90 cm (70-120 cm secondo altre misure)
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici né riscontri di coltivazione sui forum
  • Tossicità: nessuna analisi propria della specie; da considerare tossica, come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas beddomei?

Il carattere più evidente sono le foglioline strettissime, larghe appena 2-4 mm, con i margini arrotolati verso il basso (revoluti), che danno alla corona una tessitura fine, ben diversa da quella delle altre Cycas indiane. È il carattere su cui insistono Anders Lindström e Ken Hill (2007) nella loro revisione del genere in India, da cui è tratta la descrizione seguente.

  • Fusto: fino a 2 m, 12-23 cm di diametro, spesso con polloni alla base; corteccia spessa e sugherosa, rivestita dai catafilli e dalle basi fogliari persistenti.
  • Foglie: verde grigiastro, opache, lunghe circa 90 cm, piatte in sezione (foglioline opposte inserite a 180° sul rachide), coperte da un tomento bruno che cade quando la foglia si distende; picciolo di circa 15 cm (20-30 % della foglia), glabro e spinoso; foglioline basali non ridotte gradualmente a spine.
  • Foglioline mediane: semplici, nettamente discolori, lunghe 100-175 mm e larghe 2-4 mm, inserite a 50-60° sul rachide e distanziate di 4-6 mm; margini revoluti; apice acuto o aristato, pungente; nervatura centrale rilevata sopra, piatta sotto.
  • Catafilli: strettamente triangolari, flessibili, di 50-70 mm.
  • Coni maschili: strettamente ovoidi, arancioni, lunghi circa 30 cm e larghi 7,5 cm; microsporofilli terminati da una spina sporgente di circa 30 mm.
  • Macrosporofilli: lunghi 15-20 cm, con tomento bruno persistente, portano 2 ovuli glabri; lamina lanceolata di 65-75 × 20-25 mm, regolarmente dentata, con 22-32 spine laterali pungenti di 5-9 mm; spina apicale distinta, di 11-15 mm.
  • Semi: ovoidi appiattiti, di 34-38 × 30-34 mm; sarcotesta gialla con uno strato fibroso; nessuno strato spugnoso sotto il guscio.

Lo studio sul campo di Ravi Prasad Rao e colleghi (2015) riporta valori un po’ diversi: fusti fino a 1,5 m, foglie di 70-120 cm, fino a 30 per corona, 2-4 ovuli (talvolta 6-8) per macrosporofillo e semi fino a 5 cm, verdi e poi gialli. Differenze di questo tipo sono frequenti tra una revisione basata su campioni d’erbario e misure prese su popolazioni selvatiche.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido di Cycas beddomei, né naturale né di coltivazione. La specie è geograficamente isolata dalle parenti più strette.

Possibili confusioni

In India le confusioni più probabili riguardano le altre Cycas della regione.

  • Cycas pectinata: nella chiave di Lindström e Hill (2007) l’apice del macrosporofillo è largo circa quanto lungo, con denti laterali di oltre 10 mm, mentre in Cycas beddomei i denti sono corti (meno di 6 mm nella chiave, 5-9 mm nella descrizione); anche le foglioline sono molto più larghe.
  • Cycas sphaerica e le piante un tempo chiamate Cycas circinalis var. orixensis, più a nord nei Ghati orientali: Raizada e Sahni (1960) le avevano incluse in Cycas beddomei, ma per Lindström e Hill si tratta di materiale ben distinto.
  • Cycas circinalis, specie dei Ghati occidentali di cui Schuster fece di Cycas beddomei una varietà nel 1932: ha foglioline larghe e piatte, senza margini revoluti.
  • Cycas revoluta, la comune cicas del Giappone, con cui lo stesso Beddome la confuse all’inizio: ha ovuli e semi tomentosi, mentre quelli di Cycas beddomei sono glabri. David de Laubenfels e Frits Adema (1998) hanno notato anche una somiglianza con Cycas calcicola dell’Australia settentrionale, che ha foglie più piatte e foglioline più corte.

Tassonomia

Cycas beddomei è una specie accettata da The World List of Cycads e da tutte le revisioni moderne; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Secondo Lindström e Hill (2007) è una delle poche specie del genere il cui nome è stato inteso con chiarezza fin dall’inizio, con scarse applicazioni errate e nessun equivoco sul tipo. Nel 1932 Julius Schuster la ridusse a varietà di Cycas circinalis (Cycas circinalis var. beddomei), nome oggi considerato sinonimo; secondo Lindström e Hill, Schuster aveva un’idea poco precisa dei limiti di Cycas circinalis, tanto da includere nella sua varietà materiale di Giava.

La specie appartiene alla sezione Cycas, definita da ovuli glabri e da una lamina del macrosporofillo non pettinata, e al suo interno alla sottosezione Cycas, i cui semi sono privi di strato spugnoso. Con le altre Cycas dell’India meridionale condivide semi quasi globosi con un caratteristico strato fibroso nella sarcotesta e un microsporofillo dall’apice assottigliato.

Etimologia e storia

L’epiteto onora il colonnello Richard Henry Beddome (1830-1911), botanico forestale in India, tra i direttori del Lal Bagh, i giardini governativi di Bangalore, e autore di un manuale di botanica forestale per l’India meridionale (Forester’s Manual of Botany for Southern India); secondo The World List of Cycads fu lui a scoprire la specie (Haynes 2022).

La pianta arrivò nell’orticoltura europea prima di essere descritta. Secondo Lindström e Hill (2007), Beddome la segnalò nel 1869, con qualche esitazione, come Cycas revoluta. Nel 1881 Thiselton-Dyer, allora vicedirettore di Kew, scrisse sul Gardeners’ Chronicle che una piccola cicadea indiana, distinta da Cycas circinalis, era stata introdotta più volte con nomi diversi: dallo stesso Beddome, che ne aveva spedite a vivaisti belgi (i quali la chiamarono Cycas boddami); da Adolf Haage di Erfurt, che ne indicava l’origine nel Travancore (Cycas squamosa); e tramite il colonnello Puckle, altro direttore del Lal Bagh, le cui piante furono messe in vendita nel 1877 dal commerciante inglese William Bull come Cycas pluma, «una cicadea indiana distinta, della Presidenza di Madras». Thiselton-Dyer chiese materiale raccolto in natura e H. H. Yarde, vice conservatore delle foreste della divisione di Cuddapah, gli inviò piante e campioni raccolti nell’agosto 1882. La specie fu descritta nel 1883 nelle Transactions of the Linnean Society of London (Botanica 2(5): 85-86, tav. 17).

A quanto pare Yarde spedì solo piante giovani: Thiselton-Dyer annotò dapprima fusti alti pochi pollici, poi nel 1888 affermò che quella era la loro taglia normale. Il mito di una specie quasi priva di fusto è stato ripetuto in letteratura per decenni (Lindström e Hill 2007).

Il tipo, la raccolta non numerata di Yarde nelle colline di Cuddapah, è conservato a Kew. De Laubenfels e Adema (1998) lo avevano indicato come olotipo, ma la designazione non era valida perché il materiale di Yarde proveniva da due raccolte distinte; nel 2018 Khuraijam, Singh, Calonje e Mazumdar hanno designato come lectotipo il campione di Kew con codice a barre K001325145 (The World List of Cycads).

Nomi comuni

In italiano Species+, la banca dati della CITES, riporta il nome «cicas di Beddome», ricalcato sul nome inglese; non è documentato in altre fonti italiane. Il nome inglese Beddome’s cycad è usato da Species+ e da Rao e colleghi (2015, «Beddome’s Cycas»). In telugu, la lingua dell’Andhra Pradesh, Rao e colleghi riportano peritha, madanakamakshi e kondaeetha; Lindström e Hill (2007) citano per ita e madhana-kamakshi, che traducono come «quella dagli occhi di desiderio», probabile allusione a presunte virtù afrodisiache, e konda itha, di lingua non identificata.

In natura

Cycas beddomei cresce su pendii collinari secchi e aperti, in boscaglia rada o in foresta dominata dalle graminacee, tra 500 e 1165 m di quota; si concentra soprattutto nella parte alta dei versanti e sui suoli neri (Rao e colleghi 2015). Tra le specie che la accompagnano figurano la palma nana Phoenix humilis, Terminalia pallida, Syzygium alternifolium, Pimpinella tirupatiensis, Curculigo orchioides e graminacee dei generi Cymbopogon e Dechaschistia. La crescita delle foglie è più vigorosa durante le piogge di luglio e agosto; Rao e colleghi collocano il periodo riproduttivo da aprile ad agosto nella descrizione, ma la formazione dei coni e dei semi da settembre a novembre nella valutazione.

A lungo ritenuta limitata alle colline di Seshachalam, è stata trovata durante i rilievi del 2011-2014, pubblicati nel 2015, anche nelle colline di Velikonda, al confine tra i distretti di Nellore e Kadapa, in un’area indicata da un modello della sua nicchia ecologica; le due sottopopolazioni distano circa 40 km. Rao e colleghi hanno contato 3962 piante adulte in 26 transetti e ne hanno estrapolato un totale di circa 390.000 individui maturi, il 97 % dei quali nelle colline di Seshachalam, con circa tre piante femminili per ogni maschile. Stimano l’estensione di presenza in 1713 km² e l’area di occupazione in appena 16,52 km²: la distribuzione è a chiazze, e in molte maglie della griglia circa l’80 % della superficie non ospitava piante.

Lindström e Hill (2007) descrivono una pianta ben adattata a ripartire rapidamente dopo il fuoco, ma gli incendi frequenti delle praterie bruciano semi e plantule e ne bloccano così la riproduzione.

Stato di conservazione e normativa

L’IUCN classifica Cycas beddomei in pericolo (EN B1ab(ii,iii,v)+2ab(ii,iii,v)), nella valutazione di Rao, Naik, Salamma, Babu e Rasingam pubblicata nel 2022 (categoria verificata tramite GBIF; la Lista rossa non ha potuto essere consultata). I criteri riflettono un areale ridotto e un declino continuo dell’habitat e degli effettivi. Lo status è cambiato più volte: vulnerabile nel Red Data Book delle piante indiane (Nayar e Sastry 1987), in pericolo critico per Jadhav e colleghi (2001) e nel piano d’azione dell’IUCN del 2003, poi in pericolo dopo i censimenti sul campo di Rao e colleghi (2010, 2015).

Le minacce sono ben documentate. Gli incendi boschivi, sempre più frequenti secondo Rao e colleghi, distruggono semi e plantule nelle colline di Seshachalam; in quelle di Velikonda il problema principale sono i parassiti (vedi Malattie e parassiti). I coni maschili vengono raccolti per la medicina ayurvedica, spesso prima della dispersione del polline, cosa che Lindström e Hill considerano un freno alla riproduzione ancora più efficace del fuoco; alcune piante sono inoltre sradicate a scopo ornamentale o abbattute per il midollo. Lavori stradali vicino a Tirupati hanno distrutto diverse grandi popolazioni, che sopravvivono solo come individui sparsi in fessure di roccia inaccessibili. Rao e colleghi stimano un calo del 5-10 % in quattro anni. Precisano anche che l’areale ricade nella riserva della biosfera di Seshachalam (parco nazionale e santuario faunistico di Sri Venkateswara, santuario di Sri Penusila Narasimhaswamy), che la sorveglianza del dipartimento forestale contro il traffico di legno di sandalo rosso protegge indirettamente la specie e che lo stesso dipartimento la moltiplica per seme.

Cycas beddomei è l’unica Cycas iscritta nell’Appendice I della CITES, il livello più severo della convenzione, dal 22 ottobre 1987; in precedenza era in Appendice II, come il resto della famiglia, dal 4 febbraio 1977 (Species+). Il commercio internazionale di una specie in Appendice I richiede sia un permesso di esportazione sia uno di importazione, e l’esenzione per i semi (annotazione #4), valida per le altre Cycas, non si applica. Dopo l’iscrizione non è stata registrata alcuna forma di commercio internazionale (Rao e colleghi 2015). Lindström e Hill (2007) ritenevano tuttavia la specie non più minacciata di molte altre del genere, e probabilmente meno di alcune; Rao e colleghi (2015) raccomandavano invece di mantenerla in Appendice I per l’areale ristretto e la crescita lenta. L’India applica misure interne più severe: vieta l’esportazione a fini commerciali degli esemplari prelevati in natura (Species+) e, secondo Lindström e Hill, una legge forestale vi proibisce del tutto la coltivazione della specie. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, Cycas beddomei figura nell’Allegato A del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026 (Species+, consultato il 19 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: prima di qualsiasi acquisto, importazione o scambio verificate la normativa in vigore presso l’autorità CITES competente.

Coltivazione

Cycas beddomei è una pianta da collezione e da orto botanico, rarissima in coltivazione e strettamente regolamentata; nessuna istituzione ha pubblicato indicazioni colturali. Il suo habitat fa pensare a una pianta da pieno sole, in terreno molto drenante e con una lunga stagione secca, ma si tratta di deduzioni, non di risultati di prove.

Fuori dall’India non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione, né in piena terra né in vaso; in India, secondo Lindström e Hill (2007), la coltivazione è vietata per legge. L’unico riferimento pratico viene dall’habitat: pendii aperti e soleggiati, suoli neri e clima monsonico con piogge estive. Con inverni freschi e umidi, la scelta prudente è un vaso al riparo, tenuto piuttosto asciutto in inverno, per analogia con le altre Cycas tropicali: è un consiglio dedotto, non tratto da una fonte sulla specie.

In Italia

Cycas beddomei non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Anche nel sud della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, non è stata pubblicata alcuna esperienza. Fuori dall’Europa, il Montgomery Botanical Center (Florida) ne possiede un’accessione entrata nel 2024 e The Huntington (California) dichiara la specie nella banca dati BGCI PlantSearch.

Moltiplicazione

Come tutte le Cycas, Cycas beddomei è dioica: servono una pianta maschile e una femminile per ottenere semi fertili. In natura le femmine sono circa tre volte più numerose dei maschi (Rao e colleghi 2015). Lindström e Hill (2007) descrivono piante spesso pollonifere alla base, il che fa pensare che i polloni possano servire alla moltiplicazione, ma nessuna esperienza in tal senso è stata pubblicata. Nelle fonti pubblicate non ci sono dati di germinazione propri della specie; Rao e colleghi indicano anzi la messa a punto di metodi di germinazione più rapidi tra le ricerche da svolgere. I semi rientrano nell’Appendice I della CITES, a differenza di quelli delle altre Cycas.

Malattie e parassiti

In natura Rao e colleghi (2015) segnalano due parassiti: la cocciniglia Saissetia coffeae, presente in modo persistente, e la farfalla Chilades pandava, i cui bruchi attaccano le foglie giovani; insieme deformano le piante, ne rallentano la crescita e possono ucciderle, soprattutto nelle colline di Velikonda. In coltivazione non è documentata alcuna malattia propria della specie.

Rusticità

Per Cycas beddomei non esiste alcun valore misurato di resistenza al freddo. Il suo areale si trova nel sud tropicale dell’India, a clima monsonico, e nulla permette di affermare che sopporti il gelo. Nessuna fonte affidabile le attribuisce una zona di rusticità USDA.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Lo stesso vale per il sud della Francia, le cui esperienze sono di solito trasferibili a molte regioni italiane. In mancanza di dati, coltivatela al riparo dal gelo.

Riferimenti internazionali

Nessun riscontro di coltivazione datato è stato trovato fuori dall’India, né nel bacino del Mediterraneo, né negli Stati Uniti, né in Australia; gli orti botanici americani che la possiedono non hanno pubblicato dati sul freddo.

Tossicità e precauzioni

Va considerata tossica, anche se non esiste un’analisi propria di Cycas beddomei. Il rischio è ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, il BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. Tenete semi e foglie lontano da bambini e animali e usate i guanti per maneggiare i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

La popolazione locale raccoglie i semi per ricavarne farina, i Yanadi e altre comunità rurali preparano un tonico con estratti dei coni maschili e il midollo viene spesso prelevato a scopo abortivo (Rao e colleghi 2015). Lindström e Hill (2007) aggiungono che i coni maschili entrano in preparati ayurvedici, il che ne fa una merce. Nessuno di questi usi è convalidato dalla farmacologia moderna e, viste le tossine del genere, non vanno in alcun caso imitati.

Domande frequenti

Perché Cycas beddomei è l’unica Cycas in Appendice I della CITES?

Perché vi è stata iscritta il 22 ottobre 1987, quando la si riteneva rarissima. I censimenti hanno poi mostrato che è più numerosa di quanto si pensasse, ma resta in pericolo; Lindström e Hill (2007) la giudicavano non più minacciata di molte altre specie, mentre Rao e colleghi (2015) hanno raccomandato di mantenerla in Appendice I.

Dove cresce?

Solo nell’Andhra Pradesh, nell’India meridionale: nelle colline di Seshachalam, attorno a Tirupati e Kadapa, e, da una scoperta pubblicata nel 2015, in quelle di Velikonda, tra 500 e 1165 m di quota.

Quante piante restano in natura?

Diverse centinaia di migliaia, secondo l’estrapolazione di Rao e colleghi (2015): circa 390.000 piante adulte, il 97 % nelle colline di Seshachalam, a partire da 3962 piante effettivamente contate. Il numero è in calo a causa del fuoco, dei parassiti e dei prelievi.

Si può acquistare una Cycas beddomei in Italia?

Con grande difficoltà e mai senza documenti. Il commercio internazionale richiede permessi di esportazione e di importazione previsti dall’Appendice I della CITES, semi compresi; nell’Unione europea la specie è in Allegato A, l’India vieta l’esportazione commerciale delle piante selvatiche e la specie è raramente offerta in coltivazione. Informatevi presso l’autorità CITES prima di qualsiasi acquisto.

È la stessa pianta di Cycas revoluta?

No. Beddome la registrò all’inizio con quel nome, ma si tratta di una specie indiana distinta, con ovuli e semi glabri, foglioline strettissime e un areale limitato a poche colline dell’Andhra Pradesh.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Nulla permette di dirlo. Non è stata misurata alcuna resistenza al freddo, la specie è tropicale e nessuna prova all’aperto è stata pubblicata fuori dall’India: coltivatela al riparo dal gelo.

È velenosa?

Sì, va considerata tale. Non esistono analisi su questa specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose per persone e animali, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

  • The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Cycas beddomei: https://cycadlist.org/scientific_name/67 — autore, protologo, etimologia secondo Haynes (2022), tipo e lectotipificazione (Khuraijam e colleghi 2018), sinonimo, distribuzione, stato IUCN (EN B1ab(ii,iii,v)+2ab(ii,iii,v)). Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee dell’IUCN, affidabile; consultata direttamente il 19 ottobre 2026.
  • Species+ (UNEP-WCMC), Cycas beddomei: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/27663/legal — Appendice I della CITES dal 22 ottobre 1987 (Appendice II dal 1977), Allegato A dell’Unione europea (regolamento (UE) 2026/1383), nomi comuni (tra cui «Cicas di Beddome»), misure interne più severe dell’India. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata il 19 ottobre 2026.
  • GBIF (API), Cycas beddomei: https://api.gbif.org/v1/species/2683283/iucnRedListCategory — categoria attuale della Lista rossa IUCN (EN), ripresa dall’IUCN. Infrastruttura di dati di riferimento; consultata il 19 ottobre 2026.
  • Montgomery Botanical Center, catalogo della collezione vivente: https://www.montgomerybotanical.org/research/living-collection/ — un’accessione (20240120), entrata nel 2024. Catalogo dell’orto, affidabile per la presenza; consultato nell’ottobre 2026.
  • BGCI PlantSearch: https://plantsearch.bgci.org/ — orti che dichiarano la specie (The Huntington). Banca dati mondiale degli elenchi degli orti, non datata per orto: una segnalazione non prova la presenza attuale di una pianta viva; consultata nell’ottobre 2026.
  • Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
  • ASPCA Animal Poison Control, Sago Palm: https://www.aspca.org/pet-care/aspca-poison-control/toxic-and-non-toxic-plants/sago-palm — tossicità di Cycas revoluta per cani, gatti e cavalli. Centro antiveleni veterinario statunitense, affidabile; dato a livello di genere.

Bibliografia

  • Thiselton-Dyer, W.T. (1883). On a new species of Cycas from Southern India. Transactions of the Linnean Society of London, Botany 2(5): 85-86, tav. 17. [Protologo; non consultato direttamente, riferimento tratto da The World List of Cycads.]
  • Lindström, A.J. & Hill, K.D. (2007). The genus Cycas (Cycadaceae) in India. Telopea 11(4): 463-488. doi:10.7751/telopea20075745 [Revisione di riferimento per l’India: descrizione, chiave, storia delle introduzioni e del nome, caratteri distintivi, habitat, minacce; testo integrale consultato.]
  • Laubenfels, D.J. de & Adema, F. (1998). A taxonomic revision of the genera Cycas and Epicycas gen. nov. (Cycadaceae). Blumea 43(2): 351-400. [Descrizione e somiglianze con Cycas revoluta e Cycas calcicola; testo integrale consultato.]
  • Rao, B.R.P., Naik, M.C., Salamma, S., Babu, M.V.S. & Rasingam, L. (2015). Discovery of a new sub-population, mapping and updated Red List assessment of the Endangered Cycas beddomei Dyer (Cycadales: Cycadaceae). Journal of Threatened Taxa 7(12): 7902-7909. doi:10.11609/JoTT.o4377.7902-9 [Studio sul campo: sottopopolazione di Velikonda, conteggi, estensione di presenza e area di occupazione, quote, habitat, minacce, parassiti, usi, nomi telugu, misure di conservazione; testo integrale consultato.]
  • Rao, B.R.P., Naik, M., Salamma, S., Babu, M. & Rasingam, L. (2022). Cycas beddomei. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42036A67336858. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42036A67336858.en [Valutazione attuale (EN); riferimento verificato su Crossref e The World List of Cycads, categoria verificata tramite GBIF, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Khuraijam, J.S., Singh, R., Calonje, M. & Mazumdar, J. (2018). Lectotypification of Cycas beddomei (Cycadaceae). Phytotaxa 383(1): 121-124. doi:10.11646/phytotaxa.383.1.9 [Designazione del lectotipo; noto tramite Crossref e The World List of Cycads, testo non consultato.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia; usato tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]