Cycas zambalensis

Cycas zambalensis è una cicadea arborescente delle colline erbose della provincia di Zambales, nel nord-ovest di Luzon (Filippine), dove cresce in pieno sole ed esposta al vento, vicino al mare, su suoli ultrabasici ricchi di cromo. Descritta nel 2005 da Domingo Madulid ed Esperanza Agoo, questa specie del genere Cycas si riconosce dalle foglioline corte e rigide, disposte a V, e dalla peluria bruna che resta sulle foglie. Da giovane ricorda la comune Cycas revoluta. La IUCN la classifica in pericolo critico.

In sintesi: Cycas zambalensis

  • Nome accettato: Cycas zambalensis Madulid & Agoo (2005), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato
  • Distribuzione naturale: Filippine, nord-ovest di Luzon, provincia di Zambales (San Antonio, Kawag, Bucao)
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR A4acd), valutazione di J.D. Bösenberg (2020, pubblicata nel 2022)
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: praterie collinari in pieno sole, esposte al vento, su suoli ultramafici (peridotite e gabbro)
  • Portamento e dimensioni: piccolo albero fino a 3 m, di 15-30 cm di diametro; foglie di 1-1,90 m
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici né riscontri di coltivazione sui forum italiani consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas zambalensis?

È l’unica Cycas delle Filippine le cui foglioline e il cui rachide restano coperti di peli, che si conservano perfino negli esemplari d’erbario. Le foglioline sono corte, rigide e fragili, disposte a V ai due lati del rachide, e sulle foglie giovani formano una doccia molto marcata (Madulid e Agoo 2005). La descrizione che segue riprende il protologo e Lindström, Hill e Stanberg (2008).

  • Fusto: fino a 3 m, di 15-30 cm di diametro, di solito semplice, talvolta ramificato; base non ingrossata.
  • Foglie: 100-190 cm (al massimo 105 cm nel protologo), verde scuro, semilucide, carenate, con 99-260 foglioline; peluria brunastra persistente; picciolo di 30-44 cm, peloso, armato per il 60-80 % della lunghezza di piccole spine giallastre lunghe meno di 5 mm.
  • Foglioline mediane: 12-26 cm per 5-8 mm, ristrette a 2,5 mm alla base, distanziate di 5-10 mm, rigide, a margine diritto; nervatura piatta sopra, in rilievo sotto; peli bruni sparsi sulle due facce.
  • Catafilli: strettamente triangolari, aghiformi, rigidi, pelosi, di 60-70 mm.
  • Coni maschili: arancione-brunastri, da ovoidi a lungamente ovoidi, affusolati, fino a 36 cm per 18 cm; microsporofilli sodi di 30-50 mm, con una spina apicale netta, rialzata, di 5-25 mm.
  • Macrosporofilli: 22-35 cm, con una spessa peluria lanosa bruna persistente, portano 4-6 ovuli glabri; lamina da ovata a lanceolata di 70-80 mm per 40-50 mm, poco profondamente pettinata, con 20-34 spine laterali pungenti di 6-14 mm; spina terminale di 30-35 mm.
  • Semi: ovoidi, leggermente appiattiti, fino a 43 mm per 36 mm; sarcotesta gialla a maturità, senza strato fibroso; sclerotesta liscia; strato spugnoso presente ma sottile. L’endocarpo, traslucido e acquoso da giovane, diventa bianco e farinoso a maturità.

Ibridi

Non è descritto alcun ibrido. Lindström, Hill e Stanberg (2008) hanno però osservato uno strato spugnoso in una pianta coltivata (Fernando 1605): potrebbe indicare un’ibridazione, attuale o antica, con la sottosezione Rumphiae, quella delle Cycas dai semi galleggianti.

Possibili confusioni

  • Cycas riuminiana, anch’essa filippina, la parente più vicina secondo gli autori della specie: stesso picciolo lungo e stessi macrosporofilli lanosi, ma foglioline più larghe e glabre, parte sterile dei macrosporofilli più corta e spina terminale più piccola (Madulid e Agoo 2005).
  • Cycas revoluta, molto coltivata nelle Filippine: le giovani Cycas zambalensis le somigliano per le foglioline rigide e le foglie a doccia, ma ovuli e semi di Cycas revoluta sono pelosi. Il protologo paragona la pianta a Cycas taitungensis, «chiamata più comunemente Cycas revoluta».
  • Cycas furfuracea e Cycas calcicola, australiane, anch’esse con foglioline e rachide pelosi, ma di un altro continente e di altri suoli.

Tassonomia

Cycas zambalensis è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. È stata descritta nel 2005 da Domingo A. Madulid, del Museo nazionale delle Filippine, ed Esperanza M.G. Agoo, dell’università De La Salle (Blumea 50(3): 519-522, fig. 1), che la collocavano nel sottogenere Pectinata di de Laubenfels. Lindström, Hill e Stanberg (2008) la pongono nella sezione Cycas, sottosezione Cycas, quella delle specie con strato spugnoso assente o sottile.

Etimologia e storia

L’epiteto rimanda alla provincia di Zambales, sull’isola di Luzon, di cui la specie è endemica (Madulid e Agoo 2005; Haynes 2022).

Gli autori scoprirono la popolazione durante uno studio sulla distribuzione di Cycas riuminiana a Luzon, finanziato dal programma Specie minacciate della fondazione Haribon. Il tipo è stato raccolto nel 2005 a San Antonio (Madulid & Agoo PNH 173358; olotipo a Manila). Nel marzo 2006 Anders Lindström l’ha raccolta sui pendii del monte Anawangan, nel barangay Pundakit, a circa 300 m di quota.

Nomi comuni

Nelle fonti consultate non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano, né in inglese, né in una lingua delle Filippine.

In natura

Cycas zambalensis è nota solo sulle colline erbose della penisola di Zambales (San Antonio, Kawag, Bucao), una regione biogeografica distinta del Luzon occidentale. I suoli sono ultramafici e ricchi di cromite; il massiccio di San Antonio è formato da peridotite e gabbro. Il clima ha due stagioni nette: secca da novembre ad aprile, piovosa nel resto dell’anno, con un massimo da giugno a settembre, durante il monsone di sud-ovest. Le piante, sparse a buona distanza l’una dall’altra su pendii ripidi e difficili da raggiungere, crescono in pieno sole ed esposte a un vento forte, vicino al mare (Madulid e Agoo 2005; Lindström et al. 2008).

I pendii erbosi verrebbero bruciati almeno una volta l’anno per favorire la ricrescita dell’erba destinata a bovini e capre; l’effetto di questi incendi sulla popolazione non è stato valutato. Impollinazione e dispersione dei semi non sono documentate.

Stato di conservazione e normativa

La IUCN classifica Cycas zambalensis in pericolo critico (CR) secondo il criterio A4acd: riduzione della popolazione osservata o prevista, legata alla perdita di habitat e allo sfruttamento. La valutazione è di J.D. Bösenberg, citata da The World List of Cycads: secondo Crossref è stata condotta nel 2020 e pubblicata nel 2022, e GBIF conferma la categoria; la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente. Già nel 2005 gli autori la consideravano in pericolo critico: areale molto ristretto, cambiamenti d’uso del suolo e pressione crescente del commercio orticolo, che preleva semenzali e piante giovani per venderli nei mercati.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas zambalensis rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, registra la specie e conferma questo statuto (consultazione del 13 ottobre 2026).

Queste indicazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Nelle Filippine Cycas zambalensis è coltivata localmente: Lindström l’ha raccolta nel 2006 nella città di San Antonio e negli alberghi dell’ex base navale di Subic Bay, e Fernando già nel 2001 in un albergo della zona franca di Subic. Verso il 2014 alcuni rivenditori di semi l’hanno messa in vendita in Europa.

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione. L’ambiente d’origine, una prateria soleggiata e ventosa, secca per una parte dell’anno, su suolo ultrabasico, suggerisce in Italia la coltivazione in vaso, ritirata al riparo dal gelo, in piena luce e in un substrato minerale molto drenante: sono indicazioni di prudenza, non risultati di prove.

In Italia

Cycas zambalensis non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch), e sul forum Tropicamente la ricerca di «zambalensis» non dà alcun risultato. L’unica esperienza europea trovata viene dalla Francia: un coltivatore di Dirinon (Finistère, Bretagna, Francia) riferisce sul forum Fous de palmiers, nell’ottobre 2015, di allevare quattro giovani piante in vaso, in una camera di coltivazione riscaldata sotto illuminazione LED, dove crescevano con regolarità; non ha pubblicato risultati successivi, e la prova non dice nulla sulla resistenza al freddo.

Moltiplicazione

La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi. Non sono stati pubblicati dati di germinazione propri della specie; i semi delle Cycas si seminano di solito freschi, in un substrato drenante e al caldo. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4: chiedete che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentata alcuna malattia propria della specie. Nelle Filippine la cocciniglia Aulacaspis yasumatsui si diffonde rapidamente e colpisce in modo grave le Cycas coltivate a Luzon, Negros e Panay; nel 2008 la sua presenza nelle popolazioni selvatiche non era confermata (Lindström et al. 2008).

Rusticità

Per Cycas zambalensis non esiste alcun dato di resistenza al freddo. La costa di Zambales ha un clima tropicale senza gelo: nulla permette di affermare che la pianta sopporti temperature sotto zero.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato riguarda la specie. Nemmeno nel sud della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, è documentata una prova all’aperto: le giovani piante segnalate nel 2015 erano coltivate in Bretagna, al chiuso e al caldo, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures non ha pubblicato osservazioni su questa specie. Un altro messaggio dello stesso forum, che proponeva questo nome per una cicadea fotografata in riva al mare, è stato scartato: l’identificazione non era accertata.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun valore di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità propria di Cycas zambalensis. Il protologo segnala che l’endocarpo maturo, leggermente dolce, viene talvolta mangiato: questa osservazione non dimostra che il seme sia innocuo. Il rischio è invece ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, e un amminoacido neurotossico, il BMAA. L’ASPCA classifica la Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie lontano da bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Secondo Madulid e Agoo (2005), gli abitanti usano le foglie in riti religiosi durante la Quaresima, e l’endocarpo dei semi, leggermente dolce, viene talvolta consumato. Le piante giovani vengono anche prelevate per il commercio orticolo.

Domande frequenti

Da dove viene il nome zambalensis?

Dalla provincia di Zambales, nel nord-ovest di Luzon (Filippine), l’unico luogo in cui la specie cresce.

Dove cresce Cycas zambalensis?

Sulle colline erbose di Zambales, in pieno sole ed esposta al vento, vicino al mare, su suoli ultrabasici.

Come riconoscerla?

Dalle foglioline corte e rigide disposte a V e dalla peluria bruna che resta su foglioline e rachide.

Assomiglia alla Cycas revoluta?

Sì, da giovane. Ma i suoi ovuli e i suoi semi sono glabri, mentre quelli di Cycas revoluta sono pelosi.

È minacciata?

Sì. La IUCN la classifica in pericolo critico: areale minuscolo, incendi, cambiamenti d’uso del suolo e prelievi per il commercio.

È rustica in Italia?

Con ogni probabilità no. Non esiste alcun dato di freddo, e il suo areale è tropicale.

È velenosa?

Bisogna presumerlo. Non esiste un’analisi propria della specie, ma tutte le Cycas studiate contengono tossine pericolose, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Madulid, D.A. & Agoo, E.M.G. (2005). A new species of Cycas (Cycadaceae) from the Philippines. Blumea 50(3): 519-522. doi:10.3767/000651905X622770 [Protologo, habitat, usi, minacce; testo integrale consultato.]
  • Lindström, A.J., Hill, K.D. & Stanberg, L.C. (2008). The genus Cycas (Cycadaceae) in The Philippines. Telopea 12(1): 119-145. doi:10.7751/telopea20085805 [Descrizione complementare, sottosezione, esemplari; testo integrale consultato.]
  • Agoo, E.M.G. & Madulid, D.A. (2012). Cycas sancti-lasallei (Cycadaceae), a new species from the Philippines. Blumea 57(2): 131-133. doi:10.3767/000651912X657503 [Chiave delle Cycas filippine; testo integrale consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Cycas zambalensis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T178869A69829006. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T178869A69829006.en [Valutazione del 2020; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, categoria confermata tramite GBIF, pagina non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte dell’etimologia ripresa da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]