Aloe alooides

Tra gli aloe arborei del Sudafrica, Aloe alooides occupa un posto singolare. Non è il più grande né il più conosciuto, ma chi lo incontra per la prima volta resta colpito dall’eleganza scultorea della sua rosetta: lunghe foglie verde oliva, profondamente canaliculate, che ricadono con una curva così pronunciata da toccare talvolta il fusto stesso, formando una sorta di «gonna d’erba» che ha ispirato il nome afrikaans Graskopaalwyn — l’aloe dalla testa d’erba. In pieno inverno australe (luglio-agosto), dalla rosetta emergono fino a cinque infiorescenze non ramificate, alte oltre un metro, che portano migliaia di piccolissimi fiori campanulati giallo limone: i più piccoli dell’intero genere Aloe, con appena 8-10 mm di lunghezza.

Aloe alooides è una specie endemica di un’area molto ristretta della scarpata del Drakensberg nel Mpumalanga, in Sudafrica. Appartiene alla famiglia delle Asphodelaceae (sottofamiglia Asphodeloideae) e fa parte del gruppo degli aloe arborei a fusto singolo, accanto a specie più celebri come Aloe marlothiiAloe ferox o Aloe vaombe. Il nome specifico «alooides», che significa letteralmente «simile ad un Aloe», è un curioso paradosso tassonomico: la pianta fu descritta per la prima volta nel 1881 dal botanico Harry Bolus sulla base di una sola infiorescenza, e quei fiori minuscoli e insoliti lo indussero a classificarla nel genere Urginea (una bulbosa della famiglia delle Hyacinthaceae), battezzandola Urginea alooides — «l’Urginea che somiglia a un Aloe». Solo decenni dopo, con la raccolta di esemplari completi, si comprese che si trattava di un vero aloe; ma le regole della nomenclatura botanica hanno imposto di conservare l’epiteto originario, e così Aloe alooides è diventato, per ironia della sorte, «l’aloe che somiglia a un aloe».

Questa pagina approfondisce l’ecologia, la descrizione, la rusticità e la coltivazione di Aloe alooides in condizioni mediterranee, con un’attenzione particolare ai riscontri dei giardinieri in Italia, nel sud della Francia, in Spagna e in California.

Scheda sintetica di Aloe alooides

ClassificazioneAsphodelaceae, sottofamiglia Asphodeloideae, tribù Aloeae
SinonimiUrginea alooides Bolus (1881), Notosceptrum alooides (Bolus) Benth. (1883), Aloe recurvifolia Groenew. (1935)
Nomi comuniGraskop Aloe (inglese), Graskopaalwyn (afrikaans), Sekgopha (sotho del nord)
EndemismoEndemico del Sudafrica (provincia del Mpumalanga)
HabitatSuoli poco profondi su affioramenti dolomitici e pareti rocciose, in prateria montana (1 200 – 1 800 m s.l.m.)
Tipo vegetazionaleNorthern Escarpment Dolomite Grassland, Northern Escarpment Quartzite Sourveld
Clima in habitatCwb (Köppen): estati calde e piovose, inverni secchi e freschi. T media annua ≈ 16 °C. Minime invernali ≈ 3-5 °C, con gelate occasionali
PortamentoAloe arboreo a fusto singolo, raramente ramificato alla base
Altezza2 – 4 m (fusto fino a 2 m, infiorescenze fino a 1,3 m aggiuntivi)
FoglieLanceolate, profondamente canaliculate, 60 – 130 × 7 – 18 cm, verde oliva talvolta rossastre, fortemente ricurve
FioriSessili, giallo limone, 8 – 10 mm (i più piccoli del genere Aloe), su 3-5 racemi semplici
FiorituraLuglio-agosto (emisfero australe) → gennaio-febbraio (emisfero boreale)
PropagazioneEsclusivamente per seme (non produce polloni)
CrescitaLenta (una delle più lente del genere)
Zona USDA9b – 11b (circa −3,9 °C minimo)
Stato di conservazioneLeast Concern (SANBI Red List, 2018), nonostante l’areale ristretto (EOO 956 km²)

Areale di distribuzione e habitat naturale

Un’area estremamente ristretta

Aloe alooides è endemico di un breve tratto della scarpata orientale del Drakensberg, nella provincia del Mpumalanga in Sudafrica, in un corridoio che si estende grosso modo da Pilgrim’s Rest a Waterval Boven. L’areale è tra i più ristretti per un aloe arboreo, con un’estensione di appena 956 km² secondo la valutazione SANBI del 2018. Nonostante questa distribuzione limitata, la specie è localmente molto comune, con popolazioni dense soprattutto nella parte meridionale del suo areale, e non risulta in declino.

L’habitat tipico è costituito da affioramenti di dolomite esposti e pareti rocciose in prateria montana, tra 1 200 e 1 800 metri di altitudine. I suoli sono poco profondi, poveri e perfettamente drenanti — una condizione che ha probabilmente protetto la specie dalla conversione dell’habitat a piantagioni forestali commerciali, che ha invece devastato oltre il 52 % del tipo vegetazionale «Northern Escarpment Dolomite Grassland» in cui la specie è quasi endemica.

Il clima di Graskop

La piccola città mineraria di Graskop, che dà il nome comune alla specie, si trova al cuore dell’areale. Il suo clima è classificato Cwb secondo Köppen-Geiger: un clima temperato di altitudine, con estati calde e umide e inverni secchi e freschi. Le caratteristiche principali sono le seguenti.

La temperatura media annua è di circa 16 °C. In estate (dicembre-febbraio), le massime raggiungono 25-27 °C e le minime scendono intorno a 13 °C. In inverno (giugno-agosto), le massime si attestano intorno a 19-21 °C, mentre le minime notturne scendono regolarmente a 3-5 °C, con gelate occasionali. Le precipitazioni annue ammontano a circa 1 195 mm, concentrate quasi interamente tra ottobre e marzo. L’inverno è decisamente secco: giugno e luglio ricevono meno di 15 mm di pioggia ciascuno.

Questo schema climatico — inverni secchi con gelate leggere e brevi, estati calde e piovose — è un dato fondamentale per comprendere la resistenza al freddo di Aloe alooides. La pianta subisce il gelo in natura, ma in condizioni di siccità assoluta del suolo. Questo punto è cruciale per chi desidera coltivarla in clima mediterraneo, dove le piogge cadono proprio in inverno.

Descrizione morfologica

Portamento e fusto

Aloe alooides è un aloe arboreo a fusto singolo che può raggiungere i 4 metri di altezza totale, ma che in coltivazione si attesta più comunemente tra 1,8 e 2,5 m. Il fusto è robusto, semplice (raramente ramificato alla base), e interamente coperto dalla «gonna» delle vecchie foglie secche persistenti — un tratto ornamentale molto apprezzato che conferisce alla pianta un aspetto caratteristico. Alcuni coltivatori preferiscono pulire il tronco dalle foglie morte per mostrare la corteccia, ma nelle regioni calde occorre cautela: un tronco nudo può subire scottature solari.

Foglie

Le foglie sono il tratto più distintivo della specie. Lanceolate e profondamente canaliculate, misurano 60-130 cm di lunghezza per 7-18 cm di larghezza. Sono di colore verde oliva, talvolta con sfumature rossastre in periodi di stress idrico o di freddo. Il margine è armato di piccoli denti rossastri-bruni, meno aggressivi rispetto a quelli di molti altri aloe arborei. La caratteristica più notevole è la forte recurvatura: le foglie si arcuano verso il basso con tale vigore che le punte delle foglie inferiori toccano spesso il fusto stesso, creando un effetto a «fontana» o a «gonna d’erba» molto scenografico.

Infiorescenza e fiori

L’infiorescenza è semplice (non ramificata), e una pianta adulta ne produce simultaneamente da 3 a 5, ciascuna alta fino a 1,3 m. I fiori sono sessili, campanulati, di colore giallo limone con stami sporgenti e antere arancioni. Con soli 8-10 mm di lunghezza, sono i più piccoli dell’intero genere Aloe — un record che stupisce ancor più se si considera la mole dell’infiorescenza. I racemi sono cilindrici e molto densi: ciò che manca in dimensione dei singoli fiori è largamente compensato dalla quantità. I fiori si aprono prima sul lato esposto al sole, conferendo ai racemi un curioso aspetto bicolore: giallo vivo da un lato, verde lime (boccioli chiusi) dall’altro. La fioritura avviene in inverno: luglio-agosto nell’emisfero australe, il che corrisponde a gennaio-febbraio nell’emisfero boreale. Le api ne sono ghiottissime.

Confronto con Aloe marlothii e Aloe vaombe

Per chi desidera scegliere un aloe arboreo per il proprio giardino mediterraneo, un confronto tra queste tre specie è illuminante.

CarattereAloe alooidesAloe marlothiiAloe vaombe
OrigineMpumalanga, Sudafrica (1 200-1 800 m)Sudafrica orientale, Zimbabwe, Mozambico, Botswana, Eswatini (fino a 1 600 m)Madagascar meridionale
Altezza2-4 m3-6 m (fino a 10 m in habitat)3-4 m (fino a 5 m)
FustoSingolo, coperto da foglie seccheSingolo, robusto, con gonna di foglie seccheSingolo, ornato da foglie persistenti
FoglieVerde oliva, molto ricurve (toccano il fusto), denti piccoliGrigio-verdi, rigide, orizzontali o erette, armature spinose su entrambe le facceVerde intenso (rosse in inverno), ricurve, denti bianchi sui margini
FioriGiallo limone, 8-10 mm, racemi semplici (3-5 per pianta)Rosso-arancio o gialli, 30-35 mm, pannocchia con fino a 30 racemi orizzontaliRosso scarlatto, racemi ramificati eretti
Velocità di crescitaLenta (tra le più lente del genere)ModerataRapida (fiorisce in 5-6 anni da seme)
Rusticità (min.)Circa −3 / −4 °C (25 °F), zona USDA 9bCirca −6 / −7 °C (20 °F), zona USDA 9aCirca −2 / −3 °C (27-28 °F), zone USDA 9b-10a
Tolleranza piogge invernaliModerata (richiede ottimo drenaggio)BuonaDiscreta (rischio di marciume)

Aloe marlothii è senza dubbio il più rustico dei tre: la lista di Brian Kemble (curatore al Ruth Bancroft Garden, California) registra una sopravvivenza fino a −6,7 °C in coltivazione. È anche il più imponente, con la sua pannocchia fiorale orizzontale inconfondibile. Tuttavia, esperimenti in clima più fresco (ad esempio a Sonoma, California, zona USDA 9a) hanno mostrato che giovani esemplari di Aloe marlothii possono subire gravi danni fogliari anche a −1 °C se esposti all’umidità invernale e al vento — un dato che deve far riflettere i giardinieri italiani. 

Aloe vaombe, malgascia e a crescita rapida, è la meno rustica del trio: sotto i −3 °C le foglie subiscono danni gravi, e sotto i −4 °C la pianta può perdere quasi tutto l’apparato fogliare (anche se spesso risorge dal fusto). Il suo grande vantaggio è la velocità di crescita e l’adattabilità a condizioni subtropicali umide. Aloe alooides si colloca in una posizione intermedia: meno rustico di Aloe marlothii ma più resistente al freddo secco rispetto a Aloe vaombe, con il vantaggio di un ingombro più contenuto e un portamento particolarmente elegante.

Rusticità: cosa dicono i coltivatori in clima mediterraneo

California

È in California, patria della coltivazione degli aloe arborei in piena terra, che si trova il maggior numero di esperienze documentate. La lista di Brian Kemble indica un minimo di sopravvivenza di −2,8 °C (27 °F) in coltivazione, con un minimo di −1,7 °C (29 °F) osservato in habitat. San Marcos Growers (vivaio specializzato di Santa Barbara, oggi chiuso) indicava una rusticità fino a −3,9 °C (25 °F), e raccomandava un suolo perfettamente drenato. Colonie di Aloe alooides prosperano al Huntington Botanical Gardens e al Los Angeles County Arboretum, dove esemplari maturi in piena terra fioriscono abbondantemente ogni inverno e non mostrano segni di sofferenza da freddo. Gli utenti del forum Agaveville (California meridionale) descrivono la specie come «care-free» — pochi bisogni speciali una volta stabilita. A Acton (California interna, zona USDA 9a/9b), un coltivatore documenta esemplari cresciuti da seme che assumono una splendida colorazione rossa in primavera.

Sud della Francia

Sulla Côte d’Azur e in Corsica, diversi aloe arborei prosperano in piena terra: Aloe arborescensAloe maculataAloe ferox e Aloe marlothii sono i più diffusi. Aloe alooides è menzionato dalla stessa pagina Wikipedia francese sugli aloès come coltivabile all’aperto nel sud della Francia, ma resta nettamente meno diffuso delle specie citate sopra. La ragione principale è la scarsa disponibilità sul mercato piuttosto che un vero limite climatico: nelle zone costiere della Riviera (Menton, Nice, Hyères), dove le gelate scendono raramente sotto i −3 / −4 °C e la siccità estiva è pronunciata, un esemplare in posizione protetta e su suolo perfettamente drenato dovrebbe sopravvivere senza protezione nella maggior parte degli inverni. Il rischio principale resta l’associazione freddo + umidità tipica del clima mediterraneo durante le ondate di gelo invernale: un binomio al quale questa specie, originaria di inverni secchi, non è adattata.

Spagna

Le coste mediterranee spagnole (Costa del Sol, Valencia, isole Baleari) offrono condizioni comparabili alla Côte d’Azur per la coltivazione degli aloe arborei. Aloe alooides non è tra le specie più coltivate nella penisola iberica, ma le condizioni climatiche delle zone costiere della zona USDA 10a-10b ne consentirebbero la coltivazione senza difficoltà particolari, con le stesse precauzioni riguardo al drenaggio.

Italia

In Italia, la coltivazione di Aloe alooides in piena terra è plausibile nelle seguenti aree.

Lungo le coste tirreniche più miti — Liguria di Ponente (Bordighera, Sanremo), golfo di Napoli, coste della Calabria e della Sicilia sud-orientale — le condizioni sono ottimali: inverni con minime raramente inferiori a −2 °C, estati calde e siccitose. In queste zone, un esemplare in piena terra su terreno roccioso ben drenato o su terrazza rialzata, protetto dai venti di tramontana, può prosperare senza protezione invernale nella grande maggioranza degli anni. Anche la Sardegna meridionale offre condizioni adatte.

Sul litorale adriatico, le temperature invernali più basse e l’esposizione ai venti freddi da nord-est rendono la coltivazione in piena terra più rischiosa. Un riparo murario a sud e un suolo molto drenante sono indispensabili.

E la regione dei laghi del nord Italia?

La regione dei laghi prealpini (Garda, Como, Maggiore) gode di un microclima addolcito dalla massa d’acqua lacustre, che consente la coltivazione di olivi, limoni e diverse specie subtropicali. Le minime invernali nelle zone più protette (Gardone Riviera, Isola del Garda, Isole di Brissago) scendono raramente sotto i −5 / −7 °C, ma ondate di freddo eccezionali possono portare temperature fino a −10 / −12 °C. Per Aloe alooides, queste temperature sono letali.

In queste regioni, la coltivazione è possibile, ma esclusivamente in una delle modalità seguenti:

In vaso grande, mantenuto all’aperto da maggio a ottobre e ricoverato d’inverno in serra fredda, veranda non riscaldata o limonaia (temperature minime 2-5 °C). È la soluzione più pratica e sicura, che consente di ammirare la pianta sulla terrazza durante la bella stagione e di proteggerla in modo certo dall’inverno.

In serra o giardino d’inverno, dove la pianta può essere coltivata in piena terra all’interno di una struttura coperta con temperature minime mantenute sopra lo zero. Questa opzione è praticabile per i giardini botanici o i collezionisti dotati di strutture adeguate.

La coltivazione in piena terra senza protezione nella regione dei laghi non è consigliata per Aloe alooides. Anche con una pacciamatura spessa e un telo di tessuto non tessuto, una notte a −8 °C con pioggia o neve sarebbe molto probabilmente fatale.

Protezione dal freddo: metodi reali usati dai giardinieri

Per i giardinieri delle zone USDA 9a-9b che desiderano rischiare la coltivazione in piena terra, o per quelli della zona 10a che vogliono un’assicurazione supplementare, diverse tecniche di protezione sono documentate.

Drenaggio: la prima e più importante difesa

Come per tutti gli aloe arborei, il fattore determinante non è tanto la temperatura minima assoluta, quanto la combinazione freddo + umidità del suolo. Una pianta su substrato perfettamente drenato tollera diversi gradi in meno rispetto alla stessa pianta su terreno argilloso saturo d’acqua. In Italia e nel sud della Francia, dove le piogge cadono proprio in inverno, è fondamentale: piantare in posizione rialzata (rocaille, muretto, pendio), su substrato minerale (pietra pomice, lapillo, ghiaia, sabbia grossolana), oppure in un terreno naturalmente roccioso e drenante. Alcune fonti raccomandano un substrato con almeno il 50-70 % di materiale inerte.

Posizione protetta

Scegliere un’esposizione a sud o sud-ovest, al riparo di un muro che accumula calore durante il giorno e lo restituisce di notte. Evitare le posizioni esposte ai venti freddi del nord (tramontana, maestrale). La vicinanza di un muro di pietra o di un edificio può fare la differenza di 2-3 °C nelle notti più fredde.

Pacciamatura minerale

In previsione dell’inverno, una pacciamatura di ghiaia o pietra pomice attorno al colletto della pianta aiuta a mantenere l’area asciutta e a limitare le escursioni termiche del suolo. Evitare pacciamature organiche (corteccia, foglie) che trattengono l’umidità.

Tessuto non tessuto (TNT)

Per le ondate di freddo eccezionali, un velo di tessuto non tessuto (30-50 g/m²) avvolto attorno alla rosetta può offrire 2-4 °C di protezione. Deve essere rimosso non appena la temperatura risale, per evitare condensa e rischio fungino. In California, i coltivatori di aloe arborei ricorrono occasionalmente ai «frost cloths» con risultati soddisfacenti.

Riduzione delle irrigazioni

Da ottobre a marzo, in clima mediterraneo, sospendere completamente le irrigazioni. Le piogge invernali sono più che sufficienti — anzi, spesso eccessive. Un suolo che entra nell’inverno già secco offre alla pianta le migliori possibilità di sopravvivenza.

Coltivazione

Substrato

In piena terra: terreno perfettamente drenante, possibilmente sabbioso, ghiaioso o vulcanico. In Italia, il lapillo vulcanico, la pomice e la sabbia di fiume grossa sono materiali ideali e facilmente reperibili. In vaso: un miscuglio classico per succulente — 1/3 di terra da giardino, 1/3 di sabbia grossolana o pomice, 1/3 di pietrisco fine — funziona egregiamente. Il vaso deve avere fori di drenaggio ampi e uno strato di cocci o ghiaia sul fondo.

Esposizione

Pieno sole nella maggior parte delle situazioni. Nelle regioni più calde (Sicilia, Sardegna, Spagna meridionale), una leggera ombra nelle ore più calde dell’estate può evitare scottature sulle foglie, soprattutto nei primi anni dopo la messa a dimora. In serra o veranda, la massima luminosità disponibile.

Irrigazione

Aloe alooides è originario di una regione a piogge estive: in habitat, riceve abbondanti precipitazioni in estate e resta asciutto in inverno. In clima mediterraneo, la stagionalità è invertita. La pianta si adatta bene a questa inversione, ma è fondamentale che il suolo dreni perfettamente in inverno. In estate, irrigare in profondità ogni 10-15 giorni; in inverno, lasciare le piogge naturali e non irrigare mai. San Marcos Growers (California) osservava che la pianta è «sorprendentemente tollerante alla siccità estiva per una specie di stagione calda, ma dà il meglio con un po’ di irrigazione estiva».

Concimazione

Non indispensabile. Un apporto leggero di concime per succulente (a basso tenore di azoto, tipo NPK 3-5-5) in primavera e a inizio estate è sufficiente. Evitare di concimare in autunno e in inverno.

Propagazione

Aloe alooides non produce polloni. La propagazione avviene esclusivamente per seme. I semi germinano facilmente in ambiente caldo e umido (primavera-estate). Seminare su sabbia fine umida, coprire leggermente, mantenere a 20-25 °C con umidità costante ma non eccessiva. La germinazione avviene generalmente in 1-3 settimane. La crescita è lenta: dalla semina alla prima fioritura possono passare diversi anni, e la formazione di un vero tronco richiede almeno 10-20 anni.

Parassiti e malattie

Aloe alooides è considerata una specie piuttosto robusta, con pochi problemi fitosanitari particolari. I problemi che possono colpirla sono quelli comuni a tutti gli aloe arborei coltivati in clima mediterraneo.

Cocciniglie (cocciniglie farinose e cocciniglie a scudo)

Le cocciniglie farinose (Pseudococcidae) sono probabilmente il parassita più comune sugli aloe in coltivazione. Si insediano alla base delle foglie, nel cuore della rosetta o sotto le foglie secche della «gonna». Si riconoscono dal rivestimento ceroso biancastro e dalla melata appiccicosa che producono. Le cocciniglie a scudo (CoccidaeDiaspididae) appaiono come piccole protuberanze brunastre fisse sulle foglie o sul fusto. Per il trattamento: rimuovere manualmente con un batuffolo imbevuto di alcool denaturato le infestazioni leggere; per infestazioni più gravi, applicare olio di neem o sapone molle potassico diluito. Un insetticida sistemico a base di imidacloprid può essere necessario nei casi più ostinati. La prevenzione consiste nel controllare regolarmente le ascelle fogliari, soprattutto nella «gonna» di foglie secche che offre un rifugio ideale ai parassiti.

Afidi

Gli afidi dell’aloe (Aloephagus myersi) sono piccoli insetti verdi o arancio-bruni che si concentrano alla base delle foglie e nelle punte arrotolate. In caso di forti infestazioni, possono causare la chiusura delle foglie centrali e un serio indebolimento della pianta. Trattamento: getto d’acqua per dilavare le colonie, seguito da applicazione di sapone molle o olio di neem. Il controllo delle formiche, che proteggono gli afidi in cambio di melata, è altrettanto importante.

Acaro rosso (Tetranychus urticae)

Frequente in condizioni di aria calda e secca (serre, verande poco ventilate). Si manifesta con un fine punteggiato giallastro sulla superficie fogliare e con sottili ragnatele. Trattamento: nebulizzare le foglie per aumentare l’umidità, applicare acaricidi specifici o olio di neem.

Ruggine dell’aloe (Phakopsora pachyrhiza)

Malattia fungina che provoca macchie circolari nerastre o brune sulla superficie fogliare, spesso con pustole arancioni sulla pagina inferiore. La ruggine non uccide la pianta e non si diffonde alle foglie nuove, ma deturpa le foglie colpite. Prevenzione: evitare di bagnare le foglie durante l’irrigazione, assicurare una buona circolazione d’aria. Trattamento: rimuovere le foglie colpite, spolverare con zolfo ogni 10-15 giorni per prevenire la germinazione di nuove spore, oppure applicare un fungicida rameico (ossicloruro di rame).

Marciume basale (Fusarium spp.)

La minaccia più grave per qualsiasi aloe in clima mediterraneo. Il marciume basale è causato da funghi del genere Fusarium e si sviluppa in condizioni di freddo e umidità al colletto. La base del fusto diventa nerastra o bruno-rossastra e si decompone progressivamente verso l’alto. In fase avanzata, la pianta vacilla e crolla. Non esiste trattamento curativo efficace. La prevenzione è tutto: drenaggio perfetto, suolo asciutto in inverno, pacciamatura minerale al colletto, nessun ristagno d’acqua. In caso di attacco precoce, è possibile tagliare il fusto al di sopra della zona marcia, lasciar cicatrizzare il taglio e tentare il reimpianto — ma il successo non è garantito.

Marciume batterico (Pectobacterium chrysanthemi)

Le foglie diventano acquose, molli e scure, con produzione di gas all’interno dei tessuti. Malattia letale e senza cura efficace. Eliminare immediatamente le piante colpite per evitare la diffusione. La prevenzione si basa sugli stessi principi: non sovrairrigare, garantire un drenaggio impeccabile.

Fumaggine

La fumaggine (CapnodiumCladosporium) è un’infezione fungina secondaria che si sviluppa sulla melata prodotta da cocciniglie e afidi. Si presenta come una patina nerastra e fuligginosa sulla superficie fogliare. Il trattamento consiste nell’eliminare prima i parassiti responsabili della melata; la fumaggine scomparirà poi spontaneamente. Si può accelerare il processo lavando le foglie con acqua tiepida e sapone molle.

Pagine di riferimento su Aloe alooides

  • SANBI Red List of South African Plants — Scheda di conservazione di Aloe alooidesredlist.sanbi.org
  • JSTOR Global Plants — Descrizione tassonomica e nomenclatura: plants.jstor.org
  • POWO – Plants of the World Online (Kew) — Genere Aloepowo.science.kew.org
  • San Marcos Growers — Scheda colturale dettagliata (archivio): smgrowers.com
  • World of Succulents — Guida alla coltivazione: worldofsucculents.com
  • Garden Aloes — Descrizione e fotografie: gardenaloes.com
  • PlantZAfrica (SANBI) — Risorse generali sul genere Aloepza.sanbi.org
  • Brian Kemble’s List of Hardy Aloes — Tabella di rusticità (PDF): smgrowers.com
  • Agaveville Forum — Discussione con fotografie da California: agaveville.org
  • Aloes in Wonderland — Scheda colturale (Santa Barbara, CA): aloesinwonderland.com

Bibliografia

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