Cycas basaltica

Cycas basaltica è una cicadea del Kimberley settentrionale, in Australia Occidentale, che cresce soltanto sui pendii sassosi di basalto, dalle isole a ovest di Port Warrender fino ai dintorni di Kalumburu. Descritta nel 1923 da Charles Gardner, questa specie del genere Cycas è stata a lungo considerata una semplice varietà, Cycas media var. basaltica. La si riconosce dalle foglie piatte, con foglioline larghe coperte di una peluria bianca e inserite quasi ad angolo retto. La IUCN la classifica a minor preoccupazione (2022).

In sintesi: Cycas basaltica

  • Nome accettato: Cycas basaltica C.A.Gardner (1923), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Cycas media var. basaltica (C.A.Gardner) J.Schust. (1932); inclusa in Cycas normanbyana da de Laubenfels e Adema (1998)
  • Famiglia: Cycadaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Australia Occidentale, Kimberley settentrionale (dalle isole a ovest di Port Warrender ai dintorni di Kalumburu)
  • Stato IUCN: minor preoccupazione (LC), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: argille rosse o grigie molto sottili su pendii sassosi di basalto
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto fino a 2 m, raramente 4 m, di 15-23 cm di diametro; foglie di 80-125 cm (Hill 1996); la descrizione originale indica un fusto di 1,2-2,4 m, ingrossato alla base fino a circa 60 cm e largo circa 45 cm più in alto
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né nelle collezioni dei forum
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come tutte le Cycas (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Cycas basaltica?

Il carattere più evidente sono le foglie piatte, con foglioline larghe, quasi perpendicolari al rachide, coperte di una peluria bianca ma non glauche, dai margini un po’ ricurvi; alla base della foglia le foglioline si accorciano progressivamente fino a diventare spine, su un picciolo corto. Ecco la descrizione di Ken Hill (1996) e della Flora of Australia:

  • Fusto: fino a 2 m, raramente 4 m, di 15-23 cm di diametro.
  • Foglie: di 80-125 cm, piatte (le due file di foglioline formano un angolo di 180°), con 140-210 foglioline, sempre terminate da un paio di foglioline; picciolo corto (8-20 cm), con tomento grigio, spinoso sul 5-50 % della lunghezza, spesso con appena tre o quattro spine nella parte alta.
  • Foglioline mediane: di 9-18 cm per 5,5-9,5 mm, inserite a 70-80°, distanziate di 6-13 mm; peluria bianco-grigiastra che scompare sulle foglie vecchie, verde medio lucido; margini piatti o un po’ ricurvi, apice acuto.
  • Getti giovani: fitta peluria bianco-grigiastra mista a peli bruno-arancioni chiari, di solito persistente; catafilli sottili, di 7-13 cm, con tomento bruno-arancione.
  • Coni maschili: ovoidi allungati, di 18-24 cm per 7-9 cm, da arancioni a bruni; parte sterile dei microsporofilli ricurva, spina terminale rivolta verso l’alto, di 5-11 mm.
  • Megasporofilli: di 17-24 cm, con tomento bruno, portano 2-6 ovuli; parte sterile strettamente triangolare di 50-90 mm, regolarmente dentata (6-20 denti di 2-4 mm), spina terminale di 20-35 mm.
  • Semi: ovoidi, verdi poi giallastri, pruinosi, di 27-31 mm per 26-30 mm.

Gardner, che nel 1923 lavorava su un materiale a suo dire «non molto completo», dà un ritratto in parte diverso. Descrive una pianta dal portamento di palma, con un fusto robusto ed eretto di 4-8 piedi (1,2-2,4 m), ingrossato alla base fino a due piedi di diametro (circa 60 cm) e largo circa 18 pollici (45 cm) più in alto, ruvido e grigio scuro. Le foglie, lunghe fino a 4 piedi (circa 1,2 m), sono biancastre e pelose da giovani, poi glabre, su un picciolo lungo fino a 8 pollici (circa 20 cm) con spine invisibili sulle foglie adulte e rare su quelle giovani. Le foglioline sono numerose, rigide, lineari e mucronate, biancastre sotto anche da vecchie, con i margini un po’ ricurvi. I coni maschili sono strettamente conici; i megasporofilli, picciolati e densamente coperti di tomento rossiccio, portano di solito quattro ovuli e terminano con un lembo intero, lanceolato, dalla punta rigida e pungente; i semi sono globosi, appena appiattiti, duri, glabri, glauchi da giovani.

Gardner avvicinava la specie a Cycas media, da cui la separava soprattutto per il lembo stretto e intero del megasporofillo, per i semi del tutto globosi e più piccoli e per le foglioline pelose a margini ricurvi, e a Cycas cairnsiana, da cui differiva soprattutto per il numero di ovuli. Due differenze con Hill (1996) sono evidenti: il diametro del fusto (circa 45 cm, e 60 cm alla base, contro 15-23 cm) e il lembo del megasporofillo, intero secondo Gardner, regolarmente dentato secondo Hill. Le fonti consultate non commentano queste divergenze.

Ibridi

Sì, in natura. Ken Hill (1996) descrive popolazioni ibride tra Cycas basaltica e Cycas lane-poolei in Australia Occidentale: nel sud dell’altopiano di Mitchell le popolazioni formano un passaggio graduale tra le due specie. Non è documentato alcun ibrido di coltivazione.

Possibili confusioni

Nel Kimberley la si può confondere soprattutto con le due altre specie della sua serie e con la specie con cui si ibrida:

  • Cycas furfuracea, la più vicina: stesso picciolo corto con foglioline basali ridotte a spine, ma foglie nettamente carenate, foglioline glauche inserite a 40-50° e coni maschili più lunghi e più stretti (30-40 cm).
  • Cycas pruinosa, terza specie della serie: foglie carenate, foglioline strette a margini ricurvi, coni maschili fusiformi di oltre 35 cm.
  • Cycas lane-poolei: foglioline a margini piatti, senza riduzione graduale alla base, e catafilli coperti da una spessa lana arancione.

Sul forum italiano Tropicamente, nel 2012, alcune fotografie scattate in natura nel nord dell’Australia sono state attribuite a Cycas basaltica da un partecipante, mentre un altro pensava piuttosto a Cycas armstrongii, notando che la prima ha di solito un fusto più grosso: un esempio delle difficoltà di identificazione tra le Cycas australiane.

Tassonomia

Cycas basaltica è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Il botanico dell’Australia Occidentale Charles Gardner la descrisse nel 1923 nel bollettino del servizio forestale dello Stato (Bulletin of the Forests Department of Western Australia 32, pagine 30-32), insieme a Cycas lane-poolei, pubblicata nello stesso bollettino (quest’ultima era già stata presentata nel 1922 in un articolo di giornale).

La sua storia successiva è fatta di declassamenti. Robert Pilger (1926) ignorò le specie del Kimberley, e Julius Schuster (1932) ridusse la pianta a varietà di Cycas media, con il nome Cycas media var. basaltica; Ken Hill giudica le gerarchie infraspecifiche di Schuster «spesso assurde». John Maconochie ne riconobbe di nuovo l’autonomia nel 1980, e Hill la confermò nella revisione del 1996.

Hill l’ha collocata nella serie Furfuraceosae, propria del Kimberley, con Cycas furfuracea e Cycas pruinosa: foglioline basali che si riducono a spine, foglie sempre terminate da un paio di foglioline, catafilli morbidi e coni maschili stretti. De Laubenfels e Adema (Blumea, 1998) l’hanno invece riunita a Cycas normanbyana, nome che le liste attuali pongono in sinonimia di Cycas media, del Queensland; questa riunione non è seguita da The World List of Cycads.

Etimologia e storia

L’epiteto basaltica richiama le rocce basaltiche su cui la specie cresce in Australia Occidentale (Haynes 2022, ripreso da The World List of Cycads).

Il tipo è la raccolta n. 1490 di Charles Gardner, fatta il 27 luglio 1921 lungo il fiume Lawley, nel Kimberley, e conservata nell’erbario di Perth (PERTH); Gardner la citava come numero 1490 dell’erbario del servizio forestale. Situava la specie sulle colline di basalto vicino al fiume Lawley, in una foresta rada di Eucalyptus foelscheana ed Eucalyptus spenceriana, con frutti in agosto.

Nomi comuni

Nelle fonti consultate non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano, né in inglese, né in una lingua aborigena del Kimberley.

In natura

Cycas basaltica è diffusa nel Kimberley settentrionale, dalle isole a ovest di Port Warrender fino ai dintorni di Kalumburu. Tutte le popolazioni conosciute crescono su argille rosse o grigie molto sottili, su pendii sassosi di basalto. Le raccolte citate da Hill provengono in particolare dalla penisola di Bougainville, da Careening Bay, dall’altopiano di Mitchell e dalla pista di Kalumburu.

Gli impollinatori e i dispersori dei semi non sono documentati per la specie; la descrizione originale segnala soltanto piante in frutto ad agosto, vicino al fiume Lawley.

Stato di conservazione e normativa

Cycas basaltica è classificata a minor preoccupazione (LC) dalla IUCN, nella valutazione di John Donald Bösenberg pubblicata nel 2022. Già nel 1996 Ken Hill non la riteneva minacciata. La Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

Come tutte le specie del genere tranne Cycas beddomei, Cycas basaltica rientra nell’appendice II della CITES, dove la famiglia delle Cycadaceae è iscritta dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione della CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES; il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, conferma questo statuto (consultazione del 12 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Nessuna istituzione ha pubblicato raccomandazioni di coltivazione specifiche per Cycas basaltica, e sui forum non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione. La specie interessa comunque gli appassionati di Cycas australiane: nel febbraio 2022 un coltivatore di Batz-sur-Mer, sulla costa atlantica francese, la citava sul forum Fous de palmiers tra le specie di cui cercava di conoscere la rusticità, senza ricevere risposte con dati.

L’ambiente naturale, con suoli sottili e sassosi e un clima tropicale dalla lunga stagione secca, indica una pianta da pieno sole, da coltivare in un substrato molto drenante e da annaffiare con moderazione. Si tratta di una deduzione dall’habitat, non del risultato di prove di coltivazione pubblicate.

In Italia

Cycas basaltica non compare negli inventari pubblicati degli orti botanici italiani consultati (Napoli, Palermo, Messina, Firenze, Roma, Pisa, Hanbury, BGCI PlantSearch). Sul forum Tropicamente è citata soltanto nella discussione del 2012 sulle fotografie australiane ricordata sopra, dove un partecipante osservava che le cicadee australiane sono «ancora poco conosciute ed utilizzate»; non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione in Italia.

Moltiplicazione

Come tutte le Cycas, Cycas basaltica è dioica: servono una pianta maschile e una femminile per ottenere semi fertili. Non è stato pubblicato alcun dato di germinazione specifico per la specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; conviene chiedere che provengano da piante coltivate.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie.

Rusticità

Per Cycas basaltica non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Il suo areale, nel Kimberley settentrionale, è interamente tropicale; nulla permette di affermare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna zona (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Anche in Francia nessun risultato è stato pubblicato: sul forum Fous de palmiers, frequentato da molti coltivatori del sud-est, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, la domanda sulla sua rusticità posta nel 2022 è rimasta senza risposta documentata, e il Giardino zoologico tropicale di La Londe-les-Maures non ha pubblicato osservazioni sulla specie.

Riferimenti internazionali

Non è stata trovata alcuna misura di freddo né alcun riscontro di coltivazione datato al di fuori dell’Italia e della Francia, né sui forum né negli orti botanici.

Tossicità e precauzioni

Non è stata trovata alcuna analisi di tossicità specifica per Cycas basaltica, ma il rischio è ben documentato nel genere: i tessuti delle Cycas, e soprattutto i semi, contengono cicasina, che nella digestione si trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. L’ASPCA classifica Cycas revoluta tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Nelle fonti consultate non è documentato alcun uso proprio di questa specie.

Domande frequenti

Perché si chiama basaltica?

Perché cresce soltanto su suoli di basalto, nel Kimberley settentrionale, in Australia Occidentale.

È una varietà di Cycas media?

No. Schuster la classificò nel 1932 come Cycas media var. basaltica, ma dopo i lavori di Maconochie e di Hill è riconosciuta come specie distinta.

Come distinguerla da Cycas furfuracea?

Dalle foglie piatte, non carenate, e dalle foglioline verdi con peluria bianca inserite quasi ad angolo retto; quelle di Cycas furfuracea sono glauche e rivolte in avanti.

Quanto è rustica?

Non si sa. Nessun dato sul freddo è stato pubblicato e la domanda, posta da un appassionato francese nel 2022, è rimasta senza risposta; il suo areale è tropicale.

Quale substrato le serve?

Un substrato molto drenante e povero, a giudicare dal suo ambiente: in natura cresce su argille sottili e sassose di pendii basaltici.

È minacciata?

No. La IUCN la classifica a minor preoccupazione (2022), ma resta protetta dalla CITES come tutte le Cycas.

È tossica?

Bisogna supporlo. Non esistono analisi sulla specie, ma le Cycas studiate contengono tossine pericolose, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Gardner, C.A. (1923). Botanical notes. Bulletin of the Forests Department of Western Australia 32: 30-32. [Protologo; testo integrale della descrizione letto (pagina 31 secondo The World List of Cycads): descrizione, habitat, tipo, confronto con Cycas media e Cycas cairnsiana. Fonte primaria.]
  • Schuster, J. (1932). Cycadaceae. In: Engler, A. (a cura di), Das Pflanzenreich IV.1 (Heft 99). Leipzig. [Combinazione Cycas media var. basaltica; non consultato.]
  • Hill, K.D. (1996). A taxonomic revision of the genus Cycas (Cycadaceae) in Australia. Telopea 7(1): 1-64. doi:10.7751/telopea19963040 [Revisione di riferimento per l’Australia; testo integrale consultato.]
  • Hill, K.D. (1998). Cycadaceae. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-635. CSIRO Publishing, Melbourne. [Consultato nella versione in linea aggiornata (profiles.ala.org.au).]
  • Laubenfels, D.J. de & Adema, F. (1998). A taxonomic revision of the genera Cycas and Epicycas gen. nov. (Cycadaceae). Blumea 43(2): 351-400. [Concezione molto ampia delle specie; citato secondo The World List of Cycads e la Flora of Australia.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Cycas basaltica. The IUCN Red List of Threatened Species: e.T41988A67336665. [Valutazione della Lista rossa; riferimento ripreso da The World List of Cycads e Crossref, pagina non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]