Sabal bermudana è l’unica palma originaria delle Bermuda, di cui è diventata un simbolo naturale e storico. Appartiene al genere Sabal, che riunisce le palme a ventaglio del Nuovo Mondo note collettivamente come palmetti. Si tratta di una palma a fusto solitario e a crescita lenta, apprezzata per la rusticità al freddo e per l’eccezionale tolleranza alla salsedine e al vento: qualità che la rendono particolarmente interessante per i giardini costieri dei climi temperati caldi e mediterranei.
Come riconoscere Sabal bermudana
- Fusto. Solitario, robusto e grigiastro, può raggiungere un diametro di circa 55 cm. La pianta non emette mai polloni.
- Foglie. Costapalmate e piuttosto rigide, sono percorse da una costa che ne arcua il lembo. Il colore va dal verde al verde-azzurro glauco, talvolta con la pagina inferiore argentata. Ogni foglia misura circa 1,5–2 m ed è divisa in 45–60 segmenti lunghi fino a 75 cm; l’hastula, alla base del lembo, è triangolare e ben evidente.
- Picciolo. Inerme, privo di spine e di denti, come in tutte le specie del genere.
- Infiorescenze e fiori. Le infiorescenze sono ampie pannocchie ramificate, lunghe fino a circa 2,5 m, che si protendono oltre la chioma. I fiori sono ermafroditi, piccoli (circa 5 mm), di colore bianco-crema o giallo pallido e profumati.
- Frutto. Una drupa bruno-nerastra di circa 1 cm, contenente un solo seme.
Ibridi
Data la sua condizione di endemita insulare isolato, non sono noti ibridi naturali di Sabal bermudana. In coltivazione la convivenza con altre specie del genere potrebbe in teoria favorire incroci, ma non esistono ibridi orticoli documentati e stabilizzati.
Confusione
Sabal bermudana è molto simile a Sabal palmetto, la sua controparte continentale del sud-est degli Stati Uniti, con cui è stata a lungo confusa e talvolta trattata come semplice varietà (Sabal palmetto var. bermudana). Se ne distingue in genere per le foglie costapalmate più rigide e per la tinta più spesso glauca, verde-azzurra.
Nei testi più datati e nei cataloghi vivaistici la specie compare ancora sotto nomi oggi non più validi, come Sabal princeps o Sabal blackburnia. Si incontra inoltre la grafia Sabal bermudiana, variante ortografica del nome accettato Sabal bermudana.
Tassonomia
Sabal bermudana fu descritta da Liberty Hyde Bailey nel 1934, in Gentes Herbarum 3: 326. Secondo Plants of the World Online (POWO), autorità nomenclaturale di riferimento, è una specie accettata, a cui sono riferiti sei sinonimi eterotipici: Inodes princeps (Becc.) Cif. & Giacom., Sabal beccariana L.H.Bailey, Sabal blackburnia Glazebr. (nome respinto), Sabal princeps Verschaff., Sabal princeps Becc. (omonimo illegittimo) e Sabal umbraculifera Mart. (nome illegittimo superfluo).
La specie appartiene alla famiglia Arecaceae e alla sottofamiglia Coryphoideae, all’interno della quale il genere Sabal è tradizionalmente collocato da solo nella tribù Sabaleae.
Sabal bermudana in natura
Sabal bermudana è endemica delle Bermuda, arcipelago atlantico isolato situato a circa mille chilometri al largo del Nord America. È l’unica palma autoctona dell’arcipelago: tutte le altre vi sono state introdotte. Cresce dal livello del mare fino alle quote più elevate delle isole, su suoli di origine calcarea, nelle foreste costiere e di collina, nelle zone umide d’acqua dolce e lungo i margini litoranei. La specie sopporta in modo notevole la salsedine, i venti forti e gli uragani periodici.
POWO la registra inoltre come introdotta nelle Isole Sopravento e a Trinidad e Tobago. Un tempo abbondante in tutto il paesaggio bermudiano, Sabal bermudana ha subito un forte declino legato allo sfruttamento e alle trasformazioni del territorio, ed è oggi oggetto di attenzione conservazionistica.
Coltivazione
Sabal bermudana va collocata in pieno sole, anche se da giovane tollera l’ombra parziale. Predilige un terreno ben drenato e, una volta affrancata, mostra una buona resistenza alla siccità. La sua eccezionale tolleranza al sale e al vento ne fa una palma di prima scelta per i giardini costieri esposti.
La crescita è lenta, soprattutto nei primi anni. La pianta sviluppa precocemente un robusto apparato radicale fittonante: per questo motivo è preferibile coltivare i giovani esemplari in vasi profondi, e il trapianto di soggetti adulti risulta delicato. In vaso, la specie si comporta come una buona palma da terrazzo nelle regioni temperate, a condizione di garantire un drenaggio efficace e una luce abbondante.
Moltiplicazione
La moltiplicazione avviene esclusivamente per seme, dato che la pianta non produce polloni. Si raccomanda l’impiego di semi freschi, poiché la vitalità decade rapidamente. La germinazione, di tipo remoto come nelle altre specie del genere, richiede calore e contenitori profondi capaci di accogliere la radice fittonante; l’emergenza delle plantule può richiedere alcune settimane. Una volta germinate, le piantine di Sabal bermudana mostrano talora una crescita iniziale sorprendentemente vigorosa rispetto ad altre specie del genere.
Malattie e parassiti
Sabal bermudana è considerata resistente al “giallume letale” (lethal yellowing) e alla verticilliosi, mentre può risultare sensibile al Texas Phoenix Palm Decline nelle aree in cui questa fitoplasmosi è presente.
Per quanto riguarda i due principali parassiti delle palme in ambiente mediterraneo — il punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) e il lepidottero Paysandisia archon — il genere Sabal compare nelle liste degli ospiti dell’EPPO (per Sabal bermudana anche sotto il sinonimo Sabal umbraculifera), ma non rientra tra gli ospiti preferiti. Gli attacchi gravi documentati in Italia e in Europa riguardano soprattutto il genere Phoenix nel caso del punteruolo rosso, e i generi più ricchi di fibre, come Trachycarpus, Chamaerops, Phoenix e Washingtonia, nel caso di Paysandisia archon. Sabal risulta quindi raramente colpito in coltivazione; resta comunque prudente una sorveglianza nelle zone fortemente infestate, poiché la specie non è del tutto immune.
Rusticità
La rusticità al freddo è uno dei principali motivi di interesse di questa specie. Le fonti orticole indicano una resistenza dell’ordine di -9/-12 °C, con punte fino a circa -14 °C per esposizioni brevi; la specie è coltivabile indicativamente nelle zone USDA 8b–9. La rusticità effettiva dipende tuttavia dalla provenienza del materiale vegetale, dalle dimensioni della pianta, dalla durata del gelo e dalle condizioni di coltivazione: un esemplare ben affrancato, in posizione riparata e su suolo drenante, supera il freddo molto meglio di un soggetto giovane in terreno umido.
Esperienze di coltivazione
I riscontri raccolti dagli appassionati sui forum italiani di settore (in particolare tropicamente.it) aiutano a precisare il comportamento reale di Sabal bermudana in coltivazione, al di là dei valori teorici.
Sul fronte dei successi, diversi coltivatori confermano che la specie può essere coltivata anche nell’Italia settentrionale. Un esemplare in piena terra nella Pianura Padana, di circa quindici anni e messo a dimora da otto, vegeta regolarmente, con una rusticità giudicata vicina a quella di Sabal palmetto. In climi più rigidi la pianta dà buoni risultati se riparata: un esemplare coltivato a nord delle Alpi, nella regione di Berna a circa 550 m di altitudine, addossato a un muro esposto a sud e protetto con una coperta nei periodi più freddi, ha superato una minima assoluta di circa -13,5 °C e prolungate ondate di gelo con massime sotto lo zero per settimane; pur avendo subito una defogliazione, si è poi ripreso. Anche giovani semenzali in serra fredda hanno tollerato -7 °C, purché riparati da pioggia e neve. Lungo le coste, infine, la specie è apprezzata per l’eccellente tolleranza al sale e al vento ed è stata sperimentata su suoli sabbiosi.
Sul fronte degli insuccessi e dei punti di attenzione, il limite più citato è la lentezza di crescita: alcuni coltivatori la considerano tra le palme più lente da coltivare in pianura padana, e gli esemplari di buone dimensioni sono difficili da reperire in vivaio. In vaso, l’eccesso di acqua è pericoloso: tra i Sabal è documentata la perdita di piante per marciume della lancia centrale (la foglia nuova non si apre e marcisce), tipicamente a fine estate in contenitori troppo umidi. Sul piano dei parassiti, i coltivatori non riferiscono problemi di rilievo, coerentemente con il fatto che Sabal è raramente colpito dai principali nemici delle palme (vedi la sezione «Malattie e parassiti»); un’esposizione molto ventosa sembra ridurne ulteriormente la pressione.
In sintesi, i riscontri sul campo confermano una rusticità reale dell’ordine di -12/-13 °C su esemplari affrancati e riparati, con defogliazione ma sopravvivenza a temperature inferiori, e individuano nel buon drenaggio, nella posizione riparata e nella pazienza — data la crescita lenta — le chiavi del successo.
Usi tradizionali
Sabal bermudana è profondamente legata alla storia delle Bermuda. Nel XVII secolo gran parte delle case dell’arcipelago aveva tetti di paglia ricavata dalle foglie del palmetto. Le foglioline venivano intrecciate per confezionare cappelli, esportati per un certo periodo nel Regno Unito e in altri paesi. Praticando fori nel fusto, inoltre, se ne estraeva la linfa per produrre il bibby, una bevanda alcolica forte.
Oggi la specie ha soprattutto un valore ornamentale e identitario: è considerata un simbolo del patrimonio naturale bermudiano e viene impiegata nei giardini per la sua rusticità e il suo portamento caratteristico.
Domande frequenti
A che altezza arriva Sabal bermudana? In natura i vecchi esemplari possono raggiungere dimensioni considerevoli — le fonti citano fino a circa 25 m — ma in coltivazione la pianta resta in genere molto più contenuta (spesso 7–15 m) e la crescita è lenta.
È una palma rustica? Sì, è tra le specie del genere apprezzate per la resistenza al freddo: indicativamente fino a -9/-12 °C, con punte fino a circa -14 °C per brevi periodi, secondo le condizioni di coltivazione.
Si può coltivare in riva al mare? Sì. La sua eccezionale tolleranza alla salsedine e al vento la rende una delle palme più adatte ai giardini costieri esposti.
Come si distingue da Sabal palmetto? Le due specie sono molto simili e a lungo confuse. Sabal bermudana tende ad avere foglie costapalmate più rigide e una tinta più spesso glauca, verde-azzurra; è inoltre l’unica palma endemica delle Bermuda.
Come si moltiplica? Solo per seme, preferibilmente fresco: la pianta non emette polloni e non può essere divisa.
Siti di riferimento
Plants of the World Online (POWO) è la banca dati botanica del Royal Botanic Gardens di Kew e costituisce l’autorità nomenclaturale di riferimento per la specie: vi si trovano il nome accettato, i sinonimi, la distribuzione e la classificazione. https://powo.science.kew.org/…
Global Biodiversity Information Facility (GBIF) raccoglie dati di presenza georeferenziati, utili per visualizzare la distribuzione reale della specie. https://www.gbif.org/…
IUCN Red List fornisce informazioni sullo stato di conservazione delle specie. https://www.iucnredlist.org
Bibliografia
Bailey, L.H. (1934). Sabal bermudana. Gentes Herbarum 3: 326. [protologo, pubblicazione originale della specie]
Zona, S. (1990). A monograph of Sabal (Arecaceae: Coryphoideae). Aliso 12: 583–666. [monografia tassonomica di riferimento del genere]
Govaerts, R. & Dransfield, J. (2005). World Checklist of Palms: 1–223. The Board of Trustees of the Royal Botanic Gardens, Kew. [checklist seguita da POWO per l’accettazione del nome]
Plants of the World Online (POWO). Royal Botanic Gardens, Kew. [autorità nomenclaturale, consultata nel 2026]
EPPO Global Database (consultata nel 2026). Rhynchophorus ferrugineus (RHYCFE), datasheet. https://gd.eppo.int/taxon/RHYCFE/datasheet [lista degli ospiti e categorizzazione fitosanitaria del punteruolo rosso; il genere Sabal vi figura (Sabal palmetto, e Sabal umbraculifera — sinonimo di Sabal bermudana — nella letteratura EPPO più datata), ma non tra gli ospiti preferiti]
EPPO Global Database (consultata nel 2026). Paysandisia archon (PAYSAR), datasheet. https://gd.eppo.int/taxon/PAYSAR/datasheet [lista degli ospiti del lepidottero palmivoro, che include Sabal mexicana, Sabal minor e Sabal palmetto; il parassita predilige i generi più ricchi di fibre, come Trachycarpus]
