La famiglia Euphorbiaceae

Poche famiglie vegetali offrono un contrasto così estremo tra le proprie specie. Le Euphorbiaceae comprendono l’albero della gomma (Hevea brasiliensis), la manioca (Manihot esculenta), la stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) e, allo stesso tempo, colonne spinose alte dieci metri nel veld sudafricano che la maggior parte delle persone scambierebbe senza esitazione per cactus. È proprio questa dimensione succulenta — concentrata quasi interamente nel genere Euphorbia — che interessa il collezionista e il giardiniere mediterraneo, ed è su di essa che questa pagina si concentra.

Nel sistema di classificazione APG IV, le Euphorbiaceae appartengono all’ordine Malpighiales. La famiglia comprende circa 218–300 generi (secondo la circoscrizione adottata) e oltre 6 700 specie, distribuite in tre sottofamiglie: Acalyphoideae, Crotonoideae ed Euphorbioideae. Quest’ultima sottofamiglia include la tribù Euphorbieae e con essa il genere Euphorbia, che da solo riunisce tra 1 800 e 2 250 specie a seconda degli autori — il più grande genere di piante succulente al mondo.

Il lattice: un tratto distintivo e una precauzione essenziale

La caratteristica che unisce la quasi totalità delle Euphorbiaceae è la presenza di un lattice bianco, lattiginoso, che fuoriesce immediatamente alla minima lesione dei tessuti. Questo lattice contiene diterpeni, alcaloidi e altre sostanze irritanti o tossiche. In alcune specie, come Euphorbia tirucalli o Euphorbia cooperi, il contatto con la pelle provoca bruciature chimiche e il contatto con gli occhi può causare danni gravi alla cornea.

Per il coltivatore, la regola è semplice: indossare sempre guanti e proteggere gli occhi durante la potatura, il rinvaso o qualsiasi operazione che comporti la rottura dei tessuti. In caso di contatto cutaneo, lavare immediatamente con acqua abbondante. In caso di contatto oculare, sciacquare a lungo e consultare un medico. Il lattice è particolarmente abbondante e pericoloso nelle specie arborescenti africane, meno concentrato nelle specie erbacee europee come Euphorbia cyparissias o Euphorbia helioscopia.

Il nome stesso della famiglia rinvia all’antichità. Plinio il Vecchio attribuisce la scoperta delle proprietà medicinali di una Euphorbia nordafricana a Euphorbos, medico personale del re Giuba II di Mauretania, nel I secolo d.C. Linneo riprese il nome nel 1753 per fondare il genere.

Convergenza evolutiva: euforbie e cactus

Uno degli aspetti più affascinanti delle euforbie succulente è la loro somiglianza morfologica con i cactus, nonostante un’origine geografica e filogenetica completamente diversa. I cactus appartengono alla famiglia Cactaceae (ordine Caryophyllales) e sono quasi esclusivamente americani. Le euforbie succulente appartengono alle Euphorbiaceae (ordine Malpighiales) e sono in prevalenza africane e malgasce. I due gruppi non sono imparentati, eppure hanno sviluppato indipendentemente fusti colonnari, costole, spine, riduzione fogliare e tessuti acquiferi — un caso da manuale di convergenza evolutiva.

Come distinguere un’euforbia da un cactus? Tre criteri pratici sono sufficienti. Le euforbie producono lattice bianco alla rottura; i cactus no (salvo rarissime eccezioni). Le spine dei cactus nascono sempre da areole — piccoli cuscinetti di tessuto meristematico — mentre le spine delle euforbie sono stipole o peduncoli fiorali modificati, privi di areola. Infine, i fiori delle euforbie sono raggruppati in una struttura ridotta e caratteristica chiamata ciazio, totalmente diversa dai fiori vistosi e spesso solitari dei cactus.

Distribuzione e centri di diversità

Le Euphorbiaceae nel loro insieme hanno una distribuzione cosmopolita, con la massima diversità nelle regioni tropicali. Le specie succulente, tuttavia, si concentrano in aree ben definite.

L’Africa australe e orientale è il principale centro di diversità delle euforbie succulente. Dal Sudafrica al Kenya, dal Madagascar al Mozambico, si trovano specie colonnari giganti (Euphorbia ingens, Euphorbia candelabrum, Euphorbia ammak), specie a medusa con caudice (Euphorbia caput-medusae, Euphorbia flanaganii), specie globose (Euphorbia obesa, Euphorbia meloformis) e arbusti spinosi (Euphorbia milii, Euphorbia horrida). È qui che la diversità morfologica raggiunge il suo apice.

Il Madagascar ospita un contingente notevole di euforbie endemiche, tra cui numerose specie a caudice e specie decidue adattate alla foresta spinosa del sud dell’isola. Euphorbia primulifolia e Euphorbia decaryi sono tra le più conosciute dai collezionisti.

Le Isole Canarie e il Marocco atlantico rappresentano un centro secondario ma importante per il giardiniere mediterraneo. Euphorbia canariensis, Euphorbia balsamifera e Euphorbia regis-jubae sono specie macaronesiche che tollerano condizioni climatiche vicine a quelle della costa tirrenica italiana, rendendo la coltivazione in piena terra realisticamente possibile.

L’India e l’Asia meridionale ospitano alcune specie succulente, tra cui Euphorbia neriifolia e Euphorbia nivulia, utilizzate anche nella medicina ayurvedica tradizionale.

In Europa, le Euphorbiaceae sono rappresentate da numerose specie erbacee non succulente del genere Euphorbia, spontanee dalla Scandinavia al Mediterraneo. In Italia, Euphorbia characias, Euphorbia dendroides, Euphorbia cyparissias, Euphorbia helioscopia e Euphorbia myrsinites sono specie autoctone frequenti, alcune delle quali di grande interesse ornamentale. Euphorbia dendroides, arbusto deciduo estivo della macchia mediterranea, è particolarmente caratteristica delle coste sarde, siciliane e calabresi, dove forma popolamenti spettacolari.

La diversità morfologica del genere Euphorbia

Il genere Euphorbia presenta una varietà di forme che non ha eguali in nessun altro genere vegetale. È possibile distinguere alcuni grandi gruppi morfologici.

Le euforbie colonnari sono le più imponenti. Euphorbia ingens può raggiungere 12–15 metri di altezza e forma candelabri massicci nella savana sudafricana. Euphorbia candelabrum e Euphorbia ammak occupano nicchie ecologiche simili in Africa orientale e nella penisola arabica. Euphorbia canariensis, nelle Isole Canarie, forma colonne ramificate su terreni vulcanici. Queste specie, con le loro costole e le spine stipulari, sono quelle che più spesso vengono scambiate per cactus.

Le euforbie a medusa (sezione Medusea) presentano un caudice centrale da cui irradiano rami cilindrici simili a tentacoli. Euphorbia caput-medusae è l’emblema di questo gruppo, la cui coltivazione in vaso è facile e l’effetto ornamentale notevole.

Le euforbie globose costituiscono un gruppo di collezionismo avanzato. Euphorbia obesa, perfettamente sferica, glauca e priva di spine, è una delle succulente più iconiche al mondo. Euphorbia meloformis, Euphorbia valida e Euphorbia symmetrica presentano forme simili. Molte di queste specie sono dioiche (piante maschili e femminili separate), il che complica la riproduzione per seme.

Le euforbie arbustive spinose comprendono Euphorbia milii (la “corona di spine”), originaria del Madagascar, una delle piante da appartamento e da giardino più diffuse nelle regioni calde. Euphorbia horrida, Euphorbia ferox e Euphorbia enopla sono specie sudafricane a portamento colonnare basso, riccamente spinose e molto apprezzate in vaso.

Le euforbie caudicicole sviluppano un caudice basale ingrossato, spesso parzialmente sotterraneo, che funge da riserva idrica. Euphorbia stellata, Euphorbia squarrosa e diverse specie malgasce appartengono a questo gruppo, particolarmente ricercato dai collezionisti di piante caudiciformi.

Le euforbie erbacee e arbustive non succulente d’interesse ornamentale comprendono Euphorbia characias e le sue sottospecie, ampiamente utilizzate nei giardini mediterranei per il portamento architettonico e la fioritura invernale persistente, nonché Euphorbia myrsinites, tappezzante a fogliame glauco e sempreverde, perfettamente rustica.

Altri generi delle Euphorbiaceae di interesse per il collezionista

Benché il genere Euphorbia domini la scena, alcune specie di altri generi meritano attenzione.

Jatropha comprende specie caudiciformi tropicali come Jatropha podagrica (pianta a bottiglia dal Guatemala) e Jatropha cathartica, coltivate come curiosità in serra o in appartamento.

Monadenium (oggi incluso in Euphorbia secondo la revisione di Bruyns, 2006) raggruppava specie dell’Africa orientale a fusto succulento, come l’ex Monadenium ritchiei (= Euphorbia ritchiei), molto popolare in coltivazione.

Synadenium (anch’esso oggi integrato in Euphorbia) comprendeva Synadenium grantii (= Euphorbia umbellata), arbusto succulento a foglie rosse coltivato come pianta ornamentale nei giardini tropicali.

Ricinus, il genere del ricino (Ricinus communis), è presente in Italia allo stato subspontaneo sulle coste meridionali. Non è una succulenta, ma appartiene alla stessa famiglia e produce uno dei semi più tossici del regno vegetale.

Coltivazione in Italia

La coltivazione delle euforbie succulente in Italia dipende fortemente dalla specie, dalla zona climatica e dall’esposizione.

Il substrato deve essere estremamente drenante — più ancora che per le Crassulaceae. Una miscela con il 50–70 % di componente minerale (pomice, lapillo, ghiaia fine, perlite grossolana) e il resto di terriccio maturo è adatta alla maggior parte delle specie. Le euforbie globose e caudicicole esigono un drenaggio perfetto; il ristagno idrico è per loro letale.

L’esposizione ottimale è il pieno sole per la grande maggioranza delle specie succulente. Le specie a caudice con fogliame deciduo (Euphorbia primulifolia, Jatropha podagrica) tollerano una mezz’ombra luminosa. Euphorbia milii prospera anche con alcune ore di sole diretto e si adatta bene alla vita in appartamento in posizione luminosa.

L’irrigazione segue il principio classico delle succulente: bagnare abbondantemente e poi lasciare asciugare completamente il substrato prima della successiva irrigazione. In inverno, la maggior parte delle specie va mantenuta quasi completamente asciutta, soprattutto se le temperature scendono sotto i 10 °C. Le specie decidue che perdono le foglie in autunno (Euphorbia milii, Jatropha podagrica) segnalano da sole l’ingresso in dormienza.

La rusticità è generalmente inferiore a quella delle Crassulaceae. La maggior parte delle euforbie succulente africane non tollera temperature inferiori a 5 °C, e molte soffrono già sotto i 10 °C in condizioni umide. Fanno eccezione alcune specie. Euphorbia characias e Euphorbia myrsinites, specie mediterranee non succulente, sono perfettamente rustiche in tutta Italia. Euphorbia milii sopravvive in piena terra nelle zone costiere più miti della Sicilia, della Sardegna e della Campania. Euphorbia canariensis può tollerare brevi gelate leggere (fino a −2/−3 °C) in condizioni asciutte e in posizione protetta, il che rende la coltivazione possibile in Liguria, lungo la costa tirrenica e sulle coste insulari. Per la grande maggioranza delle specie succulente, tuttavia, la coltivazione in vaso con ricovero invernale rimane la scelta più sicura nel Centro e nel Nord Italia.

La moltiplicazione avviene per seme o per talea. La semina è indispensabile per le specie globose dioiche come Euphorbia obesa, dove è necessario disporre di piante maschili e femminili. Per le talee, è essenziale lasciare asciugare la superficie di taglio per almeno una settimana prima di mettere a radicare, in modo che il lattice coaguli e la ferita cicatrizzi. Il mancato rispetto di questa fase favorisce il marciume.

Problemi frequenti

Il marciume radicale e del colletto è il problema numero uno, legato all’eccesso idrico, soprattutto in periodo freddo. Le euforbie caudicicole e globose sono particolarmente sensibili. La prevenzione si basa su un substrato molto minerale, un vaso proporzionato alla dimensione della pianta (evitare i contenitori sovradimensionati) e un’irrigazione disciplinata.

Le cocciniglie, sia farinose sia a scudetto, sono frequenti sulle euforbie, dove si annidano nelle fessure tra le costole, alla base delle spine e sulle radici. Il trattamento è il medesimo di quello delle Crassulaceae: rimozione manuale, olio di Neem e sapone molle potassico.

Il ragnetto rosso (Tetranychus urticae) attacca preferibilmente le euforbie a fusto verde liscio, come Euphorbia obesa e Euphorbia tirucalli, provocando una decolorazione grigio-argentea della superficie. Un’umidità ambientale leggermente più alta e la nebulizzazione periodica costituiscono una buona prevenzione.

Le scottature solari possono verificarsi quando una pianta abituata all’ombra viene esposta bruscamente al pieno sole estivo. L’acclimatamento deve essere sempre progressivo, nell’arco di due o tre settimane.

Stato di conservazione e legislazione

Molte euforbie succulente sono minacciate in natura dalla distruzione dell’habitat e dalla raccolta illegale. Euphorbia obesa, ad esempio, è stata in passato così intensamente raccolta nelle poche località del Karoo sudafricano dove cresce spontaneamente da renderne necessaria la protezione legale. Numerose specie figurano nella Lista Rossa IUCN e sono soggette alla regolamentazione CITES. Prima di acquistare un esemplare raro, è buona pratica verificare la documentazione e la provenienza, privilegiando sempre piante riprodotte in vivaio.

Generi trattati su succulentes.net

I profili dettagliati dei generi saranno pubblicati progressivamente. Ecco i generi già disponibili o in preparazione:

  • Euphorbia — il più grande genere di piante succulente al mondo
  • Jatropha — succulente caudiciformi tropicali
  • Euphorbia sezione Medusea — le euforbie a medusa
  • Euphorbia sezione Monadenium — le ex Monadenium dell’Africa orientale