Macrozamia humilis è una piccola cicadea senza tronco visibile, endemica del Nuovo Galles del Sud, in Australia, nota in una sola località vicino a Inverell, sui pendii nord-occidentali dello Stato, dove cresce in un bosco secco e basso su sabbia granitica. È la specie più minacciata del genere Macrozamia: la Lista Rossa della IUCN la classifica in pericolo critico di estinzione. Descritta soltanto nel 1998, è quasi assente dalle collezioni e non è stata pubblicata alcuna prova di coltivazione.
In sintesi: Macrozamia humilis
- Nome accettato: Macrozamia humilis D.L.Jones (1998), accettato da The World List of Cycads (versione 2026.08.15); POWO non ha potuto essere consultato direttamente
- Nomi precedenti e sinonimi: nessun sinonimo noto
- Famiglia: Zamiaceae
- Nomi comuni: nessun nome italiano attestato; «Inverell Cycad» in inglese (governo del Nuovo Galles del Sud)
- Distribuzione naturale: endemica del Nuovo Galles del Sud, una sola popolazione nota vicino a Inverell
- Stato IUCN: in pericolo critico (CR, criterio B1ab(iii)), valutazione del 2022
- CITES e altre tutele: appendice II della CITES; allegato B nell’Unione europea; specie in pericolo (Endangered) nel Nuovo Galles del Sud dal 2002; non iscritta a livello federale australiano
- Rusticità documentata: nessuna prova di coltivazione pubblicata; −5,5 °C come minima assoluta alla stazione di Inverell, circa 10 giorni di gelo all’anno (vedi Rusticità)
- Esposizione e substrato: in natura bosco secco e basso su suolo sabbioso derivato da granito acido; nessun consiglio di coltivazione pubblicato
- Portamento e dimensioni adulte: fusto sotterraneo di 18-28 cm di diametro; da 2 a 7 foglie di 35-65 cm
- In Italia: nessuna presenza documentata negli orti botanici; nessun riscontro di coltivazione
- Tossicità: non documentata per la specie; semi e foglie tossici nel genere (vedi Tossicità e precauzioni)
Come riconoscere Macrozamia humilis?
Macrozamia humilis si riconosce dalle foglie corte, verde spento o grigio-verdi, poco numerose e con relativamente poche foglioline. È quanto indica la Flora of Australia (Hill, 1998), ripresa online dall’ABRS e dalla flora del Nuovo Galles del Sud (PlantNET), che ne dà questa descrizione:
- Fusto: sotterraneo, di 18-28 cm di diametro;
- Foglie: da 2 a 7 per corona, lunghe 35-65 cm, moderatamente carenate, da verde medio a verde scuro o grigio-verdi, da opache a leggermente lucenti; picciolo di 9-16 cm; rachide non ritorto o moderatamente ritorto a spirale;
- Foglioline: da 60 a 90 per foglia, semplici o raramente biforcate, di 10-18 cm per 4-7 mm (segmenti di 2-3 mm quando sono divise), nettamente più chiare di sotto, con l’apice intero e non pungente; quelle basali non si riducono a spine;
- Coni maschili: fusiformi, di 14-19 cm per 4,5-5,5 cm, con le squame terminate da una spina di 1-10 mm;
- Coni femminili: ovoidi, di 10-15 cm per 6-8 cm, con le squame terminate da una spina di 2-25 mm;
- Semi: ovoidi, di 25-31 mm per 22-26 mm, con sarcotesta rossa.
Ibridi
Nelle fonti consultate non è documentato alcun ibrido, né naturale né orticolo, che coinvolga Macrozamia humilis. Poiché la specie è nota in una sola popolazione, isolata dagli altri Macrozamia, in natura la questione quasi non si pone.
Possibili confusioni
La confusione più probabile riguarda gli altri membri del complesso di Macrozamia heteromera, a cui la Flora of Australia collega Macrozamia humilis. Queste piccole cicadee senza tronco dell’interno del Nuovo Galles del Sud hanno tutte foglie senza spine alla base e foglioline talvolta biforcate. Macrozamia humilis se ne distingue anzitutto per le foglie più corte, spente o grigiastre, e per il numero ridotto di foglioline. Fuori dalla sua unica stazione, una pianta di origine ignota non può essere identificata con certezza.
Tassonomia
Macrozamia humilis è un nome accettato da The World List of Cycads. David L. Jones lo descrisse nel 1998 nel volume 48 della Flora of Australia (p. 719). Il tipo fu raccolto il 16 maggio 1992 vicino a Inverell da D.L. Jones e B.E. Jones (n. 9453); l’olotipo è conservato nell’erbario nazionale australiano di Canberra (CANB), con isotipi a Melbourne (MEL) e Sydney (NSW).
La specie non ha sinonimi e non ha mai cambiato nome. Appartiene al complesso di Macrozamia heteromera, un gruppo di piccole specie dell’interno del Nuovo Galles del Sud, diverse delle quali sono state descritte nella stessa revisione del 1998. B. e S. Ironmonger hanno dedicato nel 2003 un articolo a questo gruppo, alla sua tassonomia, distribuzione e coltivazione (Cycad Newsletter 26(3)), che non ha potuto essere consultato.
Etimologia e storia
L’epiteto viene dal latino humilis, «umile» o «basso», con allusione alle foglie corte della pianta (Haynes, 2022, citato da The World List of Cycads). Non è stata trovata alcuna informazione sulle circostanze della scoperta della popolazione né su un’eventuale introduzione in coltivazione.
Nomi comuni
Non esiste alcun nome italiano attestato: si usa il nome scientifico. In inglese il governo del Nuovo Galles del Sud la chiama «Inverell Cycad», la cicadea di Inverell, nella sua scheda di specie minacciata. Non è stato trovato alcun nome aborigeno proprio della specie.
In natura
Macrozamia humilis è noto soltanto in una località vicino a Inverell, sui pendii nord-occidentali del Nuovo Galles del Sud (bioregione dei New England Tablelands). La Flora of Australia e PlantNET descrivono il suo ambiente come un bosco secco e basso di alberi sclerofilli, su suolo sabbioso che ricopre un granito acido. La scheda del governo del Nuovo Galles del Sud precisa che l’unica popolazione occupa un affioramento isolato di granito coperto da laterite.
Alla stazione di Inverell Research Centre, a 664 m di quota, cadono in media 804 mm di pioggia all’anno, un po’ di più in estate. La media delle minime di luglio è di 3,7 °C, e la temperatura scende a 0 °C o meno circa 10 giorni all’anno (medie 1965-2026 del Bureau of Meteorology). Questi dati danno un’idea del clima della regione; la stazione non si trova nella popolazione.
Non è stato trovato alcun dato sugli impollinatori della specie: la scheda del governo del Nuovo Galles del Sud cita anzi questa lacuna tra le minacce, perché impedisce di valutare l’effetto del fuoco e del calore sulla riproduzione.
Stato di conservazione e normativa
Macrozamia humilis è classificato in pericolo critico di estinzione (CR, criterio B1ab(iii)) nella Lista Rossa della IUCN, secondo la valutazione di J.D. Bösenberg pubblicata nel 2022, così come la riporta The World List of Cycads; la Lista Rossa non ha potuto essere consultata direttamente. È l’unica specie del genere classificata CR.
Nel Nuovo Galles del Sud il comitato scientifico per le specie minacciate lo ha iscritto come specie in pericolo (Endangered) con una decisione pubblicata il 13 dicembre 2002; oggi rientra nella legge del 2016 sulla conservazione della biodiversità. Il comitato constatava che la specie è nota in una sola località, che la maggior parte della popolazione si trova in una riserva gestita per lo svago del pubblico e che l’habitat disponibile si è ridotto. La scheda attuale dello Stato aggiunge altre minacce: disboscamento, prelievi illegali vicino alle zone urbane, attività mineraria, incendi troppo frequenti o troppo intensi, siccità prolungate, invasione di una graminacea, la Coolatai grass, che aumenta il rischio di incendio, calpestio e passaggio di escursionisti, ciclisti e moto, pascolo delle capre. La specie non è iscritta nell’elenco federale australiano.
Come tutte le Zamiaceae, Macrozamia humilis è iscritto all’appendice II della CITES dal 4 febbraio 1977, con l’annotazione #4: semi e polline sono esentati, le piante no. Nell’Unione europea, e quindi in Italia, rientra nell’allegato B del regolamento (CE) n. 338/97, nella versione fissata dal regolamento (UE) 2026/1383, applicabile dal 29 giugno 2026. Questi stati sono stati riletti su Species+ il 2 ottobre 2026. Verificate la normativa in vigore prima di qualsiasi acquisto o importazione e acquistate soltanto piante coltivate, di provenienza documentata.
Coltivazione
Non è stata pubblicata alcuna esperienza di coltivazione di Macrozamia humilis, né in Europa né altrove, e nelle fonti consultate nessun vivaio né orto botanico ne documenta la coltivazione. L’unica pista viene dal suo ambiente: un suolo sabbioso, povero e molto drenante, sotto una copertura di alberi bassi e radi, in una regione con estati calde e inverni freschi e secchi. Un substrato minerale filtrante e una luce viva ma attenuata sono quindi ipotesi ragionevoli, non verificate.
In Italia
Nessuna presenza di Macrozamia humilis è documentata negli orti botanici italiani: la specie, descritta nel 1998, non figura negli elenchi pubblicati consultati nell’ottobre 2026, compresi quelli dell’Orto Botanico di Napoli, che ospita una collezione di cicadee molto estesa. Sul forum italiano Tropicamente la ricerca «humilis», fatta nell’ottobre 2026, restituisce soltanto messaggi sulla palma nana, Chamaerops humilis, e nessuno su questa cicadea. Non esiste quindi alcun dato per le coste liguri e tirreniche, la pianura padana, i laghi prealpini, il versante adriatico, la Sicilia o la Sardegna.
Moltiplicazione
Macrozamia humilis si moltiplica per seme, come le altre specie del genere. Servono una pianta maschile e una femminile e, fuori dall’Australia, un’impollinazione manuale, in mancanza di un impollinatore noto. Data la rarità della specie, ogni seme deve provenire da una fonte legale e documentata. Usate guanti per pulire la polpa dei semi, che è tossica.
Malattie e parassiti
Non è documentata alcuna malattia né alcun parassita proprio di Macrozamia humilis. In natura i pericoli principali rilevati dal governo del Nuovo Galles del Sud sono il fuoco, la siccità e il pascolo delle capre e degli altri erbivori.
Rusticità
La rusticità di Macrozamia humilis non è documentata da prove di coltivazione: non è stato trovato alcun riscontro.
In Italia e nel sud della Francia
Non è stato trovato alcun riscontro di coltivazione per questa specie, in piena terra o in vaso, né in Italia (forum Tropicamente, ottobre 2026) né in Francia (forum Fous de palmiers), per nessuna zona climatica. Il clima del sud-est della Francia (Var, Alpi Marittime, Bocche del Rodano, Linguadoca, Corsica) è vicino a quello di molte regioni italiane, come le coste liguri e tirreniche, la Sicilia, la Sardegna o la Puglia, e le esperienze francesi possono orientare il coltivatore italiano; ma anche lì mancano i dati. In mancanza di prove, la coltivazione in vaso, con svernamento al riparo dal gelo e dall’umidità, resta la soluzione prudente.
Riferimenti internazionali
Il clima della regione di Inverell fornisce un riferimento. Alla stazione di Inverell Research Centre (664 m) la temperatura più bassa registrata dal 1965 è di −5,5 °C, il 26 giugno 1986, e gela in media una decina di giorni all’anno, soprattutto da giugno ad agosto; in estate il termometro ha raggiunto 41,5 °C (Bureau of Meteorology). L’habitat preciso non è misurato.
Sul forum francese Fous de palmiers un coltivatore ha riferito nel marzo 2014 il parere di uno specialista australiano dei Macrozamia, che collocava Macrozamia humilis tra le specie «più rustiche» del genere, con quelle dell’interno del Nuovo Galles del Sud, senza indicare alcuna temperatura. Questa classifica è l’opinione di un collezionista, non una misura della resistenza al freddo.
Tossicità e precauzioni
Per Macrozamia humilis non è stato pubblicato alcun dato di tossicità proprio della specie, ma il rischio è documentato per il genere. Secondo Healy (1967), veterinario ricercatore nel Nuovo Galles del Sud, le foglie dei Macrozamia possono provocare nei bovini un disturbo locomotorio del treno posteriore, mentre i semi contengono azossiglicosidi: la flora intestinale li trasforma in metilazossimetanolo, una sostanza tossica per il fegato e cancerogena negli animali da laboratorio.
Considerate quindi la pianta come tossica: usate guanti per maneggiare i semi e teneteli fuori dalla portata di bambini e animali. In caso di ingestione, contattate subito un centro antiveleni, un medico o un veterinario.
Usi tradizionali
Nelle fonti consultate non è attestato alcun uso tradizionale proprio di Macrozamia humilis. Non mangiate mai semi di cicadee.
Domande frequenti
Perché Macrozamia humilis è così minacciato?
Perché esiste una sola popolazione nota. Secondo il governo del Nuovo Galles del Sud, una sola catastrofe, come un incendio violento, potrebbe farla scomparire, e la popolazione subisce anche disboscamenti, prelievi illegali e il passaggio del pubblico.
Si può comprare Macrozamia humilis?
Raramente, e soltanto in modo legale. Le piante rientrano nella CITES (appendice II) e nell’allegato B dell’Unione europea. Non è stata trovata alcuna offerta commerciale documentata; esigete documenti che provino che la pianta proviene da coltivazione.
Macrozamia humilis è rustico in Italia?
Non si sa. Non è stata pubblicata alcuna prova. La sua regione conosce una decina di gelate all’anno e una minima di −5,5 °C alla stazione di Inverell, ma questo non garantisce nulla in coltivazione, soprattutto con un inverno umido.
Come distinguerlo da Macrozamia heteromera?
Dalle foglie più corte (35-65 cm), spente o grigiastre, e dalle foglioline meno numerose (60-90). Le due specie appartengono allo stesso complesso e hanno talvolta foglioline biforcate.
Che cosa significa humilis?
«Umile» o «basso» in latino. Il nome allude alle foglie corte della pianta.
Si può vedere in Italia?
Non risulta. Nessun orto botanico italiano lo elenca nelle fonti pubblicate consultate, e nessun coltivatore italiano ne ha parlato sul forum Tropicamente.
È tossico?
Probabilmente sì, come tutte le cicadee. Nessuno studio riguarda questa specie, ma i semi e le foglie dei Macrozamia sono tossici per l’uomo e per il bestiame.
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Fonti
Siti di riferimento
- The World List of Cycads (versione 2026.08.15), Macrozamia humilis: https://cycadlist.org/scientific_name/395 — nome accettato, autore, pubblicazione, tipo (Jones e Jones 9453, maggio 1992), distribuzione, etimologia (Haynes 2022), stato IUCN e criterio. Lista di riferimento degli specialisti delle cicadee, affidabile; consultata direttamente il 2 ottobre 2026.
- Flora of Australia (ABRS), Macrozamia humilis: https://profiles.ala.org.au/opus/foa/profile/Macrozamia%20humilis — descrizione, caratteri distintivi, habitat, stati di protezione. Flora nazionale di riferimento (Hill, 1998), affidabile; consultata direttamente.
- PlantNET, flora del Nuovo Galles del Sud (Royal Botanic Garden Sydney), Macrozamia humilis: https://plantnet.rbgsyd.nsw.gov.au/cgi-bin/NSWfl.pl?page=nswfl&lvl=sp&name=Macrozamia~humilis — descrizione, habitat, stato nello Stato. Flora ufficiale dello Stato, affidabile; consultata direttamente.
- BioNet, scheda di specie minacciata «Inverell Cycad» (governo del Nuovo Galles del Sud): https://threatenedspecies.bionet.nsw.gov.au/profile?id=10502 — nome inglese, stati di protezione, habitat, minacce. Fonte ufficiale, affidabile; consultata direttamente.
- NSW Threatened Species Scientific Committee, decisione finale di iscrizione (2002): https://www.environment.nsw.gov.au/Topics/Animals-and-plants/Threatened-species/NSW-Threatened-Species-Scientific-Committee/Determinations/Final-determinations/2000-2003/Macrozamia-humilis-a-perennial-cycad-endangered-species-listing — motivi dell’iscrizione, località unica, riserva. Fonte ufficiale, affidabile; consultata direttamente.
- Species+ (UNEP-WCMC), Macrozamia humilis: https://speciesplus.net/species#/taxon_concepts/28045/legal — appendice II della CITES, allegato B dell’Unione europea. Banca dati ufficiale della CITES e dell’UE, affidabile; consultata il 2 ottobre 2026.
- EUR-Lex, regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:31997R0338 — quadro giuridico dell’allegato B nell’Unione europea. Testo ufficiale.
- Bureau of Meteorology, statistiche climatiche di Inverell Research Centre: https://www.bom.gov.au/climate/averages/tables/cw_056018.shtml — temperature estreme, giorni di gelo, piovosità. Servizio meteorologico nazionale australiano, affidabile; consultato direttamente.
- Flock & Herd, «Macrozamia poisoning» (P.J. Healy, 1967): https://flockandherd.net.au/archive/transcribed/1967/reader/macrozamia-poisoning.html — forme di intossicazione del bestiame, azossiglicosidi e metilazossimetanolo. Testo di un veterinario ricercatore, dato a livello di genere; consultato direttamente.
- Forum Fous de palmiers, discussione «Notes concernant la rusticité des Macrozamia»: https://www.fousdepalmiers.fr/html/forum/viewtopic.php?t=17538 — classifica di rusticità riferita, senza temperature (#p323061). Forum francese di coltivatori, a valore indicativo; messaggio letto direttamente.
- Tropicamente, ricerca «macrozamia humilis»: https://www.tropicamente.it/forums/search/macrozamia+humilis/ — soltanto messaggi su Chamaerops humilis, nessuno su questa cicadea. Forum italiano di coltivatori; ricerca fatta l’11 ottobre 2026.
Bibliografia
- Hill, K.D., Jones, D.L. & Forster, P.I. (1998). Cycadophyta. In: McCarthy, P.M. (a cura di), Flora of Australia 48: 597-661, 717-719. ABRS/CSIRO, Melbourne. [Protologo di Macrozamia humilis (p. 719) e descrizione; descrizione letta nella versione online dell’ABRS, testo latino non consultato.]
- Ironmonger, B. & Ironmonger, S. (2003). The Macrozamia heteromera group: taxonomy, distribution, and cultivation. Cycad Newsletter 26(3): 12-14. [Citato da The World List of Cycads; non consultato.]
- NSW Scientific Committee (2002). Macrozamia humilis (a perennial cycad) – endangered species listing. Final determination. [Letto online.]
- Bösenberg, J.D. (2022). Macrozamia humilis. The IUCN Red List of Threatened Species 2022: e.T41963A48779521. [Valutazione CR, citata da The World List of Cycads; non consultata.]
- Haynes, J.L. (2022). Etymological compendium of cycad names. Phytotaxa 550(1): 1-31. doi:10.11646/phytotaxa.550.1.1 [Etimologia, citata da The World List of Cycads; non consultato.]
- Healy, P.J. (1967). Macrozamia poisoning. Institute of Inspectors of Stock of New South Wales Year Book. [Letto su Flock & Herd.]
- Calonje, M., Stevenson, D.W. & Osborne, R. (2026). The World List of Cycads, versione 2026.08.15. doi:10.5281/zenodo.21958524 [Consultata direttamente.]