Zamia imbricata è una piccola cicadea della Colombia, nota in una sola località della media valle del Magdalena, nel comune di La Dorada (dipartimento di Caldas), dove cresce sui pendii ripidi di una foresta tropicale umida, tra 200 e 245 m di quota. Descritta nel 2021, questa specie del genere Zamia si riconosce dalle foglie piatte, tenute in orizzontale, le cui piccole foglioline si sovrappongono come le tegole di un tetto, da cui il nome. I suoi descrittori ne hanno trovate soltanto quindici piante e raccomandano di classificarla in pericolo critico; la IUCN non l’ha ancora valutata.
In sintesi: Zamia imbricata
- Nome accettato: Zamia imbricata Calonje & J.Castro (2021), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome attestato, né in italiano né in altre lingue
- Distribuzione naturale: Colombia, dipartimento di Caldas (comune di La Dorada), una sola località nota, da 200 a 245 m di quota
- Stato IUCN: non valutata; «in pericolo critico» (CR) raccomandato dagli autori della descrizione
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (iscrizione di tutto il genere, semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura sottobosco piuttosto aperto, luce moderata, suolo sabbioso, ben drenato, acido e ricco di sostanza organica; nessuna raccomandazione di coltivazione pubblicata
- Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 10-30 cm; da 1 a 5 foglie lunghe da 58 cm a 2 m nell’adulto, con piccole foglioline di 4-12 cm
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Zamia imbricata?
Si riconosce dalle foglie che sembrano piane: il rachide, diritto, si tiene quasi orizzontale e porta numerose piccole foglioline sottili, dentate all’apice, che si sovrappongono fortemente. Il picciolo è liscio o porta solo qualche minuscolo aculeo. Descrizione secondo il protologo (Calonje e collaboratori, 2021):
- Fusto: sotterraneo, di solito solitario, cilindrico, lungo 10-30 cm; catafilli caduchi, triangolari, di 3,2-5,2 cm, coperti da una peluria fulva.
- Foglie: da 1 a 5 per pianta, da 13 cm a 2 m (almeno 58 cm nell’adulto), coperte da una peluria da bianca a beige quando spuntano, poi glabre. Il picciolo, di 34-141 cm nell’adulto, da ocra a verde oliva, è di solito inerme, raramente munito di qualche aculeo traslucido di 0,5-0,8 mm; il rachide, di 24-73 cm, è inerme.
- Foglioline: da 6 a 110 (almeno 40 nell’adulto), lanceolate, sottili (membranose), verde scuro e opache o un po’ lucide sopra, verde chiaro sotto, fortemente embricate e disposte su uno stesso piano; il margine porta 5-25 denti di 1-2,5 mm nella metà terminale. Quelle mediane misurano 4,9-11,6 cm per 1,5-1,8 cm.
- Coni maschili: 1 o 2, bruno-rossastro chiaro, di 2,8-3 cm per 0,7-0,8 cm al momento della liberazione del polline, portati da un peduncolo lunghissimo, di 20-25 cm.
- Coni femminili: solitari, da bruno-rossastri a bruni, cilindrici, di 5,2-8,8 cm per 2,8-4 cm, su un peduncolo di 25-31,5 cm; squame con la faccia terminale piatta.
- Semi: ovoidi, di 13-13,6 mm per 9,2-9,6 mm, con un involucro carnoso rosso-arancio, molto sottile.
Ibridi
Non è noto alcun ibrido. Zamia imbricata cresce nello stesso luogo di Zamia incognita, ma gli autori della descrizione non hanno osservato alcuna forma intermedia: tutte le piante esaminate si riconducevano chiaramente all’una o all’altra specie. Propongono diverse spiegazioni possibili, senza scegliere: impollinatori diversi, incompatibilità tra due linee lontane, o sfasamento dei periodi di riproduzione.
Possibili confusioni
Sul posto la confusione con Zamia incognita è poco probabile, perché questa ha foglioline grandi, larghe, obovate e lucide, di 30-40 cm. Il protologo confronta la specie soprattutto con due piante vicine:
- Zamia «Cogollo», specie non ancora descritta del comune di Puerto Berrío (Antioquia), a circa 75 km: foglioline separate, lineari-lanceolate (più di 7 volte più lunghe che larghe), fino a 25 cm, con una piega longitudinale in rilievo; foglie fino a 2,5 m; punta sterile del cono femminile di oltre 1,5 cm. In Zamia imbricata le foglioline sono invece embricate, lanceolate (meno di 7 volte più lunghe che larghe), lunghe al massimo una decina di centimetri, senza piega, e la punta sterile del cono femminile misura meno di 1 cm;
- Zamia vazquezii, del Messico, che ha anch’essa foglioline corte, larghe e sottili, ma non disposte su uno stesso piano; i suoi peduncoli sono molto più corti (meno di 10 cm) e le sue squame maschili portano più sacche polliniche (18-22 contro 9-11).
Tassonomia
Zamia imbricata è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. La specie non ha sinonimi. È stata descritta nel 2021 da Michael Calonje e Jonatan Castro Hernández, con Luis Fernando Coca, Daniel Jaramillo e Arturo Aristizábal, sulla rivista Phytotaxa (volume 497, pagine 1-19), in un articolo che presenta anche Zamia sinuensis, della valle del Sinú (Córdoba).
Le due specie appartengono al «clade manicata», un gruppo di specie del nord della Colombia e dell’est di Panama la cui parentela è solidamente stabilita dalle analisi molecolari (Calonje e collaboratori, 2019). Il gruppo riunisce Zamia manicata, Zamia disodon, Zamia melanorrhachis e Zamia restrepoi (l’antica Chigua restrepoi), ai quali si aggiungono le due specie del 2021 e Zamia «Cogollo». Le loro foglioline sono straordinariamente varie, ma tutte condividono un fusto sotterraneo, foglioline fortemente dentate, coni portati da peduncoli molto lunghi (di solito oltre 20 cm), squame con la faccia piatta, semi piccoli dall’involucro molto sottile e minuscoli coni maschili. Secondo gli autori, Zamia imbricata e Zamia «Cogollo» sono le specie più meridionali del gruppo.
Etimologia e storia
L’epiteto imbricata viene dal latino imbricatus, «coperto di tegole», e descrive le foglioline che si sovrappongono fortemente (protologo; Haynes, 2022, ripreso da The World List of Cycads).
La specie è stata individuata durante esplorazioni recenti nelle foreste umide della regione Magdalena-Urabá, a lungo poco esplorate a causa delle violenze che hanno colpito la regione per oltre mezzo secolo, secondo gli autori. Esemplari erano stati raccolti a La Dorada nel dicembre 2018 e nel marzo 2019; gli autori, legati alla Società colombiana delle cicadee (Sociedad Colombiana de Cycadas), hanno studiato la popolazione sul campo nel febbraio 2020. L’olotipo, raccolto il 17 febbraio 2020 a 244 m di quota da Jonatan Castro, Michael Calonje, Luis Fernando Coca e Daniel Jaramillo (n. 1601), è conservato nell’erbario dell’Università di Antioquia (HUA), con un isotipo nell’erbario dell’Università di Caldas (FAUC). Le località precise non sono pubblicate, per limitare il rischio di prelievi illegali.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome comune per questa specie, né in italiano né in spagnolo.
In natura
Zamia imbricata è nota soltanto in un frammento di foresta di circa 1 km² nel comune di La Dorada, ai piedi orientali della cordigliera Centrale, nel bacino del Magdalena. Cresce su pendii ripidi, in foresta tropicale umida, tra 200 e 245 m di quota. Il suolo è sabbioso, ben drenato, ricco di sostanza organica e di lettiera, acido (pH 4,5-5), ricco di alluminio, ferro e manganese, povero di fosforo, calcio, potassio e sodio. La volta arborea misura 9-35 m e il sottobosco, piuttosto aperto, lascia passare una luce moderata.
Il clima è di tipo equatoriale (Af): 27 °C di media annua e 2500 mm di pioggia all’anno, in due stagioni piovose (picchi in aprile e in ottobre). Il mese più secco, gennaio, riceve ancora 50 mm, il più umido, ottobre, 314 mm.
La biologia della specie è quasi sconosciuta. Nel febbraio 2020 i coni maschili erano a una o due settimane dalla liberazione del polline, e i coni femminili, quasi maturi, erano rimasti in gran parte non impollinati. L’impollinatore non è identificato; in Zamia incognita, che condivide lo stesso sito, si tratta di coleotteri del genere Pharaxonotha. Alcune foglie mostravano danni da erbivori, senza che l’insetto fosse osservato.
Stato di conservazione e normativa
Zamia imbricata non è ancora stata valutata dalla IUCN (The World List of Cycads, versione 2026.08.15). I suoi descrittori raccomandano di classificarla in pericolo critico (CR), secondo i criteri B1ab(iii,v)+2ab(iii,v), C2a(i,ii) e D: dopo quattro giorni di ricerche hanno trovato soltanto quindici piante e nessuna plantula viva, solo i resti di una plantula morta. La produzione di semi era molto bassa: un solo ovulo impollinato in due coni femminili. Secondo loro le piante sono troppo poche o troppo disperse per mantenere una popolazione vitale, e non avviene alcun rinnovamento. Questa valutazione preliminare non ha valore ufficiale.
Come tutte le Zamia tranne Zamia restrepoi, Zamia imbricata rientra nell’appendice II della CITES, dove il genere figura dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore al 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, nonché i fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante stesse richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, i cui allegati in vigore sono fissati dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+ non nomina ancora la specie, ma l’iscrizione riguarda l’intero genere («Zamia spp.») e quindi la copre (consultazione del 3 ottobre 2026).
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Non è stata pubblicata alcuna raccomandazione di coltivazione propria di Zamia imbricata e non è stato trovato alcun riscontro: la specie, descritta nel 2021 e nota da una quindicina di piante, non sembra coltivata in Europa. In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch) né nei messaggi del forum Tropicamente.
Il suo ambiente dà qualche indicazione: calore costante (27 °C di media), piogge abbondanti senza una vera stagione secca, suolo sabbioso e acido, mezz’ombra. Una coltivazione in serra calda, in un substrato molto drenante, mantenuto leggermente umido tutto l’anno, al riparo dal sole diretto, sarebbe la soluzione più coerente; non è stata però convalidata da prove pubblicate.
Moltiplicazione
Nessun dato proprio della specie. Come tutte le Zamia, ha piante maschili e piante femminili e si moltiplicherebbe per semina di semi freschi. In natura un seme prelevato da un cono ha terminato la maturazione due mesi dopo la raccolta del cono. La rarità della specie rende inaccettabile qualsiasi raccolta in natura.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propri della specie. In natura alcune foglie portavano tracce di erbivori non identificati. In coltivazione le Zamia temono soprattutto il marciume in un terreno freddo e fradicio, e le cocciniglie.
Rusticità
Non esiste alcun dato di resistenza al freddo per Zamia imbricata. Vive a bassa quota, in un clima equatoriale con 27 °C di media annua, senza stagione fredda; nulla fa pensare che sopporti il gelo.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato pubblicato alcun risultato di coltivazione in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione. Le ricerche sul forum italiano Tropicamente e sul forum francese Fous de palmiers non hanno dato alcun riscontro per questa specie, e nessun episodio di gelo datato la riguarda; manca quindi anche l’esperienza del sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. È immaginabile soltanto una coltivazione in serra calda.
Riferimenti internazionali
Non è stata trovata alcuna rilevazione di freddo, né sui forum né negli orti botanici, in nessun paese.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia imbricata. Il rischio è invece ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Non è documentato alcun uso per questa specie.
Domande frequenti
Che cosa significa il nome Zamia imbricata?
«Coperta di tegole». L’epiteto latino descrive le piccole foglioline che si sovrappongono fortemente, come le tegole di un tetto.
Dove cresce?
Soltanto a La Dorada, nel dipartimento di Caldas (Colombia), in un frammento di foresta umida di circa 1 km², tra 200 e 245 m di quota.
È minacciata?
Sì, molto probabilmente. La IUCN non l’ha ancora valutata, ma i suoi descrittori raccomandano la classificazione in pericolo critico: quindici piante note, nessuna plantula, pochissimi semi.
Come distinguerla da Zamia incognita, che cresce nello stesso luogo?
Facilmente. Zamia incognita ha foglioline grandi, larghe e lucide di 30-40 cm; Zamia imbricata ha piccole foglioline sottili di 4-12 cm, fitte ed embricate su uno stesso piano. Non è stato osservato alcun ibrido.
È rustica?
No, con ogni probabilità. Non esiste alcun dato di freddo e vive in un clima equatoriale senza stagione fredda; in Italia è una pianta da serra calda.
Si può acquistare?
In pratica no. La specie non sembra coltivata. Rientra nell’appendice II della CITES; i semi sono esentati dall’annotazione #4, ma la specie è così rara che nessuna raccolta in natura è giustificabile.
È tossica?
Bisogna supporlo. Non esiste alcuna analisi propria della specie, ma le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia imbricata: https://cycadlist.org/scientific_name/838 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN (non valutata), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente.
- Phytotaxa, Two new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from the Magdalena-Urabá moist forests ecoregion of northern Colombia (2021): https://doi.org/10.11646/phytotaxa.497.1.1 — protologo: descrizione, tipo, habitat, suolo, clima, ecologia, statuto raccomandato, confronto e chiave del clade manicata. Articolo con revisione paritaria con licenza Creative Commons; testo integrale consultato.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/13387/legal — appendice II della CITES per tutto il genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4, allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
Bibliografia
- Calonje, M., Castro Hernández, J., Coca, L.F., Jaramillo, D. & Aristizábal, A. (2021). Two new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from the Magdalena-Urabá moist forests ecoregion of northern Colombia. Phytotaxa 497(1): 1-19. doi:10.11646/phytotaxa.497.1.1 [Protologo; testo integrale consultato.]
- Calonje, M., Meerow, A.W., Griffith, M.P., Salas-Leiva, D., Vovides, A.P., Coiro, M. & Francisco-Ortega, J. (2019). A time-calibrated species tree phylogeny of the New World cycad genus Zamia L. (Zamiaceae, Cycadales). International Journal of Plant Sciences 180(4): 286-314. doi:10.1086/702642 [Filogenesi del genere; non consultata direttamente, citata dagli articoli letti; riferimento verificato su Crossref.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]