Macrozamia polymorpha

Macrozamia polymorpha è una piccola cicadea senza tronco visibile, endemica del nord del Nuovo Galles del Sud, in Australia, dove cresce in piante sparse nei boschi secchi su sabbie profonde, intorno a Coonabarabran e fino al sud della foresta del Pilliga. Questa specie del genere Macrozamia deve il nome alle foglioline «di molte forme»: la maggior parte è intera, ma alcune piante portano un miscuglio di foglioline semplici e biforcate. A lungo confusa con Macrozamia heteromera e conosciuta dagli appassionati con il soprannome di «Coonabarabran hybrid», fu descritta soltanto nel 1998 da David Jones. È classificata a minor preoccupazione dalla IUCN.

In sintesi: Macrozamia polymorpha

  • Nome accettato: Macrozamia polymorpha D.L.Jones (1998), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
  • Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo; piante un tempo incluse in Macrozamia heteromera
  • Famiglia: Zamiaceae
  • Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; soprannome inglese degli appassionati «Coonabarabran hybrid», anteriore alla descrizione
  • Distribuzione naturale: Australia, nord del Nuovo Galles del Sud, intorno a Coonabarabran e a nord fino al sud del Pilliga; verso est fino alla regione di Gunnedah secondo la PACSOA
  • Stato IUCN: a minor preoccupazione (LC), valutazione pubblicata nel 2022
  • CITES e altre tutele: appendice II della CITES (tutto il genere); allegato B nell’Unione europea
  • Rusticità documentata: nessun riscontro di coltivazione; in natura circa 76 giorni di gelo all’anno a Coonabarabran, con una minima raggiunta ogni settimana in luglio verso −3,6 °C (vedi Rusticità)
  • Esposizione e substrato: in natura boschi secchi di eucalipti e di Callitris su sabbie profonde derivate da arenaria; in coltivazione suolo molto drenante
  • Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 10-25 cm di diametro; da 2 a 7 foglie (fino a una decina) di 50-100 cm
  • In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici né sui forum italiani consultati
  • Tossicità: nessun dato proprio della specie; genere molto tossico per l’uomo e gli animali (vedi Tossicità e precauzioni)

Come riconoscere Macrozamia polymorpha?

All’interno del gruppo di Macrozamia heteromera la si riconosce dalle foglioline verde vivo, più larghe, generalmente intere, e dalle foglioline sempre intere delle plantule (Flora of Australia). Le misure indicate dalla flora sono le seguenti:

  • Fusto: sotterraneo, di 10-25 cm di diametro
  • Foglie: da 2 a 7 per corona, di 50-100 cm, da mediamente a fortemente carenate, verde medio, un po’ lucide; picciolo di 12-22 cm; rachide non attorcigliato o moderatamente attorcigliato
  • Foglioline: da 70 a 110 per foglia, semplici o a volte divise in due, di 12-26 cm per 5-9 mm (segmenti di 3-5 mm), dello stesso colore sulle due facce o un po’ più chiare sotto; quelle alla base non sono ridotte a spine
  • Coni maschili: fusiformi, di 16-25 cm per 4,5-5,5 cm
  • Coni femminili: ovoidi, di 13-20 cm per 7-9 cm, con spine terminali di 2-30 mm
  • Semi: ovoidi, di 26-30 mm per 22-25 mm, con polpa rossa

Gli autori della scheda dell’associazione australiana PACSOA (Palm and Cycad Society of Australia), che hanno osservato la specie sul campo, descrivono foglie erette in obliquo e poi distese, con la sommità fortemente ricurva, verde vivo, fino a una decina per pianta (di solito da 3 a 5) e lunghe fino a 1 m. Le foglioline partono dal rachide a V aperta e portano alla base un callo giallo crema. Secondo loro la maggior parte delle piante ha foglioline soprattutto intere; altre mescolano foglioline intere e divise, e queste variazioni si osservano da una pianta all’altra nella stessa popolazione, a volte tra due piante vicine.

Ibridi

Sì. David Jones scrive in Cycads of the World (seconda edizione, citata dalla PACSOA) che Macrozamia polymorpha si ibrida con Macrozamia diplomera dove le due specie crescono vicine. La PACSOA aggiunge che le osservazioni intorno a Coonabarabran mostrano chiaramente esempi di ibridazione e che lì l’identificazione è spesso difficile. Non è documentato alcun ibrido orticolo.

Possibili confusioni

La confusione è frequente con le altre piccole specie della regione dalle foglioline divise:

  • Macrozamia heteromera: la specie più vicina secondo la PACSOA, da cui è stata separata; le sue foglioline sono più strette, opache e per lo più divise;
  • Macrozamia diplomera: foglie più numerose, piatte e rigide, foglioline per lo più biforcate e foglioline inferiori ridotte a spine; le due specie si incrociano;
  • Macrozamia glaucophylla e Macrozamia stenomera: foglioline soprattutto divise, glauche nella prima, sottilissime e divise due o tre volte nella seconda.

Tassonomia

Macrozamia polymorpha è un nome accettato da The World List of Cycads; POWO non ha potuto essere consultato. La specie appartiene alla sezione Parazamia, quella delle piccole specie con fusto sotterraneo, e al gruppo di Macrozamia heteromera.

Prima del 1998 queste piante erano incluse in Macrozamia heteromera, specie descritta nel 1884 da Charles Moore e già molto variabile. Secondo la PACSOA gli appassionati le chiamavano «Coonabarabran hybrid»; nel 1998 David Jones rivide il complesso separandone due specie, Macrozamia glaucophylla e Macrozamia polymorpha. La descrizione di Macrozamia polymorpha uscì quell’anno nel volume 48 della Flora of Australia (p. 718). Per il lettore questo significa che piante etichettate Macrozamia heteromera prima del 1998, soprattutto se provengono dai dintorni di Coonabarabran e hanno foglioline in gran parte intere, possono appartenere a questa specie. Un articolo di B. e S. Ironmonger (2003) sulla tassonomia, la distribuzione e la coltivazione del gruppo di Macrozamia heteromera è citato da The World List of Cycads, ma non ha potuto essere consultato.

Etimologia e storia

L’epiteto viene dal greco poly- («molti») e -morphos («forma»): allude alle foglioline ora divise, ora intere (The World List of Cycads, secondo Haynes, 2022).

Il tipo fu raccolto da D.L. Jones e B.E. Jones il 7 giugno 1991, circa 4,2 km a nord della Newell Highway, lungo la Dandry Road, nel Nuovo Galles del Sud (olotipo all’erbario nazionale di Canberra, CANB; isotipi a Brisbane, Melbourne e Sydney). Tra i campioni di riferimento della flora figurano raccolte ben anteriori alla descrizione, tra cui una di L.A.S. Johnson del 1951 sul torrente Tummallallee, 48 km a nord-nord-est di Coonabarabran. Non è stata trovata alcuna informazione sulla sua introduzione in coltivazione.

Nomi comuni

Non è attestato alcun nome italiano: si usa il nome scientifico. L’unico nome rilevato è il soprannome inglese «Coonabarabran hybrid», che la PACSOA presenta come il nome usato dagli appassionati prima della descrizione della specie; non è un nome volgare consolidato, e trae in inganno, perché la specie non è un ibrido.

In natura

La specie è localmente abbondante intorno a Coonabarabran e, verso nord, fino al sud della foresta del Pilliga, nel nord del Nuovo Galles del Sud (Flora of Australia). La PACSOA colloca il suo areale tra Coonabarabran e Gunnedah e cita la regione di Rocky Glen, circa 35 km a est di Coonabarabran.

Cresce in boschi secchi di eucalipti su suoli sabbiosi derivati da arenaria (Flora of Australia), in terreno piano e asciutto, in piante isolate sotto una copertura di eucalipti e di «pini» australiani (Callitris), secondo la PACSOA. A Coonabarabran (509 m di quota) la stessa fonte indica 735 mm di pioggia all’anno, di cui un terzo in estate, una minima di −3,6 °C raggiunta almeno una volta alla settimana in luglio, una massima di 35,9 °C in gennaio e circa 76 giorni di gelo all’anno. I coni femminili sono di solito solitari, a volte due; le piante maschili possono portare fino a tre coni. Non è stato trovato alcuno studio sull’impollinazione della specie.

Stato di conservazione e normativa

Macrozamia polymorpha è classificata a minor preoccupazione (LC) nella Lista Rossa della IUCN, in una valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente (stato rilevato su The World List of Cycads). L’Atlas of Living Australia, consultato il 2 ottobre 2026, non riporta alcuna iscrizione nell’elenco nazionale australiano (legge EPBC) né in quello del Nuovo Galles del Sud.

Come tutte le specie del genere, figura nell’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4 nella versione adottata dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026: le piante vive richiedono un permesso di esportazione, mentre semi, polline e plantule ottenute in vitro in contenitori sterili non sono soggetti alla convenzione. Nell’Unione europea, quindi anche in Italia, rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi dati sono stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026; verificate la normativa in vigore, comprese le regole doganali e fitosanitarie, prima di qualsiasi acquisto all’estero.

In pratica acquistate piante nate da seme, di provenienza nota.

Coltivazione

Nessuna fonte affidabile descrive la coltivazione di questa specie: i consigli seguenti si basano sul suo ambiente naturale e sulle regole generali del genere. Resta rara nelle collezioni: nel febbraio 2013 un coltivatore scriveva sul forum Fous de palmiers di averne ordinato semi presso un venditore specializzato, senza dare seguito.

  • Suolo: molto drenante, sabbioso, come le sabbie profonde del suo habitat; un vaso profondo si adatta al fusto sotterraneo.
  • Luce: in natura cresce sotto una copertura rada di eucalipti e di Callitris; un’esposizione luminosa le si addice. La tolleranza al pieno sole in Europa non è documentata.
  • Acqua: in natura circa 735 mm di pioggia all’anno, con un’estate un po’ più piovosa; annaffiate durante la crescita, lasciate asciugare il substrato tra due annaffiature ed evitate un terreno freddo e fradicio in inverno.
  • Crescita: nessun dato proprio della specie; i piccoli Macrozamia con fusto sotterraneo sono in genere molto lenti.

In Italia

In Italia non è stato trovato alcun riscontro: nessun orto botanico italiano segnala la specie nelle fonti pubblicate consultate nell’ottobre 2026 (tra cui l’elenco delle nove specie di Macrozamia coltivate nel 1984 all’Orto Botanico di Napoli, anteriore alla descrizione della specie), e il suo nome non compare sul forum Tropicamente. Data la taglia ridotta e l’assenza di dati sul freddo, la coltivazione in vaso, con un substrato sabbioso molto drenante, sembra la soluzione più adatta.

Moltiplicazione

Si moltiplica per seme. Le piante sono maschili o femminili: servono entrambi i sessi e, in coltivazione, un’impollinazione manuale per ottenere semi fertili. I semi raccolti in natura vicino a piante di Macrozamia diplomera possono dare ibridi. Le plantule hanno foglioline intere, un carattere che aiuta a distinguerle da quelle di Macrozamia heteromera (Flora of Australia). Non è stato trovato alcun dato di germinazione proprio della specie.

Malattie e parassiti

Nessun problema proprio della specie è documentato. Per i Macrozamia coltivati in Europa, i forum citano soprattutto le cocciniglie e il marciume in un terreno freddo e bagnato (vedi la pagina del genere).

Rusticità

Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione. In natura la specie subisce gelate frequenti, con il fusto protetto dal suolo.

In Italia e nel sud della Francia

Non è stata segnalata alcuna coltivazione all’aperto, né in Italia né in Francia, e nessun episodio di freddo documentato riguarda questa specie: non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia o la Sardegna, né per il sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. Sul forum francese Fous de palmiers, nel marzo 2014, un coltivatore riferiva il parere di un vivaista australiano specializzato in cicadee, che collocava Macrozamia polymorpha tra le specie più rustiche del genere, quelle dei dintorni di Coonabarabran e del Pilliga, senza indicare temperature.

Riferimenti internazionali

Sui forum anglofoni, italofoni e ispanofoni consultati non è stato trovato alcun riscontro datato. Il clima di Coonabarabran (circa 76 giorni di gelo all’anno, minima settimanale di luglio verso −3,6 °C) mostra soltanto che la pianta sopporta nel suo ambiente gelate ripetute, con un fusto sotterraneo protetto dal suolo.

Tossicità e precauzioni

Non è stato trovato alcun dato di tossicità proprio di Macrozamia polymorpha, ma il rischio è documentato in altre specie del genere, comprese specie vicine della stessa regione, e la pianta va considerata molto tossica, soprattutto i semi e le foglie giovani. Nei Macrozamia i semi contengono macrozamina, che nell’intestino libera un potente tossico per il fegato, e le foglie giovani provocano nei bovini una paralisi irreversibile del treno posteriore, la «zamia staggers» (vedi la pagina del genere). Usate i guanti per maneggiare i semi, teneteli fuori dalla portata di bambini, cani e bestiame e, in caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.

Usi tradizionali

Non è stato trovato alcun uso proprio di Macrozamia polymorpha. La sintesi di Asmussen (2011) sul consumo dei semi di Macrozamia da parte degli Aborigeni non cita questa specie (vedi la pagina del genere).

Domande frequenti

È un ibrido?

No. Nonostante il vecchio soprannome di «Coonabarabran hybrid», è una specie descritta nel 1998. Esistono invece veri ibridi naturali con Macrozamia diplomera dove le due specie crescono vicine.

Perché alcune foglie hanno foglioline biforcate?

Perché la specie è variabile. La maggior parte delle piante ha foglioline intere, ma alcune mescolano foglioline intere e divise, da cui il nome; le plantule, invece, hanno sempre foglioline intere.

Come distinguerla da Macrozamia heteromera?

Dalle foglioline. Quelle di Macrozamia polymorpha sono verde vivo, più larghe e in gran parte intere; quelle di Macrozamia heteromera sono più strette e per lo più divise.

Resiste al freddo?

Non è stato provato. Non esiste alcun riscontro di coltivazione; nel suo ambiente subisce circa 76 giorni di gelo all’anno. Un vivaista australiano, citato su un forum francese, la colloca tra i Macrozamia più rustici, senza cifre.

Si trova in Italia?

Non risulta. Nessun orto botanico italiano la elenca nelle fonti pubblicate consultate, e nessun coltivatore ne parla sul forum Tropicamente.

È minacciata?

No, è classificata a minor preoccupazione dalla IUCN (valutazione pubblicata nel 2022) e resta localmente abbondante. Come tutto il genere, è comunque iscritta all’appendice II della CITES.

È tossica?

Probabilmente sì, come tutti i Macrozamia. Non esistono analisi proprie della specie, ma i semi e le foglie giovani del genere sono molto tossici per l’uomo, gli animali domestici e il bestiame.

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Fonti

Siti di riferimento

Bibliografia

  • Hill, K.D., Jones, D.L. & Forster, P.I. (1998). Cycadophyta. In: Flora of Australia 48: 597-661, 717-719. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Descrizione originale della specie di D.L. Jones (p. 718); testo a stampa non consultato, descrizione consultata nella versione online della flora.]
  • Jones, D.L. (2002). Cycads of the World, 2ª ed. Smithsonian Institution, Washington. [Ibridazione con Macrozamia diplomera; citato dalla PACSOA, non consultato.]
  • Ironmonger, B. & Ironmonger, S. (2003). The Macrozamia heteromera group: taxonomy, distribution, and cultivation. Cycad Newsletter 26(3): 12-14. [Riferimento rilevato su The World List of Cycads; non consultato.]
  • Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia polymorpha. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42017A50525198. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42017A50525198.en [Categoria LC; riferimento rilevato su The World List of Cycads e Crossref, pagina della Lista Rossa non consultata.]
  • Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia dell’epiteto, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
  • Asmussen, B. (2011). «There is likewise a nut…» a comparative ethnobotany of Aboriginal processing methods and consumption of Australian Bowenia, Cycas, Macrozamia and Lepidozamia species. Technical Reports of the Australian Museum, Online 23(10): 147-163. doi:10.3853/j.1835-4211.23.2011.1575 [Usi aborigeni; la specie non vi figura; testo letto per la pagina del genere.]
  • Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]