Encephalartos transvenosus

Encephalartos transvenosus è una grande cicadea arborescente del nord-est del Sudafrica, che vive nella fascia delle nebbie sulle montagne del Soutpansberg e del distretto di Letaba, nella provincia del Limpopo. È la specie più imponente del genere Encephalartos in Africa australe: il tronco raggiunge di solito 5-8 m e, in casi eccezionali, una tredicina di metri. È famosa per la vera e propria foresta di cicadee che forma sulle colline di Modjadji, vicino all’antica Duiwelskloof (oggi Modjadjiskloof), protetta da lungo tempo dalle regine della pioggia del popolo lovedu. Classificata quasi minacciata dalla IUCN, in coltivazione è considerata una delle cicadee più rapide, ma proviene da una regione senza gelo: in Italia la piena terra è pensabile solo nelle zone costiere più miti.

In sintesi: Encephalartos transvenosus

  • Nome accettato: Encephalartos transvenosus Stapf & Burtt Davy (1926), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; Hutchinson e Rattray (1933) lo avevano ricondotto a Encephalartos altensteinii
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; in inglese «Modjadji cycad», in afrikaans «Modjadji broodboom» (PlantZAfrica)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, provincia del Limpopo (Soutpansberg e distretto di Letaba), tra 600 e 1.000 m
  • Stato IUCN: quasi minacciato (NT B1b(iii,v)+2b(iii,v)), valutazione di J.D. Bösenberg datata aprile 2020 e pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, con parere favorevole dell’UE (2011) per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica con caudice di diametro non superiore a 15 cm
  • Rusticità documentata: regione d’origine senza gelo (PlantZAfrica); in Francia una giovane pianta in vaso ha sopportato −5 °C in Bretagna nel febbraio 2012; nessun dato italiano (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: pieno sole o ombra leggera, al riparo dai venti dominanti; terreno ben drenato, annaffiature regolari nella stagione secca (PlantZAfrica)
  • Portamento e dimensioni adulte: tronco per lo più di 5-8 m e 40-65 cm di diametro, fino a circa 13 m; foglie di 1-2,5 m
  • In Italia: due esemplari all’Orto Botanico di Napoli nel 1993-94; nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009)
  • Tossicità: semi tossici, come in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Encephalartos transvenosus?

È un Encephalartos gigante, dal tronco alto e raramente ramificato, con una corona di lunghe foglie verde scuro lucido le cui foglioline si staccano dal rachide e poi si incurvano all’indietro. Dyer (1965) lo descrive così, con alcune integrazioni di PlantZAfrica:

  • Tronco: semplice o talvolta ramificato, spesso alto 5-8 m con 40-65 cm di diametro, fino a circa 13 m in casi eccezionali; apice con peli lanosi bruni; alla base compaiono numerose gemme dormienti (PlantZAfrica);
  • Foglie: lunghe 1-2,5 m (1,5-2,5 m negli adulti secondo PlantZAfrica), abbastanza diritte o un po’ ricurve verso l’apice, prima pelose poi glabre; le foglie giovani sono verde chiaro e coperte di sottili peli bruni, quelle adulte verde scuro e lucide;
  • Foglioline: le mediane si staccano quasi ad angolo retto dal rachide e poi si incurvano gradualmente, a volte un po’ falcate, lunghe 10-20 cm (16-25 cm secondo PlantZAfrica) e larghe 2-3,5 cm (fino a 4,5 cm), di solito dentate su entrambi i margini verso la base; si sovrappongono; verso la base della foglia si riducono a pochi aculei;
  • Coni maschili: da due a quattro insieme, quasi cilindrici, di 30-40 × 13-15 cm, arrotondati all’apice, con la faccia delle squame prolungata in un becco di 1-1,5 cm;
  • Coni femminili: da due a quattro insieme, più o meno ovoidi, di 50-80 × 20-30 cm, con squame rugose o quasi lisce, sporgenti circa 2,5 cm; Dyer li indica pesanti circa 34 kg (75 libbre) a maturità, PlantZAfrica oltre 40 kg; sono bruno-dorati e compaiono alla fine dell’estate australe;
  • Semi: rossi, lunghi 4-5,5 cm e larghi circa 2,5 cm.

Per PlantZAfrica il carattere distintivo è proprio l’incurvarsi all’indietro delle foglioline; Dyer aggiunge la statura, senza uguali tra le cicadee dell’Africa australe.

Ibridi

Nelle fonti pubblicate non è descritto alcun ibrido naturale di Encephalartos transvenosus. In coltivazione circolano invece ibridi ottenuti per impollinazione incrociata: sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore mostrava nel 2013 e nel 2014 un semenzale di Encephalartos transvenosus × Encephalartos latifrons, e un altro segnalava nel 2015 ibridi di Encephalartos transvenosus con Encephalartos woodii dall’aspetto simile a quest’ultimo. Una pianta nata da semi di collezione, quindi, non è necessariamente pura.

Possibili confusioni

La specie più vicina è Encephalartos paucidentatus, descritto nella stessa pubblicazione del 1926, che vive più a sud, vicino a Barberton (Mpumalanga) e in Eswatini. Secondo Dyer (1965) e PlantZAfrica si distinguono così:

  • Foglioline: ricurve all’indietro a partire dal rachide e proporzionalmente più larghe in Encephalartos transvenosus; diritte o appena falcate, più strette, in Encephalartos paucidentatus;
  • Nervature: Encephalartos paucidentatus porta sulla pagina inferiore delle foglioline da venti a trenta nervature longitudinali in rilievo, che mancano in Encephalartos transvenosus;
  • Statura: Encephalartos paucidentatus supera di rado i 6 m, mentre molti Encephalartos transvenosus vanno oltre.

Dyer osserva che la confusione è possibile soprattutto quando le piante non hanno ancora raggiunto la statura adulta. L’altra specie vicina è Encephalartos altensteinii, del Capo Orientale e del KwaZulu-Natal, al quale Hutchinson e Rattray lo avevano ricondotto nel 1933. Henderson (1945) riconosce una somiglianza generale delle foglie, ma in Encephalartos transvenosus le foglioline sono più larghe, ristrette bruscamente alla base, inserite quasi ad angolo retto sul rachide e non a V, con nervature meno marcate sotto, e quelle della base della foglia sono ridotte ad aculei; i becchi delle squame del cono maschile sono tutti ricurvi verso il basso, mentre in Encephalartos altensteinii lo sono solo quelli dell’apice e della base. Dyer (1965) usa lo stesso criterio delle foglioline basali ridotte ad aculei.

Tassonomia

Encephalartos transvenosus è stato descritto nel 1926 da Otto Stapf e Joseph Burtt Davy nel primo volume del Manual of the flowering plants and ferns of the Transvaal with Swaziland di Burtt Davy (pagine 40 e 99, figura 4b), insieme a Encephalartos paucidentatus (figura 4a). Il tipo è una raccolta di Burtt Davy (n. H3086) del 1906, proveniente dai monti di Modjadji, nell’antico distretto dello Zoutpansberg, e coltivata a Tzaneen; l’olotipo è conservato a Pretoria (PRE), con isotipi a Kew (K) e al Compton Herbarium (NBG), secondo The World List of Cycads.

Nella Flora Capensis (1933) Hutchinson e Rattray lo misero in sinonimia con Encephalartos altensteinii. Henderson (1945) lo ristabilì come specie, ritenendolo «sufficientemente distinto per fogliame, coni e habitat»; secondo lui anche la tavola 7162 del Botanical Magazine, pubblicata come Encephalartos altensteinii, rappresentava piuttosto Encephalartos transvenosus. Dyer (1965) e tutte le liste attuali lo trattano come specie a sé, e The World List of Cycads non gli attribuisce sinonimi: il nome non è mai cambiato, ma piante di vecchia data possono comparire in collezioni o erbari sotto il nome di Encephalartos altensteinii.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal latino trans («attraverso») e venosus («venato»), con riferimento alle presunte «venuzze trasversali» che collegherebbero le nervature longitudinali delle foglioline (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads). PlantZAfrica e Palmer e Pitman (1972, citati dalla Gymnosperm Database) parlano di una rete di nervature sottili visibile guardando una fogliolina controluce; Haynes le definisce «presunte», e Dyer sottolinea che le foglioline non hanno nervature in rilievo nella pagina inferiore.

La storia della specie è legata a quella delle regine della pioggia (Modjadji) del popolo lovedu, a nord-est di Tzaneen. Dyer (1965) racconta che qui la specie gode di una «protezione reale» e che forma, caso unico in Africa australe, una vera foresta: le piante si contano «a migliaia» sulle colline vicine al kraal reale e i tronchi danneggiati sono un’eccezione, mentre altrove i tronchi delle cicadee portano spesso i segni dei prelievi dei guaritori. Aggiunge che non si sa da quanto tempo questa protezione sia in vigore, ma che probabilmente spiega la densità della popolazione. PlantZAfrica scrive che le regine della pioggia proteggono questa specie, localmente comune, «da secoli», e Palmer e Pitman (1972) descrivono su due colline una foresta pura, «l’unica foresta di cicadee dell’Africa australe». Oggi il sito è la riserva naturale di Modjadji, dove un vivaio comunitario produce piante da semi raccolti sul posto (Donaldson, 2003).

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano attestato. In inglese PlantZAfrica e Species+ usano «Modjadji cycad»; Palmer e Pitman (1972) riportano anche «Modjadji’s palm» e Dyer (1965) l’uso di «Modjadji Palm». In afrikaans PlantZAfrica dà «Modjadji broodboom», cioè «albero del pane di Modjadji»: broodboom è il nome afrikaans degli Encephalartos, dai quali un tempo si ricavava una farina.

In natura

Encephalartos transvenosus è endemico della provincia del Limpopo, in Sudafrica, secondo The World List of Cycads; Henderson (1945) estendeva l’areale al distretto di Lydenburg (Transvaal orientale) sulla base di un campione d’erbario, cosa che né Dyer né le liste attuali riprendono. Vive nella fascia delle nebbie sulle montagne del Soutpansberg e del distretto di Letaba (Dyer, 1965), tra 600 e 1.000 m di quota, in una regione con oltre 1.500 mm di pioggia all’anno, dove nebbie frequenti mantengono estati fresche e umide e dove non gela (PlantZAfrica). La scheda di PlantZAfrica colloca il distretto di Letaba nel Mpumalanga, mentre i suoi stessi attributi e The World List of Cycads lo pongono nel Limpopo.

Come per gli altri Encephalartos, i coni attirano gli animali: secondo PlantZAfrica gli istrici possono scortecciare i tronchi ad anello e smembrare i coni, i babbuini spezzare i coni immaturi e i bruchi di una falena (la «Leopard Magpie moth») divorare le foglie giovani; alcuni curculionidi possono distruggere un intero raccolto di semi. L’involucro carnoso dei semi è mangiato da scoiattoli, babbuini, scimmie, irace e uccelli (turachi, pappagalli, buceri), che scartano il seme vero e proprio.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos transvenosus è classificato quasi minacciato (NT) nella Lista rossa IUCN, secondo i criteri B1b(iii,v)+2b(iii,v), che indicano un areale ristretto con declino della qualità dell’habitat e del numero di individui adulti. La valutazione, di J.D. Bösenberg, è datata 27 aprile 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref). Nel 2003 il piano d’azione IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) lo considerava ancora a minor preoccupazione (LC), con 20.000-50.000 piante, una popolazione all’interno di una riserva, un declino lieve e una riduzione minima dell’habitat; PlantZAfrica (2005) lo diceva non minacciato.

La minaccia documentata più di recente è di tipo sanitario: Nesamari, Coutinho e Roux (2017) hanno identificato l’oomicete Phytophthora cinnamomi su Encephalartos transvenosus morti nella riserva naturale di Modjadji, e inoculazioni sperimentali hanno riprodotto i sintomi, il che ne fa molto probabilmente la causa di queste morti.

Come tutte le specie del genere, Encephalartos transvenosus è iscritto nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica, un parere sfavorevole dell’Unione europea su tutto il genere, emesso il 3 dicembre 2010, è stato revocato l’11 marzo 2011; dal 20 giugno 2011 è in vigore un parere favorevole specifico per la specie, limitato alle piante con caudice di diametro non superiore a 15 cm, e dal 16 settembre 2026 è aperta una nuova consultazione su tutto il genere. In Sudafrica la raccolta di cicadee selvatiche (piante e semi) è vietata dal 2012, salvo per fini di conservazione (avviso governativo n. 371, citato dal documento NDF del SANBI per Encephalartos horridus). In Italia una pianta in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti CITES ed europei richiesti. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

È una cicadea da clima mite, a crescita rapida per il genere. Secondo PlantZAfrica un semenzale diventa in quattro-cinque anni una pianta decorativa con foglie di circa 1 m, e la specie risponde bene alla coltivazione nelle regioni senza gelo, con annaffiature regolari nei mesi secchi. I consigli della stessa scheda:

  • Esposizione: pieno sole o ombra leggera, in un luogo riparato dai venti dominanti; nelle zone molto calde una protezione dal sole evita le bruciature delle foglie;
  • Terreno: un buon drenaggio è indispensabile;
  • Annaffiature: regolari nella stagione secca; gli impianti di irrigazione automatica possono nuocere, sia per la pressione dell’acqua su foglie e tronco sia per l’eccesso d’acqua;
  • Vaso, poi piena terra: le piante giovani possono stare in vaso ed essere poi messe a dimora; gli esemplari adulti si trapiantano facilmente, togliendo tutte le foglie prima dell’operazione;
  • Spazio: occorre prevedere lo spazio di un albero, perché la chioma può allargarsi fino a 5 m.

Un vivaio californiano specializzato (Jungle Music, a Encinitas, vicino a San Diego) lo ritiene più tollerante all’umidità del terreno di altri Encephalartos e consiglia luce filtrata nelle zone desertiche. In Francia, un coltivatore di Concarneau (Finistère) riferiva sul forum Fous de palmiers che nel 2011 il suo giovane Encephalartos transvenosus in vaso aveva prodotto due foglie, mentre gli altri Encephalartos messi a dimora da poco non ne avevano prodotte. Il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) ha ricevuto nel 2014 una pianta da un vivaio francese, con le pratiche CITES svolte presso la DREAL Provence-Alpes-Côte d’Azur.

In Italia

All’Orto Botanico di Napoli erano coltivati due esemplari nel 1993-94, secondo la tabella 1 di uno studio pubblicato nel 1997 nella rivista dell’Orto, Delpinoa. La specie compare anche nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina, in una pagina del 2009; la presenza attuale di queste piante non è stata verificata.

Moltiplicazione

Si moltiplica soprattutto per seme. Essendo la specie dioica, servono una pianta maschile e una femminile con coni nello stesso momento, oppure un’impollinazione manuale. Nella riserva di Modjadji un vivaio comunitario alleva piante da semi raccolti sul posto (Donaldson, 2003). Sul forum Fous de palmiers un coltivatore osservava nel 2013 che in alcune specie, tra cui Encephalartos transvenosus, anche i semi non fecondati si colorano: il colore non garantisce quindi la presenza di un embrione.

Le numerose gemme dormienti alla base del tronco (PlantZAfrica) e i polloni che alcune piante producono (Jungle Music) permettono anche una moltiplicazione vegetativa, ma nessuna fonte consultata indica un metodo specifico per la specie.

Malattie e parassiti

La malattia meglio documentata è il marciume causato da Phytophthora cinnamomi, identificato su piante morte nella riserva di Modjadji (Nesamari et al., 2017). Lo stesso studio ha rilevato su Encephalartos coltivati nel Gauteng e nel Limpopo, senza distinzione di specie, il curculionide Amorphocerus talpa e diverse cocciniglie, tra cui Aonidiella aurantii, Pseudaulacaspis pentagona e Pseudococcus longispinus. PlantZAfrica cita per la specie i bruchi che divorano le foglie giovani e i curculionidi dei semi. In coltivazione, un terreno ben drenato e annaffiature misurate sono la migliore prevenzione contro i marciumi.

Rusticità

Encephalartos transvenosus proviene da una regione senza gelo e PlantZAfrica lo consiglia per le zone orticole senza gelo o con gelate leggere. Nessun dato pubblicato permette di fissare una soglia di resistenza per una pianta adulta in piena terra.

In Italia

Non è documentato alcun dato di rusticità italiano. In attesa di resoconti datati, la piena terra può essere tentata solo nelle zone costiere più miti, in un terreno molto drenante e in posizione riparata; altrove è più prudente un grande vaso ricoverato al riparo dal gelo.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Gli unici resoconti francesi vengono dalla Bretagna, su piante giovani e in clima oceanico, quindi meno vicini alle condizioni italiane di quelli della Costa Azzurra. Un coltivatore di Concarneau (Finistère) riferisce sul forum Fous de palmiers, nel gennaio 2009, che il suo Encephalartos transvenosus aveva «preso un po’ di freddo» a −4 °C nell’inverno 2007-2008, senza precisare i danni, e che lo aveva poi messo in vaso; nell’inverno 2008-2009 lo aveva ritirato al riparo, e la pianta non aveva quindi subito i −5/−6 °C di quell’inverno. Nell’aprile 2012 lo stesso coltivatore racconta che la piccola pianta, in vaso «da cinque anni» e rimasta all’aperto durante l’ondata di freddo del febbraio 2012, quando il suo giardino è sceso a −5 °C, ha «resistito benissimo», con un leggero riflesso giallo sulle foglie. Si tratta di una pianta giovane: questi dati non dicono nulla della resistenza di un esemplare adulto. Come per gli altri Encephalartos, la sopravvivenza al freddo riguarda spesso giovani piante con caudice ancora sotterraneo, protette dall’inerzia termica del suolo; un adulto con tronco aereo non gode di questa protezione. Per il Mezzogiorno francese non è documentato alcun dato sul freddo: il Jardin zoologique tropical di La Londe-les-Maures (Var) ha ricevuto una pianta nel 2014, ma senza rilevamenti pubblicati.

Riferimenti internazionali

Il vivaio californiano Jungle Music (Encinitas) indica una tolleranza «assoluta» di circa −5/−6 °C (22-23 °F), un valore commerciale non accompagnato da osservazioni datate. Non è documentato nessun altro dato. All’estremo opposto, in clima tropicale, l’orto botanico di Nong Nooch, in Thailandia, osserva che la specie vi cresce male, lentamente e senza produrre coni, cosa che il giardino attribuisce alla mancanza di fresco invernale (Lindstrom, bollettino CYCADS, 2022).

Tossicità e precauzioni

Come le altre cicadee, Encephalartos transvenosus contiene glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. Secondo Palmer e Pitman (1972) i bambini di Modjadji mangiavano la sottile polpa matura che avvolge il seme: questa testimonianza non rende la pianta innocua. Usate i guanti per maneggiare i semi e tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

PlantZAfrica ricorda che un tempo dal midollo dei tronchi delle cicadee si ricavava una farina fermentata, da cui il nome afrikaans broodboom; la scheda non precisa se l’uso riguardasse questa specie in particolare. Dyer (1965) osserva che, fuori da Modjadji, i tronchi delle cicadee portano spesso i segni dei prelievi dei guaritori. Nelle fonti pubblicate non è descritto nessun altro uso specifico.

Domande frequenti

Encephalartos transvenosus resiste al freddo in Italia?

Poco. Proviene da una regione senza gelo; in Francia una giovane pianta in vaso ha sopportato −5 °C a Concarneau nel febbraio 2012, ma non esistono dati per un adulto in piena terra né resoconti italiani. La piena terra è pensabile solo nelle zone costiere più miti, in terreno molto drenante.

È il più grande degli Encephalartos?

È il più grande dell’Africa australe. Dyer (1965) lo descrive come la specie più maestosa della regione, fino a una tredicina di metri, e PlantZAfrica lo annovera tra le cicadee più alte in assoluto; la maggior parte delle piante misura comunque 5-8 m.

Come si distingue da Encephalartos paucidentatus?

Dalle foglioline. Quelle di Encephalartos transvenosus sono più larghe e si incurvano all’indietro; quelle di Encephalartos paucidentatus sono diritte e portano sotto una ventina di nervature in rilievo.

Cresce in fretta?

Sì, per una cicadea. Secondo PlantZAfrica un semenzale diventa in quattro-cinque anni una pianta con foglie di circa 1 m.

Che cos’è la foresta di Modjadji?

Una foresta naturale di Encephalartos transvenosus sulle colline vicino a Modjadjiskloof, protetta dalle regine della pioggia del popolo lovedu. Dyer vi contava le piante a migliaia; oggi è una riserva naturale.

Si può coltivare in vaso?

Sì, da giovane. PlantZAfrica consiglia di tenerlo in vaso prima di metterlo a dimora; il vaso permette di ripararlo d’inverno, ma la pianta diventa presto troppo grande per restarci.

È tossico?

Sì, soprattutto i semi, come tutte le cicadee.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

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  • Henderson, M.R. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65. [Ripristino della specie, distinzione da Encephalartos altensteinii, raccolte, descrizione (p. 45-47); testo digitalizzato su Internet Archive.]
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