Zamia manicata

Zamia manicata è una cicadea del nord-ovest della Colombia (Antioquia, Chocó) e del Panama orientale (Darién), dove cresce nelle foreste umide dell’ecoregione del Chocó-Darién. Descritta nel 1876, questa specie del genere Zamia ha un carattere rarissimo tra le cicadee: ogni fogliolina è unita all’asse della foglia da un corto picciolulo che termina in un collare dall’aspetto ghiandolare, rosso porpora, simile a una manica. Ha dato il nome al «clade manicata», un gruppo di specie colombiane. La IUCN la considera quasi minacciata (valutazione del 2022).

In sintesi: Zamia manicata

  • Nome accettato: Zamia manicata Linden ex Regel (1876), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: Zamia madida R.E.Schult. (1958)
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
  • Distribuzione naturale: Colombia (Antioquia, Chocó) e Panama (Darién); da 100 a 1000 m di quota secondo Wikipedia
  • Stato IUCN: quasi minacciata (NT), criteri B1b(iii)+2b(iii), valutazione del 2022
  • CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura foreste tropicali umide, foreste secondarie, piantagioni di caffè e margini dei pascoli (Wikipedia); nessuna indicazione di coltivazione pubblicata
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 5-10 cm di diametro; da 3 a 10 foglie lunghe 0,5-2 m; foglioline di 15-35 cm per 3-7 cm (Wikipedia, da Stevenson 2004)
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia manicata?

Da adulta si riconosce subito dalla base delle foglioline. Ognuna è portata da un picciolulo scanalato che finisce in un collare dall’aspetto ghiandolare: il collare stringe la base della lamina, che diventa fortemente concava. Picciolulo, collare e base della fogliolina sono rosso porpora, ben diversi dal resto della lamina (Calonje e collaboratori, 2021). Attenzione però: questo carattere manca nelle plantule e nelle piante giovani.

Le misure che seguono provengono da Wikipedia, che cita Stevenson (2004) e Calonje e collaboratori (2021); non è stato possibile verificarle alla fonte:

  • Fusto: sotterraneo, da tondeggiante a quasi cilindrico, di 5-10 cm di diametro.
  • Foglie: da 3 a 10, lunghe 0,5-2 m; picciolo di 0,2-1 m, da leggermente a molto spinoso, con aculei che possono spingersi sul terzo inferiore del rachide.
  • Foglioline: da oblunghe a lungamente ellittiche, piane o un po’ ondulate, dentate nel terzo apicale; a metà foglia misurano 15-35 cm per 3-7 cm.
  • Coni maschili: cilindrici, di 4-6 cm per 1-1,5 cm, su un peduncolo di 15-30 cm; bruno-rossastri scuri secondo Calonje e collaboratori (2021), da crema a fulvi secondo Wikipedia.
  • Coni femminili: di 10-15 cm per 4-7 cm, da rosso vinoso a bruno-rosso scuro.
  • Semi: di 1-1,5 cm per 0,5-0,8 cm; come in tutto il clade, l’involucro carnoso è sottilissimo.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.

Possibili confusioni

Una pianta adulta è la più facile da identificare del suo gruppo, grazie a picciolulo e collare. La chiave di Calonje e collaboratori (2021), pensata per esemplari adulti, la separa così dalle specie vicine:

  • Zamia sinuensis, del bacino del Sinú (Córdoba), descritta nel 2021: è la più vicina, ma ha foglioline sessili, senza picciolulo né collare, fortemente ondulate e con la base verde; i coni maschili sono color crema macchiati di bruno-rosso. La Serranía de Abibe la separa dalle popolazioni di Zamia manicata;
  • Zamia restrepoi (un tempo Chigua restrepoi): foglioline con una nervatura mediana in rilievo, caso unico nel genere;
  • Zamia disodon: foglioline ellittiche, sottili, con nervature sporgenti;
  • Zamia melanorrhachis: foglioline piane, incurvate in avanti, con una piega longitudinale in rilievo;
  • Zamia imbricata e la Zamia detta «Cogollo»: picciolo inerme o quasi, foglioline piccole e sottili.

Sempre secondo Wikipedia, che si basa su Stevenson (2004), la specie è stata confusa più volte con Zamia obliqua, un’altra specie di Panama e Colombia; i dettagli di questa vicenda non hanno potuto essere verificati.

Tassonomia

The World List of Cycads accetta il nome Zamia manicata; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Il nome, dovuto a Jean Linden, fu pubblicato nel 1876 da Eduard Regel nei Trudy Imperatorskago S.-Peterburgskago Botaniceskago Sada (volume 4, pagina 310). Il tipo è un’illustrazione: la figura e della tavola 926 pubblicata su Gartenflora nel 1878 (lectotipo). Nel 1958 Richard Evans Schultes descrisse Zamia madida (Botanical Museum Leaflets 18: 114), oggi considerata sinonimo.

Le analisi molecolari pubblicate da Calonje e collaboratori nel 2019 hanno mostrato che Zamia manicata forma, con Zamia disodon, Zamia melanorrhachis e Zamia restrepoi, un gruppo naturale ben sostenuto, il «clade manicata». Nel 2021 vi sono state aggiunte Zamia imbricata, Zamia sinuensis e una specie non ancora descritta. Le foglioline di queste piante sono molto diverse da una specie all’altra, ma tutte hanno in comune un fusto sotterraneo o semi-interrato, foglioline fortemente dentate, coni su peduncoli lunghissimi (in genere oltre 20 cm), squame dalla faccia piatta, semi piccoli con involucro sottilissimo e minuscoli coni maschili. I rapporti di parentela all’interno del clade restano da chiarire.

Etimologia e storia

L’epiteto deriva dal latino manicatus, «dalle lunghe maniche», e si riferisce al picciolulo delle foglioline (The World List of Cycads, da Haynes 2022).

Calonje e collaboratori (2021) osservano un paradosso: la specie fu descritta quasi 150 anni fa ed è stata raccolta spesso, mentre gli altri membri del clade sono stati scoperti solo negli ultimi decenni. Per oltre mezzo secolo la violenza e i disordini che hanno colpito la regione, seguiti da un intenso disboscamento, hanno frenato l’esplorazione botanica.

Nomi comuni

Nessun nome comune è attestato per questa specie, né in italiano né in spagnolo.

In natura

Zamia manicata vive soprattutto nell’ecoregione delle foreste umide del Chocó-Darién, in Colombia e nel vicino Panama orientale, mentre le altre specie del clade occupano le foreste umide di Magdalena-Urabá, più a est (Calonje e collaboratori, 2021). The World List of Cycads la segnala nei dipartimenti di Antioquia e Chocó e nella provincia panamense del Darién; una popolazione studiata si trova a Chigorodó (Antioquia). Secondo Wikipedia, che cita Stevenson (2004), cresce tra 100 e 1000 m di quota, nella foresta pluviale, nella foresta secondaria, nelle piantagioni di caffè e ai margini dei pascoli.

Semi dispersi da un uccello

In Colombia, Taborda-López e colleghi (preprint del 2024, non ancora sottoposto a revisione paritaria) hanno piazzato fototrappole davanti a coni femminili maturi e marcato i semi. Hanno osservato un possibile disseminatore primario, il motmot rossiccio (Baryphthengus martii), un uccello di taglia media; il 6% dei semi caduti ai piedi della pianta è stato poi trasportato a più di 10 m. Secondo gli autori, la dispersione da parte degli animali, spesso ritenuta trascurabile nelle cicadee, potrebbe contare più di quanto si pensi.

Stato di conservazione e normativa

Zamia manicata è classificata quasi minacciata (NT) dalla IUCN, secondo i criteri B1b(iii)+2b(iii), in una valutazione di Cristina López-Gallego pubblicata nel 2022 (The World List of Cycads): l’areale è limitato e la qualità dell’habitat è in calo, ma senza raggiungere tutte le soglie di una categoria di minaccia. Calonje e collaboratori (2021) sottolineano il forte disboscamento della regione. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia manicata rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultazione del 3 ottobre 2026).

Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.

Coltivazione

Nessuna fonte scientifica ha pubblicato indicazioni di coltivazione proprie di Zamia manicata. Il collezionista statunitense Jay Vannini scrive nel 2024 che la specie è rara in coltivazione negli Stati Uniti, a causa delle evidenti difficoltà nel far crescere le plantule oltre lo stadio della prima foglia (eofillo).

In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch). La ricerca del suo nome sul forum Tropicamente restituisce soltanto messaggi sulla Gunnera manicata, una pianta del tutto diversa; nessun riscontro di coltivazione è stato trovato nemmeno sul forum francese Fous de palmiers.

Il suo ambiente, foreste tropicali umide di bassa e media quota, fa pensare a una coltivazione in serra calda e umida, a mezz’ombra; nessuna prova pubblicata lo conferma.

Moltiplicazione

Zamia manicata si moltiplica per seme e ha piante maschili e femminili distinte: servono quindi due esemplari di sesso diverso e un’impollinazione. La fase delicata, secondo Jay Vannini, è quella della plantula. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; pretendete comunque un’origine documentata.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume in un terreno freddo e zuppo d’acqua, e le cocciniglie.

Rusticità

Per Zamia manicata non esiste alcun dato di resistenza al freddo. Vive nella foresta tropicale umida e nulla lascia pensare che sopporti il gelo.

In Italia e nel sud della Francia

Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. L’unica coltivazione realistica è in serra calda.

Riferimenti internazionali

Non è stato trovato alcun dato sul freddo fuori dall’Italia e dalla Francia, né sui forum né negli orti botanici. In assenza di dati, qualsiasi valore di rusticità sarebbe inventato.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia manicata. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.

Usi tradizionali

Non è documentato alcun uso per questa specie.

Domande frequenti

Perché si chiama «manicata»?

Perché le foglioline sono attaccate da un corto picciolulo che termina in un collare rosso porpora, come una manica: in latino manicatus significa «dalle lunghe maniche». È un carattere rarissimo tra le cicadee; un collare simile è descritto in Zamia macrochiera, dell’Amazzonia.

Le piante giovani hanno già il collare?

No. Picciolulo e collare non compaiono nelle plantule e nelle piante giovani, il che complica l’identificazione dei semenzali.

Dove cresce?

Nel nord-ovest della Colombia (Antioquia, Chocó) e nel Panama orientale (Darién), nelle foreste umide dell’ecoregione del Chocó-Darién.

Che cos’è il clade manicata?

Un gruppo di specie imparentate del nord della Colombia, riconosciuto grazie alla genetica: Zamia manicata, Zamia disodon, Zamia melanorrhachis, Zamia restrepoi e due specie descritte nel 2021, Zamia imbricata e Zamia sinuensis.

È minacciata?

È quasi minacciata secondo la IUCN (valutazione del 2022): l’areale è limitato e l’habitat si degrada, senza però raggiungere le soglie di una categoria di minaccia.

È facile da coltivare?

No, secondo un collezionista statunitense: le plantule sono difficili da portare oltre la prima foglia. È rara in coltivazione.

Si può coltivare all’aperto in Italia?

Quasi certamente no. Non esiste alcun dato sul freddo ed è una pianta di foresta tropicale umida: la scelta prudente è la serra calda.

È tossica?

Bisogna presumerlo. Non esistono analisi proprie della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Regel, E. (1876). [Descrizione di Zamia manicata.] Trudy Imperatorskago S.-Peterburgskago Botaniceskago Sada 4(4): 310. [Protologo; non consultato (Biodiversity Heritage Library inaccessibile), citato da The World List of Cycads.]
  • Calonje, M., Castro Hernández, J., Coca, L.F., Jaramillo, D. & Aristizábal, A. (2021). Two new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from the Magdalena-Urabá moist forests ecoregion of northern Colombia. Phytotaxa 497(1): 1-19. doi:10.11646/phytotaxa.497.1.1 [Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.]
  • Stevenson, D.W. (2004). Cycads of Colombia. The Botanical Review 70(2): 194-234. doi:10.1663/0006-8101(2004)070[0194:COC]2.0.CO;2 [Non consultato (accesso a pagamento); citato da Wikipedia.]
  • Taborda-López, D., Botero, L.S., Gómez, E.G. & López-Gallego, C. (2024). Seed dispersal in Zamiaceae (Cycadales) and a new report in Zamia manicata. Authorea (preprint). doi:10.22541/au.173539929.96959332/v1 [Preprint; riassunto consultato.]
  • Calonje, M., Meerow, A.W., Griffith, M.P., Salas-Leiva, D., Vovides, A.P., Coiro, M. & Francisco-Ortega, J. (2019). A time-calibrated species tree phylogeny of the New World cycad genus Zamia L. (Zamiaceae, Cycadales). International Journal of Plant Sciences 180(4): 286-314. doi:10.1086/702642 [Filogenesi del genere; non consultata direttamente, citata dagli articoli letti; riferimento verificato su Crossref.]
  • López-Gallego, C. (2022). Zamia manicata. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42168A69842173. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42168A69842173.en [Valutazione della Lista Rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads e verificato su Crossref, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]