Encephalartos princeps

Encephalartos princeps è una cicadea blu del Sudafrica, endemica del bacino del Great Kei, nel Capo Orientale, dove cresce su pareti e affioramenti di dolerite. Questa specie del genere Encephalartos, descritta nel 1965 da Robert Allen Dyer, forma cespi di tronchi eretti fino a 3 m, talvolta coricati e lunghi 5 m, con foglie glauche o argentate ricurve all’apice. A lungo confusa con Encephalartos lehmannii, se ne distingue per i tronchi più alti, le foglioline più fitte e i coni riuniti, con squame verrucose. Classificata vulnerabile dalla IUCN, è minacciata dai prelievi e dal degrado dell’habitat. In Italia una giovane pianta in vaso ha sopportato senza danni −7 °C in serra fredda a Ravenna nell’inverno 2009-2010.

In sintesi: Encephalartos princeps

  • Nome accettato: Encephalartos princeps R.A.Dyer (1965), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15), GBIF e Species+
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; in precedenza le piante erano incluse in Encephalartos lehmannii («forma D» di Henderson, 1945)
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato con sicurezza; in inglese «Kei cycad», in afrikaans «keibroodboom» (PlantZAfrica, Species+)
  • Distribuzione naturale: Sudafrica, Capo Orientale, corso medio e inferiore del bacino del Great Kei (valli dello Swart Kei e del Kabousie), su dolerite
  • Stato IUCN: vulnerabile (VU A4acd; B1ab(iii,v)), valutazione di J.D. Bösenberg datata maggio 2020 e pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice I della CITES (tutto il genere, dal 1977); Allegato A nell’Unione europea, con parere favorevole dell’UE (2011) per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica con caudice di diametro non superiore a 15 cm
  • Rusticità documentata: resistente al gelo e alla siccità secondo PlantZAfrica; in vaso, −7 °C senza danni in serra fredda a Ravenna (inverno 2009-2010); in Francia, in piena terra sotto protezione, −5/−7 °C senza danni vicino a Nantes (inverno 2010-2011); morto a −13/−16 °C in Carolina del Nord (inverno 2013-2014) (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: pieno sole, qualsiasi terreno purché ben drenato e aerato, annaffiature moderate (PlantZAfrica)
  • Portamento e dimensioni adulte: cespo di tronchi di 20-30 cm di diametro, eretti fino a 3 m, raramente 4 m, o coricati e lunghi 5 m con l’età; foglie di 0,75-1,3 m
  • Tossicità: semi tossici, come in tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
  • In Italia: nell’elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina (2009); coltivato in vaso a Ravenna dal 2009 (forum Tropicamente)

Come riconoscere Encephalartos princeps?

È un Encephalartos blu, con tronchi piuttosto sottili rispetto all’altezza, spesso numerosi dalla base, e foglie fitte, ricurve nel terzo superiore. Dyer (1965, descrizione originale e revisione in Bothalia) e PlantZAfrica lo descrivono così:

  • Fusti: spesso ramificati dalla base, alti fino a 3 m, raramente 4 m, o lunghi fino a 5 m quando si coricano con l’età, con diametro di 20-30 cm; PlantZAfrica parla di cespi di 10-15 tronchi;
  • Foglie: di 75-110 cm secondo la descrizione originale, 1-1,3 m secondo la revisione di Dyer, abbastanza diritte o ricurve nel terzo superiore, talvolta un po’ attorcigliate, glauche, spesso a lungo azzurrate o argentate, pelose da giovani; picciolo di 15-21 cm, il cui ingrossamento basale (pulvino), piccolo e lanoso, è spesso nascosto dalle squame del tronco;
  • Foglioline: lineari-lanceolate, pungenti, di circa 15 × 1-1,3 cm, intere o talvolta dentate sul margine inferiore, sovrapposte a V nel terzo superiore della foglia; verso la base si riducono fino a una o due spine;
  • Coni: verde opaco, da due a quattro per fusto secondo la descrizione originale (da uno a tre per stagione secondo PlantZAfrica), brevemente peduncolati; coni maschili subcilindrici di 16-26 × 8-10 cm, con squame prolungate in un becco di 1,2-1,5 cm; coni femminili a botte, di circa 30 × 20 cm, arrotondati all’apice, con squame irregolarmente coperte di grosse papille (verrucose) e di peli biancastri o brunastri sparsi;
  • Semi: rossi, di circa 4 × 2 cm.

Secondo PlantZAfrica i coni compaiono in gennaio; i maschili liberano il polline da aprile a giugno e i femminili si disgregano da ottobre a dicembre.

Ibridi

Le fonti pubblicate non segnalano ibridi naturali di Encephalartos princeps: le piante «presunte ibride» di cui parla Dyer (1965) nel Capo Orientale riguardano Encephalartos trispinosus, più a ovest. Dyer sottolinea che gli areali di Encephalartos princeps, Encephalartos lehmannii, Encephalartos trispinosus ed Encephalartos horridus non sembrano sovrapporsi.

In coltivazione esistono incroci: il vivaio Jungle Music, in California, proponeva nel luglio 2023 ibridi di prima generazione ottenuti fecondando una femmina di Encephalartos longifolius di forma blu con polline di Encephalartos princeps. Sul forum francese Fous de palmiers, un coltivatore che avviava una banca del polline nell’aprile 2014 escludeva proprio gli incroci tra specie vicine come Encephalartos lehmannii × princeps, per non confondere le linee. Un seme proveniente da un giardino in cui più specie producono coni nello stesso periodo non è necessariamente puro.

Possibili confusioni

La confusione più frequente è con Encephalartos lehmannii, in cui la maggior parte degli autori includeva la specie prima del 1965. Secondo Dyer, Encephalartos princeps diventa più alto, con tronchi relativamente sottili; le foglie giovani sono spesso pelose, le foglioline più fitte e sovrapposte nel terzo superiore della foglia; porta due o più coni per fusto, contro uno solo di regola in Encephalartos lehmannii; la faccia delle squame dei coni femminili è verrucosa, mentre è quasi liscia in Encephalartos lehmannii; infine il suo pulvino è più piccolo e spesso nascosto, mentre quello di Encephalartos lehmannii è grande, ben visibile e circondato da un collare bruno-rossastro. Le due specie non crescono sulle stesse rocce: dolerite per Encephalartos princeps, arenaria per Encephalartos lehmannii. Dyer aggiunge che entrambe possono portare qualche dente sul margine inferiore delle foglioline: questo carattere non basta a separarle.

Su una pianta giovane senza coni l’identificazione resta difficile. Sul forum Tropicamente, nell’agosto 2012, un coltivatore ha saputo da un altro utente che la sua pianta, venduta come Encephalartos princeps, era piuttosto un Encephalartos lehmannii, perché le foglioline apicali erano ben distanziate; un anno dopo le foglie nuove si sovrapponevano e la questione restava aperta. In Corsica del Sud un coltivatore che credeva di avere una femmina di Encephalartos princeps ha riconosciuto nel luglio 2013, al momento di distribuire i semi, che si trattava di Encephalartos trispinosus, con un nome ricevuto insieme alla pianta (forum Fous de palmiers). Encephalartos trispinosus si riconosce dalle foglioline che portano spesso uno o due lobi spinosi sul margine inferiore, e cresce soprattutto su argilliti, più a ovest.

Encephalartos friderici-guilielmi cresce con lui nel sud-est del distretto di Queenstown, ma secondo Dyer la confusione è improbabile, e impossibile in presenza di coni: quelli di Encephalartos friderici-guilielmi sono molto lanosi. Nella chiave di Dyer, Encephalartos eugene-maraisii, altra specie blu, se ne distingue per le foglie incurvate verso l’apice, non ricurve verso l’esterno.

Tassonomia

Encephalartos princeps è un nome accettato da The World List of Cycads, GBIF e Species+. Robert Allen Dyer lo ha descritto nel 1965 nel Journal of South African Botany (vol. 31, n. 2, pp. 111-112, tavola 19), in un articolo dedicato a nuove specie e a esemplari tipo di Encephalartos sudafricani. Il tipo è stato raccolto da Ernest Galpin il 16 aprile 1911 (Galpin 8090), tra rocce di dolerite sulla parte bassa dei pendii della valle dello Swart Kei, nella fattoria Junction, tra 2300 e 2600 piedi (circa 700-790 m), con Encephalartos friderici-guilielmi; l’olotipo è a Pretoria, un isotipo al South African Museum. In precedenza gli esemplari erano attribuiti a Encephalartos lehmannii da Hutchinson e Rattray (1933) e costituivano la «forma D» di Encephalartos lehmannii per Henderson (1945). Dyer ha ripartito la concezione ampia di Encephalartos lehmannii di Henderson fra tre specie, Encephalartos lehmannii, Encephalartos trispinosus ed Encephalartos princeps, lasciando un residuo di origine incerta, tra cui presunti ibridi. Non è riconosciuta alcuna varietà.

Etimologia e storia

L’epiteto latino princeps significa «primo»: Dyer lo ha scelto perché riteneva che la specie avesse una storia più antica e un portamento più maestoso dei suoi stretti parenti, Encephalartos lehmannii ed Encephalartos trispinosus (Haynes, 2022, tramite The World List of Cycads). Nella revisione del 1965 precisa che l’idea che sia comparsa prima, nell’evoluzione, delle specie affini del Capo Orientale resta una speculazione. Il nome del genere Encephalartos significa «pane nella testa», allusione al midollo farinoso del tronco.

Nomi comuni

Nessun nome italiano è attestato con sicurezza per Encephalartos princeps. PlantZAfrica riporta «Kei cycad» in inglese, dal fiume Kei, «keibroodboom» in afrikaans, «umguza» e «umphanga» in xhosa; Species+ cita «Kei cycad».

In natura

Encephalartos princeps è endemico del Capo Orientale, in Sudafrica. Dyer (1965) lo colloca su pareti e affioramenti di dolerite del bacino del Kei, negli antichi distretti di Queenstown, Cathcart, Komga, Tsomo e Butterworth; la descrizione originale cita anche un esemplare del distretto di King William’s Town, sul Kabousie. L’estensione esatta dell’areale verso monte lungo il Kei e verso la foce non era nota nel 1965; una segnalazione a Mqanduli, nell’ex Transkei, si basava su una pianta coltivata e restava da confermare. Una foto di Dyer mostra, sulla riva ovest del Great Kei sotto il ponte ferroviario, un cespo i cui tronchi nascono forse tutti dallo stesso ceppo.

PlantZAfrica descrive boscaglie ripariali, tra le rocce, e pareti di dolerite, con 420-520 mm di pioggia all’anno, estati calde e inverni freschi. I coni maschili e femminili emettono forti odori al mattino presto o la sera, che attirano dei curculionidi; passando da un sesso all’altro, questi trasportano il polline. L’involucro carnoso dei semi attira uccelli, roditori e pipistrelli, che li disperdono.

Stato di conservazione e normativa

Encephalartos princeps è classificato vulnerabile (VU) nella Lista rossa IUCN, secondo i criteri A4acd (riduzione della popolazione, osservata e prevista, legata al declino dell’habitat e ai prelievi) e B1ab(iii,v) (areale ristretto, declino della qualità dell’habitat e del numero di piante mature). La valutazione, di J.D. Bösenberg, è datata 26 maggio 2020 ed è stata pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads, GBIF, Crossref); categoria confermata dai dati della Lista rossa diffusi da GBIF il 31 ottobre 2026. La Lista rossa delle piante del Sudafrica lo classificava già vulnerabile nel 2009 (Raimondo et al., citati da PlantZAfrica).

Il piano d’azione IUCN per le cicadee (Donaldson, 2003) lo classificava vulnerabile (criteri A4acd e C1), con 3500-5000 piante, un declino moderato, la raccolta eccessiva e la distruzione dell’habitat come minacce, una riduzione moderata dell’habitat e nessuna popolazione nota in un’area protetta; era già vulnerabile nel 1997. Lo stesso documento cita i fitti popolamenti di Lantana camara, pianta invasiva, che invadono i terreni agricoli del Capo Orientale dove vive la specie. La SANBI non ha pubblicato alcun documento di parere di non pregiudizio per questa specie (elenco consultato il 20 ottobre 2026).

Come tutte le specie del genere, Encephalartos princeps è iscritto nell’Appendice I della CITES dal 4 febbraio 1977 e nell’Allegato A del regolamento europeo sul commercio delle specie selvatiche (elenco in vigore: regolamento (UE) 2026/1383), secondo Species+. Per le piante riprodotte artificialmente provenienti dal Sudafrica l’Unione europea ha espresso il 20 giugno 2011 un parere favorevole, limitato alle piante con caudice di diametro non superiore a 15 cm; dal 16 settembre 2026 è aperta una nuova consultazione su tutto il genere. In Italia una pianta in vendita deve provenire da coltivazione ed essere accompagnata dai documenti CITES ed europei richiesti. Banche dati consultate il 20 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto.

Coltivazione

PlantZAfrica presenta Encephalartos princeps come una bella cicadea blu che ama il pieno sole e tollera qualsiasi tipo di terreno, purché ben drenato e aerato, con annaffiature moderate; la crescita è piuttosto lenta. Si presta come pianta isolata o in gruppo. Le giovani piante si allevano all’ombra nei primi anni e si mettono a dimora in giardino verso i tre-cinque anni.

In Italia

L’Orto Botanico «Pietro Castelli» di Messina elenca Encephalartos princeps tra le sue cicadee (pagina del 2009); la presenza attuale non è stata verificata. A Ravenna un coltivatore del forum Tropicamente ne ha acquistato una piccola pianta nell’ottobre 2009, coltivata in vaso con le altre cicadee della sua collezione; nel luglio 2013 era la specie che aveva prodotto la foglia nuova più lunga.

Le esperienze del sud-est e dell’ovest della Francia sono riassunte più avanti (vedi Rusticità).

Moltiplicazione

PlantZAfrica descrive un protocollo dettagliato. I semi vengono raccolti, ripuliti da tutta la polpa, che può contenere inibitori della germinazione e favorire i funghi (usate i guanti, è tossica), poi conservati per almeno sei mesi in un sacchetto di carta a 10-15 °C, il tempo necessario perché l’embrione completi lo sviluppo. Prima della semina lasciateli in ammollo per qualche giorno, cambiando l’acqua ogni giorno: i semi vitali affondano, gli altri galleggiano. Disponeteli di lato, interrati a metà, su sabbia lavata o terriccio, a 28 °C, mantenendo il substrato umido ma non bagnato. Trapiantateli quando la radice misura 1-2 cm, oppure dopo una o due foglie, in sacchetti stretti e alti (circa 12 × 24 cm), perché la radice fittonante è lunga; all’inizio nebulizzate ogni giorno, poi dopo circa un mese annaffiate una volta alla settimana. I polloni si staccano con un coltello o una vanga puliti e taglienti; la ferita va trattata con un fungicida e lasciata asciugare per una settimana prima della messa a dimora. Semi, piante e polloni rientrano nell’Appendice I della CITES.

Malattie e parassiti

PlantZAfrica cita le cocciniglie, che succhiano la linfa delle foglie e si combattono con oli orticoli ripetuti, e alcuni coleotteri che attaccano le foglie giovani in formazione, contro cui consiglia un insetticida di contatto o sistemico. In Europa il rischio principale resta il marciume delle radici in un terreno freddo e fradicio.

Rusticità

PlantZAfrica descrive la specie come resistente al gelo e alla siccità. I riscontri datati sono pochi e riguardano soprattutto piante giovani; come per tutti gli Encephalartos, la sopravvivenza di un caudice ancora piccolo, spesso protetto, non vale per un esemplare adulto con il tronco fuori terra.

In Italia

A Ravenna la piccola pianta acquistata nell’ottobre 2009, in vaso, non mostrava alcun segno nel gennaio 2010, protetta da neve e vento, mentre l’Encephalartos lehmannii dello stesso coltivatore aveva tutte le foglie bruciate; nell’aprile 2010 il coltivatore la indicava come la pianta che aveva resistito meglio ai −7 °C in serra fredda (forum Tropicamente). Nessun altro riscontro datato è documentato in Italia.

Esperienze in Francia, utili per l’Italia

Il clima del sud-est della Francia è vicino a quello di molte regioni italiane, come le riviere ligure e tirrenica, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia; i riscontri disponibili sulla specie vengono però dall’ovest.

  • Loira Atlantica: vicino a Nantes, una pianta in piena terra dalla primavera 2010, protetta da una campana, era intatta nel dicembre 2010 dopo un mese di gelo quasi quotidiano con diversi giorni a −5/−6 °C; nel marzo 2012 il coltivatore riferisce che aveva sopportato −6/−7 °C l’inverno precedente senza alcun danno (forum Fous de palmiers). Era stata dissotterrata prima dell’ondata di freddo del febbraio 2012.
  • Finistère: a Concarneau, una pianta messa a dimora nel 2011 aveva nell’aprile 2012 un caudice «molto sano» dopo un inverno con una minima di −5 °C; le foglie, formate prima dell’impianto, erano state lacerate dalle tempeste di dicembre (forum Fous de palmiers).

Un coltivatore della Côte Bleue, vicino a Marsiglia, riteneva nel febbraio 2010 che la specie abbia assolutamente bisogno di un inverno asciutto. Alla luce di questi dati, la piena terra si può tentare nelle zone più miti, in un terreno molto drenante e asciutto d’inverno, con una protezione durante le ondate di freddo; altrove la coltivazione in grande vaso, al riparo dal gelo, è più sicura.

Riferimenti internazionali

  • Giappone: nella pianura del Kansai, durante l’ondata di freddo dell’inverno 2020-2021 (tre giorni a −2/−3 °C di media giornaliera), solo le foglie nuove emesse a fine autunno, non ancora indurite, sono state in parte distrutte; il resto della pianta non ha sofferto (blog giapponese, marzo 2021).
  • Stati Uniti: al Juniper Level Botanic Garden, in Carolina del Nord, Encephalartos princeps non è sopravvissuto in piena terra, senza protezione, all’inverno 2013-2014, con minime di −13/−16 °C (9-4 °F) secondo le posizioni; neppure Encephalartos lehmannii ed Encephalartos longifolius.

Tossicità e precauzioni

Come le altre cicadee, Encephalartos princeps contiene glicosidi tossici (cicasina, macrozamina), da cui deriva il metilazossimetanolo, una tossina del fegato e del sistema nervoso; i semi sono la parte più pericolosa. PlantZAfrica ricorda che la maggior parte delle parti delle cicadee è tossica e che la polpa dei semi agisce lentamente. Usate i guanti per maneggiare i semi e tenete piante e semi lontano da bambini e animali. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

PlantZAfrica ricorda, per le cicadee in generale, che le popolazioni locali preparavano un tempo una farina con il midollo dei tronchi; non è descritto alcun uso specifico di Encephalartos princeps. Oggi la specie è coltivata come pianta ornamentale.

Domande frequenti

Encephalartos princeps resiste al freddo in Italia?

I pochi riscontri sono incoraggianti ma limitati: a Ravenna una giovane pianta in vaso ha superato −7 °C in serra fredda, e in Francia, vicino a Nantes, una pianta in piena terra protetta da una campana ha sopportato −5/−7 °C senza danni. Non sono stati pubblicati risultati su più inverni. Servono un terreno molto drenante, asciutto d’inverno, e una protezione durante le ondate di freddo; altrove la coltivazione in grande vaso, riparato d’inverno, è più sicura.

Come si distingue da Encephalartos lehmannii?

Dalle foglioline e dal portamento: Encephalartos princeps ha foglioline più fitte, sovrapposte nella parte alta della foglia, un pulvino piccolo e nascosto, tronchi più alti e coni riuniti con squame verrucose; Encephalartos lehmannii ha foglioline più distanziate, un grande pulvino visibile con collare bruno-rossastro, tronchi più corti e coni solitari.

Perché si chiama «princeps»?

Perché Dyer riteneva che avesse una storia più antica e un portamento più maestoso dei suoi stretti parenti: princeps significa «primo» in latino.

Si può coltivare in vaso?

Sì, almeno da giovane, perché cresce lentamente: scegliete un substrato molto drenante e il pieno sole. A Ravenna una giovane pianta in vaso, svernata in serra fredda, ha superato bene un inverno a −7 °C.

Come far germinare i semi?

Lasciandoli maturare almeno sei mesi dopo la raccolta, all’asciutto e al fresco, poi mettendoli in ammollo e seminandoli a 28 °C, secondo il protocollo di PlantZAfrica (vedi Moltiplicazione).

È tossico?

Sì, soprattutto nei semi, come tutte le cicadee.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Dyer, R.A. (1965). New species and notes on type specimens of South African Encephalartos. Journal of South African Botany 31(2): 111-121, tavole 19-20. [Descrizione originale di Encephalartos princeps, pp. 111-112: diagnosi, dimensioni, tipo, distribuzione, differenze da Encephalartos lehmannii, etimologia; testo (digitalizzazione dell’Internet Archive).]
  • Dyer, R.A. (1965). The cycads of southern Africa. Bothalia 8: 405-515. [Chiave, descrizione, distribuzione, suoli, distinzione da Encephalartos lehmannii, Encephalartos trispinosus ed Encephalartos friderici-guilielmi.]
  • Hutchinson, J. & Rattray, G. (1933). Cycadaceae. Flora Capensis 5(2), supplemento. [Esemplari di Queenstown attribuiti a Encephalartos lehmannii; citato da Dyer (1965).]
  • Henderson, M.R. (1945). Materials for a revision of the South African species of Encephalartos. Journal of South African Botany 11: 3-65. [«Forma D» di Encephalartos lehmannii; citato da Dyer (1965).]
  • Kemp, M. (1990). Focus on Encephalartos princeps. Encephalartos 24: 3-7. [Rivista della Cycad Society of South Africa, riservata ai soci; citata da The World List of Cycads.]
  • Donaldson, J.S. (a cura di) (2003). Cycads. Status Survey and Conservation Action Plan. IUCN/SSC Cycad Specialist Group, Gland e Cambridge. [Tabella degli stati, piante invasive.]
  • The Cycad Newsletter 37(1) (2014): articoli di J.L. Haynes (nomenclatura e conservazione), G. Sparkman (coltivazione nella California meridionale) e G. van Deventer (visita in natura). [Citati da The World List of Cycads.]
  • Raimondo, D. et al. (a cura di) (2009). Red List of South African Plants 2009. Strelitzia 25. SANBI, Pretoria. [Stato nazionale, citato da PlantZAfrica.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Encephalartos princeps. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41922A51045400. [Valutazione citata da The World List of Cycads e Crossref.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia, tramite The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento.]