Zamia lucayana

Zamia lucayana è una piccola cicadea delle Bahamas, nota soprattutto da una stretta fascia di macchia costiera sulla costa atlantica di Long Island, dove cresce sulla sabbia sotto l’uva di mare (Coccoloba uvifera). Questa specie del genere Zamia, del complesso Zamia pumila, ha un fusto sotterraneo e foglie lunghe al massimo mezzo metro. Descritta nel 1907, a lungo considerata un sinonimo di altre Zamia caraibiche, è oggi riconosciuta come specie a sé. È in pericolo critico secondo la IUCN, ma le sue collezioni di conservazione sono tra le più complete studiate dal punto di vista genetico.

In sintesi: Zamia lucayana

  • Nome accettato: Zamia lucayana Britton (1907), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo proprio; in passato trattata come sinonimo di altre Zamia caraibiche (vedi Tassonomia)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome italiano; in inglese bay rush e Long Island coontie
  • Distribuzione naturale: Bahamas, costa atlantica di Long Island; The World List of Cycads cita anche Abaco
  • Stato IUCN: in pericolo critico (CR), criteri B1ab(i,ii,iii)+2ab(i,ii,iii), valutazione del 2022
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, semi esclusi dall’annotazione #4); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura, macchia sempreverde costiera su sabbie oloceniche sciolte; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni da adulta: fusto sotterraneo verticale lungo 15-40 cm e largo fino a 15 cm; foglie fino a 0,5 m
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia lucayana?

È una piccola Zamia a fusto sotterraneo, con foglie corte coperte da una peluria bruno ruggine quando sono giovani e foglioline a margine intero, appena dentate all’apice. Sul terreno il criterio più sicuro resta la provenienza: è la sola cicadea di Long Island. La descrizione del Leon Levy Native Plant Preserve, riserva botanica di Eleuthera, alle Bahamas, dà questi caratteri:

  • Fusto: sotterraneo e verticale, lungo da 15 a 40 cm e largo fino a 15 cm; le foglie nascono dalla sommità del tubero.
  • Foglie: pennate, lunghe fino a 0,5 m, coperte da peli bruno ruggine quando sono giovani.
  • Foglioline: lunghe fino a 15 cm, di solito meno, con apice leggermente dentato e margine intero, talvolta irregolare.
  • Coni maschili: solitari o in gruppi, lunghi fino a 8 cm e larghi 2 cm, con 15-20 serie di scaglie esagonali.
  • Cono femminile: solitario, lungo fino a 13 cm e largo 4 cm, con 5-8 serie di scaglie, interamente coperto di peli rossastri.

Come tutte le Zamia, la specie è dioica. Secondo Hoban e colleghi (2020) cresce in fretta e produce coni spesso, un carattere che ne facilita la conservazione in collezione.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo. Studi genetici sulle Zamia delle Bahamas hanno messo in evidenza scambi di geni antichi tra le popolazioni dell’arcipelago (Salas-Leiva e colleghi, 2017), ma nessun ibrido attuale.

Possibili confusioni

Alle Bahamas vivono tre Zamia (Calonje e colleghi, 2013): Zamia integrifolia, nativa di Abaco, Andros, Eleuthera, Grand Bahama e New Providence; Zamia angustifolia, di Eleuthera; e Zamia lucayana, di Long Island. Le tre specie appartengono al complesso Zamia pumila, un gruppo di Zamia caraibiche e della Florida molto simili tra loro, il cui numero di specie è da tempo discusso. Senza un’origine certa, distinguere una giovane Zamia lucayana da una Zamia integrifolia coltivata è difficile: nessuna chiave d’identificazione pubblicata è stata consultata.

Tassonomia

Zamia lucayana è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie è stata pubblicata nel 1907 dal botanico statunitense Nathaniel Lord Britton, del New York Botanical Garden, nel Bulletin of the New York Botanical Garden (volume 5, numero 18, pagina 311). Il tipo è la raccolta Britton e Millspaugh 627, fatta a Clarence Town, su Long Island; l’olotipo è conservato a New York (NY).

Il nome è stato a lungo messo in sinonimia: The World List of Cycads segnala che Stevenson (1987) lo trattava come sinonimo, e Wikipedia riporta che è stato talvolta considerato sinonimo di Zamia integrifolia. Le Zamia delle Antille e della Florida sono state trattate, a seconda degli autori, come un’unica specie o come molte specie distinte (Lindstrom e colleghi, 2024, che citano tra gli altri Eckenwalder, 1980, e Stevenson, 1987). Dal 2013 circa Zamia lucayana è di nuovo considerata una specie valida.

Gli studi genetici ne precisano la storia. Secondo Salas-Leiva e colleghi (2017), le popolazioni di Long Island potrebbero derivare da una seconda colonizzazione delle Bahamas da parte delle Zamia, oppure da una divergenza rapida e precoce. Nello studio filogenetico basato sui trascrittomi di Lindstrom e colleghi (2024), che ha campionato una pianta di Long Island, la specie appartiene al clado caraibico (clado I), che comprende tutte le Zamia delle isole e Zamia integrifolia della Florida.

Etimologia e storia

L’epiteto lucayana onora i Lucayani, il popolo indigeno che abitava le Bahamas prima dell’arrivo degli europei (Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads). Britton raccolse il tipo con il botanico Charles Frederick Millspaugh nei dintorni di Clarence Town e descrisse la specie lo stesso anno.

Nomi comuni

Non esiste un nome italiano. In inglese la specie è chiamata «bay rush», nome usato da Griffith e colleghi (2017) e riportato da Wikipedia come nome locale delle Bahamas, e «Long Island coontie» dal Leon Levy Native Plant Preserve; «coontie» è il nome inglese delle Zamia della Florida.

In natura

Lo studio di Calonje e colleghi (2013), basato su rilievi sul terreno in tutte le isole in cui crescono le cicadee delle Bahamas, considerava la specie endemica di Long Island, con tre popolazioni in una stretta striscia di terra di circa 1 km². Secondo la sintesi di Wikipedia, che riprende quello studio, la striscia è lunga 6,5 km e larga 100 m, sulla costa orientale dell’isola, in una macchia costiera dominata dall’uva di mare; le tre popolazioni principali (240-400 adulti ciascuna) si trovano presso gli insediamenti di Buckley’s, Petty’s e Hamilton’s, e due piccole popolazioni (circa 10 e 20 adulti) a Galloway Landing e Mangrove Bush, per un totale di circa 980 piante adulte. Hoban e colleghi (2020) parlano di una sola popolazione di meno di 1000 piante su un’unica isola.

Il Leon Levy Native Plant Preserve descrive l’ambiente come una formazione sempreverde secca a foglie larghe, a macchia o macchia bassa, su un substrato di sabbie oloceniche sciolte, lungo un tratto della costa atlantica di Long Island. The World List of Cycads, nella versione del 2026, cita anche l’isola di Abaco, senza indicare la fonte di questa aggiunta. Come tutte le cicadee, la specie sviluppa radici coralloidi che ospitano cianobatteri capaci di fissare l’azoto.

Stato di conservazione e normativa

La specie è classificata in pericolo critico (CR) nella Lista rossa della IUCN, con i criteri B1ab(i,ii,iii)+2ab(i,ii,iii), secondo la valutazione di Michael Calonje e M. Patrick Griffith pubblicata nel 2022 (ripresa da The World List of Cycads, perché la Lista rossa non ha potuto essere consultata direttamente). Questi criteri indicano un areale molto ridotto, in estensione e in superficie occupata, e un declino dell’habitat. Il passaggio dalla categoria «in pericolo» a «in pericolo critico» era stato proposto da Calonje e colleghi nel 2013.

Lo stesso studio del 2013 ha analizzato la genetica delle popolazioni con 15 marcatori microsatelliti: le tre popolazioni vanno gestite come un’unica unità di conservazione, ma il numero elevato di alleli esclusivi di ciascuna indica una deriva genetica in corso, segno di una frammentazione recente. Gli autori hanno proposto strategie di conservazione sul posto e hanno raccolto materiale da 24 popolazioni delle tre cicadee delle Bahamas per la conservazione in collezione.

Le collezioni così create sono state studiate da Griffith e colleghi (2017), con 10 marcatori microsatelliti: le piante coltivate riflettono fedelmente le popolazioni naturali da cui provengono. Nel 2020 uno studio più ampio, a cui ha partecipato lo stesso gruppo, ha calcolato che i 244 esemplari in collezione conservano il 95 % degli alleli presenti in natura, la percentuale più alta tra le specie studiate, e che un campionamento ottimale avrebbe ottenuto lo stesso risultato con circa 44 piante.

Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, la specie rientra nell’Appendice II della CITES, in cui il genere figura dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 che esclude in particolare i semi. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97: l’importazione di piante vive richiede un permesso. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto e preferite piante nate da seme in coltivazione, con documenti di provenienza.

Coltivazione

Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria della specie, e la pianta è rara fuori dalle collezioni di conservazione. Le raccomandazioni che circolano (substrati calcarei, temperature minime della serra) non citano fonti verificabili e non sono riprese qui. Si può solo partire dal suo ambiente: sabbie sciolte e drenanti in riva al mare, sotto una macchia bassa sempreverde, in un clima subtropicale. Un substrato molto drenante e sabbioso, luce piena o leggermente filtrata e annaffiature moderate sono la pista più coerente, ma restano una deduzione.

In Italia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia. Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio sulla specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (cataloghi, Index Seminum e pubblicazioni dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).

Moltiplicazione

La specie è dioica: per ottenere semi servono una pianta maschile e una femminile e, fuori dal suo ambiente, un’impollinazione a mano. Il fatto che produca coni spesso (Hoban e colleghi, 2020) facilita la moltiplicazione da seme nelle collezioni. I semi si puliscono dalla polpa con i guanti e si seminano freschi; nessun dato pubblicato sui tempi di germinazione è stato trovato.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume del fusto in un terreno freddo e fradicio, e le cocciniglie, tra cui la cocciniglia asiatica delle cicadee (Aulacaspis yasumatsui).

Rusticità

Non esiste alcun dato sulla resistenza di Zamia lucayana al freddo. La specie vive al livello del mare, in un’isola subtropicale delle Bahamas; le zone di rusticità e le temperature minime che circolano non citano alcuna prova documentata e non sono riprese qui.

In Italia e nel sud della Francia

Non è nota alcuna prova all’aperto in Italia, né sulle riviere né nelle isole. Neppure nel Sud-Est della Francia, dal clima vicino a quello di molte regioni italiane, è stata trovata alcuna coltivazione o osservazione di freddo che riguardi la specie. Le osservazioni pubblicate per Zamia integrifolia, specie vicina della Florida, non possono esserle attribuite. In attesa di prove, va coltivata in vaso, al riparo dal gelo in inverno.

Riferimenti internazionali

Nessun dato di freddo misurato è stato trovato per la specie, né sui forum né nelle collezioni botaniche.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità su Zamia lucayana. Il rischio è però documentato nel genere: per Zamia furfuracea l’ASPCA cita la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. Considerate la pianta tossica e tenetela lontano da bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Nessun uso è documentato. Secondo il Leon Levy Native Plant Preserve, la specie non ha alcun uso medicinale o culturale noto nell’arcipelago delle Bahamas. Gli usi alimentari delle Zamia attestati in altre isole dei Caraibi non possono esserle attribuiti senza prove.

Domande frequenti

Dove cresce Zamia lucayana?

Nelle Bahamas, su una stretta fascia di macchia costiera sabbiosa della costa atlantica di Long Island; The World List of Cycads cita anche Abaco.

Chi erano i Lucayani?

Il popolo indigeno che abitava le Bahamas prima dell’arrivo degli europei. L’epiteto lucayana rende loro omaggio.

È la stessa pianta di Zamia integrifolia?

No, secondo la classificazione attuale. È stata talvolta considerata un sinonimo, ma dal 2013 circa è di nuovo riconosciuta come specie distinta. Le due appartengono allo stesso gruppo di Zamia caraibiche.

Perché è in pericolo critico?

Perché vive su una superficie minuscola (circa 1 km² secondo lo studio del 2013), con meno di mille piante adulte e un habitat in declino.

Si può acquistare?

Raramente. È diffusa soprattutto in collezioni di conservazione; in Europa il commercio delle piante richiede i documenti CITES. Chiedete sempre la provenienza.

Resiste al freddo?

Non si sa: non esiste alcun dato. Viene da un’isola subtropicale e in Italia andrebbe coltivata al riparo dal gelo.

È tossica?

Sì, come tutte le cicadee: in mancanza di dati specifici va considerata tossica, soprattutto i semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Britton, N.L. (1907). [Descrizione di Zamia lucayana.] Bulletin of the New York Botanical Garden 5(18): 311. [Protologo; non consultato (Biodiversity Heritage Library non accessibile), citato secondo The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Meerow, A.W., Knowles, L., Knowles, D., Griffith, M.P., Nakamura, K. & Francisco-Ortega, J. (2013). Cycad biodiversity in the Bahamas Archipelago and conservation genetics of the threatened Zamia lucayana (Zamiaceae). Oryx 47(2): 190-198. doi:10.1017/S0030605312000129 [Riassunto consultato; dati di popolazione noti tramite Wikipedia.]
  • Griffith, M.P., Calonje, M., Meerow, A.W., Francisco-Ortega, J., Knowles, L., Aguilar, R., Tut, F., Sánchez, V., Meyer, A., Noblick, L.R. & Magellan, T.M. (2017). Will the same ex situ protocols give similar results for closely related species? Biodiversity and Conservation 26(12): 2951-2966. doi:10.1007/s10531-017-1400-2 [Riassunto consultato tramite Europe PMC.]
  • Hoban, S., Callicrate, T., Clark, J., Deans, S., Dosmann, M., Fant, J., Gailing, O., Havens, K., Hipp, A.L., Kadav, P., Kramer, A.T., Lobdell, M., Magellan, T., Meerow, A.W., Meyer, A., Pooler, M., Sanchez, V., Spence, E., Thompson, P., Toppila, R., Walsh, S., Westwood, M., Wood, J. & Griffith, M.P. (2020). Taxonomic similarity does not predict necessary sample size for ex situ conservation: a comparison among five genera. Proceedings of the Royal Society B 287(1926): 20200102. doi:10.1098/rspb.2020.0102 [Testo integrale consultato su PubMed Central.]
  • Salas-Leiva, D.E., Meerow, A.W., Calonje, M., Francisco-Ortega, J., Griffith, M.P., Nakamura, K., Sánchez, V., Knowles, L. & Knowles, D. (2017). Shifting Quaternary migration patterns in the Bahamian archipelago: evidence from the Zamia pumila complex at the northern limits of the Caribbean island biodiversity hotspot. American Journal of Botany 104(5): 757-771. doi:10.3732/ajb.1700054 [Riassunto consultato tramite Europe PMC.]
  • Lindstrom, A., Habib, S., Dong, S., Gong, Y., Liu, J., Calonje, M., Stevenson, D. & Zhang, S. (2024). Transcriptome sequencing data provide a solid base to understand the phylogenetic relationships, biogeography and reticulated evolution of the genus Zamia L. (Cycadales: Zamiaceae). Annals of Botany 134(5): 747-768. doi:10.1093/aob/mcae065 [Testo integrale consultato su PubMed Central.]
  • Stevenson, D.W. (1987). Again the West Indian zamias. Fairchild Tropical Garden Bulletin 42(3): 23-27. [Trattamento come sinonimo; non consultato, citato secondo The World List of Cycads.]
  • Calonje, M. & Griffith, M.P. (2022). Zamia lucayana. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42167A69841922. [Valutazione in vigore (CR); pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato), riferimento ripreso da The World List of Cycads.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. [Etimologia dell’epiteto, ripresa da The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]