Zamia encephalartoides

Zamia encephalartoides è una cicadea della Colombia nord-orientale, endemica del dipartimento di Santander, dove cresce sui pendii rocciosi, caldi e secchi del canyon del Chicamocha. È la più insolita delle specie del genere Zamia: forma un vero tronco, alto fino a 2 m, vive in un ambiente secco e soleggiato anziché nella foresta pluviale, e il suo portamento ricorda tanto il genere africano Encephalartos da averne preso il nome. È anche l’unica Zamia a semi bianchi. Descritta soltanto nel 2001, è classificata in pericolo dalla IUCN.

L’essenziale su Zamia encephalartoides

  • Nome accettato: Zamia encephalartoides D.W.Stev. (2001), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi antichi e sinonimi: nessun sinonimo; le tavole del XVIII secolo che la raffigurano erano state attribuite provvisoriamente a «Zamia cf. muricata»
  • Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
  • Nomi comuni: «cacao indio» in spagnolo (Colombia); nessun nome italiano
  • Distribuzione naturale: Colombia, dipartimento di Santander (canyon del Chicamocha)
  • Stato IUCN: in pericolo (EN), valutazione del 2022, criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v)
  • CITES e altre tutele: Appendice II della CITES (tutto il genere, dal 1977, annotazione #4: semi esclusi); Allegato B nell’Unione europea, quindi anche in Italia
  • Rusticità documentata: nessuna misura affidabile; un valore di circa −3,5 °C circola in un articolo divulgativo non verificabile (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: boschi e macchie secche, su pendii rocciosi molto esposti, tra 500 e 760 m circa secondo gli esemplari d’erbario; pieno sole e terreno calcareo e sassoso secondo chi l’ha vista in natura
  • Portamento e dimensioni da adulta: tronco eretto fino a 2 m di altezza e 25 cm di diametro; 10-15 foglie rigide di 0,5-1 m, senza aculei, con 20-40 paia di foglioline coriacee
  • Tossicità: nessun dato specifico; da considerare tossica come le altre cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Zamia encephalartoides?

È facile: è l’unica Zamia colombiana con un vero tronco in un paesaggio arido, ha foglie rigide e arcuate senza spine, foglioline coriacee a margine intero e arrotolato, coni femminili verde scuro a maturità e semi bianchi. Le misure seguenti vengono dalla descrizione originale (Stevenson, 2001, pagine 40-43, figura 5):

  • Tronco: arborescente, alto fino a 2 m, con un diametro fino a 25 cm.
  • Catafilli: a base cuneata e apice acuminato, lunghi fino a 5 cm e larghi 2 cm.
  • Foglie: da 10 a 15, lunghe 0,5-1 m; picciolo senza aculei, di 15-25 cm; rachide anch’esso inerme, con 20-40 paia di foglioline.
  • Foglioline: sovrapposte, sessili, lanceolate, fortemente coriacee, non solcate, a base cuneata e apice acuto, con margine intero e fortemente revoluto; quelle mediane misurano 20-35 cm di lunghezza e 1-3 cm di larghezza.
  • Coni maschili: da giallastri a bruno chiaro, strettamente cilindrici, di 20-30 cm per 3-5 cm, su un peduncolo di 5-8 cm; i sacchi pollinici si trovano su entrambe le facce dei microsporofilli.
  • Coni femminili: bruno chiaro da giovani, verde scuro a maturità, da cilindrici a ovoido-cilindrici, di 25-40 cm per 10-15 cm.
  • Semi: da bianchi a bianco giallastri, lunghi 3-4 cm e larghi 1,5-2 cm.

La diagnosi latina la avvicina a Zamia inermis, del Messico, da cui la separano il portamento arborescente, i coni femminili verdi, i semi bianchi e la forma dei microsporofilli. Stevenson sottolinea anche che l’involucro carnoso dei semi (sarcotesta) non si frammenta, a differenza di quello delle altre Zamia. Un coltivatore francese che ha raccolto semi nel canyon nel 2012 nota sul forum Fous de palmiers che questa sarcotesta bianca «non diventa mai molle» come nelle altre specie, e considera i semi i più grossi del genere.

Ibridi

Non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo.

Possibili confusioni

In natura non può essere confusa con nessun’altra cicadea: nel suo canyon non cresce alcuna altra Zamia, e il tronco eretto in un paesaggio secco la rende subito riconoscibile. In coltivazione o in fotografia la confusione possibile è piuttosto con il genere africano Encephalartos, per il portamento, le foglie rigide e arcuate e la forma del cono femminile. I due generi vivono però in continenti diversi, e Zamia encephalartoides ha la nervatura e la struttura fogliare tipiche delle Zamia; il picciolo senza aculei e i semi bianchi bastano a identificarla. Tra le Zamia, la descrizione originale la confronta soltanto con Zamia inermis, anch’essa senza aculei ma molto più piccola.

Tassonomia

Zamia encephalartoides è stata descritta dal botanico statunitense Dennis W. Stevenson nella trattazione delle cicadee della Flora de Colombia (volume 21, pagine 40-42, figura 5, 2001). Il tipo è la raccolta F. González 3581, fatta nel dipartimento di Santander a 760 m; l’olotipo è conservato a Bogotá (COL), con isotipi a New York (NY) e a Utrecht (U). Il nome non è mai cambiato e non ha sinonimi.

Stevenson la collegava a un gruppo di specie della valle del río Magdalena, insieme ad altre Zamia colombiane come Zamia muricata. La sua posizione esatta nelle filogenesi molecolari recenti del genere non è stata verificata direttamente per questa scheda.

Etimologia e storia

L’epiteto encephalartoides significa «simile a Encephalartos»: la descrizione originale lo spiega con la grande somiglianza delle foglie e del cono con quelle del genere africano (Stevenson, 2001; Haynes, 2022).

La sua storia è singolare. La specie fu raffigurata per la prima volta durante la Real Expedición Botánica del Nuevo Reino de Granada, la grande spedizione botanica spagnola guidata da José Celestino Mutis a partire dal 1783. Due delle illustrazioni pubblicate (tavole 18 e 19), una a colori e una in bianco e nero, mostrano un cono femminile e alcuni dettagli del seme e dell’embrione: secondo Stevenson è la prima illustrazione conosciuta di embrioni di Zamiaceae. Le tavole erano state identificate provvisoriamente come «Zamia cf. muricata» e la pianta raffigurata è rimasta un enigma per due secoli; il cono e il colore bianco giallastro dei semi, riprodotti con grande precisione, hanno permesso a Stevenson di attribuirle con certezza alla nuova specie. Stevenson cita in proposito i lavori di Díaz-Piedrahita (1985) e di Sergio Sabato (1990), botanico dell’Università di Napoli Federico II. Secondo l’enciclopedia LLIFLE non è stato conservato alcun esemplare d’erbario raccolto dalla spedizione, ma le tavole a colori sì.

Nomi comuni

La descrizione originale riporta il nome spagnolo «cacao indio», usato in Colombia; l’enciclopedia LLIFLE lo scrive «cacao del indio». Non esiste un nome italiano: si usa il nome scientifico.

In natura

Zamia encephalartoides è endemica del dipartimento di Santander, nella Colombia nord-orientale. Secondo la descrizione originale cresce in boschi e macchie secche, in zone rocciose molto esposte e su pendii; gli esemplari d’erbario citati sono stati raccolti tra 500 m e 760 m circa. Secondo l’enciclopedia LLIFLE è nota soltanto da due località, nei pressi dei fiumi Chicamocha e Umpalá, e cresce in situazioni aperte, nella boscaglia dei pendii e delle creste molto calde e secche che il Chicamocha ha scavato nella Cordigliera orientale delle Ande: un paesaggio ben diverso dalle foreste umide in cui vivono le altre Zamia colombiane. La foresta tropicale secca che la ospita è descritta dalla stessa fonte come uno degli ecosistemi più frammentati e degradati della Colombia.

Un coltivatore francese che ha visitato una popolazione nell’ottobre 2012 ha riferito sul forum Fous de palmiers che le piante crescono tra 500 e 1 000 m, in un luogo dove a suo parere non gela mai, con minime stimate intorno ai 5 °C e massime intorno ai 35 °C; ricordava anche i cactus che si staccavano a pezzi e si attaccavano ai vestiti durante la raccolta dei semi. Sono stime di un visitatore, non misure. Come tutte le cicadee, la specie forma radici coralloidi che ospitano cianobatteri capaci di fissare l’azoto.

Stato di conservazione e normativa

Zamia encephalartoides è classificata in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN, secondo la valutazione del 2022 di Cristina López-Gallego, per i criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v): areale e superficie occupata molto ridotti, con un declino della qualità dell’habitat e del numero di individui maturi. Nel 2001 Stevenson conosceva diverse popolazioni di adulti, alcuni in riproduzione, e di plantule; indicava come minacce principali l’instabilità del terreno, i danni meccanici ai tronchi causati dal pascolo e la raccolta indiscriminata dei coni con i semi, e chiedeva già che la specie fosse inserita nella Lista rossa. LLIFLE aggiunge l’espansione dell’agricoltura e l’erosione dei suoli.

Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia encephalartoides rientra nell’Appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977: il commercio internazionale delle piante è consentito, ma richiede un permesso di esportazione rilasciato dal paese d’origine. L’iscrizione porta l’annotazione #4, che esclude dai controlli CITES i semi, il polline, le plantule e le colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili. In Italia, come nel resto dell’Unione europea, la specie rientra nell’Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, la cui lista in vigore è fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026.

Species+ non ha una scheda propria per questa specie, coperta dall’iscrizione «Zamia spp.». Stato CITES ed europeo verificato su Species+ il 3 ottobre 2026; stato IUCN ripreso da The World List of Cycads (consultata l’11 ottobre 2026), perché la Lista rossa non è stata consultabile direttamente. Queste informazioni non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o scambio e chiedete al venditore i documenti di provenienza.

Coltivazione

È una pianta da collezione ricercata ma rara. Il vivaio specializzato francese Cycadales.eu la colloca, con Zamia lindenii, Zamia huilensis e Zamia tolimensis, tra le Zamia degli ecosistemi a stagione secca del Sud America, di difficoltà «media»: secondo il vivaio queste specie non pongono problemi in una serra fredda senza gelo nel Sud della Francia, perché si possono tenere all’asciutto in inverno, evitando il marciume delle radici. Il vivaio le avvicina alle specie messicane, per le quali consiglia in inverno da 5 a 10 °C con risalite diurne verso 20-25 °C e un substrato piuttosto asciutto ma non del tutto secco; in estate da 15 a 20 °C di notte e da 25 a 30 °C di giorno, con almeno quattro-sei mesi di temperature estive (Cycadales.eu, 2023).

Le indicazioni degli amatori vanno nello stesso senso. Chi ha raccolto i semi nel 2012 la consiglia in pieno sole fin dal primo anno, in un terreno piuttosto calcareo, come pianta di ambiente secco; un altro membro del forum Fous de palmiers suggerisce di coltivarla come un Encephalartos: acqua con moderazione, substrato molto drenante, luce intensa, e una crescita lenta. Sono consigli di coltivatori, non dati misurati.

Moltiplicazione

La moltiplicazione avviene per seme. Essendo la specie dioica, servono piante maschili e femminili e, in coltivazione, un’impollinazione manuale. Le testimonianze del forum Fous de palmiers, dopo una distribuzione di semi raccolti in natura nel novembre 2012, mostrano una germinazione lenta e irregolare: le prime germinazioni sono comparse nel gennaio 2013, altre soltanto in febbraio o ad aprile, e diversi coltivatori non ne hanno ottenuta nessuna su quattro semi. Una plantula germinata ad aprile ha impiegato circa tre mesi a formare la radice prima di mostrare qualcosa in superficie, e alcune hanno prodotto la prima foglia soltanto a dicembre 2013. Il fusto aereo non produce polloni utilizzabili, salvo quando si ramifica da solo.

Malattie e parassiti

Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. Il rischio indicato dal vivaio Cycadales.eu e dai coltivatori per le Zamia di ambiente secco è il marciume delle radici in un substrato freddo e troppo umido, che si previene con un substrato minerale e annaffiature ridotte in inverno.

Rusticità

Non esiste alcuna misura affidabile. La scheda francese di questo sito cita un articolo divulgativo di Dave’s Garden secondo cui la specie sopporterebbe circa −3,5 °C (26 °F) e il pieno sole; l’articolo non è più consultabile (accesso bloccato) e il valore non ha potuto essere verificato. Va considerato tutt’al più un ordine di grandezza, per gelate brevi su piante ben insediate. Due cautele valgono in ogni caso: il tronco è aereo e non beneficia della protezione del suolo, come invece le cicadee a fusto sotterraneo, e il freddo umido è molto più pericoloso del freddo secco.

In Italia

Non è stata segnalata alcuna coltivazione in Italia, in nessuna zona climatica (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole). Il forum Tropicamente non contiene alcun messaggio su questa specie (ricerca dell’11 ottobre 2026), e nessuna presenza è documentata negli orti botanici italiani secondo le fonti consultate (pubblicazioni e Index Seminum dell’Orto Botanico di Napoli, elenco delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, banca dati BGCI).

Esperienze francesi

Le uniche prove in piena terra documentate vengono dalla Francia mediterranea, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane, dalle riviere ligure e tirrenica alla Sicilia, alla Sardegna e alla Puglia. Restano esperienze francesi, senza corrispondenza termica precisa con una località italiana:

  • Un coltivatore della Côte Bleue (Bocche del Rodano, Francia) riferisce sul forum Fous de palmiers di aver piantato in piena terra nell’estate 2014, in condizioni da calanque (costa rocciosa e secca), alcune Zamia encephalartoides in pieno sole, accanto ad altre Zamia tropicali all’ombra; nel gennaio 2015 «sembravano stare bene» e nel settembre 2015 scriveva che tutte avevano superato un inverno senza problemi. Non indica alcuna temperatura minima, e non è noto come le piante si siano comportate negli inverni successivi.

Riferimenti internazionali

Nella Guyana francese, un coltivatore riferisce sul forum Fous de palmiers (marzo 2014) che due giovani piante messe a dimora sembrano trovarsi bene sotto il clima equatoriale, nonostante una stagione delle piogge particolarmente intensa. Non sono stati trovati altri riscontri datati di coltivazione all’aperto.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcuno studio di tossicità dedicato a Zamia encephalartoides. Il rischio è però documentato nel genere e nelle altre cicadee: nelle Zamia sono stati trovati glicosidi tossici (cicasina, macrozamina, metilazossimetanolo), e l’ASPCA, il centro antiveleni veterinario statunitense, cita per Zamia furfuracea la cicasina e la BMAA, un amminoacido neurotossico, con vomito, diarrea con sangue e danni al fegato nel cane, nel gatto e nel cavallo; i semi sono la parte più pericolosa. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Il nome «cacao indio» è attestato dalla descrizione originale, ma nelle fonti consultate non è documentato in modo affidabile alcun uso alimentare o medicinale della specie, e non bisogna attribuirle gli usi riportati per altre Zamia.

Domande frequenti

È un Encephalartos?

No. Nonostante la somiglianza, Zamia encephalartoides è una Zamia sudamericana; Encephalartos è un genere africano. La somiglianza del portamento, delle foglie e del cono ha dato il nome alla specie.

Perché i suoi semi sono bianchi?

È un carattere unico nel genere: le altre Zamia hanno semi per lo più rossi o arancioni, talvolta gialli. Il colore bianco giallastro, già riprodotto nelle tavole della spedizione di Mutis, ha permesso di riconoscere la specie in quelle illustrazioni.

Dove cresce?

Soltanto nel dipartimento di Santander, in Colombia, nel canyon del Chicamocha, su pendii rocciosi caldi e secchi, tra 500 e 760 m circa secondo gli esemplari d’erbario.

Vuole il sole?

Sì, secondo chi l’ha vista in natura e la coltiva: è una pianta di ambiente aperto e secco, da tenere in pieno sole, a differenza delle Zamia di sottobosco.

Resiste al gelo?

Non si sa con certezza. Un valore di circa −3,5 °C circola in un articolo divulgativo non verificabile; in natura, secondo un visitatore, non gela mai. Il freddo umido è il pericolo principale.

Si può coltivare in Italia?

Non è documentata alcuna coltivazione in Italia. In Francia mediterranea alcune piante hanno superato in piena terra l’inverno 2014-2015 in pieno sole, senza dati di temperatura; un vivaio specializzato la consiglia in serra fredda senza gelo, tenuta asciutta d’inverno.

È tossica?

Bisogna considerarla tale, come tutte le cicadee: i semi sono la parte più pericolosa per persone e animali.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Stevenson, D.W. (2001). Orden Cycadales. Flora de Colombia 21: 1-91 (Zamia encephalartoides: 40-43, fig. 5). Instituto de Ciencias Naturales, Universidad Nacional de Colombia, Bogotá. [Descrizione originale; copia digitale letta tramite riconoscimento ottico dei caratteri.]
  • Lopez-Gallego, C. (2022). Zamia encephalartoides. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42151A69839971. [Valutazione citata da The World List of Cycads; pagina della Lista rossa non consultata (accesso bloccato).]
  • Calonje, M. & Calonje, A. (2005). Zamia encephalartoides in the Chicamocha canyon. The Cycad Newsletter 28(3): 8-11. [Osservazioni sul campo citate da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Díaz-Piedrahita, S. (1985) e Sabato, S. (1990). [Studi sulle tavole della Real Expedición Botánica del Nuevo Reino de Granada, citati dalla descrizione originale; non consultati, riferimenti completi non ricopiati.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]