Zamia melanorrhachis è una piccola cicadea del nord della Colombia, nota nei dipartimenti di Antioquia, Bolívar, Córdoba e Santander, dove cresce in foreste di bassa quota. Descritta nel 2001, questa specie del genere Zamia si riconosce dal picciolo e dal rachide porpora scuro, quasi neri, da cui prende il nome, e dai minuscoli coni maschili portati in cima a peduncoli lunghi fino a 50 cm. La IUCN la classifica in pericolo (valutazione del 2022).
In sintesi: Zamia melanorrhachis
- Nome accettato: Zamia melanorrhachis D.W.Stev. (2001), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessuno
- Famiglia: Zamiaceae, ordine Cycadales
- Nomi comuni: nessun nome italiano; «corocito» e «(Mui) ibaracú» secondo il protologo, senza indicazione di lingua né di regione
- Distribuzione naturale: Colombia (Antioquia, Bolívar, Córdoba, Santander); esemplari raccolti tra 30 e 500 m
- Stato IUCN: in pericolo (EN), criteri B2ab(iii,v), valutazione del 2022
- CITES e altre protezioni: appendice II della CITES (semi esentati dall’annotazione #4); allegato B nell’Unione europea
- Rusticità documentata: nessun dato (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: foreste di bassa quota; non documentati con maggiore precisione
- Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 5-8 cm di diametro; da 2 a 5 foglie erette lunghe fino a 50 cm
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici italiani né sui forum italiani consultati
- Tossicità: nessun dato proprio della specie; da considerare tossica, come tutte le cicadee (vedi Tossicità e precauzioni); un uso alimentare dei tuberi è segnalato sull’etichetta di un esemplare d’erbario (vedi Usi tradizionali)
Come riconoscere Zamia melanorrhachis?
È una piccola Zamia dal picciolo scuro, con coni maschili minuscoli in cima a peduncoli lunghissimi. Il protologo di Dennis Stevenson, pubblicato nella Flora de Colombia (2001), la descrive così:
- Fusto: sotterraneo, tuberoso, di 5-8 cm di diametro.
- Foglie: da 2 a 5, erette, oblunghe, lunghe fino a 50 cm; picciolo cilindrico lungo fino a 25 cm, da porpora scuro a nerastro, armato di aculei cortissimi; rachide di 20-30 cm, dello stesso colore, con 4-10 paia di foglioline.
- Foglioline: oblungo-lanceolate, di 12-15 cm per 1-2 cm, papiracee, con base a cuneo e punta acuta, seghettate nei due terzi superiori; secondo la chiave del 2021 sono piane, incurvate in avanti e segnate sulla pagina superiore da una piega longitudinale in rilievo.
- Coni maschili: da giallastri a bruno chiaro, ovoidi, di appena 1-3 cm per 0,5-1 cm, su un peduncolo di 30-50 cm; sacche polliniche su entrambe le facce delle squame, meno numerose (da 1 a 3) su quella superiore.
- Coni femminili: bruno-rossi, da cilindrici a ovoido-cilindrici, di 5-8 cm per 3-4 cm.
- Semi: rossi, lunghi 1-1,5 cm e larghi 5-8 mm.
Ibridi
Non è documentato alcun ibrido, né naturale né ottenuto in coltivazione.
Possibili confusioni
Zamia melanorrhachis appartiene al clade di Zamia manicata, un gruppo di specie del nord della Colombia dalle foglie molto diverse tra loro. La chiave pubblicata nel 2021 da Michael Calonje e colleghi permette di separarla dalle specie vicine:
- Zamia manicata: foglioline portate da un corto picciolulo con un collare ghiandolare;
- Zamia restrepoi: foglioline con una nervatura mediana ben visibile;
- Zamia disodon: foglioline ellittiche, membranose, con nervature sporgenti;
- Zamia sinuensis (Córdoba): foglioline fortemente ondulate, quasi simmetriche, senza piega longitudinale;
- Zamia imbricata: picciolo inerme, foglioline che si sovrappongono come tegole.
Fuori da questo gruppo, la chiave delle Zamia della Colombia di Calderón e Stevenson (2003) la contrappone a Zamia muricata, che porta 15-35 paia di foglioline simmetriche e un picciolo verde nettamente armato. Il protologo la avvicina anche a Zamia hymenophyllidia, dell’Amazzonia, il cui picciolo e il cui rachide non sono scuri.
Tassonomia
The World List of Cycads accetta il nome Zamia melanorrhachis; POWO non ha potuto essere consultato direttamente. Il nome fu pubblicato nel 2001 da Dennis Wm. Stevenson, dell’orto botanico di New York, nel fascicolo della Flora de Colombia dedicato alle Cycadales (volume 21, pagina 55). Non ha mai portato altri nomi.
Le filogenesi molecolari ne hanno precisato la posizione nel genere: fa parte del clade di Zamia manicata, un gruppo la cui unità è fortemente sostenuta (Calonje e collaboratori, 2019). Le specie del clade condividono fusti sotterranei o semi-interrati, foglioline fortemente dentate, coni con peduncoli lunghissimi (in genere oltre 20 cm), semi piccoli con involucro carnoso sottilissimo e minuscoli coni maschili.
Il suo areale, invece, si è ristretto. Il protologo lo estendeva dal nord-ovest della Colombia fino ai dipartimenti di Meta e Amazonas; The World List of Cycads oggi conserva soltanto Antioquia, Bolívar, Córdoba e Santander. Uno degli esemplari del Meta citati nel 2001 (Callejas & Marulanda 5911) figura ora tra i paratipi di Zamia orinoquiensis, descritta nel 2022; la sorte degli esemplari di Amazonas non è spiegata nelle fonti consultate.
Etimologia e storia
L’epiteto melanorrhachis unisce il greco melas, «nero» o «molto scuro», e rhachis, l’asse della foglia: allude al rachide da bruno scuro a porpora scuro (Haynes 2022, ripreso da The World List of Cycads; il protologo dice lo stesso).
Il tipo fu raccolto nel comune di Montelíbano (Córdoba) da Dennis Stevenson e colleghi (n. 695). L’olotipo è conservato nell’erbario nazionale della Colombia (COL), con isotipi all’università di Antioquia (HUA), all’orto botanico di New York (NY) e a Utrecht (U). Il protologo cita anche tre raccolte di O. Haught nel Santander, tra 100 e 500 m.
Nomi comuni
Non è attestato alcun nome italiano. Il protologo riporta i nomi «corocito» e «(Mui) ibaracú», senza precisare la lingua, la regione d’uso né il significato dell’abbreviazione «Mui». Poiché l’areale attribuito alla specie si è ridotto dal 2001, non sappiamo se questi nomi si applichino a piante che oggi si attribuiscono ancora a Zamia melanorrhachis.
In natura
Zamia melanorrhachis è endemica del nord della Colombia, soprattutto nell’ecoregione delle foreste umide di Magdalena-Urabá, dove vive la maggior parte del clade di Zamia manicata. Gli esemplari citati nel protologo furono raccolti tra 30 e 500 m. Nel 2021 Calonje e colleghi hanno studiato popolazioni a Barrancabermeja e Betulia (Santander) e a Montelíbano (Córdoba). Habitat preciso, suolo e fenologia non sono descritti nelle fonti consultate.
La specie è stata oggetto di due studi di popolazione, citati nel 2021: uno studio demografico (López-Gallego, 2007) e uno studio genetico con marcatori microsatelliti (Aristizábal e collaboratori, 2018), che riguardava popolazioni della valle del Magdalena e ha mostrato forti segni di isolamento genetico tra le popolazioni.
Stato di conservazione e normativa
Zamia melanorrhachis è classificata in pericolo (EN) dalla IUCN, secondo i criteri B2ab(iii,v), in una valutazione di Cristina López-Gallego pubblicata nel 2022: superficie occupata ridotta, popolazioni frammentate, declino della qualità dell’habitat e del numero di adulti. Nel 2001 Dennis Stevenson osservava che la specie era nota soltanto in quattro località, aggiungendo che raccolte recenti la mostravano più comune di quanto si pensasse. La Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente.
Come tutte le specie del genere tranne Zamia restrepoi, Zamia melanorrhachis rientra nell’appendice II della CITES, dove le Zamia figurano dal 4 febbraio 1977. L’iscrizione porta l’annotazione #4 (versione uscita dalla CoP20, in vigore dal 5 marzo 2026): semi, polline, plantule e colture di tessuti ottenute in vitro e trasportate in contenitori sterili, oltre ai fiori recisi di piante riprodotte artificialmente, non sono soggetti alla CITES. Il commercio internazionale delle piante richiede invece un permesso di esportazione. Nell’Unione europea, e dunque in Italia, la specie rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, il cui elenco in vigore è fissato dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Species+, la banca dati ufficiale della CITES, cita la specie e conferma questo statuto (consultazione del 3 ottobre 2026).
Queste informazioni generali non sostituiscono i testi ufficiali: verificate la normativa in vigore prima di ogni acquisto o scambio, chiedete al venditore i documenti di provenienza e preferite piante nate da seme in coltivazione.
Coltivazione
Il protologo dice che Zamia melanorrhachis «cresce bene in coltivazione», senza altri dettagli. Non è stata pubblicata alcuna indicazione più precisa. Nel 2012 un coltivatore francese la citava sul forum Fous de palmiers tra le Zamia colombiane «estremamente rare e spettacolari», senza coltivarla.
In Italia non figura nelle liste pubblicate degli orti botanici che abbiamo potuto consultare (Index Seminum e articoli dell’Orto Botanico di Napoli, pagina delle cicadee dell’Orto Botanico di Messina, cataloghi storici dei Giardini Hanbury, BGCI PlantSearch), e la ricerca del suo nome sul forum Tropicamente non dà alcun risultato.
Le piccole dimensioni (foglie di 50 cm al massimo) ne farebbero una pianta adatta al vaso, in serra calda; nessuna prova pubblicata lo conferma.
Moltiplicazione
La pianta è dioica: servono un esemplare maschile e uno femminile per ottenere semi. Non è stato pubblicato alcun dato sulla germinazione proprio della specie. I semi sono esentati dalla CITES grazie all’annotazione #4; bisogna comunque assicurarsi che provengano da piante coltivate.
Malattie e parassiti
Non è documentato alcun parassita né alcuna malattia propria della specie.
Rusticità
Per Zamia melanorrhachis non esiste alcun dato di resistenza al freddo. È una pianta di foresta tropicale di bassa quota: nulla permette di supporre che sopporti il gelo.
In Italia e nel sud della Francia
Nessuna coltivazione è stata segnalata in Italia, né in piena terra né in vaso, in nessuna regione (riviere ligure e tirrenica, pianura padana, laghi prealpini, versante adriatico, isole), e nessun episodio di gelo datato la riguarda. Non esiste nemmeno alcun riscontro dal sud-est della Francia, il cui clima è vicino a quello di molte regioni italiane. La pianta va tenuta in serra calda.
Riferimenti internazionali
Non è stato trovato alcun dato sul freddo né alcun riscontro di coltivazione fuori dall’Italia e dalla Francia, né sui forum né negli orti botanici.
Tossicità e precauzioni
Non è stato trovato alcuno studio di tossicità proprio di Zamia melanorrhachis. Il rischio è però ben documentato nelle cicadee: i loro tessuti, e soprattutto i semi, contengono cicasina e macrozamina, che la digestione trasforma in metilazossimetanolo, tossico per il fegato e il sistema nervoso, oltre a un amminoacido neurotossico, la BMAA. Nel genere Zamia, l’ASPCA classifica Zamia furfuracea tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli. L’uso alimentare dei tuberi segnalato su un’etichetta d’erbario (vedi Usi tradizionali) non prova che la pianta sia innocua: l’amido del coontie della Florida, per esempio, si consumava solo dopo averne eliminato la tossina con la frantumazione e il lavaggio (vedi la pagina del genere). In mancanza di prove contrarie, considerate la pianta tossica: semi e foglie fuori dalla portata di bambini e animali, guanti per pulire i semi. In caso di ingestione rivolgetevi subito a un centro antiveleni, a un medico o a un veterinario.
Usi tradizionali
Il protologo riferisce, in base all’etichetta di un esemplare di Amazonas (Londoño e collaboratori 510), che i tuberi sono commestibili. Non è descritta alcuna preparazione, e l’esemplare proviene da una regione che The World List of Cycads non include più nell’areale della specie: l’informazione non può essere attribuita con certezza a Zamia melanorrhachis come la si intende oggi.
Domande frequenti
Dove cresce Zamia melanorrhachis?
Nel nord della Colombia (Antioquia, Bolívar, Córdoba, Santander), in foreste di bassa quota; gli esemplari noti provengono da 30-500 m.
Da dove viene il nome?
Dal greco melas, «nero», e rhachis, l’asse della foglia: picciolo e rachide sono porpora scuro, quasi neri.
Come si riconosce?
Dalle piccole dimensioni (foglie di 50 cm al massimo), dal picciolo scuro, dalle 4-10 paia di foglioline dentate e incurvate in avanti e dai minuscoli coni maschili su peduncoli di 30-50 cm.
È minacciata?
Sì. La IUCN la classifica in pericolo (2022): le sue popolazioni sono frammentate e geneticamente isolate.
È facile da coltivare?
Forse. Chi l’ha descritta indica che cresce bene in coltivazione, ma nessun coltivatore ha pubblicato consigli o risultati.
Si può coltivare all’aperto in Italia?
Quasi certamente no. Non esiste alcun dato sul freddo ed è una pianta di foresta tropicale di bassa quota: la scelta prudente è il vaso in serra calda.
È tossica?
Bisogna presumerlo, nonostante un uso alimentare dei tuberi segnalato su un’etichetta d’erbario. Le cicadee studiate contengono tossine gravi, soprattutto nei semi.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Zamia melanorrhachis: https://cycadlist.org/scientific_name/514 — autori, protologo, tipo, distribuzione, statuto IUCN (EN, valutazione del 2022), etimologia. Lista di riferimento del gruppo di specialisti delle cicadee della IUCN; consultata direttamente l’11 ottobre 2026.
- The World List of Cycads, protologo di Zamia melanorrhachis (estratto della Flora de Colombia, PDF): https://cycadlist.org/storage/proto/Zamia_melanorrhachis.pdf — descrizione, tipo, distribuzione originaria, nomi comuni, uso, esemplari esaminati. Flora nazionale; testo consultato.
- Phytotaxa, Two new species of Zamia from the Magdalena-Urabá moist forests ecoregion of northern Colombia (2021): https://doi.org/10.11646/phytotaxa.497.1.1 — clade di Zamia manicata, chiave, popolazioni studiate, lavori precedenti. Articolo con revisione paritaria; testo integrale consultato.
- Revista de la Academia Colombiana de Ciencias, chiave delle Zamia della Colombia (Calderón & Stevenson, 2003): https://cycadlist.org/storage/references/open/e3f8ea08-f4dd-47de-970f-3bb10099a44e.pdf — criteri che separano Zamia melanorrhachis da Zamia muricata. Articolo con revisione paritaria; testo consultato.
- Forum Fous de palmiers, discussione «A la recherche de Zamia lindenii» (2012): https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=12431 — menzione della specie tra le Zamia colombiane rare. Forum di coltivatori; informazione di contesto.
- Species+ (UNEP-WCMC), Zamia melanorrhachis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/25136/legal — appendice II della CITES (iscrizione del genere dal 4 febbraio 1977, annotazione #4), allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE; consultata il 3 ottobre 2026.
- Regolamento (UE) 2026/1383 della Commissione: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601383 — allegati del regolamento (CE) n. 338/97 in vigore dal 29 giugno 2026. Testo ufficiale.
- Tropicamente, ricerca nel forum: https://www.tropicamente.it/forums/search/melanorrhachis/ — nessun messaggio su questa specie (consultata l’11 ottobre 2026).
Bibliografia
- Stevenson, D.W. (2001). Orden Cycadales. Flora de Colombia 21: 1-91. Instituto de Ciencias Naturales, Universidad Nacional de Colombia, Bogotá. [Protologo (pp. 55-57); estratto consultato.]
- Calderón, E. & Stevenson, D.W. (2003). Una nueva especie del género Zamia L. (Zamiaceae), de los Andes de Colombia y clave actualizada para las especies del género en Colombia. Revista de la Academia Colombiana de Ciencias Exactas, Físicas y Naturales 27(105): 485-490. [Chiave consultata.]
- Calonje, M., Castro Hernández, J., Coca, L.F., Jaramillo, D. & Aristizábal, A. (2021). Two new species of Zamia (Zamiaceae, Cycadales) from the Magdalena-Urabá moist forests ecoregion of northern Colombia. Phytotaxa 497(1): 1-19. doi:10.11646/phytotaxa.497.1.1 [Testo integrale consultato.]
- Aristizábal, A., Tuberquia, D.J. & Sanín, M.J. (2018). Conservation genetics of two highly endangered and poorly known species of Zamia (Zamiaceae: Cycadales) in Colombia. Journal of Heredity 109(4): 438-445. doi:10.1093/jhered/esx110 [Riassunto consultato (Europe PMC).]
- López-Gallego, C. (2022). Zamia melanorrhachis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T42136A69838014. doi:10.2305/IUCN.UK.2022-1.RLTS.T42136A69838014.en [Valutazione della Lista Rossa; riferimento rilevato su The World List of Cycads e verificato su Crossref, pagina della Lista Rossa non consultata (accesso bloccato).]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Fonte delle etimologie riprese da The World List of Cycads; non consultato direttamente.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. Montgomery Botanical Center, Coral Gables. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Lista di riferimento; consultata direttamente.]