Euphorbia lamarckii Sweet è un arbusto succulento della famiglia Euphorbiaceae, endemico delle isole occidentali dell’arcipelago canario. All’interno del genere Euphorbia appartiene al sottogenere Esula, sezione Aphyllis, il gruppo delle tabaibe legnose macaronesiche.
È una delle piante più comuni e più visibili del paesaggio delle isole. Con Euphorbia canariensis costituisce la comunità vegetale nota come tabaibal-cardonal, che occupa la fascia arida delle quote basse. Il nome tabaiba è un guanchismo, una parola di origine aborigena rimasta viva nello spagnolo insulare, che designa genericamente le euforbie arbustive dell’arcipelago.
L’aggettivo amara la distingue dalla tabaiba dolce, Euphorbia balsamifera: qui il lattice è fortemente corrosivo e tossico, come nella quasi totalità del genere. Le fonti insulari registrano anche i nomi tabaiba salvaje e higuerilla, quest’ultimo corrente a La Palma e a Tenerife.
Questa specie ha soprattutto una storia nomenclaturale complicata, che ha lasciato tracce durature nella letteratura e nei vivai, e che vale la pena di ricostruire con precisione.
Come riconoscerla
Arbusto succulento che raggiunge in genere i due metri, con esemplari che possono arrivare a due metri e mezzo: è una delle euforbie canarie di taglia maggiore, e nei siti favorevoli assume la fisionomia di un alberello a tronco legnoso.
La struttura tipica prevede un fusto principale unico alla base, di colore bruno chiaro, che si ramifica poi abbondantemente verso l’alto. Il portamento è tuttavia molto variabile secondo l’habitat, ed è un carattere su cui non conviene fondare un’identificazione.
Le foglie sono raggruppate all’apice dei rami in rosette terminali: allungate, intere, di colore verde chiaro. Nelle stazioni più aride la pianta può perdere completamente il fogliame durante la stagione secca.
L’infiorescenza è il carattere diagnostico più utile. Si tratta di una pseudoombrella peduncolata, normalmente composta, di colore giallo verdastro, portata all’apice dei rami. Le brattee fiorali cadono prima che il frutto sia maturo, particolarità che permette di separare la specie dalle altre tabaibe canarie. Il frutto è una capsula trilobata; la caruncola dei semi è sessile o portata da un pedicello molto corto.
La fioritura si estende dall’inizio della primavera alla fine dell’estate, indicativamente da aprile a settembre.
Tutte le parti fresche contengono un lattice bianco, appiccicoso e fortemente corrosivo, chiamato nelle isole leche de tabaiba.
Ibridi
Euphorbia lamarckii è uno dei genitori di un nototaxon canario documentato: Euphorbia × jubaephylla Svent., descritto per Tenerife, che deriva dall’incrocio con Euphorbia aphylla. La grafia Euphorbia × jubaeaphylla circola parallelamente nelle fonti. È la varietà broussonetii di Euphorbia lamarckii a essere indicata come parentale.
L’esistenza di questo ibrido ha una conseguenza pratica per chiunque coltivi tabaibe accanto a popolazioni selvatiche: il rischio di inquinamento genetico è reale, e valgono qui le stesse raccomandazioni di prudenza che le fonti botaniche canarie formulano per Euphorbia aphylla.
Confusioni possibili
La confusione storicamente più pesante è con Euphorbia regis-jubae, al punto che le due specie sono state a lungo pubblicate sotto lo stesso nome. La discriminante più semplice è geografica, perché i due areali non si sovrappongono: Euphorbia lamarckii occupa le isole occidentali, Euphorbia regis-jubae le isole orientali — Gran Canaria, Lanzarote, Fuerteventura — oltre al Marocco occidentale e al nord del Sahara occidentale. Da notare che il nome vernacolare tabaiba amarga viene applicato nelle isole a entrambe le specie, e che nella letteratura spagnola la denominazione tabaiba morisca è riferita di preferenza a Euphorbia regis-jubae.
Con Euphorbia balsamifera, la tabaiba dolce, la distinzione è netta su due punti: il lattice, mite nella tabaiba dolce e corrosivo qui, e l’infiorescenza, ridotta a un ciazio solitario terminale nella prima e organizzata in pseudoombrella composta nella seconda. Le due specie appartengono per di più a sottogeneri diversi.
Euphorbia aphylla non porta foglie ed è quindi inconfondibile; attenzione però agli individui ibridi, di aspetto intermedio.
Euphorbia atropurpurea si riconosce alle brattee fiorali rosso scuro.
Tassonomia
Euphorbia lamarckii Sweet è stata pubblicata in Hortus Suburbanus Londinensis: 107 (1818). Il nome è accettato da POWO, che indica come areale nativo Tenerife, il nord-ovest di La Gomera, La Palma ed El Hierro.
La storia del nome merita di essere seguita, perché spiega la confusione che si incontra ancora oggi.
Per gran parte del Novecento la specie è stata pubblicata sotto il nome Euphorbia obtusifolia Poir., che è però un omonimo posteriore illegittimo — esisteva già un Euphorbia obtusifolia Lam., nome che designa tutt’altra pianta. Peggio: la denominazione Euphorbia obtusifolia è stata applicata indiscriminatamente a due specie distinte, quella delle isole occidentali e quella delle isole orientali, il che rende ambigua una parte consistente della bibliografia anteriore.
Una proposta di conservazione del nome Euphorbia obtusifolia Poir., la proposta 1349 pubblicata in Taxon 49 (2000), è stata respinta. Molero e Rovira hanno allora argomentato, in un lavoro pubblicato nel 2004 sulla rivista Vieraea, che il nome legittimo e prioritario da adottare per questa tabaiba è Euphorbia lamarckii Sweet, fondato sullo stesso tipo nomenclaturale, di preferenza rispetto al sinonimo eterotipico Euphorbia broussonetii. È la posizione recepita dall’elenco delle specie selvatiche delle Canarie e dalle basi dati nomenclaturali attuali.
I sinonimi omotipici registrati da POWO sono Tirucalia virgata (Haw.) P.V.Heath e Tithymalus obtusifolius Klotzsch & Garcke. Fra i sinonimi eterotipici figurano Euphorbia broussonetii Willd. ex Link, Euphorbia virgata Desf. (nome illegittimo), Euphorbia obtusifolia Poir. (nome illegittimo) ed Euphorbia obtusifolia var. wildpretii Molero & Rovira.
Gli stessi autori distinguono due varietà: la varietà tipo, limitata al sud di Tenerife, e la varietà broussonetii (Willd. ex Link) Molero & Rovira, pubblicata in Vieraea 32: 118 (2004), diffusa in tutto il resto dell’areale, nord di Tenerife compreso. Quest’ultima si distingue per foglie più larghe e con apice più arrotondato e per brattee fiorali esterne meno acuminate. Il rango attribuito a questi due taxa varia secondo le fonti, e conviene verificarne lo statuto corrente su POWO prima di adottarlo.
In natura
La specie occupa le isole occidentali dell’arcipelago. A Tenerife è presente sulla costa settentrionale, nella valle della Orotava, verso Buenavista e Masca, e colonizza numerosi barrancos costieri; a La Palma si estende sulla costa orientale da Santa Cruz verso Mazo e Fuencaliente, con popolamenti notevoli nella regione di Garafía a nord.
L’habitat è quello del piano basale arido: pendii rocciosi, barrancos, versanti costieri esposti. La specie è una componente strutturale del tabaibal-cardonal, dove convive con Euphorbia canariensis, Euphorbia balsamifera, Kleinia neriifolia e Plocama pendula.
Una precisazione utile: alcune fonti orticole estendono l’areale della specie alla Mauritania e al Marocco sud-occidentale. POWO non lo conferma e limita la distribuzione alle quattro isole occidentali. Questa discrepanza è verosimilmente un residuo della vecchia confusione con Euphorbia regis-jubae, che sul continente è effettivamente presente.
Sul piano ecologico va segnalato un legame notevole: le foglie di questa tabaiba sono il nutrimento preferito del bruco della sfinge delle tabaibe, uno sfingide del genere Hyles caratteristico dell’arcipelago. La pianta non è dunque soltanto un elemento del paesaggio, ma il supporto di una catena alimentare insulare specifica.
Come tutte le euforbie succulente, la specie rientra nell’Appendice II della CITES.
Coltivazione in piena terra
Euphorbia lamarckii è una pianta da giardino secco poco esigente, adatta alle situazioni litoranee mediterranee prive di gelate durature.
Richiede pieno sole e un terreno drenante, pietroso o sabbioso, di preferenza povero. Tollera il vento e l’esposizione marina, coerentemente con il suo habitat.
Le irrigazioni si limitano al periodo di insediamento. In seguito, in clima mediterraneo, la pianta si accontenta delle piogge stagionali. L’eccesso d’acqua produce fusti allungati e fragili e apre la strada al marciume.
Va tenuto presente il ritmo di crescita: come le altre tabaibe macaronesiche, la specie è attiva nella stagione fresca e umida e rallenta nel cuore dell’estate, quando può perdere le foglie. È il comportamento normale della pianta e non deve indurre ad aumentare le annaffiature.
Nessuna concimazione è necessaria. Una potatura leggera a fine inverno, limitata ai rami secchi, basta a mantenere la forma; ogni intervento va fatto con guanti e occhiali, perché il lattice di questa specie è fra i più aggressivi delle tabaibe.
Coltivazione in vaso
In contenitore la specie è gestibile, anche se la taglia adulta la rende meno adatta di altre tabaibe alle collezioni ridotte.
Il substrato sarà minerale in larga prevalenza: pomice, lapillo o pozzolana, sabbia grossolana e una frazione ridotta di terriccio. Un vaso di terracotta è preferibile per la sua permeabilità.
Le annaffiature seguono il ciclo naturale: regolari ma misurate in autunno, inverno e inizio primavera, fortemente ridotte in estate, con substrato che deve asciugare completamente fra un intervento e l’altro.
Il rinvaso si fa ogni due o tre anni all’inizio della stagione di crescita. Nelle zone soggette a gelate la pianta sverna al riparo, in serra fredda o veranda luminosa, mantenuta all’asciutto.
Moltiplicazione
Per talea il metodo è semplice ed efficace, come per la maggior parte delle tabaibe. Si preleva un ramo di quindici o venti centimetri con lama pulita, si arresta il flusso di lattice con acqua fredda, si lascia cicatrizzare all’asciutto e all’ombra per una o due settimane, poi si mette a radicare in substrato sabbioso appena umido, in luce viva.
Per seme la semina si effettua con seme fresco su substrato minerale. Come per le altre tabaibe, i semi raccolti su piante coltivate in prossimità di altre specie del gruppo possono dare semenzali ibridi.
In entrambi i casi la protezione delle mani e degli occhi è indispensabile.
Malattie e parassiti
I problemi sono pochi e in gran parte legati alla gestione dell’acqua.
Il marciume del colletto e delle radici, di origine fungina, deriva da un substrato che resta umido, in particolare durante il riposo estivo. Il sintomo si manifesta tardi, quando la base è già compromessa.
Le cocciniglie farinose si insediano alle ascelle dei rami e sotto le rosette apicali, dove sono ben protette.
Gli afidi possono colonizzare i getti giovani e le infiorescenze in primavera, senza conseguenze durevoli.
Va infine ricordato il bruco della sfinge delle tabaibe, che in natura si nutre delle foglie della specie: una defogliazione da bruchi non è quindi un fenomeno patologico. Nel bacino mediterraneo gli sfingidi affini che si sviluppano sulle euforbie possono comportarsi allo stesso modo sulle piante coltivate.
Rusticità
La specie proviene da un piano bioclimatico privo di gelate significative e la sua tolleranza al freddo è limitata. Le fonti consultate per questa scheda non riportano una soglia verificata sperimentalmente, e conviene dirlo piuttosto che avanzare una cifra.
Ciò che si può affermare deriva dall’origine della pianta e dal comportamento generale delle tabaibe macaronesiche: gelate leggere e brevi sono sopportate da soggetti adulti a substrato asciutto, mentre il freddo accompagnato da umidità provoca danni ai tessuti seguiti da marciume. La coltivazione in piena terra è quindi ragionevole solo nelle situazioni litoranee mediterranee più miti; altrove il vaso con ricovero invernale resta la scelta prudente.
Usi tradizionali
Tutti gli usi documentati derivano dalle proprietà del lattice, corrosivo e tossico.
L’impiego più antico è l’embarbascar, tecnica di pesca praticata già in epoca aborigena: si versava una piccola quantità di lattice nelle pozze costiere per stordire o uccidere i pesci che vi si erano rifugiati, raccolti poi a mano. La stessa tecnica è documentata per Euphorbia canariensis e per le altre euforbie dell’arcipelago.
Nella medicina popolare il lattice serviva da cauterizzante per alcune dermatosi, per i calli e per le verruche, e come analgesico per il mal di denti, applicato in cataplasma. Sono pratiche pericolose e oggi abbandonate.
Un uso più curioso sfrutta la vischiosità della linfa anziché la sua causticità: il lattice veniva applicato sulla pelle per estrarre le spine di Opuntia rimaste conficcate, un problema quotidiano nelle isole dove il fico d’India è onnipresente.
Il legno, infine, è servito come combustibile fino a tempi recenti.
Vale la pena di segnalare, per chiudere, che le fonti etnobotaniche canarie attribuiscono al lattice della tabaiba dolce la funzione di antidoto contro quello della tabaiba amara e del cardón: una nozione tradizionale che riassume bene il rapporto fra le due piante nella cultura insulare.
Domande frequenti
Qual è la differenza fra tabaiba dolce e tabaiba amara? Il lattice. Quello di Euphorbia balsamifera, la tabaiba dolce, è mite e non caustico, caso unico fra le euforbie succulente; quello di Euphorbia lamarckii è corrosivo come nel resto del genere. Le due specie appartengono per di più a sottogeneri diversi, malgrado il nome vernacolare comune.
Perché la mia pianta perde le foglie in estate? È il comportamento normale della specie, che è attiva nella stagione fresca e rallenta nei mesi caldi. Aumentare le annaffiature in questo periodo è l’errore da evitare.
Che nome devo usare, lamarckii, obtusifolia o broussonetii? Euphorbia lamarckii Sweet. Euphorbia obtusifolia Poir. è un nome illegittimo, la cui conservazione è stata respinta nel 2000, e Euphorbia broussonetii è un sinonimo eterotipico, oggi impiegato semmai al rango di varietà.
Il lattice è pericoloso? Sì. È fortemente corrosivo, irrita violentemente le mucose e può provocare lesioni oculari gravi. Guanti e occhiali per ogni potatura o talea, e lavaggio immediato in caso di contatto.
Si può prelevare una talea in natura? No. La specie è endemica e rientra nell’Appendice II della CITES; il materiale va procurato attraverso il circuito vivaistico regolare.
Siti di riferimento
Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew: https://powo.science.kew.org — Autorità nomenclaturale seguita in questo sito; ha fornito la citazione di pubblicazione originale, i sinonimi omotipici ed eterotipici e la delimitazione precisa dell’areale per isola.
Flora de Canarias: http://www.floradecanarias.com — Scheda insulare che sintetizza la questione nomenclaturale e i caratteri diagnostici dell’infiorescenza; fonte dei nomi vernacolari.
CanariWiki, Gobierno de Canarias: https://www3.gobiernodecanarias.org/medusa/wiki — Fonte istituzionale per gli usi tradizionali, in particolare l’embarbascar e gli impieghi in medicina popolare.
LLIFLE, Encyclopedia of Succulents: https://llifle.com — Dati dimensionali e localizzazioni precise delle popolazioni a Tenerife e a La Palma; l’estensione dell’areale al continente riportata da questa fonte non è confermata da POWO.
Dialnet: https://dialnet.unirioja.es — Accesso al riassunto del lavoro di Molero e Rovira sulla scelta del nome corretto, fonte della ricostruzione nomenclaturale.
Bibliografia
Molero, J. & Rovira, A.M. (2004). Euphorbia lamarckii Sweet, nombre correcto para E. obtusifolia Poir. non Lam. Vieraea 32. [Lavoro di riferimento sulla questione nomenclaturale: argomenta la priorità di Euphorbia lamarckii dopo il rigetto della proposta di conservazione di Euphorbia obtusifolia, e pubblica a p. 118 la combinazione Euphorbia lamarckii var. broussonetii.]
Riina, R. et al. (2013). A worldwide molecular phylogeny and classification of the leafy spurges, Euphorbia subgenus Esula (Euphorbiaceae). Taxon 62(2): 316–342. [Classificazione sezionale del sottogenere Esula, che comprende la sezione Aphyllis delle tabaibe macaronesiche.]
Bramwell, D. & Bramwell, Z. (2001). Wild Flowers of the Canary Islands, 2ª ed. Editorial Rueda, Madrid. [Riferimento classico per la flora canaria; base dei caratteri diagnostici, in particolare la caduta precoce delle brattee fiorali e la forma della caruncola.]
Carter, S. & Eggli, U. (2003). The CITES Checklist of Succulent Euphorbia Taxa (Euphorbiaceae), 2ª ed. Bundesamt für Naturschutz, Bonn. [Elenco di riferimento delle autorità CITES; permette di verificare lo statuto commerciale del taxon.]
Eggli, U. (a cura di) (2002). Illustrated Handbook of Succulent Plants: Dicotyledons. Springer, Berlino. [Descrizione morfologica di riferimento per le euforbie succulente; nomenclatura anteriore alle revisioni molecolari.]
